Si è conclusa, in data odierna, la dodicesima edizione dell’ATV Tennis Open, che si è tenuta nella cornice del Circolo romano Antico Tiro a Volo. Una edizione che ha ospitato tenniste, tra la numero 100 e la numero 900 del mondo, sotto la supervisione del Presidente del Circolo Giorgio Averni, il Direttore del Torneo Adriano Albanesi, il Comitato organizzativo Giuseppe Centro e tutto lo staff che ha reso possibile lo svolgimento dell’evento.
Tante le giocatrici italiane presenti in tabellone, dalle più esperte alle più giovani e fresche: veterane del circuito come Martina di Giuseppe, Federica di Sarra, Stefania Rubini e Anastasia Grymalska, ma anche alcune stelle nascenti come Anastasia Abbagnato, Federica Urgesi, Francesca Pace, Diletta Cherubini e Melania Delai. Tutte unite in un unico obiettivo: cercare di andare avanti nel torneo e regalare spettacolo al pubblico presente.
Tra i risultati di rilievo delle giocatrici azzurre, sono da menzionare: i quarti di finale raggiunti da Lucrezia Stefanini (attuale numero 179 del ranking WTA) e la serie di vittorie nel doppio di Camilla Rosatello (attuale numero 259) che, insieme alla francese Estelle Cascino, è arrivata in finale, sfiorando il successo, contro la coppia formata dalla colombiana Andrea Gámiz e l’olandese Eva Vedder.
Oltre alle nostre tenniste, il torneo ha visto l’incredibile cavalcata, a partire dalle qualificazioni, della sorpresa croata Tara Wurth che, da numero 357 del mondo e a soli diciannove anni, si è imposta, in finale, sulla testa di serie numero 1 del torneo Chloé Paquet, tennista francese classe ’94, vicina ad entrare nelle prime 100 del circuito e ad esordire nel main draw degli US Open.
L’Antico Tiro a Volo si rinnova ogni anno affidandosi alla qualità dell’evento ed organizza, dal 2010 ad oggi, il torneo ITF da 60.000 dollari di montepremi complessivo, un appuntamento irrinunciabile per le tenniste di tutto il mondo, nel periodo di luglio prima degli Internazionali Femminili di Palermo e del cambio di superficie sul cemento americano. Un evento adatto, non solo a tenniste di livello e già affermate, ma anche a giocatrici emergenti che vorrebbero, un giorno, potersi misurare con le migliori campionesse del circuito WTA.
Foto di: Stefano Tarallo
Federico Bazan © produzione riservata



Nel match di addio al tennis, giocato contro la tennista serba Aleksandra Krunić, la Vinci ha espresso il suo gioco gentile e garbato, quel tennis a cui ci ha sempre abituati e che mancherà a tutti gli appassionati: un rovescio in back delizioso, quasi impossibile da trovare in circolazione tra le giocatrici odierne; un gioco di volo e una padronanza nel tocco uniche, che solo la Vinci e poche altre elette vantano nel circuito WTA; una delle pochissime, se non la sola, ad andare serve and volley; insomma, un tennis di grazia, adattabile tanto al singolare, quanto al doppio. E i risultati ottenuti in carriera ne sono la prova.
Erano anni che Caroline Wozniacki cercava la vittoria in un torneo del Grande Slam. La danese, infatti, aveva sempre vinto, in passato, tornei Premier e International ma, quello che è mancato a lungo nella sua bacheca, era un sigillo di più alto prestigio come le WTA Finals e una delle quattro prove del Grande Slam. Proprio in queste, la Wozniacki arrivò nell’ultimo atto in due occasioni, ed entrambe a New York, nel 2009 e nel 2014, senza però mai riuscire a completare l’opera. La missione della danese, nella finale degli Australian Open 2018, opposta a Simona Halep, sarebbe stata quella di giocarsi una partita decisiva, sia per l’economia della carriera (vincere il primo Slam), sia per la classifica (in caso di vittoria, tornare numero uno del mondo), dopo aver disputato undici anni nel circuito WTA; e, naturalmente, con il coronamento di un sogno, avrebbe anche sfatato il taboo delle due finali perse negli Slam.
suoi obiettivi professionali: l’aver vinto le WTA Finals a Singapore, in primis, che le ha dato probabilmente quella fiducia necessaria a compiere il salto di qualità; e la vittoria agli Australian Open, che le ha consentito di tornare numero uno del mondo, con un bottino ben più grande nelle mani di tutti i precedenti conquistati. Una Halep, dall’altro lato, che esce a testa alta da una edizione degli Open d’Australia dove ha vinto con merito e fatica delle partite complicate e che ha provato, proprio come la Wozniacki, a mettere la firma su quello che sarebbe stato il suo primo Slam, dopo aver raggiunto due finali al Roland Garros (2014 e 2017), senza però riuscire a vincerle.








