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Semifinale di Coppa Davis 2014: Fognini e Bolelli accorciano le distanze nel doppio contro Wawrinka e Chiudinelli

Fognini e Bolelli vincono 7-5, 3-6, 5-7, 6-3, 6-2 contro Wawrinka e Chiudinelli, risultato che scuote l’umore della Nazionale italiana

La seconda giornata della semifinale di Coppa Davis si è aperta nel migliore dei modi per l’Italia di capitan Corrado Barazzutti. Fabio Fognini e Simone Bolelli hanno portato a casa il match di doppio con gli artigli e con il cuore contro la coppia elvetica formata da Stanislas Wawrinka e Marco Chiudinelli. Partita lunghissima, durata oltre le tre ore e mezza di gioco, ha visto affermarsi la coppia azzurra al termine di un incontro in cui gli svizzeri sembravano aver preso il sopravvento dopo essersi portati sul punteggio di 2 a 1.
Bolelli e Fognini sono partiti molto bene nel primo set non fornendo ai propri avversari chance di break; nel secondo e nel terzo parziale la Svizzera ha avuto la meglio per diverse ragioni: in primis grazie al rendimento eccellente di Stanislas Wawrinka al servizio che come sempre gli regala tantissimi punti soprattutto ogniqualvolta adotti soluzioni centrali da destra all’altezza della T del servizio, delle autentiche sassate imprendibili per l’avversario; Chiudinelli è salito in cattedra mettendo a segno tanti vincenti nei game di risposta e coprendo in modo egregio il campo nei game di battuta ogni volta che Wawrinka si trovava a rete per lo schema I-Formation; Bolelli è leggermente calato nel rendimento, complice di una maggiore discontinuità e Fognini ha sempre fatto una fatica enorme nel tenere i propri turni di battuta e nel confermare il vantaggio.
Mentre i turni di servizio di Wawrinka, Chiudinelli e Bolelli scorrevano più rapidamente, quelli di Fognini erano sempre piuttosto lenti e tirati, un po’ perchè il ligure si vedeva costretto il più delle volte a ricorrere alla seconda di servizio dal momento che la prima proprio non ne voleva sapere di entrare e un po’ perchè alternava fasi di riuscita ad errori che per un giocatore del suo livello sono abbastanza elementari: dritti affossati in rete da metà campo, volèe sbagliate a campo vuoto e doppi falli hanno compromesso a più riprese il gioco di Fabio, non consentedogli di trovare la giusta continuità. Come ha correttamente evidenziato al termine della partita ai microfoni di Supertennis il suo compagno di doppio, Simone Bolelli, il match ha vissuto fasi alterne in cui si andava a segno con i colpi ma si sbagliava anche tanto.
Bolelli, al contrario di un Fognini che, ultimamente, non si trova nella sua miglior condizione di forma, è stato molto solido sin dall’inizio della gara, ha giocato molto bene sia al servizio, trovando prime palle consistenti, sia in fase di risposta, giocando dritti, rovesci e voleè vincenti. E’ stato tra i due colui che ha condotto la coppia alla gestione e alla vittoria dei punti nei momenti cruciali e colui che ha dato una scossa positiva all’Italia di Barazzutti, se non altro per un rendimento impeccabile al servizio.
L’importante, aldilà dei singoli aspetti tecnici rivedibili da parte di Fognini e lodevoli da parte di Bolelli, è l’aver conquistato il punto del 2 a 1 che, non solo va ad accorciare e dimezzare le distanze in termini di punteggio, ma può inoltre lanciare un segnale di allerta alla formazione di Severin Luthi che si vede costretto, vista la situazione, a puntare tutto su Federer onde evitare che l’Italia pareggi e a quel punto, diventi la possibile favorita per un posto in finale. Era fondamentale vincere il doppio, senz’altro per dare un’iniezione di fiducia alla panchina azzurra.

