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- Proprietario e gestore del sito https://ilmondodeltennis.com/ - Scrivo articoli sul tennis in diversi ambiti: recensione del materiale, tecnica, peculiarità dei tennisti, evoluzione del gioco, mentalità, interviste e altro. - Collaboro con la App per i tennisti https://www.joinset.it/

ASICS Solution Speed FF 2: la scarpa testata da David Goffin e Alex De Minaur

Descrizione:
La Solution Speed FF 2 è la novità progettata da ASICS per il 2021, una vera svolta che i produttori del brand hanno ideato con l’obiettivo di favorire il tennista su tutte le superfici di gioco. La nota azienda nipponica ha lanciato questa nuova linea di scarpe da tennis, caratterizzata da una tecnologia estremamente innovativa; testata a lungo presso l’ASICS Institute of Sport Science di Kobe, in Giappone, garantisce ai giocatori una spinta più veloce da fondo campo, privilegiando, al tempo stesso, la leggerezza e la flessibilità negli spostamenti.
Alcune novità, che distinguono la Solution Speed FF 2 da altre calzature, riguardano un miglioramento dell’intersuola, con il FLYTEFOAM e FLYTEFOAM PROPEL inseriti insieme per offrire un’ammortizzazione più delicata e leggera. La nuova tecnologia ASICS GRIP riduce gli scivolamenti in partenza, dando ai giocatori la sicurezza in qualsiasi situazione di gioco: a prescindere dal tipo di superficie, i tennisti non perderanno mai l’aderenza con il terreno.
Inoltre, ASICS ha esteso la sua tecnologia TWISTRUSS nella parte anteriore del piede, in modo da permettere ai giocatori di avere una maggiore spinta negli scatti brevi. Infatti, durante i test effettuati presso l’Institute of Sport Science di Kobe, le nuove Solution Speed FF si sono dimostrate più performanti di altre scarpe, sia sulle ripartenze da posizioni di attesa che sui repentini campi di direzione.
“Una delle cose più difficili per un tennista è quella di colpire frontalmente la palla riuscendo a coprire, al tempo stesso, più spazio possibile del campo,” ha dichiarato David Goffin, uno dei testimonial di ASICS, top player del ranking ATP. “Con le nuove Solution Speed FF 2, mi sento più leggero e veloce, cosa che non credevo sarebbe stata possibile dopo aver giocato con il modello precedente per così tanto tempo. Riesco anche a sentire un grip migliore sul terreno di gioco: non importa quanto io cambi direzione, so che le mie scarpe mi supporteranno”.

David Goffin: uno dei tennisti di punta del ranking ATP, è anche testimonial di ASICS, tra i primi ad aver testato le Solution Speed FF 2


Tra le altre dichiarazioni sulla qualità del prodotto, oltre alle parole dei tennisti professionisti che lo hanno già provato (in particolare David Goffin, Alex De Minaur e Jennifer Brady), non potevano mancare quelle del Senior Manager di ASICS Footwear, Rene Zandbergen, e del Lead Researcher di ASICS Footwear Function Development, Tatsuya Ishikawa.
Zandbergen ha dichiarato: “Per migliorare la Solution Speed, abbiamo parlato con diversi tennisti che giocano a tutto campo, e tutti ci hanno raccontato una cosa: la velocità dalla linea di fondo campo è la cosa più importante per il loro gioco, l’essere più rapidi dell’avversario e riuscire, al tempo stesso, a coprire tutto il campo. Per questo abbiamo deciso di rendere la nuova Solution Speed FF più leggera, veloce e flessibile.”
Ishikawa ha aggiunto: “La Solution Speed FF 2 è un prodotto che nasce da un’intensa attività di ricerca di ASICS all’interno della meccanica del tennis. Al contrario della corsa, che è principalmente fatta di movimenti lineari, il tennis è fatto di molti più movimenti dinamici: questo è il motivo per cui è così importante scegliere una scarpa da tennis appositamente creata per questo sport e per il proprio stile di gioco. Focalizzarci sulle meccaniche è il nostro lavoro e, con ogni nuovo prodotto, cerchiamo di raggiungere un livello ancora più alto.
Vendiamo scarpe da tennis dal 1952 e seguiamo da sempre l’evoluzione degli stili di gioco, diventati con gli anni sempre più fisici. Dai tennisti top fino ai giovani, ci siamo sempre impegnati a creare la migliore calzatura da tennis per aiutare i giocatori di tutti i livelli ad esprimersi al meglio, non farsi male e godersi lo sport che amano.”

Prezzo consigliato al pubblico: 150,00 €.

Caratteristiche tecniche:
Colore: ambra/bianco
Misure: dal 39 al 50
Peso: 350 gr.
Materiale: tomaia in poliuretano + tecnologie flytefoam, flytefoam propel, ASICS grip e twistruss
Suola: sistema AHAR (High Abrasion Resistant = Alta Resistenza all’Abrasione)

Vantaggi:
– Calzata confortevole:
Leggerezza, flessibilità e stabilità sono i tre elementi cardine della Solution Speed, grazie alla complessità dei nuovi inserti.

– Versatilità:
Scarpa All Court, adatta a tutte le superfici di gioco (terra, erba sintetica e ottima anche per il greenset).

Miglioramento della reattività in campo:
Le tecnologie ASICS GRIP e TWISTRUSS aiutano il tennista a beneficiare di una falcata più performante in campo, negli scatti laterali e in avanti.

Assorbimento degli urti:
La tecnologia FLYTEFOAM PROPEL consente al giocatore di attutire eventuali urti sulla tomaia e sulla suola della scarpa.

– Ammortizzamento:
Ammortizzazione con tecnologia flytefoam + ammortizzazione con tecnologia GEL™ nell’avampiede e nel tallone.

– Resistenza all’abrasione e all’usura:
Suola progettata con il sistema AHAR per una maggiore robustezza e durata nel tempo.

Valutazione personale:
Una scarpa che non ha eguali. Leggera, comoda, flessibile: ha tutte le caratteristiche che servono ad un tennista. Provandola in campo, mi sono reso conto della qualità della calzata, pienamente riscontrabile negli scatti brevi, laterali e in avanti verso la rete.
Su alcune palle corte degli avversari, ho pensato spesso di non poterci arrivare o, magari, arrivarci senza però organizzare una risposta efficace. Invece, le Solution Speed FF 2 mi hanno sorpreso per la loro consistenza: scattando verso la rete, non solo sono riuscito a recuperare le palle più corte, ma anche a trovare una buona stabilità dei piedi al momento dell’impatto. Con le Solution Speed ho la sensazione di muovermi con più leggerezza in campo e di arrivare meglio sulla palla: caratteristiche essenziali per un qualsiasi giocatore di tennis, amatoriale o agonista che sia. Allo stesso modo, un Maestro di tennis che porta la firma ASICS Solution Speed, non può che essere soddisfatto della qualità del prodotto. E io lo sono pienamente.

