Semifinale di Coppa Davis 2014: Roger Federer contro Simone Bolelli, una sfida tra due eleganze stilistiche

              Semifinale di Coppa Davis tra la Svizzera di Severin Luthi e l’Italia capitanata da Corrado Barazzutti

Il match di apertura della semifinale di Coppa Davis tra Svizzera e Italia ha visto protagonisti il campione di Basilea, Roger Federer opposto al nostro Simone Bolelli. Una sfida non poi così scontata come si pensava alla vigilia per l’altissimo livello di tennis espresso dal ventottenne di Bologna durante tutta la gara e per le 2 ore e 20 di gioco che sono state necessarie a Federer per regalare il primo punto alla formazione di Severin Lüthi.
Bolelli è partito molto sicuro al servizio, concedendo pochissimo allo svizzero. Da elogiare nel gioco del bolognese le progressioni con il dritto messe a segno durante gli scambi. Bolelli, infatti, quando ha avuto le chance di attaccare, non ha mai rinunciato a prendere in mano le redini del gioco spostandosi con il dritto dalla parte del rovescio e giocando accelerazioni in side-in e in side-out straordinarie, molto utili tatticamente per sorprendere e contrastare l’avversario.
Federer ha chiesto tanto al suo servizio, sia nei normali turni di battuta, sia nei momenti topici del match, quando Bolelli ha avuto tre palle break che, di fatto, non è riuscito a concretizzare per l’abilità e la forza mentale del campione svizzero.
Nel primo parziale c’è stato molto equilibrio: il tennista azzurro è entrato in campo sereno e concentrato; sapeva che davanti a sè aveva Federer ma era anche consapevole del fatto che avrebbe dovuto mettergli più pressione possibile, specialmente sulla seconda palla di servizio dello svizzero, quantomeno per provare a tenergli testa.

Federer batte Bolelli 7-6, 6-4, 6-4 nell’incontro di apertura di Coppa Davis al Palexpo di Ginevra

Nel primo set Federer, pur non avendo passeggiato, ha fatto la differenza con il servizio nei momenti chiave e tramite schemi offensivi che lo vedevano aprirsi il campo con contropiedi e attacchi in controtempo, sul rovescio di Bolelli.
Da grande campione qual’è, lo svizzero ha sfruttato l’unica chance disponibile di tutto il parziale: al tie-break, con coraggio, Federer si è avventato a rete costringendo Bolelli ad incappare in un errore non forzato. L’elvetico, una volta conquistato il mini-break nel tie-break, ha tenuto il servizio e ha così archiviato il primo parziale.
Nel secondo set Simone ha riscontrato maggiori problemi perchè Federer è salito in cattedra, non solo breakkando il bolognese ma anche riuscendo a tenere il servizio dopo che Bolelli ha avuto le chance di strapparglielo. Purtroppo per Simone, una risposta su una seconda non irresistibile dello svizzero, forse complice anche di un cattivo rimbalzo, è stata steccata e da lì in poi sono cambiate molte cose nell’economia del match.
Federer si è issato sullo score di 2 a 0 e ha giocato in scioltezza il terzo parziale, consapevole a quel punto di un risultato favorevole dalla sua parte.
Il punteggio finale che recita 7-6, 6-4, 6-4, nonostante la sconfitta del ventottenne di Bologna, è comunque un segnale positivo che lascia intravedere progressi considerevoli del tennis di Bolelli e di buon auspicio per il suo futuro.

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I motivi che spingono un giocatore a rifiutare la stretta di mano con l’avversario

E’ raro assistere ad un’opposizione o ad una negazione della stretta di mano da parte di un giocatore nei confronti dell’avversario, al termine di una partita.
Può capitare, talvolta, che tra i due tennisti in campo ci siano scintille di avversione sfociate magari in situazioni precedenti al match disputato in quell’occasione oppure dei comportamenti giudicati antisportivi durante la partita che inducono uno dei due o entrambi ad ignorarsi e a non stringersi la mano.
Nel circuito ATP svariati sono stati i casi verificatisi e ognuno con trame differenti. Tra questi ce ne sono due particolarmente noti agli spettatori e agli amanti del tennis:

  • Il primo accadde nella semifinale del torneo di Valencia nel 2006 tra Marat Safin e Nicolas Almagro. Il russo non era al 100% della condizione fisica per via di un dolore alla caviglia, problema che peraltro ha tormentato Safin più volte e a più riprese durante la sua carriera; malgrado le condizioni fisiche non eccellenti, l’ex numero 1 del mondo accettò ugualmente di giocare quella partita.
    Un giovanissimo Almagro arrivò, per la sua prima volta in carriera, in una semifinale di un torneo del circuito maggiore giocando in casa e nel quale eliminò, tra gli altri, Juan Carlos Ferrero, anch’egli, come Safin, ex numero 1 del mondo.
    Lo spagnolo durante il match esultò diverse volte sugli errori gratuiti dell’avversario pur essendo a conoscenza del problema alla caviglia del russo. Safin, al termine del match, rifiutò di stringere la mano ad Almagro per questo atteggiamento e si diresse a testa bassa verso gli spogliatoi accompagnato dai prorompenti fischi del pubblico di Valencia.
  • Il secondo caso risale al quarto turno degli Australian Open del 2012 che vide coinvolti da un

