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James Blake lascia il tennis commuovendosi davanti al pubblico dell’Arthur Ashe

                 Lacrime di goia e di dolore per l’americano

James Blake si ritira dal tennis professionistico all’età di 33 anni: è stata questa la decisione ufficiale annunciata dal giocatore americano prima dell’inizio degli Us. Open. Blake ha affermato in conferenza stampa americana di abbandonare il tennis non riuscendo a trattenere delle lacrime che lasciavano trapelare un sentimento di profonda gioia e che in fondo non nascondevano anche quei momenti di sofferenza vissuti durante la propria carriera. La sua passione, il tennis, si è rivelata meravigliosa per tutti i successi conseguiti (10 titoli in singolo e 7 in doppio), per ciascun ricordo vissuto sul campo e per ogni attimo di grande lealtà e di nobiltà d’animo che ha caratterizzato a livello umano James Blake e che egli ha nutrito verso gli altri. L’americano ha detto che si sarebbe trattato del suo ultimo grande slam giocato nonchè di un match che avrebbe chiuso il capitolo finale di una carriera durata 15 anni. Ultimo match che poi si è di fatto compiuto per mano di Ivo Karlovic che ha trionfato in 5 set sull’americano.
Dopo aver salutato e ringraziato con affetto e sincerità i supporters, la famiglia e gli amici tra le lacrime e la standing ovation del pubblico dell’Arthur Ashe, adesso Blake continua la propria vita gestendo la Thomas Reynolds Collection, la linea di abbigliamento lanciata e sviluppata dall’ormai ex tennista di Yonkers in collaborazione con i designer della Fila. Blake ha voluto intitolare l’impresa con il nome del padre, in ricordo della sua tragica morte avvenuta nel luglio del 2004 a seguito di una malattia incurabile. Tutti ricorderanno quell’anno tanto strano ed inatteso quanto maledetto per Blake. Prima la rottura del collo quando l’americano, per recuperare una palla corta in allenamento agli Internazionali di Roma nel mese di maggio, sbattè contro il paletto della rete rischiando la paralisi totale e la sedia a rotelle. I medici, per fortuna, operarono con successo Blake scongiurandogli ogni possibile manifestazione di paralisi muscolare. Nel mese di luglio ci fu la perdita improvvisa del padre a causa di un tumore irreversibile; infine un zoster facciale, causato da un periodo di forte tensione emotiva, gli è costato un intervento chirurgico. Dopo questo “medioevo” di eventi che hanno colpito e travolto il povero Blake, arriva finalmente il riscatto nell’anno successivo; la vittoria a New Haven e Stoccolma e un 2006 memorabile in termini di risultati: Blake vince Sydney, Las Vegas, Indianapolis, Bangkok e Stoccolma raggiungendo il suo best ranking alla posizione numero 4 della classifica Atp.

                                                  L’ultimo saluto dal campo

James Blake, se da un lato ha vissuto tanti momenti positivi riuscendo a vincere il più possibile e a giocare un tennis potente, atletico e dinamico, dall’altro lato ha avuto un destino avverso che lo ha costretto a piegarsi per poi rialzarsi con la consapevolezza che sarebbe potuto rimanere su una sedia a rotelle per tutto il resto della propria vita. Pur avendo subito tre interventi chirurgici tra scoliosi, paralisi e zoster e pur avendo perso il padre, ad oggi questo ragazzo ha la straordinaria capacità di sorridere. E quello di James Blake è un sorriso sincero.

