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ATP 500 di Valencia: una finale emozionante tra Andy Murray e Tommy Robredo

                                                               ATP 500 di Valencia – Agora Tennis Stadium

L’atto conclusivo del torneo ATP 500 di Valencia, la città iberica delle arti e della scienza, ha dato vita ad un match appassionante, senza esclusione di colpi e dalle giocate sensazionali tra due campioni come Andy Murray e Tommy Robredo che hanno deliziato il pubblico valenciano in un incontro dall’andamento sempre equilibrato e combattuto; guardando il match, era davvero complicato stabilire chi dei due potesse avere la meglio, specialmente dopo il tie break del secondo parziale, nel quale Murray, dall’orlo di un baratro, con un set sotto nel punteggio e sul match point in favore di Robredo, ha tirato fuori dal cilindro tutte le risorse che aveva nel DNA per cercare di conquistare il secondo set; ed è riuscito meravigliosamente nell’impresa di prevalere sullo spagnolo da grande campione qual’è…
Lo scozzese e l’iberico, dopo essersi sfidati due settimane prima nella finale del torneo ATP 250 di Shenzhen vinta dal giocatore di Dunblane, si sono incontrati nuovamente nell’atto conclusivo del torneo valenciano e, in entrambi i casi, l’ha spuntata Murray superando l’avversario al tie-break del secondo parziale e poi andando a vincere al terzo.

                                            Un Murray più maratoneta che tennista

Più che commentare l’andamento del match e le incredibili chance non sfruttate da parte di entrambi, come i cinque match point sfumati per quanto riguarda Robredo e un match point non concretizzato da Murray, sarebbe bello soffermarsi sulle giocate, gli aspetti tecnici di entrambi i giocatori e la rivalità sportiva tra i due che, per il momento, pende dalla parte dello scozzese per 5 a 2 negli scontri diretti.
Una rivalità sportiva interessante quella tra Murray e Robredo anche perchè si sono incontrati tre volte in tre finali e tutte e tre terminate al terzo set, la prima delle quali conclusasi con la vittoria dell’iberico mentre le altre due con i trionfi di Murray.
All’Agora Stadium, è stata una battaglia all’ultimo sangue, nessuno dei due ne voleva sapere di perdere…
Robredo era desideroso di rivalsa in ricordo della cocente sconfitta subita per mano del suo avversario a Shenzhen due settimane prima; Murray giocava non solo per vincere, ma anche per salire nuovamente nella race (era dal 2008 che lo scozzese non usciva dalla top ten) e mirare ad ottenere maggiori punti in chiave Masters.

Tecnicamente, è stata la partita del contrasto di stili. Il servizio slice di Murray contro quello in kick di Robredo, il rovescio bimane dello scozzese da una parte e quello classico dello spagnolo dall’altra, il dritto carico di Murray opposto a quello profondo e penetrante di Robredo…

                              Doppio dito medio di Robredo rivolto a Murray

Per quanto riguarda le giocate, sono da menzionare senz’altro i rovesci trovati da Murray al termine di scambi fisicamente estenuanti. Con freddezza, lucidità e carattere, il giocatore di Dunblane ha tirato fuori dal cilindro le fonti inesauribili del suo gioco tra le quali il rovescio lungolinea, messo a segno nelle fasi più importanti dell’incontro, una di queste proprio sul match point in suo favore.
La volèe di dritto, colpo tanto inusuale nel tennis di Murray quanto provvidenziale per annullare un match point a Robredo, ha fatto tutta la differenza nell’economia del match. E non si è trattato di un colpo qualsiasi vinto da Murray ma di una volèe sul match point per Robredo dopo che lo scozzese aveva recuperato, da tre metri fuori dal campo, un dritto pressochè definitivo dell’avversario. Murray, non solo ha ribaltato l’inerzia dello scambio, ma ha anche destabilizzato mentalmente Robredo considerata l’importanza capitale di quel punto.
Infine, il grande pregio di Murray è che, nonostante la stanchezza e la tensione, riesce sempre a riemergere con autorevolezza e la vittoria su Robredo dimostra quanta tenacia, quanto coraggio, quanta generosità il tennista di Dublane abbia messo per portare a casa il match.
Prima della stretta di mano tra i due, Robredo, incredulo per il risultato e affaticato per i crampi, ha mostrato un duplice dito medio a Murray, il quale, a sua volta, l’ha presa sorridendo.
Un finale di partita in cui non c’era cattiveria ma che non nascondeva, da un lato, l’enorme rammarico da parte dello spagnolo per non esser riuscito a sfruttare cinque match point e, dall’altro, la gioia di Murray per la vittoria conseguita in un match nel quale lo scozzese, in più circostanze, ha dato l’impressione di cedere ma che, in realtà, non ha mai ceduto di un centimetro.

Federico Bazan © produzione riservata

ATP Senior Tour: sfida tra leggende al Forum di Assago

                                                          Locandina della Grande Sfida al Forum di Assago

Forum di Assago di Milano gremito sugli spalti per rivedere all’opera e riapprezzare dal vivo le giocate delle vecchie glorie del passato dopo i famosi anni 80′ e 90′ che vedevano i migliori giocatori del mondo gareggiare nei tornei di Milano, di Torino, di Bari, di Palermo e di Roma (in quello che all’epoca si chiamava Internazionali d’Italia).
Riveder giocare dopo tanti anni John McEnroe, Ivan Lendl, Michael Chang e Goran Ivanisevic fa un certo effetto per tutti, specialmente per coloro che, in passato, hanno avuto modo di ammirarli in tutto il loro stile inconfondibile e in quella classe che nasce in un bambino e rimane per sempre con sè, malgrado l’avanzare dell’età.

