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Rischio squalifica per Sara Errani: la romagnola risulta positiva ad un controllo antidoping

Situazione delicata per la Federtennis: una delle giocatrici di punta del tennis italiano, Sara Errani, è stata trovata positiva all’arimidex, farmaco normalmente utilizzato per i casi di carcinoma mammario, il cui principio attivo è l’anastrozolo, uno stimolatore ormonale e metabolico o, in altri termini, un incentivo per l’atleta durante le prestazioni sportive. A rivelarlo, un test antidoping, dal quale emergerebbero alcune tracce della sostanza nelle urine della tennista romagnola.

Serena Williams vs Sara Errani -Internazionali BNL d'Italia 2014

La Federazione Italiana Tennis si trova dunque a dover fronteggiare un episodio con un epilogo amaro per una campionessa come la Errani che, ricordiamo, ha completato il Career Grande Slam in doppio, in coppia con Roberta Vinci, ha vinto 3 edizioni della Fed Cup e si è comportata più che discretamente anche nel singolare, dove ha comunque conquistato 9 titoli a livello WTA.
Qualcosa però è cambiato nel tennis della Errani, che ha perso gradualmente quella incisività della campionessa “fighter” di un tempo: la romagnola pare esser entrata in un vortice dal quale non è più riuscita a venirne fuori; un vortice in termini di risultati che l’hanno vista vincere l’ultimo torneo importante nel febbraio del 2016 e, da quel momento in poi, sprofondare nei tornei successivi, anche in condizioni di gioco relativamente favorevoli, se pensiamo, comunque, a molti primi turni persi sulla terra, sua superficie prediletta e contro avversarie non irresistibili (la Rodionova, la Haddad Maia e la Parmentier, solo per citarne alcune che hanno liquidato nettamente la romagnola quest’anno e che si trovano in alcuni casi fuori dalle prime 100).
Che le cose non andassero bene per “Sarita”, era evidente anche da diversi dettagli: continui problemi con il lancio di palla al servizio, errori inusuali da fondo campo per una regolarista del suo calibro, soluzioni alternative nelle corde della romagnola prevedibili e inefficaci contro le avversarie. La Errani, da ex top ten del circuito WTA, rischia, allo stato attuale, di uscire fuori dalle prime 100 e, se dovesse essere squalificata, potrebbe pagare un prezzo ancora più salato.

La speranza è che ci sia un possibile errore nelle analisi e che quindi la Errani possa essere scagionata da questa pesante accusa. Di contro, se così non fosse, auspichiamo che il movimento del tennis italiano stia vicino alla Errani in questo periodo delicato e che le sia di supporto per il proseguo della carriera professionistica.

L’augurio da parte del mondo del tennis è che torni, se non a splendere, quantomeno a riaccendersi lo spirito combattivo di una stella del tennis italiano che in passato ha regalato al nostro sport grandissimi successi.

