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Fabio Fognini non finisce di stupire: il ligure vince in rimonta la finale dell’ATP 250 di San Paolo

Brasil OpenQuando Fabio Fognini, a Montecarlo, in un momento di frustrazione, si rivolse al suo angolo dicendogli: “io la faccia la metto sempre quando va male”, c’era un motivo; un motivo che spiega tutto l’emblema di un tennista dal talento straordinario, spesso caricato di aspettative ma puntualmente rimproverato per un comportamento considerato indolente. Fognini, pur avendo probabilmente esagerato nei modi e nei toni a prendersela con il suo team in quella circostanza, ha dimostrato più volte di poter vincere partite importanti in situazioni di gioco e di punteggio sfavorevoli. Il tennista ligure, infatti, vanta una statistica interessante che lo vede agguantare sei finali nei tornei ATP, di cui la metà vinte dopo aver perso il primo set; un dato indicativo del fatto che, quando la situazione è sembrata sfuggirgli di mano, il tennista ligure è riuscito comunque a trovare lo spunto vincente. E non si tratta solo di finali vinte in rimonta, ma anche di partite di ordinaria amministrazione. Pensiamo al Rio Open, dove Fognini si è imposto su Thomaz Bellucci per 6-7, 7-5, 6-2; su Tennys Sandgren per 4-6, 6-4, 7-6; su Aljaz Bedene per 6-7, 6-3, 6-1. O pensiamo a imprese ben più grandi come la vittoria in rimonta su Rafael Nadal agli US Open 2015, da due set sotto nel punteggio, o alle vittorie nette su Andy Murray, che non poté nulla né a Napoli né a Roma contro un Fognini magistrale: un insieme di prove di maturità per il tennista di Arma di Taggia che confermano le sue qualità, malgrado tutte le avversità del caso.

La finale del Brasil Open ha visto Fognini opposto al giovane tennista cileno Nicolás Jarry, classe ’95, prospetto interessante per il tennis sudamericano. Un giocatore in crescita, che ha estromesso nella tournèe sudamericana due ex top 20 come Pablo Cuevas e Albert Ramos Viñolas e che lo ha portato a disputare la sua prima finale di un torneo ATP.
Anche in questo caso Fognini era sotto di un set contro un giocatore che, stando alle differenze di classifica, non avrebbe dovuto impensierirlo più di tanto. E invece il giovane Jarry, per tutto il primo parziale, ha lasciato andare accelerazioni notevoli; ha servito prime palle di servizio molto angolate che non consentivano a Fognini di creare gioco. Il ligure, infatti, dava l’idea di non muoversi bene in campo e di accusare, durante il primo set, problemi di tempo sulla palla, dovuti probabilmente al posizionamento molto arretrato in risposta. Ma quando Jarry ha cominciato a perdere le misure del campo con le numerose accelerazioni forzate, Fognini ha innestato una marcia superiore, iniziando a carburare punto dopo punto, a riproporre il gioco variegato ed efficace che lo contraddistingue.

L’ex numero 13 del mondo si complica un po’ la vita ma si impone per 1-6, 6-1, 6-4. Torna nuovamente nella top 20, attestandosi temporaneamente alla posizione numero 19. Dedica, infine, durante la premiazione, la vittoria del torneo al capitano e difensore della ACF Fiorentina, Davide Astori, deceduto per un arresto cardiaco, tra sabato 3 e domenica 4 marzo.
Un Fognini, dunque, che ha dato una bella prova di maturità, dentro e fuori dal campo, e che continua a tenere alto il livello del tennis italiano.

Federico Bazan © produzione riservata

Il riscatto del tennis italiano

Il 2018 è iniziato con il botto per il movimento del tennis italiano, soprattutto nel maschile, con:

  • Fabio Fognini, che ha raggiunto le semifinali a Sydney, gli ottavi agli AustralianFabio Fognini Open e soprattutto ha portato tre punti preziosi all’Italia di Davis nella trasferta contro il Giappone, regalando, praticamente da solo, l’accesso ai quarti di finale alla formazione capitanata da Corrado Barazzutti. Giocando tre partite da titolare, di cui i due singolari contro Daniel e Sugita, vinti al quinto set, e il doppio in coppia con Bolelli, il tennista ligure ha speso un totale di dodici ore consecutive in campo. Un Fognini eroico, che si è caricato sulle spalle l’impresa di vincere tre partite, peraltro in una trasferta, all’apparenza semplice per l’assenza di Kei Nishikori, ma nei fatti molto complessa per il tennis insidioso che i giapponesi hanno messo in mostra e anche per delle condizioni di gioco non propriamente favorevoli agli azzurri. Merito che va anche a Simone Bolelli, dove nel doppio risulta ormai, per Barazzutti, una garanzia, in coppia con il tennista di Arma di Taggia. Fognini che, a seguito delle prestazioni di livello giocate nella tournée australiana, risale in cattedra alla posizione 22 della classifica, con buone possibilità, da qui ai prossimi mesi, di tornare nei primi 20 del mondo.
  • Andreas Seppi, che, malgrado la sconfitta in Coppa Davis contro Sugita, ha avuto un cammino simile a quello di Fognini agli Australian Open, dove si è fermato agli ottavi di finale contro la sorpresa dello Slam australiano, Kyle Edmund, semifinalista del torneo. L’altoatesino, che si trova particolarmente a suo agio con il primo Slam dell’anno, ha sempre raggiunto ottimi piazzamenti agli Open di Australia dove, come miglior risultato, vanta i sedicesimi di finale in quattro occasioni (2013, 2015, 2017 e 2018) e dove, tra l’altro, detiene l’unica vittoria contro Roger Federer (su un totale di 14 scontri diretti con lo svizzero).
  • Il giovane tennista azzurro Lorenzo Sonego, che compie l’exploit: il torinese, 22 anni, ha esordito per la prima volta nel circuito maggiore, superando le qualificazioni degli Australian Open (battendo, tra gli altri, Bernard Tomic, ex top 20) ed entrando nel tabellone principale dove ha liquidato Robin Haase (numero 36 del ranking ATP) prima di arrendersi al secondo turno a Richard Gasquet. Prestazione maiuscola e sorprendente di Sonego, che ha buoni margini davanti a sè.
    Con le vittorie di Sonego – e anche con quelle recenti di Matteo Berrettini nel tabellone di qualificazioni a Melbourne e di Stefano Travaglia nei tornei 250 su terra – il tennis italiano, nel maschile, esce rinvigorito in termini di ricambio generazionale, a seguito di annate tutt’altro che brillanti. Sonego (173 ATP), Berrettini (130 ATP) e Travaglia (133 ATP), con le recenti comparse nei tabelloni dei tornei più importanti, possono ambire, da qui ai prossimi mesi del 2018, a fare il loro ingresso nei primi 100 del mondo. Dovranno però mantenere l’intensità e il livello di gioco espressi a inizio stagione.

    Quanto al circuito femminile, è Camila Giorgi l’attuale trascinatrice del movimento del tennis italiano. La tennista italo argentina ha dato prova che, se serena ed in fiducia, può battere agevolmente anche le grandi giocatrici. Pensiamo alla cavalcata straordinaria nel torneo di Sydney dove ha liquidato nettamente la vincitrice degli US Open 2017, Sloane Stephens, concedendole le briciole, per 6-3, 6-0; ha sconfitto la due volte campionessa di Wimbledon, Petra  Kvitová, per 7-6, 6-2; ha dominato per 6-1, 6-2 Agnieszka Radwańska (ex numero 2 del mondo); per poi perdere in semifinale contro la vincitrice del torneo, Angelique Kerber, probabilmente più per stanchezza di partite accumulate nelle gambe, che per demeriti (Camila, infatti, provenendo dal girone di qualificazione del torneo di Sydney, ha giocato sette incontri consecutivi).

    camila giorgi

    La Giorgi ha quindi cambiato qualcosa in meglio del proprio tennis e anche della gestione delle partite. Non è un caso che i progressi svolti siano emersi grazie al lavoro fatto con Andrei Kozlov, nuova figura nell’angolo della giocatrice azzurra che, dal 2018, affianca il padre Sergio Giorgi nei tornei WTA per seguire Camila.
    I progressi della Giorgi, in termini di maturità delle scelte tecnico-tattiche e di gestione della gara, potrebbero derivare proprio dal contributo apportato dallo stesso Kozlov, allenatore che gestisce un’accademia di tennis con sede in Florida e che cura da vicino il gioco della marchigiana. Durante il torneo di Sydney, Camila, da fondo campo, pur giocando numerose accelerazioni, sbagliava meno del solito, tirava i suoi colpi abituali ma senza il bisogno di forzarli tutti; ha difatti messo in mostra delle trame di gioco più logiche e meno istintive, che l’hanno premiata. Vedremo se continuerà su questa scia inedita del suo gioco e del suo rendimento. In molti, tra gli appassionati, se lo augurano, anche perché la Giorgi ha ancora il tempo per bissare traguardi più grandi di quelli raggiunti fino adesso. Per farlo, sarà però necessario il sostegno di una figura di riferimento come può essere Kozlov, che la aiuti a darle fiducia e serenità.

