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Le nostre tenniste azzurre Sara Errani e Roberta Vinci formano attualmente la coppia di doppio più competitiva ed affiatata in circolazione. Stabili alla prima posizione del ranking mondiale, le “Chichis” hanno trionfato nel 2012 e 2013 vincendo Roland Garros, Us Open e Australian Open ed ottenendo ben 16 titoli a livello WTA.
Errani e Vinci, essendo giocatrici tecnicamente molto diverse, si compensano alla grande: Roberta predilige il gioco a rete e più improntato all’attacco avendo un rovescio in back molto insidioso oltre ad un’eccellente sensibilità nel tocco e nelle volèe; Sara è molto solida da fondo campo e ha nella fase difensiva il suo punto di forza.
Nel doppio la compensazione tecnica dei due compagni, l’intesa e l’unione sono la chiave di volta per una buona riuscita ed è quello che le nostre giocatrici hanno in comune. Sara e Roberta si conoscono bene non solo per aver giocato in singolare e in doppio più volte, ma anche per aver vissuto insieme alle altre tenniste italiane e con il coach della Nazionale Corrado Barazzutti, la Fed Cup, il prestigioso campionato che si disputa ogni anno tra le contendenti migliori di tutti i Paesi.
Tennis come gioco di squadra
Le due azzurre hanno un rapporto di amicizia che le lega profondamente e questo contribuisce a generare un’accoppiata vincente sul campo. Ogni volta che giocano il doppio si parlano, si danno consigli, si incoraggiano e soprattutto sono consapevoli che senza spirito di squadra non potrebbero vincere.
Sara Errani e Roberta Vinci dimostrano, dunque, che il tennis non è uno sport interamente individuale come erroneamente si tende a pensare, ma grazie ai risultati conseguiti nel doppio e in Fed Cup, ci comunicano che in questo meraviglioso sport le emozioni sono anche quelle che si provano insieme, giocando di squadra.
Roger Federer e Rafael Nadal, oltre ad essere due icone dello sport mondiale, rappresentano una tra le rivalità più celebri della storia del tennis. L’elvetico e il maiorchino si sono affrontati innumerevoli volte su tutte le superfici e, per quanto concerne gli scontri diretti, è Rafa attualmente a condurre per 23 a 10 (Nadal è avanti 13-2 su terra e 8-2 su cemento outdoor mentre Federer conduce 4-1 su cemento indoor e 2-1 su erba). Confrontando però il numero dei trofei collezionati, ad eccezione della Coppa Davis che Nadal ha vinto in quattro occasioni mentre Federer in una, lo svizzero è superiore poichè vanta, nel palmarès, 88 titoli a fronte dei 69 dello spagnolo.
Tecnicamente Federer e Nadal sono l’opposto a 360 gradi: impugnatura eastern sul dritto, rovescio ad una mano, classe sopraffina, eleganza stilistica e vasto repertorio di colpi, rendono Roger Federer il giocatore classico per eccellenza.
Trovare un difetto a Federer è quasi impossibile, anche perchè, dal punto di vista estetico, è considerato il tennista più elegante del circuito per la naturalezza fuori dal comune con la quale colpisce la palla e, dal punto di vista tecnico, perchè è uno dei più completi.
Federer è anche un giocatore versatile: questo vuol dire che, oltre a saper eseguire tutti i tipi di colpi, sa spezzare il ritmo variando il gioco con soluzioni sempre diverse: piatte, in top, tagliate, senza peso, lente, veloci, profonde, corte…
Il servizio lo tira in tutti i modi e in maniera spesso illeggibile per gli avversari: piatto, slice e in kick, a seconda dei casi. A detta di molti suoi colleghi del circuito, tra i quali Tim Henman, ex tennista inglese, il lancio di palla che Federer compie disorienta gli avversari. “C’è chi serve più forte di 10 o 15 miglia orarie rispetto a Federer, come Roddick per esempio, ma Federer offre un servizio a cui è molto più difficile rispondere. Non sto dicendo che chi opta per la velocità non sappia o non possa mai variare, ma che Federer sulla variazione delle direttrici è insuperabile. Non ci sono tendenze o schemi ricorrenti nel servizio di Federer dal punto di vista della direzione, anche perché varia persino nelle modalità di lancio della palla. Per esempio, se il lancio di palla vira leggermente a destra o a sinistra, noi pensiamo sia alto il rischio di fault. Ma Federer riesce a fintare già dal lancio della palla, rendendo ancora più indecifrabile la direzione prescelta” (T. Henman).