Federico Bazan © produzione riservata

Finale del torneo Wta di New Haven

                           Trofeo di New Haven per Simona Halep

Sabato 24 agosto si è giocata la finale del torneo Pilot Pen Tennis di New Haven, città del Connecticut, che ha ospitato le migliori tenniste al mondo in vista ed in preparazione dell’ultimo grande slam stagionale, gli Us Open. A contendersi il titolo quest’anno sono state la ceca Petra Kvitova, numero 10 del mondo e la sorprendente giocatrice rumena Simona Halep, numero 23 del ranking che sta vivendo un anno magico scalando la classifica mese dopo mese; è un 2013 nel quale la rumena ha fatto vedere il suo miglior tennis a partire dagli Internazionali Bnl d’Italia dove aveva eliminato, iniziando dalle qualificazioni, Alice Balducci, Daniela Hantuchova, Agnieska Radwanska, Roberta Vinci, Jelena Jankovic per poi cedere in semifinale alla vincitrice del torneo, vale a dire Serena Williams. Dopo il torneo di Roma, è emerso tutto il talento della Halep che ha vinto consecutivamente, nel giro di tre mesi, Norimberga, S’Hertogenbosch, Budapest e New Haven, peraltro dimostrando di poter competere e di sapersi adattare su tutte le superfici.
La finale di ieri è stata a senso unico; la rumena ha trionfato con il punteggio netto di 6-2 6-2 in poco più di un’ora di gioco di fronte ad una Kvitova aggressiva e vincente solo per i primi 10 minuti di match ma impaziente e fallosa per tutto il resto della gara. Tanti gli errori per la ceca che affossava risposte in rete o le spediva fuori. La Halep, al contrario, ha gestito il match tirando vincenti nei momenti chiave, senza fretta e con lucidità; dritti incrociati e rovesci lungolinea hanno scardinato la resistenza della Kvitova, la quale era in evidente difficoltà sia al servizio che in risposta. Ottima la resa alla battuta della rumena, specialmente con la prima palla di servizio che le ha regalato la maggior parte dei punti e le ha consentito di comandare gli scambi da fondo facendo spostare l’avversaria da una parte all’altra del campo.
Quello di New Haven è il quarto torneo che Simona Halep si aggiudica in carriera e, grazie a questo titolo conseguito, si guadagna la posizione numero 19 del ranking Wta risultando, a 21 anni, la più forte delle attuali 10 tenniste rumene appartenti al circuito internazionale.

Federico Bazan © produzione riservata

La forza mentale di Lleyton Hewitt

         Il vicht, gesto riprodotto spesso da Hewitt in partita

Lleyton Hewitt, giocatore australiano classe 1981, ha dominato lo scenario tennistico nei primi anni del 2000 fin da giovanissimo sconfiggendo in diversi tornei, incluse le prove del Grande Slam, avversari di levatura e di talento come Pete Sampras, Andre Agassi, Tim Henman e Thomas Enqvist e raggiungendo, così, l’apice delle classifiche mondiali. E’ stato uno dei pochi, insieme ad Andy Roddick e Marat Safin, a posizionarsi con autorevolezza al primo posto della classifica ATP in età giovanile. Ricordiamo che Hewitt, secondo quanto riportato dalle statistiche, è diventato il più giovane numero 1 del mondo a soli 20 anni, riuscendo a restare in “pole position” per 75 settimane.
Ciò che ha caratterizzato e che ha reso nota la forza del tennista australiano durante la propria carriera sono stati molteplici fattori a livello psicologico, tipici di un combattente del suo calibro. La concentrazione, la grinta, la lucidità e la sicurezza nelle scelte tattiche sono componenti essenziali del gioco di Hewitt; egli è stato ed è tutt’ora capace, sebbene ormai non più giovanissimo, di ribaltare l’inerzia degli scambi e di recuperare situazioni delicate malgrado lo svantaggio nel punteggio. Non è un caso, infatti, che Hewitt abbia rimontato molte partite che sembravano irrecuperabili riuscendo a capovolgerne a proprio favore l’andamento fino a conquistare la vittoria; è uno di quei giocatori che sullo 0-40 non si da per vinto e, anzi, è in grado di tirare fuori il meglio di sè giocando punto dopo punto. Tecnicamente, Hewitt non è un giocatore esplosivo; non ha infatti nella potenza dei colpi i suoi punti di forza. E’ un tennista che basa il proprio gioco sugli scambi, sulla continuità e la solidità da fondo campo.

