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La biomeccanica del dritto di Rafael Nadal

  Dritto reverse di Nadal – carico e scarico dinamico sull’arto inferiore sinistro

Uno dei fondamentali, giudicato da molti esperti, il migliore della storia del tennis per la rotazione devastante impressa alla palla e per l’efficacia prodotta dal topspin, è il dritto di Rafael Nadal, colpo con il quale il campione di Manacor ha sempre messo in serie difficoltà i suoi avversari.
Nadal, grazie ad una biomeccanica molto complessa del busto, delle gambe e del braccio sinistro adottata in fase di preparazione del colpo e nel momento dell’impatto, è capace di imprimere una velocità pazzesca alla palla e, allo stesso tempo, godere di una rotazione incredibile che molto spesso raggiunge e supera i 4900 giri al minuto.
Ogni volta che gioca il dritto sia in situazioni offensive che difensive, Nadal disegna traiettorie in topspin molto accentuate e la palla, dopo aver rimbalzato, schizza via rapidamente costringendo l’avversario a rispondere lontano dalla riga di fondo campo e a rigiocarla in topspin o in recupero “choppato”. I dritti arrotati dello spagnolo possono anche essere anticipati in fase ascensionale, cioè quando la palla non raggiunge ancora la massima altezza ma solo nei casi in cui i colpi di Nadal sono più corti perchè, qualora risultino profondi, rispondere vorrebbe dire giocare in controbalzo e giocare in controbalzo sulle rotazioni di Nadal è molto complicato.
Tennisti come Federer, Djokovic e Berdych adottano spesso una tattica aggressiva quando giocano contro Nadal cercando di colpire la palla in fase ascensionale in modo da impedire al campione iberico di sfruttare al meglio le rotazioni e di mirare agli angoli estremi del campo. E’ una delle poche se non l’unica strategia efficace per contrastare il gioco dello spagnolo.

La tecnica e la biomeccanica del dritto di Nadal sono state attentamente ed accuratamente analizzate da Raffaele Tataranni, tecnico nazionale della Federazione Italiana Tennis, specializzato nella videoanalisi dei giocatori di tutti i livelli. Tataranni, nello studiare ogni minimo particolare del dritto del campione iberico, ha riscontrato come Nadal tenda ad esasperare il movimento di esecuzione del colpo da un punto di vista biomeccanico e compia un notevole dispendio di energie a causa dell’ampia escursione del braccio. Inoltre Tataranni ha sottolineato che la tecnica del cosiddetto “reverse forehand” (dritto reverse), acquisita e praticata da Nadal, è sconsigliata nell’apprendimento del diritto nelle scuole tennis, non solo perchè è molto complessa da imparare, ma anche perchè può rivelarsi particolarmente nociva per i tendini e le articolazioni delle ginocchia. Non è un caso, infatti, che Nadal abbia sofferto e tutt’ora soffra di problemi non indifferenti ai tendini e alle articolazioni delle ginocchia. La sindrome di Hoffa contratta dal giocatore di Manacor nel 2013 potrebbe derivare dallo sforzo prolungato e dalle continue sollecitazioni degli arti inferiori, proprio perchè Nadal, durante l’esecuzione del dritto, fa leva sul ginocchio sinistro (vedi video dartfish.tv).

Qui di seguito, è riportata la videoanalisi effettuata da Raffaele Tataranni sulle diverse fasi di esecuzione del dritto da parte di Nadal, con particolare attenzione al lavoro compiuto dal braccio sinistro, dal tronco e dagli arti inferiori.
http://www.dartfish.tv/Player.aspx?CR=p98473c79255m2249484

Federico Bazan © produzione riservata

No es el tipo de agarre que decreta el golpe sino la correcta antelación y el impacto ideal en la pelota

Derecha de Kvitova – semi western grip. Sus golpes son completamente planos gracias a una antelación y a un impacto impecables.

Cada tenista tiene diferentes configuración y tipo de juego. Por eso, la técnica de preparación de los golpes varia de jugador en jugador y las trayectorias que la pelota puede tomar son una multitud.
La distancia entre el cuerpo y la pelota, el impacto y la función de las piernas son los principales factores que determinan un golpe optimal. La solución es débil y vulnerable todas las veces que el jugador encuentre a la pelota demasiado lejano del brazo o cada vez el peso del cuerpo es desequilibrado hacia atrás; de lo contrario, si el jugador tiene una posición correcta de los pies, adopta una apropiada flexión de las piernas antes de golpear la pelota y toma la delantera anticipando los movimientos del adversario, el tiro será seguramente más profundo, eficazdifícil de manejar para el adversario.