Fonti (relative al doping e al principio attivo): Corriere della Sera

Federico Bazan © produzione riservata

Il ritiro a sorpresa di Ana Ivanovic dal circuito WTA

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La provenienza della tennista serba, Ana Ivanovic, contrariamente a quella della maggior parte delle giocatrici di alto livello, ha origine in un contesto geopolitico ed economico particolare, legato alla scissione della ex Jugoslavia in Serbia, Montenegro e Bosnia Erzegovina; scissione scoppiata in conflitti armati e conseguenti stragi civili ed urbane. La Ivanovic è infatti nata e cresciuta nella Belgrado degli anni ’90, in un clima incessante di bombardamenti, durante le guerre di secessione jugoslave tra Serbia e Bosnia Erzegovina, Stati separatisi per la conquista dell’indipendenza dalla ex Repubblica Socialista Federale Jugoslava. Anni difficili, come ha sottolineato la stessa tennista serba, a causa delle continue distruzioni e macerie, della mancanza di strutture adeguate alla pratica sportiva in quei territori ed ai pochi investimenti da parte delle Federazioni a garantire un supporto economico ai giovani talenti emergenti.
Quella della Ivanovic, dunque, è all’origine una storia travagliata, senza esclusione di retroscena, che si è poi magicamente convertita in una carriera di splendidi successi. La serba, seppur con non poche difficoltà legate all’infanzia vissuta, iniziò a giocare a tennis all’età di 5 anni seguendo le orme di Monica Seles, suo grande idolo tennistico, nei campetti da tennis della Belgrado di quegli anni. Da lì sarebbe uscito fuori tutto il carattere della Ivanovic che non passava mai inosservato nelle competizioni a livello junior. Già nel 2004, infatti, raggiunse la finale juniores di Wimbledon e cominciò a dare del filo da torcere alle grandi del circuito WTA. Pochi anni dopo, giunse l’apice della sua carriera: tre finali Slam raggiunte nel giro di due anni, di cui due perse e una vinta, all’età di 20 anni.
Nel 2007 la serba arrivò in finale per la prima volta al Roland Garros perdendo da Justine Henin e l’anno dopo, curiosamente, fece lo stesso riuscendo però a vincerla contro Dinara Safina e diventando così una delle più giovani numero 1 del circuito femminile.
Una carriera quella della Ivanovic, costellata dai tanti trionfi ma anche dagli innumerevoli infortuni e problemi emotivi che ne hanno precluso maggiori soddisfazioni a livello WTA. Soddisfazioni che comunque sono arrivate se oltre al Roland Garros, si contano anche le vittorie della Rogers Cup di Montréal, del torneo di Indian Wells, e le 17 partite vinte in Fed Cup, su un totale di 24 giocate.
Sotto il profilo tecnico, il tennis della Ivanovic risultava molto incisivo con i colpi da fondo campo: un dritto profondo, penetrante, giocato con una spinta eccellente del piattocorde sulla palla che rasentava spesso la rete e un rovescio arrotato, a tenere lo scambio. Non male anche con il gioco di fino: la serba giocava, a volte, pregevoli palle corte e back di rovescio velenosi che mandavano fuori palla le avversarie.
L’indole della Ivanovic era quella di un’attaccante pura ed, infatti, prediligeva il cemento, superficie sulla quale ha vinto di più per il tipo di gioco aggressivo; oltre a questo, sono da ricordare anche alcune grandi prestazioni, disputate e vinte dalla serba sulla terra battuta a Parigi, a Roma e a Stoccarda.

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Il ritiro di Ana Ivanovic pone fine dunque ad un altro capitolo del tennis femminile, in quanto, con il suo addio al tennis giocato, se ne va via un altro pezzo importante del circuito WTA, in grado di competere con decadi di giocatrici (dalla Hingis, alla Henin, passando per Williams, Sharapova, Wozniacki, arrivando a Halep e Bouchard). Un ritiro tutto sommato inaspettato se si pensa all’età di 29 anni della Ivanovic e all’eventuale possibilità di tornare ai vertici per le straordinarie qualità espresse negli anni. Ivanovic, però, a suo dire, è convinta di aver dato il massimo e di non poter più tornare ai livelli espressi negli anni migliori della sua carriera: 2007, 2008 e 2014.

Quello che probabilmente mancherà di più agli appassionati della tennista serba è la bellezza del suo gioco, del suo modo di stare in campo. Era infatti considerata una delle giocatrici più sensuali del circuito, gentile e sportiva anche con le sue colleghe.
La Ivanovic ha annunciato che, dopo il tennis, continuerà ad occuparsi della famiglia e delle sue attività principali: la moda, l’educazione ad uno stile di vita sano e l’aiuto verso i bambini bisognosi, in qualità di ambasciatrice dell’Unicef.

Federico Bazan © produzione riservata

Bufera sul caso Sharapova: trovati positivi al meldonium altri atleti dell’est Europa

Chi si sarebbe mai aspettato che un’atleta così attenta e meticolosa come Maria Sharapova risultasse positiva ai controlli antidoping? Ma soprattutto, è possibile che una professionista di quel livello, contornata da uno staff di esperti e sottoposta periodicamente a controlli di ogni tipo, non fosse a conoscenza degli effetti di un farmaco come il Meldonium?

