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Capitan Corrado Barazzutti: una figura vincente per il tennis italiano

Corrado Barazzutti ricopre il ruolo di capitano della Nazionale Italiana di Davis e di Fed Cup e, in quanto tale, ha la responsabilità di guidare la squadra maschile e femminile verso la vittoria. Il contributo di Barazzutti è fondamentale in funzione di tre aspetti:

  • dal punto di vista tecnico, poichè allena e prepara i giocatori in vista delle gare ufficiali. Capire su quale superficie si giochi e prendere di conseguenza confidenza con il campo serve per acquisire continuità nei colpi. I campi non sono tutti uguali ed è per questo che l’allenamento pre-gara serve per avere un’idea generale della superficie sulla quale si andrà a giocare;
  • dal punto di vista emotivo, tanto che, non di rado, si vede il capitano alzarsi dalla panchina ed incitare i suoi gridando: “Forza Fogna, dai!” o “Bravo Simone, grande!” e la cosa più bella è che le sue parole, per quanto forti e piene di grinta, rimbombano nelle cuffie dei telecronisti e si sentono da casa, indice del fatto che Corrado è anche un grande motivatore oltre che un tecnico di questo sport;
  • dal punto di vista strategico, in quanto per vincere non basta avere i talenti ma è necessario anche saperli sfruttare, ovvero indovinare la formazione migliore da schierare nei singolari e nei doppi. Contro l’Argentina di Jaite si è rivelata una mossa vincente far giocare a Fognini e a Bolelli il doppio, i quali ci hanno regalato tante emozioni e soprattutto il punto che ha consentito agli azzurri il sorpasso del 2 a 1; sfida che poi abbiamo vinto per 3-1 grazie a Fabio che ha avuto la meglio su Berlocq in 4 set.

                                                             Atmosfera Davis

L’atmosfera della coppa Davis e della Fed Cup ricorda molto quella che si respira nelle partite tra le Nazionali di calcio. L’incitamento è sempre molto sentito da tutti gli spettatori, i tifosi sostengono a gran voce i propri beniamini ed il bello di questo avvenimento sportivo è che i supporters di ogni Nazione conservano le proprie tradizioni anche nel tifo, oltre che nei colori della bandiera: gli australiani battono le mani congiuntamente e gridano: “Let’s go Rusty, let’s go!” (riferito a Lleyton Hewitt), gli argentini suonano i tamburi ed usano i fischietti, i cechi producono suoni d’incitamento con le trombette ecc.
L’aspetto tipico di un evento così importante come la Davis, ovvero il supporto dei tifosi nei confronti delle due squadre, fa sempre molto bene al tennis ma anche allo sport in generale perchè dona un’immagine positiva e sana della competizione; il tifo per la propria squadra non va tuttavia confuso con i fischi e gli insulti, atteggiamenti nocivi che nello sport spesso si verificano e che devono essere, in qualche modo, affrontati da chi li subisce. Non è un caso che nella prima trasferta per l’Italia disputatasi in Argentina a Mar Del Plata, il nostro Fabio Fognini abbia dovuto fare i conti con i fischi dei supporters albicelesti; il ligure è stato spesso stuzzicato dai tifosi argentini durante i propri turni di battuta e in tutte quelle occasioni in cui si apprestava a servire; per Fabio dunque era davvero complicato rimanere concentrato nel match.

     La vittoria in doppio degli azzurri a Mar Del Plata contro l’Argentina

Barazzutti sa benissimo che in questi casi occorre vedere il bicchiere mezzo pieno per dominare al meglio la situazione ed è bene, perciò, che il giocatore in campo non si lasci condizionare da fattori esterni, come può essere il mormorio continuo degli spettatori, un fallo di piede in un momento delicato, un warning inspiegabile ecc…
Di fronte ad un pubblico fastidioso generalmente si reagisce in due modi: ci si può innervosire, pur rischiando di perdere il match oppure, scelta migliore, si decide di affrontare a testa alta la situazione e di continuare a lottare per vincere. Fognini è stato superlativo da questo punto di vista, merito anche dei consigli di Capitan Barazzutti, perchè ha continuato a giocare bene fino alla fine andando a conquistare i due punti in singolare e anche quello in doppio con Bolelli che hanno consentito all’Italia di approdare ai quarti di finale.

Per quanto riguarda la Fed Cup, nel recente incontro con gli Stati Uniti, Barazzutti ha deciso di far giocare nel singolare Karin Knapp e Camila Giorgi mentre nel doppio Nastassja Burnett e Alice Matteucci, giovani e valide leve sulle quali contare. La gara di Fed Cup si è conclusa 3-1 per le nostre giocatrici che hanno disputato una grande prova sul cemento americano di Cleveland. Adesso ad attenderle ci sarà la Repubblica Ceca.
Congratulazioni dunque a Corrado Barazzutti, non solo per aver schierato in campo le formazioni giuste ma anche per aver dato spazio a giocatrici come la Giorgi e la Knapp che, nonostante l’inesperienza in Fed Cup, si sono fatte ben valere conquistando un punto importante e consentendo così all’Italia l’accesso alle semifinali di questa meravigliosa competizione mondiale a squadre.

Federico Bazan © produzione riservata

Il peggior avversario del giocatore è la tensione non gestita

                                                   Il rammarico nel volto di Andy Murray

Scendere in campo e giocare una partita non è sempre cosa facile da un punto di vista emotivo perchè il nervosismo e la tensione possono farsi sentire in determinate situazioni, specie in eventi tennistici importanti.

