Esclusiva: intervista a Giorgio Galimberti, figura a 360 gradi nel mondo del tennis

Ex tennista professionista (best ranking 115 del mondo), commentatore televisivo su Sky Sport e SuperTennis, Titolare della Galimberti Tennis Academy, Testimonial di ASICS e sicuramente dimentico qualcosa. Sei una risorsa a tutto tondo nel mondo del tennis… ma partiamo dalle fondamenta.

– Com’è nata la tua passione per il tennis? A che età hai impugnato la prima racchetta?

– La passione per il tennis nasce da una tradizione di famiglia. Non a caso a Lissone, mio Paese di origine in provincia di Monza e Brianza, mio padre costruì un campo da tennis più di 50 anni fa, proprio per la passione legata a questo sport. Vien da sé che la racchetta la presi in mano da appena nato. Questo non vuol dire niente, perché ho due fratelli che, nonostante anche loro avessero il campo in casa, non sono diventati giocatori professionisti; però il contesto nel quale mi sono trovato mi ha sicuramente aiutato e indotto a giocare a tennis con regolarità.


– Il tennis è uno sport con classifiche specifiche in base al livello di gioco dei tennisti e prevede un calendario annuale di eventi come i tornei e i campionati a squadre. Man mano che si cresce nella seconda categoria e ci si avvicina alla prima, si prendono dei punti per poter accedere ai tornei Futures e Challenger. A tal proposito, vorrei chiederti quali step hai seguito per diventare un tennista professionista e che cosa comporta il passaggio dal circuito Challenger al circuito ATP.

Ho seguito tutti i passaggi sin dall’attività giovanile: under 12 e under 14. Negli under 14 sono entrato nei primi 8, ho fatto i quarti di finale ai Campionati Italiani ma non ero parte della squadra di Coppa del Sol che erano i Mondiali under 14.
Ho iniziato a farmi vedere negli under 16 quando, in una trasferta americana in Florida, vinsi due tornei: Permbroke Pines e Porto Rico. Da lì tornai, sicuramente consapevole di un buon livello, e la Federazione mi prese nella Nazionale; quindi partecipai alla Winter Cup dove vincemmo in Germania, a Saarbrücken, e da quel momento iniziai a giocare molto bene a tennis. Negli under 16 io e Daniele Ceraudo eravamo i primi due d’Italia.
Poi ci fu l’anno dei 17, quando passai under 18. In quel periodo vivevo già a Cesenatico con la Nazionale dove c’era il Centro Tecnico Nazionale. Divenni numero uno d’Italia con un anno di anticipo, che fu il preludio poi all’annata del ’94, quando finii numero due del mondo giovanile facendo finale al Roland Garros, semifinale a Wimbledon e finale al Bonfiglio di Milano.
Il passaggio a Pro non è così semplice, in quanto presenta spesso delle insidie: l’esperienza e il doversi rialzare dalle sconfitte, quindi una grande resilienza, cosa che io penso di aver avuto molto, in quanto ho sofferto per due anni prima di iniziare ad avere dei buoni risultati anche a livello internazionale; nel ’98 feci le qualificazioni al Foro Italico, superandole e trovando poi al primo turno l’allora numero 7 del ranking, Alberto Berasategui, dal quale persi lottando. Superai anche le qualificazioni agli US Open, vinsi il primo turno e uscii al secondo per mano di Marcelo Rios in quattro set, il quale, a suo tempo, era numero 2 del mondo.


– Hai vestito la maglia di Coppa Davis dell’Italia per diversi anni. Quali sono i ricordi più belli legati all’aver giocato per il tuo Paese?

– La Coppa Davis per me rimane nel cuore: è un qualcosa che ti segna. Nel mio caso ha dei ricordi belli e meno belli. Tra i ricordi belli, la vittoria su Nadal e Lopez in doppio, molto sentita a livello emozionale da parte mia e da parte del pubblico. E poi ci sono anche le amare delusioni, come la sconfitta in Zimbabwe. Rimane il fatto che io mi sento molto patriottico e la Coppa Davis mi ha dato tante emozioni.
Fino a quest’anno ho fatto l’Assistant Coach di Corrado Barazzutti. Speravo di diventare Capitano di Coppa Davis, però è arrivato prima di me Filippo Volandri, un altro grande campione che potrà fare molto bene in panchina e al quale auguro il meglio.
Attenderò comunque una proposta da parte della Federazione per rimanere nella cerchia dei tecnici federali, o per dare il mio supporto alla stessa Nazionale di Coppa Davis con Volandri. In ogni caso, resto un uomo di Federazione, che ha riconoscenza nei confronti della FIT per quanto di buono ha fatto in questi anni e per quanto di buono continuerà a fare.

La squadra di Coppa Davis dell’Italia con Fognini, Bolelli, Sonego, Travaglia, Mager e lo staff tecnico composto da Corrado Barazzutti, Giorgio Galimberti e gli altri componenti del team


– E i successi più significativi della tua carriera?


I successi più significativi della mia carriera sono sicuramente la vittoria a Roma agli Internazionali BNL d’Italia contro Alex Corretja che, a suo tempo, era numero 9 del mondo e fu una bella impresa sul Pietrangeli, sentita tantissimo da me e dal pubblico. Ricordo che iniziai la partita con l’impianto che non aveva nemmeno la metà degli spettatori. Ma, dopo i primi 3 games, era gremito di persone e, in più, stavo anche vincendo. Vinsi in tre set una partita lottatissima e quello fu un grande risultato.
Un’altra partita molto bella fu a Amersfoort, ad Amsterdam, contro Martin Verkerk che nel 2003 fece finale al Roland Garros. Quando lo incontrai in torneo, lui era il tennista numero uno in Olanda, giocava in casa e aveva naturalmente tutto il pubblico dalla sua parte. Non avevo particolari aspettative in quella partita: giocai molto libero e vinsi contro il numero 14 del mondo in quella che, per me, fu una grandissima impresa ed emozione.


– Dopo il ritiro dal professionismo, ti sei cimentato nelle telecronache dei match su Sky Sport, occupandoti del commento tecnico durante gli incontri. Com’è avvenuto il passaggio dall’essere protagonista in campo al parlare di tennis in diretta? È stato immediato e naturale rivolgerti ad un pubblico di ascoltatori le prime volte che ti sei trovato in cabina di commento?

Nel 2007, Stefano Meloccaro di Sky mi propose di fare un test nella vecchia sede di Sky Sport. Andai durante il periodo dei tornei estivi di Cincinnati e Montreal, in notturna. Devo dire che, già dalla prima volta, mi divertii molto a fare le telecronache e mi sentii a mio agio, anche grazie alla capacità di Stefano Meloccaro che, a suo tempo, faceva ancora telecronaca. Adesso, invece, come sapete, lavora nello studio televisivo e si occupa di tutt’altro. Anche lui ha avuto una grande crescita professionale.
Cominciai con Sky dal 2007, fino al 2015. Poi, nel 2015, mi allontanai dalla televisione perché dovetti andare a Wimbledon, in quanto ero allenatore nello staff di Simone Bolelli e, quindi, sia lì che agli US Open ero impegnato con il giocatore.

Da quel momento presi una decisione, ovvero di rimanere soltanto con SuperTennis, canale 64 del digitale terrestre, per il quale cominciai a lavorare nel 2009, data del suo esordio. Ad oggi, sono ancora legato a SuperTennis tramite una collaborazione che va avanti da tanti anni e della quale sono molto fiero, perché è una emittente che mi ha dato tanto spazio, mi ha affidato la conduzione di Circolando e dello studio di continuità degli Internazionali BNL d’Italia, probabilmente il più grande palcoscenico tennistico del nostro Paese. La televisione mi piace molto e lì mi sento a mio agio.

Giorgio Galimberti, che è stato coach di Simone Bolelli nel 2015 a Wimbledon e agli US Open, segue il giocatore durante un allenamento


– In seguito all’esperienza a Sky, sei entrato a far parte del Cast di SuperTennis come commentatore tecnico ed opinionista. Tra le altre attività, hai condotto il programma “Circolando”, un itinerario che ti ha visto impegnato nei circoli sportivi di diverse regioni italiane. Cosa si scopre da una esperienza come la tua, fatta di viaggi e incontri con vari personaggi nel mondo del tennis?