Maria Sharapova

           L’amarezza nel volto della Sharapova durante la conferenza stampa

Tutti conosciamo la grande professionalità ed abnegazione che contraddistingue Maria Sharapova, una campionessa che ha segnato pagine importanti nella storia della WTA, vincitrice di 5 prove del Grande Slam, regina indiscussa della terra battuta, superficie sulla quale, ad oggi, vanta quasi l’84% di vittorie. Ultimamente, però, la giocatrice russa ha spiazzato il mondo del tennis, già in un primo momento, quando aveva affermato che avrebbe rilasciato pubblicamente alcune importanti dichiarazioni ed anche successivamente alla conferenza stampa, nella quale ha confessato delle verità tanto inaspettate quanto amare, ovvero la positività ai controlli antidoping e la totale disinformazione circa gli effetti della sostanza assunta.
La Sharapova, non solo avrebbe preso il farmaco per la durata di dieci anni, ma ha anche espressamente dichiarato di assumere mildronato per carenze di magnesio e per una storia di soggetti diabetici in famiglia.

Meldonium

Principi del Meldonium. Formula molecolare: C(6) H(14) N(2) O(2); nomi chimici: mildronato, meldonium, quaterin; uso clinico: trattamento delle restrizioni di afflusso di sangue ai tessuti, angina, infarto del miocardio e complicazioni cardiache croniche; uso per le prestazioni: incrementa l’afflusso di sangue ai tessuti muscolari, incentiva la resistenza e le capacità fisiche.

In realtà, il meldonium è un farmaco anti-ischemico, utilizzato principalmente per la prevenzione dell’angina pectoris e dell’infarto del miocardio. A parlarne sono gli esperti che sottolineano, oltre alle indicazioni, anche gli effetti del medicinale in soggetti sani: “Poiché favorisce la circolazione del sangue, in soggetti sani, il mildronato migliora le capacità di resistenza allo sforzo fisico, perché porta più ossigeno ai tessuti muscolari”. Inoltre, escludono che possa servire contro il diabete, salvo in uno stadio avanzato della malattia, tale da compromettere una corretta funzionalità cardiaca. Quando è usato per le patologie cardiache, il meldonium è comunque prescritto per, massimo e non oltre, le sei settimane.
Ma ci sarebbe dell’altro ad aggravare ulteriormente la posizione di difesa della Sharapova: anche altri atleti dell’est sarebbero stati trovati positivi al Meldonium. Tra questi la ranista Julija Efimova, le due medaglie d’argento della lotta greco-romana Evgeny Saleev e Sergei Semenov, le due specialiste degli 800 metri Ekaterina Poistogova e Marija Savinova e anche altri atleti.
Una domanda sorge spontanea. Tutti malati di diabete e con carenze di magnesio? Oppure, tutti volutamente alla ricerca della sostanza in questione? Non si può rispondere a queste domande con certezza ma, ciò che si può facilmente dedurre, è che il Meldonium, stando alle analisi degli esperti e alle valutazioni espresse dalla Wada (Agenzia mondiale antidoping), rappresenterebbe un incentivo notevole per le prestazioni dell’atleta.

A questo punto, la Sharapova sconterà una sanzione che va dagli 1 ai 4 anni di sospensione dall’attività, sebbene, c’è da sottolineare, come il farmaco sia entrato all’interno delle sostanze dopanti da gennaio 2016, il che potrebbe comportare una riduzione della pena nei confronti della siberiana la quale, in cuor suo, sa comunque di aver deluso i suoi fan.

Fonti:
http://www.focus.it/scienza/salute/meldonium-che-cose-e-perche-e-doping
http://www.sportsintegrityinitiative.com/

Federico Bazan © produzione riservata

 

 

Vinci, Errani e Schiavone fanno il tris

Difficile che capitino insieme ma, a volte, le prodezze sportive arrivano una dietro l’altra. Ebbene, l’Italia del tennis femminile porta a casa tre successi consecutivi firmati Roberta Vinci, Sara Errani e Francesca Schiavone, la triade vincente del tennis italiano che continua a far sognare ad occhi aperti gli appassionati. Prima il trionfo della Vinci a San Pietroburgo, torneo Premier, il decimo nella carriera della tarantina; poi la vittoria di Sara Errani a Dubai, altro Premier, nono sigillo per la romagnola. Infine il ritorno della leonessa d’Italia, Francesca Schiavone, che sorprende tutti a Rio De Janeiro conquistando il suo settimo titolo in carriera a distanza di tre anni dalla sua ultima apparizione in una finale di un torneo WTA.