                                      Goran Ivanisevic vs John McEnroe

Dal gioco classico di McEnroe e Lendl ai recuperi in corsa del piccolo Chang (“piccolo” si fa per dire) giungendo al perfetto esempio di tennis moderno espresso da Ivanisevic, un mix tra prestanza atletica, velocità al servizio e incisività con i colpi da fondo campo, in una cornice meravigliosa come quella del Forum di Assago.
Le partite sul centrale, un sintetico indoor abbastanza veloce, si sono disputate al meglio dei 2 set su 3, seguendo dunque la modalità classica dei match. La prima ha visto opposti John McEnroe e Michael Chang in un incontro a sprazzi divertente, con il ritorno del McEnroe dei tempi d’oro, quello rabbioso che non gradisce contestazioni di alcun genere da parte degli arbitri. Tantissimi supporters sugli spalti erano schierati dalla parte dell’ex campione di Wiesbaden anche perchè, a Milano, McEnroe è particolarmente amato per i passati successi ottenuti nel capoluogo lombardo; il talento infinito del grande John fatto di servizi slice a uscire, volèe di tutti i tipi, dropshot, back e colpi piatti è una fonte inesauribile così come il servizio di Ivanisevic il quale, a 40 anni e rotti, scaglia ace a 200 km/h.
Lo score finale del match tra i due connazionali statunitensi ha registrato un doppio 6-3 in favore di McEnroe. Nonostante il risultato e l’età, Chang ha dato l’impressione di muoversi molto bene da una parte all’altra del campo, non compiendo i famosi recuperi della migliore gioventù, ma comunque non rinunciando mai a fiondarsi sugli attacchi dell’avversario. Le soluzioni difensive del nativo di Hoboken tra le quali il lob e il passante non sono mai mancate, indice del fatto che anche a Chang i colpi sono rimasti.

Binomio Chang – Nishikori: due giocatori dallo stile di gioco simile caratterizzato da una notevole velocità negli spostamenti laterali e da soluzioni in topspin

McEnroe, a tratti, sembrava tornare quel ragazzo di 30 anni fa: nei punti più importanti faceva il pugno e si caricava come se si fosse trovato in una finale di Wimbledon. L’americano ha conservato le giocate e le immancabili infuriate ma soprattutto lo spirito del campione, quello che tante volte lo ha assistito nelle lunghe maratone lottate e conquistate al quinto set contro i suoi più grandi rivali dell’epoca come Borg, Becker, Connors, Lendl, Vilas, Edberg e tanti altri.
La seconda partita in programma ha visto affrontarsi una leggenda degli anni 80′, vale a dire Ivan Lendl e una degli anni 90′ come Goran Ivanisevic in una partita vinta dall’ex campione di Spalato per 6-4, 6-4. Lendl, pur avendo giocato il suo tennis ad un ottimo livello, non ha potuto niente di fronte alle bordate al servizio di Ivanisevic, tra l’altro esortato scherzosamente a tirare piano dal pubblico del Forum di Assago.
Il vincitore della Grande Sfida è stato proprio Goran che ha trionfato contro tutti e tre gli avversari della sua epoca, un po’ grazie ad una maggiore freschezza atletica dovuta ad un’età più giovane, un po’ per la velocità al servizio e la potenza dei colpi da fondo campo che, rispetto a quelli di Lendl e McEnroe, sono risultati più incisivi.
A premiare i quattro storici campioni ci hanno pensato Nicola Pietrangeli, Lea Pericoli e il Presidente della FIT Angelo Binaghi che si sono congratulati con i giocatori e gli hanno consegnato i trofei.

Binomio Ivanisevic – Cilic: due giocatori accomunati da un servizio devastante e da un gioco esplosivo da fondo campo