    Facendo un’analisi più generica del tennis italiano al femminile, a parte la Giorgi, non vi sono all’orizzonte grandi promesse, o quantomeno giocatrici che, ad oggi, possano entrare nella top 100, considerando anche il fatto che l’attuale numero due del tennis femminile, in Italia, è Francesca Schiavone (che si trova più o meno stabilmente tra le 90 e le 100 del mondo e che ha comunque una certa età rispetto alle giovanissime) e, a seguire, lontano dalle prime 100, una Errani, vittima di un crollo netto nel rendimento dopo la vicenda doping, e una Vinci ormai sul viale del tramonto.
    La vera crisi a cui è andato incontro il movimento del tennis femminile in Italia si è aperta con il ritiro di Flavia Pennetta. Non è un caso se, da quel momento, la Errani e la Vinci siano sprofondate stagione dopo stagione, torneo dopo torneo. E il fatto curioso è che, sebbene la Schiavone, la Errani e la Vinci non riescano più ad agguantare i successi ottenuti all’epoca, rientrano comunque tra le prime quattro giocatrici del tennis italiano, dietro alla Giorgi, stando alla classifica FIT; questo è sintomatico del fatto di come le giovani tenniste azzurre, nate negli anni ’90, facciano davvero fatica ad emergere e di come, contrariamente al maschile, non si possa oggi parlare di un avvenuto ricambio generazionale del tennis femminile. Ne consegue, quindi, una squadra di Fed Cup non irresistibile, trascinata al momento dalla sola Giorgi e da una Errani che non può più contare sui doppi giocati in coppia con la Vinci, ormai ritiratasi dalla squadra di Fed Cup.
    Si sono dunque invertite le parti: se un tempo erano Pennetta, Schiavone, Errani e Vinci a tenere alto l’orgoglio della Federazione Italiana Tennis, ad oggi lo stanno difendendo Fognini, Seppi e i nuovi emergenti, insieme ad una Giorgi che fa vedere sprazzi di tennis da top player.

Federico Bazan © produzione riservata

Simone Bolelli, un tennista elegante

Tra i tennisti italiani ce n’è uno in particolare che spicca per l’eleganza del gesto tecnico: Simone Bolelli.

Simone Bolelli

                      La sbracciata di Bolelli con il rovescio ad una mano

Il bolognese gioca un tennis classico (dritto e rovescio ad una mano con impugnature non estreme), abbinato ad una fisicità notevole. Bolelli, infatti, serve delle prime palle di servizio a velocità considerevoli, oltre a giocare dei colpi da fondo campo tecnicamente molto consistenti e, al contempo, apprezzabili stilisticamente.
In questo video del match di secondo turno agli Australian Open 2015, tra il tennista di Budrio e Roger Federer, potete osservare tutti i pregi del bagaglio tecnico-tattico di Bolelli: quello che risalta più all’occhio del gioco di Simone, è senz’altro il rovescio ad una mano che consiste in una sbracciata giocata in top spin (vedi foto sopra) e, spesso, alternata al back, una soluzione che rende Bolelli particolarmente versatile alle circostanze. Ma i due fondamentali con cui il giocatore bolognese fa la differenza, sono il servizio, attraverso una prima palla piatta e veloce, e il diritto. Nel video possiamo vedere come il tennista di Budrio cerchi di conquistare più campo possibile spostandosi sul lato del rovescio per giocare il dritto a sventaglio, un’arma fondamentale del suo tennis, che gli consente di prendere il comando dello scambio, decidendo le traiettorie sulle diagonali.

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Il dritto con presa eastern di Bolelli conferisce una ottima spinta sulla palla sia sulla diagonale sia “a sventaglio”

Bolelli è inoltre un giocatore che mette a segno diversi vincenti a partita. Questo perché ha dei colpi particolarmente incisivi e perché conosce bene le strategie di gioco. Quando è il momento di tirare il colpo, non si tira indietro e questo lo rende un giocatore d’attacco non semplice da gestire per i classici baseliner (o più comunemente detti “rematori”).