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                Roberta Vinci con la coppa del torneo di San Pietroburgo

Alla vigilia, nessuno si sarebbe aspettato prestazioni così convincenti da parte delle tenniste azzurre: Roberta Vinci, dopo l’impresa gloriosa in quel di New York, ha recentemente annunciato che questa sarebbe stata la sua ultima annata da tennista professionista nel tour. La tarantina aveva infatti rilasciato, in alcune interviste, come il tennis stesse diventando per lei monotono, non più un divertimento. Sembrava che Roberta, dopo quel traguardo inedito conseguito sui campi di Flushing Meadows, avesse perso la voglia di continuare a competere ad alti livelli.
Vinci che, dopo l’affermazione nel torneo di San Pietroburgo, durante il giorno del suo 33esimo compleanno, ha visto due volte scalfito il numero 10 al computer: diventa per la prima volta top ten, piazzandosi proprio al decimo posto della race e, con la vittoria su Belinda Bencic nella finale del torneo russo, arriva a quota dieci titoli WTA.
La campionessa pugliese si è imposta su Belinda Bencic, giocatrice svizzera, giovane promessa per l’avvenire del tennis mondiale che, all’età di 18 anni, è già tra le prime dieci del mondo; in questo caso, tra la freschezza e l’esperienza, ha prevalso l’esperienza di Roberta Vinci che ha ostacolato efficacemente il gioco della Bencic con le sue variazioni e con una grande resa al servizio. Gioco della Vinci che risulta comunque fastidioso per le giocatrici cui piace giocare di ritmo e in modo monotematico. La Bencic ha dimostrato un talento da vendere anche se è ancora troppo acerba per competere con tenniste esperte del calibro della Vinci che sanno variare il ritmo degli scambi e conoscono soluzioni tattiche diverse dalle tante giocatrici odierne, impostate su potenza, spinta e fisicità.

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                   Sara Errani bacia il trofeo del torneo Premier di Dubai

Analogamente, Sara Errani, storica compagna di doppio della Vinci, che ha vissuto un inizio di 2016 non particolarmente brillante, ha dichiarato come facesse fatica a gestire la tensione; fatto piuttosto paradossale se pensiamo con quanta autorevolezza abbia liquidato le sue avversarie nel corso del torneo di Dubai (tra l’altro il primo torneo Premier vinto dalla Errani su cemento indoor). Errani che continua comunque ad impreziosire il pubblico con le sue giocate, malgrado le difficoltà patite nell’ultimo periodo.

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La gioia di Francesca Schiavone dopo tre anni dalla sua ultima vittoria in una finale WTA

Stavolta è però Francesca Schiavone la sorpresa più grande: la leonessa d’Italia è tornata a ruggire sulla terra battuta dopo tre anni dalla sua ultima finale disputata. Quasi non se ne sentiva più parlare di una giocatrice che comunque, ricordiamo, ha vinto il Roland Garros nel 2010 e l’anno dopo è arrivata in finale. Ebbene, la leonessa d’Italia ha tirato fuori la grinta da situazioni di svantaggio, come successo nella finale contro la giovane americana Shelby Rogers, giocatrice insidiosa, provvista di accelerazioni notevoli da fondo campo. La Schiavone era sotto nel punteggio ma ha poi trovato la chiave dell’incontro mettendo la Rogers nelle condizioni di subire l’impeto della milanese. Schiavone che, con grinta ed esperienza, ha prevalso su un’altra giocatrice promettente ma ancora piuttosto acerba. A fine incontro, la gioia incontenibile e la commozione di Francesca durante i ringraziamenti al pubblico. Una Schiavone che non si vedeva così entusiasta dai tempi del Roland Garros, forse anche più emozionata dell’ultimo successo sulla terra parigina del Philippe Chatrier.