La Pericoli si è rivolta a Chang chiedendogli del suo presente da allenatore. Chang le ha risposto che sta lavorando con Kei Nishikori, l’attuale stella del tennis giapponese, e la collaborazione con il giocatore nipponico sembra andare per il meglio. Non è un caso che i progressi di Nishikori siano emersi maggiormente da quando entrambi hanno iniziato a collaborare. Nishikori ha vinto quest’anno, in una sola stagione, 4 titoli di cui due tornei ATP 500 e due ATP 250, battendo peraltro avversari di levatura come Karlovic e Raonic, ma soprattutto ha raggiunto la sua prima finale in un torneo del Grande Slam, in quel di New York, perdendo da un fenomenale Marin Cilic.
Pietrangeli ha domandato a McEnroe che ricordi avesse di Milano. John, con gli occhi lucidi per l’emozione, ha risposto in italiano: “Pubblico fantastico, grazie mille.”
Infine hanno parlato il secondo classificato, Ivan Lendl e il vincitore della Grande Sfida, Goran Ivanisevic al quale è stato chiesto, oltre i ricordi di Milano, come procede il coaching con il tennista croato Marin Cilic, fresco vincitore degli Us Open di quest’anno. Ivanisevic ha riferito i grandi passi da gigante compiuti da Cilic, soprattutto col servizio, fondamentale che ha fatto la differenza nel gioco di Goran in passato e che sta dando i suoi grandi frutti nel tennis di Cilic.
La manifestazione ha avuto un ascolto eccellente in tutta Italia e non solo. Il ritorno delle leggende ha dato un’immagine positiva al tennis ma anche allo sport in generale. Avere la fortuna di riapprezzare la classe e l’eleganza di atleti che hanno scritto pagine di storia nello sport, è qualcosa di meraviglioso per chi ha giocato a tennis e sa come ci si sente sul campo e per chi lo ammira da fuori.
La Francia vanta il Roland Garros, seconda storica edizione del Grande Slam nata dopo Wimbledon, oltre a innumerevoli tornei ATP 250 come Metz, Lione, Marsiglia, Nizza e tanti altri.
La Spagna ospita i migliori giocatori al mondo nei seguenti tornei: ATP 500 di Barcellona (il famoso torneo Godò), ATP 500 di Valencia e ATP 1000 di Madrid così come la Germania, oltre alle famose tappe di Stoccarda e Amburgo, è provvista di altri tornei come Monaco di Baviera e Halle.
E in Italia? In Italia è rimasto solo l’ATP 1000 di Roma (Gli Internazionali BNL di Roma) come unico torneo riconosciuto a livello mondiale ed è dal 2005, purtroppo, che il Milan Indoor non si disputa più.
Questa sfida organizzata dall’ATP Senior Tour al Forum di Assago, oltre ad essere stato un remake per gli appassionati di tennis, può rappresentare un’esortazione, un invito alla FIT con l’obiettivo di promuovere e di valorizzare ancora di più lo sport del tennis nel nostro Paese cercando di ampliarlo e renderlo visibile anche all’estero attraverso l’organizzazione di più tornei, proprio come hanno fatto Nazioni come Francia, Spagna, Germania e tante altre che vantano molteplici eventi tennistici.

Federico Bazan © produzione riservata

Il ritiro di Nikolay Davydenko dal circuito professionistico

All’età di 33 anni, Nikolay Davydenko ha annunciato il ritiro dal circuito ATP decidendo di porre fine, proprio in terra nativa, ad una carriera strepitosa e ricca di successi, in occasione della Kremlin Cup, il tradizionale appuntamento che vede i migliori giocatori del mondo sfidarsi sul cemento indoor dello Stadio Olimpico di Mosca ogni anno nel mese di ottobre.
L’ultimo match della carriera del russo risale all’incontro di primo turno del Roland Garros di quest’anno nel quale perse contro Robin Haase. Da quel momento in poi un probabile ritiro del campione di Sjevjerodonec’k era comprensibile ed era già nell’aria dal momento che la stagione odierna si è rivelata per Davydenko la fase discendente in termini di rendimento e di risultati.
Il miglior traguardo raggiunto da Davydenko nel 2014 recita massimo e non oltre un secondo turno di un torneo; il russo, che registrava una classifica tra i primi 50 del mondo solo l’anno scorso, è sprofondato in quest’ultima parte di stagione addirittura alla posizione numero 244 del ranking ATP.
Per quanto riguarda i trionfi e i bottini conquistati, Nikolay Davydenko rappresenta senz’altro uno dei massimi esponenti del tennis est europeo. Insieme a Kafelnikov e Safin, Davydenko può essere annoverato tra i tennisti russi più forti di tutti i tempi per diversi fattori:

  • per numero di trofei ottenuti: 21 sono i titoli conquistati dal campione russo di cui 1 ATP World Tour Finals vinta in quel di Londra battendo niente popò di meno che Juan Martin Del Potro; 3 tornei ATP 500 archiviati e nei quali ha sempre concesso le briciole a Nadal, peraltro in ben due occasioni, la prima a Miami e la seconda e Shanghai;
  • per il gioco espresso e migliorato di anno in anno. Davydenko ha dato prova che con il sacrificio e l’applicazione si possono raggiungere grandi risultati. All’inizio della sua carriera, difatti, il russo non riusciva ad esprimersi al meglio per via di colpi giocati in modo piuttosto macchinoso ed innaturale. Con il tempo, però, Davydenko ha perfezionato molto il suo gioco compiendo passi da gigante e il suo rovescio ne è l’autentica dimostrazione;
  • per esser riuscito a tenere testa e a prevalere sui big del tennis come Rafa Nadal contro il quale conduce 6 a 5 negli head to head, come Juan Martin Del Potro, eliminato nella finale di Londra o ancora Stanislas Wawrinka contro il quale conduce per 2 a 1 negli scontri diretti e Tomas Berdych, dominato 9 a 4 dal tennista russo.
    Davydenko verrà ricordato dai suoi fan per uno straordinario rovescio bimane, fondamentale con il quale ha sempre fatto la differenza. Il russo trovava angoli quasi impossibili con questo colpo e riusciva molto spesso a mettere alle corde gli avversari grazie ad accelerazioni incrociate e lungolinea devastanti. E Nadal ne sa qualcosa…

    Qui di seguito è riportato un tributo che ricorda il campione russo nei momenti topici della sua carriera tra i quali il successo importante conquistato nella finale dell’ATP World Tour Finals di Londra contro Juan Martin Del Potro.