Derecha de Roddick – western grip. El tenista yankee jugò con una excelente combinación de rotación y de empuje en la pelota.

Jugando con un agarre abierto como la semi western o la western grip esto no implica necesariamente que el golpe serà cargado de efecto. De la misma manera, si el agarre es más cerrado, el golpe podría tomar una trayectoria plana así como un topspin porque es el impacto a una determinada altura del rebote que produce lo que el jugador intenta hacer. La pelota, en efecto, puede ser golpeada en fase ascensional o cuando descende; en otras palabras, en avance o esperándola.

Con respecto al golpe de derecha, hay diferentes ejemplos que explican esta teoría.
Consideremos la derecha de Tomas Berdych: el checo juega con una empuñadura semi western. Teóricamente este agarre da la posibilidad de empujar bien hacia adelante y, al mismo tiempo, disfrutar de una buena rotación de la pelota. En realidad, los tiros de Berdych son completamente planos porque el checo tiene un movimiento fluido de la raqueta en el momento de la preparación, perfectamente horizontal durante el impacto y su avance en la pelota es prácticamente impecable.

Derecha de Federer – eastern grip. El campeón suizo juega todos los tipos de golpes gracias a su naturaleza y precisión en la ejecución.

Ernests Gulbis utiliza un agarre western que produce más rotación y menos velocidad. En efecto, el latvio es capaz de jugar cargado de efecto sino también profundo y penetrante. Gulbis es un jugador muy sólido y, cada vez prepare su apertura anómala con la derecha, confiere un efecto notable a la pelota.
Rafa Nadal, que es el máximo exponente del topspin, no utiliza una full western (agarre completamente rodado) o una western, al contrario de lo que la mayoría de la gente cree.
El mallorquín juega con la semi western (el mismo agarre moderno de Berdych, Del Potro, Safin, Sharapova, Ivanovic, Kvitova y muchos otros jugadores profesionales que juegan prevalentemente plano y tenso gracias a un movimiento horizontal perfecto de la raqueta y a un correcto “timing”). Aunque la mayoría de los jugadores que prefieren a una semi western grip juega plano, tenistas como Nadal y Verdasco producen una rotación increíble porque tienen una biomecánica particular de las piernas, del brazo izquierdo y del cuerpo antes del impacto.
Andy Roddick, Kei Nishikori y Ivo Karlovic, por ejemplo, que se valen de una western para jugar el topspin, aunque utilizen un agarre más exasperado en comparación a tenistas como Nadal y Verdasco que juegan con una semi western, producen una rotación menos acentuada de la pelota con respecto de los campeones españoles.
Fernando González gozaba de uno de los mejores golpes de derecha en la historia del tenis. Su semi western le dio la combinación ideal de velocidad y topspin. Por esta razón fue llamado Mano de Piedra” por sus amigos y colegas del circuito profesional.
Roger Federer representa sin la s ligera duda el jugador profesional s completo y versátil. Ecampeón suizo es capaz de reproducir todos los tipos de golpes que quiere jugar con un agarre bastante cerrado como la eastern grip: golpes sin giro, topspin, trayectorias largas, cortas, planas, etc
La lista de los tenistas podría continuar aunque, en todo caso, la correcta antelación y el impacto ideal, la posición de los pies antes de la ejecución y la flexión de las piernas son los factores técnicos y biomecánicos que influyen considerablemente en la eficacia del golpe pasando por alto del grip con el cual se juega.

Federico Bazan © produzione riservata

Il talento cristallino di Kei Nishikori

Il massimo rappresentante del tennis nipponico è Kei Nishikori, un’autentica icona nel panorama degli sport con la racchetta per quel che riguarda il continente asiatico. Nishikori è il primo detentore della storia tra le file dei tennisti giapponesi ad essersi aggiudicato quattro tornei ATP 500 e tre ATP 250, eliminando peraltro avversari di un certo spessore come Feliciano Lopez e Ivo Karlovic.

Il 5 ottobre 2014 il giapponese ha archiviato il suo settimo titolo in carriera battendo in finale Milos Raonic nel torneo di casa, a Tokyo, vincendolo per la seconda volta dopo la conquista nel 2012 dove aveva sconfitto sempre il canadese, su quello stesso campo. Da lì, in pochi anni, il giapponese ha scalato tantissime posizioni nel ranking, diventando uno dei giovani più promettenti del circuito ATP.