Malgrado una classe non da poco, Bolelli non ha mai ottenuto risultati a livello ATP particolarmente esaltanti, a livello di singolare, ad eccezione di una finale nel lontano 2008 persa contro Fernando Gonzalez, nel torneo ATP 250 di Monaco di Baviera. Molto meglio, invece, nel doppio, dove ha vinto gli Australian Open 2015 in coppia con Fabio Fognini, bissando un traguardo storico per il tennis italiano dai tempi di Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola; si è inoltre imposto in una serie di partite di doppio arrivando in finale a Indian Wells, Monte Carlo e Shanghai sempre in coppia con Fognini; da ricordare anche le partite vinte in Coppa Davis, competizione a squadre nella quale non ha mai sfigurato.

Bolelli ha, in realtà, tutte la carte in regola per poter fare quel salto di qualità che lo porterebbe stabilmente tra i primi 50 del mondo. Il suo è un tennis brillante che purtroppo, a causa di numerosi infortuni, ha meritato troppo poco per quel che effettivamente valeva e vale. Ma per fare in modo che questo salto di qualità si realizzi, il bolognese avrà bisogno di maggiore fiducia nei propri mezzi, quella fiducia che distingue un buon giocatore da un campione.

Federico Bazan © produzione riservata

Rischio squalifica per Sara Errani: la romagnola risulta positiva ad un controllo antidoping

Situazione delicata per la Federtennis: una delle giocatrici di punta del tennis italiano, Sara Errani, è stata trovata positiva all’arimidex, farmaco normalmente utilizzato per i casi di carcinoma mammario, il cui principio attivo è l’anastrozolo, uno stimolatore ormonale e metabolico o, in altri termini, un incentivo per l’atleta durante le prestazioni sportive. A rivelarlo, un test antidoping, dal quale emergerebbero alcune tracce della sostanza nelle urine della tennista romagnola.

Serena Williams vs Sara Errani -Internazionali BNL d'Italia 2014

La Federazione Italiana Tennis si trova dunque a dover fronteggiare un episodio con un epilogo amaro per una campionessa come la Errani che, ricordiamo, ha completato il Career Grande Slam in doppio, in coppia con Roberta Vinci, ha vinto 3 edizioni della Fed Cup e si è comportata più che discretamente anche nel singolare, dove ha comunque conquistato 9 titoli a livello WTA.
Qualcosa però è cambiato nel tennis della Errani, che ha perso gradualmente quella incisività della campionessa “fighter” di un tempo: la romagnola pare esser entrata in un vortice dal quale non è più riuscita a venirne fuori; un vortice in termini di risultati che l’hanno vista vincere l’ultimo torneo importante nel febbraio del 2016 e, da quel momento in poi, sprofondare nei tornei successivi, anche in condizioni di gioco relativamente favorevoli, se pensiamo, comunque, a molti primi turni persi sulla terra, sua superficie prediletta e contro avversarie non irresistibili (la Rodionova, la Haddad Maia e la Parmentier, solo per citarne alcune che hanno liquidato nettamente la romagnola quest’anno e che si trovano in alcuni casi fuori dalle prime 100).
Che le cose non andassero bene per “Sarita”, era evidente anche da diversi dettagli: continui problemi con il lancio di palla al servizio, errori inusuali da fondo campo per una regolarista del suo calibro, soluzioni alternative nelle corde della romagnola prevedibili e inefficaci contro le avversarie. La Errani, da ex top ten del circuito WTA, rischia, allo stato attuale, di uscire fuori dalle prime 100 e, se dovesse essere squalificata, potrebbe pagare un prezzo ancora più salato.

La speranza è che ci sia un possibile errore nelle analisi e che quindi la Errani possa essere scagionata da questa pesante accusa. Di contro, se così non fosse, auspichiamo che il movimento del tennis italiano stia vicino alla Errani in questo periodo delicato e che le sia di supporto per il proseguo della carriera professionistica.

L’augurio da parte del mondo del tennis è che torni, se non a splendere, quantomeno a riaccendersi lo spirito combattivo di una stella del tennis italiano che in passato ha regalato al nostro sport grandissimi successi.