Federico Bazan © produzione riservata

Medioevo tennistico per Fabio Fognini

                                                   Il fattore più importante del gioco di Fabio: la testa

Il 2013 è stato l’anno della rivelazione per Fabio Fognini, la stagione degli exploit e delle grandi aspettative: il ligure vinse Stoccarda, Amburgo ed arrivò in finale ad Umago, il tutto nel giro di poche settimane. E’ stata l’annata durante la quale, sulla terra battuta, Fabio raggiunse risultati eccellenti sconfiggendo con una certa autorevolezza giocatori del calibro di Tommy Haas, Philipp Kohlschreiber, tra l’altro eliminati in terra tedesca, Tomas Berdych e Richard Gasquet, battuti entrambi a Monte Carlo.
Per il livello di tennis espresso in quel periodo, il ligure è risultato uno dei tennisti più temibili sulla terra battuta, superficie dove ha ottenuto il maggior numero di successi in una singola stagione.
Numericamente parlando, Fabio è stato il giocatore che l’anno scorso ha vinto più partite sulla terra, preceduto solo dal re del rosso Rafael Nadal; l’exploit di Fognini destò scalpore ed entusiasmo nell’opinione pubblica ed era credenza comune che il ligure fosse totalmente maturato e avesse acquisito le qualità del campione. Quelle potenzialità dimostrate da Fognini l’anno scorso, tuttavia, si sono estinte partita dopo partita, torneo dopo torneo.
A parte la conquista dell’ATP 250 di Viña del Mar e lo straordinario successo nei quarti di finale di Coppa Davis su Andy Murray, l’intensità del gioco di Fabio è calata progressivamente. Diverse le uscite di scena ai primi turni e peraltro contro avversari non irresistibili o comunque alla sua portata come è accaduto per esempio a Madrid, a Roma e ad Amburgo dove il tennista di Arma di Taggia è stato eliminato all’esordio da giocatori come Rosol e Krajinovic; leggermente meglio al Roland Garros e a Wimbledon dove non ha racimolato più di un terzo turno. Tra gli acuti sono da menzionare giusto la finale persa contro David Ferrer nell’ATP 250 di Buenos Aires e l’ottima cavalcata nell’ATP 1000 di Cincinnati dove Fabio ha raggiunto, seppur a fatica, i quarti di finale.
In seguito alle performance sul cemento americano di Cincinnati, torneo in preparazione al quarto ed ultimo Grande Slam stagionale, è arrivato il black out: 64 errori gratuiti commessi da un Fognini opaco e sotto tono nel match di secondo turno degli Us Open contro il francese Adrian Mannarino, numero 89 del mondo.
L’azzurro ha affermato ai microfoni dei giornalisti che si trattava della classica giornata storta perchè i colpi non entravano e soprattutto perchè il gioco del francese l’ha infastidito fin da subito; le parole amare di Fabio a fine gara: << Ho avuto problemi con le racchette, poi lui è un giocatore che mi da fastidio, gioca sulla velocità dell’avversario. Ho sbagliato a cercargli il rovescio dall’inizio. Ho avuto chance ma non le ho sfruttate >>.
Considerati gli ultimi risultati non particolarmente rassicuranti per Fognini contro giocatori con classifica nettamente inferiore, ci auguriamo che non ci sia dell’altro, oltre a quanto dichiarato da egli stesso, che possa incidere negativamente sul suo rendimento.

Federico Bazan © produzione riservata

Atp 250 di Monaco di Baviera 2014

Martin Klizan s’impone in rimonta per 2-6, 6-1, 6-2 su Fabio Fognini nella finale dell’ Atp 250 di Monaco di Baviera