Ci sono momenti prima o durante il match in cui è necessario fronteggiare degli stati di tensione, consci o inconsci. Una situazione delicata da affrontare, nella quale si è consapevoli dei propri ostacoli, è il tie-break, ad esempio.
Nel tie-break perdere il servizio o vanificare eventuali occasioni offerte dall’avversario possono costare caro in quanto la posta in palio è un set (e non è poco…) ed il punteggio di quel parziale è fondamentale per l’economia del match.
In altre parole, è il tie-break a decretare se sarà uno dei due giocatori a perdere il set o l’incontro. E’ proprio per questo motivo che bisogna fare quello sforzo emotivo in più per provare a vincerlo. A differenza dei set che hanno una storia a sè in quanto si possono sempre capovolgere in proprio favore anche se si è sotto nel punteggio, nel tie-break il contesto è diverso. E’ il momento topico per eccellenza nel quale non ci sono molte alternative se non vincerlo o perderlo per cercare di confermare il set in proprio favore.

Un’altra situazione potenzialmente delicata è rappresentata da un punto importante che potrebbe far pendere l’andamento del match in favore di uno dei due giocatori; ad esempio, una palla break in situazione di parità è fondamentale tanto per il giocatore al servizio quanto per quello in risposta ed è motivo di maggiore concentrazione per entrambi; è il momento di cogliere l’attimo perchè si è consapevoli che, qualora il giocatore in risposta strappi il servizio all’avversario, andrebbe a servire per prendere il largo nel set o addirittura nel match (aspetto positivo);
nel caso in cui, però, egli non riesca a sfruttare il vantaggio o la palla break, rischierebbe di vanificare tutto allungando, così, la partita (aspetto negativo).

Prolungare la partita (non riuscire a vincerla malgrado il vantaggio) è un aspetto negativo nel gioco del tennis perchè sfavorisce il giocatore che ha avuto le chance di vincere il set, se non addirittura l’incontro ma che, a suo malgrado, non è riuscito a sfruttare. E’ una questione mentale, quasi come se si trattasse di un contraccolpo subito dal rientro in carreggiata da parte dell’avversario.

Nel tennis, non esser in grado di chiudere una partita alla propria portata, vuoi per calo fisiologico, vuoi per mancanza di grinta e concentrazione, vuol dire rimetterla in discussione e spesso può comportare una sconfitta cocente. E’ come una trappola, un blocco che cresce in proporzione agli errori commessi e, parallelamente, ai punti dell’avversario, il quale, a sua volta, acquista fiducia e rientra in partita.

Durante un incontro capita che, all’improvviso, si incappi ripetutamente nell’errore o si commettano ingenuità che in precedenza non si sarebbero mai compiute, i cosiddetti “blackout”.
Lo sport con la racchetta, da questo punto di vista, può essere molto crudele perchè quando si pensa di avere in pugno l’incontro solo perchè si è avanti nel punteggio, si possono vanificare tutti gli sforzi prodotti fino a perdere la partita, a causa di una mancanza di concentrazione, anche momentanea.

Oltre ai cali di concentrazione che si verificano, in particolar modo, nella psiche dei giocatori discontinui, le variabili a sfavore che subentrano sono molteplici: innanzitutto, la sopravvalutazione e la sottovalutazione dell’avversario.
Nel tennis, come in qualsiasi altro sport, non esiste errore più grave che partire prevenuti sulle condizioni di gioco, sulla superficie e sull’avversario.

Sopravvalutare l’avversario comporta maggiore insicurezza, un tennis difensivo, più remissivo. Si ha paura di affrontarlo per delle doti che pensiamo egli abbia ma che in realtà non ha o che comunque sono vulnerabili; sottovalutarlo, al contrario, vuol dire giocare con la presunzione di vincere, difetto che accomuna i giocatori che credono eccessivamente in loro stessi senza rendersi conto che hanno qualcuno da battere di fronte a sè.

Altre variabili che incidono negativamente sul rendimento sono la stanchezza fisica e mentale.
La stanchezza può essere causata dalle ore di sonno arretrate, da un’alimentazione scorretta o insufficiente, da quanto si è allenati, dal numero di partite giocate prima di scendere in campo. Sono tutti una serie di fattori che hanno un impatto notevole se non decisivo sul rendimento dell’atleta.

Tra gli ultimi fattori, non tra i meno importanti, c’è il “braccino”, un difetto piuttosto diffuso che accomuna i giocatori inesperti e poco allenati. Avere paura di osare nei momenti in cui è necessario, può determinare in un’altra direzione l’andamento dell’incontro.
La differenza tra un giocatore inesperto e uno esperto risiede proprio nella capacità di gestire i momenti chiave di una partita, osare nei momenti giusti ed essere più conservativi in altri.

A differenza dei giocatori mediocri, infatti, i campioni trasformano il negativo in positivo, non si lasciano impensierire dai dettagli, nè tantomeno da eventuali scuse (come può essere il vento, la palla non chiamata, il pubblico rumoroso ecc.) ma lottano game dopo game, punto dopo punto.
Al campione non basta vincere partite su partite e collezionare trofei; egli deve essere sempre pronto e disposto a contrastare efficacemente tutte le difficoltà che la vita pone davanti a sè: i giudizi, gli insulti, le critiche della gente, i cambi di allenatore, gli infortuni, le insicurezze.