Voto soggettivo da 1 a 10:
Comodità (morbidezza dell’inserto e elasticità della calzata): 10
Qualità (protezione del piede e durata nel tempo): 10
Estetica (modello e colore): 8,5

Voto medio da 1 a 10:
10 + 10 + 8,5 / 3 = 9,5


Fonti della descrizione e delle foto: Comunicato ufficiale ASICS Europe

Federico Bazan © produzione riservata



ASICS Court FF Novak: la scarpa del numero 1 ATP Novak Djokovic

Descrizione:
La scarpa da tennis Court FF Novak dona al piede del tennista flessibilità, sostegno e protezione, grazie alla complessità degli inserti e al rivestimento interno di cui è composto il materiale. Questa versione della scarpa di Djokovic, appositamente progettata per il Masters 1000 di Indian Wells, presenta un’edizione limitata di colori.
Calibrata per potenziare l’ammortizzazione durante gli impatti, coniuga la tecnologia FLYTEFOAM con un’ammortizzazione basata sulla tecnologia GEL™ per favorire falcate adeguate e un comfort eccezionale.
Realizzato con una tecnologia TRUSSTIC SYSTEM, questo componente contribuisce a massimizzare il sostegno per affrontare con sicurezza i colpi impegnativi.
Dotata di protezione per le dita PGUARD, questa scarpa è anche integrata da una suola in AHAR che aumenta la resistenza del suo composto di gomma.
Dalla struttura flessibile e di grande sostegno, la scarpa COURT FF Novak è progettata per garantire al tennista una migliore funzionalità.
Prezzo consigliato al pubblico: 180,00 €.


Caratteristiche tecniche:
Colore: vari
Misure: dal 39 al 50
Peso: 400 gr.
Materiale: tecnologia flytefoam + tecnologia GEL
Suola: sistema AHAR (High Abrasion Resistant = Alta Resistenza all’Abrasione)

Vantaggi:
– Calzata confortevole e protettiva:
Morbidezza del materiale conferita dalla tecnologia GEL e dai vari inserti. Protezione delle dita PGUARD.

– Ammortizzamento:
Ammortizzazione con tecnologia flytefoam + ammortizzazione con tecnologia GEL nell’avampiede e nel tallone.

– Resistenza all’abrasione e all’usura:
Suola progettata con il sistema AHAR per una maggiore robustezza e durata nel tempo.


Valutazione personale:
Per un Maestro di tennis è fondamentale usare delle scarpe comode e adatte al proprio lavoro. Questa affermazione può sembrare un’ovvietà, ma non tutte le scarpe da tennis lo sono. Considerando che gli istruttori trascorrono buona parte della giornata in campo, il primo elemento che ricercano nell’abbigliamento tecnico sportivo è il comfort.
Qualora una scarpa procuri dei fastidi o, peggio, dei dolori al piede, potrebbe risentirne, oltre al Maestro nel muoversi in campo, anche la qualità dell’insegnamento. E perché la qualità dell’insegnamento? Per il fatto che un Maestro, affinché possa impiegare al meglio le proprie energie in una lezione di tennis, ha bisogno di libertà di movimento. E quella libertà di movimento, sia durante il gioco, sia durante gli spostamenti in campo, deve partire da una scarpa adeguata.
Lo stesso discorso, naturalmente, si applica anche al giocatore di tennis e alle sue prestazioni. Quante volte si sente parlare di disturbi del piede come la tallonite e la fascite plantare?
Frequentando, personalmente, diversi circoli sportivi, mi è capitato di sentire giocatori di quarta e terza categoria lamentare proprio questi problemi, a causa di scarpe troppo strette o rigide. Non avendo ancora messo ai piedi le Court FF Novak, non potevo suggerirgli di cambiare marca. Ma, oggi, dopo averle provate, posso dirgli: “Ragazzi, ho trovato la scarpa che fa per voi. ASICS un nome, una garanzia.”
Grazie all’ottimo rivestimento interno, le FF Novak donano una sensazione di comodità e una eccezionale protezione alla pianta del piede, consentendo ogni tipo di spostamento. Provate a guardare Novak Djokovic e a soffermarvi sui suoi movimenti nella ricerca della palla: è uno dei pochissimi tennisti al mondo (insieme all’altro brand ambassador di ASICS, Gaël Monfils), in grado di giocare colpi in recupero a gambe divaricate su qualsiasi superficie.
Che le scarpe portino la firma di Djokovic non è solo un’azione di marketing in quanto tale, ma è la testimonianza di come un professionista ATP abbia bisogno della scarpa giusta in tutte le situazioni di gioco possibili. E ASICS, anche questa volta, ha centrato in pieno le aspettative del tennista serbo e non solo.

Voto soggettivo da 1 a 10:
Comodità (morbidezza dell’inserto e elasticità della calzata): 9
Qualità (protezione del piede e durata nel tempo): 10
Estetica (modello e colore): 8,5

Voto medio da 1 a 10:
9 + 10 + 8,5 / 3 = 9,2

Federico Bazan © produzione riservata

Esclusiva: intervista a David Dente, Maestro Nazionale del Centro Sportivo Villa Flaminia

Il Maestro Nazionale David Dente del CS Villa Flaminia

– Qual è stato il percorso che hai seguito per diventare Maestro Nazionale?

– Ho giocato a tennis a livello agonistico fino ai 18 anni. Mio padre era iscritto in un circolo, dove mi capitava spesso di palleggiare con alcuni soci. Mi piaceva dare, ad ognuno di loro, dei consigli tecnici sui colpi; in quei momenti passati in campo, ricordo che nutrivo il desiderio di diventare, un giorno, Maestro di tennis.
Nel ’96 ho fatto il corso di Istruttore Regionale; superato l’esame di Istruttore, chi voleva, poteva accedere al corso di Maestro Nazionale. Ho continuato quel percorso conseguendo la qualifica di Maestro Nazionale e facendo i centri estivi a Pievepelago e a Sestola. Nel ’98 ho cominciato a lavorare al Centro Sportivo Villa Flaminia, affiancando, per un anno, l’ex Direttore della scuola tennis, Enrico Sellan, che avrebbe cambiato circolo da lì a breve. Dopo la sua uscita, ho preso in mano io la direzione della scuola
tennis.

– Sei il Direttore Tecnico del settore tennis all’interno del Centro Sportivo Villa Flaminia. Quali sono, dal tuo punto di vista, gli elementi necessari affinché una scuola tennis sia efficiente?

– Gli elementi affinché una scuola tennis funzioni sono diversi: prima di tutto, i Maestri devono essere riconosciuti dalla Federazione Italiana Tennis e seguire, negli anni, i vari corsi di aggiornamento per rimanere sempre informati sulle nuove direttive dell’Istituto Superiore di Formazione Roberto Lombardi.
É importante, poi, che ci sia uno spirito di collaborazione tra i colleghi del settore. I Maestri, che insegnano nella stessa scuola tennis, devono: rendersi disponibili per favorire una crescita umana e tecnica degli allievi attraverso l’utilizzo dei materiali didattici (palle orange, mid, racchette, cinesini, tubi, ecc.); agevolarne la raccolta delle palle al termine dei cesti; cooperare tempestivamente affinché i campi siano in perfette condizioni ad ogni cambio dell’ora.
Il dialogo tra i Maestri, tra l’altro, è utile per scegliere la suddivisione dei gruppi prima dell’inizio di una lezione e per proporre le modalità di esercizi in base all’età e al livello di gioco degli allievi.
Infine, una qualsiasi scuola tennis si fonda sulla struttura che il circolo mette a disposizione nella sua totalità: oltre ai campi da tennis, le palestre e gli spazi all’aperto per incentivare l’attività motoria dei ragazzi.