L’esperienza di Circolando è stata basilare sotto tanti punti di vista, in particolare nell’offrirmi la possibilità di valutare i pro e i contro di qualsiasi aspetto a livello “Club”. Quanto appena detto, si spiega attraverso la mia attività: sto costruendo un centro a Cattolica abbastanza articolato che include campi da tennis, padel, palestra e un centro fisioterapico. E questo mio grandissimo investimento e impegno che ho preso, devo dire che trova anche molto conforto e supporto dalle esperienze fatte visitando tutti gli altri circoli, avendoli analizzati, avendo ascoltato i presidenti e gli addetti ai lavori. Di conseguenza, anche io, nella mia realtà imprenditoriale, ho fatto delle scelte che sono state influenzate da tutte queste conoscenze che ho avuto negli anni grazie a Circolando: avrò ormai visitato almeno 60-70 circoli tra i più belli d’Italia tra cui il Parioli, a Roma, il Bonacossa di Milano e La Stampa, a Torino. E da questi circoli ho cercato di trarre gli aspetti positivi, provando a riproporli nel mio Club. L’ho fatto sia con Circolando, sia girando per l’Europa e per il mondo, visitando i circoli negli eventi sportivi ai quali partecipo con i miei giocatori.


– Sei il Titolare della Galimberti Tennis Academy. Quali sono gli elementi fondamentali per far funzionare al meglio una Accademia di tennis?

– La mia struttura, che inizialmente si trovava a San Marino, si è spostata in Italia a Cattolica, città in provincia di Rimini. E sicuramente è stata una grande esperienza, un grande orgoglio perché da zero, in un centro che faceva poca attività agonistica, sono riuscito – grazie a una buona struttura, alle mie capacità e alle capacità dei miei collaboratori che sono aumentati anno dopo anno – a creare un grande appeal a livello nazionale ed internazionale. Abbiamo avuto giocatori dall’Ungheria, Ucraina, Francia e Australia, da molte parti del mondo; e questa è sicuramente una grande soddisfazione: l’Accademia è sempre in crescita ed è legata alla mia figura, alla mia persona. Non a caso, ora che ci siamo spostati a Cattolica, l’Accademia è esplosa ancor di più per la facilità del raggiungimento della location, per la bellezza di Cattolica, città turistica sul mare. E anche per la vicinanza e la fruibilità del centro da parte mia e dei miei collaboratori, elementi che ci consentono di avere una buona qualità della vita.
Credo che, di base, una Accademia di tennis sia fatta dalle persone, aldilà della struttura che può essere più o meno bella ma, in assenza di queste, anche il centro più bello al mondo si ridurrebbe al nulla, in quanto il contenitore viene dopo le persone. Credo che in questo momento io abbia preparatori atletici e allenatori dei quali mi posso fidare, preparati, appassionati, dei lavoratori instancabili che amano quello che fanno. Questo è il grandissimo segreto che, purtroppo, viene spesso lasciato da parte, vendendo fumo, vendendo soltanto quella che può essere considerata “la facciata” o, magari, il fatto che ci sia un grande giocatore che si allena in quel centro. Penso semplicemente che non si diventi forti guardando un giocatore che si allena, ma allenandosi.

Giorgio Galimberti con i suoi collaboratori e allievi alla Galimberti Tennis Academy di Cattolica


Parlando di abbigliamento tecnico sportivo, ASICS è un marchio di eccellenza per tanti sport, compreso il tennis. So che hai un rapporto speciale con questo brand. In cosa si distingue una scarpa ASICS da altre marche?

È dal 1994 che uso scarpe ASICS e penso, in tutti gli anni da professionista e post carriera, di non aver mai messo altro ai piedi se non ASICS. Io sono un fanatico di questa marca e non smetterò mai di dire che è la scelta migliore che un tennista possa fare, così come un runner. Lo stesso discorso vale per l’abbigliamento, per il quale ora ASICS ha scelto di produrre solo la prima linea, quindi materiale di qualità con prodotti tecnici di altissimo livello.


– E, per concludere, una domanda di attualità. Da un po’ di anni a questa parte il tennis italiano, soprattutto nel maschile, è riaffiorato con tanti nuovi talenti all’orizzonte. Abbiamo non pochi giocatori nei primi 100 del mondo: Berrettini, Fognini, Sinner, Sonego, Travaglia, Caruso, Mager, Cecchinato, Seppi. A cosa è dovuta questa crescita prorompente del movimento?

Il discorso è ciclico. L’Italia è una Nazione che tennisticamente è sempre stata all’avanguardia; ci sono stati anche dei periodi bui, come nei primi anni 2000, quando io, oltretutto, ne ho giovato per poter far parte della squadra di Coppa Davis. In una Nazione come l’Italia di oggi, il Galimberti dell’epoca non avrebbe posto in Coppa Davis, ma in quegli anni invece sì.
Negli ultimi tempi abbiamo un movimento in forte crescita. E credo che questo dipenda da un insieme di cose: un ottimo lavoro federale del settore tecnico; un ottimo lavoro delle accademie private che hanno tirato fuori tanti giocatori; la presenza di maestri competenti a livello nazionale. Io credo che l’Italia di oggi possa essere vista un po’ come la Spagna di qualche anno fa; un ambiente preparato di professionisti con competenze di altissimo livello. I maestri italiani, vent’anni fa, erano bistrattati. Tutti parlavano della Spagna: “Scappiamo in Spagna se vogliamo diventare forti”. Questo ora non avviene più perché abbiamo coach di livello nazionale e internazionale che seguono da vicino i giocatori. È ovvio che, con un bacino importante come le scuole tennis italiane, prima o poi qualcosa venga fuori.
In questo momento siamo forse la Nazione con più giocatori nei primi 100 del mondo o tra le migliori al mondo. Manca, forse, il top player nei primi 5. Nel momento in cui arriverà anche quello, credo che l’Italia non sarà seconda a nessuno o, se non altro, sarà tra le Nazioni leader di questo sport nei prossimi anni, tenendo conto anche dell’età giovane dei nostri giocatori.

Foto di: Giorgio Galimberti

Federico Bazan © produzione riservata

Esclusiva: intervista a Mauro Caruso, Maestro Nazionale e Fiduciario della FIT

– Giocatore, Maestro Nazionale e Fiduciario della FIT. Partiamo dalle origini: come ti sei avvicinato al tennis per la prima volta?

– Ormai parliamo di oltre 40 anni fa. All’età di 10 anni ricordo di aver sostituito un mio amico che giocava con il papà. In quella occasione impugnai la racchetta per la prima volta e riuscii a prendere sempre la palla. Da lì è nata una passione che coltivo ancora oggi e che cresce giorno dopo giorno.


– Giocando a tennis per tanti anni e classificandoti, hai deciso poi di diventare Istruttore. Quale percorso hai intrapreso per arrivare ad essere Maestro Nazionale?

– Avevo circa 16 anni quando Enrico Biancotto, uno dei miei Maestri che ricordo con tanto affetto e che purtroppo non c’è più, mi chiese di fare delle sostituzioni con i bimbi più piccoli. Cominciai così: mi sentivo a mio agio a fare il Maestro e, da lì a poco tempo, capii che sarebbe diventato il mio lavoro. Ormai è dal 1989 che svolgo quest’attività a tempo pieno e ogni giorno non è mai uguale all’altro.
Ho seguito tutto il percorso da Istruttore di primo e secondo grado, per poi diventare, nel 2001, Maestro Nazionale per la Federazione Italiana Tennis. Sono inoltre Professional PTR (acronimo di Professional Tennis Registry) da oltre 20 anni, una Associazione di insegnanti di tennis internazionale molto interessante e produttiva per noi Maestri. Dal 2015, sono Fiduciario per la Federazione Italiana Tennis.

La mia foto con il Maestro e Fiduciario della FIT, Mauro Caruso, al Forum Sport Center di Roma


– Che tipo di programmazione è necessaria per organizzare nel modo migliore le attività di una scuola tennis?

– La programmazione è molto importante per far crescere una scuola tennis; è un aspetto che meriterebbe un lungo discorso. Il nostro programma viene diviso in: annuale, con obiettivi generali che vengono condivisi anche con i genitori; mensile e settimanale, con obiettivi sempre più specifici. Gli allievi vengono suddivisi per fascia di età e capacità, in categorie denominate secondo il Sistema Italia: delfino, cerbiatto, coccodrillo e canguro.
Inoltre, la programmazione giornaliera di una scuola tennis si basa sul Game Based Approach, un metodo che prevede una situazione iniziale aperta, più tattica, seguita da una situazione chiusa più tecnica, dove si cerca di individualizzare l’allenamento per ogni allievo. L’ultima fase del Game Based Approach consiste in una nuova situazione aperta, dove vengono analizzate e migliorate eventuali problematiche sorte nell’allenamento. Infine, parte integrante della programmazione sono le amichevoli tra i circoli e tutte quelle attività promozionali che aiutano gli allievi a sviluppare un senso di appartenenza alla scuola tennis.

– Ci sono Maestri che investono sul proprio tennis senza però affacciarsi in altre realtà e venire a contatto con persone nuove. Rimangono nel proprio “orto”, consapevoli del fatto che conoscere altri Istruttori non sia indispensabile per la propria crescita professionale. Invece tu sei l’esempio di come un insegnante di tennis possa arricchirsi ed arricchire gli altri attraverso le pubbliche relazioni. Quanto ritieni sia importante rimanere in contatto con i Maestri e ampliare la rete di conoscenze?