Il tennista di Basilea sa costruirsi il punto con tutti i fondamentali e riesce ad adattare i propri schemi anche ad un gioco più difensivo, con il back di rovescio, che gli consente di recuperare la posizione al centro del campo; sa giocare al volo e a rete in modo egregio, a dimostrazione del fatto che Federer è provvisto di una mano fatata in tutte le zone del campo e non solo nei pressi della rete; adotta, talvolta, soluzioni alternative al palleggio da fondo campo come la palla corta, il lob, il cross stretto, il tweener, il passante.
Ecco le parole elogiative di Goran Ivanisevic, un altro grande esponente del tennis degli anni ’90, in merito al bagaglio tecnico di Federer: “Sì, ho davvero giocato con lui quando aveva quindici anni, durante un torneo a Basilea, e sapevo che sarebbe diventato bravo, ma non così bravo. Se rimane in salute, a meno di clamorose sorprese vincerà più Slam di Pete. Il modo in cui sceglie i suoi colpi è incredibile. È veloce, ha un gran voleé, un gran servizio, un gran rovescio, tutti grandi colpi. Se fossi il suo coach, cosa potrei dirgli? È un mago con la racchetta. Anche quando gioca male, cosa molto rara, può comunque fare cose con la sua racchetta che nessun altro è in grado di fare.”
L’unico limite di Federer, se proprio volessimo trovargliene uno, è che ha perso partite nella sua carriera in cui aveva dei match point che avrebbe potuto sfruttare senza troppi patemi, considerando anche il netto vantaggio nel punteggio del quale lo svizzero disponeva.
Esempi di match persi dall’elvetico sono: contro Safin, semifinale Australian Open 2005 o contro lo stesso Nadal, finale degli Internazionali di Roma del 2006, incontri nei quali Federer ebbe dei match point a propria disposizione, non riusciti a concretizzare.
Passiamo a Nadal.
Impugnatura semi-western sul dritto (impostazione moderna), rovescio bimane, gioco improntato sulle rotazioni, sullo scatto e sulla prestanza atletica sono le peculiarità del tennis di Rafael Nadal, uno dei giocatori tecnicamente più costruiti della storia di questo sport; lo dimostra il fatto che, quando era ancora bambino, Rafa aveva iniziato a giocare a tennis giocando il rovescio ad una mano. Il suo coach Toni Nadal decise di insegnargli il rovescio bimane con l’obiettivo di rendere il suo gioco più incisivo e maggiormente adattabile alle condizioni imposte dal tennis moderno. Effettivamente, il lavoro svolto con lo zio, ha dato i suoi frutti anche perchè il rovescio incrociato di Nadal è un’arma sulla quale il maiorchino può contare, pur rimanendo il dritto il suo cavallo di battaglia per eccellenza.
Ciò che Nadal ha modificato negli anni, tra i fondamentali, sono il dritto e il servizio. Da giovanissimo lo spagnolo lasciava partire il dritto con più velocità e meno rotazione chiudendo l’avambraccio sotto la spalla; con il tempo, Nadal ha cambiato l’esecuzione di questo colpo finendo il movimento dell’avambraccio sopra la testa e imprimendo così maggiore rotazione in top spin.
Anche il servizio è un fondamentale con il quale il campione di Manacor è progredito notevolmente negli anni.
Se, quando era agli albori, Nadal serviva una prima palla consistente ma non rapidissima, al giorno d’oggi, la velocità del suo servizio è cresciuta, tale da consentirgli un tennis più offensivo.
Essendo mancino, il campione iberico ha il vantaggio di invertire gli schemi di gioco che vedono i destrimani, spostarsi sul lato del rovescio per giocare lo sventaglio di dritto; giocando contro Nadal, questa tattica può rivelarsi errata in quanto lo spagnolo è pronto ad attaccare con il dritto sul lungolinea.