Non è un caso che Hewitt sia considerato uno dei più forti difensori e ribattitori della storia del tennis. Ama scambiare da fondo campo, merito di una notevole rapidità nei recuperi, sebbene sappia giocare ottimamente anche al volo. E’ un giocatore moderno dal punto di vista stilistico e completo nel repertorio tecnico, oltre che pieno di risorse a livello mentale. La componente psicologica rende senz’altro Hewitt uno dei talenti più importanti ed imponenti della storia di questo sport. Ad oggi, il tennista di Adelaide vanta 3 titoli del Grande Slam, due in singolare ed uno in doppio e ben 30 tornei a livello ATP all’attivo.

Federico Bazan © produzione riservata

Vittoria strepitosa di John Isner su Novak Djokovic nei quarti di finale dell’Atp 1000 di Cincinnati

                            La disfatta del numero 1 del mondo

Una battaglia all’ultimo sangue quella che oggi ha visto opposti il numero 1 del mondo Nole Djokovic e la stella del tennis americano John Isner. Una partita equilibratissima che ha dato adito a giocate fantastiche da parte del tennista di Greensboro. Le bordate al servizio, i dritti vincenti, un gioco a rete inedito considerate la stazza e la mole dell’americano hanno permesso ad Isner di vincere un match difficile. Djokovic ha lottato come ha potuto correndo da una parte all’altra del campo e facendo spaccate su ogni palla; ma ciò non è bastato per portare il risultato a casa. Il serbo perde il primo set 7-6 al tie break, nel quale Isner, merito di una resa al servizio devastante, è riuscito ad avere la meglio. Il secondo parziale si apre con un game infinito dove il gigante di Greensboro non è riuscito a sfruttare diverse palle game offertegli dal suo avversario. Il primo gioco del secondo set, oltre ad esser durato molto, è stato così lottato a tal punto che Isner sembrava aver perso il fiato e la lucidità. Il secondo set se lo aggiudica Nole per 6-3, grazie ad un gioco più regolare del primo parziale e complice anche di un Isner in evidente calo psico-fisico.

L’esultanza di Big John dopo il match contro Nole Djokovic

Il terzo e decisivo parziale è l’identica copia del primo set. Il tennista statunitense risale in cattedra mettendo a segno prime palle di servizio a 220 km/h e seconde palle tutt’altro che tenere. Djokovic, noto per essere uno dei migliori ribattitori e difensori del circuito insieme ad Andy Murray, era inerme di fronte all’artiglieria del giocatore americano. Questo aspetto è stato determinante nell’economia del match perchè il serbo, essendo più forte in fase di risposta piuttosto che al servizio, ha dovuto quasi sempre faticare per tenere il proprio turno di battuta ed ha subito così il gioco di Isner.
Alla fine la spunta il gigante di Greensboro per 7-5 al terzo set. Djokovic, stringe con sportività la mano al proprio avversario, sebbene con un pizzico di rammarico e di rabbia per l’esito finale del match. Domani John Isner affronterà un ispiratissimo Juan Martin Del Potro che ha liquidato il russo Dmitrij Tursonov in tre set.

 Federico Bazan © produzione riservata

Il ritiro di Marion Bartoli dal tennis professionistico

                  La Bartoli annuncia il ritiro

Esce di scena a sorpresa la tennista francese Marion Bartoli che, all’età di 28 anni, ha annunciato il ritiro dal circuito Wta giovedì 15 agosto in seguito all’ultimo match disputato sul cemento americano di Cincinnati contro Simona Halep. Decisione presa alla svelta e che ha colto tutti alla sprovvista visto l’eccellente rendimento e la vittoria della transalpina nel torneo di Wimbledon di quest’anno. La Bartoli aveva un sogno nel cassetto: quello di vincere almeno un torneo del grande slam; sogno che poi si sarebbe avverato eliminando in due set Sabine Lisicki nell’ultimo atto del torneo londinese.
Considerato che, generalmente, i campioni e i giocatori di tennis si ritirino annunciando in anticipo la propria uscita di scena dal professionismo ed in seguito ad un periodo di discesa in termini di risultati, quello della Bartoli è risultato un ritiro inaspettato ed insolito. Inaspettato per la rapidità di scelta con cui la francese ha abbandonato il tennis (solo dopo il match contro la Halep ha annunciato di voltare pagina); insolito per aver lasciato il suo sport dopo un periodo di ascesa (recente vittoria di Wimbledon del mese di luglio).