– Direi che è fondamentale arricchirsi e aggiornarsi sempre, anche attraverso il continuo confronto con gli altri Maestri, qualora sia possibile. Ma anche gli stessi allievi possono insegnarci molto.
Il lavoro di squadra è importante: integra le capacità di ognuno, in modo da raggiungere obiettivi condivisi e permettere la crescita tennistica degli allievi. La sinergia tra i Maestri aiuta inoltre a risolvere problematiche e superare ostacoli che possono emergere nella quotidianità di una scuola tennis.


– Arriviamo al presente. Oltre a fare lezioni, gestire i corsi e la scuola tennis del Forum Sport Center, sei Fiduciario presso l’Istituto di Formazione Roberto Lombardi. In cosa consiste questa figura professionale?

– In Italia siamo 155 Fiduciari; ci chiamano “talent scout” perché cerchiamo i nuovi talenti tra gli under 8-9-10 che poi ogni anno partecipano alla Coppa delle Province, di cui Roma è campione nazionale in carica. Dobbiamo organizzare i raduni degli stessi under, chiamati Junior Club Italia, per i campioni di domani. Ci occupiamo del riconoscimento di tutte le scuole tennis e di promuovere i progetti federali, quali il FIT Junior Program e i Campionati Promo, sistemi volti a stimolare l’attività degli allievi non agonisti all’interno delle scuole tennis. Inoltre la FIT ha introdotto, in collaborazione con la FITeT e la FIPT, il progetto “Racchette in Classe” attraverso il quale promuoviamo la pratica del tennis nelle scuole elementari. Noi Fiduciari, in sostanza, siamo l’anello di congiunzione tra i Maestri, le Scuole Tennis e la Federazione Italiana Tennis.

– E, infine, i progetti da qui ai prossimi anni nel mondo del tennis. Sei alla ricerca di nuovi obiettivi?

– In questo momento così particolare l’attenzione è rivolta principalmente al benessere psicofisico. Dal punto di vista professionale mi auguro di prolungare la mia esperienza al Forum Sport Center, in modo da contribuire, insieme alla mia équipe, alla crescita tennistica dei sempre più numerosi allievi. Il mondo del tennis cresce ogni anno sempre di più e, per un Maestro come me, è importante far divertire e far avvicinare sempre più persone a questo bellissimo sport.

Federico Bazan © produzione riservata

Esclusiva: intervista a Stefano Palmieri, Maestro del Circolo delle Muse

La mia foto con il Maestro Stefano Palmieri al Circolo delle Muse di Roma


– La famiglia Palmieri ha dato tanto al tennis italiano. Una tradizione che ha inizio dagli anni ’30 con i trionfi di Giovanni Palmieri, uno dei primi tennisti italiani ad
aver vinto gli Internazionali d’Italia, il torneo di Monte Carlo e i Campionati Italiani Assoluti.  
Nel tunnel che porta allo stadio Pietrangeli, compaiono il suo nome e la sua foto nell’albo dei vincitori del torneo capitolino. Che ricordi hai di tuo nonno uomo e di tuo nonno tennista?

– Giovannino è entrato con prepotenza nella mia modesta carriera tennistica. Lo vedevo come un mito e per me era un vanto averlo come nonno. Era così elegante da sembrare un nobile, pur essendo di umili origini. Elegante dentro al campo, con il suo gioco, e fuori, con la sua personalità. Un campione d’altri tempi, fonte di ispirazione per figli, nipoti e generazioni a venire.
Se la mia vita fin da piccolo è stata costellata da racchette e palle, lo devo anche alla grande dedizione che mio nonno aveva per il tennis e che mi ha trasmesso con le sue partite indimenticabili.


– Dopo le imprese di Giovannino, la storia dei Palmieri è andata avanti con il contributo importante che tuo zio, Sergio Palmieri, ha dato e continua a dare oggi al tennis italiano. Ex tennista, da anni Direttore Tecnico degli Internazionali BNL d’Italia, ricopre un ruolo ai vertici della FIT e nell’organizzazione degli appuntamenti principali: torneo di Roma, Coppa Davis e Fed Cup.
La tua passione per il tennis è nata anche grazie a tuo zio? Quali valori ti ha insegnato? 

– La passione per il tennis è sbocciata grazie alla mia famiglia. Ogni parente ha giocato un ruolo fondamentale in questo sport: il nonno è stato il primo Palmieri di successo con la racchetta. Dopo Giovannino, è arrivato mio padre che, pur non essendo stato un tennista, era comunque un grande appassionato di tennis, volenteroso di continuare la nostra tradizione di famiglia: ricordo ancora quando mi accompagnava tutti i pomeriggi al circolo, dopo la scuola. Ma, tra tutti, chi ha contribuito maggiormente alla mia crescita tecnica è stato lo zio Lillo, un Maestro eccezionale, ormai da anni impegnato nel coordinamento del settore agonistico al Tennis Club Cagliari.
Mio zio Sergio, invece, ancor prima di entrare a far parte della Federazione, ha avuto una carriera tennistica di tutto rispetto. Ha giocato, in singolare e in doppio, con alcune leggende del passato tra cui Stan Smith, Roy Emerson e Rod Laver. Ha raggiunto piazzamenti come il secondo turno al Roland Garros e il terzo turno a Wimbledon nel doppio misto. Tra le sue vittorie più importanti, c’è quella contro Jaroslav Drobný, vincitore di tre tornei dello Slam.
Per arrivare alla tua domanda, lo zio Sergio è sempre stato un esempio per me, soprattutto per la grande professionalità che ha sempre avuto e che tutt’ora ha nel suo lavoro. 

– Giovanni era del 1906, Sergio è del 1945 mentre Stefano nasce nel 1958. Arriviamo quindi al protagonista dell’intervista, il terzo in ordine cronologico.
Prima di diventare Maestro, giocavi in serie C1. Hai girato diversi circoli di Roma: il Parioli, il Pisana, il Tennis Formello e, attualmente, le Muse. Quali sono state le esperienze che ti hanno formato, prima come giocatore e poi come Maestro?

– Ho giocato per molto tempo in C1 al Parioli e al Pisana, prima di diventare Maestro alle Muse. Come giocatore, le esperienze sono state tante: senza dubbio tutti i tornei fatti, i campionati a squadre e i vari circoli di Roma che ho girato e ai quali mi sono affezionato. Come Maestro, l’aver avuto tante persone diverse alle quali insegnare il tennis: dai bambini, passando per i ragazzi, fino agli adulti. Con ognuno di loro ho sempre cercato di esprimere le mie conoscenze stringendo, allo stesso tempo, un rapporto amichevole basato sul piacere di giocare a tennis.

– Dal 1992 lavori al Circolo delle Muse. Tra le ragazze e i ragazzi che hai seguito negli anni, ce n’è qualcuno che ha intrapreso la strada del professionismo? 

In tanti anni di insegnamento non ho avuto giocatori professionisti ma molti che ho fatto innamorare al tennis. Penso che la massima aspirazione per un Maestro sia quella di seguire una bambina o un ragazzo promettenti e condurli verso la strada del professionismo. Ma, spesso, è molto bello e gratificante anche solamente far divertire i propri allievi e farli appassionare al tennis. Con l’auspicio che non smettano mai di giocare.

– E, per concludere, i ricordi più belli che hai vissuto con tuo zio.

– Ce ne sono diversi. Se dovessi sceglierne uno, direi il Masters negli Stati Uniti nel 1985. Ricordo che andai insieme a mio zio e alcuni suoi amici tennisti. Vidi tanto bel tennis in un’epoca di grandi campioni: Connors, McEnroe, Edberg, Becker, Lendl, Wilander, Leconte e molti altri. Ebbi l’opportunità di conoscere più da vicino uno di questi, ovvero il mitico John McEnroe, in quanto Sergio era stato manager per un periodo della carriera dell’americano. Contrariamente a come veniva comunemente descritto per le sue arrabbiature e i suoi sfoghi, McEnroe era una persona molto simpatica e socievole al di fuori del campo. Indicativo del fatto che il tennis non sempre riveli interamente il carattere di una persona.
L’esperienza del Masters mi ha fatto scoprire un lato del tennis differente, ancora più avvincente, più entusiasmante. E da lì ho capito il perché mio zio sia partito da zero e arrivato dove è oggi. Perché ha coltivato una grandissima passione per questo sport e l’ha custodita nel tempo. Ancora oggi, superati i 70 anni di età, è una persona a cui piace viaggiare, conoscere nuovi stadi, guardare i tornei dal vivo ed entrare in contatto con i tennisti. 

