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Capitan Corrado Barazzutti: una figura vincente per il tennis italiano

Corrado Barazzutti ricopre il ruolo di capitano della Nazionale Italiana di Davis e di Fed Cup e, in quanto tale, ha la responsabilità di guidare la squadra maschile e femminile verso la vittoria. Il contributo di Barazzutti è fondamentale in funzione di tre aspetti:

  • dal punto di vista tecnico, poichè allena e prepara i giocatori in vista delle gare ufficiali. Capire su quale superficie si giochi e prendere di conseguenza confidenza con il campo serve per acquisire continuità nei colpi. I campi non sono tutti uguali ed è per questo che l’allenamento pre-gara serve per avere un’idea generale della superficie sulla quale si andrà a giocare;
  • dal punto di vista emotivo, tanto che, non di rado, si vede il capitano alzarsi dalla panchina ed incitare i suoi gridando: “Forza Fogna, dai!” o “Bravo Simone, grande!” e la cosa più bella è che le sue parole, per quanto forti e piene di grinta, rimbombano nelle cuffie dei telecronisti e si sentono da casa, indice del fatto che Corrado è anche un grande motivatore oltre che un tecnico di questo sport;
  • dal punto di vista strategico, in quanto per vincere non basta avere i talenti ma è necessario anche saperli sfruttare, ovvero indovinare la formazione migliore da schierare nei singolari e nei doppi. Contro l’Argentina di Jaite si è rivelata una mossa vincente far giocare a Fognini e a Bolelli il doppio, i quali ci hanno regalato tante emozioni e soprattutto il punto che ha consentito agli azzurri il sorpasso del 2 a 1; sfida che poi abbiamo vinto per 3-1 grazie a Fabio che ha avuto la meglio su Berlocq in 4 set.

                                                             Atmosfera Davis

L’atmosfera della coppa Davis e della Fed Cup ricorda molto quella che si respira nelle partite tra le Nazionali di calcio. L’incitamento è sempre molto sentito da tutti gli spettatori, i tifosi sostengono a gran voce i propri beniamini ed il bello di questo avvenimento sportivo è che i supporters di ogni Nazione conservano le proprie tradizioni anche nel tifo, oltre che nei colori della bandiera: gli australiani battono le mani congiuntamente e gridano: “Let’s go Rusty, let’s go!” (riferito a Lleyton Hewitt), gli argentini suonano i tamburi ed usano i fischietti, i cechi producono suoni d’incitamento con le trombette ecc.
L’aspetto tipico di un evento così importante come la Davis, ovvero il supporto dei tifosi nei confronti delle due squadre, fa sempre molto bene al tennis ma anche allo sport in generale perchè dona un’immagine positiva e sana della competizione; il tifo per la propria squadra non va tuttavia confuso con i fischi e gli insulti, atteggiamenti nocivi che nello sport spesso si verificano e che devono essere, in qualche modo, affrontati da chi li subisce. Non è un caso che nella prima trasferta per l’Italia disputatasi in Argentina a Mar Del Plata, il nostro Fabio Fognini abbia dovuto fare i conti con i fischi dei supporters albicelesti; il ligure è stato spesso stuzzicato dai tifosi argentini durante i propri turni di battuta e in tutte quelle occasioni in cui si apprestava a servire; per Fabio dunque era davvero complicato rimanere concentrato nel match.

     La vittoria in doppio degli azzurri a Mar Del Plata contro l’Argentina

Barazzutti sa benissimo che in questi casi occorre vedere il bicchiere mezzo pieno per dominare al meglio la situazione ed è bene, perciò, che il giocatore in campo non si lasci condizionare da fattori esterni, come può essere il mormorio continuo degli spettatori, un fallo di piede in un momento delicato, un warning inspiegabile ecc…
Di fronte ad un pubblico fastidioso generalmente si reagisce in due modi: ci si può innervosire, pur rischiando di perdere il match oppure, scelta migliore, si decide di affrontare a testa alta la situazione e di continuare a lottare per vincere. Fognini è stato superlativo da questo punto di vista, merito anche dei consigli di Capitan Barazzutti, perchè ha continuato a giocare bene fino alla fine andando a conquistare i due punti in singolare e anche quello in doppio con Bolelli che hanno consentito all’Italia di approdare ai quarti di finale.

Per quanto riguarda la Fed Cup, nel recente incontro con gli Stati Uniti, Barazzutti ha deciso di far giocare nel singolare Karin Knapp e Camila Giorgi mentre nel doppio Nastassja Burnett e Alice Matteucci, giovani e valide leve sulle quali contare. La gara di Fed Cup si è conclusa 3-1 per le nostre giocatrici che hanno disputato una grande prova sul cemento americano di Cleveland. Adesso ad attenderle ci sarà la Repubblica Ceca.
Congratulazioni dunque a Corrado Barazzutti, non solo per aver schierato in campo le formazioni giuste ma anche per aver dato spazio a giocatrici come la Giorgi e la Knapp che, nonostante l’inesperienza in Fed Cup, si sono fatte ben valere conquistando un punto importante e consentendo così all’Italia l’accesso alle semifinali di questa meravigliosa competizione mondiale a squadre.