                  Berdych rifiuta la stretta di mano di Almagro

    lato ancora Nicolas Almagro e dall’altro il tennista ceco Tomas Berdych. Il fatto che suscitò incomprensione ed antipatia tra i due avvenne durante uno scambio in cui Berdych aveva eseguito una stop volley nei pressi della rete ed Almagro, per recuperare la palla, scattò da fondo campo verso la rete ma, nel giocare il dritto, colpì Berdych sul braccio destro, all’altezza del gomito.
    In quella circostanza Almagro si scusò andando incontro all’avversario per sincerarsi delle sue condizioni. Il ceco reputò il colpo giocato dallo spagnolo un insulto e un’offesa alla sua persona a tal punto da non stringergli la mano a fine match, nonostante peraltro l’abbia vinto e ad affermare in conferenza stampa che, secondo lui, Almagro avrebbe voluto colpirlo in faccia.
    Il tennista di Murcia replicò sostenendo che stava solo cercando di vincere il punto come poteva ed era perfettamente a conoscenza di ciò che era successo in campo, tanto che il pubblico australiano fischiò duramente la reazione di Berdych, giudicata eccessiva.

Nel primo caso, è vero che Almagro esultò sugli errori gratuiti di Safin e questo, a prescindere dal contesto, è un gesto spiacevole e anche piuttosto irritante a maggior ragione se l’avversario non è in giornata; è altrettanto vero però che Safin, malgrado il problema alla caviglia, accettò di giocare.
Una domanda sorge spontanea: “E se il russo avesse vinto la partita, avrebbe stretto la mano allo spagnolo?”.

Nel secondo caso, Almagro giocò quella palla senza pensare a dove piazzarla perchè era un colpo in recupero e in corsa, difficilmente gestibile. Berdych reagì alterandosi con un certo cinismo sostenendo la tesi secondo cui il campo è grande e un professionista sa dove indirizzare la palla.
Aldilà di ciò che è successo e di come si sono sviluppati entrambi gli episodi di mancato fairplay da parte dei giocatori coinvolti, sarebbe bello che uno sport come il tennis, che in tempi remoti vedeva i contendenti scavalcare la rete per andare a complimentarsi con l’avversario, continui sulla vecchia scia e cioè quella della sportività.

Qui di seguito, sono riportati i video della mancata stretta di mano tra i giocatori presenti in campo:


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Medioevo tennistico per Fabio Fognini

                                                   Il fattore più importante del gioco di Fabio: la testa

Il 2013 è stato l’anno della rivelazione per Fabio Fognini, la stagione degli exploit e delle grandi aspettative: il ligure vinse Stoccarda, Amburgo ed arrivò in finale ad Umago, il tutto nel giro di poche settimane. E’ stata l’annata durante la quale, sulla terra battuta, Fabio raggiunse risultati eccellenti sconfiggendo con una certa autorevolezza giocatori del calibro di Tommy Haas, Philipp Kohlschreiber, tra l’altro eliminati in terra tedesca, Tomas Berdych e Richard Gasquet, battuti entrambi a Monte Carlo.
Per il livello di tennis espresso in quel periodo, il ligure è risultato uno dei tennisti più temibili sulla terra battuta, superficie dove ha ottenuto il maggior numero di successi in una singola stagione.
Numericamente parlando, Fabio è stato il giocatore che l’anno scorso ha vinto più partite sulla terra, preceduto solo dal re del rosso Rafael Nadal; l’exploit di Fognini destò scalpore ed entusiasmo nell’opinione pubblica ed era credenza comune che il ligure fosse totalmente maturato e avesse acquisito le qualità del campione. Quelle potenzialità dimostrate da Fognini l’anno scorso, tuttavia, si sono estinte partita dopo partita, torneo dopo torneo.
A parte la conquista dell’ATP 250 di Viña del Mar e lo straordinario successo nei quarti di finale di Coppa Davis su Andy Murray, l’intensità del gioco di Fabio è calata progressivamente. Diverse le uscite di scena ai primi turni e peraltro contro avversari non irresistibili o comunque alla sua portata come è accaduto per esempio a Madrid, a Roma e ad Amburgo dove il tennista di Arma di Taggia è stato eliminato all’esordio da giocatori come Rosol e Krajinovic; leggermente meglio al Roland Garros e a Wimbledon dove non ha racimolato più di un terzo turno. Tra gli acuti sono da menzionare giusto la finale persa contro David Ferrer nell’ATP 250 di Buenos Aires e l’ottima cavalcata nell’ATP 1000 di Cincinnati dove Fabio ha raggiunto, seppur a fatica, i quarti di finale.
In seguito alle performance sul cemento americano di Cincinnati, torneo in preparazione al quarto ed ultimo Grande Slam stagionale, è arrivato il black out: 64 errori gratuiti commessi da un Fognini opaco e sotto tono nel match di secondo turno degli Us Open contro il francese Adrian Mannarino, numero 89 del mondo.
L’azzurro ha affermato ai microfoni dei giornalisti che si trattava della classica giornata storta perchè i colpi non entravano e soprattutto perchè il gioco del francese l’ha infastidito fin da subito; le parole amare di Fabio a fine gara: << Ho avuto problemi con le racchette, poi lui è un giocatore che mi da fastidio, gioca sulla velocità dell’avversario. Ho sbagliato a cercargli il rovescio dall’inizio. Ho avuto chance ma non le ho sfruttate >>.
Considerati gli ultimi risultati non particolarmente rassicuranti per Fognini contro giocatori con classifica nettamente inferiore, ci auguriamo che non ci sia dell’altro, oltre a quanto dichiarato da egli stesso, che possa incidere negativamente sul suo rendimento.