Federico Bazan © produzione riservata

 

ASICS Solution Speed FF 2: la scarpa testata da David Goffin e Alex De Minaur

Descrizione:
La Solution Speed FF 2 è la novità progettata da ASICS per il 2021, una vera svolta che i produttori del brand hanno ideato con l’obiettivo di favorire il tennista su tutte le superfici di gioco. La nota azienda nipponica ha lanciato questa nuova linea di scarpe da tennis, caratterizzata da una tecnologia estremamente innovativa; testata a lungo presso l’ASICS Institute of Sport Science di Kobe, in Giappone, garantisce ai giocatori una spinta più veloce da fondo campo, privilegiando, al tempo stesso, la leggerezza e la flessibilità negli spostamenti.
Alcune novità, che distinguono la Solution Speed FF 2 da altre calzature, riguardano un miglioramento dell’intersuola, con il FLYTEFOAM e FLYTEFOAM PROPEL inseriti insieme per offrire un’ammortizzazione più delicata e leggera. La nuova tecnologia ASICS GRIP riduce gli scivolamenti in partenza, dando ai giocatori la sicurezza in qualsiasi situazione di gioco: a prescindere dal tipo di superficie, i tennisti non perderanno mai l’aderenza con il terreno.
Inoltre, ASICS ha esteso la sua tecnologia TWISTRUSS nella parte anteriore del piede, in modo da permettere ai giocatori di avere una maggiore spinta negli scatti brevi. Infatti, durante i test effettuati presso l’Institute of Sport Science di Kobe, le nuove Solution Speed FF si sono dimostrate più performanti di altre scarpe, sia sulle ripartenze da posizioni di attesa che sui repentini campi di direzione.
“Una delle cose più difficili per un tennista è quella di colpire frontalmente la palla riuscendo a coprire, al tempo stesso, più spazio possibile del campo,” ha dichiarato David Goffin, uno dei testimonial di ASICS, top player del ranking ATP. “Con le nuove Solution Speed FF 2, mi sento più leggero e veloce, cosa che non credevo sarebbe stata possibile dopo aver giocato con il modello precedente per così tanto tempo. Riesco anche a sentire un grip migliore sul terreno di gioco: non importa quanto io cambi direzione, so che le mie scarpe mi supporteranno”.

David Goffin: uno dei tennisti di punta del ranking ATP, è anche testimonial di ASICS, tra i primi ad aver testato le Solution Speed FF 2


Tra le altre dichiarazioni sulla qualità del prodotto, oltre alle parole dei tennisti professionisti che lo hanno già provato (in particolare David Goffin, Alex De Minaur e Jennifer Brady), non potevano mancare quelle del Senior Manager di ASICS Footwear, Rene Zandbergen, e del Lead Researcher di ASICS Footwear Function Development, Tatsuya Ishikawa.
Zandbergen ha dichiarato: “Per migliorare la Solution Speed, abbiamo parlato con diversi tennisti che giocano a tutto campo, e tutti ci hanno raccontato una cosa: la velocità dalla linea di fondo campo è la cosa più importante per il loro gioco, l’essere più rapidi dell’avversario e riuscire, al tempo stesso, a coprire tutto il campo. Per questo abbiamo deciso di rendere la nuova Solution Speed FF più leggera, veloce e flessibile.”
Ishikawa ha aggiunto: “La Solution Speed FF 2 è un prodotto che nasce da un’intensa attività di ricerca di ASICS all’interno della meccanica del tennis. Al contrario della corsa, che è principalmente fatta di movimenti lineari, il tennis è fatto di molti più movimenti dinamici: questo è il motivo per cui è così importante scegliere una scarpa da tennis appositamente creata per questo sport e per il proprio stile di gioco. Focalizzarci sulle meccaniche è il nostro lavoro e, con ogni nuovo prodotto, cerchiamo di raggiungere un livello ancora più alto.
Vendiamo scarpe da tennis dal 1952 e seguiamo da sempre l’evoluzione degli stili di gioco, diventati con gli anni sempre più fisici. Dai tennisti top fino ai giovani, ci siamo sempre impegnati a creare la migliore calzatura da tennis per aiutare i giocatori di tutti i livelli ad esprimersi al meglio, non farsi male e godersi lo sport che amano.”

Prezzo consigliato al pubblico: 150,00 €.

Caratteristiche tecniche:
Colore: ambra/bianco
Misure: dal 39 al 50
Peso: 350 gr.
Materiale: tomaia in poliuretano + tecnologie flytefoam, flytefoam propel, ASICS grip e twistruss
Suola: sistema AHAR (High Abrasion Resistant = Alta Resistenza all’Abrasione)

Vantaggi:
– Calzata confortevole:
Leggerezza, flessibilità e stabilità sono i tre elementi cardine della Solution Speed, grazie alla complessità dei nuovi inserti.

– Versatilità:
Scarpa All Court, adatta a tutte le superfici di gioco (terra, erba sintetica e ottima anche per il greenset).

Miglioramento della reattività in campo:
Le tecnologie ASICS GRIP e TWISTRUSS aiutano il tennista a beneficiare di una falcata più performante in campo, negli scatti laterali e in avanti.

Assorbimento degli urti:
La tecnologia FLYTEFOAM PROPEL consente al giocatore di attutire eventuali urti sulla tomaia e sulla suola della scarpa.

– Ammortizzamento:
Ammortizzazione con tecnologia flytefoam + ammortizzazione con tecnologia GEL™ nell’avampiede e nel tallone.

– Resistenza all’abrasione e all’usura:
Suola progettata con il sistema AHAR per una maggiore robustezza e durata nel tempo.

Valutazione personale:
Una scarpa che non ha eguali. Leggera, comoda, flessibile: ha tutte le caratteristiche che servono ad un tennista. Provandola in campo, mi sono reso conto della qualità della calzata, pienamente riscontrabile negli scatti brevi, laterali e in avanti verso la rete.
Su alcune palle corte degli avversari, ho pensato spesso di non poterci arrivare o, magari, arrivarci senza però organizzare una risposta efficace. Invece, le Solution Speed FF 2 mi hanno sorpreso per la loro consistenza: scattando verso la rete, non solo sono riuscito a recuperare le palle più corte, ma anche a trovare una buona stabilità dei piedi al momento dell’impatto. Con le Solution Speed ho la sensazione di muovermi con più leggerezza in campo e di arrivare meglio sulla palla: caratteristiche essenziali per un qualsiasi giocatore di tennis, amatoriale o agonista che sia. Allo stesso modo, un Maestro di tennis che porta la firma ASICS Solution Speed, non può che essere soddisfatto della qualità del prodotto. E io lo sono pienamente.

Voto soggettivo da 1 a 10:
Comodità (morbidezza dell’inserto e elasticità della calzata): 10
Qualità (protezione del piede e durata nel tempo): 10
Estetica (modello e colore): 8,5

Voto medio da 1 a 10:
10 + 10 + 8,5 / 3 = 9,5


Fonti della descrizione e delle foto: Comunicato ufficiale ASICS Europe

Federico Bazan © produzione riservata



ASICS Court FF Novak: la scarpa del numero 1 ATP Novak Djokovic

Descrizione:
La scarpa da tennis Court FF Novak dona al piede del tennista flessibilità, sostegno e protezione, grazie alla complessità degli inserti e al rivestimento interno di cui è composto il materiale. Questa versione della scarpa di Djokovic, appositamente progettata per il Masters 1000 di Indian Wells, presenta un’edizione limitata di colori.
Calibrata per potenziare l’ammortizzazione durante gli impatti, coniuga la tecnologia FLYTEFOAM con un’ammortizzazione basata sulla tecnologia GEL™ per favorire falcate adeguate e un comfort eccezionale.
Realizzato con una tecnologia TRUSSTIC SYSTEM, questo componente contribuisce a massimizzare il sostegno per affrontare con sicurezza i colpi impegnativi.
Dotata di protezione per le dita PGUARD, questa scarpa è anche integrata da una suola in AHAR che aumenta la resistenza del suo composto di gomma.
Dalla struttura flessibile e di grande sostegno, la scarpa COURT FF Novak è progettata per garantire al tennista una migliore funzionalità.
Prezzo consigliato al pubblico: 180,00 €.


Caratteristiche tecniche:
Colore: vari
Misure: dal 39 al 50
Peso: 400 gr.
Materiale: tecnologia flytefoam + tecnologia GEL
Suola: sistema AHAR (High Abrasion Resistant = Alta Resistenza all’Abrasione)

Vantaggi:
– Calzata confortevole e protettiva:
Morbidezza del materiale conferita dalla tecnologia GEL e dai vari inserti. Protezione delle dita PGUARD.

– Ammortizzamento:
Ammortizzazione con tecnologia flytefoam + ammortizzazione con tecnologia GEL nell’avampiede e nel tallone.

– Resistenza all’abrasione e all’usura:
Suola progettata con il sistema AHAR per una maggiore robustezza e durata nel tempo.