Federico Bazan © produzione riservata

Finale Atp 500 di Basilea: Federer ad un passo dalla conquista del sesto titolo del torneo di casa

                                                                     Saint Jakobshalle Tennis Arena

Finale da sogno per gli appassionati di tennis nel torneo Atp 500 di Basilea che ha visto opposti per il secondo anno consecutivo Roger Federer e Juan Martin Del Potro in una partita mozzafiato durata 2 ore e 22 minuti di gioco. Lo svizzero ha disputato un torneo pressoché perfetto eliminando in sequenza Mannarino, Istomin, Dimitrov e Pospisil mentre l’argentino si è sbarazzato agevolmente di Laaksonen, Baghdatis, Mathieu e, in una semifinale più lottata, Roger-Vasselin. Il quarto di finale tra Federer e Dimitrov ha fatto parlare molto gli appassionati e gli sportivi per il fatto che entrambi i giocatori hanno disputato il loro primo head to head della carriera e specialmente perchè, messi a confronto, sono considerati identici dal punto di vista tecnico e stilistico.

Si è parlato bene di Dimitrov e lo si è paragonato a Federer sebbene in realtà, a livello biomeccanico, vi siano delle piccole differenze che rendono lo svizzero più preciso da un punto di vista estetico. In questo articolo potete fare affidamento alla foto, qui sulla destra, esaminata e videoanalizzata da Raffaele Tataranni, tecnico nazionale della Fit laureato in scienze motorie e cinesiologia, che mostra le differenze biomeccaniche tra il diritto di Dimitrov e quello di Federer.
Nel primo scontro diretto ha avuto ragione l’elvetico che si è imposto sul bulgaro per 6-3 7-6 senza troppi patemi.
Il padrone di casa ha fatto gioire i propri tifosi in tutto l’arco del torneo; Federer ha giocato come poche volte lo si è visto in quest’ultima fase della stagione: ace, rovesci in back, palle corte, dritti a sventaglio e qualche volèe… tanta varietà di colpi e soprattutto tanti vincenti.
Nel primo set contro Del Potro, Federer ha quasi sempre tenuto il servizio con facilità. Sul 3 pari, però, il tennista di Tandil ha colto un’occasione ghiottissima riuscendo a breakkare lo svizzero.
Sul 5-3, proprio nel momento decisivo, Del Potro si è fatto strappare il servizio dando l’opportunità a Federer di rientrare in partita. L’elvetico ha riacquistato fiducia e sul 5-4 ha riagganciato il proprio avversario. Si è deciso tutto al tie break dove Delpo ha prevalso grazie ai missili tirati in battuta. L’argentino si è così aggiudicato il primo parziale per 7-3 ma nel secondo set il giocatore di Tandil non ha avuto scampo: Federer ha giocato un gran tennis avvalendosi specialmente del servizio centrale da destra che gli ha regalato tanti punti e che ha costretto Del Potro a non scambiare nei turni di battuta dell’elvetico.
Il terzo set è terminato con la vittoria del giocatore albiceleste che si è imposto con lo score finale di 7-6 2-6 6-4. L’argentino ha tenuto i nervi saldi fino alla fine facendo affidamento alle bordate al servizio e ad un gioco molto regolare che ha costretto Federer a capitolare nella morsa dell’avversario.
Entrambi i giocatori hanno offerto, comunque, un grande spettacolo: scambi intensi e giocate di prestigio hanno fatto sognare ed immaginare ai “federeriani” il ritorno del campione dei tempi d’oro. Federer ha dato segnali positivi: risolto il problema alla schiena e cambiata nuovamente racchetta, sembra aver ritrovato molta fiducia e capacità dei propri mezzi. Dall’altro lato c’è un Del Potro che si aggiudica l’Atp 500 di Basel negando a Federer, per la seconda volta consecutiva dopo l’edizione del 2012, quello che sarebbe stato per lo svizzero il sesto sigillo del torneo di casa.
L’argentino ottiene, dunque, il diciassettesimo titolo della carriera e continua a confermare l’ottimo periodo di forma stagionale che lo vede stabile alla quinta posizione del ranking Atp.