Federico Bazan © produzione riservata

Semifinale di Coppa Davis 2014: Fabio Fognini dominato da un brillante Stanislas Wawrinka

 Stretta di mano tra Stan Wawrinka e Fabio Fognini prima dell’inizio della gara di Davis Cup

Il secondo incontro in programma al Palexpo di Ginevra ha dato atto alla contesa tra il numero 4 del mondo Stanislas Wawrinka, a caccia del secondo punto giornaliero dopo il trionfo di Roger Federer su Simone Bolelli, e il nostro Fabio Fognini. Il match è volato via in poco più di un’ora e mezzo di gioco in favore di un Wawrinka molto convincente sin da inizio gara: tanti ace messi a referto dallo svizzero e rovesci lungolinea devastanti hanno completamente messo fuori causa il tennista di Arma di Taggia.
Continua la striscia negativa di risultati per Fognini e pare non attenuarsi, per il momento. Percentuale bassissima di prime palle di servizio e seconde piuttosto lente ed attaccabili hanno confermato una prestazione sotto tono da parte del ligure.
Wawrinka ha sempre preso in mano l’iniziativa dello scambio concedendo le briciole a un Fognini che ha riscontrato, peraltro, diversi problemi nel trovare la giusta profondità con il dritto. La partita è stata facilmente vinta dalla Svizzera con lo score finale di 6-2, 6-3, 6-2 grazie ad un Wawrinka che ha disputato una prova  da autentico numero 4 del mondo e che ha regalato alla sua squadra il punto del 2 a 0.

              Lo svizzero domina Fognini 6-2, 6-3, 6-2

Fognini, oltre ai problemi tecnici dimostrati al servizio e con il dritto, ha riscontrato notevolidifficoltà nella gestione degli scambi su una superficie veloce e dal rimbalzo piuttosto alto come quella del centrale del Palexpo di Ginevra, come ha giustamente evidenziato ai microfoni di Supertennis Corrado Barazzutti. Il capitano della formazione azzurra ha precisato che il cemento, contrariamente alla terra battuta, non è una superficie che si adatta bene al gioco di Fabio e che la sconfitta era pronosticabile contro uno dei giocatori attualmente più forti del circuito come Stanislas Wawrinka.
A questo punto, eccetto miracolo sportivo da parte dell’Italia che comporterebbe una vittoria in doppio, un ipotetico successo di Bolelli su Wawrinka e una disfatta più unica che rara di Federer contro Fognini, la formazione di Severin Lüthi si è aggiudicata un posto in finale e attenderebbe dunque la vincente tra Francia e Repubblica Ceca.

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Semifinale di Coppa Davis 2014: Roger Federer contro Simone Bolelli, una sfida tra due eleganze stilistiche

              Semifinale di Coppa Davis tra la Svizzera di Severin Luthi e l’Italia capitanata da Corrado Barazzutti

Il match di apertura della semifinale di Coppa Davis tra Svizzera e Italia ha visto protagonisti il campione di Basilea, Roger Federer opposto al nostro Simone Bolelli. Una sfida non poi così scontata come si pensava alla vigilia per l’altissimo livello di tennis espresso dal ventottenne di Bologna durante tutta la gara e per le 2 ore e 20 di gioco che sono state necessarie a Federer per regalare il primo punto alla formazione di Severin Lüthi.
Bolelli è partito molto sicuro al servizio, concedendo pochissimo allo svizzero. Da elogiare nel gioco del bolognese le progressioni con il dritto messe a segno durante gli scambi. Bolelli, infatti, quando ha avuto le chance di attaccare, non ha mai rinunciato a prendere in mano le redini del gioco spostandosi con il dritto dalla parte del rovescio e giocando accelerazioni in side-in e in side-out straordinarie, molto utili tatticamente per sorprendere e contrastare l’avversario.
Federer ha chiesto tanto al suo servizio, sia nei normali turni di battuta, sia nei momenti topici del match, quando Bolelli ha avuto tre palle break che, di fatto, non è riuscito a concretizzare per l’abilità e la forza mentale del campione svizzero.
Nel primo parziale c’è stato molto equilibrio: il tennista azzurro è entrato in campo sereno e concentrato; sapeva che davanti a sè aveva Federer ma era anche consapevole del fatto che avrebbe dovuto mettergli più pressione possibile, specialmente sulla seconda palla di servizio dello svizzero, quantomeno per provare a tenergli testa.