L’Atp 250 di Monaco, noto anche come BMW Open, ha visto protagonisti, nell’ultimo atto del torneo bavarese, il ligure Fabio Fognini, numero 13 del mondo opposto allo slovacco Martin Klizan, numero 111 del ranking Atp. Seppur considerata una competizione minore rispetto a tornei del calibro di Monte Carlo, Madrid e Roma, quella di Monaco è stata una tappa importante per Fognini, il quale in caso di vittoria, non solo si sarebbe portato a casa un montepremi di 70.000 euro e una BMW, ma avrebbe anche conquistato punti preziosi in classifica. A togliere il sogno di un ottavo posto nella race al ligure ci ha pensato Martin Klizan, giocatore proveniente dalle qualificazioni che ha eliminato in sequenza: Dudi Sela, Mikhail Youzhny, Denis Istomin e, in semifinale, il detentore del torneo bavarese dello scorso anno, vale a dire Tommy Haas. Un cammino superlativo quello compiuto dallo slovacco che quest’oggi, nella finale contro Fognini, è riuscito a prendere il sopravvento nel secondo set nonostante accusasse spesso malesseri fisici. Il body language di Klizan, durante tutto l’incontro, era molto negativo: testa verso il basso, mani sul volto, spalle curve e andatura lenta. Il tutto avveniva curiosamente ai cambi di campo e a gioco fermo ogniqualvolta il tennista di Bratislava veniva inquadrato dalle telecamere.
Fognini ha comandato alla perfezione il primo set sin dalle prime battute strappando più volte il servizio al suo avversario e prendendo il largo nel parziale. Klizan è partito titubante alla battuta e piuttosto falloso da fondo campo. Da una parte tanti gli errori commessi dallo slovacco, dall’altra molta concretezza ed aggressività nel gioco del ligure.
Il secondo set ha preso completamente un’altra piaga: Klizan ha innalzato il livello di gioco iniziando a spingere e a trovare vincenti. Fognini si è disunito improvvisamente ed è sembrato uscito dal match. Lo slovacco ne ha approfittato tirando accelerazioni molto veloci con il dritto che non hanno permesso a Fabio di difendersi. Il secondo parziale si è rivelato uguale al primo ma a parti invertite.
Nel terzo non c’è stata storia: Fognini, innervosito per un warning chiamato dal giudice di sedia, ha perso un game al servizio e ha gettato con rabbia la racchetta a terra. L’arbitro gli ha inflitto un penalty point per il gesto compiuto e il ligure, per concludere, ha disintegrato in due pezzi la racchetta.
Fabio, aldilà della frustrazione dettata in parte dalla scelta arbitrale ma soprattutto dalla crescita inaspettata del gioco di Klizan, non è più riuscito ad esprimersi al meglio come aveva fatto nel primo set e non ha mai trovato armi efficaci per contrastare il gioco dello slovacco.
Al contrario del primo set in cui ha dominato, nel secondo e terzo parziale il ligure ha giocato in modo molto conservativo, sulla difensiva e non di rado due o tre metri fuori dal campo consentendo a Klizan di spingere ed affondare con il dritto ed il rovescio.
A fine partita, i ringraziamenti di Fabio rivolti agli organizzatori del torneo e al pubblico non sono mancati così come non è mancato quel pizzico di malizia nel dire a Klizan: “spero che adesso ti senta bene”. Lo slovacco ha replicato con un sorriso beffardo di fronte al ligure e a sua volta ha risposto ai microfoni: “mi scuso con il pubblico e con Fabio ma oggi stavo male, ad ogni modo grazie a tutti per il supporto e senza il vostro sostegno non ce l’avrei fatta”.

Federico Bazan © produzione riservata

Atp 500 di Barcellona 2014

Il torneo Godò di Barcellona ospita ogni anno, su terra battuta, i migliori giocatori del rosso nel Real Club de Tenis Barcelona che da tradizione è terreno di conquista spagnola. Quest’anno a rompere la lunga serie di trionfi di Rafa Nadal, che si è imposto in questo torneo per ben 8 volte consecutive, dal 2005 al 2013 (ad eccezione del 2010 in cui non giocò il torneo), è stato il nipponico Kei Nishikori, testa di serie numero 4 del tabellone. Il giapponese è riuscito ad arrivare in finale battendo tra gli altri Marin Cilic e Ernests Gulbis ed eliminando nell’ultimo atto, con un comodo 6-2 6-2, Santiago Giraldo.

                        Primo successo sul rosso per il nipponico Kei Nishikori

Giraldo, numero 65 del ranking Atp, ha giocato un buon torneo proveniendo dal primo turno. In semifinale il colombiano ha estromesso il numero 24 del mondo Nicolas Almagro, dopo che quest’ultimo era riuscito nell’impresa di battere per la prima volta in carriera Rafael Nadal su ben 10 scontri diretti vinti dal maiorchino.
Torneo strano per l’esito finale e per il fatto che nessuna tra le prime 3 teste di serie del tabellone sia arrivata in semifinale: Fognini, testa di serie numero 3, si è infortunato e ritirato; Ferrer, testa di serie numero 2, è stato eliminato sorprendentemente al secondo turno da Gabashvili; Nadal, numero 1 del torneo e del mondo, è stato sconfitto del tutto inaspettatamente dal connazionale Almagro.
Il campione di Manacor ha detto in conferenza stampa che non è riuscito a sfruttare le chance e i break point a sua disposizione e che, nonostante abbia comandato il match per tutto il primo set, ha perso l’occasione di superare Almagro nel secondo set al tie break ed aggiudicarsi così l’incontro. Risultato finale: 2-6 7-6 6-4 per Almagro.

Il murciano, nonostante il successo brillante archiviato contro Nadal, continua ad avere problemi quando si tratta di giocare partite decisive come la semifinale contro Giraldo, giocatore nettamente inferiore rispetto ad Almagro in classifica. Resta un tabù per lo spagnolo, chissà se perchè si accontenta dei propri risultati o perchè proprio non riesce a trovare la continuità necessaria nel rendimento…
Giraldo ha raggiunto la sua seconda finale in carriera dopo quella a Santiago del Cile nel 2011 dove perse da Tommy Robredo e, grazie a questa progressione realizzata nel torneo di Barcellona, si piazza alla 47esima posizione del ranking Atp.
Grande passo in avanti per Kei Nishikori che vince il torneo Godò e che conquista il suo primo titolo Atp sulla terra battuta guadagnando la posizione numero 12 della classifica mondiale.