Nishikori è il primo tennista asiatico della storia ad aver raggiunto una finale in un torneo del Grande Slam, agli Us Open 2014, dove fu fermato da un fenomenale Marin Cilic. E’ stato uno dei pochi, e non solo tra i tennisti asiatici, ad aver messo in serie difficoltà Rafael Nadal sulla terra battuta in una partita poi vinta dal maiorchino a causa del ritiro del giocatore di Matsue, sempre quest’anno, nel turno conclusivo di Madrid. Nishikori interpretò alla grande quella finale conducendo 6-2 nel primo parziale e dominando un Nadal indifeso di fronte alla tenacia e alla preponderanza del gioco del nipponico; Nishikori nel terzo set accusò un problema di natura muscolare e consentì di fatto a Nadal, seppur tra innumerevoli ed inaspettate difficoltà patite contro un avversario davvero ostico come il giapponese, di sollevare il trofeo del Mutua Madrid Open.

                                             Dritto di Nishikori – western grip

Dal punto di vista tecnico, Nishikori ha diverse qualità tra le quali la velocità di esecuzione e la rapidità negli spostamenti laterali. Il suo tennis è straordinariamente dinamico: il rovescio è un colpo sul quale fa affidamento dal momento che è un fondamentale con cui trova profondità e angoli stretti del campo mentre il dritto gli esce dalle corde meno teso e leggermente più carico anche per via del grip piuttosto aperto (vedi foto a sinistra). Pur non essendo un giocatore altissimo, serve molto bene e, grazie al servizio, si costruisce al meglio gli scambi da fondo campo con l’obiettivo di togliere il tempo all’avversario. Inoltre Nishikori ha nella risposta al servizio un’arma sulla quale contare visto che non è un giocatore attendista o al quale piace palleggiare aspettando un eventuale errore da parte dell’avversario ma è un giocatore piuttosto offensivo e che cerca il punto muovendo molto la palla.

Federico Bazan © produzione riservata

It’s not the grip that decrees the hit but the correct advance and impact on the ball

Ana Ivanovic – forehand semi western grip. Look at the good impact and the right position of the string pattern before the hit.

Each tennis player has his own game settings. These settings may be different considerably and it implies that the trajectories of the ball are not always the same.
The distance between the body and the ball, the impact and the role of the legs are the main factors that decree the shot. If the player hits the ball when he is too far from it or his body weight goes backwards, the shot will be weak and vulnerable; otherwise, if the player hits the ball finding the right position of the feet and the optimal knee bend, the shot will be deeper and more effective.
Playing with an opened hold as a semi western or a western grip doesn’t imply that the shot will be necessarily full of spin. Similarly, if the grip is more closed, the hit could take a rotational trajectory.
With regard to the forehand, there are many examples that explain this theory.

Tomas Berdych – forehand semi western grip. He plays flat and penetrating thanks to a great advance on the ball.

Let’s consider Tomas Berdych’s forehand: the Czech has a semi western grip. This grip gives him the possibility to push well forward and simultaneously to take advantage of a good rotation of the ball. Berdych’s shots are completely flat because his impact is considerable and the advance on the ball is flawless.
Ernests Gulbis uses a western grip that theoretically produces more spin and less speed. Instead the Latvian is able to play really fast and penetrating. He’s a really good player from the base line and every time he prepares a huge backswing he can load up the ball with a marked rotation.
Rafa Nadal, who is the greatest exponent of topspin, doesn’t use a full western (grip fully 
turned) or a western, to the contrary of what most of the people think. The Spanish plays with a semi western on the forehand (the same modern grip of Berdych, Del Potro, Safin, Sharapova, Ivanovic, Kvitova and many others who play prevalently flat thanks to a perfect horizontal movement of the string pattern before the impact). Despite this, Nadal produces an incredible spin because he has a very elaborate biomechanics of the legs, the left arm and the body.

           Rafael Nadal, one of the best exponent of topspin in tennis history.

David Ferrer and Andy Roddick, for example, who prefer a western and play topspin, though they use a more exasperated grip than players such as Nadal and Verdasco, they produce a less pronounced spin on the ball.
Fernando Gonzalez hit one of the best forehands ever in tennis. His semi western grip gave him an ideal combination of impact and topspin. For this reason he was called “Stone Hand” by his friends and tennis colleagues.
Roger Federer mainly uses an eastern (classic grip). He is able to play every kind of hit he wants: shots without spin, top spin, long, short, flat hits etc.
The players list could continue but, anyway, the correct advance and impact on the ball, the position of the feet before the backswing and the knee bend are more important than the grip used by the player during the knock-up.