Federer batte Bolelli 7-6, 6-4, 6-4 nell’incontro di apertura di Coppa Davis al Palexpo di Ginevra

Nel primo set Federer, pur non avendo passeggiato, ha fatto la differenza con il servizio nei momenti chiave e tramite schemi offensivi che lo vedevano aprirsi il campo con contropiedi e attacchi in controtempo, sul rovescio di Bolelli.
Da grande campione qual’è, lo svizzero ha sfruttato l’unica chance disponibile di tutto il parziale: al tie-break, con coraggio, Federer si è avventato a rete costringendo Bolelli ad incappare in un errore non forzato. L’elvetico, una volta conquistato il mini-break nel tie-break, ha tenuto il servizio e ha così archiviato il primo parziale.
Nel secondo set Simone ha riscontrato maggiori problemi perchè Federer è salito in cattedra, non solo breakkando il bolognese ma anche riuscendo a tenere il servizio dopo che Bolelli ha avuto le chance di strapparglielo. Purtroppo per Simone, una risposta su una seconda non irresistibile dello svizzero, forse complice anche di un cattivo rimbalzo, è stata steccata e da lì in poi sono cambiate molte cose nell’economia del match.
Federer si è issato sullo score di 2 a 0 e ha giocato in scioltezza il terzo parziale, consapevole a quel punto di un risultato favorevole dalla sua parte.
Il punteggio finale che recita 7-6, 6-4, 6-4, nonostante la sconfitta del ventottenne di Bologna, è comunque un segnale positivo che lascia intravedere progressi considerevoli del tennis di Bolelli e di buon auspicio per il suo futuro.

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Medioevo tennistico per Fabio Fognini