Il tennis italiano, dunque, almeno in campo femminile, si riscatta dopo un esordio amaro in Fed Cup a Marsiglia e dimostra di poter ancora dominare gli scenari del panorama tennistico attuale. Mentre, nel frattempo, sono in attesa di conferme le nuove generazioni che vedono una Camila Giorgi in fase di stallo e una Martina Caregaro in lenta ascesa.

Federico Bazan © produzione riservata

 

Riflessione personale sulla finale Pennetta – Vinci agli Us. Open

Quando si dice che una finale è storica è perchè, probabilmente, non si ripeterà.
Che Roberta Vinci e Flavia Pennetta abbiano compiuto un’impresa all’apparenza impossibile, è noto a tutti, anche a chi non segue il tennis e non l’ha mai praticato.
Siamo italiani ed è giusto gioire di fronte ad una finale tutta azzurra, ad una Pennetta che vince uno Slam.
C’era qualcuno che la considerava, fino all’altro ieri, una giocatrice finita, vista l’età non più “freschissima” e gli ultimi successi nei tornei WTA piuttosto datati (il penultimo fu Indian Wells, nel marzo 2014). Flavia ha dimostrato di essere una campionessa con la C maiuscola giocando un tennis al limite della perfezione. Si è imposta su giocatrici top 10 ed ex top 10: Sam Stosur, Petra Kvitova e la numero 2 del mondo, Simona Halep, dominata dalla brindisina. Ha dato prova che le differenze di classifica e l’età, nel tennis femminile, non contano, che il sacrificio premia, che non è mai troppo tardi raggiungere sogni apparentemente irraggiungibili.

                                 Un abbraccio che vuole dire: “abbiamo vinto”

Da un lato la superlatività di Flavia, dall’altro il cuore di Roberta. Incredibile come, prima dell’inizio della finale, in tanti credevano che la tennista di Taranto non ce l’avrebbe mai fatta a battere la paladina del tennis a stelle e strisce. Certo, contro una Williams, numero 1 del mondo indiscussa, che gioca in casa e su una superficie sulla quale va a nozze, viene da pensare che l’ostacolo da superare sia difficile, il che, però, non vuol dire insormontabile… la Williams è pur sempre umana.
Ma il nodo centrale della questione è: perchè c’è sempre la presunzione di sapere come andrà una partita ancor prima che inizi e perchè sminuire Roberta Vinci considerandola già sconfitta quando è ancora presto per tirare le somme?
Basta aprire la Home di Facebook per leggere alcuni commenti nel pre-partita, probabilmente eliminati a risultati archiviati, nei quali la Vinci era considerata perdente.
Ma la soddisfazione più bella è come la tarantina sia riuscita a ribaltare totalmente queste aspettative distruttrici, a tenere vivo l’orgoglio di una Nazione come l’Italia, dove è davvero difficile apprezzare ciò che abbiamo e valorizzarlo per quello che è, dove la rassegnazione fa da padrone.
Purtroppo, il tifoso italiano medio, da questo punto di vista, conferma per l’ennesima volta di salire sul carro del vincitore. Prima dà la Vinci perdente, poi la riempie di elogi a conti fatti.

Come in tutte le cose, bisognerebbe tirare fuori anche gli aspetti positivi e non solo sviluppare un approccio critico in chiave negativa.
Il giorno dopo la finale, i telegiornali, i giornali e i programmi tv parlavano, in prima pagina o in apertura, solo di tennis. Piovevano elogi e tributi per le nostre due meravigliose atlete. Dopo un evento così importante, è cresciuta in maniera significativa anche la voglia di mettersi in gioco. Molte ragazze, probabilmente anche in virtù del risultato storico conseguito dalla Pennetta e dalla Vinci, si avvicinano con passione al tennis, magari seguendo come fonte d’ispirazione, proprio Flavia e Roberta, due grandi esempi per tutti noi italiani. Questo aspetto non può che giovare al mondo del tennis; una partecipazione maggiore di ragazze e ragazzi, incentiva lo sport con la racchetta.