Da sinistra a destra della foto: Gabriele Argentieri (preparatore atletico), David Dente (Maestro Nazionale e Direttore Tecnico della scuola tennis), Francesco Felici (Istruttore di secondo grado) e Federico Bazan (Istruttore di primo grado)


– Che obiettivi hai riguardo alla crescita dei tuoi allievi?

– L’aspirazione principale, come penso valga per la maggior parte dei Maestri, è quella di far diventare gli allievi della scuola tennis dei piccoli giocatori, fornendo loro gli strumenti tecnici adeguati e i principi sani che lo sport insegna. Bisogna aggiungere che la crescita di una ragazza o di un ragazzo dipenda anche da altri fattori: una passione ininterrotta per il tennis, un allenamento costante negli anni, una famiglia alle spalle che supporti il bambino e che sia disposta ad accompagnarlo in giro nei vari tornei. Oltre alla qualità del Maestro, bisogna avere anche una buona dose di fortuna, in quanto non tutti i ragazzi che si allenano con criterio e con impegno riescono a raggiungere gli stessi traguardi.
Per quanto riguarda gli obiettivi, il Centro Sportivo Villa Flaminia si prefigge di far giocare e far divertire i bambini attraverso la pratica sportiva; noi dello staff ci impegniamo ad insegnare a tutti gli allievi una tecnica di gioco adatta a facilitare l’apprendimento del tennis, senza, allo stesso tempo, tralasciare l’aspetto ricreativo, sotto forma di gare, giochi a squadre, tornei e tutte le attività indette dal Comitato Regione Lazio.


Nell’immaginario collettivo, il Maestro di tennis è la figura professionale che trascorre la propria vita sui campi; chi non è del settore, potrebbe considerarlo un lavoro monotono. In realtà, un Maestro di tennis sperimenta esperienze nuove e stimolanti. I tuoi oltre 20 anni di lavoro lo possono testimoniare?

– Le esperienze che ho vissuto in campo con gli allievi sono state e sono, tutt’ora, sempre diverse e mai ripetitive. Questo perché ognuno di loro, presentando delle differenze di carattere e di approccio al tennis, dovrebbe ricevere, singolarmente, indicazioni mirate in base ai difetti tecnici che lo limitano nel raggiungimento di un determinato risultato. Quello che un Maestro può fare, è cercare di migliorarsi ogni volta a favore della crescita dell’allievo, adulto o bambino che sia.


– E infine ti chiedo di raccontare ai lettori de “Il Mondo del Tennis” alcuni dei ricordi più belli che la nostra professione ti ha regalato e che, tornando indietro negli anni, rivivresti con lo stesso entusiasmo.

– I ricordi belli sono tanti: come giocatore, sicuramente le trasferte dei campionati a squadre, l’amicizia che mi ha legato ai compagni di squadra, i tornei e le partite che ho giocato. Come Maestro, i bambini che ho avviato al tennis e che oggi, a distanza di anni, rivedo diventati grandi e che continuano a giocare. Ma anche tutti i colleghi di altri circoli che, ogni tanto, mi chiamano e mi dicono: “Maestro David, grazie per aver dato una buona impostazione tecnica ai ragazzi che alleno”. Queste sono solo alcune delle gioie che il tennis mi ha regalato.

Federico Bazan © produzione riservata

Esclusiva: intervista a Potito Starace, ex tennista ATP


– A che età hai iniziato a giocare a tennis? In quale circolo sportivo?

– Ho iniziato a giocare a tennis a 7 anni. La mia fortuna probabilmente è stata quella di avere un circolo sotto casa, il “Tennis Club Starace”, che mio nonno comprò negli anni ’60 e dove, inizialmente, c’erano solo due campi da tennis. Fino a quando avevo 6 anni davo i calci al pallone, ma già a 7 mi ero innamorato del tennis guardando giocare i ragazzi più grandi di me.
Con il passare del tempo, la struttura si è evoluta a tutti gli effetti; dopo la morte di mio nonno, il club è stato ribattezzato negli anni ’90 con il mio nome: “Circolo Tennis Potito Starace”. Abbiamo costruito altri campi da tennis, un campo da beach tennis, uno da padel e una piscina. Oggi, poiché sono a Roma, il circolo di Cervinara viene gestito da mio padre e da mio fratello. Quest’ultimo è Maestro Nazionale e si occupa lui dei corsi e della scuola tennis.


– Quando ti sei accorto di poter trasformare il tennis nel tuo lavoro? Quale è stata la figura di riferimento che ti ha sostenuto nella fase di crescita del tuo gioco?

– Già a 12 anni avevo vinto il titolo nazionale Under 12, anche se a quell’età, essendo ancora piccolo, giocavo naturalmente per divertimento, e non più di tre volte a settimana. A 15 anni ho fatto la scelta di andare in Federazione a Cesenatico e, a 17, mi sono trasferito da Alberto Sbrescia, che è stato il mio Maestro. Con la sua supervisione, ho iniziato a giocare i primi tornei Futures e Challenger. Dopo quel periodo, Sbrescia non mi ha potuto più seguire e, a malincuore, le nostre strade si sono separate. Arrivato a 20 anni, ero già nei primi 200 del mondo. Dopodiché ho iniziato pian piano la scalata nel ranking ATP, partita dopo partita, torneo dopo torneo.

– Vista la tua esperienza vissuta da giocatore, ti chiederei: quali sono i maggiori ostacoli che un talento emergente incontra per accedere al professionismo?

– Gli ostacoli per diventare un professionista sono numerosi: quando si giocano i tornei Juniores cambia tanto rispetto al mondo professionistico. Si può essere talentuosi da giovanissimi, però si possono avere in seguito dei problemi a competere contro tennisti più esperti e in parte già affermati. Quindi il primo impatto da junior a giocare a livello professionistico è abbastanza complicato per tanti aspiranti, tranne per alcune eccezioni. È proprio dalle competizioni juniores a quelle dell’ITF che dovrebbe scattare la molla perché, una volta che si arriva nei Futures, si trovano già dei giocatori giovani che sono nel circuito da qualche anno e che hanno i requisiti per affermarsi nei Challenger, per poi approdare negli ATP.

– Hai vinto 6 tornei ATP in doppio e 11 tornei Challenger con altrettante finali giocate. Sei stato numero 27 del mondo e sei rimasto nel circuito maggiore per almeno 15 anni. Molti bambini sognano di poter, un giorno, raggiungere i tuoi traguardi, ma forse non sanno di tutto il lavoro, il sacrificio e gli investimenti che ci sono dietro a determinati risultati. Che consigli daresti a chi vorrebbe seguire le tue orme?

– Sì, sono stato 27 del mondo nel 2007, come best ranking. Ho battuto tra l’altro, in partite di torneo, alcuni ex numero 1 della classifica ATP come Carlos Moyá, Juan Carlos Ferrero e Marat Safin. Ho vinto 6 tornei in doppio, 11 tornei Challenger e tutte le partite in Coppa Davis, tranne una contro Roger Federer. Detta così sembra semplice, però dietro a questi risultati c’è un duro lavoro che inizia da quando avevo 7 anni, naturalmente con tanta leggerezza perché ero ancora piccolo, fino ai 15 anni. Verso i 16 anni, nel momento in cui mi sono accorto di poter giocare ad alti livelli, la salita è stata lunga: tanti sacrifici, diversi investimenti legati al fatto che, nel tennis, ci sono delle spese fisse da dover sostenere, in particolare quando non si è coperti economicamente dalla Federazione.
Il consiglio che posso dare a chi vorrebbe seguire il mio percorso di vita e di carriera è dare tutto negli allenamenti perché il tennis è uno sport individuale nel quale il rendimento dipende dal singolo giocatore in campo. Poi naturalmente è molto importante stare sempre a fianco dell’allenatore, che è la guida principale, e riporre tanta fiducia nelle persone vicine: dal coach al preparatore atletico.