Fonti (relative al doping e al principio attivo): Corriere della Sera

Federico Bazan © produzione riservata

Fabio Fognini e quei colpi da primi 10 del mondo

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Si parla spesso di come l’attuale numero 1 del tennis italiano, Fabio Fognini, possa valere una classifica tra i primi 10 giocatori del mondo, per l’immenso talento e i progressi raggiunti nel corso degli anni. Sono supposizioni fondate se consideriamo che Fognini è il primo tennista italiano, solo dopo Adriano Panatta, a vantare un bilancio di almeno 3 vittorie a livello ATP contro due top ten: contro Rafael Nadal, battuto al terzo turno agli Us Open, nella semifinale del torneo di Rio e agli ottavi del torneo di Barcellona (2015); contro Andy Murray, liquidato nettamente dal ligure, con un doppio 6-2 all’allora Masters Series del Canada (2007, quando entrambi avevano 20 anni), nei quarti di finale di Coppa Davis a Napoli (2014) e al secondo turno degli Internazionali di Roma (2017). Curioso notare come Fognini, le tre volte che ha battuto Murray, non gli abbia mai concesso nemmeno un set.

Non ci sono solo le statistiche a confermare il fatto che Fognini possa realmente ambire a grandi traguardi contro grandi campioni, non che lo abbia già fatto… il tennista di Arma di Taggia dispone, infatti, di diverse frecce al proprio arco dal punto di vista tecnico-tattico che potrebbero portarlo ad essere stabilmente un top ten: il talento, inteso come l’insieme delle qualità innate del gioco di Fabio: di base Fognini è un artista della racchetta, il che vuol dire che ha un’inventiva e un repertorio di colpi molto vasto; la capacità di adattarsi al gioco dell’avversario: Fognini è in grado di spingere la palla quando attacca ma anche di contenere in fase difensiva le accelerazioni dell’avversario, grazie ad una grande mobilità negli spostamenti laterali e frontali (vi invito a cliccare sotto sul link “video di elogio” e guardare i punti contro Federico Delbonis, dove vedrete la velocità di gambe di Fognini); la no chalance nel portamento del colpo, il che rende Fognini un giocatore particolarmente duttile alle circostanze.
Non solo. Potremmo parlare della facilità con la quale il ligure accelera la palla, attraverso un’apertura breve, secca, veloce del diritto, quasi come se mascherasse le direzioni e di un rovescio bimane che va da solo nella sua naturalezza.
Tra le altre doti del tennista di Arma di Taggia vi è la sensibilità nel tocco: Fabio è un maestro delle palle corte e delle volèe stoppate.

In questo video di elogio al tennista ligure, abbiamo la dimostrazione di quanto appena descritto del gioco di Fognini.

Le qualità del numero 1 del tennis italiano non finiscono qui. Un’altra caratteristica importante di Fognini è l’intelligenza tattica. Guardate attentamente i punti dove Fabio comanda gli scambi. La logica di gioco nella conquista di un qualsiasi punto vinto dal ligure è corretta. Fa correre gli avversari per poi procurarsi il colpo a chiudere.

Se Fognini fosse stato un giocatore acerbo, immaturo, privo di testa, non sarebbe mai arrivato dove si trova attualmente, non sarebbe mai stato 13 del mondo, non avrebbe mai potuto battere Nadal e Murray. È altrettanto vero, però, che Fognini, per il tipo di gioco che ha, potrebbe fare molto meglio di chi invece, nel circuito ATP, ha dei limiti tecnici e mentali a causa dei quali non può emergere ai vertici. Il fattore che probabilmente fa la differenza a quei livelli sta nella testa, ovvero nella convinzione e nella capacità di sapersi gestire. Ma Fabio è così: lui è o prendere o lasciare.

Federico Bazan © produzione riservata

Bilancio del tennis italiano relativo alla stagione 2016

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Il tennis italiano, maschile e femminile, ha vissuto un 2016 in progressivo declino se si va ad analizzare nel merito quanto accaduto nei singoli tornei disputati, in termini di statistiche (vittorie / sconfitte), punti ottenuti, posizioni nel ranking e trofei vinti.
Il 2016 è stata una stagione positiva per il tennis femminile, solo in un primo momento, con le rispettive vittorie di Roberta Vinci a San Pietroburgo, Sara Errani a Dubai e Francesca Schiavone a Rio, arrivate tutte nel mese di febbraio. Da quel periodo di auge in poi, fino a fine stagione, se si esclude l’ottima cavalcata della Vinci agli Us Open (dove la tarantina ha raggiunto i quarti di finale perdendo dalla attuale numero 1 del mondo Angelique Kerber), le tenniste italiane non sono mai riuscite a trovare quella continuità nelle vittorie che hanno consentito loro, in passato, di superare sfide importanti.