                             La commozione della francese

La francese, in lacrime per l’emozione, ha motivato in conferenza stampa la decisione del ritiro dal tennis professionistico affermando di aver accusato problemi fisici che non le avrebbero consentito di continuare a giocare.
C’è chi ha pensato ci fosse stato dell’altro che abbia spinto la giocatrice a dire addio al tennis. Non sono mai mancate critiche e prese in giro da parte del pubblico a causa delle reazioni e dei vizi della Bartoli in campo. I giudizi sono risultati spesso duri e severi nei suoi confronti; basti leggere i commenti sui social-network ove la Bartoli è stata schernita ed aspramente criticata per atteggiamenti ritenuti scontrosi ed arroganti e per lo stile di gioco atipico.
Le pressioni subite dalla giocatrice transalpina erano probabilmente troppo elevate, sia per l’insoddisfazione e le critiche di un pubblico tutt’altro che rispettoso sia per un padre che avrebbe desiderato maggiori successi della figlia.
Sta di fatto che ieri è terminata la carriera di una tennista che avrebbe potuto continuare a giocare, non appena risolti i problemi fisici, ma che ha preferito mettere da parte la propria passione per evitare di peggiorare una situazione già compromessa.

Federico Bazan © produzione riservata

Le video analisi preparate dal tecnico nazionale Raffaele Tataranni

Raffaele Tataranni, tecnico nazionale della Federazione Italiana Tennis, si occupa di allenare e curare la tecnica, la tattica e le fasi motorie dei propri allievi e giocatori. Le video analisi, svolte con appositi strumenti di ultima generazione, rappresentano una chiave di volta nel tennis moderno in quanto individuano possibili esecuzioni biomeccaniche errate ed imperfezioni tecniche che ad occhio nudo sarebbero impossibili da evidenziare e discutere nel dettaglio.
Il maestro Tataranni cura con particolare attenzione i processi motori e coordinativi di ogni giocatore, ossia: la fase di attesa facendo particolare attenzione allo split step (il saltello che consente di trovare i giusti appoggi prima di preparare il movimento di esecuzione); la unit turn (fase di apertura della racchetta che si esegue girando il busto e le gambe per attuare la giusta coordinazione e ricerca sulla palla); l’impatto sulla palla che deve avvenire con il peso del corpo in avanti allo scopo di imprimere la giusta energia e la corretta velocità (fase di impatto); infine la chiusura del colpo che può avvenire sotto la spalla se si vuole tirare un colpo piatto o sopra la spalla se si vuole ottenere un colpo arrotato (fase finale).
Tataranni, grazie al montaggio delle video analisi, è in grado di correggere tutte le possibili lacune ed imperfezioni del proprio allievo; può naturalmente considerare i miglioramenti e gli aspetti positivi del giocatore preso in esame che può essere analizzato singolarmente o può essere confrontato con i grandi campioni allo scopo di trarne i migliori benefici.

14 giugno 2013 17.04

20 giugno 2013 17.37

5 luglio 2013 17.02

5 luglio 2013 17.51

22 agosto 2013 9.11

Federico Bazan © produzione riservata

La simpatia e la comicità di Novak Djokovic

                                                                               Nole imita la Sharapova

Novak Djokovic è celebre per essere uno dei giocatori più divertenti del circuito grazie alle imitazioni di Nadal e della Sharapova; è un ragazzo simpatico, solare e sempre amichevole con tutti, tennisti, giornalisti e supporters. Sa come stupire il pubblico e soprattutto come intrattenerlo. Durante alcune esibizioni in giro per il mondo non ha mai rinunciato ad imitare i modi di fare della Sharapova, i tic nervosi di Nadal e si è sempre messo alla prova in alcuni balli come il Gangnam Style davanti ai propri fans. Ogni volta che si esibisce in modo scherzoso sul campo riproducendo i vizi e le routine dei giocatori, il pubblico si esalta e risponde a gran voce attraverso urla e risate.
Parla inglese alla perfezione ma anche molto bene l’italiano; Fiorello, per questo, ha invitato il tennista serbo a partecipare alla prima puntata dello show serale “Il più grande spettacolo dopo il weekend” condotto dal comico di Catania nel 2011 affinchè Nole potesse mostrare tutte le sue qualità in veste di imitatore e di intrattenitore.