Un ostacolo alla crescita di un ragazzo o di una ragazza, invece, può essere rappresentato da alcuni genitori che si mettono in mezzo, creando dei problemi in questioni di non loro competenza o per delle aspettative irrealistiche riguardo alle possibilità del proprio figlio.

– Finita la carriera nel circuito professionistico, sei diventato il direttore tecnico dell’agonistica del Due Ponti Sporting Club. Quali sono i principali obiettivi che ti sei posto all’inizio di questa nuova avventura?

– Sì, adesso sono il direttore tecnico dell’agonistica del Due Ponti, che è un circolo che frequento da tanto. Ho giocato anche gli incontri a squadre: la Serie A di tennis e la Serie A di padel delle quali ancora oggi sono titolare. Quindi sono molto contento perché è un circolo che frequento da anni e mi trovo molto bene.
Gli obiettivi sono quelli di far crescere l’agonistica, dalla scuola SAT provare a tirar fuori dei prospetti e farli arrivare pian piano in alto. Abbiamo iniziato nel settembre del 2020 con 12 ragazzi, e siamo contenti perché è cambiato tanto il circolo, sono cambiate anche le metodologie di allenamento che faccio fare ai ragazzi. Sicuramente in pochi mesi di lavoro vedo già dei miglioramenti. C’è un’atmosfera serena e quella è la cosa più importante.


– Tra le ragazze e i ragazzi che stai allenando, intravedi potenziali promesse del tennis italiano?

– Ci sono dei ragazzi che giocano bene. Sono giovani, devono ancora lavorare tanto e si devono ancora formare fisicamente, quindi non è semplice. Però nel tennis non si sa mai. Sicuramente bisogna allenarsi con determinazione ed essere sempre pronti ad affrontare qualsiasi momento, in qualsiasi torneo, sia nei periodi positivi che in quelli meno positivi. Però i ragazzi stanno lavorando bene, quindi speriamo che ne possa uscire almeno uno con tutti gli strumenti necessari volti a fare un salto di qualità importante, magari nel professionismo.

– E infine ti chiedo quali suggerimenti daresti a un giovane istruttore di tennis che vorrebbe intraprendere la carriera di Maestro Nazionale.

– Per diventare Maestro Nazionale mi sento di dire solo di studiare tanto e di tenersi in costante aggiornamento perché il tennis è cambiato tanto, già da 10 anni a questa parte. Ci sono metodologie di allenamento diverse, soprattutto sul piano fisico. E un Maestro deve essere aperto ai cambiamenti che il tennis odierno impone.

Federico Bazan © produzione riservata

ASICS Gel-Resolution 8: la scarpa da tennis del presente e del futuro

Descrizione:
La scarpa da tennis Gel-Resolution 8 Clay è stata progettata per il tennista terraiolo, in quanto favorisce un’andatura scattante, senza al contempo rinunciare ad una sensazione di aderenza al terreno di gioco sugli spostamenti laterali e frontali. Testimonial di ASICS è il tennista francese Gaël Monfils, che ha dichiarato: “Le scarpe sono molto importanti, devo fidarmi di loro e la prima cosa che cerco sono la stabilità e il comfort”. Non è un segreto che io sia un tipo di giocatore che ricorra spesso a movimenti estremi in campo e, con queste scarpe, mi sento sicuro ed in equilibrio per rispondere a qualsiasi colpo. Ho già provato le Gel-Resolution 8 e la stabilità e l’aderenza che garantiscono sono fantastiche; ASICS, senza dubbio, ha superato ancora una volta le mie aspettative.”
La complessità di una scarpa come la Gel-Resolution 8 si trova nella sua composizione: la tomaia FLEXION FIT garantisce un sostegno aderente grazie all’integrazione della tecnologia DYNAWALL, che offre una consistente stabilità alla pianta del piede durante gli scatti brevi, utile anche a prevenire eventuali infortuni che coinvolgono gli arti inferiori.
Con la tecnologia GEL nell’avampiede e nel tallone, la calzatura ASICS riduce l’impatto degli urti causati da bruschi arresti e movimenti in campo. Inoltre, il modello incorpora nella suola un composto in AHAR (sistema di alta resistenza all’abrasione) che si abbina alla protezione delle dita PGUARD per aumentare la trazione sul campo e ridurre il livello generale di usura. Donando una sensazione naturale di contatto con il terreno, la scarpa da tennis Gel-Resolution 8 consente al tennista di muoversi liberamente e in sicurezza.
Prezzo consigliato al pubblico: 140,00 €.


Caratteristiche tecniche:
Colore: vari (bianco, blu e nero)
Misure: dal 39 al 50
Peso: 420 gr.
Materiale: tecnologia GEL
Suola: sistema AHAR (High Abrasion Resistant = Alta Resistenza all’Abrasione)


Vantaggi:
– Calzata confortevole:
Morbidezza del materiale conferita dalla tecnologia GEL e dai vari inserti.

– Ammortizzamento:
Ammortizzazione con tecnologia GEL nell’avampiede e nel tallone.

– Resistenza all’abrasione e all’usura:
Suola progettata con il sistema AHAR per una maggiore robustezza e durata nel tempo.


Valutazione personale:
Ho acquistato un paio di ASICS Gel-Resolution 7 (edizione precedente alla nuova) nel mese di luglio del 2019. Ho portato queste scarpe durante gli allenamenti, le lezioni, le partite di circolo e di torneo, senza mai averle sostituite con un altro paio. È passato più di un anno dall’acquisto e, ancora oggi, non presentano ammaccature ed abrasioni, a dimostrazione di quanto ASICS produca delle calzature eccellenti, adatte al proprio sport.
Per quanto riguarda il tennis, ogni giocatore che compra ASICS Gel-Resolution 8 può beneficiare della morbidezza e della elasticità di una scarpa ben fatta. Tutto questo è possibile grazie alle nuove tecnologie in GEL™ che garantiscono alla pianta del piede stabilità e comfort.
Per esperienza personale posso dire di aver provato, in passato, tante scarpe da tennis diverse l’una dall’altra. A differenza delle ASICS, però, alcune di quelle che ho testato in campo erano piuttosto rigide e la loro durata non superava i sei mesi di gioco.
Le Gel-Resolution, contrariamente alle calzature più rigide e più dure, offrono al giocatore una buona performance nel tempo, oltre a proteggere, in modo naturale, il movimento del piede nelle scivolate e nelle frenate.