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Il ritiro di Li Na dal circuito WTA

                                                   Li Na – Australian Open 2014

Li Na, dopo aver vissuto una carriera durata quindici anni e costellata da profonde gioie e sventure, ha annunciato il 19 settembre 2014 il ritiro dal tennis professionistico tramite una lettera ricchissima di parole toccanti nella quale ha ricordato tutti i momenti più belli vissuti sul campo, le emozioni provate, le vittorie e i sigilli di una carriera intensa ma anche tutti quei momenti ricoperti dai tanti infortuni al ginocchio che l’hanno tormentata, l’hanno vista operarsi quattro volte (tre al ginocchio destro e una al sinistro come ha affermato nella lettera la stessa giocatrice cinese) e l’hanno costretta al ritiro dalle competizioni.
La giocatrice di Wuhan ha dichiarato: << rappresentare la Cina sul campo da tennis è stato un privilegio straordinario e un vero onore. Avere l’opportunità unica di trasmettere con maggiore attenzione lo sport del tennis in Cina e in tutta l’Asia è qualcosa di veramente straordinario. Ma nello sport, come nella vita, tutte le grandi cose devono finire.
Il 2014 è diventato uno degli anni più importanti della mia carriera e della mia vita. Quest’anno è stato ricco di momenti incredibili, sono riuscita a vincere il mio secondo titolo del Grande Slam agli Australian Open e ho condiviso questa esperienza straordinaria con il mio Paese, la mia squadra, mio marito e i miei fan. E’ stato anche un anno pieno di momenti difficili, come quello di avere a che fare con l’inevitabile e che mi ha costretta a porre fine alla mia carriera da professionista >>.

                                                 Nadal ricorda la Li

La Li, a prescindere da come sia andato il 2014 che per lei si è aperto meravigliosamente grazie alla conquista degli Australian Open e si è poi concluso infelicemente a causa dei continui problemi al ginocchio, ha tenuto altissimo l’onore e l’orgoglio di una Nazione composta da 1,4 miliardi di abitanti come la Cina, nella quale il tennis non ha mai goduto di una grande tradizione al contrario, ad esempio, di altri sport come le arti marziali e il tennistavolo. La giocatrice di Wuhan è stata infatti la prima nella storia del tennis cinese ed asiatico ad essersi aggiudicata due titoli del Grande Slam, il Roland Garros e l’Australian Open e la prima ad aver rappresentato la Cina nella Fed Cup, la competizione mondiale a squadre del circuito WTA.
Nonostante i ripetuti incovenienti fisici, la carriera della Li non è stata poi così breve; la cinese, infatti, entrò a far parte del circuito ITF nel 1999 iniziando a gareggiare in tornei minori per poi esordire nel circuito WTA un anno dopo.
Nel 2004 la cinese archiviò il suo primo titolo, peraltro ottenuto in casa, nel torneo di Guangzhou dove si impose ai danni della slovacca Martina Suchà per 6-3, 6-4 ma, dopo questa vittoria, i suoi supporters hanno dovuto attendere quattro anni per rivederla all’opera nella conquista di un torneo WTA e ben sette anni per assistere al boom tennistico che l’ha vista affermarsi nell’Open di Francia contro Francesca Schiavone per 6-4, 7-6 e, più tardi, nell’Open d’Australia contro Dominika Cibulkova per 7-6, 6-0.
Contrariamente a molte altre sue colleghe del circuito, la Li non ha brillato in una primissima maturità tennistica visto che, oltre al torneo di Guangzhou che risale ad un lontano 2004, non ha vinto nient’altro dal 99′, anno dell’esordio, fino al 2008. La seconda parte e il finale di carriera hanno fatto la differenza evidenziandone tutte le qualità, inizialmente inespresse, che le hanno consentito di entrare nella top 10 e di competere alla pari con le migliori giocatrici del mondo.
Tecnicamente era una giocatrice molto pulita nei colpi e capace di tirare fuori dalle corde colpi inusuali per altre tenniste come il rovescio dal centro del campo a sventaglio, giocato in diagonale e in lungolinea oltre ad un servizio molto veloce e preciso. Le accelerazioni della Li erano notevoli in termini di velocità in quanto dotata di un grande impatto ed anticipo sulla palla.
A livello di correttezza in campo, la cinese è sempre stata ineccepibile tanto con le avversarie quanto con i giudici di sedia. A detta di alcune colleghe, la Li è una delle giocatrici più sportive ed educate del circuito: mai una parolaccia, mai una parola fuori luogo, mai un’arrabbiatura eccessiva… insomma, una vera signora!
Dopo il ritiro, tantissime colleghe della cinese tra cui Serena Williams, Caroline Wozniacki, Ana Ivanovic, Angelique Kerber, Sara Errani, Jelena Jankovic e Julia Goerges hanno ricordato la Li con dei tweet e con delle foto. Anche nel circuito maschile Rafa Nadal e Fabio Fognini hanno reso omaggio alla campionessa cinese.