                                                   Il fattore più importante del gioco di Fabio: la testa

Il 2013 è stato l’anno della rivelazione per Fabio Fognini, la stagione degli exploit e delle grandi aspettative: il ligure vinse Stoccarda, Amburgo ed arrivò in finale ad Umago, il tutto nel giro di poche settimane. E’ stata l’annata durante la quale, sulla terra battuta, Fabio raggiunse risultati eccellenti sconfiggendo con una certa autorevolezza giocatori del calibro di Tommy Haas, Philipp Kohlschreiber, tra l’altro eliminati in terra tedesca, Tomas Berdych e Richard Gasquet, battuti entrambi a Monte Carlo.
Per il livello di tennis espresso in quel periodo, il ligure è risultato uno dei tennisti più temibili sulla terra battuta, superficie dove ha ottenuto il maggior numero di successi in una singola stagione.
Numericamente parlando, Fabio è stato il giocatore che l’anno scorso ha vinto più partite sulla terra, preceduto solo dal re del rosso Rafael Nadal; l’exploit di Fognini destò scalpore ed entusiasmo nell’opinione pubblica ed era credenza comune che il ligure fosse totalmente maturato e avesse acquisito le qualità del campione. Quelle potenzialità dimostrate da Fognini l’anno scorso, tuttavia, si sono estinte partita dopo partita, torneo dopo torneo.
A parte la conquista dell’ATP 250 di Viña del Mar e lo straordinario successo nei quarti di finale di Coppa Davis su Andy Murray, l’intensità del gioco di Fabio è calata progressivamente. Diverse le uscite di scena ai primi turni e peraltro contro avversari non irresistibili o comunque alla sua portata come è accaduto per esempio a Madrid, a Roma e ad Amburgo dove il tennista di Arma di Taggia è stato eliminato all’esordio da giocatori come Rosol e Krajinovic; leggermente meglio al Roland Garros e a Wimbledon dove non ha racimolato più di un terzo turno. Tra gli acuti sono da menzionare giusto la finale persa contro David Ferrer nell’ATP 250 di Buenos Aires e l’ottima cavalcata nell’ATP 1000 di Cincinnati dove Fabio ha raggiunto, seppur a fatica, i quarti di finale.
In seguito alle performance sul cemento americano di Cincinnati, torneo in preparazione al quarto ed ultimo Grande Slam stagionale, è arrivato il black out: 64 errori gratuiti commessi da un Fognini opaco e sotto tono nel match di secondo turno degli Us Open contro il francese Adrian Mannarino, numero 89 del mondo.
L’azzurro ha affermato ai microfoni dei giornalisti che si trattava della classica giornata storta perchè i colpi non entravano e soprattutto perchè il gioco del francese l’ha infastidito fin da subito; le parole amare di Fabio a fine gara: << Ho avuto problemi con le racchette, poi lui è un giocatore che mi da fastidio, gioca sulla velocità dell’avversario. Ho sbagliato a cercargli il rovescio dall’inizio. Ho avuto chance ma non le ho sfruttate >>.
Considerati gli ultimi risultati non particolarmente rassicuranti per Fognini contro giocatori con classifica nettamente inferiore, ci auguriamo che non ci sia dell’altro, oltre a quanto dichiarato da egli stesso, che possa incidere negativamente sul suo rendimento.

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Camila Giorgi fa e disfa: vince con Wozniacki e Muguruza ma perde con Rybarikova

                                                 Giorgi – Wozniacki: 6-4, 6-2

Il cammino di Camila Giorgi nel tabellone del Premier di New Haven, ultimo torneo su cemento americano in vista degli Us Open, si è rivelato molto positivo, o almeno secondo quanto evidenziano i numeri e il gioco fino ad oggi da lei espresso; la tennista di Macerata ha fatto sognare per due giorni consecutivi tutti i sostenitori azzurri giocando un tennis formidabile ed eliminando nettamente la ex numero 1 del mondo Caroline Wozniacki in soli due set per 6-4, 6-2 e la giovanissima Garbine Muguruza, tennista spagnola classe ’93 e già numero 26 del mondo a soli 20 anni, sconfitta in tre set dalla marchigiana per 6-4, 6-7, 6-2.
La Giorgi non ci ha pensato minimamente di subire il gioco delle avversarie: ha liquidato agevolmente Coco Vandeweghe 6-3, 6-1 dilagando sia nel primo che nel secondo parziale; contro la Wozniacki ha sempre preso in mano il comando delle operazioni, conducendo il match nei momenti chiave e tirando una raffica di vincenti sui quali la danese non ha potuto opporre alcuna resistenza; sulle seconde palle della ex numero 1 del mondo la Giorgi ha trovato risposte imprendibili, delle vere e proprie sassate che lasciavano sul posto la Wozniacki. Da sottolineare la forza di volontà della nostra tennista che non ha mai mollato una palla e non ha mai concesso chance all’avversaria di rientrare in partita.
Nel match di terzo turno la tennista di Macerata ha faticato maggiormente ma ha comunque portato a casa una partita non facile contro la tennista iberica Garbine Muguruza che, a soli 20 anni, è numero 26 del ranking e che sta mostrando con grande convizione e delle capacità non indifferenti di poter raggiungere grandi risultati in breve tempo.
A sbarrare la strada della Giorgi ci ha pensato la numero 68 del mondo Magdalena Rybarikova, giocatrice slovacca classe ’88, capace, al servizio, di togliere il tempo all’avversaria eseguendo ottimi serve & volley e, in situazioni difensive, di ricorrere a tipi di soluzioni insolite come palle senza peso che il più delle volte hanno costretto all’errore la marchigiana.
Camila ha riscontrato notevoli difficoltà contro la Rybarikova, una giocatrice più debole in classifica ma che, con il suo gioco particolare, l’ha mandata fuori palla; non è un caso che si sia lasciata più volte ingolosire dagli schemi difensivi della slovacca che le giocava palle morbide e senza peso con l’obiettivo di invitarla a forzare i colpi.
La Giorgi trovava sì delle risposte vincenti ma il più delle volte commetteva errori anche piuttosto elementari come risposte sulla seconda palla di servizio affossate in rete o su palle a tre quarti campo spedite in tribuna. Tecnicamente, se la Giorgi aggiungesse una nuova dimensione al suo gioco ricorrendo con maggiore frequenza alle rotazioni in top spin, potrebbe ottenere risultati migliori contro avversarie del calibro della slovacca.
Per Camila, quello di New Haven è stato obiettivamente un buon torneo considerate le grandi vittorie su due giocatrici ostiche come la Wozniacki, ex numero 1 del mondo, e la Muguruza. Le premesse per una Giorgi con una classifica migliore di quella attuale ci sono.
Ci auguriamo di vederla nella top 20 nel giro di un anno.

