Medioevo tennistico per Fabio Fognini

                                                   Il fattore più importante del gioco di Fabio: la testa

Il 2013 è stato l’anno della rivelazione per Fabio Fognini, la stagione degli exploit e delle grandi aspettative: il ligure vinse Stoccarda, Amburgo ed arrivò in finale ad Umago, il tutto nel giro di poche settimane. E’ stata l’annata durante la quale, sulla terra battuta, Fabio raggiunse risultati eccellenti sconfiggendo con una certa autorevolezza giocatori del calibro di Tommy Haas, Philipp Kohlschreiber, tra l’altro eliminati in terra tedesca, Tomas Berdych e Richard Gasquet, battuti entrambi a Monte Carlo.
Per il livello di tennis espresso in quel periodo, il ligure è risultato uno dei tennisti più temibili sulla terra battuta, superficie dove ha ottenuto il maggior numero di successi in una singola stagione.
Numericamente parlando, Fabio è stato il giocatore che l’anno scorso ha vinto più partite sulla terra, preceduto solo dal re del rosso Rafael Nadal; l’exploit di Fognini destò scalpore ed entusiasmo nell’opinione pubblica ed era credenza comune che il ligure fosse totalmente maturato e avesse acquisito le qualità del campione. Quelle potenzialità dimostrate da Fognini l’anno scorso, tuttavia, si sono estinte partita dopo partita, torneo dopo torneo.
A parte la conquista dell’ATP 250 di Viña del Mar e lo straordinario successo nei quarti di finale di Coppa Davis su Andy Murray, l’intensità del gioco di Fabio è calata progressivamente. Diverse le uscite di scena ai primi turni e peraltro contro avversari non irresistibili o comunque alla sua portata come è accaduto per esempio a Madrid, a Roma e ad Amburgo dove il tennista di Arma di Taggia è stato eliminato all’esordio da giocatori come Rosol e Krajinovic; leggermente meglio al Roland Garros e a Wimbledon dove non ha racimolato più di un terzo turno. Tra gli acuti sono da menzionare giusto la finale persa contro David Ferrer nell’ATP 250 di Buenos Aires e l’ottima cavalcata nell’ATP 1000 di Cincinnati dove Fabio ha raggiunto, seppur a fatica, i quarti di finale.
In seguito alle performance sul cemento americano di Cincinnati, torneo in preparazione al quarto ed ultimo Grande Slam stagionale, è arrivato il black out: 64 errori gratuiti commessi da un Fognini opaco e sotto tono nel match di secondo turno degli Us Open contro il francese Adrian Mannarino, numero 89 del mondo.
L’azzurro ha affermato ai microfoni dei giornalisti che si trattava della classica giornata storta perchè i colpi non entravano e soprattutto perchè il gioco del francese l’ha infastidito fin da subito; le parole amare di Fabio a fine gara: << Ho avuto problemi con le racchette, poi lui è un giocatore che mi da fastidio, gioca sulla velocità dell’avversario. Ho sbagliato a cercargli il rovescio dall’inizio. Ho avuto chance ma non le ho sfruttate >>.
Considerati gli ultimi risultati non particolarmente rassicuranti per Fognini contro giocatori con classifica nettamente inferiore, ci auguriamo che non ci sia dell’altro, oltre a quanto dichiarato da egli stesso, che possa incidere negativamente sul suo rendimento.

Federico Bazan © produzione riservata

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