Nadal cerca molto gli angoli del campo con un gioco prevalentemente arrotato. Questo non vuol dire che non adotti soluzioni diverse, come ad esempio il back, utilizzato soprattutto sulle superfici veloci, e la volèe. Lo spagnolo, che è tutto fuorchè un giocatore di volo, ha compiuto passi da gigante con questo fondamentale; le sue volèe, seppur non esteticamente impeccabili, sono molto efficaci. E durante i match ne gioca…
Qui di seguito è riportato un video di Nadal quando aveva 16 anni. Durante l’allenamento, è possibile vedere come il maiorchino colpisca molto in avanti il dritto e come la palla viaggi poco sopra la rete, caratteristica non riscontrabile nel suo tennis attuale in quanto la palla del Nadal che conosciamo oggi, viaggia abbondantemente alta sopra la rete e, al momento del rimbalzo, si alza e schizza via.
Vi è stata dunque un’evoluzione del suo dritto nel corso degli anni.
Grazie ad una collaborazione che va avanti ormai da decenni con lo zio Toni, il maiorchino risulta fino ad oggi un giocatore praticamente invulnerabile sulla terra battuta e molto temibile sulle altre superfici, non solo per il gioco di gambe, la rapidità e i colpi da fondo, ma anche grazie al servizio, un fondamentale nettamente migliorato dallo stesso Nadal nel corso degli anni e che ha consentito al maiorchino di imporsi su superfici diverse dalla terra battuta, dove gli altri tennisti spagnoli, in linea di massima, hanno mal figurato.
Anche Marat Safin, ex giocatore ed ex numero 1 del mondo, ha parlato di questi due grandi campioni con parole che effettivamente racchiudono in pieno il loro potenziale: “Per poter battere Federer bisogna essere… Nadal, correre con la velocità di un coniglio e colpire vincenti da ogni angolo del campo”.
Roger e Rafa costituiscono la terza grande rivalità nella storia del tennis maschile moderno dopo Mcenroe/Borg degli anni ’80 e Sampras/Agassi degli anni ’90.
Entrambi sono stati in grado di trasmettere a migliaia di persone in tutto il mondo il loro tennis a tal punto da creare due grossi blocchi di tifosi: uno che sostiene The King of Grass (Federer) e l’altro che tifa per The King of Clay (Nadal). C’è chi elogia Federer per stile e unicità dei colpi, chi esalta Nadal per concretezza, grinta e gioco di gambe. Questo non esclude, naturalmente, che ci sia chi tifi e simpatizzi per entrambi proprio per i diversi pregi e le peculiarità differenti che li contraddistinguono.
Pur risultando, dal punto di vista tecnico e stilistico, giocatori completamente diversi e, caratterialmente, due avversari competitivi a loro modo (a loro modo perchè entrambi hanno un atteggiamento del tutto singolare come i tic di Nadal e la mano nei capelli di Federer), ciò che li accomuna profondamente sono due aspetti: il fatto di chiamarsi “Campioni” con la C maiuscola e il fatto di impersonificare la sportività in persona; Rafa e Roger, infatti, oltre ad essere due professionisti che hanno lasciato, lasciano e lasceranno per sempre un segno indelebile nella storia del tennis per le gesta compiute, sono due grandissimi signori sia dentro che fuori dal campo.
Ritratto di due campioni: Roger, esempio di generosità; Rafa, esempio di umiltà
Domenica 12 maggio, giornata del turno decisivo delle qualificazioni agli Internazionali Bnl D’Italia, l’avventura dei nostri azzurri è terminata per mano di due top 100, ossia il talento lettone Ernest Gulbis che ha eliminato con un netto 6-3 6-2 Gianluca Naso e il colombiano Santiago Giraldo che ha avuto la meglio su Marco Cecchinato con il punteggio di 7-5 6-2.
Il tennista di Trapani ha giocato al meglio delle sue possibilità ma hanno prevalso la completezza e la solidità di Gulbis, giocatore molto discontinuo nei risultati ma capace di dare spettacolo con colpi magistrali. Partita dagli scambi molto lunghi e basata sulla forza fisica, ha dato ragione al lettone che ha vinto così il turno decisivo delle qualificazioni e si è garantito il posto per il primo turno degli Internazionali.
Dopo il match tra Naso e Gulbis, è sceso in campo nel primo pomeriggio Marco Cecchinato, numero 358 del ranking, che ha affrontato il numero 78 del mondo Santiago Giraldo.