Djokovic ha affermato di amare l’Italia e Roma in particolare, non solo per i titoli vinti nelle edizioni del 2008 e del 2011 degli Internazionali Bnl d’Italia che gli hanno regalato grandi soddisfazioni, ma anche per la fede calcistica legata all’AC Milan. Djokovic è stato svariate volte in Italia ed è grazie ai suoi soggiorni e alla grande voglia di imparare che attualmente è in grado di parlare un italiano corrente. Inoltre il serbo ha rilasciato belle parole in un’intervista nei confronti del Milan quando ha fatto visita alla formazione rossonera di Allegri a Milanello; così ha detto: << Mio padre tifava Milan e la passione è nata così >>. Qui in Italia Djokovic è conosciuto come uno dei migliori tennisti e come showman allo stesso modo del centometrista jamaicano Usain Bolt, anch’egli numero 1 per i risultati e per una simpatia fuori dall’ordinario di fronte agli spettatori ed alle telecamere.

Federico Bazan © produzione riservata

Finale dell’Atp 250 di Umago

                                                      Panoramica dello stadio Stella Maris di Umago

Niente da fare per Fabio Fognini che ha sfiorato “la tripletta” nel torneo di Umago perdendo per 6-0 6-3 contro lo spagnolo Tommy Robredo.
Mese di luglio memorabile per il tennis italiano: Fognini scala la classifica e, issandosi dalla posizione numero 31 alla 19, entra così nei top 20; il ligure supera Andreas Seppi divenendo il miglior giocatore azzurro del momento e risultando il migliore tennista italiano nella storia alle spalle di Adriano Panatta, Corrado Barazzuti e Paolo Bertolucci in termini di best ranking.
Dopo aver vinto Stoccarda ed Amburgo, Fognini ha disputato un’ottima prova nell’ultimo torneo sulla terra battuta che si svolge ogni anno ad Umago, città della Croazia e che precede il lungo tour sul cemento americano.
La corsa di risultati del nostro azzurro si è fermata in finale per mano di Tommy Robredo, classe 82, giocatore valido ed esperto specialmente sul rosso, come del resto tutti gli spagnoli.
Primo set vola via in un men che non si dica: 6-0 in favore dell’iberico. Fognini non ha mai dato l’impressione di entrare in partita commettendo tanti errori gratuiti, mettendo in campo molte seconde di servizio e giocando spesso di rimessa e mai in attacco. Secondo set più combattuto ma il gioco di Fabio è risultato inefficace ed insufficiente di fronte ad un Robredo estremamente solido da fondo campo e tecnicamente aggressivo.

                                 La gioia di Tommy Robredo a fine match

Molti tifosi azzurri hanno desiderato “la tripletta” viste le prestazioni incredibili di Fognini nei tornei precedenti dove il ligure ha trionfato giocando un grandissimo tennis nel giro di due settimane. Niente da fare stavolta; Fabio ha giocato la quattordicesima partita consecutiva ed è entrato in campo visibilmente provato e stanco. La semifinale giocata ieri con Monfils è stata molto dura a livello fisico ma soprattutto a livello mentale. Fognini conduceva il match per 6-0 3-6 5-0 quando un imprevedibile Monfils ha rimontato l’impossibile riagganciando il proprio avversario sul 5-5 e trascinandolo al tie-break. Alla fine, con un colpo di reni e anche grazie ad un po’ di fortuna, il ligure è riuscito a portarsi a casa il match.
Quest’oggi Fabio ha pagato molto la tensione evolutiva e la stanchezza di tutti i tornei giocati e le partite accumulate; Robredo, atleticamente più fresco e più lucido rispetto al ligure, ha vinto senza troppe difficoltà con lo score finale di 6-0 6-3 in meno di un’ora e mezza di gioco.
A fine partita i ringraziamenti, curiosamente in lingua italiana, da parte di Fabio rivolti al proprio angolo ed ai molti tifosi italiani presenti ad Umago e quelli di un Tommy Robredo molto emozionato a seguito della vittoria conseguita.

