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Si ferma in semifinale l’impresa storica di Marco Cecchinato: il tennista azzurro esce di scena a testa alta tra gli applausi del pubblico parigino

Ha dato il possibile, e forse qualcosa in più, Marco Cecchinato, dall’inizio alla fine del torneo, in quella che è e rimarrà una cavalcata memorabile al Roland Garros per il tennista palermitano, il suo staff e il movimento del tennis italiano.
Per la prima volta, “Ceck” ha alzato ad un livello, fino a poco tempo fa impensabile, la qualità e la varietà del suo gioco, ma ciò non è bastato a superare un’impresa ancora più grande: battere un ispirato e solido Dominic Thiem, numero 8 del mondo, per arrivare a giocare la finale al Philippe Chatrier, contro tutti i pronostici del caso; un’ipotesi auspicata da tanti appassionati italiani che hanno seguito con grande trasporto questa edizione del Roland Garros e che hanno sperato, dopo la vittoria contro Novak Djokovic ai quarti di finale, che il tennista italiano potesse vincere il Roland Garros sulle ali dell’entusiasmo, a distanza di 42 anni dall’ultima volta che vi riuscì Adriano Panatta. La fame di conquista, in effetti, era tanta, visto il lungo digiuno nel tennis maschile per quanto riguarda la vittoria di un Grande Slam. Quel che ha fatto, però, un Cecchinato superlativo, è stato eguagliare Corrado Barazzutti, che fu l’ultimo tennista italiano a raggiungere la semifinale del torneo parigino nel 1978.

Il giocatore azzurro, da numero 100 del mondo ad inizio 2018, ha giocato alla pari e ha superato tennisti tra i primi 15 del ranking, fino a spingersi in semifinale in un Grande Slam; una semifinale dove ha perso non poi così nettamente, malgrado quanto riporti il punteggio finale di 7-5, 7-6, 6-1. Andando ad analizzare l’andatura dell’incontro, infatti, Cecchinato ha avuto la possibilità di servire al tie break del secondo set per pareggiare i conti e portarsi un set pari; ma Thiem ha dato prova di essere un rullo compressore dall’inizio alla fine dell’incontro, sfruttando al meglio tutte le occasioni. E lì poi si vede la differenza tra un buon giocatore e un top player, ovvero che, nei momenti cruciali, il grande campione alza il livello di gioco e riesce a convertire in proprio favore le palle del game o del set.
L’austriaco ha poi continuato a martellare con le sue accelerazioni pesanti e arrotate, a recuperare ogni palla corta di Cecchinato. Ha dato sempre l’idea di esserci e di non dare nulla per scontato. Pur giocando lontano dalla riga di fondo campo, Thiem si muoveva con scioltezza, mostrando forse una maggiore freschezza del suo avversario.
Cecchinato ha avuto le sue chance nel secondo parziale, una palla set con servizio a disposizione, che, se avesse convertito, probabilmente avrebbe girato la partita in un altro modo, come poi ha affermato lo stesso Thiem nell’intervista a fine match. Ma, tra i due, ha prevalso la palla più pesante dell’austriaco che, a parte qualche sbavatura a rete, ha sempre mosso meglio il gioco.

Bene comunque per Cecchinato che, oltre a quanto di buono fatto nel corso della manifestazione, guadagnerà una ventina di posizioni nel ranking (da attuale 47 del mondo, entrerà nei primi 30), un montepremi inedito per la sua vita e la sua carriera, pari a 560.000 euro, e otterrà, oltre al riconoscimento degli appassionati di tennis e dei colleghi del circuito, anche una considerazione importante per una eventuale convocazione in Coppa Davis: il Capitano Corrado Barazzutti, infatti, potrà schierarlo titolare nei prossimi appuntamenti avvalendosi di una soluzione estremamente valida per tutta la formazione, in singolare e in doppio, al fianco dell’attuale numero 1 del tennis italiano, Fabio Fognini.