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Le caratteristiche tecniche di Paolo Lorenzi

          La vasta apertura con il braccio nell’esecuzione del dritto da parte di Lorenzi

Paolo Lorenzi è un giocatore dotato di un’apertura di braccio notevole con il fondamentale del dritto, grazie al quale è in grado di disegnare traiettorie di palla cariche di effetto e anche abbastanza difficili da gestire per l’avversario ogniqualvolta il rimbalzo risulti particolarmente profondo. Con il rovescio bimane Lorenzi è in grado di giocare colpi precisi ed angolati e la prima di servizio, se veloce e penetrante, gli permette di eseguire il serve & volley.
Il tennista senese è provvisto di un’ottima mano nei pressi della rete oltre al gioco da fondo campo basato principalmente sullo scambio prolungato e le rotazioni; non è un caso infatti che Lorenzi abbia vinto 11 tornei challenger su 11, disputati tutti quanti sul rosso.
Non di rado durante i match conquista la via della rete con l’obiettivo di mettere a segno volèe basse con taglio ad uscire, peraltro molto complesse da eseguire a livello tecnico e volèe stoppate o smorzate, efficaci per contrastare tatticamente l’avversario. Il suo tennis non è particolarmente adatto alle superfici veloci dal momento che le sue caratteristiche di gioco si addicono maggiormente alla terra battuta sebbene il miglior piazzamento in un torneo del Grande Slam l’abbia ottenuto sul cemento americano di New York in un match nel quale ha eliminato all’esordio il qualificato giapponese Nishioka, fatto abbastanza curioso visto che non è mai riuscito a superare il primo turno al Roland Garros dal 1999, anno del suo debutto nel circuito maggiore, ad oggi pur risultando la terra battuta la superficie sulla quale ha vinto di più.
A 33 anni Paolo Lorenzi ha ottenuto il suo miglior risultato relativo al circuito professionistico raggiungendo la finale del torneo ATP 250 di San Paolo, nella quale perse per un soffio contro l’argentino Federico Del Bonis per 4-6, 6-3, 6-4; un risultato di buon auspicio considerata una carriera piuttosto intensa del tennista senese.

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Camila Giorgi fa e disfa: vince con Wozniacki e Muguruza ma perde con Rybarikova