Federico Bazan © produzione riservata

Fabio Fognini vince il torneo Atp 500 di Amburgo

All’esordio le lezioni impartite ai terraioli nativi Albert Ramos e Marcel Granollers; nei quarti la seconda ed immediata vittoria ai danni del numero 1 di Germania Tommy Haas; in semifinale il trionfo agevole nei confronti di Nicolas Almagro, giocatore attualmente più forte sulla terra battuta alle spalle di Rafael Nadal e David Ferrer nelle file dei talenti iberici; in finale la superiorità ai danni della rivelazione inaspettata del torneo: Federico Del Bonis. E’ stata questa l’inarrestabile corsa di risultati positivi percorsa da Fabio Fognini durante la settimana del torneo Atp 500 di Amburgo.
Il tennista di Sanremo ha sconfitto nell’atto conclusivo la giovane promessa del tennis albiceleste Federico Del Bonis con lo score di 4-6 7-6 6-2 in una battaglia all’ultimo sangue durata 2 ore e 28 minuti di gioco.
E’ successo di tutto in questo incontro, a partire dalle corde instabili della racchetta di Fabio che hanno costretto il ligure a cambiare spesso e volentieri il proprio attrezzo. Il primo set se lo è aggiudicato l’argentino per 6-4 grazie ad un gioco concreto, offensivo, a prime palle di servizio consistenti e a causa di qualche errore di troppo del tennista azzurro. Durante il secondo parziale è avvenuto un episodio che avrebbe potenzialmente condizionato l’economia del match visto che Fabio si trovava in una situazione di svantaggio nel punteggio ed è stato chiamato un warning dal supervisor per una presunta ma inesistente perdita di tempo del ligure mentre questi sostituiva la racchetta. Nel secondo set Del Bonis ha avuto un break point a propria disposizione sull’1-1 e Fabio, accecato in quell’istante dalla rabbia e dalla frustrazione per aver subito un rimprovero inspiegabile da parte degli arbitri, è uscito estemporaneamente con la testa dal match facendosi breakkare ed iniziando a macinare errori gratuiti. Sembrava una partita persa, buttata al vento a tal punto che Fabio, sul 4-1 per Del Bonis, ha dato segnali di cedimento parlando con se stesso e urlando in tono rassegnato: “Bravo lui, che ti devo dire!? “.
Malgrado l’accaduto Fognini, rientrato in campo sul 4-1 e servizio, è rimasto concentrato, ha innalzato il proprio livello di gioco riprendendo l’impossibile e l’inimmaginabile di fronte alle bordate dell’argentino e colpendo l’avversario a suon di accelerazioni nei momenti opportuni. Del Bonis ha dovuto fare i conti con l’inesperienza di arrivare in una finale così prestigiosa e soprattutto con l’impreparazione fisica per affrontare un match così lungo dopo aver giocato 3 e mezza contro Fernando Verdasco ai quarti ed aver battuto Roger Federer in semifinale.
Fabio è rinato con grande maturità e grinta dimostrando di poter ribaltare una partita che stava perdendo per 6-4 4-1. Il ligure ne è uscito a testa alta con autorità riuscendo a trascinare l’argentino al tie-break.
Incredibile ma vero, nel tie-break Federico Del Bonis sul primo match point sbaglia un serve and volley a un passo dalla rete e con Fognini completamente spiazzato. Siamo 7-7.