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                                 Djokovic rompe in due la racchetta per il nervosismo

In merito alla componente psicologica nel tennis, numerose sono le citazioni dei grandi di questo sport:
“Il tennis è complicato, imprevedibile, magari piove e ti rimandano il match. Non è solo correre e colpire. È strategia, testa. E non c’è droga per migliorare l’intelligenza” (Boris Becker) ;
“Il 1989, dal momento in cui ho vinto il Roland Garros, è stato l’anno più duro della mia vita. Ho scoperto che vincere nel tennis non porta gioia, porta pressione” (Michael Chang) ;
“Nel tennis ti trovi mille volte indietro, 5-4, 6-5, ma devi lottare, diventare ancor più aggressivo, non avere paura” (Rafael Nadal) ;
“Il tennis è mentale per il 50%, fisico per il 45% e tennistico per il 5%” (Juan Carlos Ferrero) ;
“Il tennis non è solo una questione fisica, sono due cervelli che si scontrano” (Marat Safin).
Uno dei due cervelli rappresenta la parte razionale mentre l’altra è rappresentata dalla parte emotiva. Allenare e migliorarsi su entrambi i “cervelli” non può che giovare al giocatore in quanto se la parte emotiva prevalesse su quella razionale e cioè se l’ansia dominasse lo scenario, diventerebbe stressante, frustrante e di conseguenza impossibile giocare; al contrario, se quella razionale prevaricasse quella emotiva, probabilmente non saremmo essere umani con i nostri pregi e difetti ma solo macchine da scontro.
Imparare a gestire l’ansia prima o durante una partita è possibile. Se ciò verrà appreso ed applicato, la tensione diminuirà fino a scomparire e contemporaneamente le performance miglioreranno.

                                                                                                                                                                                          Federico Bazan © produzione riservata

Non è il tipo di impugnatura a decretare il colpo ma il corretto anticipo ed impatto sulla palla

                                            Roger Federer – eastern grip

Partendo dal presupposto che non esistono giocatori uguali e che la traiettoria di palla di ognuno è diversa seppur con poche apparenti differenze, anche Federer e Dimitrov, sebbene considerati uno il clone dell’altro, sono giocatori diversi tra loro.

Nel tennis, se si ha un’impugnatura aperta, non è detto che il colpo giocato abbia sempre rotazione o, se più chiusa, se ne produca sempre uno piatto. Questo perchè sono l’anticipo sulla palla, la distanza del corpo dalla palla, l’impatto e soprattutto la funzione delle gambe a decretare un buon colpo. Se si colpisce la palla con il peso del corpo all’indietro, a prescindere da quale impugnatura si abbia, non si può pensare di tirare piatto e teso; allo stesso modo, qualora si colpisca la palla sopra all’anca se non addirittura sopra la spalla, è più probabile che esca fuori un colpo carico di spin anzichè una traiettoria tendenzialmente orizzontale. Per quel che concerne il dritto, molteplici sono gli esempi che dimostrano quanto appena affermato.

               Grigor Dimitrov – semi western grip

Prendiamo Tomas Berdych; il ceco ha una semi-western grip sul diritto, ovvero un’impugnatura che consente di spingere bene in avanti ed usufruire, al tempo stesso, di una buona rotazione. In realtà, il dritto di Berdych è prevalentemente piatto, con pochissima rotazione, in quanto egli stesso dotato di un notevole anticipo ed impatto sulla palla;
Ernests Gulbis ha una western che, in linea teorica, produce colpi arrotati e con meno spinta. Il lettone, invece, grazie ad una funzione dominante dell’arto superiore sinistro e di un piegamento piuttosto accentuato del tronco, riesce ad imprimere molta potenza al suo colpo oltre che ad ottenere una buona rotazione di palla.

Ernests Gulbis – western grip (notare l’apertura, il piegamento del tronco e la funzione di sostegno del braccio sinistro)

Lo stesso Nadal che è il maestro per eccellenza del top spin, non utilizza una full western (impugnatura completamente aperta) o una western, come in molti credono, bensì una semi-western grip (la stessa di Berdych, il quale gioca piatto). Nonostante questo, Nadal produce rotazioni devastanti grazie ad una tecnica biomeccanica molto complessa delle gambe, del braccio e del tronco. David Ferrer, che usa una western sul diritto, gioca piuttosto arrotato e, nonostante abbia un’impugnatura più aperta rispetto a Nadal, esegue un top spin molto meno accentuato del maiorchino.
L’esempio più calzante è senz’altro Roger Federer, che sfrutta la eastern (impugnatura piuttosto chiusa) con la quale è in grado di produrre qualsiasi colpo che sia piatto o più arrotato, merito di una naturalezza e di una precisione biomeccanica fuori dal comune.
Si potrebbe continuare l’elenco citando tanti altri giocatori ma, in ogni caso, la traiettoria e l’efficacia dei colpi non la rendono tanto le impugnature, quanto la funzione del busto, delle braccia e delle gambe.

Federico Bazan © produzione riservata

Finale Atp 500 di Basilea: Federer ad un passo dalla conquista del sesto titolo del torneo di casa

                                                                     Saint Jakobshalle Tennis Arena

Finale da sogno per gli appassionati di tennis nel torneo Atp 500 di Basilea che ha visto opposti per il secondo anno consecutivo Roger Federer e Juan Martin Del Potro in una partita mozzafiato durata 2 ore e 22 minuti di gioco. Lo svizzero ha disputato un torneo pressoché perfetto eliminando in sequenza Mannarino, Istomin, Dimitrov e Pospisil mentre l’argentino si è sbarazzato agevolmente di Laaksonen, Baghdatis, Mathieu e, in una semifinale più lottata, Roger-Vasselin. Il quarto di finale tra Federer e Dimitrov ha fatto parlare molto gli appassionati e gli sportivi per il fatto che entrambi i giocatori hanno disputato il loro primo head to head della carriera e specialmente perchè, messi a confronto, sono considerati identici dal punto di vista tecnico e stilistico.