L’augurio del mondo del tennis è che, per Cecchinato, questa cavalcata di vittorie al Roland Garros, possa rappresentare l’inizio e la continuazione di una nuova carriera, all’insegna del successo. Che è poi la parola chiave di cui tutto il tennis italiano ha bisogno.

Federico Bazan © produzione riservata

Marco Cecchinato da sogno a realtà: il tennista palermitano è in semifinale al Roland Garros

Adriano Panatta vince il RG 1976Non accadeva dal 1978 che un tennista italiano arrivasse in semifinale al Roland Garros: l’ultimo a riuscirci fu Corrado Barazzutti. Mentre, a vincerlo, vi furono solamente Nicola Pietrangeli nel 1959 e 1960 e Adriano Panatta nel 1976.
Oggi, in un’epoca successiva a Pietrangeli, Panatta e Barazzutti, esce fuori il nome di Marco Cecchinato, che, a distanza di 40 anni dal traguardo raggiunto proprio da Barazzutti, torna a far rivivere momenti toccanti al movimento del tennis italiano e a tutti i suoi appassionati, entrando nel tabellone principale del Roland Garros e spingendosi avanti, lungo tutto l’arco del torneo, con grande personalità.
Una personalità che nasce probabilmente dalla maturità, raggiunta dal tennista azzurro, sotto diversi punti di vista: prima di tutto mentale, per quanto riguarda la gestione delle situazioni delicate durante il match e l’importanza dei punti chiave: Cecchinato, in un evento di grande portata come uno Slam, non ha avuto “il braccino” quando c’era da servire per il match, ma ha spesso tirato fuori il meglio di sé andando a conquistarsi la vittoria contro dei top players che non hanno “tenuto botta” al suo gioco; ma anche una maturità tecnico-tattica: si è visto un Cecchinato in fiducia con tutti i fondamentali e, contrariamente a quanto si vedeva qualche anno fa, un rovescio nettamente più efficace, tanto da sentire sicuro il vincente lungo linea con questo colpo. Sappiamo, probabilmente, che il dritto e il servizio sono i colpi che fanno da padrone nel tennis del palermitano, se guardassimo i punti diretti ottenuti dal tennista azzurro nell’arco del torneo; ma il rovescio non si è dimostrato da meno.
Inoltre, Cecchinato, può vantare “un piano b” nel suo bagaglio: gli abbiamo visto giocare spesso delle palle corte vincenti o soluzioni alternative alle accelerazioni da fondo campo come i colpi stretti e gli schiaffi di dritto al volo. Lo ha dimostrato soprattutto nel quarto di finale contro Novak Djokovic, dove Cecchinato è venuto spesso avanti a prendersi il punto.

Dal punto di vista dei risultati ottenuti, Cecchinato ha realizzato, in un solo anno, quello che potremmo definire “un passo da gigante”: partiva dal circuito Challenger fino al 2017, per poi allenarsi duramente e diventare, sulla scena internazionale, uno dei primi 50 giocatori al mondo e, probabilmente, con il livello di tennis che sta esprimendo attualmente, uno dei più temibili sulla terra battuta. Il palermitano, infatti, nel solo 2018, ha vinto il suo primo torneo ATP 250 a Budapest, liquidando, tra gli altri, in semifinale, il connazionale e idolo di infanzia, Andreas Seppi; ha ottenuto una vittoria abbastanza significativa contro Fabio Fognini al primo turno del 250 di Monaco di Baviera; ha fatto partita alla pari, agli Internazionali d’Italia, contro la testa di serie numero 9 del torneo David Goffin, pur perdendo in tre set.
Ma la grande rivelazione arriva proprio al Roland Garros, tra lo stupore generale del pubblico: Cecchinato vince una partita complicatissima contro Marius Copil, da 2 set sotto di svantaggio; supera l’argentino Marco Trungelliti al secondo turno; liquida successivamente Pablo Carreño Busta (numero 11 del mondo e testa di serie numero 10 del torneo); si riprende lo scalpo di David Goffin dopo la sconfitta a Roma (numero 9 del mondo e testa di serie numero 8 del torneo); e, ai quarti di finale, ha la meglio sull’ex numero 1 del mondo Novak Djokovic, vincitore del Roland Garros nel 2016.
Risultati, figli del fatto che, oltre a Fabio Fognini, il tennis italiano sta aprendo le porte ad un nuovo protagonista molto interessante, anche in ottica Coppa Davis. 