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Atp 250 di Monaco di Baviera 2014

Martin Klizan s’impone in rimonta per 2-6, 6-1, 6-2 su Fabio Fognini nella finale dell’ Atp 250 di Monaco di Baviera

L’Atp 250 di Monaco, noto anche come BMW Open, ha visto protagonisti, nell’ultimo atto del torneo bavarese, il ligure Fabio Fognini, numero 13 del mondo opposto allo slovacco Martin Klizan, numero 111 del ranking Atp. Seppur considerata una competizione minore rispetto a tornei del calibro di Monte Carlo, Madrid e Roma, quella di Monaco è stata una tappa importante per Fognini, il quale in caso di vittoria, non solo si sarebbe portato a casa un montepremi di 70.000 euro e una BMW, ma avrebbe anche conquistato punti preziosi in classifica. A togliere il sogno di un ottavo posto nella race al ligure ci ha pensato Martin Klizan, giocatore proveniente dalle qualificazioni che ha eliminato in sequenza: Dudi Sela, Mikhail Youzhny, Denis Istomin e, in semifinale, il detentore del torneo bavarese dello scorso anno, vale a dire Tommy Haas. Un cammino superlativo quello compiuto dallo slovacco che quest’oggi, nella finale contro Fognini, è riuscito a prendere il sopravvento nel secondo set nonostante accusasse spesso malesseri fisici. Il body language di Klizan, durante tutto l’incontro, era molto negativo: testa verso il basso, mani sul volto, spalle curve e andatura lenta. Il tutto avveniva curiosamente ai cambi di campo e a gioco fermo ogniqualvolta il tennista di Bratislava veniva inquadrato dalle telecamere.
Fognini ha comandato alla perfezione il primo set sin dalle prime battute strappando più volte il servizio al suo avversario e prendendo il largo nel parziale. Klizan è partito titubante alla battuta e piuttosto falloso da fondo campo. Da una parte tanti gli errori commessi dallo slovacco, dall’altra molta concretezza ed aggressività nel gioco del ligure.
Il secondo set ha preso completamente un’altra piaga: Klizan ha innalzato il livello di gioco iniziando a spingere e a trovare vincenti. Fognini si è disunito improvvisamente ed è sembrato uscito dal match. Lo slovacco ne ha approfittato tirando accelerazioni molto veloci con il dritto che non hanno permesso a Fabio di difendersi. Il secondo parziale si è rivelato uguale al primo ma a parti invertite.
Nel terzo non c’è stata storia: Fognini, innervosito per un warning chiamato dal giudice di sedia, ha perso un game al servizio e ha gettato con rabbia la racchetta a terra. L’arbitro gli ha inflitto un penalty point per il gesto compiuto e il ligure, per concludere, ha disintegrato in due pezzi la racchetta.
Fabio, aldilà della frustrazione dettata in parte dalla scelta arbitrale ma soprattutto dalla crescita inaspettata del gioco di Klizan, non è più riuscito ad esprimersi al meglio come aveva fatto nel primo set e non ha mai trovato armi efficaci per contrastare il gioco dello slovacco.
Al contrario del primo set in cui ha dominato, nel secondo e terzo parziale il ligure ha giocato in modo molto conservativo, sulla difensiva e non di rado due o tre metri fuori dal campo consentendo a Klizan di spingere ed affondare con il dritto ed il rovescio.
A fine partita, i ringraziamenti di Fabio rivolti agli organizzatori del torneo e al pubblico non sono mancati così come non è mancato quel pizzico di malizia nel dire a Klizan: “spero che adesso ti senta bene”. Lo slovacco ha replicato con un sorriso beffardo di fronte al ligure e a sua volta ha risposto ai microfoni: “mi scuso con il pubblico e con Fabio ma oggi stavo male, ad ogni modo grazie a tutti per il supporto e senza il vostro sostegno non ce l’avrei fatta”.