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Semifinali Atp 250 di Mosca: Seppi eliminato da Kukushkin

                                                                       Panoramica dello stadio di Mosca

Andreas Seppi ha provato a ripetersi in quel di Mosca. L’anno scorso il tennista altoatesino aveva vinto il torneo battendo in finale il brasiliano Thomaz Bellucci ma quest’anno è stato estromesso in semifinale dal kazako Michail Kukushkin, numero 102 del mondo. Il tennista azzurro ha sfiorato la settima finale della carriera dopo quelle raggiunte e vinte ad Eastbourne (2011), Belgrado e Mosca (2012) e quelle perse a Gstaad, Eastbourne (2012) e Metz. Oggi Andreas non è riuscito ad essere sufficientemente aggressivo e pericoloso contro un ottimo Kukushkin che ha espresso un tennis incisivo proveniendo, peraltro, dal girone di qualificazione. La partita, anomala nel punteggio e soprattutto nei turni di battuta, è terminata con lo score di 6-1 1-6 6-4 in favore del giocatore kazako. Seppi, testa di serie numero 2 del torneo moscovita e numero 22 del mondo, ha usufruito di un bye al primo turno, ha liquidato nel derby azzurro Paolo Lorenzi e ha approfittato del ritiro del francese Roger Vasselin per approdare in semifinale. Kukushkin ha eliminato in due set e in modo anche piuttosto netto: Bogomolov Jr, Dolgopolov, Golubev ed infine, in una partita più combattuta, il nostro tennista azzurro.
Il primo set è volato via: Andreas non è mai entrato in partita, giocando un tennis al disotto del suo potenziale, fornendo più volte l’occasione al suo avversario di affondare con il dritto e di prendere l’iniziativa. Il problema più grande che ha avuto l’altoatesino nel match è stato trovare la giusta pesantezza di palla e gli angoli; non di rado, infatti, giocava al centro dando la possibilità a Kukushkin di attaccare e di gestire lo scambio.
Nel secondo set Seppi volta pagina e reagisce in modo esemplare concendendo appena un game al suo avversario. Finalmente l’azzurro trova profondità ed angolo nei suoi colpi e soprattutto inizia a far partire il braccio cercando il vincente, cosa che gli è mancata nel primo parziale.
Il terzo set è il terno all’otto dei break. Colui che serviva perdeva sistematicamente il turno di battuta e concedeva all’avversario la possibilità di consolidare il vantaggio. Nessuno dei due, tuttavia, è riuscito a sfruttare i break concessi ad eccezione di un Kukushkin che sul 5-4, proprio nel momento decisivo, ha breakkato Seppi addirittura a 0 ponendo fine, così, ad una partita dallo svolgimento rocambolesco.
Oggi alle ore 13.15, il kazako affronterà, per cercare di conquistare il suo secondo titolo in carriera dopo quello di Mosca del 2010, Richard Gasquet che ha liquidato agevolmente Ivo Karlovic nel penultimo atto del torneo russo.

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Semifinali di Coppa Davis

Atmosfera da urlo sugli spalti di Belgrado per la prima semifinale della Davis Cup tra Serbia e Canada; il tutto esaurito nell’arena della capitale serba, pubblico caloroso, gran numero di tifosi e incitamento molto sentito da parte dei supporters di casa ma anche da parte dei pochi sostenitori canadesi, venuti a Belgrado per vivere questo momento così emozionante ed importante come la Coppa Davis.
La prima partita è stata quella tra Novak Djokovic e Vasek Pospisil che si è conclusa agevolmente per il serbo in tre set. Il tennista di casa ha condotto il match in modo esemplare facendo affidamento alla regolarità, alla solidità da fondo campo e alle prime palle di servizio che gli hanno consentito di comandare gli scambi.
Pospisil ha pagato il fatto di giocare, in trasferta, contro il numero 1 del mondo e su una superficie dove il suo tipo di gioco fa fatica ad adattarsi ma ciò che ha deciso l’andamento del match sono stati più i meriti di Djokovic che non i demeriti del canadese.
Partita molto più combattuta è stata quella tra Janko Tipsarevic e Milos Raonic, vinta dal canadese al 5o set in 4 ore e 14 minuti di gioco. Un duello tra due giocatori completamente diversi, un bel contrasto di stili ha visto opposti il serbo ed il canadese per la quarta volta in carriera, dopo che entrambi si sono affrontati a Cincinnati, Tokyo e Chennai con Raonic sempre vincitore. Tipsarevic è un giocatore prevalentemente da terra battuta che preferisce palleggiare, giocare punto dopo punto e difendersi spesso due o tre metri fuori dal campo mentre il canadese è un giocatore che predilige le superfici veloci come il cemento considerato il tipo di gioco rapido, dinamico e basato su pochissimi scambi. Inoltre Raonic fa affidamento e chiede molto al proprio servizio in quanto, essendo molto veloce ed efficace, gli permette di fare ace o di chiudere con il dritto gli scambi senza dover ricorrere ad un palleggio serrato.
Il coraggio di Raonic ha prevalso sulla pazienza di Tipsarevic e, dopo un match interminabile fatto di vincenti e di ace, il canadese porta in parità il proprio team battendo il serbo con lo score finale di 5-7 6-3 3-6 6-3 10-8.
Il terzo match in programma, giocato sabato 14 settembre, è stato il doppio tra Ilija Bozoljac e Nenad Zimonjić contro Daniel Nestor e Vasek Pospisil. Se nel singolare i serbi sono più agevolati, se non altro per Djokovic che ha portato i due punti alla squadra, nel doppio i canadesi godono di un talento storico che è Daniel Nestor, classe 1972, vincitore di 8 titoli del grande slam, nonchè uno dei più forti doppisti di tutti i tempi. Match interminabile anche questo ma alla fine vinto dai canadesi al 5o set. Con questa vittoria, il Canada si è garantita il sorpasso: 2-1 per la formazione di Martin Laurendeau.
Domenica 15 settembre si sono disputati gli ultimi due incontri: Djokovic contro Raonic e Tipsarevic opposto a Pospisil.
Un Djokovic impressionante ha giocato concedendo le briciole ad un così ispirato Raonic che aveva vinto nella sua prima partita. Neanche il servizio è stato sufficiente ad aiutare il canadese, il quale non sapeva davvero cosa fare se non incappare nell’errore o subire i vincenti del serbo, com’è accaduto specialmente negli ultimi due set. La solidità e la regolarità di Djokovic si sono ancora una volta rivelate letali per il Canada. Il numero 1 del mondo ha chiuso la pratica con un secco 7-6 6-2 6-2 e ha riportato la Serbia in pareggio.