Marco Cecchinato vince i quarti al RG
La favola per il tennista palermitano continua. Troverà Dominic Thiem in semifinale. Gli appassionati del tennis italiano e tutto il movimento sperano in un’altra grande impresa, firmata Marco Cecchinato. Sognare non costa, ma se l’attuale numero due del tennis italiano ha liquidato con pieno merito tre dei top players presenti in tabellone, vuol dire che potrà farlo anche con i prossimi due, Rafael Nadal permettendo.

Fonti:
statistiche di Panatta nel ranking history
foto di Cecchinato del Coni

Federico Bazan © produzione riservata

Le pagelle dei tennisti italiani agli Internazionali Bnl d’Italia 2018

internazionali tennis


Tennis maschile, i nomi che hanno raggiunto i risultati migliori nel torneo:

Fabio Fognini: al primo turno impartisce una lezione di tennis gratis a Gaël Monfils per 6-3, 6-1; infiamma il Centrale due giorni dopo liquidando il numero otto del mondo Dominic Thiem, testa di serie numero sei del torneo capitolino, considerato attualmente tra i migliori tennisti sul rosso; batte per la prima volta in carriera Peter Gojowczyk, tennista tedesco, numero 64 del mondo, ma avversario ostico da affrontare sulla terra battuta; arriva ai quarti di finale dove perde dal vincitore del torneo, Rafael Nadal, strappandogli il primo set.
Ha il tennis adatto per battere i primi dieci del mondo: lo dimostra contro Thiem ed è l’unico, insieme a Zverev, a vincere un set a Nadal in tutto il torneo.
Gli manca qualcosa nella gestione della gara che gli consenta di entrare in top ten, dei miglioramenti in termini di tenuta mentale che possano dargli un voto di 10 su 10.
Voto: 9.5

Marco Cecchinato: vince il torneo di Budapest battendo in semifinale Andreas Seppi. A Monaco ha la meglio sul numero uno del tennis italiano, Fabio Fognini. Arriva a Roma liquidando al primo turno Pablo Cuevas, terraiolo puro, ex top 20. Strappa il primo set a David Goffin, numero nove del mondo, pur perdendo alla distanza. Solido da fondo campo. Più maturo nella gestione della partita. Concede poco ai suoi avversari.
Voto: 8.5

Matteo Berrettini: batte in due set quella che avrebbe dovuto essere una delle promesse del tennis statunitense, Frances Tiafoe; nel turno successivo, gioca alla pari con Alexander Zverev per tutto il primo set, deciso su pochi punti e conclusosi per 7-5 in favore del vincitore degli Internazionali dello scorso anno.
Durante il match contro il tedesco, rischia di farsi seriamente male alla caviglia. Cade ma si rialza e continua a giocare con onore. Riceve i complimenti a fine partita da parte dello stesso Zverev che afferma come Berrettini sia un giocatore in crescita.
Premiato per la grinta e i miglioramenti tecnici, grazie anche al lavoro svolto con il suo coach Vincenzo Santopadre.
Voto: 8

Filippo Baldi: si fa notare agli Internazionali lottando e battendo al terzo set Marton Fucsovics e Guillermo García López, rispettivamente teste di serie numero sei e numero dieci del girone di qualificazioni. Entra per la prima volta nel tabellone principale. Lotta di nuovo al terzo parziale ma perde contro Nikoloz Basilashvili. Ha 22 anni, molto tempo per crescere e migliorarsi. I risultati ottenuti a Roma sono comunque di buon auspicio per l’avvenire.
Voto: 8