Federico Bazan © produzione riservata

La ASICS Tennis Academy: una nuova piattaforma virtuale per i Maestri di tennis

ASICS scende in campo a fianco dei Maestri di tennis, con una nuova piattaforma virtuale, la ASICS Tennis Academy, che offre, agli utenti della rete, libero accesso a schemi tecnico-tattici pensati e spiegati dagli esperti del settore. Schemi ai quali tutti gli istruttori di tennis, potenzialmente, possono ispirarsi per poi trasferirli in campo con i propri allievi. Nei video che seguono, è possibile guardare alcuni allenamenti, preparati da coach di alto livello: tra questi, Thomas Johansson (ex numero 7 del mondo, allenatore di Caroline Wozniacki e di Maria Sakkarī) e Patrick Mouratoglou (fondatore della Mouratoglou Tennis Academy, coach di grandi nomi del tennis femminile, come Serena Williams e Anastasia Pavljučenkova, e maschile, come Marcos Baghdatis, Grigor Dimitrov e Stefanos Tsitsipas). Nella sezione della tecnica di gioco, spicca una combinazione di colpi eseguiti con il dritto, proposta dall’ex tennista svedese a David Goffin. Uno schema utile, che qualsiasi tennista può ripetere durante un allenamento o una partita, in quanto il primo dritto viene colpito, in fase di costruzione, dietro alla riga di fondo campo con una traiettoria più alta in top spin, mentre il secondo è un dritto d’attacco con i piedi dentro il campo, volto alla conquista del punto.

I contenuti online, che la ASICS Tennis Academy pubblica per gli utenti, sono di diverso tipo. Non ci sono solo esercizi che il Maestro spiega e che l’allievo esegue, ma si possono trovare anche dei semplici suggerimenti per migliorare il proprio gioco.
Nei video che seguono, Patrick Mouratoglou svela uno dei segreti nell’esecuzione di un buon servizio. Il grado di prensione della mano sul manico influisce sull’efficacia dello stesso: più si stringe la presa, e meno mobilità ha il polso nella fase di ricerca della palla; al contrario, meno si stringe l’impugnatura (senza estremizzare), e più è facile ottenere fluidità nel movimento. 

Un’altra ricerca interessante, sempre condotta da Mouratoglou, sostiene, ad esempio, come una buona parte dei giocatori amatoriali sbagli a scivolare sulla terra battuta orizzontalmente. L’ex coach di Serena Williams descrive alcuni errori comuni, ma fornisce anche le soluzioni per risolverli. 

Gli spostamenti nel tennis sono fondamentali in quanto, senza muovere gli arti inferiori, non si può arrivare bene sulla palla, anche qualora dotati di un “braccio educato”. Ma è altrettanto fondamentale avvalersi di materiali che consentano, in sicurezza, di effettuare gli stessi scivolamenti sul terreno di gioco. ASICS, a tal proposito, si prefigge – oltre a supportare i maestri con consigli pratici e sessioni di allenamento – di selezionare il prodotto giusto per migliorare le prestazioni dei giocatori e prevenirne gli infortuni.
“È importante che i giocatori di tennis scelgano una scarpa che si adatti al loro stile di gioco, fondo campo, all-court o una combinazione”, ha detto Rene Zandbergen, Responsabile Product Innovation, ASICS Tennis. “Le scarpe da tennis possono sembrare tutte uguali, ma c’è una tecnologia specifica in ogni modello che supporta e protegge il movimento naturale del piede. Per questo motivo è molto importante giocare con la scarpa giusta, al fine di evitare gli infortuni. Entrando in contatto con i Maestri di tutta Europa, speriamo di facilitare il loro lavoro nell’identificare lo stile di gioco di ogni tennista e di conseguenza offrire il miglior consiglio possibile”.
A questo link è visitabile il negozio online di ASICS, che propone una vasta gamma di scarpe da tennis, ognuna con le proprie caratteristiche in base alla superficie di gioco, ma tutte quante accomunate dalla tecnologia GEL, un nuovo sistema di ammortizzazione agli urti, creato appositamente per donare comodità e morbidezza a chi le indossa. 

Federico Bazan © produzione riservata

Esclusiva: intervista a Stefano Meloccaro, giornalista di Sky Sport

– Essendo del ’64, ti sei avvicinato al tennis guardando all’opera diverse generazioni di campioni. Se ti parlassi delle tre rivalità storiche tra Borg e McEnroe, Sampras e Agassi, Federer e Nadal… quale di queste ti ha affascinato di più?

– Tutte e tre le rivalità sono state avvincenti e mi hanno lasciato qualcosa. Se non altro per la diversità di stile e di gioco dei protagonisti in campo. Inutile negarti che sia cresciuto guardando in tv le finali tra Borg e McEnroe, due giocatori diametralmente opposti nella tecnica e nel carattere: il ghiaccio contro il fuoco, la solidità contro l’imprevedibilità, la perseveranza contro il talento, la rotazione contro il colpo piatto, il passante contro il serve and volley. 
Sampras e Agassi hanno dato vita ad una rivalità interessante ma, secondo me, non all’altezza mediatica delle altre due.
Per quanto riguarda Federer e Nadal, che dire… stiamo parlando di due campioni da Guinnes dei primati. Vantano “solo” 39 Slam in due e non penso che, da qui a fine carriera, rinuncerebbero all’idea di vincere qualche altro Wimbledon o Roland Garros in più. Se nel ventunesimo secolo il tennis viene seguito e praticato da un numero di persone via via crescente, lo si deve anche alle loro sfide appassionanti che hanno riempito gli stadi di spettatori: la finale di Roma del 2006, di Wimbledon del 2008 e degli Australian Open del 2017, solo per ricordare le più lunghe e combattute. 

 

– La tua passione per il tennis è nata guardando tante partite e si è consolidata attraverso l’attività di Maestro, ancor prima di giornalista. Quali sono i tuoi ricordi più belli legati all’insegnamento? Che consigli daresti a un Istruttore che si avvicina per la prima volta a questo lavoro?

– Ricordo quanto fossero pignoli i Maestri Federali nel mettere in riga gli aspiranti Istruttori su come dovessero presentarsi e comportarsi al corso. Il rigore e la disciplina venivano prima di tutto. Quando feci l’esame di Istruttore negli anni ’90 ad un circolo dell’Eur di Roma, mi sembrava più di stare all’interno di una accademia militare che non dentro ad un’aula… Scherzi a parte, per poter insegnare il tennis devi avere a tua volta dei buoni insegnanti che sappiano trasmetterti la passione per ciò che andrai a fare. Infatti, è dal loro “modus operandi” che puoi imparare un metodo e farlo tuo, avendo come riferimento stili di insegnamento diversi che variano da Istruttore a Istruttore.
Consiglierei ai neofiti di approcciarsi con entusiasmo e impegno a questo lavoro. Un Maestro scoprirà che insegnare, spiegare, correggere un determinato fondamentale non sono gli unici requisiti da possedere. Entrare in sintonia con i propri allievi, soddisfare le loro richieste, mantenere vivo l’ascolto e l’interesse nei loro confronti, sono solo alcune delle prerogative di un buon insegnante. 

Stefano Meloccaro


– Chi oggi guarda il tennis in televisione, conosce Stefano Meloccaro in veste di giornalista di Sky Sport. Ma forse non tutti sanno delle varie attività che ha svolto e che tuttora svolge nel suo campo: è stato conduttore radiofonico di Edicola Fiore, in coppia con Rosario Fiorello, e di M2o; ancora oggi è inviato su Sky, commentatore in diretta, scrittore di libri e di articoli. 

Quanto conta, per un giornalista, essere poliedrico nel proprio mestiere?