                                                                                                                                                                                                    Federico Bazan © produzione riservata

Il ritorno del miglior Federer: lo svizzero vince l’Atp 500 di Dubai

                 78esimo titolo in carriera e primo del 2014 per Roger Federer

Dopo un 2013 negativo in termini di risultati nel quale Federer è riuscito ad aggiungere al bottino di conquiste solo l’Atp 250 di Halle, il 2014 per lo svizzero si riapre nel migliore dei modi con gli Australian Open dove ha raggiunto la semifinale perdendo da Rafael Nadal e con la vittoria dell’Atp 500 di Dubai, entrambi tornei in cui l’elvetico ha dimostrato di poter competere fisicamente ad alti livelli nonostante i 33 anni di età e nei quali ha fatto vedere tutto il suo repertorio tennistico, quello che per buona parte del 2013 è mancato a causa di una forma fisica poco brillante e del cambio di racchetta. Federer sembra esser risorto in tutto il suo splendore tennistico e lo spiega il fatto che ha estromesso dapprima il numero 2 del mondo Novak Djokovic in semifinale e poi Tomas Berdych nell’ultimo atto del torneo arabo.
La partita ha visto lo svizzero perdere il primo parziale 6-3 così come lo aveva perso contro il serbo e poi rimontare ad entrambi un set fino a conquistare la vittoria.
Tomas Berdych ha ancora una volta riscontrato difficoltà non indifferenti nel giocare la finale di un torneo come quello di Dubai nonostante peraltro un vantaggio iniziale piuttosto netto su Federer, il quale era indietro di un set e di un game nel secondo parziale. Difficoltà del ceco testimoniate, non a caso, da un bilancio di finali negativo: 9 vinte e 12 perse.

La frustrazione di Berdych nella finale contro Federer

Berdych è uno dei pochi giocatori se non l’unico ad essere un top ten da almeno 2 anni consecutivi malgrado il suo penultimo torneo vinto sia datato ottobre 2012 e l’ultimo febbraio 2014, quindi a distanza di quasi un anno e mezzo; questo perchè il ceco colleziona tante vittorie nelle partite di ogni torneo ma fa sempre molta fatica ad arrivare fino in fondo; com’è spesso accaduto nella sua carriera, e l’Atp di Dubai ne è un esempio calzante, Berdych ha perso finali nelle quali si trovava avanti di un set e di un break o partite anche alla sua portata come quella di Winston-Salem contro Isner o quella di Marsiglia contro Tsonga, match nei quali Berdych conduceva l’incontro per un buon set e mezzo apparentemente senza problemi.
Per quanto riguarda il campione di Basilea, adilà del rendimento ottimale e delle giocate alla Federer che non passano mai inosservate, ciò che ha colpito dell’ex numero 1 del mondo è stata la capacità di ribaltare l’inerzia della partita e degli scambi: non di rado si sono visti passanti fulminanti di dritto e di rovescio da due metri fuori dal campo quando il punto era nelle mani dell’avversario e quando lo svizzero si trovava in difesa. Sia Djokovic che Berdych si presentavano a rete quando trovavano angoli penetranti ed interessanti, ma contro un Federer così ispirato, era difficile se non impossibile ottenere il punto con una volèe vincente.
Grazie alla vittoria dell’Atp 500 di Dubai, lo svizzero si aggiudica il settantottesimo titolo in carriera confermando l’ottimo periodo di forma stagionale. Chissà se Federer continuerà ad entusiasmare i suoi fan con qualche altra straordinaria prova tennistica e arrivare così a quota 80 titoli in carriera…

Federico Bazan © produzione riservata

Finale Atp 500 di Basilea: Federer ad un passo dalla conquista del sesto titolo del torneo di casa

                                                                     Saint Jakobshalle Tennis Arena

Finale da sogno per gli appassionati di tennis nel torneo Atp 500 di Basilea che ha visto opposti per il secondo anno consecutivo Roger Federer e Juan Martin Del Potro in una partita mozzafiato durata 2 ore e 22 minuti di gioco. Lo svizzero ha disputato un torneo pressoché perfetto eliminando in sequenza Mannarino, Istomin, Dimitrov e Pospisil mentre l’argentino si è sbarazzato agevolmente di Laaksonen, Baghdatis, Mathieu e, in una semifinale più lottata, Roger-Vasselin. Il quarto di finale tra Federer e Dimitrov ha fatto parlare molto gli appassionati e gli sportivi per il fatto che entrambi i giocatori hanno disputato il loro primo head to head della carriera e specialmente perchè, messi a confronto, sono considerati identici dal punto di vista tecnico e stilistico.