Tennis femminile, tanti i nomi delle partecipanti ma tutte fuori al primo turno o alle qualificazioni:

Roberta Vinci: il primo turno contro la serba Aleksandra Krunić è la sua ultima partita nel circuito WTA. Standing ovation al Pietrangeli solo per lei. Emozionanti le parole a fine match. Ma, come rendimento nell’ultima partita della carriera, non proprio esaltante. Vince il primo set giocando il suo tennis, fatto di back e discese a rete. Poi il vuoto. Tanti errori gratuiti, tanta fretta di chiudere. Nel terzo set, gioca a caso dando l’idea che sia già con la testa fuori dal tennis.
Il momento toccante dopo il match, malgrado la partita persa, la rivaluta nell’insieme per quel che riguarda la partecipazione al torneo.
Voto: 7

Francesca Schiavone: una delle tenniste più anziane del circuito. Trova al primo turno Dominika Cibulkova. Strappa alla slovacca il secondo set, ma non può nulla contro una giocatrice più giovane e con colpi più pesanti.
Raggiunge la sufficienza per la grinta e la voglia di continuare a giocare, malgrado l’età.
Voto: 6

Camila Giorgi: ad inizio anno, nel torneo di Sydney, aveva sconfitto nettamente delle top ten come Petra Kvitová, Sloane Stephens e Agnieszka Radwańska, in partite a senso unico, dominate dalla tennista italo-argentina. A Roma, vince il derby contro Deborah Chiesa ma perde, al secondo turno delle qualificazioni, in due set contro l’americana Danielle Collins, giocatrice in crescita da quest’anno, ma comunque alla portata della Giorgi, che può vantare una maggiore esperienza rispetto alla statunitense nel circuito WTA.
Le condizioni di gioco tra Sydney e Roma sono completamente diverse, ma qualcosa non torna nel tennis della Giorgi: belle vittorie contro giocatrici forti, alternate però a sconfitte piuttosto inaspettate.
Voto: 5

Sara Errani: fa il suo esordio al Pietrangeli contro Timea Babos. Nel secondo set, sul punteggio di 5-3, non riesce a portare l’avversaria al terzo. Si fa rimontare e perde in due set. Per quanto abbia vinto il torneo di doppio in passato con la Vinci, e sia arrivata in finale nell’ormai lontano 2014, quando esprimeva il suo più alto e probabilmente irripetibile livello di gioco – da un po’ di anni a questa parte esce sempre al primo turno, dando la sensazione che Roma non sia proprio il suo torneo.
Voto: 4

Federico Bazan © produzione riservata

 

Il ritiro commovente di Roberta Vinci: la tarantina lascia il tennis davanti ad uno stadio Pietrangeli gremito

Solo applausi e lacrime di commozione per il ritiro di Roberta Vinci nell’ultimo match della carriera, disputato volutamente dalla tennista di Taranto agli Internazionali Bnl d’Italia, davanti ad uno stadio Pietrangeli stracolmo di spettatori. La ex numero 7 del mondo comunica il ritiro ufficiale dal circuito WTA, al termine di una carriera strepitosa per una tennista del suo spessore e per tutto il movimento tennis italiano. La Vinci, infatti, verrà ricordata per le vittorie straordinarie in Fed Cup, competizione vinta in quattro occasioni dalla tarantina, in squadra con le migliori giocatrici italiane degli anni 2000: Francesca Schiavone, Flavia Pennetta e Sara Errani; per i tornei vinti in doppio con Sara Errani (di cui tutte le prove del Grande Slam) e per la finale indimenticabile raggiunta agli US Open 2015 contro Flavia Pennetta, ex collega del circuito, nonché amica e corregionale, dopo aver battuto, nel penultimo atto del torneo, la padrona di casa ed ex numero 1 del mondo Serena Williams.
Successi che tutti, più o meno, conoscono, di una ragazza cresciuta al Tennis Club Taranto e fortificatasi a metà tra il Tennis Club Parioli di Roma e il Country Time Club di Palermo, sotto la supervisione del suo storico coach Francesco Cinà.