Federico Bazan © produzione riservata

Semifinale di Coppa Davis 2014: Federer inarrivabile per Fognini

 Il successo di Roger Federer consegna alla Svizzera il punto decisivo per l’accesso alla finale

Sulla situazione di 2 a 1 per la Svizzera, Roger Federer ha avuto tutto il peso sulle spalle di vincere l’ultimo incontro, quello che avrebbe consentito alla Svizzera di approdare in finale contro la Francia. L’elvetico si è assunto egregiamente le proprie responsabilità superando in tre set Fabio Fognini per 6-2, 6-3, 7-6 e firmando così il punto del 3 a 1 che vale alla formazione di Severin Luthi l’accesso all’ultimo atto di questa appassionante competizione mondiale a squadre.
Il match ha visto un Fognini altalenante nel rendimento: nei primi due parziali il ligure è stato alle prese, come nei giorni precedenti, con la prima di servizio e il dritto, due fondamentali con i quali Fognini non ha propriamente brillato, almeno per i primi due parziali. Il giocatore di Imperia ha comunque innalzato il proprio livello di gioco, forse un po’ troppo tardi quando Federer conduceva 2-0. Nel terzo set, infatti, Fognini ha ritrovato la prima di servizio, ha mosso maggiormente Federer da una parte all’altra del campo optando per combinazioni di dritto incrociate e lungolinea ben calibrate. Lo svizzero nel terzo set ha faticato non poco contro gli attacchi tatticamente molto intelligenti di Fognini e che lo costringevano a giocare in difesa e, non di rado, a ricorrere al back di rovescio per placare le rotazioni in top del ligure.
L’unica cosa che forse Fognini avrebbe dovuto fare una volta trovatosi 4-3 al tie-break quando Federer serviva, era chiamare il challenge sulla prima di servizio dell’elvetico che era stata giudicata buona da Pascal Maria ma in realtà era fuori. Se Federer avesse servito una seconda sul 4-3 per Fognini, probabilmente sarebbe stata un’altra partita.
Fognini, al punto successivo, ha mancato un passante di dritto per una questione di millimetri e si è appellato all’ultimo falco disponibile, perdendo il punto e consentendo a Federer di andare 4-4, strappare nuovamente il servizio al ligure e passare al comando 5-4 per poi avere due servizi a favore e chiudere la partita.
Capitan Corrado Barazzutti ha affermato ai microfoni che Fognini, seppur a tratti, ha giocato anche meglio di Federer ma alla fine non è riuscito a prevalere di fronte all’esperienza e alla classe dello svizzero.
Risultato finale a parte, il cammino dei nostri in tutta la Coppa Davis è stato meraviglioso, un’avventura ricca di emozioni e che ha visto Fognini imporsi contro Andy Murray in un match storico tanto per il ligure, quanto per la sua panchina. Inoltre sono da elogiare i progressi compiuti da Simone Bolelli, un ragazzo che, nonostante gli infiniti ostacoli fronteggiati e superati in carriera come ha sottolineato peraltro il suo coach Umberto Rianna, ha dimostrato di metterci il cuore e di voler tenere testa a un campione come Roger Federer.

Federico Bazan © produzione riservata

Semifinale di Coppa Davis 2014: Fognini e Bolelli accorciano le distanze nel doppio contro Wawrinka e Chiudinelli

Fognini e Bolelli vincono 7-5, 3-6, 5-7, 6-3, 6-2 contro Wawrinka e Chiudinelli, risultato che scuote l’umore della Nazionale italiana