Entrando nello specifico, Sara Errani che vanta come best ranking la sesta posizione, aveva cominciato l’anno da numero 20 del mondo e, in seguito al successo ottenuto nel torneo di Dubai, aveva raggiunto la posizione numero 16. Ha chiuso però la stagione da numero 49, perdendo così 33 posizioni e 1345 punti. Errani che nel 2016, a parte il torneo di Dubai, non ha mai superato il terzo turno in nessun’altra competizione, comprese le prove del Grande Slam.

Meno negativa è la situazione riguardante Roberta Vinci, che ha aperto la stagione da numero 15, raggiungendo come best ranking la posizione numero 7, in seguito al trionfo conseguito nel torneo di San Pietroburgo; la tarantina ha tuttavia chiuso l’anno da numero 18 del ranking. La Vinci ha quindi perso 11 posizioni rispetto al suo risultato annuale massimo e ha vanificato la conquista di 3550 punti (picco raggiunto dopo la vittoria di San Pietroburgo) perdendone, similmente alla Errani, 1340 nel computo finale.

Francesca Schiavone ha avuto un sussulto di orgoglio con la vittoria nel torneo di Rio e, sebbene sia rientrata nella top 100, bissando la posizione numero 88 del ranking da numero 114 di inizio anno, ha chiuso la stagione da 103, uscendo nuovamente fuori dalle prime cento giocatrici del mondo. Nota di merito a parte, invece, per quel che riguarda il punteggio: a gennaio 2016 la tennista milanese vantava 541 punti. Ha concluso la stagione con 642 punti all’attivo, guadagnandone così 101.

Discesa netta per quanto riguarda il rendimento di Camila Giorgi che da numero 35, ha concluso il 2016 alla posizione numero 82. La marchigiana ha perso 47 piazze e 556 punti. Giorgi che, a parte il torneo di Katowice dove ogni anno si esprime al meglio, non ha mai superato un terzo turno in tutta la stagione.

Stando dunque alle statistiche e ai dati di fatto emersi dai calcoli, il tennis femminile sta attraversando un momento buio, considerando, non in ultima istanza, il ritiro di Flavia Pennetta.

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Quanto al tennis maschile, sono da evidenziare gli sforzi profusi da parte di Paolo Lorenzi che è l’unico giocatore azzurro, tra i nomi più noti, che ha chiuso il 2016 con un bilancio positivo, nel ranking, nel punteggio e nei risultati. Il senese, infatti, da numero 68, ha concluso la stagione in bellezza piazzandosi alla posizione numero 40 e guadagnando 365 punti complessivi.

A parte Lorenzi, Fabio Fognini ha perso 28 posizioni ed, infatti, da 21 del mondo, è sceso a 49. Ha avuto sì delle prestazioni degne di nota, se pensiamo alla vittoria nel torneo ATP 250 di Umago e alla finale raggiunta nell’ATP 250 di Mosca, ma minimamente paragonabili al Fognini sensazionale del 2013.

Momento nero anche per Andreas Seppi che ha perso 58 piazze in classifica e 695 punti. Da numero 29 del ranking, l’altoatesino ha chiuso la stagione al numero 87, smarrendo quella solidità e continuità nel rendimento che lo hanno sempre distinto.

Infine, periodo particolarmente sfortunato per Simone Bolelli che ha giocato solo metà stagione per via di un infortunio che lo ha tenuto fuori dal mese di giugno ad oggi. Non giocando più, naturalmente, da numero 58, il tennista di Budrio è sprofondato alla posizione numero 464 del mondo.

Se si fa eccezione per Paolo Lorenzi e Francesca Schiavone che sono gli unici due tennisti, tra i nomi di spicco, a vantare un bilancio stagionale positivo in termini di punti, il movimento del tennis italiano avrebbe bisogno di una reazione generale, di una scossa che fin’ora non si è vista. Le nuove generazioni composte da Matteo Berrettini, Matteo Donati, Martina Trevisan, Jasmine Paolini stanno crescendo a poco a poco ma al tempo stesso stentano nel farsi notare nelle competizioni di maggiore prestigio. Se è vero che ogni cosa arriva a suo tempo, è altrettanto vero che, rispetto agli anni passati, il tennis italiano sta vivendo un periodo di stasi evidente.

Federico Bazan © produzione riservata