3730927_RZZ_4407 Nel match di addio al tennis, giocato contro la tennista serba Aleksandra Krunić, la Vinci ha espresso il suo gioco gentile e garbato, quel tennis a cui ci ha sempre abituati e che mancherà a tutti gli appassionati: un rovescio in back delizioso, quasi impossibile da trovare in circolazione tra le giocatrici odierne; un gioco di volo e una padronanza nel tocco uniche, che solo la Vinci e poche altre elette vantano nel circuito WTA; una delle pochissime, se non la sola, ad andare serve and volley; insomma, un tennis di grazia, adattabile tanto al singolare, quanto al doppio. E i risultati ottenuti in carriera ne sono la prova.
Quel che mancherà di Roberta, oltre al lato meramente tecnico e professionale, è il lato umano, in particolare la sua spontaneità e la sua semplicità.
A fine match, il tributo del Pietrangeli, del suo angolo (familiari e parenti), del Presidente della Federazione Italiana Tennis Angelo Binaghi e di tutto il mondo del tennis, consapevoli della bontà di una giocatrice che ha portato tanto al tennis italiano e che finisce di scrivere in modo emozionante l’ultima pagina di una lunga carriera sportiva.

Fonti: foto de Il Messaggero di Rizzo/Toiati

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Fabio Fognini non finisce di stupire: il ligure vince in rimonta la finale dell’ATP 250 di San Paolo

Brasil OpenQuando Fabio Fognini, a Montecarlo, in un momento di frustrazione, si rivolse al suo angolo dicendogli: “io la faccia la metto sempre quando va male”, c’era un motivo; un motivo che spiega tutto l’emblema di un tennista dal talento straordinario, spesso caricato di aspettative ma puntualmente rimproverato per un comportamento considerato indolente. Fognini, pur avendo probabilmente esagerato nei modi e nei toni a prendersela con il suo team in quella circostanza, ha dimostrato più volte di poter vincere partite importanti in situazioni di gioco e di punteggio sfavorevoli. Il tennista ligure, infatti, vanta una statistica interessante che lo vede agguantare sei finali nei tornei ATP, di cui la metà vinte dopo aver perso il primo set; un dato indicativo del fatto che, quando la situazione è sembrata sfuggirgli di mano, il tennista ligure è riuscito comunque a trovare lo spunto vincente. E non si tratta solo di finali vinte in rimonta, ma anche di partite di ordinaria amministrazione. Pensiamo al Rio Open, dove Fognini si è imposto su Thomaz Bellucci per 6-7, 7-5, 6-2; su Tennys Sandgren per 4-6, 6-4, 7-6; su Aljaz Bedene per 6-7, 6-3, 6-1. O pensiamo a imprese ben più grandi come la vittoria in rimonta su Rafael Nadal agli US Open 2015, da due set sotto nel punteggio, o alle vittorie nette su Andy Murray, che non poté nulla né a Napoli né a Roma contro un Fognini magistrale: un insieme di prove di maturità per il tennista di Arma di Taggia che confermano le sue qualità, malgrado tutte le avversità del caso.

La finale del Brasil Open ha visto Fognini opposto al giovane tennista cileno Nicolás Jarry, classe ’95, prospetto interessante per il tennis sudamericano. Un giocatore in crescita, che ha estromesso nella tournèe sudamericana due ex top 20 come Pablo Cuevas e Albert Ramos Viñolas e che lo ha portato a disputare la sua prima finale di un torneo ATP.
Anche in questo caso Fognini era sotto di un set contro un giocatore che, stando alle differenze di classifica, non avrebbe dovuto impensierirlo più di tanto. E invece il giovane Jarry, per tutto il primo parziale, ha lasciato andare accelerazioni notevoli; ha servito prime palle di servizio molto angolate che non consentivano a Fognini di creare gioco. Il ligure, infatti, dava l’idea di non muoversi bene in campo e di accusare, durante il primo set, problemi di tempo sulla palla, dovuti probabilmente al posizionamento molto arretrato in risposta. Ma quando Jarry ha cominciato a perdere le misure del campo con le numerose accelerazioni forzate, Fognini ha innestato una marcia superiore, iniziando a carburare punto dopo punto, a riproporre il gioco variegato ed efficace che lo contraddistingue.