      L’andamento del match riassunto attraverso i volti dei due giocatori

Secondo match point per l’argentino sull’8-7 ma Fognini lo annulla tirando un accelerazione di dritto e guadagnando la rete: 8-8. Serve Del Bonis il quale, preso dalla foga del momento, tira un dritto violentissimo mirando alla parte di campo scoperta dal ligure ma la palla viene deviata dal nastro; 9-8 per Fabio. Set point e Fognini pone fine ad una striscia positiva di risultati del suo rivale. Si decide tutto nel terzo e decisivo parziale.
Del Bonis, stanco, provato ed incredulo rinuncia ad esprimere il suo miglior tennis subendo la risalita incredibile di Fognini che era ad un passo dal baratro ma che, grazie ad una grande reazione avvenuta nel secondo set, riesce a prevalere sull’argentino. Terzo parziale a senso unico: Fabio cancella il passato, gioca al meglio il presente e vince comodamente il terzo set.
A fine match l’urlo liberatorio del ligure e l’abbraccio con il suo coach Josè Perlas.

Federico Bazan © produzione riservata

Mese di luglio da incorniciare per Fabio Fognini: il ligure approda in semifinale nel torneo Atp 500 di Amburgo

                                                                                                          German Open Hamburg

Stesso avversario, stessa superficie, stessa Nazione, stesso punteggio. Nel torneo Atp 500 di Amburgo Fabio Fognini impartisce la seconda severa lezione nei confronti di Tommy Haas con il medesimo punteggio della settimana precedente nel torneo Atp 250 di Stoccarda: 6-2 6-4 in meno di due ore di gioco. Si è trattato del secondo scontro diretto avvenuto nel giro di una settimana tra i due tennisti, una partita che ha offerto ad Haas la possibilità di prendersi la rivincita nei confronti del tennista azzurro. Un match sulla carta favorevole al tedesco, agevolato potenzialmente dal fatto che giocasse in casa e che fosse superiore al ligure in termini di classifica. Nonostante ciò, Fabio Fognini non si è lasciato impensierire dai dettagli e dall’avversario, ha giocato un gran tennis anche stavolta. Mai rinunciatario il gioco di Fabio; quando ne ha avuto le chance, ha sempre preso il comando delle operazioni impedendo a Tommy Haas di esprimere il suo miglior tennis. Fabio è risultato per la seconda volta “la bestia nera” del bavarese, il quale si è innervosito con se stesso in più circostanze per non esser riuscito ad opporre alcuna resistenza nei confronti del suo avversario. Tecnicamente Haas è un giocatore che gioca un tennis pulito, improntato all’attacco, basato sul rischio considerato lo scarso uso delle rotazioni ed è un tennista che da il meglio giocando da fermo. Quest’ultimo aspetto è stato determinante nell’economia del match perchè Fognini, capendo le difficoltà di Haas nel giocare e nel tentare di comandare lo scambio in movimento, ha lavorato ai fianchi in maniera perfetta il proprio avversario, costringendolo a colpire la palla in equilibrio precario o in corsa. Fabio è stato bravo tecnicamente ma soprattutto molto intelligente nelle scelte tattiche; infatti lo stesso Haas, nel secondo set, è stato costretto a variare il suo gioco cercando con difficoltà di adattarsi al tennis aggressivo, veloce e dinamico di Fabio. Il ligure ha trovato la chiave di volta del match in quanto ha costretto Tommy Haas a rispondere lontano dalla linea di fondo campo e obbligandolo a giocare di ritmo sul palleggio; Haas è un giocatore che non ama, di fatto, scambiare tanto da fondo bensì preferisce chiudere il punto ricorrendo alla velocità di braccio.
Ottima la solidità del giocatore di Sanremo, ma ancor più eccellente la scelta di colpire nel modo giusto ogni singola palla. Oggi Fabio si è servito dei propri mezzi sapendo come colpire e dove punire il proprio avversario. Impeccabile il gioco solido da fondo, ottime le variazioni di ritmo, efficace il gioco a rete e di volo… meglio di così non poteva fare.
Domani affronterà nella prima semifinale, situata nella parte bassa del tabellone, il tennista iberico Nicolas Almagro; in quella alta, invece, si disputerà il primo scontro diretto tra il campione di Basilea Roger Federer e il giocatore argentino Federico Del Bonis.

Federico Bazan © produzione riservata