                                                 Giorgi – Wozniacki: 6-4, 6-2

Il cammino di Camila Giorgi nel tabellone del Premier di New Haven, ultimo torneo su cemento americano in vista degli Us Open, si è rivelato molto positivo, o almeno secondo quanto evidenziano i numeri e il gioco fino ad oggi da lei espresso; la tennista di Macerata ha fatto sognare per due giorni consecutivi tutti i sostenitori azzurri giocando un tennis formidabile ed eliminando nettamente la ex numero 1 del mondo Caroline Wozniacki in soli due set per 6-4, 6-2 e la giovanissima Garbine Muguruza, tennista spagnola classe ’93 e già numero 26 del mondo a soli 20 anni, sconfitta in tre set dalla marchigiana per 6-4, 6-7, 6-2.
La Giorgi non ci ha pensato minimamente di subire il gioco delle avversarie: ha liquidato agevolmente Coco Vandeweghe 6-3, 6-1 dilagando sia nel primo che nel secondo parziale; contro la Wozniacki ha sempre preso in mano il comando delle operazioni, conducendo il match nei momenti chiave e tirando una raffica di vincenti sui quali la danese non ha potuto opporre alcuna resistenza; sulle seconde palle della ex numero 1 del mondo la Giorgi ha trovato risposte imprendibili, delle vere e proprie sassate che lasciavano sul posto la Wozniacki. Da sottolineare la forza di volontà della nostra tennista che non ha mai mollato una palla e non ha mai concesso chance all’avversaria di rientrare in partita.
Nel match di terzo turno la tennista di Macerata ha faticato maggiormente ma ha comunque portato a casa una partita non facile contro la tennista iberica Garbine Muguruza che, a soli 20 anni, è numero 26 del ranking e che sta mostrando con grande convizione e delle capacità non indifferenti di poter raggiungere grandi risultati in breve tempo.
A sbarrare la strada della Giorgi ci ha pensato la numero 68 del mondo Magdalena Rybarikova, giocatrice slovacca classe ’88, capace, al servizio, di togliere il tempo all’avversaria eseguendo ottimi serve & volley e, in situazioni difensive, di ricorrere a tipi di soluzioni insolite come palle senza peso che il più delle volte hanno costretto all’errore la marchigiana.
Camila ha riscontrato notevoli difficoltà contro la Rybarikova, una giocatrice più debole in classifica ma che, con il suo gioco particolare, l’ha mandata fuori palla; non è un caso che si sia lasciata più volte ingolosire dagli schemi difensivi della slovacca che le giocava palle morbide e senza peso con l’obiettivo di invitarla a forzare i colpi.
La Giorgi trovava sì delle risposte vincenti ma il più delle volte commetteva errori anche piuttosto elementari come risposte sulla seconda palla di servizio affossate in rete o su palle a tre quarti campo spedite in tribuna. Tecnicamente, se la Giorgi aggiungesse una nuova dimensione al suo gioco ricorrendo con maggiore frequenza alle rotazioni in top spin, potrebbe ottenere risultati migliori contro avversarie del calibro della slovacca.
Per Camila, quello di New Haven è stato obiettivamente un buon torneo considerate le grandi vittorie su due giocatrici ostiche come la Wozniacki, ex numero 1 del mondo, e la Muguruza. Le premesse per una Giorgi con una classifica migliore di quella attuale ci sono.
Ci auguriamo di vederla nella top 20 nel giro di un anno.

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Ana Ivanovic contro Maria Sharapova: una rivalità avvincente

                                     Maria Sharapova e Ana Ivanovic

Quando Ana Ivanovic e Maria Sharapova si sfidano sul campo, lo spettacolo è senza esclusione di colpi. Essendo entrambe due combattenti nate e due giocatrici la cui concezione di gioco è “chi la dura la vince”, sia Ana che Maria esprimono tutto il proprio potenziale ogniqualvolta c’è da conquistare un punto. Tecnicamente sono due tenniste abbastanza simili: entrambe ottime incontriste e artefici di autentici colpi a fil di rete; da un lato le traiettorie tese e gli attacchi profondi con il dritto sono i marchi di fabbrica della Ivanovic e dall’altro le geometrie della Sharapova rendono la tigre siberiana particolarmente aggressiva nella costruzione dei punti. Il servizio è un fondamentale eseguito in maniera diversa dal punto di vista tattico tanto dalla serba quanto dalla russa: la Ivanovic opta spesso e volentieri per un taglio slice ad uscire da destra con lo scopo di aprirsi il campo e cercare di comandare con il dritto in side-in o in side-out mentre la Sharapova gioca la prima palla quasi sempre centrale e sul rovescio per non dare angoli e punti di riferimento all’avversaria.
Negli scontri diretti è la russa per il momento a trionfare per 8 partite vinte e 4 perse ma, aldilà degli head to head, è sempre battaglia tra le due. Nel WTA Premier di Stoccarda che si disputa ogni anno sulla terra battuta bavarese prima del Grande Slam parigino, Ivanovic e Sharapova si sono incontrate in due edizioni consecutive; sia nel 2013 che nel 2014 sono andate al terzo set: in entrambi i casi ha trionfato la Sharapova.
Nella recentissima semifinale del torneo di Cincinnati, giocatasi su cemento outdoor in preparazione agli Us Open, hanno probabilmente dato vita al match più agguerrito e spettacolare della loro lunga rivalità tennistica. La Ivanovic ha dominato il primo parziale, vinto di fatto per 6-2. Nel secondo la serba stava per ripetersi, era avanti 5-3, 30 pari e servizio quando la Sharapova, dall’orlo di un precipizio, ha messo a segno una risposta incrociata di dritto imprendibile e si è così guadagnata la palla break, poi di fatto concretizzata. La serba, in seguito alla batosta inaspettata da parte della russa, ha cominciato a vacillare: ha ceduto il servizio e ha consentito alla Sharapova di archiviare il secondo parziale per 7-5 e rientrare così in partita.