Valutazione personale:
Per un Maestro di tennis è fondamentale usare delle scarpe comode e adatte al proprio lavoro. Questa affermazione può sembrare un’ovvietà, ma non tutte le scarpe da tennis lo sono. Considerando che gli istruttori trascorrono buona parte della giornata in campo, il primo elemento che ricercano nell’abbigliamento tecnico sportivo è il comfort.
Qualora una scarpa procuri dei fastidi o, peggio, dei dolori al piede, potrebbe risentirne, oltre al Maestro nel muoversi in campo, anche la qualità dell’insegnamento. E perché la qualità dell’insegnamento? Per il fatto che un Maestro, affinché possa impiegare al meglio le proprie energie in una lezione di tennis, ha bisogno di libertà di movimento. E quella libertà di movimento, sia durante il gioco, sia durante gli spostamenti in campo, deve partire da una scarpa adeguata.
Lo stesso discorso, naturalmente, si applica anche al giocatore di tennis e alle sue prestazioni. Quante volte si sente parlare di disturbi del piede come la tallonite e la fascite plantare?
Frequentando, personalmente, diversi circoli sportivi, mi è capitato di sentire giocatori di quarta e terza categoria lamentare proprio questi problemi, a causa di scarpe troppo strette o rigide. Non avendo ancora messo ai piedi le Court FF Novak, non potevo suggerirgli di cambiare marca. Ma, oggi, dopo averle provate, posso dirgli: “Ragazzi, ho trovato la scarpa che fa per voi. ASICS un nome, una garanzia.”
Grazie all’ottimo rivestimento interno, le FF Novak donano una sensazione di comodità e una eccezionale protezione alla pianta del piede, consentendo ogni tipo di spostamento. Provate a guardare Novak Djokovic e a soffermarvi sui suoi movimenti nella ricerca della palla: è uno dei pochissimi tennisti al mondo (insieme all’altro brand ambassador di ASICS, Gaël Monfils), in grado di giocare colpi in recupero a gambe divaricate su qualsiasi superficie.
Che le scarpe portino la firma di Djokovic non è solo un’azione di marketing in quanto tale, ma è la testimonianza di come un professionista ATP abbia bisogno della scarpa giusta in tutte le situazioni di gioco possibili. E ASICS, anche questa volta, ha centrato in pieno le aspettative del tennista serbo e non solo.

Voto soggettivo da 1 a 10:
Comodità (morbidezza dell’inserto e elasticità della calzata): 9
Qualità (protezione del piede e durata nel tempo): 10
Estetica (modello e colore): 8,5

Voto medio da 1 a 10:
9 + 10 + 8,5 / 3 = 9,2

Federico Bazan © produzione riservata

Esclusiva: intervista a David Dente, Maestro Nazionale del Centro Sportivo Villa Flaminia

Il Maestro Nazionale David Dente del CS Villa Flaminia

– Qual è stato il percorso che hai seguito per diventare Maestro Nazionale?

– Ho giocato a tennis a livello agonistico fino ai 18 anni. Mio padre era iscritto in un circolo, dove mi capitava spesso di palleggiare con alcuni soci. Mi piaceva dare, ad ognuno di loro, dei consigli tecnici sui colpi; in quei momenti passati in campo, ricordo che nutrivo il desiderio di diventare, un giorno, Maestro di tennis.
Nel ’96 ho fatto il corso di Istruttore Regionale; superato l’esame di Istruttore, chi voleva, poteva accedere al corso di Maestro Nazionale. Ho continuato quel percorso conseguendo la qualifica di Maestro Nazionale e facendo i centri estivi a Pievepelago e a Sestola. Nel ’98 ho cominciato a lavorare al Centro Sportivo Villa Flaminia, affiancando, per un anno, l’ex Direttore della scuola tennis, Enrico Sellan, che avrebbe cambiato circolo da lì a breve. Dopo la sua uscita, ho preso in mano io la direzione della scuola
tennis.

– Sei il Direttore Tecnico del settore tennis all’interno del Centro Sportivo Villa Flaminia. Quali sono, dal tuo punto di vista, gli elementi necessari affinché una scuola tennis sia efficiente?

– Gli elementi affinché una scuola tennis funzioni sono diversi: prima di tutto, i Maestri devono essere riconosciuti dalla Federazione Italiana Tennis e seguire, negli anni, i vari corsi di aggiornamento per rimanere sempre informati sulle nuove direttive dell’Istituto Superiore di Formazione Roberto Lombardi.
É importante, poi, che ci sia uno spirito di collaborazione tra i colleghi del settore. I Maestri, che insegnano nella stessa scuola tennis, devono: rendersi disponibili per favorire una crescita umana e tecnica degli allievi attraverso l’utilizzo dei materiali didattici (palle orange, mid, racchette, cinesini, tubi, ecc.); agevolarne la raccolta delle palle al termine dei cesti; cooperare tempestivamente affinché i campi siano in perfette condizioni ad ogni cambio dell’ora.
Il dialogo tra i Maestri, tra l’altro, è utile per scegliere la suddivisione dei gruppi prima dell’inizio di una lezione e per proporre le modalità di esercizi in base all’età e al livello di gioco degli allievi.
Infine, una qualsiasi scuola tennis si fonda sulla struttura che il circolo mette a disposizione nella sua totalità: oltre ai campi da tennis, le palestre e gli spazi all’aperto per incentivare l’attività motoria dei ragazzi.

Da sinistra a destra della foto: Gabriele Argentieri (preparatore atletico), David Dente (Maestro Nazionale e Direttore Tecnico della scuola tennis), Francesco Felici (Istruttore di secondo grado) e Federico Bazan (Istruttore di primo grado)


– Che obiettivi hai riguardo alla crescita dei tuoi allievi?

– L’aspirazione principale, come penso valga per la maggior parte dei Maestri, è quella di far diventare gli allievi della scuola tennis dei piccoli giocatori, fornendo loro gli strumenti tecnici adeguati e i principi sani che lo sport insegna. Bisogna aggiungere che la crescita di una ragazza o di un ragazzo dipenda anche da altri fattori: una passione ininterrotta per il tennis, un allenamento costante negli anni, una famiglia alle spalle che supporti il bambino e che sia disposta ad accompagnarlo in giro nei vari tornei. Oltre alla qualità del Maestro, bisogna avere anche una buona dose di fortuna, in quanto non tutti i ragazzi che si allenano con criterio e con impegno riescono a raggiungere gli stessi traguardi.
Per quanto riguarda gli obiettivi, il Centro Sportivo Villa Flaminia si prefigge di far giocare e far divertire i bambini attraverso la pratica sportiva; noi dello staff ci impegniamo ad insegnare a tutti gli allievi una tecnica di gioco adatta a facilitare l’apprendimento del tennis, senza, allo stesso tempo, tralasciare l’aspetto ricreativo, sotto forma di gare, giochi a squadre, tornei e tutte le attività indette dal Comitato Regione Lazio.


Nell’immaginario collettivo, il Maestro di tennis è la figura professionale che trascorre la propria vita sui campi; chi non è del settore, potrebbe considerarlo un lavoro monotono. In realtà, un Maestro di tennis sperimenta esperienze nuove e stimolanti. I tuoi oltre 20 anni di lavoro lo possono testimoniare?

– Le esperienze che ho vissuto in campo con gli allievi sono state e sono, tutt’ora, sempre diverse e mai ripetitive. Questo perché ognuno di loro, presentando delle differenze di carattere e di approccio al tennis, dovrebbe ricevere, singolarmente, indicazioni mirate in base ai difetti tecnici che lo limitano nel raggiungimento di un determinato risultato. Quello che un Maestro può fare, è cercare di migliorarsi ogni volta a favore della crescita dell’allievo, adulto o bambino che sia.


– E infine ti chiedo di raccontare ai lettori de “Il Mondo del Tennis” alcuni dei ricordi più belli che la nostra professione ti ha regalato e che, tornando indietro negli anni, rivivresti con lo stesso entusiasmo.

– I ricordi belli sono tanti: come giocatore, sicuramente le trasferte dei campionati a squadre, l’amicizia che mi ha legato ai compagni di squadra, i tornei e le partite che ho giocato. Come Maestro, i bambini che ho avviato al tennis e che oggi, a distanza di anni, rivedo diventati grandi e che continuano a giocare. Ma anche tutti i colleghi di altri circoli che, ogni tanto, mi chiamano e mi dicono: “Maestro David, grazie per aver dato una buona impostazione tecnica ai ragazzi che alleno”. Queste sono solo alcune delle gioie che il tennis mi ha regalato.

Federico Bazan © produzione riservata

Esclusiva: intervista a Potito Starace, ex tennista ATP


– A che età hai iniziato a giocare a tennis? In quale circolo sportivo?