La gioia di Janko Tipsarevic davanti alla panchina serba, pronta a festeggiare la vittoria

Il match decisivo è stato dunque quello tra Tipsarevic e Pospisil. Malgrado la stagione non brillante in termini di risultati, il serbo è risultato sulla carta il favorito potenzialmente per il fatto che abbia avuto il pubblico dalla sua parte e abbia giocato sulla superficie a lui più congeniale mentre Pospisil, che ha avuto un 2013 all’insegna di buoni risultati come la semifinale al Master di Toronto, ha giocato una partita decisiva, con tutta la pressione sulle spalle e soprattutto reduce da un doppio durato 4 ore il giorno precedente.
Il match, per alcuni tratti lottato, se lo è aggiudicato Tipsarevic che ha superato il canadese in tre set con il punteggio di 7-6 6-2 7-6. A fine partita tutta la panchina in piedi e di corsa a travolgere di abbracci il proprio giocatore che ha regalato alla Serbia la finale di Davis.
Le condizioni di gara erano favorevoli ai serbi fondamentalmente per i seguenti motivi: giocavano in casa; il campo, peraltro molto lento, era in terra battuta e giocatori come Raonic e Pospisil non prediligono questo tipo di superficie essendo nati e cresciuti sul veloce; la formazione serba era composta dal numero 1 del mondo Novak Djokovic e da Janko Tipsarevic, giocatore più anziano ma senz’altro più esperto rispetto al giovanissimo Vasek Pospisil.

La seconda semifinale della Davis Cup si è svolta nell’O2 Arena di Praga tra Repubblica Ceca ed Argentina. L’atmosfera anche qui, come a Belgrado, è sempre molto calda grazie ad un pubblico festoso, entusiasta e voglioso di incoraggiare a gran voce i propri beniamini. Jaroslav Navratil, coach della Repubblica Ceca, ha schierato Tomas Berdych, Radek Stepanek, Lukas Rosol e Jiri Vesely mentre l’Argentina ha risposto con Juan Monaco, Leonardo Mayer, Horacio Zeballos e Carlos Berlocq.
Inutile dire che la formazione favorita fosse quella ceca, non solo per il tipo di superficie come il cemento indoor che si adatta maggiormente al gioco offensivo di Berdych e al serve and volley di Stepanek ma soprattutto per l’assenza del numero 1 albiceleste Juan Martin Del Potro dovuta, secondo alcune voci, a discussioni tra il giocatore di Tandil e la federazione argentina in merito alla semifinale di Davis.
Il primo incontro è quello che, secondo le aspettative, sarebbe dovuto essere il più combattuto. A contendersi il primo punto sono stati Radek Stepanek, numero 2 della Repubblica Ceca e gran lottatore specialmente in competizioni come la Davis Cup e Juan Monaco, numero 1 nelle file argentine. Il match, particolarmente equilibrato nel primo set, ha poi preso un’unica direzione con Stepanek che l’ha spuntata con autorità per 7-6 6-3 6-2. 1-0 per la formazione di Navratil.
Il secondo match in programma ha visto Tomas Berdych, giocatore più forte della squadra di casa, affrontare il numero 83 del mondo Leonardo Mayer. Berdych, a parte qualche incertezza di troppo nel secondo set, ha superato l’argentino per 6-4 4-6 6-3 6-4 e ha così consolidato il vantaggio del proprio team.
Il doppio, giocato sabato 14 settembre, è stato il match decisivo per la Repubblica Ceca che ha avuto la meglio sulla formazione di Martin Jaite. La coppia Berdych Stepanek si è rivelata imbattibile anche in doppio contro Zeballos e Berlocq; partita dominata dai cechi per 6-3 6-4 6-2.
Un 3-0 pesantissimo inflitto dalla formazione di Navratil all’Argentina, porta dunque la Repubblica Ceca in finale per il secondo anno consecutivo. L’anno scorso, in finale, i cechi avevano eliminato a Praga la Spagna di Alex Corretja; quest’anno affronteranno la Serbia di Novak Djokovic, capitanata da Bogdan Obradovic nel prossimo ed ultimo atto della Coppa Davis.