Si è parlato bene di Dimitrov e lo si è paragonato a Federer sebbene in realtà, a livello biomeccanico, vi siano delle piccole differenze che rendono lo svizzero più preciso da un punto di vista estetico. In questo articolo potete fare affidamento alla foto, qui sulla destra, esaminata e videoanalizzata da Raffaele Tataranni, tecnico nazionale della Fit laureato in scienze motorie e cinesiologia, che mostra le differenze biomeccaniche tra il diritto di Dimitrov e quello di Federer.
Nel primo scontro diretto ha avuto ragione l’elvetico che si è imposto sul bulgaro per 6-3 7-6 senza troppi patemi.
Il padrone di casa ha fatto gioire i propri tifosi in tutto l’arco del torneo; Federer ha giocato come poche volte lo si è visto in quest’ultima fase della stagione: ace, rovesci in back, palle corte, dritti a sventaglio e qualche volèe… tanta varietà di colpi e soprattutto tanti vincenti.
Nel primo set contro Del Potro, Federer ha quasi sempre tenuto il servizio con facilità. Sul 3 pari, però, il tennista di Tandil ha colto un’occasione ghiottissima riuscendo a breakkare lo svizzero.
Sul 5-3, proprio nel momento decisivo, Del Potro si è fatto strappare il servizio dando l’opportunità a Federer di rientrare in partita. L’elvetico ha riacquistato fiducia e sul 5-4 ha riagganciato il proprio avversario. Si è deciso tutto al tie break dove Delpo ha prevalso grazie ai missili tirati in battuta. L’argentino si è così aggiudicato il primo parziale per 7-3 ma nel secondo set il giocatore di Tandil non ha avuto scampo: Federer ha giocato un gran tennis avvalendosi specialmente del servizio centrale da destra che gli ha regalato tanti punti e che ha costretto Del Potro a non scambiare nei turni di battuta dell’elvetico.
Il terzo set è terminato con la vittoria del giocatore albiceleste che si è imposto con lo score finale di 7-6 2-6 6-4. L’argentino ha tenuto i nervi saldi fino alla fine facendo affidamento alle bordate al servizio e ad un gioco molto regolare che ha costretto Federer a capitolare nella morsa dell’avversario.
Entrambi i giocatori hanno offerto, comunque, un grande spettacolo: scambi intensi e giocate di prestigio hanno fatto sognare ed immaginare ai “federeriani” il ritorno del campione dei tempi d’oro. Federer ha dato segnali positivi: risolto il problema alla schiena e cambiata nuovamente racchetta, sembra aver ritrovato molta fiducia e capacità dei propri mezzi. Dall’altro lato c’è un Del Potro che si aggiudica l’Atp 500 di Basel negando a Federer, per la seconda volta consecutiva dopo l’edizione del 2012, quello che sarebbe stato per lo svizzero il sesto sigillo del torneo di casa.
L’argentino ottiene, dunque, il diciassettesimo titolo della carriera e continua a confermare l’ottimo periodo di forma stagionale che lo vede stabile alla quinta posizione del ranking Atp.

Federico Bazan © produzione riservata

Semifinali Atp 250 di Mosca: Seppi eliminato da Kukushkin

                                                                       Panoramica dello stadio di Mosca

Andreas Seppi ha provato a ripetersi in quel di Mosca. L’anno scorso il tennista altoatesino aveva vinto il torneo battendo in finale il brasiliano Thomaz Bellucci ma quest’anno è stato estromesso in semifinale dal kazako Michail Kukushkin, numero 102 del mondo. Il tennista azzurro ha sfiorato la settima finale della carriera dopo quelle raggiunte e vinte ad Eastbourne (2011), Belgrado e Mosca (2012) e quelle perse a Gstaad, Eastbourne (2012) e Metz. Oggi Andreas non è riuscito ad essere sufficientemente aggressivo e pericoloso contro un ottimo Kukushkin che ha espresso un tennis incisivo proveniendo, peraltro, dal girone di qualificazione. La partita, anomala nel punteggio e soprattutto nei turni di battuta, è terminata con lo score di 6-1 1-6 6-4 in favore del giocatore kazako. Seppi, testa di serie numero 2 del torneo moscovita e numero 22 del mondo, ha usufruito di un bye al primo turno, ha liquidato nel derby azzurro Paolo Lorenzi e ha approfittato del ritiro del francese Roger Vasselin per approdare in semifinale. Kukushkin ha eliminato in due set e in modo anche piuttosto netto: Bogomolov Jr, Dolgopolov, Golubev ed infine, in una partita più combattuta, il nostro tennista azzurro.
Il primo set è volato via: Andreas non è mai entrato in partita, giocando un tennis al disotto del suo potenziale, fornendo più volte l’occasione al suo avversario di affondare con il dritto e di prendere l’iniziativa. Il problema più grande che ha avuto l’altoatesino nel match è stato trovare la giusta pesantezza di palla e gli angoli; non di rado, infatti, giocava al centro dando la possibilità a Kukushkin di attaccare e di gestire lo scambio.
Nel secondo set Seppi volta pagina e reagisce in modo esemplare concendendo appena un game al suo avversario. Finalmente l’azzurro trova profondità ed angolo nei suoi colpi e soprattutto inizia a far partire il braccio cercando il vincente, cosa che gli è mancata nel primo parziale.
Il terzo set è il terno all’otto dei break. Colui che serviva perdeva sistematicamente il turno di battuta e concedeva all’avversario la possibilità di consolidare il vantaggio. Nessuno dei due, tuttavia, è riuscito a sfruttare i break concessi ad eccezione di un Kukushkin che sul 5-4, proprio nel momento decisivo, ha breakkato Seppi addirittura a 0 ponendo fine, così, ad una partita dallo svolgimento rocambolesco.
Oggi alle ore 13.15, il kazako affronterà, per cercare di conquistare il suo secondo titolo in carriera dopo quello di Mosca del 2010, Richard Gasquet che ha liquidato agevolmente Ivo Karlovic nel penultimo atto del torneo russo.