Il primo set è stato molto combattuto ma alla fine è riuscito a spuntarla il colombiano per 7 giochi a 5. Nel secondo set Cecchinato è calato vistosamente e Giraldo ne ha approfittato issandosi 6-2 senza troppi problemi, complice di alcuni errori commessi dal giovane palermitano.
ll tennista azzurro ha avuto talvolta reazioni spropositate durante il match: racchetta a terra, parole rivolte al suo angolo e a se stesso e qualche parolaccia di troppo. Saranno segnali di immaturità o di semplice nervosismo?
Se Cecchinato ha perso, dunque, più che rivedere il suo gioco espresso durante il match, forse dovrebbe riflettere su come affrontare nel modo migliore le partite cercando di correggere il suo atteggiamento in campo.
Si sono svolti sabato 11 maggio i primi turni delle qualificazioni degli Internazionali Bnl D’Italia 2013. Tabellone ricco di atleti, tra cui anche molti italiani. Nella prima giornata hanno giocato Flavio Cipolla, Alessandro Giannessi, Gianluca Naso e Marco Cecchinato.
Cipolla, tennista romano in attivo nel circuito Atp dal 2003 e vincitore di 5 tornei a livello challenger, ha incontrato al primo turno delle qualificazioni niente meno che Lukáš Rosol, giocatore famoso per aver estromesso incredibilmente Rafael Nadal al primo turno nell’edizione di Wimbledon del 2012.
Flavio Cipolla
Dopo aver letteralmente dominato il primo set conclusosi per 6 giochi a 0 in suo favore, Cipolla ha iniziato a perdere la continuità e la concretezza del primo set e Rosol ne ha approfittato trovando un tennis potente e preciso che ha messo notevolmente in difficoltà il tennista di casa. Cipolla si è dovuto dunque giocare il tutto per tutto al terzo set ma la partita era ormai a senso unico: Rosol vince 6-2 il terzo e decisivo parziale e Flavio perde così al primo turno delle qualificazioni, con il punteggio finale di 0-6 6-1 6-2, pur disputando una buona gara.
Alessandro Giannessi
Il secondo italiano in programma è il 23enne spezzino Alessandro Giannessi, vincitore di 4 tornei futures e 2 challenger. Giannessi ha affrontato l’iberico Albert Montanes, un giocatore molto esperto che all’età di 33 anni vanta 5 titoli a livello Atp. Il match ha visto due contendenti dallo stile di gioco completamente diverso. Giannessi mancino, dritto molto carico e rovescio bimane mentre Montanes destro, dritto più teso e rovescio molto elegante ad una mano. Il tennista azzurro parte benissimo ed è avanti 4-2 nel primo set ma, a causa di dolori fisici accusati durante il match ed un rovescio che faceva spesso fatica a trovare la giusta profondità, perde il primo parziale 6-4. Il secondo set è ancor più difficile per lo spezzino perchè affiora la stanchezza e Montanes inizia a tirare vincenti. Risultato finale: 6-4 6-3 in favore dello spagnolo.
Gianluca Naso
Notizie positive le portano però Gianluca Naso e Marco Cecchinato che affrontano e superano rispettivamente il brasiliano Dutra Silva e il russo Donskoy. Naso, il cui miglior piazzamento in classifica è stata la posizione numero 175 nel 2012, ha estromesso con il punteggio di 6-4 6-3 Dutra Silva, giocatore solido da fondo campo ma insufficiente di fronte al gioco di potenza del siciliano.
Marco Cecchinato
L’ultimo match in programma ha visto come protagonista il giovanissimo Marco Cecchinato, classe 92, giocatore dotato di un ottimo dritto carico di spin e un discreto rovescio ad una mano. Cecchinato, attuale numero 358 del ranking Atp, ha liquidato con un doppio 6-4 il numero 79 del mondo Evgeny Donskoy.
Si fa tanta fatica solo a pensare che superata una certa età si possa continuare a giocare a tennis. Figuratevi se ci sia qualcuno a 31 anni capace di vincere Wimbledon…
Ebbene si, questo qualcuno è il signor Roger Federer, il quale sull’erba londinese detiene ben sette titoli, l’ultimo dei quali ottenuto nell’edizione del 2012 in finale contro il padrone di casa Andy Murray.