Federico Bazan © produzione riservata

Us Open 2013

Come Andy Roddick l’anno scorso, anche James Blake si ritira agli Us   Open

Quest’anno gli Us Open hanno regalato agli appassionati novità ed emozioni a partire dal ritiro di James Blake ed i forfait imprevisti della Sharapova e di Tsonga oltre ad una serie innumerevole di partite dall’esito sorprendente come l’eliminazione al secondo turno della testa di serie numero 6, Juan Martin Del Potro per mano di un Lleyton Hewitt tornato ai tempi d’oro; la disfatta di Roger Federer, in fase ormai discendente per via dell’età, è stato dominato da Tommy Robredo in tre set al quarto turno; un deludente Grigor Dimitrov, tennista bulgaro classe 91 che è stato elogiato e paragonato stilisticamente a Federer da alcuni appassionati, ha ceduto al primo turno contro il numero 89 del ranking Joao Sousa; un Fabio Fognini spento, reduce da due tornei vinti sulla terra battuta, ha perso in soli tre set al primo round contro Rajeev Ram, un giocatore che non ha mai superato in singolare il secondo turno in una prova del grande slam; Nicolas Almagro, sempre meno motivato, perde nettamente da Denis Istomin in 4 set nel suo primo incontro sul cemento di New York; impensabili ed irriconoscibili le prestazioni di Kei Nishikori (testa di serie numero 11), Jerzy Janowicz (testa di serie numero 14) e Ernest Gulbis (testa di serie numero 30) che sono stati liquidati al primo turno da avversari tutt’altro che irresistibili come Daniel Evans (149 Atp), Maximo Gonzalez (185 Atp) e Andreas Haider-Maurer (96 Atp). Risultati inaspettati viste le differenze piuttosto nette in classifica ma soprattutto considerato il livello di gioco.

                                      Il vincitore – Us Open 2013

Quest’anno se ne sono viste un po’ di tutti i colori a Flushing Meadows; da partite incredibili che hanno ribaltato i pronostici apparentemente più scontati a prestazioni memorabili: Stanislas Wawrinka e Richard Gasquet hanno raggiunto le semifinali giocando un tennis da top 5.
L’elvetico ha eliminato con il punteggio severo di 6-4 6-3 6-2 il numero 3 del mondo Andy Murray nei quarti di finale. Partita a senso unico, lezione di tennis di Wawrinka che ha dominato un Murray sorpreso per i colpi dell’avversario ed afflitto per un risultato così pesante. Dal body language, il giocatore di Dunblane sembrava dire: << Ma cosa devo fare con questo che gioca da Dio!? >>. Rovesci lungolinea a velocità elevatissime hanno messo in crisi tutti i gli avversari incontrati da Wawrinka, il quale si trovava a suo agio ogni volta che colpiva la palla in anticipo con il suo colpo migliore.
Gasquet non è stato da meno: ha sconfitto Raonic, giocatore nato e cresciuto sul veloce, e un combattente con i fiocchi come David Ferrer, numero 4 del mondo. Era da tempo che Gasquet non raggiungeva una semifinale di alto prestigio. Sono dovuti passare addirittura 6 anni dall’ultima disputata a Wimbledon, in casa di Murray. Un grande impegno ed una costanza straordinaria nel rendimento hanno aiutato Gasquet a scalare il tabellone vincendo partite che lo vedevano sfavorito.
Il problema più difficile per giocatori come Wawrinka e Gasquet è affrontare una semifinale contro campioni come Djokovic e Nadal dove non si ha mai vita facile: il francese è stato surclassato dal maiorchino in tre set e lo svizzero, pur avendo lottato con il cuore e con la massima forza di volontà per provare ad agguantare la sua prima finale in un grande slam, ha avuto torto nei confronti del serbo che l’ha spuntata al quinto set.
L’ultimo atto del torneo è stato probabilmente il match più atteso, quello che ha visti opposti per l’ennesima volta Rafa Nadal e Nole Djokovic. Finale monotematica, partita a tratti combattuta ma risultato indiscusso. E’ Nadal a vincere in quattro set e ad aggiudicarsi il tredicesimo slam della carriera.