Federico Bazan © produzione riservata

David Ferrer, grande esempio di professionalità

David Ferrer, attuale numero 3 del mondo nel ranking Atp, ha deciso quest’anno di partecipare al torneo 250 di Stoccolma che come da tradizione si disputa nel mese di ottobre nella Stockolm Open Arena parallelamente ai tornei su cemento indoor di Vienna e di Mosca. Lo spagnolo, testa di serie numero 1 del tabellone, ha usufruito di un bye al primo turno, ha sconfitto in tre set l’americano Jack Sock al secondo, ha superato il connazionale Fernando Verdasco nei quarti a causa di un ritiro di quest’ultimo ed, infine, ha estromesso quest’oggi il talento lettone Ernest Gulbis al terzo set. Domani Ferrer affronterà il vincente tra Grigor Dimitrov ed un sorprendente Benoit Paire che ha regolato in due set la testa di serie numero 2 Milos Raonic nei quarti.
Il giocatore iberico sembra intenzionato a continuare imperterrito la sua lunga striscia positiva di risultati che l’hanno visto protagonista in un brillante 2013 in termini di classifica e di punteggio; inoltre i due trofei ottenuti ad Auckland e a Buenos Aires ad inizio stagione possono rappresentare una motivazione ulteriore per lo spagnolo visto che l’anno prima era riuscito a vincere 7 tornei e ad eguagliare così il record di bottini in una stagione. Chissà se potrà ripetersi anche quest’anno vincendo magari qualche altro torneo 250…
Ferrer ha tutti i requisiti per restare a lungo tra i primi 10 del mondo perchè è un giocatore che macina vittorie, merito di una forma e di una costanza impeccabili, e vanta tanti titoli in attivo (attualmente 20 nella sua carriera).

                                               La trance agonistica di Ferrer

Aldilà dei risultati, ciò che colpisce dello spagnolo è la determinazione inarrestabile che lo aiuta a vincere. Nella semifinale di oggi contro Gulbis, nonostante dominasse per 5-0 il terzo set, Ferrer è sempre rimasto proiettato nel match e ha mantenuto il suo atteggiamento combattivo senza mai concedersi cali di concentrazione. Ha lottato punto dopo punto, ha ribattuto ogni palla fino alla fine e, anzichè giocare con più scioltezza e rilassatezza l’ultimo game che lo vedeva nettamente avanti per 5-1, ha continuato a dare il meglio di sè come se quel 5-1 potesse essere recuperato dall’avversario.
Insomma, David Ferrer rappresenta un grande esempio di professionalità, un tennista che non molla mai malgrado le situazioni che lo vedono in netto vantaggio o svantaggio nello score, un giocatore che merita di rimanere per anni tra i primi 10 del mondo non solo considerati i risultati eccellenti ma soprattutto grazie ad un carattere che lascia trasparire elementi positivi come la determinazione, la forza di volontà, la sopportazione alla fatica e la predisposizione al sacrificio, tipici di un combattente come lo spagnolo.

Federico Bazan © produzione riservata

Il maestro come punto di riferimento essenziale per la crescita ed il successo del giocatore

In ogni disciplina sportiva la figura professionale del maestro o dell’allenatore è indispensabile per l’impostazione di base, l’allenamento, la crescita ed infine, se raggiungibile, l’affermazione del giocatore. Il maestro ha diverse funzioni che sono necessarie ai fini dell’apprendimento e della pratica dello sport per il quale il giocatore decide di dedicarsi con voglia, passione e sacrificio.
Queste funzioni riservate all’allenatore possono essere racchiuse in un grande calderone nel quale, in primis, vi è un programma basato sui rudimenti di ogni disciplina sportiva.
Prendiamo ad esempio il tennis: la prima volta che metti piede su un campo da gioco l’allenatore dovrebbe insegnarti l’impugnatura, la posizione di attesa, la distanza corretta dei piedi sulla palla, il necessario piegamento delle gambe con conseguente scarico del peso del corpo sulla palla, l’apertura e il portamento del colpo. Una volta acquisite queste nozioni e messe in pratica a metà campo, ci si sposta a fondo campo cercando di applicare, quanto appreso a metà campo, aperture più ampie, spostamenti e forza di braccio maggiori. La tecnica è necessaria per imparare a giocare ed infatti è la prima fase di apprendimento che prevede una linea teorica (la spiegazione) ed, allo stesso tempo, una linea pratica (la dimostrazione sul campo).
Un’altra fase che va di pari passo alla tecnica, nonchè compito dell’allenatore che deve avere la capacità di trasmettere al proprio allievo, è l’atletica; essa si occupa di curare ed incentivare elementi fondamentali in uno sport anaerobico come il tennis, vale a dire: lo spostamento, lo scatto, la corsa di resistenza e lo stretching. Se mancano questi elementi ossia, in una parola sola, l’allenamento, non si può pretendere tanto perchè avere un buon braccio e una buona tecnica non sono sufficienti a compensare un rendimento ottimale. I tempi di recupero sono indispensabili; molti giocatori se affaticati, a fine partita, in tornei lunghi e stressanti, applicano delle borse di ghiaccio sulle articolazioni per evitare possibili infiammazioni e, in particolare, fastidiose tendiniti. Lo stesso Rafa Nadal cura moltissimo il proprio fisico facendo esercizi a corpo libero o con pesi ed elastici che mirano a potenziare la flessibilità e la tonicità del muscolo interessato. Questi sono solo alcuni esempi per farvi capire come sia importante per tennisti di medio e alto livello godere di una condizione fisica eccellente.
La seconda fase che interessa più da vicino il giocatore una volta posseduti i mezzi (la tecnica), è il fine (la tattica). Sapere dove indirizzare la palla, sfruttare la propria intelligenza per contrastare l’avversario, utilizzare schemi tattici per comandare lo scambio (ad esempio il serve and volley, il dritto a sventaglio, il cross, la palla corta e il lob, il back di rovescio e successivo attacco a rete ecc.) si imparano giocando, facendo tornei, insomma… vivendo il tennis a 360 gradi.