Federico Bazan © produzione riservata

Atp 500 di Barcellona 2014

Il torneo Godò di Barcellona ospita ogni anno, su terra battuta, i migliori giocatori del rosso nel Real Club de Tenis Barcelona che da tradizione è terreno di conquista spagnola. Quest’anno a rompere la lunga serie di trionfi di Rafa Nadal, che si è imposto in questo torneo per ben 8 volte consecutive, dal 2005 al 2013 (ad eccezione del 2010 in cui non giocò il torneo), è stato il nipponico Kei Nishikori, testa di serie numero 4 del tabellone. Il giapponese è riuscito ad arrivare in finale battendo tra gli altri Marin Cilic e Ernests Gulbis ed eliminando nell’ultimo atto, con un comodo 6-2 6-2, Santiago Giraldo.

                        Primo successo sul rosso per il nipponico Kei Nishikori

Giraldo, numero 65 del ranking Atp, ha giocato un buon torneo proveniendo dal primo turno. In semifinale il colombiano ha estromesso il numero 24 del mondo Nicolas Almagro, dopo che quest’ultimo era riuscito nell’impresa di battere per la prima volta in carriera Rafael Nadal su ben 10 scontri diretti vinti dal maiorchino.
Torneo strano per l’esito finale e per il fatto che nessuna tra le prime 3 teste di serie del tabellone sia arrivata in semifinale: Fognini, testa di serie numero 3, si è infortunato e ritirato; Ferrer, testa di serie numero 2, è stato eliminato sorprendentemente al secondo turno da Gabashvili; Nadal, numero 1 del torneo e del mondo, è stato sconfitto del tutto inaspettatamente dal connazionale Almagro.
Il campione di Manacor ha detto in conferenza stampa che non è riuscito a sfruttare le chance e i break point a sua disposizione e che, nonostante abbia comandato il match per tutto il primo set, ha perso l’occasione di superare Almagro nel secondo set al tie break ed aggiudicarsi così l’incontro. Risultato finale: 2-6 7-6 6-4 per Almagro.

Il murciano, nonostante il successo brillante archiviato contro Nadal, continua ad avere problemi quando si tratta di giocare partite decisive come la semifinale contro Giraldo, giocatore nettamente inferiore rispetto ad Almagro in classifica. Resta un tabù per lo spagnolo, chissà se perchè si accontenta dei propri risultati o perchè proprio non riesce a trovare la continuità necessaria nel rendimento…
Giraldo ha raggiunto la sua seconda finale in carriera dopo quella a Santiago del Cile nel 2011 dove perse da Tommy Robredo e, grazie a questa progressione realizzata nel torneo di Barcellona, si piazza alla 47esima posizione del ranking Atp.
Grande passo in avanti per Kei Nishikori che vince il torneo Godò e che conquista il suo primo titolo Atp sulla terra battuta guadagnando la posizione numero 12 della classifica mondiale.