         L’esultanza finale di Ana Ivanovic rivolta al suo angolo

All’inizio del terzo parziale Ana ha accusato problemi di natura cardiaca, si è fermata improvvisamente e si è poi diretta verso la panchina tra l’apprensione del suo angolo, del pubblico di Cincinnati e tra la totale indifferenza della Sharapova che, pur di mantenere alta la concentrazione durante il match, non si è minimamente preoccupata di cosa fosse successo alla serba.
Una volta misurata la pressione arteriosa, aver ingerito una compressa ed essersi ripresa, la Ivanovic è tornata in campo più carica che mai e ha sfoderato tutto il suo agonismo e tutta la sua voglia di non mollare nemmeno un centimetro di fronte alla siberiana.
Il match ha raggiunto il suo apice nel momento in cui la Sharapova ha trovato una risposta strettissima di dritto che era quasi impossibile da gestire e la Ivanovic di solo polso ha pescato il jolly con il dritto lungolinea lasciando spiazzata l’avversaria.
La tigre siberiana, pur avendo avuto nel set decisivo l’opportunità di chiudere il match sul 5-4 e servizio in suo favore, non è riuscita a tenere la battuta dando in questo modo l’opportunità alla Ivanovic di rientrare nuovamente in partita. A quel punto Ana ne ha approfittato punendo definitivamente l’avversaria con lo score finale di 6-2, 5-7, 7-5. A fine match la gioia incontenibile della serba opposta alla delusione e alla stizza della siberiana sono state le espressioni facciali che hanno chiuso un epilogo davvero interminabile.

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L’ascesa di Simona Halep

                          Trofeo di Sofia conquistato da Simona Halep nel 2013

Sino alla passata stagione, poco prima della grande ascesa, quasi nessuno era a conoscenza di Simona Halep, giocatrice rumena classe 1991, fin quando la tennista di Costanza sfoggiò tutto il suo talento iniziando a collezionare vittorie partita dopo partita, torneo dopo torneo e cominciando pian piano una scalata considerevole del ranking WTA che l’ha vista di fatto affermarsi progressivamente nelle competizioni e che la vede attualmente stabile al secondo posto della classifica mondiale.
La Halep, nel Master di Roma del 2013, riuscì ad imporsi in sei incontri consecutivi eliminando, partendo peraltro dal girone di qualificazione, Alice Balducci, Daniela Hantuchova, Svetlana Kuznetsova, Agnieska Radwanska, la nostra Roberta Vinci e Jelena Jankovic prima di perdere in due set dalla vincitrice del torneo, ovvero Serena Williams; torneo nel quale la giocatrice di Costanza, da numero 64, battè ben due top 10 come la Radwanska e la Jankovic e due ex top 10, vale a dire la Hantuchova e la Kuznetsova.

                      La rumena in azione agli Internazionali Bnl di Roma

La rumena ha fatto faville tanto nel 2013 conquistando 6 titoli a livello WTA, ovvero Norimberga, S’Hertogenbosch, Budapest, New Haven, Mosca e Sofia, tanto nel 2014 aggiungendo al suo bottino di trofei Doha e Bucarest. In seguito a queste brillanti vittorie, la Halep ha dimostrato di sapersi adattare molto bene su tutte le superfici: per lei 4 tornei archiaviti sul cemento, 1 sull’ erba e 3 sulla terra battuta.
Non è un caso che il tipo di tennis della Halep sia piuttosto versatile e compatibile con tutti i campi. La rumena, infatti, è dotata di un gioco aggressivo che le permette di lavorare molto bene ai fianchi le proprie avversarie prima di colpirle a suon di accelerazioni lungolinea. Il suo colpo migliore è il rovescio, con il quale trova grande profondità di palla e con cui riesce a variare maggiormente gli angoli. Il dritto è un colpo piuttosto lavorato e che le fornisce i maggiori frutti specialmente nei cambi in lungolinea. Non ha nel servizio la sua arma migliore. Anche per via della stazza, la si vede piuttosto raramente scagliare ace ma, qualora la assista la prima palla di servizio, non riscontra grandi patemi nella costruzione dei punti.
La Halep è progredita molto negli anni tirando fuori dal cilindro capacità notevoli, tanto sotto il profilo tecnico quanto sotto quello caratteriale. Se dal 2010, anno di esordio nel circuito WTA, fino al 2012 la rumena ha sempre fatto molta fatica nel superare i primi turni di un torneo, dal 2013 ad oggi la Halep risulta una delle giocatrici più pericolose ed ostiche del circuito insieme alle big del tennis contemporaneo come Serena Williams, Maria Sharapova e Li Na.
Quest’anno ha raggiunto, per la sua prima volta in carriera, la finale di un torneo del Grande Slam, ovvero il Roland Garros perdendo, in tre parziali molto tirati, dalla russa Maria Sharapova che le ha sottratto il titolo per 6-4, 6-7- 6-4.
Considerata la giovane età, per la Halep è solo l’inizio di una lunga carriera… e che inizio!