– Per un giornalista può essere un vantaggio saper spaziare in diverse attività all’interno del proprio campo, ma non è sempre indispensabile. Ci sono giornalisti che si specializzano in determinati settori: chi conduce un telegiornale o un reportage, chi fa l’inviato, chi intervista gli ospiti in una conferenza stampa. Ma ci sono anche professionisti che si occupano di un lavoro dietro le quinte come, ad esempio, il redattore di un giornale cartaceo, il freelance online oppure il cronista che prepara un servizio di telegiornale da mandare poi in onda. 
Ciò non toglie che si possa apprendere più di una attività giornalistica e migliorare nel tempo, attraverso la pratica. Sicuramente, ci sono cose che riescono con naturalezza e altre per le quali si è meno portati. Quello che ho personalmente imparato sul campo, è che un giornalista può provare a cimentarsi in esperienze nuove, per poi consolidarle nelle sedi opportune (tv, radio, carta stampata ecc.), una volta apprese. Per esercitarsi si può simulare una telecronaca, togliendo l’audio con il telecomando, oppure riportare le notizie del giorno riprendendosi, da soli, con una videocamera. 

 

– Hai lavorato con Ivan Ljubicic, ex numero 3 del mondo nonché attuale coach di Roger Federer. Nella prefazione del tuo libro Studio Tennis, l’ex giocatore croato ha detto: “Il mio amico Stefano Meloccaro ha una enorme passione per il tennis. Di solito il giornalista specializzato o è un ex giocatore di alto livello, oppure ha un passato importante nello sport. Meloccaro è preparato, ma non rientra in alcuna delle due categorie. Invece ho scoperto che ne sa, più di molti tra quelli che hanno giocato sul serio. E questo può succedere solo se hai una passione sconfinata”.
Cosa può imparare un giornalista sportivo a lavorare in coppia con un ex tennista di alto livello?

– Ho incontrato Ivan negli studi di Sky Sport, in occasione dell’edizione di Wimbledon del 2012. Mi ha affiancato nella conduzione del programma sul Grande Slam. Da lì è nata una bella amicizia, oltre ad una sentita intesa tennistica. Ivan è un professionista serio, attento alle dinamiche tecnico-tattiche del tennis; conosce da vicino i top players e le trame nascoste del nostro sport.
Aver lavorato insieme a lui è stato un privilegio. Mi ha insegnato ad amare il tennis ancora di più di quanto non lo amassi, ad analizzarlo anche da un punto di vista introspettivo. E poi abbiamo entrambi una malattia virale che si chiama Roger Federer. Ivan, infatti, ne è rimasto talmente contagiato da diventare il suo coach. Mentre io, tutte le volte che riprendo in mano la racchetta, non posso fare a meno di riguardarmi gli slow motion dei colpi di Roger su YouTube.

 

– Sei autore di due libri: Braccio d’oro, il meraviglioso rovescio di Paolo Bertolucci, la biografia di uno dei nostri tennisti di punta degli anni ’70; e Studio Tennis, una raccolta dei tuoi articoli più originali.
So che stai scrivendo un terzo libro, da pubblicare prossimamente. Vuoi svelare qualche anticipazione ai nostri lettori? 

– È un libro sul tennis degli anni ’70. Descriverò i personaggi, le sfide indimenticabili, i racconti di un’epoca irripetibile, ricca di campioni unici nel loro stile di gioco e nel loro carattere. 

 

– Passando a un discorso meramente tecnico del tennis, quali sono i motivi principali che, dal tuo punto di vista, hanno portato i tennisti odierni a omologarsi nello stile di gioco?

– I nuovi materiali in grafite e in carbonio permettono ai tennisti di accelerare i propri colpi ad una velocità superiore rispetto a quanto consentissero effettivamente i vecchi telai di legno che si usavano fino agli anni ’80. L’omologazione dello stile di gioco dei professionisti delle nuove generazioni deriva dalle continue rotazioni in top spin che il tennis odierno impone. Cercare oggi soluzioni di tocco o schemi, come il serve and volley e il chip and charge, non porta agli stessi risultati del tennis di 40 o 50 anni fa, dove la tecnica contava di più della preparazione atletica, dell’allenamento strutturato, della ripetizione quasi meccanica del gesto tecnico a cui oggi assistiamo.
Nel tennis attuale, presentarsi a rete sulla scia dei signori “del gioco educato” come Panatta, Nastase, McEnroe, Edberg e Becker equivale, nella maggior parte dei casi, a subire il passante, a meno che non si parli di una volée definitiva.
Le dinamiche tecnico-tattiche del tennis odierno si sviluppano, per un buon 80/90%, da fondo campo. Non è un caso che moltissimi giocatori ricorrano ad un gioco arrotato da dietro alla riga di fondo campo e all’apprendimento del rovescio bimane. La scuola svedese (Borg, Wilander, Carlsson ecc.) e, a seguire, quella spagnola (Bruguera, Berasategui, Moya ecc.), hanno rivoluzionato il gioco del tennis in modo piuttosto influente. 

 

– Cosa differenzia il tennis di oggi dal tennis della generazione nella quale sei cresciuto?

– Le differenze sono tante. Non è solo una questione di evoluzione dei materiali, di tecnica di gioco e di nuovi tornei disputabili, con formule viste e riviste. La tecnologia, per esempio, consente oggi ai giocatori di affidarsi “all’Occhio di Falco”, qualcosa di impensabile fino ai primi anni 2000. Se i giudici di sedia, durante una partita degli anni ’70, ’80 o ’90, avessero sbagliato la valutazione di una palla, la decisione sarebbe rimasta comunque la stessa, a danno di uno dei due tennisti e a vantaggio dell’altro. L’Hawk-Eye, così come, per esempio, la tecnologia del VAR nel calcio, possono rendere giustizia ai giocatori in campo, qualora le chiamate arbitrali non siano corrette. 
Un altro elemento che distingue il tennis odierno dal tennis dell’epoca è che, se prendessimo la stragrande maggioranza delle giovani promesse uscite fuori dalle migliori accademie, ci accorgeremmo come tantissime giocatrici e, una buona fetta di giocatori, dispongano di un bagaglio tecnico-tattico analogo. Il che, attenzione, non è una critica… ma una considerazione di quanto il tennis sia cambiato. L’omologazione delle tipologie di gioco è un elemento a cui stiamo assistendo in modo sempre più incisivo.
Il tennis con cui sono cresciuto io aveva Panatta che era Panatta, Borg che era Borg, McEnroe che era McEnroe, Connors che era Connors, Vilas che era Vilas: ognuno con il proprio stile inconfondibile. 

Oggi, a parte Federer, Nadal e pochi altri top players, la maggior parte dei professionisti ha una impostazione tecnica simile, improntata sulla spinta della palla, sulla rotazione e poco, pochissimo, sulle variazioni e sul tocco. Questo discorso è applicabile, soprattutto, nel tennis femminile, dove il gioco di grazia di una Navratilova, di una Graf o di una Evert si è del tutto estinto. 

 

– Hai incontrato e conosciuto tanti tennisti di spessore. Da Panatta, a Bertolucci e Volandri, passando per Ljubicic e Federer. Su quest’ultimo, sarebbe simpatico se raccontassi un aneddoto ai lettori de Il Mondo del Tennis, visto che è uno dei campioni a te più cari. 