                                                                                                                                                                                                    Federico Bazan © produzione riservata

Wta Premier di Stoccarda 2014

                                                       Locandina del Premier Wta di Stuttgart

Il Porsche Tennis Grand Prix è il torneo femminile che ogni anno, in vista del Roland Garros e prima degli Internazionali di Roma, si disputa nella Porsche Arena di Stoccarda su terra battuta indoor.
La campionessa in carica è Maria Sharapova che si è imposta tre volte consecutive, dal 2012 ad oggi battendo in finale Victoria Azarenka (2012), Li Na (2013) e Ana Ivanovic (2014).
Quest’anno la russa ha affrontato nell’ultimo atto del torneo Ana Ivanovic, numero 12 del mondo che, nonostante la sconfitta, ha dato filo da torcere alla siberiana.
Il primo set se l’è aggiudicato agevolmente la Ivanovic per 6-3. Molto consistente il gioco della serba: ace e prime di servizio in slice a costruire, ottimo controllo e gestione di palla con il dritto, rovesci lungolinea vincenti e colpi in back molto insidiosi da parte della Ivanovic, non hanno permesso alla Sharapova di comandare gli scambi da fondo campo nell’arco del primo set e parte del secondo.

                                         Maria Sharapova e la sua Porsche

La russa, inizialmente titubante e poco incisiva, ha ribaltato in suo favore l’inerzia del match non appena la Ivanovic ha cominciato a servire più seconde palle e a fare continuamente “il tergicristallo” sulle accelerazioni dell’avversaria.
Il secondo set ha decretato l’andamento finale. La Sharapova ha ritrovato il suo tennis, ha innalzato il livello di gioco mettendo a segno più vincenti e ha brekkato la serba incamerando il secondo set per 6-4.
Nel terzo parziale la Ivanovic si è disunita, consapevole della crescita piuttosto evidente della sua avversaria, consentendo così alla russa di prendere il volo, vincere comodamente il terzo set per 6-1, alzare al cielo il trofeo dopo un anno di distanza e soprattutto confermare quel periodo di forma che tanto le è mancato nel 2013 dopo il Roland Garros, un anno critico per la Sharapova in termini di infortuni.
Il penultimo torneo vinto dalla russa risaliva proprio al Premier di Stoccarda del 2013, nel quale battè per 6-4 6-3 l’attuale numero 2 del mondo, Li Na.
La campionessa di Njagan, oltre al montepremi, ha avuto in regalo una Porsche che l’anno scorso regalò al fidanzato Grigor Dimitrov. Chissà che se ne farà quest’anno…
Da sottolineare comunque, oltre ad una Sharapova rinata e ritrovata nel suo gioco, una Ivanovic che esce a testa alta da un torneo in cui ha eliminato in sequenza Lisicki, Goerges, Kuznetsova e Jankovic dando la sensazione di tornare a sprazzi la campionessa del 2008, anno nel quale la serba vinse il suo primo e, fin’ora, unico torneo del grande slam sulla terra rossa di Parigi.