L’ex numero 13 del mondo si complica un po’ la vita ma si impone per 1-6, 6-1, 6-4. Torna nuovamente nella top 20, attestandosi temporaneamente alla posizione numero 19. Dedica, infine, durante la premiazione, la vittoria del torneo al capitano e difensore della ACF Fiorentina, Davide Astori, deceduto per un arresto cardiaco, tra sabato 3 e domenica 4 marzo.
Un Fognini, dunque, che ha dato una bella prova di maturità, dentro e fuori dal campo, e che continua a tenere alto il livello del tennis italiano.

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Il riscatto del tennis italiano

Il 2018 è iniziato con il botto per il movimento del tennis italiano, soprattutto nel maschile, con:

  • Fabio Fognini, che ha raggiunto le semifinali a Sydney, gli ottavi agli AustralianFabio Fognini Open e soprattutto ha portato tre punti preziosi all’Italia di Davis nella trasferta contro il Giappone, regalando, praticamente da solo, l’accesso ai quarti di finale alla formazione capitanata da Corrado Barazzutti. Giocando tre partite da titolare, di cui i due singolari contro Daniel e Sugita, vinti al quinto set, e il doppio in coppia con Bolelli, il tennista ligure ha speso un totale di dodici ore consecutive in campo. Un Fognini eroico, che si è caricato sulle spalle l’impresa di vincere tre partite, peraltro in una trasferta, all’apparenza semplice per l’assenza di Kei Nishikori, ma nei fatti molto complessa per il tennis insidioso che i giapponesi hanno messo in mostra e anche per delle condizioni di gioco non propriamente favorevoli agli azzurri. Merito che va anche a Simone Bolelli, dove nel doppio risulta ormai, per Barazzutti, una garanzia, in coppia con il tennista di Arma di Taggia. Fognini che, a seguito delle prestazioni di livello giocate nella tournée australiana, risale in cattedra alla posizione 22 della classifica, con buone possibilità, da qui ai prossimi mesi, di tornare nei primi 20 del mondo.
  • Andreas Seppi, che, malgrado la sconfitta in Coppa Davis contro Sugita, ha avuto un cammino simile a quello di Fognini agli Australian Open, dove si è fermato agli ottavi di finale contro la sorpresa dello Slam australiano, Kyle Edmund, semifinalista del torneo. L’altoatesino, che si trova particolarmente a suo agio con il primo Slam dell’anno, ha sempre raggiunto ottimi piazzamenti agli Open di Australia dove, come miglior risultato, vanta i sedicesimi di finale in quattro occasioni (2013, 2015, 2017 e 2018) e dove, tra l’altro, detiene l’unica vittoria contro Roger Federer (su un totale di 14 scontri diretti con lo svizzero).
  • Il giovane tennista azzurro Lorenzo Sonego, che compie l’exploit: il torinese, 22 anni, ha esordito per la prima volta nel circuito maggiore, superando le qualificazioni degli Australian Open (battendo, tra gli altri, Bernard Tomic, ex top 20) ed entrando nel tabellone principale dove ha liquidato Robin Haase (numero 36 del ranking ATP) prima di arrendersi al secondo turno a Richard Gasquet. Prestazione maiuscola e sorprendente di Sonego, che ha buoni margini davanti a sè.
    Con le vittorie di Sonego – e anche con quelle recenti di Matteo Berrettini nel tabellone di qualificazioni a Melbourne e di Stefano Travaglia nei tornei 250 su terra – il tennis italiano, nel maschile, esce rinvigorito in termini di ricambio generazionale, a seguito di annate tutt’altro che brillanti. Sonego (173 ATP), Berrettini (130 ATP) e Travaglia (133 ATP), con le recenti comparse nei tabelloni dei tornei più importanti, possono ambire, da qui ai prossimi mesi del 2018, a fare il loro ingresso nei primi 100 del mondo. Dovranno però mantenere l’intensità e il livello di gioco espressi a inizio stagione.