Il tennista elvetico è stato uno dei pochi a vincere un grande slam superata la soglia dei 30 anni ed è stato l’unico giocatore dell’era Open a raggiungere per l’ottava volta la finale del torneo inglese. Se Federer non è sui libri di storia, poco ci manca: lo svizzero è una vera e propria icona del tennis sia per completezza tecnica e bellezza stilistica, sia per numero di risultati conseguiti e tempo trascorso in vetta al ranking mondiale.
Terminata la carriera di Pete Sampras, l’opinione comune della gente era quella che nessun altro tennista sarebbe stato in grado di superare il campione americano. Tuttavia, un giovanissimo Federer iniziò a stupire tutti già per i colpi che era capace di realizzare; nel 2002, quando lo svizzero non aveva ancora trionfato in nessun grande slam, giocò un game storicamente e tecnicamente perfetto contro un inerme Andy Roddick in quel di Basilea: si inventò un controsmash fuori dal campo e spalle alla rete, un lob tagliato calibrato al millimetro, un rovescio vincente in risposta su una prima di servizio e, per finire, un passante di dritto in equilibrio precario. A distanza di undici anni dal game perfetto e all’età di 32 anni, RF continua ad escogitare colpi da manuale del tennis con la stessa serenità e sicurezza che lo hanno caratterizzato per l’intero arco della sua carriera e che gli hanno permesso di ottenere una quantità ingente di trofei.
Non è da meno il tennista di Amburgo Tommy Haas che, sebbene il suo bottino di vittorie non sia minimamente comparabile a quello dello svizzero, ha avuto la faccia tosta di tornare ad esprimere un tennis di altissimo livello nonostante l’infortunio grave subito al ginocchio che lo ha costretto ad allontanarsi dai campi per molto tempo. Da numero 18, Haas era sprofondato addirittura alla posizione 373 del ranking Atp. Nel 2012, due anni dopo l’infortunio, il tedesco è tornato numero 21 ed attualmente è stabile alla quattordicesima posizione della classifica mondiale all’età di 35 anni!
Federer e Haas testimoniano, dunque, che i veri campioni non hanno età e che in questo sport si continua a dare il massimo seppur invecchiando.
L’esultanza di Daniel Brands nell’edizione del torneo di Monaco di Baviera 2013
Il giovane tennista bavarese Daniel Brands ha disputato un’ottima prova nel torneo Atp di Monaco di Baviera dove, dopo aver superato agevolmente i primi turni, ha estromesso in tre set l’ex numero uno di Francia Gael Monfils; ha eliminato ai quarti niente meno che il serbo Janko Tipsarevic, testa di serie numero 1 del torneo e numero 10 del mondo ma la corsa brillante di risultati del tedesco si è fermata in semifinale nella quale ha ceduto all’esperienza del connazionale Philipp Kohlschreiber. Il giovane giocatore di Deggendorf ha così sfiorato la sua prima finale a livello Atp.
Daniel Brands, classe 87, è un tennista dotato di una potente prima di servizio che viaggia spesso oltre ai 200 km orari e di un dritto giocato ottimamente sia sulla diagonale che a sventaglio. Predilige le superfici rapide ma ciò non toglie che possa rivelarsi un cliente molto pericoloso per tanti giocatori anche sulla terra battuta come ha dimostrato proprio nel torneo di Monaco. Queste sue ottime qualità hanno messo alle corde Monfils e Tipsarevic che sono stati di fatto sconfitti contropronostico dal tedesco. Raggiunta la semifinale, Brands ha fatto a dir poco sudare il numero 21 del mondo Kohlschreiber sebbene quest’ultimo sia riuscito a spuntarla al tie break del terzo set per 7-5 grazie a tre provvidenziali minibreak.
