Riflessione personale sulla finale Pennetta – Vinci agli Us. Open

Quando si dice che una finale è storica è perchè, probabilmente, non si ripeterà.
Che Roberta Vinci e Flavia Pennetta abbiano compiuto un’impresa all’apparenza impossibile, è noto a tutti, anche a chi non segue il tennis e non l’ha mai praticato.
Siamo italiani ed è giusto gioire di fronte ad una finale tutta azzurra, ad una Pennetta che vince uno Slam.
C’era qualcuno che la considerava, fino all’altro ieri, una giocatrice finita, vista l’età non più “freschissima” e gli ultimi successi nei tornei WTA piuttosto datati (il penultimo fu Indian Wells, nel marzo 2014). Flavia ha dimostrato di essere una campionessa con la C maiuscola giocando un tennis al limite della perfezione. Si è imposta su giocatrici top 10 ed ex top 10: Sam Stosur, Petra Kvitova e la numero 2 del mondo, Simona Halep, dominata dalla brindisina. Ha dato prova che le differenze di classifica e l’età, nel tennis femminile, non contano, che il sacrificio premia, che non è mai troppo tardi raggiungere sogni apparentemente irraggiungibili.

                                 Un abbraccio che vuole dire: “abbiamo vinto”

Da un lato la superlatività di Flavia, dall’altro il cuore di Roberta. Incredibile come, prima dell’inizio della finale, in tanti credevano che la tennista di Taranto non ce l’avrebbe mai fatta a battere la paladina del tennis a stelle e strisce. Certo, contro una Williams, numero 1 del mondo indiscussa, che gioca in casa e su una superficie sulla quale va a nozze, viene da pensare che l’ostacolo da superare sia difficile, il che, però, non vuol dire insormontabile… la Williams è pur sempre umana.
Ma il nodo centrale della questione è: perchè c’è sempre la presunzione di sapere come andrà una partita ancor prima che inizi e perchè sminuire Roberta Vinci considerandola già sconfitta quando è ancora presto per tirare le somme?
Basta aprire la Home di Facebook per leggere alcuni commenti nel pre-partita, probabilmente eliminati a risultati archiviati, nei quali la Vinci era considerata perdente.
Ma la soddisfazione più bella è come la tarantina sia riuscita a ribaltare totalmente queste aspettative distruttrici, a tenere vivo l’orgoglio di una Nazione come l’Italia, dove è davvero difficile apprezzare ciò che abbiamo e valorizzarlo per quello che è, dove la rassegnazione fa da padrone.
Purtroppo, il tifoso italiano medio, da questo punto di vista, conferma per l’ennesima volta di salire sul carro del vincitore. Prima dà la Vinci perdente, poi la riempie di elogi a conti fatti.

Come in tutte le cose, bisognerebbe tirare fuori anche gli aspetti positivi e non solo sviluppare un approccio critico in chiave negativa.
Il giorno dopo la finale, i telegiornali, i giornali e i programmi tv parlavano, in prima pagina o in apertura, solo di tennis. Piovevano elogi e tributi per le nostre due meravigliose atlete. Dopo un evento così importante, è cresciuta in maniera significativa anche la voglia di mettersi in gioco. Molte ragazze, probabilmente anche in virtù del risultato storico conseguito dalla Pennetta e dalla Vinci, si avvicinano con passione al tennis, magari seguendo come fonte d’ispirazione, proprio Flavia e Roberta, due grandi esempi per tutti noi italiani. Questo aspetto non può che giovare al mondo del tennis; una partecipazione maggiore di ragazze e ragazzi, incentiva lo sport con la racchetta.

Concludendo, mi piace pensare che in quella finale dove lo stadio di Flushing Meadows, solo per un giorno, si è colorato di azzurro ed è diventato pugliese, abbia vinto l’Italia, davanti al resto del mondo.
I trofei della finalista e della vincitrice rimarranno per sempre vivi; ciò che non si ripeterà è quell’abbraccio a fine match tra le due. Un abbraccio che simboleggia un traguardo raggiunto insieme, pur diviso da una rete.

Federico Bazan © produzione riservata

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