    Quanto al circuito femminile, è Camila Giorgi l’attuale trascinatrice del movimento del tennis italiano. La tennista italo argentina ha dato prova che, se serena ed in fiducia, può battere agevolmente anche le grandi giocatrici. Pensiamo alla cavalcata straordinaria nel torneo di Sydney dove ha liquidato nettamente la vincitrice degli US Open 2017, Sloane Stephens, concedendole le briciole, per 6-3, 6-0; ha sconfitto la due volte campionessa di Wimbledon, Petra  Kvitová, per 7-6, 6-2; ha dominato per 6-1, 6-2 Agnieszka Radwańska (ex numero 2 del mondo); per poi perdere in semifinale contro la vincitrice del torneo, Angelique Kerber, probabilmente più per stanchezza di partite accumulate nelle gambe, che per demeriti (Camila, infatti, provenendo dal girone di qualificazione del torneo di Sydney, ha giocato sette incontri consecutivi).

    camila giorgi

    La Giorgi ha quindi cambiato qualcosa in meglio del proprio tennis e anche della gestione delle partite. Non è un caso che i progressi svolti siano emersi grazie al lavoro fatto con Andrei Kozlov, nuova figura nell’angolo della giocatrice azzurra che, dal 2018, affianca il padre Sergio Giorgi nei tornei WTA per seguire Camila.
    I progressi della Giorgi, in termini di maturità delle scelte tecnico-tattiche e di gestione della gara, potrebbero derivare proprio dal contributo apportato dallo stesso Kozlov, allenatore che gestisce un’accademia di tennis con sede in Florida e che cura da vicino il gioco della marchigiana. Durante il torneo di Sydney, Camila, da fondo campo, pur giocando numerose accelerazioni, sbagliava meno del solito, tirava i suoi colpi abituali ma senza il bisogno di forzarli tutti; ha difatti messo in mostra delle trame di gioco più logiche e meno istintive, che l’hanno premiata. Vedremo se continuerà su questa scia inedita del suo gioco e del suo rendimento. In molti, tra gli appassionati, se lo augurano, anche perché la Giorgi ha ancora il tempo per bissare traguardi più grandi di quelli raggiunti fino adesso. Per farlo, sarà però necessario il sostegno di una figura di riferimento come può essere Kozlov, che la aiuti a darle fiducia e serenità.

    Facendo un’analisi più generica del tennis italiano al femminile, a parte la Giorgi, non vi sono all’orizzonte grandi promesse, o quantomeno giocatrici che, ad oggi, possano entrare nella top 100, considerando anche il fatto che l’attuale numero due del tennis femminile, in Italia, è Francesca Schiavone (che si trova più o meno stabilmente tra le 90 e le 100 del mondo e che ha comunque una certa età rispetto alle giovanissime) e, a seguire, lontano dalle prime 100, una Errani, vittima di un crollo netto nel rendimento dopo la vicenda doping, e una Vinci ormai sul viale del tramonto.
    La vera crisi a cui è andato incontro il movimento del tennis femminile in Italia si è aperta con il ritiro di Flavia Pennetta. Non è un caso se, da quel momento, la Errani e la Vinci siano sprofondate stagione dopo stagione, torneo dopo torneo. E il fatto curioso è che, sebbene la Schiavone, la Errani e la Vinci non riescano più ad agguantare i successi ottenuti all’epoca, rientrano comunque tra le prime quattro giocatrici del tennis italiano, dietro alla Giorgi, stando alla classifica FIT; questo è sintomatico del fatto di come le giovani tenniste azzurre, nate negli anni ’90, facciano davvero fatica ad emergere e di come, contrariamente al maschile, non si possa oggi parlare di un avvenuto ricambio generazionale del tennis femminile. Ne consegue, quindi, una squadra di Fed Cup non irresistibile, trascinata al momento dalla sola Giorgi e da una Errani che non può più contare sui doppi giocati in coppia con la Vinci, ormai ritiratasi dalla squadra di Fed Cup.
    Si sono dunque invertite le parti: se un tempo erano Pennetta, Schiavone, Errani e Vinci a tenere alto l’orgoglio della Federazione Italiana Tennis, ad oggi lo stanno difendendo Fognini, Seppi e i nuovi emergenti, insieme ad una Giorgi che fa vedere sprazzi di tennis da top player.