                         La finalista e la vincitrice – Us Open 2013

In campo femminile, le nostre azzurre si sono fatte valere, specialmente Flavia Pennetta che ha raggiunto la semifinale contro Victoria Azarenka dopo due anni difficili causati dall’infortunio al polso. La brindisina sembra aver trovato la sua miglior condizione fisica e soprattutto il tennis incisivo che l’ha aiutata a vincere in passato. Buone, inoltre, le prestazioni di Roberta Vinci e la giovanissima Camila Giorgi che hanno battuto avversarie di levatura come Lucie Safarova e Caroline Wozniacki.
La finale femminile ha visto protagoniste la detentrice del titolo del 2012 Serena Williams e la finalista Victoria Azarenka, battuta dall’americana l’anno scorso con lo score di 6-2 2-6 7-5. Quest’anno il copione è lo stesso; nuovamente al terzo set ma è ancora la Williams ad alzare il trofeo per 7-5 6-7 6-1.
Come era successo al Roland Garros, anche agli Us Open i numeri uno sono Rafa Nadal e Serena Williams.

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James Blake lascia il tennis commuovendosi davanti al pubblico dell’Arthur Ashe

                 Lacrime di goia e di dolore per l’americano

James Blake si ritira dal tennis professionistico all’età di 33 anni: è stata questa la decisione ufficiale annunciata dal giocatore americano prima dell’inizio degli Us. Open. Blake ha affermato in conferenza stampa americana di abbandonare il tennis non riuscendo a trattenere delle lacrime che lasciavano trapelare un sentimento di profonda gioia e che in fondo non nascondevano anche quei momenti di sofferenza vissuti durante la propria carriera. La sua passione, il tennis, si è rivelata meravigliosa per tutti i successi conseguiti (10 titoli in singolo e 7 in doppio), per ciascun ricordo vissuto sul campo e per ogni attimo di grande lealtà e di nobiltà d’animo che ha caratterizzato a livello umano James Blake e che egli ha nutrito verso gli altri. L’americano ha detto che si sarebbe trattato del suo ultimo grande slam giocato nonchè di un match che avrebbe chiuso il capitolo finale di una carriera durata 15 anni. Ultimo match che poi si è di fatto compiuto per mano di Ivo Karlovic che ha trionfato in 5 set sull’americano.
Dopo aver salutato e ringraziato con affetto e sincerità i supporters, la famiglia e gli amici tra le lacrime e la standing ovation del pubblico dell’Arthur Ashe, adesso Blake continua la propria vita gestendo la Thomas Reynolds Collection, la linea di abbigliamento lanciata e sviluppata dall’ormai ex tennista di Yonkers in collaborazione con i designer della Fila. Blake ha voluto intitolare l’impresa con il nome del padre, in ricordo della sua tragica morte avvenuta nel luglio del 2004 a seguito di una malattia incurabile. Tutti ricorderanno quell’anno tanto strano ed inatteso quanto maledetto per Blake. Prima la rottura del collo quando l’americano, per recuperare una palla corta in allenamento agli Internazionali di Roma nel mese di maggio, sbattè contro il paletto della rete rischiando la paralisi totale e la sedia a rotelle. I medici, per fortuna, operarono con successo Blake scongiurandogli ogni possibile manifestazione di paralisi muscolare. Nel mese di luglio ci fu la perdita improvvisa del padre a causa di un tumore irreversibile; infine un zoster facciale, causato da un periodo di forte tensione emotiva, gli è costato un intervento chirurgico. Dopo questo “medioevo” di eventi che hanno colpito e travolto il povero Blake, arriva finalmente il riscatto nell’anno successivo; la vittoria a New Haven e Stoccolma e un 2006 memorabile in termini di risultati: Blake vince Sydney, Las Vegas, Indianapolis, Bangkok e Stoccolma raggiungendo il suo best ranking alla posizione numero 4 della classifica Atp.

                                                  L’ultimo saluto dal campo

James Blake, se da un lato ha vissuto tanti momenti positivi riuscendo a vincere il più possibile e a giocare un tennis potente, atletico e dinamico, dall’altro lato ha avuto un destino avverso che lo ha costretto a piegarsi per poi rialzarsi con la consapevolezza che sarebbe potuto rimanere su una sedia a rotelle per tutto il resto della propria vita. Pur avendo subito tre interventi chirurgici tra scoliosi, paralisi e zoster e pur avendo perso il padre, ad oggi questo ragazzo ha la straordinaria capacità di sorridere. E quello di James Blake è un sorriso sincero.