– Ho iniziato a giocare a tennis a 7 anni. La mia fortuna probabilmente è stata quella di avere un circolo sotto casa, il “Tennis Club Starace”, che mio nonno comprò negli anni ’60 e dove, inizialmente, c’erano solo due campi da tennis. Fino a quando avevo 6 anni davo i calci al pallone, ma già a 7 mi ero innamorato del tennis guardando giocare i ragazzi più grandi di me.
Con il passare del tempo, la struttura si è evoluta a tutti gli effetti; dopo la morte di mio nonno, il club è stato ribattezzato negli anni ’90 con il mio nome: “Circolo Tennis Potito Starace”. Abbiamo costruito altri campi da tennis, un campo da beach tennis, uno da padel e una piscina. Oggi, poiché sono a Roma, il circolo di Cervinara viene gestito da mio padre e da mio fratello. Quest’ultimo è Maestro Nazionale e si occupa lui dei corsi e della scuola tennis.


– Quando ti sei accorto di poter trasformare il tennis nel tuo lavoro? Quale è stata la figura di riferimento che ti ha sostenuto nella fase di crescita del tuo gioco?

– Già a 12 anni avevo vinto il titolo nazionale Under 12, anche se a quell’età, essendo ancora piccolo, giocavo naturalmente per divertimento, e non più di tre volte a settimana. A 15 anni ho fatto la scelta di andare in Federazione a Cesenatico e, a 17, mi sono trasferito da Alberto Sbrescia, che è stato il mio Maestro. Con la sua supervisione, ho iniziato a giocare i primi tornei Futures e Challenger. Dopo quel periodo, Sbrescia non mi ha potuto più seguire e, a malincuore, le nostre strade si sono separate. Arrivato a 20 anni, ero già nei primi 200 del mondo. Dopodiché ho iniziato pian piano la scalata nel ranking ATP, partita dopo partita, torneo dopo torneo.

– Vista la tua esperienza vissuta da giocatore, ti chiederei: quali sono i maggiori ostacoli che un talento emergente incontra per accedere al professionismo?

– Gli ostacoli per diventare un professionista sono numerosi: quando si giocano i tornei Juniores cambia tanto rispetto al mondo professionistico. Si può essere talentuosi da giovanissimi, però si possono avere in seguito dei problemi a competere contro tennisti più esperti e in parte già affermati. Quindi il primo impatto da junior a giocare a livello professionistico è abbastanza complicato per tanti aspiranti, tranne per alcune eccezioni. È proprio dalle competizioni juniores a quelle dell’ITF che dovrebbe scattare la molla perché, una volta che si arriva nei Futures, si trovano già dei giocatori giovani che sono nel circuito da qualche anno e che hanno i requisiti per affermarsi nei Challenger, per poi approdare negli ATP.

– Hai vinto 6 tornei ATP in doppio e 11 tornei Challenger con altrettante finali giocate. Sei stato numero 27 del mondo e sei rimasto nel circuito maggiore per almeno 15 anni. Molti bambini sognano di poter, un giorno, raggiungere i tuoi traguardi, ma forse non sanno di tutto il lavoro, il sacrificio e gli investimenti che ci sono dietro a determinati risultati. Che consigli daresti a chi vorrebbe seguire le tue orme?

– Sì, sono stato 27 del mondo nel 2007, come best ranking. Ho battuto tra l’altro, in partite di torneo, alcuni ex numero 1 della classifica ATP come Carlos Moyá, Juan Carlos Ferrero e Marat Safin. Ho vinto 6 tornei in doppio, 11 tornei Challenger e tutte le partite in Coppa Davis, tranne una contro Roger Federer. Detta così sembra semplice, però dietro a questi risultati c’è un duro lavoro che inizia da quando avevo 7 anni, naturalmente con tanta leggerezza perché ero ancora piccolo, fino ai 15 anni. Verso i 16 anni, nel momento in cui mi sono accorto di poter giocare ad alti livelli, la salita è stata lunga: tanti sacrifici, diversi investimenti legati al fatto che, nel tennis, ci sono delle spese fisse da dover sostenere, in particolare quando non si è coperti economicamente dalla Federazione.
Il consiglio che posso dare a chi vorrebbe seguire il mio percorso di vita e di carriera è dare tutto negli allenamenti perché il tennis è uno sport individuale nel quale il rendimento dipende dal singolo giocatore in campo. Poi naturalmente è molto importante stare sempre a fianco dell’allenatore, che è la guida principale, e riporre tanta fiducia nelle persone vicine: dal coach al preparatore atletico.

Un ostacolo alla crescita di un ragazzo o di una ragazza, invece, può essere rappresentato da alcuni genitori che si mettono in mezzo, creando dei problemi in questioni di non loro competenza o per delle aspettative irrealistiche riguardo alle possibilità del proprio figlio.

– Finita la carriera nel circuito professionistico, sei diventato il direttore tecnico dell’agonistica del Due Ponti Sporting Club. Quali sono i principali obiettivi che ti sei posto all’inizio di questa nuova avventura?

– Sì, adesso sono il direttore tecnico dell’agonistica del Due Ponti, che è un circolo che frequento da tanto. Ho giocato anche gli incontri a squadre: la Serie A di tennis e la Serie A di padel delle quali ancora oggi sono titolare. Quindi sono molto contento perché è un circolo che frequento da anni e mi trovo molto bene.
Gli obiettivi sono quelli di far crescere l’agonistica, dalla scuola SAT provare a tirar fuori dei prospetti e farli arrivare pian piano in alto. Abbiamo iniziato nel settembre del 2020 con 12 ragazzi, e siamo contenti perché è cambiato tanto il circolo, sono cambiate anche le metodologie di allenamento che faccio fare ai ragazzi. Sicuramente in pochi mesi di lavoro vedo già dei miglioramenti. C’è un’atmosfera serena e quella è la cosa più importante.


– Tra le ragazze e i ragazzi che stai allenando, intravedi potenziali promesse del tennis italiano?

– Ci sono dei ragazzi che giocano bene. Sono giovani, devono ancora lavorare tanto e si devono ancora formare fisicamente, quindi non è semplice. Però nel tennis non si sa mai. Sicuramente bisogna allenarsi con determinazione ed essere sempre pronti ad affrontare qualsiasi momento, in qualsiasi torneo, sia nei periodi positivi che in quelli meno positivi. Però i ragazzi stanno lavorando bene, quindi speriamo che ne possa uscire almeno uno con tutti gli strumenti necessari volti a fare un salto di qualità importante, magari nel professionismo.

– E infine ti chiedo quali suggerimenti daresti a un giovane istruttore di tennis che vorrebbe intraprendere la carriera di Maestro Nazionale.

– Per diventare Maestro Nazionale mi sento di dire solo di studiare tanto e di tenersi in costante aggiornamento perché il tennis è cambiato tanto, già da 10 anni a questa parte. Ci sono metodologie di allenamento diverse, soprattutto sul piano fisico. E un Maestro deve essere aperto ai cambiamenti che il tennis odierno impone.

Federico Bazan © produzione riservata

ASICS Gel-Resolution 8: la scarpa da tennis del presente e del futuro

Descrizione:
La scarpa da tennis Gel-Resolution 8 Clay è stata progettata per il tennista terraiolo, in quanto favorisce un’andatura scattante, senza al contempo rinunciare ad una sensazione di aderenza al terreno di gioco sugli spostamenti laterali e frontali. Testimonial di ASICS è il tennista francese Gaël Monfils, che ha dichiarato: “Le scarpe sono molto importanti, devo fidarmi di loro e la prima cosa che cerco sono la stabilità e il comfort”. Non è un segreto che io sia un tipo di giocatore che ricorra spesso a movimenti estremi in campo e, con queste scarpe, mi sento sicuro ed in equilibrio per rispondere a qualsiasi colpo. Ho già provato le Gel-Resolution 8 e la stabilità e l’aderenza che garantiscono sono fantastiche; ASICS, senza dubbio, ha superato ancora una volta le mie aspettative.”
La complessità di una scarpa come la Gel-Resolution 8 si trova nella sua composizione: la tomaia FLEXION FIT garantisce un sostegno aderente grazie all’integrazione della tecnologia DYNAWALL, che offre una consistente stabilità alla pianta del piede durante gli scatti brevi, utile anche a prevenire eventuali infortuni che coinvolgono gli arti inferiori.
Con la tecnologia GEL nell’avampiede e nel tallone, la calzatura ASICS riduce l’impatto degli urti causati da bruschi arresti e movimenti in campo. Inoltre, il modello incorpora nella suola un composto in AHAR (sistema di alta resistenza all’abrasione) che si abbina alla protezione delle dita PGUARD per aumentare la trazione sul campo e ridurre il livello generale di usura. Donando una sensazione naturale di contatto con il terreno, la scarpa da tennis Gel-Resolution 8 consente al tennista di muoversi liberamente e in sicurezza.
Prezzo consigliato al pubblico: 140,00 €.