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Simone Bolelli, un tennista elegante

Tra i tennisti italiani ce n’è uno in particolare che spicca per l’eleganza del gesto tecnico: Simone Bolelli.

Simone Bolelli

                      La sbracciata di Bolelli con il rovescio ad una mano

Il bolognese gioca un tennis classico (dritto e rovescio ad una mano con impugnature non estreme), abbinato ad una fisicità notevole. Bolelli, infatti, serve delle prime palle di servizio a velocità considerevoli, oltre a giocare dei colpi da fondo campo tecnicamente molto consistenti e, al contempo, apprezzabili stilisticamente.
In questo video del match di secondo turno agli Australian Open 2015, tra il tennista di Budrio e Roger Federer, potete osservare tutti i pregi del bagaglio tecnico-tattico di Bolelli: quello che risalta più all’occhio del gioco di Simone, è senz’altro il rovescio ad una mano che consiste in una sbracciata giocata in top spin (vedi foto sopra) e, spesso, alternata al back, una soluzione che rende Bolelli particolarmente versatile alle circostanze. Ma i due fondamentali con cui il giocatore bolognese fa la differenza, sono il servizio, attraverso una prima palla piatta e veloce, e il diritto. Nel video possiamo vedere come il tennista di Budrio cerchi di conquistare più campo possibile spostandosi sul lato del rovescio per giocare il dritto a sventaglio, un’arma fondamentale del suo tennis, che gli consente di prendere il comando dello scambio, decidendo le traiettorie sulle diagonali.

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Il dritto con presa eastern di Bolelli conferisce una ottima spinta sulla palla sia sulla diagonale sia “a sventaglio”

Bolelli è inoltre un giocatore che mette a segno diversi vincenti a partita. Questo perché ha dei colpi particolarmente incisivi e perché conosce bene le strategie di gioco. Quando è il momento di tirare il colpo, non si tira indietro e questo lo rende un giocatore d’attacco non semplice da gestire per i classici baseliner (o più comunemente detti “rematori”).

Malgrado una classe non da poco, Bolelli non ha mai ottenuto risultati a livello ATP particolarmente esaltanti, a livello di singolare, ad eccezione di una finale nel lontano 2008 persa contro Fernando Gonzalez, nel torneo ATP 250 di Monaco di Baviera. Molto meglio, invece, nel doppio, dove ha vinto gli Australian Open 2015 in coppia con Fabio Fognini, bissando un traguardo storico per il tennis italiano dai tempi di Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola; si è inoltre imposto in una serie di partite di doppio arrivando in finale a Indian Wells, Monte Carlo e Shanghai sempre in coppia con Fognini; da ricordare anche le partite vinte in Coppa Davis, competizione a squadre nella quale non ha mai sfigurato.

Bolelli ha, in realtà, tutte la carte in regola per poter fare quel salto di qualità che lo porterebbe stabilmente tra i primi 50 del mondo. Il suo è un tennis brillante che purtroppo, a causa di numerosi infortuni, ha meritato troppo poco per quel che effettivamente valeva e vale. Ma per fare in modo che questo salto di qualità si realizzi, il bolognese avrà bisogno di maggiore fiducia nei propri mezzi, quella fiducia che distingue un buon giocatore da un campione.

Federico Bazan © produzione riservata