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Il progressivo declino del tennis maschile a stelle e strisce

                       Celebre esultanza di John Mcenroe

Il tennis nordamericano ha goduto negli anni di un’ampia tradizione per quanto riguarda il circuito maschile. Le vecchie glorie del passato hanno segnato ventenni di successi straordinari; basti pensare alle imprese e alle gesta dei grandi Arthur Ashe, Jimmy Connors, John Mcenroe e Vitas Gerulaitis, vincitori di molteplici edizioni del Grande Slam, giocatori che hanno coinvolto ed appassionato migliaia di spettatori in tutto il mondo grazie ad un talento cristallino, ad un’eleganza sfoderata nelle discese a rete e nel tocco di fino, ad un tennis dinamico ed aggressivo fatto di serve and volley e chip and charge. Erano altri tempi, quelli in cui le racchette erano prevalentemente di legno e le corde costruite con il budello, quelli in cui il serve and volley era la regola per eccellenza. Era anche l’epoca dove andavano particolarmente di moda frasi del tipo: “You can’t be serious man, you cannot be serious!”, oppure: “Ask my question, the question, jerk!”. Ma era proprio questo spirito, quello dei vari Mcenroe e Connors a suscitare momenti indelebili nella storia del tennis, non solo per tutti i titoli vinti in carriera e per le partite mozzafiato disputate in quegli anni ma anche per le scenate davanti ai giudici di sedia.

                                       Rivalità Agassi – Sampras

Il tennis americano ha vissuto un’evoluzione del gioco molto particolare. Si è passati dalla classe di Ashe, dal servizio slice di Mcenroe, dal tocco prelibato di Gerulaitis fino ad arrivare al tennis moderno ed esplosivo di Courier, Agassi e Roddick. L’unica eccezione, durante gli anni ’70-’80, era rappresentata da Jimmy Connors il quale, al contrario dei suoi colleghi americani, giocava il rovescio con una presa bimane e non si presentava a rete tanto frequentemente quanto Ashe, Mcenroe e Gerulaitis. Allo stesso modo, negli ’90, durante i quali il mutamento del tennis si faceva sempre più sentire con l’arrivo dei rovesci bimani e delle rotazioni in top spin, l’ultimo vero esponente del serve & volley fu Pete Sampras, detentore di 14 tornei del Grande Slam e vincitore di 7 edizioni di Wimbledon. Dopo l’era Sampras-Agassi che, ricordiamo, è stata una delle rivalità più intense ed avvincenti in tutta la storia del tennis, il giovane Andy Roddick emerse in tutto il suo talento mostrando doti eccezionali al servizio che spesso viaggiava intorno ai 210-220 km/h e con il quale faceva la differenza soprattutto sulle superfici rapide. Roddick, insieme a Mardy Fish e James Blake, ha dominato lo scenario tennistico dal 2000 al 2012, per quel che concerne il tennis americano maschile.

                                              Andy Roddick

Fatta eccezione per i gemelli Mike e Bob Bryan che probabilmente sono i più forti doppisti di tutti i tempi, i giocatori statunitensi contemporanei, nonchè gli odierni del circuito ATP, sono John Isner e Sam Querrey, buonissimi giocatori ma non annoverabili, per il momento, tra i grandi campioni del tennis a stelle e striscie.
Tra i giovanissimi vi sono inoltre Donald Young e Ryan Harrison, giocatori dei quali si è parlato molto ma che non hanno mantenuto le aspettative. Nessun torneo vinto in singolare sia per Young sia per Harrison, ai quali manca quel tennis incisivo tale da consentire loro di competere con i primi 50 giocatori del mondo.
Il ricambio generazionale del tennis americano si è avverato anche se, nonostante la presenza di Accademie di prestigio come quella di Nick Bollettieri, i giovani fuoriclasse stentano ad emergere con preponderanza. Prendendo in considerazione il tennis maschile a stelle e strisce del momento, è piuttosto impensabile, allo stato attuale, che possano ripetersi campioni come Sampras, Agassi e Roddick o, per lo meno, giocatori capaci di entrare tra i primi dieci del ranking ATP.