Caratteristiche tecniche:
Colore: vari (bianco, blu e nero)
Misure: dal 39 al 50
Peso: 420 gr.
Materiale: tecnologia GEL
Suola: sistema AHAR (High Abrasion Resistant = Alta Resistenza all’Abrasione)


Vantaggi:
– Calzata confortevole:
Morbidezza del materiale conferita dalla tecnologia GEL e dai vari inserti.

– Ammortizzamento:
Ammortizzazione con tecnologia GEL nell’avampiede e nel tallone.

– Resistenza all’abrasione e all’usura:
Suola progettata con il sistema AHAR per una maggiore robustezza e durata nel tempo.


Valutazione personale:
Ho acquistato un paio di ASICS Gel-Resolution 7 (edizione precedente alla nuova) nel mese di luglio del 2019. Ho portato queste scarpe durante gli allenamenti, le lezioni, le partite di circolo e di torneo, senza mai averle sostituite con un altro paio. È passato più di un anno dall’acquisto e, ancora oggi, non presentano ammaccature ed abrasioni, a dimostrazione di quanto ASICS produca delle calzature eccellenti, adatte al proprio sport.
Per quanto riguarda il tennis, ogni giocatore che compra ASICS Gel-Resolution 8 può beneficiare della morbidezza e della elasticità di una scarpa ben fatta. Tutto questo è possibile grazie alle nuove tecnologie in GEL™ che garantiscono alla pianta del piede stabilità e comfort.
Per esperienza personale posso dire di aver provato, in passato, tante scarpe da tennis diverse l’una dall’altra. A differenza delle ASICS, però, alcune di quelle che ho testato in campo erano piuttosto rigide e la loro durata non superava i sei mesi di gioco.
Le Gel-Resolution, contrariamente alle calzature più rigide e più dure, offrono al giocatore una buona performance nel tempo, oltre a proteggere, in modo naturale, il movimento del piede nelle scivolate e nelle frenate.

Federico Bazan © produzione riservata

La ASICS Tennis Academy: una nuova piattaforma virtuale per i Maestri di tennis

ASICS scende in campo a fianco dei Maestri di tennis, con una nuova piattaforma virtuale, la ASICS Tennis Academy, che offre, agli utenti della rete, libero accesso a schemi tecnico-tattici pensati e spiegati dagli esperti del settore. Schemi ai quali tutti gli istruttori di tennis, potenzialmente, possono ispirarsi per poi trasferirli in campo con i propri allievi. Nei video che seguono, è possibile guardare alcuni allenamenti, preparati da coach di alto livello: tra questi, Thomas Johansson (ex numero 7 del mondo, allenatore di Caroline Wozniacki e di Maria Sakkarī) e Patrick Mouratoglou (fondatore della Mouratoglou Tennis Academy, coach di grandi nomi del tennis femminile, come Serena Williams e Anastasia Pavljučenkova, e maschile, come Marcos Baghdatis, Grigor Dimitrov e Stefanos Tsitsipas). Nella sezione della tecnica di gioco, spicca una combinazione di colpi eseguiti con il dritto, proposta dall’ex tennista svedese a David Goffin. Uno schema utile, che qualsiasi tennista può ripetere durante un allenamento o una partita, in quanto il primo dritto viene colpito, in fase di costruzione, dietro alla riga di fondo campo con una traiettoria più alta in top spin, mentre il secondo è un dritto d’attacco con i piedi dentro il campo, volto alla conquista del punto.

I contenuti online, che la ASICS Tennis Academy pubblica per gli utenti, sono di diverso tipo. Non ci sono solo esercizi che il Maestro spiega e che l’allievo esegue, ma si possono trovare anche dei semplici suggerimenti per migliorare il proprio gioco.
Nei video che seguono, Patrick Mouratoglou svela uno dei segreti nell’esecuzione di un buon servizio. Il grado di prensione della mano sul manico influisce sull’efficacia dello stesso: più si stringe la presa, e meno mobilità ha il polso nella fase di ricerca della palla; al contrario, meno si stringe l’impugnatura (senza estremizzare), e più è facile ottenere fluidità nel movimento. 

Un’altra ricerca interessante, sempre condotta da Mouratoglou, sostiene, ad esempio, come una buona parte dei giocatori amatoriali sbagli a scivolare sulla terra battuta orizzontalmente. L’ex coach di Serena Williams descrive alcuni errori comuni, ma fornisce anche le soluzioni per risolverli. 

Gli spostamenti nel tennis sono fondamentali in quanto, senza muovere gli arti inferiori, non si può arrivare bene sulla palla, anche qualora dotati di un “braccio educato”. Ma è altrettanto fondamentale avvalersi di materiali che consentano, in sicurezza, di effettuare gli stessi scivolamenti sul terreno di gioco. ASICS, a tal proposito, si prefigge – oltre a supportare i maestri con consigli pratici e sessioni di allenamento – di selezionare il prodotto giusto per migliorare le prestazioni dei giocatori e prevenirne gli infortuni.
“È importante che i giocatori di tennis scelgano una scarpa che si adatti al loro stile di gioco, fondo campo, all-court o una combinazione”, ha detto Rene Zandbergen, Responsabile Product Innovation, ASICS Tennis. “Le scarpe da tennis possono sembrare tutte uguali, ma c’è una tecnologia specifica in ogni modello che supporta e protegge il movimento naturale del piede. Per questo motivo è molto importante giocare con la scarpa giusta, al fine di evitare gli infortuni. Entrando in contatto con i Maestri di tutta Europa, speriamo di facilitare il loro lavoro nell’identificare lo stile di gioco di ogni tennista e di conseguenza offrire il miglior consiglio possibile”.
A questo link è visitabile il negozio online di ASICS, che propone una vasta gamma di scarpe da tennis, ognuna con le proprie caratteristiche in base alla superficie di gioco, ma tutte quante accomunate dalla tecnologia GEL, un nuovo sistema di ammortizzazione agli urti, creato appositamente per donare comodità e morbidezza a chi le indossa. 

Federico Bazan © produzione riservata

Esclusiva: intervista a Stefano Meloccaro, giornalista di Sky Sport

– Essendo del ’64, ti sei avvicinato al tennis guardando all’opera diverse generazioni di campioni. Se ti parlassi delle tre rivalità storiche tra Borg e McEnroe, Sampras e Agassi, Federer e Nadal… quale di queste ti ha affascinato di più?

– Tutte e tre le rivalità sono state avvincenti e mi hanno lasciato qualcosa. Se non altro per la diversità di stile e di gioco dei protagonisti in campo. Inutile negarti che sia cresciuto guardando in tv le finali tra Borg e McEnroe, due giocatori diametralmente opposti nella tecnica e nel carattere: il ghiaccio contro il fuoco, la solidità contro l’imprevedibilità, la perseveranza contro il talento, la rotazione contro il colpo piatto, il passante contro il serve and volley. 
Sampras e Agassi hanno dato vita ad una rivalità interessante ma, secondo me, non all’altezza mediatica delle altre due.
Per quanto riguarda Federer e Nadal, che dire… stiamo parlando di due campioni da Guinnes dei primati. Vantano “solo” 39 Slam in due e non penso che, da qui a fine carriera, rinuncerebbero all’idea di vincere qualche altro Wimbledon o Roland Garros in più. Se nel ventunesimo secolo il tennis viene seguito e praticato da un numero di persone via via crescente, lo si deve anche alle loro sfide appassionanti che hanno riempito gli stadi di spettatori: la finale di Roma del 2006, di Wimbledon del 2008 e degli Australian Open del 2017, solo per ricordare le più lunghe e combattute. 

 

– La tua passione per il tennis è nata guardando tante partite e si è consolidata attraverso l’attività di Maestro, ancor prima di giornalista. Quali sono i tuoi ricordi più belli legati all’insegnamento? Che consigli daresti a un Istruttore che si avvicina per la prima volta a questo lavoro?

– Ricordo quanto fossero pignoli i Maestri Federali nel mettere in riga gli aspiranti Istruttori su come dovessero presentarsi e comportarsi al corso. Il rigore e la disciplina venivano prima di tutto. Quando feci l’esame di Istruttore negli anni ’90 ad un circolo dell’Eur di Roma, mi sembrava più di stare all’interno di una accademia militare che non dentro ad un’aula… Scherzi a parte, per poter insegnare il tennis devi avere a tua volta dei buoni insegnanti che sappiano trasmetterti la passione per ciò che andrai a fare. Infatti, è dal loro “modus operandi” che puoi imparare un metodo e farlo tuo, avendo come riferimento stili di insegnamento diversi che variano da Istruttore a Istruttore.
Consiglierei ai neofiti di approcciarsi con entusiasmo e impegno a questo lavoro. Un Maestro scoprirà che insegnare, spiegare, correggere un determinato fondamentale non sono gli unici requisiti da possedere. Entrare in sintonia con i propri allievi, soddisfare le loro richieste, mantenere vivo l’ascolto e l’interesse nei loro confronti, sono solo alcune delle prerogative di un buon insegnante. 