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Finale del torneo Wta di New Haven

                           Trofeo di New Haven per Simona Halep

Sabato 24 agosto si è giocata la finale del torneo Pilot Pen Tennis di New Haven, città del Connecticut, che ha ospitato le migliori tenniste al mondo in vista ed in preparazione dell’ultimo grande slam stagionale, gli Us Open. A contendersi il titolo quest’anno sono state la ceca Petra Kvitova, numero 10 del mondo e la sorprendente giocatrice rumena Simona Halep, numero 23 del ranking che sta vivendo un anno magico scalando la classifica mese dopo mese; è un 2013 nel quale la rumena ha fatto vedere il suo miglior tennis a partire dagli Internazionali Bnl d’Italia dove aveva eliminato, iniziando dalle qualificazioni, Alice Balducci, Daniela Hantuchova, Agnieska Radwanska, Roberta Vinci, Jelena Jankovic per poi cedere in semifinale alla vincitrice del torneo, vale a dire Serena Williams. Dopo il torneo di Roma, è emerso tutto il talento della Halep che ha vinto consecutivamente, nel giro di tre mesi, Norimberga, S’Hertogenbosch, Budapest e New Haven, peraltro dimostrando di poter competere e di sapersi adattare su tutte le superfici.
La finale di ieri è stata a senso unico; la rumena ha trionfato con il punteggio netto di 6-2 6-2 in poco più di un’ora di gioco di fronte ad una Kvitova aggressiva e vincente solo per i primi 10 minuti di match ma impaziente e fallosa per tutto il resto della gara. Tanti gli errori per la ceca che affossava risposte in rete o le spediva fuori. La Halep, al contrario, ha gestito il match tirando vincenti nei momenti chiave, senza fretta e con lucidità; dritti incrociati e rovesci lungolinea hanno scardinato la resistenza della Kvitova, la quale era in evidente difficoltà sia al servizio che in risposta. Ottima la resa alla battuta della rumena, specialmente con la prima palla di servizio che le ha regalato la maggior parte dei punti e le ha consentito di comandare gli scambi da fondo facendo spostare l’avversaria da una parte all’altra del campo.
Quello di New Haven è il quarto torneo che Simona Halep si aggiudica in carriera e, grazie a questo titolo conseguito, si guadagna la posizione numero 19 del ranking Wta risultando, a 21 anni, la più forte delle attuali 10 tenniste rumene appartenti al circuito internazionale.

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Vittoria strepitosa di John Isner su Novak Djokovic nei quarti di finale dell’Atp 1000 di Cincinnati

                            La disfatta del numero 1 del mondo

Una battaglia all’ultimo sangue quella che oggi ha visto opposti il numero 1 del mondo Nole Djokovic e la stella del tennis americano John Isner. Una partita equilibratissima che ha dato adito a giocate fantastiche da parte del tennista di Greensboro. Le bordate al servizio, i dritti vincenti, un gioco a rete inedito considerate la stazza e la mole dell’americano hanno permesso ad Isner di vincere un match difficile. Djokovic ha lottato come ha potuto correndo da una parte all’altra del campo e facendo spaccate su ogni palla; ma ciò non è bastato per portare il risultato a casa. Il serbo perde il primo set 7-6 al tie break, nel quale Isner, merito di una resa al servizio devastante, è riuscito ad avere la meglio. Il secondo parziale si apre con un game infinito dove il gigante di Greensboro non è riuscito a sfruttare diverse palle game offertegli dal suo avversario. Il primo gioco del secondo set, oltre ad esser durato molto, è stato così lottato a tal punto che Isner sembrava aver perso il fiato e la lucidità. Il secondo set se lo aggiudica Nole per 6-3, grazie ad un gioco più regolare del primo parziale e complice anche di un Isner in evidente calo psico-fisico.

L’esultanza di Big John dopo il match contro Nole Djokovic

Il terzo e decisivo parziale è l’identica copia del primo set. Il tennista statunitense risale in cattedra mettendo a segno prime palle di servizio a 220 km/h e seconde palle tutt’altro che tenere. Djokovic, noto per essere uno dei migliori ribattitori e difensori del circuito insieme ad Andy Murray, era inerme di fronte all’artiglieria del giocatore americano. Questo aspetto è stato determinante nell’economia del match perchè il serbo, essendo più forte in fase di risposta piuttosto che al servizio, ha dovuto quasi sempre faticare per tenere il proprio turno di battuta ed ha subito così il gioco di Isner.
Alla fine la spunta il gigante di Greensboro per 7-5 al terzo set. Djokovic, stringe con sportività la mano al proprio avversario, sebbene con un pizzico di rammarico e di rabbia per l’esito finale del match. Domani John Isner affronterà un ispiratissimo Juan Martin Del Potro che ha liquidato il russo Dmitrij Tursonov in tre set.

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Il ritiro di Marion Bartoli dal tennis professionistico

                  La Bartoli annuncia il ritiro

Esce di scena a sorpresa la tennista francese Marion Bartoli che, all’età di 28 anni, ha annunciato il ritiro dal circuito Wta giovedì 15 agosto in seguito all’ultimo match disputato sul cemento americano di Cincinnati contro Simona Halep. Decisione presa alla svelta e che ha colto tutti alla sprovvista visto l’eccellente rendimento e la vittoria della transalpina nel torneo di Wimbledon di quest’anno. La Bartoli aveva un sogno nel cassetto: quello di vincere almeno un torneo del grande slam; sogno che poi si sarebbe avverato eliminando in due set Sabine Lisicki nell’ultimo atto del torneo londinese.
Considerato che, generalmente, i campioni e i giocatori di tennis si ritirino annunciando in anticipo la propria uscita di scena dal professionismo ed in seguito ad un periodo di discesa in termini di risultati, quello della Bartoli è risultato un ritiro inaspettato ed insolito. Inaspettato per la rapidità di scelta con cui la francese ha abbandonato il tennis (solo dopo il match contro la Halep ha annunciato di voltare pagina); insolito per aver lasciato il suo sport dopo un periodo di ascesa (recente vittoria di Wimbledon del mese di luglio).