La seconda giornata della semifinale di Coppa Davis si è aperta nel migliore dei modi per l’Italia di capitan Corrado Barazzutti. Fabio Fognini e Simone Bolelli hanno portato a casa il match di doppio con gli artigli e con il cuore contro la coppia elvetica formata da Stanislas Wawrinka e Marco Chiudinelli. Partita lunghissima, durata oltre le tre ore e mezza di gioco, ha visto affermarsi la coppia azzurra al termine di un incontro in cui gli svizzeri sembravano aver preso il sopravvento dopo essersi portati sul punteggio di 2 a 1.
Bolelli e Fognini sono partiti molto bene nel primo set non fornendo ai propri avversari chance di break; nel secondo e nel terzo parziale la Svizzera ha avuto la meglio per diverse ragioni: in primis grazie al rendimento eccellente di Stanislas Wawrinka al servizio che come sempre gli regala tantissimi punti soprattutto ogniqualvolta adotti soluzioni centrali da destra all’altezza della T del servizio, delle autentiche sassate imprendibili per l’avversario; Chiudinelli è salito in cattedra mettendo a segno tanti vincenti nei game di risposta e coprendo in modo egregio il campo nei game di battuta ogni volta che Wawrinka si trovava a rete per lo schema I-Formation; Bolelli è leggermente calato nel rendimento, complice di una maggiore discontinuità e Fognini ha sempre fatto una fatica enorme nel tenere i propri turni di battuta e nel confermare il vantaggio.
Mentre i turni di servizio di Wawrinka, Chiudinelli e Bolelli scorrevano più rapidamente, quelli di Fognini erano sempre piuttosto lenti e tirati, un po’ perchè il ligure si vedeva costretto il più delle volte a ricorrere alla seconda di servizio dal momento che la prima proprio non ne voleva sapere di entrare e un po’ perchè alternava fasi di riuscita ad errori che per un giocatore del suo livello sono abbastanza elementari: dritti affossati in rete da metà campo, volèe sbagliate a campo vuoto e doppi falli hanno compromesso a più riprese il gioco di Fabio, non consentedogli di trovare la giusta continuità. Come ha correttamente evidenziato al termine della partita ai microfoni di Supertennis il suo compagno di doppio, Simone Bolelli, il match ha vissuto fasi alterne in cui si andava a segno con i colpi ma si sbagliava anche tanto.
Bolelli, al contrario di un Fognini che, ultimamente, non si trova nella sua miglior condizione di forma, è stato molto solido sin dall’inizio della gara, ha giocato molto bene sia al servizio, trovando prime palle consistenti, sia in fase di risposta, giocando dritti, rovesci e voleè vincenti. E’ stato tra i due colui che ha condotto la coppia alla gestione e alla vittoria dei punti nei momenti cruciali e colui che ha dato una scossa positiva all’Italia di Barazzutti, se non altro per un rendimento impeccabile al servizio.
L’importante, aldilà dei singoli aspetti tecnici rivedibili da parte di Fognini e lodevoli da parte di Bolelli, è l’aver conquistato il punto del 2 a 1 che, non solo va ad accorciare e dimezzare le distanze in termini di punteggio, ma può inoltre lanciare un segnale di allerta alla formazione di Severin Luthi che si vede costretto, vista la situazione, a puntare tutto su Federer onde evitare che l’Italia pareggi e a quel punto, diventi la possibile favorita per un posto in finale. Era fondamentale vincere il doppio, senz’altro per dare un’iniezione di fiducia alla panchina azzurra.

Federico Bazan © produzione riservata

Semifinale di Coppa Davis 2014: Fabio Fognini dominato da un brillante Stanislas Wawrinka

 Stretta di mano tra Stan Wawrinka e Fabio Fognini prima dell’inizio della gara di Davis Cup

Il secondo incontro in programma al Palexpo di Ginevra ha dato atto alla contesa tra il numero 4 del mondo Stanislas Wawrinka, a caccia del secondo punto giornaliero dopo il trionfo di Roger Federer su Simone Bolelli, e il nostro Fabio Fognini. Il match è volato via in poco più di un’ora e mezzo di gioco in favore di un Wawrinka molto convincente sin da inizio gara: tanti ace messi a referto dallo svizzero e rovesci lungolinea devastanti hanno completamente messo fuori causa il tennista di Arma di Taggia.
Continua la striscia negativa di risultati per Fognini e pare non attenuarsi, per il momento. Percentuale bassissima di prime palle di servizio e seconde piuttosto lente ed attaccabili hanno confermato una prestazione sotto tono da parte del ligure.
Wawrinka ha sempre preso in mano l’iniziativa dello scambio concedendo le briciole a un Fognini che ha riscontrato, peraltro, diversi problemi nel trovare la giusta profondità con il dritto. La partita è stata facilmente vinta dalla Svizzera con lo score finale di 6-2, 6-3, 6-2 grazie ad un Wawrinka che ha disputato una prova  da autentico numero 4 del mondo e che ha regalato alla sua squadra il punto del 2 a 0.