Si è parlato bene di Dimitrov e lo si è paragonato a Federer sebbene in realtà, a livello biomeccanico, vi siano delle piccole differenze che rendono lo svizzero più preciso da un punto di vista estetico. In questo articolo potete fare affidamento alla foto, qui sulla destra, esaminata e videoanalizzata da Raffaele Tataranni, tecnico nazionale della Fit laureato in scienze motorie e cinesiologia, che mostra le differenze biomeccaniche tra il diritto di Dimitrov e quello di Federer.
Nel primo scontro diretto ha avuto ragione l’elvetico che si è imposto sul bulgaro per 6-3 7-6 senza troppi patemi.
Il padrone di casa ha fatto gioire i propri tifosi in tutto l’arco del torneo; Federer ha giocato come poche volte lo si è visto in quest’ultima fase della stagione: ace, rovesci in back, palle corte, dritti a sventaglio e qualche volèe… tanta varietà di colpi e soprattutto tanti vincenti.
Nel primo set contro Del Potro, Federer ha quasi sempre tenuto il servizio con facilità. Sul 3 pari, però, il tennista di Tandil ha colto un’occasione ghiottissima riuscendo a breakkare lo svizzero.
Sul 5-3, proprio nel momento decisivo, Del Potro si è fatto strappare il servizio dando l’opportunità a Federer di rientrare in partita. L’elvetico ha riacquistato fiducia e sul 5-4 ha riagganciato il proprio avversario. Si è deciso tutto al tie break dove Delpo ha prevalso grazie ai missili tirati in battuta. L’argentino si è così aggiudicato il primo parziale per 7-3 ma nel secondo set il giocatore di Tandil non ha avuto scampo: Federer ha giocato un gran tennis avvalendosi specialmente del servizio centrale da destra che gli ha regalato tanti punti e che ha costretto Del Potro a non scambiare nei turni di battuta dell’elvetico.
Il terzo set è terminato con la vittoria del giocatore albiceleste che si è imposto con lo score finale di 7-6 2-6 6-4. L’argentino ha tenuto i nervi saldi fino alla fine facendo affidamento alle bordate al servizio e ad un gioco molto regolare che ha costretto Federer a capitolare nella morsa dell’avversario.
Entrambi i giocatori hanno offerto, comunque, un grande spettacolo: scambi intensi e giocate di prestigio hanno fatto sognare ed immaginare ai “federeriani” il ritorno del campione dei tempi d’oro. Federer ha dato segnali positivi: risolto il problema alla schiena e cambiata nuovamente racchetta, sembra aver ritrovato molta fiducia e capacità dei propri mezzi. Dall’altro lato c’è un Del Potro che si aggiudica l’Atp 500 di Basel negando a Federer, per la seconda volta consecutiva dopo l’edizione del 2012, quello che sarebbe stato per lo svizzero il sesto sigillo del torneo di casa.
L’argentino ottiene, dunque, il diciassettesimo titolo della carriera e continua a confermare l’ottimo periodo di forma stagionale che lo vede stabile alla quinta posizione del ranking Atp.

Federico Bazan © produzione riservata

Semifinali Atp 250 di Mosca: Seppi eliminato da Kukushkin

                                                                       Panoramica dello stadio di Mosca

Andreas Seppi ha provato a ripetersi in quel di Mosca. L’anno scorso il tennista altoatesino aveva vinto il torneo battendo in finale il brasiliano Thomaz Bellucci ma quest’anno è stato estromesso in semifinale dal kazako Michail Kukushkin, numero 102 del mondo. Il tennista azzurro ha sfiorato la settima finale della carriera dopo quelle raggiunte e vinte ad Eastbourne (2011), Belgrado e Mosca (2012) e quelle perse a Gstaad, Eastbourne (2012) e Metz. Oggi Andreas non è riuscito ad essere sufficientemente aggressivo e pericoloso contro un ottimo Kukushkin che ha espresso un tennis incisivo proveniendo, peraltro, dal girone di qualificazione. La partita, anomala nel punteggio e soprattutto nei turni di battuta, è terminata con lo score di 6-1 1-6 6-4 in favore del giocatore kazako. Seppi, testa di serie numero 2 del torneo moscovita e numero 22 del mondo, ha usufruito di un bye al primo turno, ha liquidato nel derby azzurro Paolo Lorenzi e ha approfittato del ritiro del francese Roger Vasselin per approdare in semifinale. Kukushkin ha eliminato in due set e in modo anche piuttosto netto: Bogomolov Jr, Dolgopolov, Golubev ed infine, in una partita più combattuta, il nostro tennista azzurro.
Il primo set è volato via: Andreas non è mai entrato in partita, giocando un tennis al disotto del suo potenziale, fornendo più volte l’occasione al suo avversario di affondare con il dritto e di prendere l’iniziativa. Il problema più grande che ha avuto l’altoatesino nel match è stato trovare la giusta pesantezza di palla e gli angoli; non di rado, infatti, giocava al centro dando la possibilità a Kukushkin di attaccare e di gestire lo scambio.
Nel secondo set Seppi volta pagina e reagisce in modo esemplare concendendo appena un game al suo avversario. Finalmente l’azzurro trova profondità ed angolo nei suoi colpi e soprattutto inizia a far partire il braccio cercando il vincente, cosa che gli è mancata nel primo parziale.
Il terzo set è il terno all’otto dei break. Colui che serviva perdeva sistematicamente il turno di battuta e concedeva all’avversario la possibilità di consolidare il vantaggio. Nessuno dei due, tuttavia, è riuscito a sfruttare i break concessi ad eccezione di un Kukushkin che sul 5-4, proprio nel momento decisivo, ha breakkato Seppi addirittura a 0 ponendo fine, così, ad una partita dallo svolgimento rocambolesco.
Oggi alle ore 13.15, il kazako affronterà, per cercare di conquistare il suo secondo titolo in carriera dopo quello di Mosca del 2010, Richard Gasquet che ha liquidato agevolmente Ivo Karlovic nel penultimo atto del torneo russo.