Concludendo, mi piace pensare che in quella finale dove lo stadio di Flushing Meadows, solo per un giorno, si è colorato di azzurro ed è diventato pugliese, abbia vinto l’Italia, davanti al resto del mondo.
I trofei della finalista e della vincitrice rimarranno per sempre vivi; ciò che non si ripeterà è quell’abbraccio a fine match tra le due. Un abbraccio che simboleggia un traguardo raggiunto insieme, pur diviso da una rete.

Federico Bazan © produzione riservata

Sara Errani e Roberta Vinci mettono il punto esclamativo alla loro collaborazione in doppio

            Le Chichis terminano una collaborazione storica per il tennis italiano

Tanto improvvisa quanto inaspettata la decisione presa da Sara Errani e Roberta Vinci in merito alla separazione del famoso duo “Chichis”.

La coppia femminile più forte della storia del tennis italiano, formata dalla romagnola e dalla tarantina, si è rivelato per anni un connubio invulnerabile, un doppio così affiatato che spesso, visti i molteplici successi all’ordine del giorno da parte di entrambe, non faceva neanche più notizia un loro torneo vinto.
La Errani e la Vinci, infatti, oltre a detenere il primato in doppio e a vantare un saldo positivo negli scontri diretti con le avversarie, si sono imposte in tutti i tornei possibili e immaginabili, di livello International, Premier, Tier e Grande Slam.

Tra i sigilli più importanti ottenuti dalle Chichis ricordiamo 22 trofei a livello WTA, comprese tutte le edizioni del Grande Slam di cui una, gli Australian Open, vinta per due volte consecutive (2013 e 2014).
La romagnola e la tarantina sono rimaste in vetta al ranking, difendendolo in maniera egregia per più di due anni, a dimostrazione di quanti sacrifici abbiano speso sul campo e del grandissimo livello di determinazione impiegato in tutti i tornei, contro qualsiasi avversaria; dai colossi Williams, passando per Makarova e Vesnina, arrivando ad avversarie non meno modeste come Sania Mirza e Cara Black.

Entrambe, sui loro profili Facebook, hanno rilasciato un messaggio rivolto a tutti i fan:
“Ciao a tutti.
Dopo una splendida avventura durata tanti anni che ci ha portato al raggiungimento di grandi traguardi, vi scriviamo questo comunicato per informarvi della decisione che abbiamo preso di interrompere la nostra collaborazione in doppio.
Abbiamo investito moltissime energie, sia mentali che fisiche, per riuscire ad ottenere i risultati che abbiamo conquistato e di cui siamo molto orgogliose, per questo sentiamo la necessità di fermarci e tirare un po’ il fiato. Vogliamo entrambe intraprendere una nuova strada all’interno della nostra carriera personale per provare a raggiungere nuovi traguardi e a regalarvi nuove soddisfazioni.
Col sorriso sulle labbra e da numero 1 al mondo ci teniamo specialmente a ringraziare tutti i nostri tifosi e i nostri fans per averci sempre sostenuto, è stato un onore per noi rappresentare insieme il nostro Paese…”

Fa un effetto strano non poterle più vedere in campo, dopo anni di successi straordinari, con quella grinta, quella passione, quel trasporto che da sempre le hanno distinte.
Avrebbero potuto continuare a giocare insieme senza troppi patemi. Hanno deciso, tuttavia, da grandi professioniste quali sono, di dedicarsi al singolare dove, contrariamente al doppio, hanno brillato un po’ di meno.
Grandi professioniste perchè, anzichè limitarsi a vincere altri prize money in doppio da numero 1 del mondo, hanno optato per una scelta differente, andando in un certo senso contro il loro interesse.

Si sa, difatti, come nel singolare cambi tutto.
Mentre nel doppio, un giocatore compensa i limiti dell’altro, come si è verificato proprio nella coppia Errani – Vinci, nella quale la prima è più solida da fondo campo e la seconda è più brava a rete, nel singolare, le responsabilità ricadono tutte sulle proprie spalle.