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Uno sguardo al tennis dell’est Europa dagli anni ’70 ad oggi

                                                            Ilie Nastase

La Romania ha vissuto nel corso della storia momenti di grande fervore sportivo grazie ai trionfi ed ai traguardi conseguiti da grandi campioni del passato quali Ilie Nastase, vincitore degli Us Open nel ’72 e del Roland Garros nel 73′; Ion Tiriac, campione di doppio con Nastase nell’Open di Francia del ’70 e, per quel che concerne il tennis femminile, Virginia Ruzici, unica tennista rumena ad essersi aggiudicata uno slam, ovvero l’edizione del torneo parigino del 1978.
Terminata l’era Nastase-Tiriac, il tennis romeno ha conosciuto un periodo di forte crisi che si è avviato lentamente durante gli anni ’90 fino a manifestarsi pienamente in tempi più recenti. A parte qualche piccola fiammata come Andrei Pavel che conquistò il Roland Garros a livello juniores all’età di diciotto anni e si impose a cavallo tra gli anni 90′ ed il 2000 in 3 tornei Atp in singolare e 6 in doppio, non si sono più visti ed affermati grandi giocatrici e giocatori.
La Romania ha dovuto attendere più di un decennio prima che Simona Halep, nel 2013, riuscisse nell’impresa di scalare la classifica internazionale balzando repentinamente dalla posizione numero 47 alla numero 11 del mondo.
Per la giovanissima romena il 2013 si è rivelato l’anno della crescita tecnica e dell’ascesa in termini di risultati: 6 titoli da lei conquistati dei quali 4 su cemento, 3 su terra battuta e 1 su erba… e il 2014 non è da meno visto che è l’attuale numero 3 del ranking Wta.
La Halep, inoltre, è arrivata in finale al Roland Garros perdendo al terzo set da Maria Sharapova in un match molto lottato e si è recentemente imposta, per la prima volta in carriera, nel torneo di Bucarest, capitale del suo Paese nativo nonchè terreno di casa.

                                 Yevgeny Kafelnikov

Il tennis russo, al contrario di quello romeno, non ha avuto nomi particolarmente altisonanti nel periodo d’oro di Nastase e Tiriac fin quando nei primi anni ’90 emerse uno dei più grandi tennisti dell’Europa dell’est, se non il migliore di quegli anni, ovvero Yevgeny Kafelnikov, giocatore molto versatile, ottimo singolarista ed eccellente doppista nonchè futuro vincitore dei giochi olimpici di Sidney nel 2000 e di 6 prove del grande slam (2 in singolare e 4 in doppio). Dopo Kafelnikov esordirono molteplici talenti, specialmente nel circuito Wta: Anna Kurnikova, Svetlana Kuznetsova, Elena Dementieva, Dinara Safina e più recentemente Maria Sharapova, la giocatrice per il momento più competitiva rispetto alle sue colleghe compaesane per numero di risultati conseguiti ed attuale detentrice di 5 tornei del grande slam (Wimbledon 2004, Us Open 2006, Australian Open 2008, Roland Garros 2012 e 2014); nel circuito maschile invece Marat Safin, fratello maggiore di Dinara Safina ed ex numero 1 del mondo, esplose tennisticamente nel 2000 durando fino e non oltre il 2005 e Nikolaj Davydenko, veterano del circuito Atp ancora in attività all’età di 33 anni e vincitore di 21 titoli Atp in attivo.

                                  Martina Navratilova

La Cecoslovacchia è stata l’unica Nazione dell’est Europa che dal ’70 ad oggi ha goduto in maniera continuativa di una vasta tradizione e di grandi campioni del calibro di Martina Navratilova (la giocatrice indiscutibilmente più forte degli anni 70′ tanto in singolare quanto in doppio), Ivan Lendl (vincitore di 8 tornei del grande slam), Jan Kodes (vincitore di 3 tornei del grande slam) e Petr Korda (vincitore di 1 grande slam) arrivando poi ai tennisti contemporanei come Petra Kvitova, Radek Stepanek e Tomas Berdych; una tradizione, quella dei cechi, che non soccombe mai soprattutto nelle competizioni più importanti come la Davis e la Fed Cup, nelle quali la Nazionale cecoslovacca ha sempre ben figurato.
L’Ungheria vanta una sola grande campionessa, vale a dire Monica Seles, la cui formazione tennistica, peraltro, proviene dall’Accademia di Nick Bollettieri; il tennis bielorusso ha tirato fuori dal cilindro Victoria Azarenka, unica vera campionessa anche lei cresciuta tennisticamente fuori dal Paese nativo.
Agnieszka Radwanska, classe ’89, è la giocatrice con maggiori successi archiviati per quel che riguarda la storia del tennis polacco dagli anni ’70 ad oggi; l’Ucraina vanta due soli fuoriclasse di cui uno è un ex campione degli anni ’90, vale a dire Andrij Medvedev e l’altro è Alexandr Dolgopolov, tennista attualmente in attivo nel circuito, talento atipico e stravagante che ha ancora ampi margini di miglioramento. Infine c’è la Bulgaria, orgogliosa di Grigor Dimitrov, una stella nascente, ancora in fase di maturazione e della quale si è parlato tanto.