              Lo svizzero domina Fognini 6-2, 6-3, 6-2

Fognini, oltre ai problemi tecnici dimostrati al servizio e con il dritto, ha riscontrato notevolidifficoltà nella gestione degli scambi su una superficie veloce e dal rimbalzo piuttosto alto come quella del centrale del Palexpo di Ginevra, come ha giustamente evidenziato ai microfoni di Supertennis Corrado Barazzutti. Il capitano della formazione azzurra ha precisato che il cemento, contrariamente alla terra battuta, non è una superficie che si adatta bene al gioco di Fabio e che la sconfitta era pronosticabile contro uno dei giocatori attualmente più forti del circuito come Stanislas Wawrinka.
A questo punto, eccetto miracolo sportivo da parte dell’Italia che comporterebbe una vittoria in doppio, un ipotetico successo di Bolelli su Wawrinka e una disfatta più unica che rara di Federer contro Fognini, la formazione di Severin Lüthi si è aggiudicata un posto in finale e attenderebbe dunque la vincente tra Francia e Repubblica Ceca.

Federico Bazan © produzione riservata

Semifinale di Coppa Davis 2014: Roger Federer contro Simone Bolelli, una sfida tra due eleganze stilistiche

              Semifinale di Coppa Davis tra la Svizzera di Severin Luthi e l’Italia capitanata da Corrado Barazzutti

Il match di apertura della semifinale di Coppa Davis tra Svizzera e Italia ha visto protagonisti il campione di Basilea, Roger Federer opposto al nostro Simone Bolelli. Una sfida non poi così scontata come si pensava alla vigilia per l’altissimo livello di tennis espresso dal ventottenne di Bologna durante tutta la gara e per le 2 ore e 20 di gioco che sono state necessarie a Federer per regalare il primo punto alla formazione di Severin Lüthi.
Bolelli è partito molto sicuro al servizio, concedendo pochissimo allo svizzero. Da elogiare nel gioco del bolognese le progressioni con il dritto messe a segno durante gli scambi. Bolelli, infatti, quando ha avuto le chance di attaccare, non ha mai rinunciato a prendere in mano le redini del gioco spostandosi con il dritto dalla parte del rovescio e giocando accelerazioni in side-in e in side-out straordinarie, molto utili tatticamente per sorprendere e contrastare l’avversario.
Federer ha chiesto tanto al suo servizio, sia nei normali turni di battuta, sia nei momenti topici del match, quando Bolelli ha avuto tre palle break che, di fatto, non è riuscito a concretizzare per l’abilità e la forza mentale del campione svizzero.
Nel primo parziale c’è stato molto equilibrio: il tennista azzurro è entrato in campo sereno e concentrato; sapeva che davanti a sè aveva Federer ma era anche consapevole del fatto che avrebbe dovuto mettergli più pressione possibile, specialmente sulla seconda palla di servizio dello svizzero, quantomeno per provare a tenergli testa.

Federer batte Bolelli 7-6, 6-4, 6-4 nell’incontro di apertura di Coppa Davis al Palexpo di Ginevra

Nel primo set Federer, pur non avendo passeggiato, ha fatto la differenza con il servizio nei momenti chiave e tramite schemi offensivi che lo vedevano aprirsi il campo con contropiedi e attacchi in controtempo, sul rovescio di Bolelli.
Da grande campione qual’è, lo svizzero ha sfruttato l’unica chance disponibile di tutto il parziale: al tie-break, con coraggio, Federer si è avventato a rete costringendo Bolelli ad incappare in un errore non forzato. L’elvetico, una volta conquistato il mini-break nel tie-break, ha tenuto il servizio e ha così archiviato il primo parziale.
Nel secondo set Simone ha riscontrato maggiori problemi perchè Federer è salito in cattedra, non solo breakkando il bolognese ma anche riuscendo a tenere il servizio dopo che Bolelli ha avuto le chance di strapparglielo. Purtroppo per Simone, una risposta su una seconda non irresistibile dello svizzero, forse complice anche di un cattivo rimbalzo, è stata steccata e da lì in poi sono cambiate molte cose nell’economia del match.
Federer si è issato sullo score di 2 a 0 e ha giocato in scioltezza il terzo parziale, consapevole a quel punto di un risultato favorevole dalla sua parte.
Il punteggio finale che recita 7-6, 6-4, 6-4, nonostante la sconfitta del ventottenne di Bologna, è comunque un segnale positivo che lascia intravedere progressi considerevoli del tennis di Bolelli e di buon auspicio per il suo futuro.