Dedicarsi al singolare, il che vuol dire affrontare a muso aperto Serena Williams, Maria Sharapova, Petra Kvitova, Ana Ivanovic, Eugenie Bouchard, dopo anni di continue conferme in doppio e soprattutto da numero 1 del mondo, è segno di grande professionalità e rappresenta un’esame di maturità non indifferente da parte di entrambe.

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Kim Clijsters torna a giocare in una partita di esibizione

                                          La premiazione di Andrea Petkovic e il ritorno di Kim Clijsters

Era dal 2008 che il torneo Premier di Anversa non si giocava sul tappeto indoor dello Sportpaleis Merksem, palazzetto sportivo della piccola località delle Fiandre.
La penultima edizione disputata fu vinta da Justine Henin. L’ex campionessa belga si impose in finale con un doppio 6-3 sulla nostra Karin Knapp. Quattro anni prima, nel 2004, Kim Clijsters, connazionale della Henin, ebbe la meglio su un’altra tennista italiana, Silvia Farina.

L’ultimo atto del torneo di Anversa di quest’anno non ha mai smesso di stupire.
La Suarez Navarro, che ha giocato un torneo stellare, battendo la Giorgi in rimonta, sotto 6-1 nel primo set e la Niculescu in tre set lottati, ha rinunciato, proprio sul più bello, a scendere in campo per problemi fisici, dopo tutti gli sforzi prodotti e ripagati nel corso del torneo.
La cavalcata della giocatrice iberica è stata una sequenza di vittorie che l’ha vista imporsi sulla Giorgi, la Niculescu, la Schiavone e la Pliskova.
In finale la giocatrice di Las Palmas de Gran Canaria avrebbe dovuto affrontare Andrea Petkovic che proveniva da una striscia positiva di risultati in seguito ai successi sulla Cibulkova e la Zahlavova-Strycova, battute anche piuttosto nettamente dalla tedesca.

               La famiglia e il tennis: un binomio indelebile nella vita della Clijsters

A sostituire la Suarez Navarro, vista la sua impossibilità nel giocare, è scesa in campo, per la gioia del pubblico di casa, Kim Clijsters.
L’ex campionessa belga, nuova direttrice del torneo di Anversa, ha giocato contro la Petkovic in un incontro di esibizione. E c’è da dire che è sorprendente, non solo il risultato di 5 giochi a 3 in favore della Clijsters, dopo anni e anni che non disputava una partita nel circuito maggiore, ma soprattutto la qualità del suo gioco.

La Clijsters ha dato prova che le sue corde sono tutt’altro che arrugginite. Pur avendo messo su qualche chilo in più, la veterana del tennis belga ha realizzato dei recuperi in back in scivolata uguali a quelli dei tempi d’oro.
Malgrado la lontananza dal circuito, la belga non ha perso le misure del campo, la velocità dei colpi e l’elasticità negli spostamenti laterali. Tant’è vero che la stessa Petkovic, a fine gara, l’ha esortata scherzosamente ai microfoni di tornare a giocare, visto il grande livello di tennis espresso durante il match di esibizione.

La Clijsters si è sempre distinta per un tipo di gioco offensivo e difensivo al tempo stesso. Dotata di un dritto e di un rovescio penetranti, di un’intelligenza tattica notevole, di una capacità di accelerare la palla nei momenti chiave dello scambio dopo essersi lavorata ai fianchi la propria avversaria senza forzare, è anche capace di ricorrere a soluzioni differenti come il back in scivolata e la palla corta durante un palleggio serrato.

Per quel che riguarda il palmarès, si potrebbe scrivere un libro sulla Clijsters.
Solo qualche numero: 4 tornei del Grande Slam in singolare, 2 in doppio e 41 trofei complessivi (incluse le prove del Grande Slam).

Nell’ultima parte della carriera la Clijsters si è dedicata maggiormente alla famiglia, mettendo in secondo piano il tennis. Molti pensavano che avrebbe potuto continuare a giocare, a vincere.
L’ex giocatrice belga non ha perso nulla di tutto ciò che aveva sul campo ma ha deciso di voltare pagina, probabilmente per sempre, sicuramente senza rimpianti.

Federico Bazan © produzione riservata