                         Rafa Nadal e Toni Nadal: un binomio vincente

La terza funzione dell’allenatore, non certamente la meno importante dopo quelle elencate, è il rapporto umano che si instaura tra lui e il giocatore. Anzi, è proprio questo aspetto che nel tennis, così come nello sport in generale, fa la differenza.
Quanto può essere importante per un giocatore, intenzionato a migliorare, avere con sè una persona che ricambi lo stesso sacrificio, la stessa fatica e che sia intenzionata a motivare tecnicamente ed emotivamente il proprio allievo? Tantissimo.
Quanti giocatori hanno cambiato il proprio allenatore cercando di trovare la strada giusta e poi ci sono riusciti? Ad esempio Fabio Fognini, una volta cambiato il proprio allenatore, ha vinto due tornei nel giro di due settimane ed è arrivato in finale la terza settimana. Con gli altri non è riuscito mai ad imporsi in alcun torneo a livello Atp.
Quanti altri sono rimasti sempre con lo stesso? E’ il caso del campione spagnolo Rafa Nadal. Si allena da sempre con Toni Nadal, lo zio. Grazie a questa preziosa collaborazione con il suo maestro, Nadal è riuscito ad imporsi come tennista a livello mondiale e, ad oggi, risulta il più forte di tutti i tempi sulla terra battuta.

Non esiste una soluzione unica che possa andare bene per tutti, i casi sono tanti e le situazioni sono differenti ma certamente l’allenatore rappresenta una chiave di volta, un punto di riferimento, il miglior motivatore che possa esistere per un giocatore. Capire le difficoltà, i limiti e al tempo stesso le intenzioni e le emozioni del proprio giocatore è compito arduo ma possibile. Se l’allenatore sarà in grado di fare questo e dall’altro lato ci sarà un giocatore con delle qualità, allora il binomio allenatore-giocatore sarà vincente.

Federico Bazan © produzione riservata

Semifinali di Coppa Davis

Atmosfera da urlo sugli spalti di Belgrado per la prima semifinale della Davis Cup tra Serbia e Canada; il tutto esaurito nell’arena della capitale serba, pubblico caloroso, gran numero di tifosi e incitamento molto sentito da parte dei supporters di casa ma anche da parte dei pochi sostenitori canadesi, venuti a Belgrado per vivere questo momento così emozionante ed importante come la Coppa Davis.
La prima partita è stata quella tra Novak Djokovic e Vasek Pospisil che si è conclusa agevolmente per il serbo in tre set. Il tennista di casa ha condotto il match in modo esemplare facendo affidamento alla regolarità, alla solidità da fondo campo e alle prime palle di servizio che gli hanno consentito di comandare gli scambi.
Pospisil ha pagato il fatto di giocare, in trasferta, contro il numero 1 del mondo e su una superficie dove il suo tipo di gioco fa fatica ad adattarsi ma ciò che ha deciso l’andamento del match sono stati più i meriti di Djokovic che non i demeriti del canadese.
Partita molto più combattuta è stata quella tra Janko Tipsarevic e Milos Raonic, vinta dal canadese al 5o set in 4 ore e 14 minuti di gioco. Un duello tra due giocatori completamente diversi, un bel contrasto di stili ha visto opposti il serbo ed il canadese per la quarta volta in carriera, dopo che entrambi si sono affrontati a Cincinnati, Tokyo e Chennai con Raonic sempre vincitore. Tipsarevic è un giocatore prevalentemente da terra battuta che preferisce palleggiare, giocare punto dopo punto e difendersi spesso due o tre metri fuori dal campo mentre il canadese è un giocatore che predilige le superfici veloci come il cemento considerato il tipo di gioco rapido, dinamico e basato su pochissimi scambi. Inoltre Raonic fa affidamento e chiede molto al proprio servizio in quanto, essendo molto veloce ed efficace, gli permette di fare ace o di chiudere con il dritto gli scambi senza dover ricorrere ad un palleggio serrato.
Il coraggio di Raonic ha prevalso sulla pazienza di Tipsarevic e, dopo un match interminabile fatto di vincenti e di ace, il canadese porta in parità il proprio team battendo il serbo con lo score finale di 5-7 6-3 3-6 6-3 10-8.
Il terzo match in programma, giocato sabato 14 settembre, è stato il doppio tra Ilija Bozoljac e Nenad Zimonjić contro Daniel Nestor e Vasek Pospisil. Se nel singolare i serbi sono più agevolati, se non altro per Djokovic che ha portato i due punti alla squadra, nel doppio i canadesi godono di un talento storico che è Daniel Nestor, classe 1972, vincitore di 8 titoli del grande slam, nonchè uno dei più forti doppisti di tutti i tempi. Match interminabile anche questo ma alla fine vinto dai canadesi al 5o set. Con questa vittoria, il Canada si è garantita il sorpasso: 2-1 per la formazione di Martin Laurendeau.
Domenica 15 settembre si sono disputati gli ultimi due incontri: Djokovic contro Raonic e Tipsarevic opposto a Pospisil.
Un Djokovic impressionante ha giocato concedendo le briciole ad un così ispirato Raonic che aveva vinto nella sua prima partita. Neanche il servizio è stato sufficiente ad aiutare il canadese, il quale non sapeva davvero cosa fare se non incappare nell’errore o subire i vincenti del serbo, com’è accaduto specialmente negli ultimi due set. La solidità e la regolarità di Djokovic si sono ancora una volta rivelate letali per il Canada. Il numero 1 del mondo ha chiuso la pratica con un secco 7-6 6-2 6-2 e ha riportato la Serbia in pareggio.