Stefano Meloccaro


– Chi oggi guarda il tennis in televisione, conosce Stefano Meloccaro in veste di giornalista di Sky Sport. Ma forse non tutti sanno delle varie attività che ha svolto e che tuttora svolge nel suo campo: è stato conduttore radiofonico di Edicola Fiore, in coppia con Rosario Fiorello, e di M2o; ancora oggi è inviato su Sky, commentatore in diretta, scrittore di libri e di articoli. 

Quanto conta, per un giornalista, essere poliedrico nel proprio mestiere?

– Per un giornalista può essere un vantaggio saper spaziare in diverse attività all’interno del proprio campo, ma non è sempre indispensabile. Ci sono giornalisti che si specializzano in determinati settori: chi conduce un telegiornale o un reportage, chi fa l’inviato, chi intervista gli ospiti in una conferenza stampa. Ma ci sono anche professionisti che si occupano di un lavoro dietro le quinte come, ad esempio, il redattore di un giornale cartaceo, il freelance online oppure il cronista che prepara un servizio di telegiornale da mandare poi in onda. 
Ciò non toglie che si possa apprendere più di una attività giornalistica e migliorare nel tempo, attraverso la pratica. Sicuramente, ci sono cose che riescono con naturalezza e altre per le quali si è meno portati. Quello che ho personalmente imparato sul campo, è che un giornalista può provare a cimentarsi in esperienze nuove, per poi consolidarle nelle sedi opportune (tv, radio, carta stampata ecc.), una volta apprese. Per esercitarsi si può simulare una telecronaca, togliendo l’audio con il telecomando, oppure riportare le notizie del giorno riprendendosi, da soli, con una videocamera. 

 

– Hai lavorato con Ivan Ljubicic, ex numero 3 del mondo nonché attuale coach di Roger Federer. Nella prefazione del tuo libro Studio Tennis, l’ex giocatore croato ha detto: “Il mio amico Stefano Meloccaro ha una enorme passione per il tennis. Di solito il giornalista specializzato o è un ex giocatore di alto livello, oppure ha un passato importante nello sport. Meloccaro è preparato, ma non rientra in alcuna delle due categorie. Invece ho scoperto che ne sa, più di molti tra quelli che hanno giocato sul serio. E questo può succedere solo se hai una passione sconfinata”.
Cosa può imparare un giornalista sportivo a lavorare in coppia con un ex tennista di alto livello?

– Ho incontrato Ivan negli studi di Sky Sport, in occasione dell’edizione di Wimbledon del 2012. Mi ha affiancato nella conduzione del programma sul Grande Slam. Da lì è nata una bella amicizia, oltre ad una sentita intesa tennistica. Ivan è un professionista serio, attento alle dinamiche tecnico-tattiche del tennis; conosce da vicino i top players e le trame nascoste del nostro sport.
Aver lavorato insieme a lui è stato un privilegio. Mi ha insegnato ad amare il tennis ancora di più di quanto non lo amassi, ad analizzarlo anche da un punto di vista introspettivo. E poi abbiamo entrambi una malattia virale che si chiama Roger Federer. Ivan, infatti, ne è rimasto talmente contagiato da diventare il suo coach. Mentre io, tutte le volte che riprendo in mano la racchetta, non posso fare a meno di riguardarmi gli slow motion dei colpi di Roger su YouTube.

 

– Sei autore di due libri: Braccio d’oro, il meraviglioso rovescio di Paolo Bertolucci, la biografia di uno dei nostri tennisti di punta degli anni ’70; e Studio Tennis, una raccolta dei tuoi articoli più originali.
So che stai scrivendo un terzo libro, da pubblicare prossimamente. Vuoi svelare qualche anticipazione ai nostri lettori? 

– È un libro sul tennis degli anni ’70. Descriverò i personaggi, le sfide indimenticabili, i racconti di un’epoca irripetibile, ricca di campioni unici nel loro stile di gioco e nel loro carattere. 

 

– Passando a un discorso meramente tecnico del tennis, quali sono i motivi principali che, dal tuo punto di vista, hanno portato i tennisti odierni a omologarsi nello stile di gioco?

– I nuovi materiali in grafite e in carbonio permettono ai tennisti di accelerare i propri colpi ad una velocità superiore rispetto a quanto consentissero effettivamente i vecchi telai di legno che si usavano fino agli anni ’80. L’omologazione dello stile di gioco dei professionisti delle nuove generazioni deriva dalle continue rotazioni in top spin che il tennis odierno impone. Cercare oggi soluzioni di tocco o schemi, come il serve and volley e il chip and charge, non porta agli stessi risultati del tennis di 40 o 50 anni fa, dove la tecnica contava di più della preparazione atletica, dell’allenamento strutturato, della ripetizione quasi meccanica del gesto tecnico a cui oggi assistiamo.
Nel tennis attuale, presentarsi a rete sulla scia dei signori “del gioco educato” come Panatta, Nastase, McEnroe, Edberg e Becker equivale, nella maggior parte dei casi, a subire il passante, a meno che non si parli di una volée definitiva.
Le dinamiche tecnico-tattiche del tennis odierno si sviluppano, per un buon 80/90%, da fondo campo. Non è un caso che moltissimi giocatori ricorrano ad un gioco arrotato da dietro alla riga di fondo campo e all’apprendimento del rovescio bimane. La scuola svedese (Borg, Wilander, Carlsson ecc.) e, a seguire, quella spagnola (Bruguera, Berasategui, Moya ecc.), hanno rivoluzionato il gioco del tennis in modo piuttosto influente. 

 

– Cosa differenzia il tennis di oggi dal tennis della generazione nella quale sei cresciuto?

– Le differenze sono tante. Non è solo una questione di evoluzione dei materiali, di tecnica di gioco e di nuovi tornei disputabili, con formule viste e riviste. La tecnologia, per esempio, consente oggi ai giocatori di affidarsi “all’Occhio di Falco”, qualcosa di impensabile fino ai primi anni 2000. Se i giudici di sedia, durante una partita degli anni ’70, ’80 o ’90, avessero sbagliato la valutazione di una palla, la decisione sarebbe rimasta comunque la stessa, a danno di uno dei due tennisti e a vantaggio dell’altro. L’Hawk-Eye, così come, per esempio, la tecnologia del VAR nel calcio, possono rendere giustizia ai giocatori in campo, qualora le chiamate arbitrali non siano corrette. 
Un altro elemento che distingue il tennis odierno dal tennis dell’epoca è che, se prendessimo la stragrande maggioranza delle giovani promesse uscite fuori dalle migliori accademie, ci accorgeremmo come tantissime giocatrici e, una buona fetta di giocatori, dispongano di un bagaglio tecnico-tattico analogo. Il che, attenzione, non è una critica… ma una considerazione di quanto il tennis sia cambiato. L’omologazione delle tipologie di gioco è un elemento a cui stiamo assistendo in modo sempre più incisivo.
Il tennis con cui sono cresciuto io aveva Panatta che era Panatta, Borg che era Borg, McEnroe che era McEnroe, Connors che era Connors, Vilas che era Vilas: ognuno con il proprio stile inconfondibile. 

Oggi, a parte Federer, Nadal e pochi altri top players, la maggior parte dei professionisti ha una impostazione tecnica simile, improntata sulla spinta della palla, sulla rotazione e poco, pochissimo, sulle variazioni e sul tocco. Questo discorso è applicabile, soprattutto, nel tennis femminile, dove il gioco di grazia di una Navratilova, di una Graf o di una Evert si è del tutto estinto. 

 

– Hai incontrato e conosciuto tanti tennisti di spessore. Da Panatta, a Bertolucci e Volandri, passando per Ljubicic e Federer. Su quest’ultimo, sarebbe simpatico se raccontassi un aneddoto ai lettori de Il Mondo del Tennis, visto che è uno dei campioni a te più cari. 

– Ho incontrato Roger durante i preparativi di Wimbledon, edizione 2018. Ci tenevo ad intervistarlo. Ricordo di essermi emozionato alla prima domanda e di averla sbagliata. Lui aveva capito il mio errore e ci aveva riso su, scherzando. Un aneddoto su Federer? Non mi viene nulla di particolare su di lui. Quel che ti posso dire è che è una persona molto più semplice di quanto si pensi. Ed è anche simpatica e umile. Mi ritengo fortunato solo ad averci scambiato due battute insieme, perché non è quel tipo di tennista che si incontra in tutte le interviste, diciamo… 

Federico Bazan © produzione riservata