Dopo questo splendido rendimento nel Bmw Open 2013, Daniel Brands ha confermato un’eccellente forma fisica e ha dimostrato di potersela battere con i migliori 20 del mondo. Chissà se inizierà a vincere qualche torneo a livello Atp e riuscirà ad essere all’altezza dei numeri due di Germania Haas e Kohlschreiber…
Era il 26 maggio del 2012 quando Francesca Schiavone vinse il suo ultimo titolo WTA della carriera; da allora non si impose più in altri tornei e ottenne risultati al di sotto del suo potenziale. Dopo le eccezionali stagioni 2010/2011 dove la milanese vinse in finale sulla terra parigina dapprima battendo l’australiana Samantha Stosur e l’anno successivo perdendo per un soffio contro la cinese Li Na, disputa nel 2012 un Roland Garros piuttosto deludente poichè viene estromessa al terzo turno; a Wimbledon si ferma agli ottavi giocando discretamente ma esce addirittura al primo turno degli US Open. Il 2012 si conclude dunque sotto le aspettative a causa di un evidente calo fisico e mentale della Schiavone.
Il 2013 inizia in salita per la nostra azzurra che viene eliminata al primo turno sia agli Australian Open, sia in tornei successivi meno importanti. L’accumulo di questi risultati negativi causano una netta discesa in classifica della milanese che scivola oltre la cinquantesima posizione nel ranking mondiale. Dopo tanti primi e secondi turni mal conclusisi, disputa un ottimo torneo nel mese di aprile a Marrakech nel quale riesce a raggiungere la finale, battendo sulla terra rossa la spagnola Lourdes Domínguez Lino con il punteggio di 6-1 6-3 ed aggiudicandosi così il sesto titolo in carriera.
Il ruggito della leonessa
E’ arrivata una reazione, è arrivato il ruggito della leonessa d’Italia! Non rimane altro da sperare, dunque, che Francesca possa continuare su questa strada e ritornare in vetta al ranking proprio come due anni fa quando vinse il Roland Garros giocando al meglio delle sue possibilità.
A tutti voi, amanti del tennis, sarà capitato di vedere giocare in tv o dal vivo i grandi campioni e vi sarete chiesti come facciano a tenere costantemente quel ritmo elevato, a giocare senza arrendersi mai, a lottare su ogni palla. Si dice che la forma fisica sia essenziale per essere al 100% ma in realtà, per essere al meglio, non bastano solo tanto allenamento, delle ottime leve, un braccione e un buon fiato, perchè infatti ciò che fa veramente la differenza in questo sport è la forza mentale. Per forza mentale si intende non solo la grinta, la determinazione e la concentrazione che sono componenti fondamentali per una buona riuscita ma soprattutto la capacità di gestire le emozioni. Se ci fate caso i giocatori più forti del mondo come Rafa Nadal, Roger Federer e Nole Djokovic sono in grado di trattenere o gestire al meglio le proprie emozioni, evitando di esaltarsi e continuando a “rimanere con i piedi per terra”, metodo che consente loro di vincere più agevolmente. Inoltre, scacciando via possibili ansie e tensioni che limiterebbero notevolmente il rendimento, i migliori tennisti hanno quella calma interiore che gli consente di giocare bene in situazioni sia di vantaggio che di svantaggio. L’umiltà e la serenità sono quindi i due punti di svolta dei grandi campioni insieme ad altri importanti fattori come la voglia di vincere (che si distingue dalla fretta di chiudere la partita e dalla consapevolezza di vincere, problemi che pagano molti giocatori), il sacrificio, la fatica e la perseveranza. Rafa Nadal e sua maestà Roger Federer, non a caso, detengono rispettivamente 11 e 17 titoli dei grandi slam.
Abbiamo parlato dei campioni, adesso parliamo dei buoni giocatori. Dov’è il grande limite di tennisti talentuosi come il nostro Fabio Fognini, gli spagnoli Fernando Verdasco e Nicolas Almagro ed ex giocatori come il russo Marat Safin? E’ la testa. Infatti questi tennisti, i quali hanno ottenuto risultati di tutto rispetto sebbene incomparabili a quelli dei colossi del tennis come Rafael Nadal, Roger Federer, Novak Djokovic ed Andy Murray, sono stati traditi in più circostanze dal proprio temperamento che li ha notevolmente penalizzati durante la loro carriera.