La gioia di Janko Tipsarevic davanti alla panchina serba, pronta a festeggiare la vittoria

Il match decisivo è stato dunque quello tra Tipsarevic e Pospisil. Malgrado la stagione non brillante in termini di risultati, il serbo è risultato sulla carta il favorito potenzialmente per il fatto che abbia avuto il pubblico dalla sua parte e abbia giocato sulla superficie a lui più congeniale mentre Pospisil, che ha avuto un 2013 all’insegna di buoni risultati come la semifinale al Master di Toronto, ha giocato una partita decisiva, con tutta la pressione sulle spalle e soprattutto reduce da un doppio durato 4 ore il giorno precedente.
Il match, per alcuni tratti lottato, se lo è aggiudicato Tipsarevic che ha superato il canadese in tre set con il punteggio di 7-6 6-2 7-6. A fine partita tutta la panchina in piedi e di corsa a travolgere di abbracci il proprio giocatore che ha regalato alla Serbia la finale di Davis.
Le condizioni di gara erano favorevoli ai serbi fondamentalmente per i seguenti motivi: giocavano in casa; il campo, peraltro molto lento, era in terra battuta e giocatori come Raonic e Pospisil non prediligono questo tipo di superficie essendo nati e cresciuti sul veloce; la formazione serba era composta dal numero 1 del mondo Novak Djokovic e da Janko Tipsarevic, giocatore più anziano ma senz’altro più esperto rispetto al giovanissimo Vasek Pospisil.

La seconda semifinale della Davis Cup si è svolta nell’O2 Arena di Praga tra Repubblica Ceca ed Argentina. L’atmosfera anche qui, come a Belgrado, è sempre molto calda grazie ad un pubblico festoso, entusiasta e voglioso di incoraggiare a gran voce i propri beniamini. Jaroslav Navratil, coach della Repubblica Ceca, ha schierato Tomas Berdych, Radek Stepanek, Lukas Rosol e Jiri Vesely mentre l’Argentina ha risposto con Juan Monaco, Leonardo Mayer, Horacio Zeballos e Carlos Berlocq.
Inutile dire che la formazione favorita fosse quella ceca, non solo per il tipo di superficie come il cemento indoor che si adatta maggiormente al gioco offensivo di Berdych e al serve and volley di Stepanek ma soprattutto per l’assenza del numero 1 albiceleste Juan Martin Del Potro dovuta, secondo alcune voci, a discussioni tra il giocatore di Tandil e la federazione argentina in merito alla semifinale di Davis.
Il primo incontro è quello che, secondo le aspettative, sarebbe dovuto essere il più combattuto. A contendersi il primo punto sono stati Radek Stepanek, numero 2 della Repubblica Ceca e gran lottatore specialmente in competizioni come la Davis Cup e Juan Monaco, numero 1 nelle file argentine. Il match, particolarmente equilibrato nel primo set, ha poi preso un’unica direzione con Stepanek che l’ha spuntata con autorità per 7-6 6-3 6-2. 1-0 per la formazione di Navratil.
Il secondo match in programma ha visto Tomas Berdych, giocatore più forte della squadra di casa, affrontare il numero 83 del mondo Leonardo Mayer. Berdych, a parte qualche incertezza di troppo nel secondo set, ha superato l’argentino per 6-4 4-6 6-3 6-4 e ha così consolidato il vantaggio del proprio team.
Il doppio, giocato sabato 14 settembre, è stato il match decisivo per la Repubblica Ceca che ha avuto la meglio sulla formazione di Martin Jaite. La coppia Berdych Stepanek si è rivelata imbattibile anche in doppio contro Zeballos e Berlocq; partita dominata dai cechi per 6-3 6-4 6-2.
Un 3-0 pesantissimo inflitto dalla formazione di Navratil all’Argentina, porta dunque la Repubblica Ceca in finale per il secondo anno consecutivo. L’anno scorso, in finale, i cechi avevano eliminato a Praga la Spagna di Alex Corretja; quest’anno affronteranno la Serbia di Novak Djokovic, capitanata da Bogdan Obradovic nel prossimo ed ultimo atto della Coppa Davis.

Federico Bazan © produzione riservata

Us Open 2013

Come Andy Roddick l’anno scorso, anche James Blake si ritira agli Us   Open

Quest’anno gli Us Open hanno regalato agli appassionati novità ed emozioni a partire dal ritiro di James Blake ed i forfait imprevisti della Sharapova e di Tsonga oltre ad una serie innumerevole di partite dall’esito sorprendente come l’eliminazione al secondo turno della testa di serie numero 6, Juan Martin Del Potro per mano di un Lleyton Hewitt tornato ai tempi d’oro; la disfatta di Roger Federer, in fase ormai discendente per via dell’età, è stato dominato da Tommy Robredo in tre set al quarto turno; un deludente Grigor Dimitrov, tennista bulgaro classe 91 che è stato elogiato e paragonato stilisticamente a Federer da alcuni appassionati, ha ceduto al primo turno contro il numero 89 del ranking Joao Sousa; un Fabio Fognini spento, reduce da due tornei vinti sulla terra battuta, ha perso in soli tre set al primo round contro Rajeev Ram, un giocatore che non ha mai superato in singolare il secondo turno in una prova del grande slam; Nicolas Almagro, sempre meno motivato, perde nettamente da Denis Istomin in 4 set nel suo primo incontro sul cemento di New York; impensabili ed irriconoscibili le prestazioni di Kei Nishikori (testa di serie numero 11), Jerzy Janowicz (testa di serie numero 14) e Ernest Gulbis (testa di serie numero 30) che sono stati liquidati al primo turno da avversari tutt’altro che irresistibili come Daniel Evans (149 Atp), Maximo Gonzalez (185 Atp) e Andreas Haider-Maurer (96 Atp). Risultati inaspettati viste le differenze piuttosto nette in classifica ma soprattutto considerato il livello di gioco.