Un ricambio generazionale realmente promettente, a parte qualche eccezione rappresentata da Sharapova, Halep, Kvitova e Dimitrov, stenta a farsi notare dopo le grandi annate delle glorie del passato.
I motivi per i quali nel 2014 il tennis dell’est Europa fa molta fatica a far emergere buoni giocatori e futuri campioni sono molteplici:

  • carente gestione amministrativa delle Federazioni e mancanza di denaro impiegabile nella promozione del tennis e nell’organizzazione di eventi legati a questo sport nel proprio Paese (allenamenti, tornei, campionati ecc.);
  • numero ristretto di circoli e costi di manutenzione dei campi troppo elevati;
  • situazione sociale e politica di alcune zone dell’Europa orientale particolarmente delicata in quanto può essere condizionata da guerre civili e carestie;
  • rischio di investire capitali sui giovani tennisti senza però avere idea e certezza circa il loro futuro.

    Marat Safin (1998-2009: tennista ; 2009-presente: parlamentare della Duma)

La maggior parte dei giocatori e delle giocatrici dell’est hanno lasciato il proprio Paese di origine per andarsi ad allenare in Nazioni più ospitanti e più sicure a livello di manutenzione, di strutture, di allenatori e di giocatori ecc. Monica Seles, Anna Kurnikova, Marat Safin, Dinara Safina, Maria Sharapova, Maks Mirny, Victoria Azarenka e tanti altri hanno vissuto esperienze simili: si sono trasferiti in America (accademia di Nick Bollettieri) e in Spagna (come a Valencia per Safin e Safina) allo scopo di crescere e mirare ad entrare nella top 100.
Come ha affermato Marat Safin in una recente conferenza stampa, alla domanda: << Com’è il futuro del tennis russo? >>, l’ex tennista moscovita, attuale membro del Comitato Olimpico Russo e vicepresidente della Federazione tennistica della Russia, ha così replicato: << Non è molto brillante, non ci sono giocatori giovani a partire dai 16-17 anni che hanno punti ATP; per il momento non ci sono tennisti che possano arrivare alla top 50 delle classifiche mondiali. Dobbiamo lavorare su questo, stiamo facendo tutto il possibile… abbiamo programmi e persone che possono contribuire con gli sponsor ad aiutare la Federazione perchè a noi costa abbastanza far crescere un ragazzo o una bambina; per un anno ci costa all’incirca 80.000€ tra allenamenti e viaggi. Molte famiglie non hanno questa opportunità e allora bisognerebbe intervenire sul sistema cercando di coinvolgere più persone possibili sebbene resti comunque difficile realizzare un progetto simile >>.

Fonti: http://www.youtube.com/watch?v=ftVMPYqBFdA

Federico Bazan © produzione riservata

La bellezza estetica del gioco di Carla Suarez Navarro

                                    Rovescio della Navarro: eastern grip

Carla Suarez Navarro, tennista iberica classe ’88, può essere considerata una rarità in quanto è una delle pochissime giocatrici appartenenti al circuito WTA che esegue il rovescio classico ad una mano, colpo sempre più in disuso nel panorama del tennis moderno e specialmente nel circuito femminile.
Pur essendo piuttosto bassa e non avendo un fisico imponente (162 cm x 60 kg circa), la Suarez Navarro riesce a servire prime palle consistenti e a giocare traccianti incrociati e lungolinea di rovescio molto incisivi che la agevolano nell’attaccare la profondità e nel trovare il vincente. Il dritto della spagnola è carico di spin ed è meno penetrante del rovescio ma è un colpo comunque efficace poichè permette alla Navarro di giocarlo anche a sventaglio qualora si trovi a comandare lo scambio.
La bellezza estetica del suo tennis risiede nel rovescio, colpo naturale e pulito nell’esecuzione e tecnicamente molto solido; la spagnola è capace di giocarlo profondo sulla diagonale, corto ad uscire (il cosiddetto “cross stretto”) e non disdegna di cambi di direzione in lungo linea.
Lateralmente si muove molto bene ed, infatti, lei stessa definisce gli spostamenti laterali e i recuperi suoi punti di forza. Non è un caso che la tennista iberica si esprima bene anche in fase difensiva ricorrendo spesso al back con il rovescio o a recuperi in top spin.
Come tutte le giocatrici e i giocatori spagnoli, predilige la terra battuta, superficie dove s’impone con più facilità e l’unica sulla quale ha vinto, per il momento, un solo titolo WTA in carriera ovvero il torneo International di Oeiras nel quale battè in tre set la russa Svetlana Kuznetsova.
Attualmente vanta una classifica considerevole (num. 15 del ranking WTA) malgrado abbia vinto un solo torneo; questo perchè ha un bilancio di vittorie positivo che corrisponde circa al 60% e poichè conserva tanti successi sul rosso negli scontri diretti con le sue avversarie.

Federico Bazan © produzione riservata