– Ho incontrato Roger durante i preparativi di Wimbledon, edizione 2018. Ci tenevo ad intervistarlo. Ricordo di essermi emozionato alla prima domanda e di averla sbagliata. Lui aveva capito il mio errore e ci aveva riso su, scherzando. Un aneddoto su Federer? Non mi viene nulla di particolare su di lui. Quel che ti posso dire è che è una persona molto più semplice di quanto si pensi. Ed è anche simpatica e umile. Mi ritengo fortunato solo ad averci scambiato due battute insieme, perché non è quel tipo di tennista che si incontra in tutte le interviste, diciamo… 

Federico Bazan © produzione riservata

Video analisi: capire i propri errori per rendere il tennis più facile

Effettuare una video analisi su se stessi può essere molto utile per individuare eventuali difetti del proprio gioco che non si sapeva nemmeno di avere. Grazie ad una ripresa video ben fatta, infatti, scopriremmo cosa sia preferibile migliorare del nostro tennis. Riguardandoci e, nel fare caso a determinati movimenti, ci accorgeremmo di alcuni errori:

– di tipo tecnico: tra i più comuni vi è il trasferimento del peso del corpo non protratto bene in avanti. Spesso si preferisce aspettare quell’istante in più per giocare la palla mentre scende, anziché cercare di prenderla in anticipo mentre sale. Posticipando di qualche secondo l’impatto della palla con il piatto corde, capita di andare all’indietro con il busto per compensare il ritardo nell’esecuzione, perdendo gran parte dell’energia e dell’efficacia sul colpo prodotto.
Un’altra lacuna tipica dei tennisti amatoriali è: strappare il movimento eseguendo una torsione del tronco anticipatoria, con l’obiettivo di spingere la palla. Il risultato è spesso il contrario di quello desiderato: ruotare il tronco preventivamente impedisce una corretta estensione, dove estensione significa colpire “attraversando la palla in orizzontale”.
La rotazione e l’estensione del tronco sono due componenti favorite dalle impugnature:Facce del manico e impugnature sul fondamentale del dritto, ad esempio, impugnare eastern (il palmo della mano è disposto dietro il manico della racchetta, “a stretta di mano”) facilita la produzione di velocità lineare e il movimento orizzontale dell’attrezzo. Impugnare western (il palmo della mano è disposto sotto il manico della racchetta, sono visibili solo le nocche delle dita), al contrario, induce una torsione del tronco nata per compensare la mancanza di velocità lineare. Con una eastern, sarà più facile spingere verso l’avanti, mentre più difficile effettuare una buona rotazione; con una western, invece, sarà più agevole produrre un colpo in top spin ma più complicato generare una traiettoria lineare. Ogni giocatore ha il suo tipo di gioco e usa la propria impugnatura: non ne esiste una migliore di un’altra in modo assoluto.
La presa della mano sul manico incide sul movimento di preparazione e di accelerazione; di conseguenza, anche sul tipo di traiettoria che si produce (traiettoria piatta, in top spin e in back spin). Una continental e una eastern favoriscono la produzione di traiettorie in back spin e piatte, mentre grip più aperti, come una semi-western e una western, facilitano la produzione di rotazioni in top spin e parabole più alte sopra alla rete.
Un altro elemento abbastanza diffuso, tra gli appassionati di tennis, è l’impatto leggermente arretrato (tipico di chi si appoggia al colpo dell’avversario), un aspetto non necessariamente negativo, ma sicuramente, impattando la palla in posizione leggermente arretrata rispetto alla linea del baricentro, diventa difficile creare una buona accelerazione, in uscita, sul colpo giocato.
Ad alcuni giocatori, infine, capita di trovarsi la palla troppo addosso e di giocarla non disponendo di una distanza laterale adeguata tra il corpo e l’attrezzo; questo è un problema che nasce dal non riuscire a governare il proprio assetto braccio-racchetta e che limita, pertanto, la spinta sulla palla.

– di tipo motorio: primo fra tutti, l’assenza di un piegamento ideale degli arti inferiori, che può essere determinata dalla mancanza di decontrazione muscolare ma anche dalla pigrizia di abbassare il proprio baricentro per poi distendersi in direzione della palla. Piegare le gambe, in realtà, non è sempre essenziale per ogni soluzione tecnica. Si può anche imparare a far correre veloce il braccio rimanendo in posizione statica. Il fatto, però, è che bisogna avere molta facilità e direzionalità con il proprio arto dominante, altrimenti la palla non va avanti.
Anche gli spostamenti laterali e frontali possono non essere eseguiti correttamente. Arrivare sulla palla e rimandarla nel campo dell’avversario non significa necessariamente aver compiuto i passi nel modo migliore. Una frazione di secondo, in ritardo o in anticipo, rende il nostro colpo approssimativo e non performante. Inoltre, potrebbe essere utile eliminare movimenti improduttivi: per esempio, effettuare spostamenti in più del dovuto per ricercare la palla. Questi, oltre a costare un maggiore dispendio di energie, non aggiungono alcuna efficacia al colpo giocato.

di studio della palla: la valutazione del rimbalzo, della traiettoria e della rotazione è data dal contatto visivo sulla palla, nel lasso di tempo che precede la preparazione del colpo. A volte, però, una valutazione errata del rimbalzo non consente al tennista di organizzare al meglio l’apertura, il movimento lineare dell’attrezzo e il finale. Quello che ne consegue, è un impatto decentrato che determina un dritto o un rovescio mal eseguito.

Tenendo conto di questi possibili difetti, ho effettuato una video analisi sui miei colpi da fondo campo per capire cosa funzioni in modo naturale e cosa, invece, cercare di migliorare.
A seguire, potete visualizzare le riprese che ho fatto durante gli allenamenti. Nel primo video, palleggio a fondo campo con uno sparring per cercare, il più possibile, continuità, precisione e regolarità; nel secondo video mi alleno, sempre a fondo campo, con un maestro che sta a rete. Buon metodo per attivare, sulle sue volèe, gli arti inferiori e cercare di spingere la palla in una frazione di tempo breve tra un colpo e l’altro.


Fonti d’ispirazione dell’articolo: Manuale del Minitennis, fase di avviamento;
Fonti video: canale Youtube personale Il Mondo del Tennis.

Federico Bazan © produzione riservata

La storia del tennista carioca Fernando Romboli: dagli albori all’amore per l’Italia

Titoli e momenti di felicità fanno parte della vita di un tennista. Per Fernando Romboli, l’attuale numero 92 della classifica ATP di doppio, non è diverso.

Fernando Romboli Cordoba Open 2020

Fernando Romboli in azione nel torneo ATP 250 di Córdoba in Argentina

Il carioca, nato a Rio De Janeiro nel 1989, sta vivendo, all’età di 31 anni, un periodo indimenticabile della propria carriera. Il tennista sudamericano, infatti, sta raccogliendo, a poco a poco, i frutti del lavoro e dei sacrifici sin qui fatti per giocare a tennis ad alti livelli. Dai primi tornei ITF disputati in giovanissima età, Romboli scopre oggi un mondo nuovo all’interno del circuito ATP: all’inizio del 2020 prende parte, prima della pandemia di Coronavirus, ai tornei 250 di Córdoba, Buenos Aires, Santiago del Cile e al 500 di Rio de Janeiro, sua città natale.
La voglia di crescere e di misurarsi con nuove realtà sono due prerogative essenziali di un tennista professionista. A queste si aggiunge, per Romboli, un rapporto speciale con l’Italia. La storia del giocatore sudamericano nel Bel Paese comincia nel 2016 quando, il carioca, partecipa ai Campionati degli Affiliati, con la speranza di guadagnare qualcosa in più rispetto ai tornei in Brasile e con la voglia di mettersi in gioco in un contesto lontano dalla propria terra d’origine.
È proprio a Messina, in Sicilia, che il tennista brasiliano ottiene il tesseramento come atleta straniero, nel suo primo Club in Italia, il Circolo del Tennis e Della Vela, restandovi per due anni. Durante questo periodo, Romboli fa la storia: nel primo anno, riesce a scongiurare la retrocessione in Serie B della squadra messinese, una responsabilità già molto difficile. L’anno dopo raggiunge una grande impresa, contribuendo alla promozione in Serie A del team: nella partita finale del Campionato a Squadre, infatti, Romboli vince l’ultimo e decisivo punto, regalando così l’accesso alla sua squadra nella Prima Divisione.
“È un’esperienza fantastica giocare Interclub”. Afferma il tennista carioca. “Mi piace veramente tanto. Un giocatore professionista normalmente non è abituato a questo. Siamo spesso soli in giro per il mondo e partecipare alle competizioni a squadre è sempre fantastico. Ci fornisce una buona base”.