                                      Il vincitore – Us Open 2013

Quest’anno se ne sono viste un po’ di tutti i colori a Flushing Meadows; da partite incredibili che hanno ribaltato i pronostici apparentemente più scontati a prestazioni memorabili: Stanislas Wawrinka e Richard Gasquet hanno raggiunto le semifinali giocando un tennis da top 5.
L’elvetico ha eliminato con il punteggio severo di 6-4 6-3 6-2 il numero 3 del mondo Andy Murray nei quarti di finale. Partita a senso unico, lezione di tennis di Wawrinka che ha dominato un Murray sorpreso per i colpi dell’avversario ed afflitto per un risultato così pesante. Dal body language, il giocatore di Dunblane sembrava dire: << Ma cosa devo fare con questo che gioca da Dio!? >>. Rovesci lungolinea a velocità elevatissime hanno messo in crisi tutti i gli avversari incontrati da Wawrinka, il quale si trovava a suo agio ogni volta che colpiva la palla in anticipo con il suo colpo migliore.
Gasquet non è stato da meno: ha sconfitto Raonic, giocatore nato e cresciuto sul veloce, e un combattente con i fiocchi come David Ferrer, numero 4 del mondo. Era da tempo che Gasquet non raggiungeva una semifinale di alto prestigio. Sono dovuti passare addirittura 6 anni dall’ultima disputata a Wimbledon, in casa di Murray. Un grande impegno ed una costanza straordinaria nel rendimento hanno aiutato Gasquet a scalare il tabellone vincendo partite che lo vedevano sfavorito.
Il problema più difficile per giocatori come Wawrinka e Gasquet è affrontare una semifinale contro campioni come Djokovic e Nadal dove non si ha mai vita facile: il francese è stato surclassato dal maiorchino in tre set e lo svizzero, pur avendo lottato con il cuore e con la massima forza di volontà per provare ad agguantare la sua prima finale in un grande slam, ha avuto torto nei confronti del serbo che l’ha spuntata al quinto set.
L’ultimo atto del torneo è stato probabilmente il match più atteso, quello che ha visti opposti per l’ennesima volta Rafa Nadal e Nole Djokovic. Finale monotematica, partita a tratti combattuta ma risultato indiscusso. E’ Nadal a vincere in quattro set e ad aggiudicarsi il tredicesimo slam della carriera.

                         La finalista e la vincitrice – Us Open 2013

In campo femminile, le nostre azzurre si sono fatte valere, specialmente Flavia Pennetta che ha raggiunto la semifinale contro Victoria Azarenka dopo due anni difficili causati dall’infortunio al polso. La brindisina sembra aver trovato la sua miglior condizione fisica e soprattutto il tennis incisivo che l’ha aiutata a vincere in passato. Buone, inoltre, le prestazioni di Roberta Vinci e la giovanissima Camila Giorgi che hanno battuto avversarie di levatura come Lucie Safarova e Caroline Wozniacki.
La finale femminile ha visto protagoniste la detentrice del titolo del 2012 Serena Williams e la finalista Victoria Azarenka, battuta dall’americana l’anno scorso con lo score di 6-2 2-6 7-5. Quest’anno il copione è lo stesso; nuovamente al terzo set ma è ancora la Williams ad alzare il trofeo per 7-5 6-7 6-1.
Come era successo al Roland Garros, anche agli Us Open i numeri uno sono Rafa Nadal e Serena Williams.

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Nuove videoanalisi a cura di Raffaele Tataranni

                     Raffaele Tataranni all’opera con la sua videocamera

Raffaele Tataranni, tecnico nazionale della Federazione Italiana Tennis, sta arricchendo sempre di più la sua pagina Facebook, interamente dedicata alla videoanalisi dei giocatori e dei grandi campioni. Il maestro, avvalendosi di appositi strumenti di ultima generazione, è in grado di evidenziare, analizzare e discutere nel dettaglio tutti i pregi e, in particolar modo, i difetti del giocatore preso in esame con lo scopo di correggerlo e perfezionarlo sia a livello tecnico e biomeccanico, sia a livello estetico. L’iniziativa di Raffaele Tataranni rappresenta una chiave di volta nel tennis moderno e delle generazioni a venire perchè la videoanalisi è finalizzata ad un importante sviluppo e consolidamento delle nozioni e degli insegnamenti del maestro ed è volta a spronare e a coinvolgere tecnicamente ed emotivamente il giocatore preso in esame. Solo grazie alla videoanalisi, si possono ottenere risultati aggiuntivi che vanno ad incidere positivamente sulla tecnica, i processi coordinativi e motori, lo stile di gioco ed infine l’aspetto squisitamente estetico dell’allievo o del giocatore interessato.

Raffaele Tataranni è un maestro a 360 gradi perchè si occupa di allenare sul campo i propri allievi attraverso un programma consistente ed utile ai fini dell’apprendimento, del miglioramento e della pratica del tennis. Il programma include:

  • la spiegazione e l’esercitazione dei colpi base: diritto, rovescio e servizio;
  • il palleggio da metà e fondo campo (esercizio di regolarità ed eventualmente di profondità di palla con l’inserimento di appositi coni);
  • i cesti con la riproduzione dei colpi base;
  • la spiegazione e l’esercitazione dei colpi avanzati: volèe, smash, slice ecc ;
  • i cesti con la riproduzione dei colpi avanzati;
  • schemi tattici da applicare in partita (ad esempio il serve & volley, il diritto a sventaglio ecc.) ;
  • e naturalmente… un po’ di punti o partite tra gli allievi.

Inoltre, l’utilizzo ed il supporto delle videoanalisi contribuisce notevolmente al miglioramento ed alla crescita tecnica del giocatore.
Ecco alcune delle nuove videoanalisi del maestro Tataranni:

Federico Bazan © produzione riservata