Federico Bazan © produzione riservata

Us Open 2013

Come Andy Roddick l’anno scorso, anche James Blake si ritira agli Us   Open

Quest’anno gli Us Open hanno regalato agli appassionati novità ed emozioni a partire dal ritiro di James Blake ed i forfait imprevisti della Sharapova e di Tsonga oltre ad una serie innumerevole di partite dall’esito sorprendente come l’eliminazione al secondo turno della testa di serie numero 6, Juan Martin Del Potro per mano di un Lleyton Hewitt tornato ai tempi d’oro; la disfatta di Roger Federer, in fase ormai discendente per via dell’età, è stato dominato da Tommy Robredo in tre set al quarto turno; un deludente Grigor Dimitrov, tennista bulgaro classe 91 che è stato elogiato e paragonato stilisticamente a Federer da alcuni appassionati, ha ceduto al primo turno contro il numero 89 del ranking Joao Sousa; un Fabio Fognini spento, reduce da due tornei vinti sulla terra battuta, ha perso in soli tre set al primo round contro Rajeev Ram, un giocatore che non ha mai superato in singolare il secondo turno in una prova del grande slam; Nicolas Almagro, sempre meno motivato, perde nettamente da Denis Istomin in 4 set nel suo primo incontro sul cemento di New York; impensabili ed irriconoscibili le prestazioni di Kei Nishikori (testa di serie numero 11), Jerzy Janowicz (testa di serie numero 14) e Ernest Gulbis (testa di serie numero 30) che sono stati liquidati al primo turno da avversari tutt’altro che irresistibili come Daniel Evans (149 Atp), Maximo Gonzalez (185 Atp) e Andreas Haider-Maurer (96 Atp). Risultati inaspettati viste le differenze piuttosto nette in classifica ma soprattutto considerato il livello di gioco.

                                      Il vincitore – Us Open 2013

Quest’anno se ne sono viste un po’ di tutti i colori a Flushing Meadows; da partite incredibili che hanno ribaltato i pronostici apparentemente più scontati a prestazioni memorabili: Stanislas Wawrinka e Richard Gasquet hanno raggiunto le semifinali giocando un tennis da top 5.
L’elvetico ha eliminato con il punteggio severo di 6-4 6-3 6-2 il numero 3 del mondo Andy Murray nei quarti di finale. Partita a senso unico, lezione di tennis di Wawrinka che ha dominato un Murray sorpreso per i colpi dell’avversario ed afflitto per un risultato così pesante. Dal body language, il giocatore di Dunblane sembrava dire: << Ma cosa devo fare con questo che gioca da Dio!? >>. Rovesci lungolinea a velocità elevatissime hanno messo in crisi tutti i gli avversari incontrati da Wawrinka, il quale si trovava a suo agio ogni volta che colpiva la palla in anticipo con il suo colpo migliore.
Gasquet non è stato da meno: ha sconfitto Raonic, giocatore nato e cresciuto sul veloce, e un combattente con i fiocchi come David Ferrer, numero 4 del mondo. Era da tempo che Gasquet non raggiungeva una semifinale di alto prestigio. Sono dovuti passare addirittura 6 anni dall’ultima disputata a Wimbledon, in casa di Murray. Un grande impegno ed una costanza straordinaria nel rendimento hanno aiutato Gasquet a scalare il tabellone vincendo partite che lo vedevano sfavorito.
Il problema più difficile per giocatori come Wawrinka e Gasquet è affrontare una semifinale contro campioni come Djokovic e Nadal dove non si ha mai vita facile: il francese è stato surclassato dal maiorchino in tre set e lo svizzero, pur avendo lottato con il cuore e con la massima forza di volontà per provare ad agguantare la sua prima finale in un grande slam, ha avuto torto nei confronti del serbo che l’ha spuntata al quinto set.
L’ultimo atto del torneo è stato probabilmente il match più atteso, quello che ha visti opposti per l’ennesima volta Rafa Nadal e Nole Djokovic. Finale monotematica, partita a tratti combattuta ma risultato indiscusso. E’ Nadal a vincere in quattro set e ad aggiudicarsi il tredicesimo slam della carriera.

                         La finalista e la vincitrice – Us Open 2013

In campo femminile, le nostre azzurre si sono fatte valere, specialmente Flavia Pennetta che ha raggiunto la semifinale contro Victoria Azarenka dopo due anni difficili causati dall’infortunio al polso. La brindisina sembra aver trovato la sua miglior condizione fisica e soprattutto il tennis incisivo che l’ha aiutata a vincere in passato. Buone, inoltre, le prestazioni di Roberta Vinci e la giovanissima Camila Giorgi che hanno battuto avversarie di levatura come Lucie Safarova e Caroline Wozniacki.
La finale femminile ha visto protagoniste la detentrice del titolo del 2012 Serena Williams e la finalista Victoria Azarenka, battuta dall’americana l’anno scorso con lo score di 6-2 2-6 7-5. Quest’anno il copione è lo stesso; nuovamente al terzo set ma è ancora la Williams ad alzare il trofeo per 7-5 6-7 6-1.
Come era successo al Roland Garros, anche agli Us Open i numeri uno sono Rafa Nadal e Serena Williams.

Federico Bazan © produzione riservata