Circolo della Vela

La squadra del Circolo della Vela di Messina dove il tennista brasiliano è stato uno dei protagonisti

Nel periodo dei tornei Interclub e di vita in giro per l’Europa, Romboli ha chiesto la cittadinanza in Italia. Avendo avuto un bisnonno italiano, è stato più facile per lui domandare la documentazione necessaria. Dopo aver ottenuto il passaporto, ora è ufficialmente cittadino italiano. I primi incontri del Campionato a Squadre, infatti, li ha giocati come cittadino straniero. Ma oggi, grazie ai documenti regolari, Romboli gode di numerosi benefici che contribuiscono molto alla sua carriera nel tennis.
“Ottenere la cittadinanza italiana mi ha aiutato molto. Sicuramente per rendere più semplici i tornei Interclub, in quanto alcuni hanno delle regole sul numero di stranieri che possono partecipare. Ma anche sulla questione dei viaggi. Nell’ultimo anno, sono rimasto cinque mesi all’interno dell’Unione Europea. Con un passaporto brasiliano, invece, non sarebbe stato possibile. In alcuni Paesi, ho anche diritto ad ottenere un visto elettronico, diverso dal Brasile.”

Nel 2019, Romboli ha cambiato Club e città, giocando per il TC 2002 di Benevento. Ancora una volta, il tennista sudamericano è riuscito ad evolvere il suo livello di tennis, raggiungendo un’altra promozione. Nel derby regionale, in finale contro San Giorgio Del Sannio, ha nuovamente conquistato il punto decisivo.
Nell’agosto dello stesso anno, il carioca, in coppia con il connazionale Fabrício Neis (175 ATP in doppio), ha vinto il Challenger di Manerbio in Lombardia. Nella finale del torneo, la coppia brasiliana ha sconfitto i francesi Fabien Reboul e Sadio Doumbia per 6-4, 7-5. Questo successo nel Challenger bresciano, ha permesso a Romboli di guadagnare 80 punti all’interno della classifica ATP: “Per me è sempre un piacere giocare in Italia. Partecipo a molti tornei in giro per il Paese. È come sentirsi a casa“.

Challenger Manerbio Romboli

La vittoria di Fernando Romboli nel Challenger di Manerbio in coppia con il connazionale Fabrício Neis

La storia di Romboli è fatta di sacrifici, ma anche di conquiste e gioie personali: all’inizio, specialmente per un tennista che non parte con delle grandi possibilità nel proprio Paese, le insidie sono inevitabili ma, pian piano che si superano, la strada comincia ad essere in discesa. E, per il carioca, questo lungo viaggio non è di certo finito qui.

Fonti narrazione e foto: Agência Start, Brasile

Federico Bazan © produzione riservata

Laura Golarsa lancia un appello a nome dei Maestri: “Riapriamo la didattica del tennis”

In questo periodo storico, molti Maestri di tennis non percepiscono uno stipendio perché impossibilitati ad esercitare la propria attività. Trattandosi di liberi professionisti, ovvero di persone che guadagnano in base alla domanda di lavoro (tramite lezioni, scuole tennis e centri estivi), lo Stato non può assicurare loro un sostentamento economico: per i più fortunati, che hanno dei soldi da parte, in qualche modo si tira avanti; ma per tutti coloro che non hanno altro di che vivere se non di tennis, si fa fatica ad arrivare alla fine del mese.
Laura GolarsaIn un quadro economico complicato, dove si estende prepotentemente una disoccupazione forzata a causa della pandemia, a metterci la faccia per chiedere la riapertura del mondo didattico del tennis, è Laura Golarsa, ex numero 39 della classifica mondiale WTA, nonché attuale Direttrice dell’Accademia che porta il suo nome: la Golarsa Tennis Academy, con sede a Milano.
In un video, postato sulla propria pagina Facebook, l’attuale commentatrice di Sky Sport scende in campo per denunciare una situazione di precarietà che incide negativamente sulla vita economica dei Maestri di tennis, oltre a penalizzare intere figure professionali legate al mondo dello sport: i fisioterapisti dei giocatori, gli staff tecnici e le stesse Società Sportive che, da marzo a questa parte, non ricevono più introiti per mancanza di iscrizioni o “congelamento” degli abbonamenti dei soci. Intere macchine economiche ferme e abbandonate a se stesse.
Laura Golarsa afferma: “Abbiamo 700 metri di campo per far giocare quattro bambini della scuola. Il Maestro fa lezione a due sul campo, allora io non vedo perché il tennis non debba riaprire, soprattutto con delle regole, con delle responsabilità che ci dobbiamo assumere noi gestori, insegnanti e i clienti che vogliono venire a giocare”.
Il suo appello non è solo una questione di diritto, ma nasce dall’esigenza di avere delle risposte da parte del Governo, circa la riapertura delle attività sportive. In un primo momento, il 18 maggio era la data preannunciata per la ripresa del tennis nei circoli sportivi di tutta Italia, o almeno così sembrava. Ma, stando alle fonti della Federazione Italiana Tennis, il Ministro per le politiche giovanili e lo sport, Vincenzo Spadafora, avrebbe posticipato l’apertura dei centri sportivi al 25 maggio o, nella migliore delle ipotesi, entro quella data. Non è tuttavia ancora chiaro in quali Regioni si possa riprendere, in quali no. E, intanto, i Maestri di tennis sono ancora senza lavoro.

L’ex tennista italiana continua il suo appello, dicendo: “Ci dovete dare la possibilità di riaprire perché il mondo dello sport è il mondo del lavoro. Noi dovevamo aprire 15 giorni fa, non abbiamo aperto e adesso sembra che non apriamo neanche lunedì. Io chiedo: questi Maestri cosa fanno? Non mangiano? Le strutture cosa fanno? Falliscono perché i corsi sono finiti? Tutto questo sarebbe evitabile con una gestione organizzata per settori”.

Le considerazioni di Laura Golarsa sono, in realtà, le parole di molti istruttori in difficoltà economica. E la Direttrice dell’Accademia se ne fa portavoce, dando l’idea di credere fortemente in una giusta causa, a tutela del mondo del tennis. Bisognerebbe, quanto meno, riconoscerne l’impegno durante il momento storico che stiamo vivendo.
Come sostiene la nostra ex giocatrice azzurra, il Coronavirus segna un immobilismo dell’economia indiscutibile, ma non si può rimanere immobili per sempre.

Fonti di foto e video: pagina Facebook di Laura Golarsa.

Federico Bazan © produzione riservata