Nicolas Almagro: un combattente emotivo
Almagro perse clamorosamente contro Nadal nel torneo di Parigi Bercy nel 2009; quando il murciano si trovò avanti 6-3 6-5 (40-0) e servizio, si fece annullare 5 match points da un Nadal peraltro non al 100% per via del ginocchio e andò a perdere al terzo set; in un’altra partita disputata quest’anno tra Almagro e Haas nel torneo di Indian Wells, lo spagnolo, servendo per il match, si è fatto breakkare cedendo così al tedesco la battuta e perdendo la partita malamente al tie-break. Marat Safin, ex tennista russo ed attuale presidente del comitato olimpico russo, era noto per essere uno dei personaggi più simpatici del circuito e per essere, nel bene o nel male, uno dei più stravaganti in circolazione insieme al buon vecchio John Mcenroe. Safin era un altro tra quelli, uno che aveva talento da vendere e che era stato anche lodato dalle parole del pluricampione americano Pete Sampras, il quale rilasciò in un’intervista riferita al russo: “Questo ragazzo ha tutte le doti per rimanere saldamente per anni numero 1” e la risposta di quel simpaticone di Marat fu: “Io sono la prova che anche i geni sbagliano”. Oltre a Nico Almagro che manca di concretezza nei momenti decisivi e Marat Safin che faceva rompere racchette su racchette e perdeva le partite a causa di un nervosismo eccessivo, anche al nostro Fabio Fognini, capace di eseguire a Napoli in coppa Davis un esemplare controsmash in corsa contro il cileno Capdeville, manca lo spunto decisivo per essere un campione vero e proprio. Prima per colpa dell’arbitro o dei tifosi, poi per un presunto infortunio… alla fine il ligure, vuoi per una cosa vuoi per un’altra, ha rinunciato spesso ad esprimere il suo miglior tennis perdendo così match anche alla sua portata. Manca all’appello il terraiolo iberico Fernando Verdasco, una testa calda anche lui, che sarà sempre ricordato da tutti per aver insultato pesantemente Richard Gasquet ed il suo pubblico in terra francese nella finale di Nizza 2010, poi di fatto vinta dal tennista transalpino.
Insomma, se vogliono davvero diventare campioni o quantomeno fare un grande salto di qualità, tutti quei giocatori “tanta bravura ma niente cervello” dovrebbero darsi una calmata e lavorare con più pazienza.
E’ tornato all’opera uno dei più forti giocatori della storia del tennis: Rafael Nadal. Il maiorchino, in seguito al grave infortunio al ginocchio che lo ha reso inattivo e lontano dal campo per circa 6 mesi dall’ultimo Wimbledon disputato nel 2012, ha ripreso a giocare nel febbraio del 2013 vincendo ben 4 tornei Atp e dimostrando così una forma fisica ed una tenuta mentale strabilianti. Dopo aver trionfato sulla terra rossa di San Paolo e di Acapulco battendo rispettivamente in finale l’argentino David Nalbandian con il punteggio di 6-2 6-3 e lo spagnolo David Ferrer con il punteggio di 6-0 6-2, Nadal ha quest’oggi battuto nella finale del famoso torneo Godò di Barcellona il connazionale, nonchè amico Nicolas Almagro in un match molto combattuto. Il maiorchino, dopo aver superato i quarti e le semifinali estromettendo il francese Paire e il canadese Raonic, ha dovuto inizialmente faticare contro un Almagro molto aggressivo e determinato che si è issato 3-0 nel primo set. Quando i giochi sembravano fatti per il giovane murciano, il livello di gioco di Nadal è iniziato a salire vertiginosamente: prime di servizio a 200 km/h, dritti vincenti da ogni parte del campo e recuperi quasi impossibili hanno costretto Almagro a tirare almeno quattro o cinque accelerazioni per cercare di fare punto. Un Rafa rinato, ed in parte graziato da errori non forzati di un Almagro eccellente solo ad inizio gara, riesce a chiudere in rimonta il primo set 6-4.
Nel secondo parziale l’ex numero 1 del mondo ha tirato fuori dal cilindro colpi da manuale del tennis: uno spettacolare tweener da 4 metri fuori dal campo su un lob calibrato al millimetro che ha peraltro rischiato di buttare giù lo stadio di Barcellona dall’entusiasmo e dall’incredulità dei tifosi; un paio di dritti in corsa piazzati all’incrocio delle righe su accelerazioni imprendibili e un passante pazzesco di rovescio che ha lasciato Almagro a bocca aperta. Alla fine Rafa, più carico che mai, ha incamerato il secondo set e ha così conquistato per l’ottava volta in carriera il titolo del torneo Godò di Barcellona facendo gioire il suo angolo e i suoi tifosi.