                             La commozione della francese

La francese, in lacrime per l’emozione, ha motivato in conferenza stampa la decisione del ritiro dal tennis professionistico affermando di aver accusato problemi fisici che non le avrebbero consentito di continuare a giocare.
C’è chi ha pensato ci fosse stato dell’altro che abbia spinto la giocatrice a dire addio al tennis. Non sono mai mancate critiche e prese in giro da parte del pubblico a causa delle reazioni e dei vizi della Bartoli in campo. I giudizi sono risultati spesso duri e severi nei suoi confronti; basti leggere i commenti sui social-network ove la Bartoli è stata schernita ed aspramente criticata per atteggiamenti ritenuti scontrosi ed arroganti e per lo stile di gioco atipico.
Le pressioni subite dalla giocatrice transalpina erano probabilmente troppo elevate, sia per l’insoddisfazione e le critiche di un pubblico tutt’altro che rispettoso sia per un padre che avrebbe desiderato maggiori successi della figlia.
Sta di fatto che ieri è terminata la carriera di una tennista che avrebbe potuto continuare a giocare, non appena risolti i problemi fisici, ma che ha preferito mettere da parte la propria passione per evitare di peggiorare una situazione già compromessa.

Federico Bazan © produzione riservata

Finale dell’Atp 250 di Umago

                                                      Panoramica dello stadio Stella Maris di Umago

Niente da fare per Fabio Fognini che ha sfiorato “la tripletta” nel torneo di Umago perdendo per 6-0 6-3 contro lo spagnolo Tommy Robredo.
Mese di luglio memorabile per il tennis italiano: Fognini scala la classifica e, issandosi dalla posizione numero 31 alla 19, entra così nei top 20; il ligure supera Andreas Seppi divenendo il miglior giocatore azzurro del momento e risultando il migliore tennista italiano nella storia alle spalle di Adriano Panatta, Corrado Barazzuti e Paolo Bertolucci in termini di best ranking.
Dopo aver vinto Stoccarda ed Amburgo, Fognini ha disputato un’ottima prova nell’ultimo torneo sulla terra battuta che si svolge ogni anno ad Umago, città della Croazia e che precede il lungo tour sul cemento americano.
La corsa di risultati del nostro azzurro si è fermata in finale per mano di Tommy Robredo, classe 82, giocatore valido ed esperto specialmente sul rosso, come del resto tutti gli spagnoli.
Primo set vola via in un men che non si dica: 6-0 in favore dell’iberico. Fognini non ha mai dato l’impressione di entrare in partita commettendo tanti errori gratuiti, mettendo in campo molte seconde di servizio e giocando spesso di rimessa e mai in attacco. Secondo set più combattuto ma il gioco di Fabio è risultato inefficace ed insufficiente di fronte ad un Robredo estremamente solido da fondo campo e tecnicamente aggressivo.

                                 La gioia di Tommy Robredo a fine match

Molti tifosi azzurri hanno desiderato “la tripletta” viste le prestazioni incredibili di Fognini nei tornei precedenti dove il ligure ha trionfato giocando un grandissimo tennis nel giro di due settimane. Niente da fare stavolta; Fabio ha giocato la quattordicesima partita consecutiva ed è entrato in campo visibilmente provato e stanco. La semifinale giocata ieri con Monfils è stata molto dura a livello fisico ma soprattutto a livello mentale. Fognini conduceva il match per 6-0 3-6 5-0 quando un imprevedibile Monfils ha rimontato l’impossibile riagganciando il proprio avversario sul 5-5 e trascinandolo al tie-break. Alla fine, con un colpo di reni e anche grazie ad un po’ di fortuna, il ligure è riuscito a portarsi a casa il match.
Quest’oggi Fabio ha pagato molto la tensione evolutiva e la stanchezza di tutti i tornei giocati e le partite accumulate; Robredo, atleticamente più fresco e più lucido rispetto al ligure, ha vinto senza troppe difficoltà con lo score finale di 6-0 6-3 in meno di un’ora e mezza di gioco.
A fine partita i ringraziamenti, curiosamente in lingua italiana, da parte di Fabio rivolti al proprio angolo ed ai molti tifosi italiani presenti ad Umago e quelli di un Tommy Robredo molto emozionato a seguito della vittoria conseguita.

Federico Bazan © produzione riservata