Federico Bazan © produzione riservata

I motivi che spingono un giocatore a rifiutare la stretta di mano con l’avversario

E’ raro assistere ad un’opposizione o ad una negazione della stretta di mano da parte di un giocatore nei confronti dell’avversario, al termine di una partita.
Può capitare, talvolta, che tra i due tennisti in campo ci siano scintille di avversione sfociate magari in situazioni precedenti al match disputato in quell’occasione oppure dei comportamenti giudicati antisportivi durante la partita che inducono uno dei due o entrambi ad ignorarsi e a non stringersi la mano.
Nel circuito ATP svariati sono stati i casi verificatisi e ognuno con trame differenti. Tra questi ce ne sono due particolarmente noti agli spettatori e agli amanti del tennis:

  • Il primo accadde nella semifinale del torneo di Valencia nel 2006 tra Marat Safin e Nicolas Almagro. Il russo non era al 100% della condizione fisica per via di un dolore alla caviglia, problema che peraltro ha tormentato Safin più volte e a più riprese durante la sua carriera; malgrado le condizioni fisiche non eccellenti, l’ex numero 1 del mondo accettò ugualmente di giocare quella partita.
    Un giovanissimo Almagro arrivò, per la sua prima volta in carriera, in una semifinale di un torneo del circuito maggiore giocando in casa e nel quale eliminò, tra gli altri, Juan Carlos Ferrero, anch’egli, come Safin, ex numero 1 del mondo.
    Lo spagnolo durante il match esultò diverse volte sugli errori gratuiti dell’avversario pur essendo a conoscenza del problema alla caviglia del russo. Safin, al termine del match, rifiutò di stringere la mano ad Almagro per questo atteggiamento e si diresse a testa bassa verso gli spogliatoi accompagnato dai prorompenti fischi del pubblico di Valencia.
  • Il secondo caso risale al quarto turno degli Australian Open del 2012 che vide coinvolti da un

                  Berdych rifiuta la stretta di mano di Almagro

    lato ancora Nicolas Almagro e dall’altro il tennista ceco Tomas Berdych. Il fatto che suscitò incomprensione ed antipatia tra i due avvenne durante uno scambio in cui Berdych aveva eseguito una stop volley nei pressi della rete ed Almagro, per recuperare la palla, scattò da fondo campo verso la rete ma, nel giocare il dritto, colpì Berdych sul braccio destro, all’altezza del gomito.
    In quella circostanza Almagro si scusò andando incontro all’avversario per sincerarsi delle sue condizioni. Il ceco reputò il colpo giocato dallo spagnolo un insulto e un’offesa alla sua persona a tal punto da non stringergli la mano a fine match, nonostante peraltro l’abbia vinto e ad affermare in conferenza stampa che, secondo lui, Almagro avrebbe voluto colpirlo in faccia.
    Il tennista di Murcia replicò sostenendo che stava solo cercando di vincere il punto come poteva ed era perfettamente a conoscenza di ciò che era successo in campo, tanto che il pubblico australiano fischiò duramente la reazione di Berdych, giudicata eccessiva.

Nel primo caso, è vero che Almagro esultò sugli errori gratuiti di Safin e questo, a prescindere dal contesto, è un gesto spiacevole e anche piuttosto irritante a maggior ragione se l’avversario non è in giornata; è altrettanto vero però che Safin, malgrado il problema alla caviglia, accettò di giocare.
Una domanda sorge spontanea: “E se il russo avesse vinto la partita, avrebbe stretto la mano allo spagnolo?”.

Nel secondo caso, Almagro giocò quella palla senza pensare a dove piazzarla perchè era un colpo in recupero e in corsa, difficilmente gestibile. Berdych reagì alterandosi con un certo cinismo sostenendo la tesi secondo cui il campo è grande e un professionista sa dove indirizzare la palla.
Aldilà di ciò che è successo e di come si sono sviluppati entrambi gli episodi di mancato fairplay da parte dei giocatori coinvolti, sarebbe bello che uno sport come il tennis, che in tempi remoti vedeva i contendenti scavalcare la rete per andare a complimentarsi con l’avversario, continui sulla vecchia scia e cioè quella della sportività.

Qui di seguito, sono riportati i video della mancata stretta di mano tra i giocatori presenti in campo:


Federico Bazan © produzione riservata