                                                                                                                                                                                                     Federico Bazan © produzione riservata

L’Italia di Barazzutti batte la Gran Bretagna e approda in semifinale

Il quarto di finale di Coppa Davis tra Italia e Gran Bretagna, disputatosi nel Tennis Club Open di Napoli, ha offerto un grande spettacolo in tre giornate nelle quali i tifosi azzurri hanno sofferto per la propria squadra e gioito uniti alla propria squadra e soprattutto tre giornate nelle quali i nostri giocatori hanno dato il massimo per portare a casa un punto fondamentale, quello che ci consentirà di approdare in semifinale a settembre contro la Svizzera.
Da subito si sapeva che sarebbe stata dura vincere contro la formazione britannica composta dall’ex numero due del mondo Andy Murray, campione indiscusso e vincitore di Wimbledon nel 2013 ma la nostra Italia capitanata da Corrado Barazzutti ha dimostrato con il carattere che i dettagli non contano specialmente in una competizione tanto affascinante quanto stravagante come la Coppa Davis, nella quale i pronostici apparentemente più scontati possono esser facilmente ribaltati. Sul discorso relativo ai pronostici e alle cifre, basti pensare alla prima giornata del quarto di finale tra Francia e Germania nella quale il numero 50 del mondo Julien Benneteau è stato liquidato in soli tre set dal numero 96 Tobias Kamke o all’incontro tra Svizzera e Kazakistan in cui il fresco vincitore dell’Open d’Australia, nonchè numero 3 del mondo, Stanislas Wawrinka ha perso in modo piuttosto netto dal numero 64 del mondo Andrey Golubev per 7-6 6-2 3-6 7-6.
La Coppa Davis ha una storia a sè e le differenze in classifica tra i giocatori disputanti sono spesso ininfluenti. Al contrario, la superficie e il tifo sono due aspetti fondamentali per i tennisti: la superficie perchè fornisce al giocatore in campo un tennis più incisivo a seconda delle proprie caratteristiche tecniche; il tifo perchè rappresenta una carica emotiva in più per il giocatore stesso.

                                                 L’Italia in semifinale

Fognini ha portato a casa due punti “mettendoci la faccia”, come egli stesso ha affermato ai microfoni di Supertennis, e non due punti qualsiasi ma due vittorie una più vitale dell’altra. La prima contro James Ward, vinta in quattro set; la seconda contro il numero 1 della formazione britannica ovvero Andy Murray, match che alla vigilia sarebbe stato il più difficile e, per certi versi, quello decisivo in quanto avrebbe decretato pareggio italiano o vittoria inglese.
Il punteggio conclusivo della partita più importante di questo quarto di finale parla chiaro: 6-3 6-3 6-4 per Fogna sebbene la partita, aldilà dello score, abbia avuto sprazzi di grande tennis, scambi estenuanti da fondo campo e emozioni a mai finire per entrambi i giocatori, dalla rabbia incontrollabile dello scozzese alla gioia incontenibile del ligure a fine match.
Per adesso sono tre i titoli in carriera conquistati da Fabio ma la vittoria schiacciante contro Murray dimostra che Fognini ha tutti i requisiti per continuare a vincere tornei e diventare il migliore giocatore al mondo su terra battuta dietro Nadal e Ferrer.
Anche Seppi ha disputato un’ottima Coppa Davis e ha affermato, infatti, di aver trovato il suo miglior tennis dopo un periodo non positivo trascorso su cemento indoor e outdoor. Seppi ha avuto tutta la pressione sulle spalle nell’ultimo match contro Ward, quello che avrebbe decretato la vittoria di una delle due formazioni. Andreas non si è lasciato impensierire dal gioco dell’inglese e ha chiuso la pratica con un secco 3-0 regalando, così, all’Italia di Barazzutti un’altra vittoria importante, una vittoria che ci consente di volare in Svizzera e di affrontare nel prossimo mese di settembre la Nazione di Roger Federer.

                                                                                                                                                                                                    Federico Bazan © produzione riservata

Il ritorno del miglior Federer: lo svizzero vince l’Atp 500 di Dubai

                 78esimo titolo in carriera e primo del 2014 per Roger Federer

Dopo un 2013 negativo in termini di risultati nel quale Federer è riuscito ad aggiungere al bottino di conquiste solo l’Atp 250 di Halle, il 2014 per lo svizzero si riapre nel migliore dei modi con gli Australian Open dove ha raggiunto la semifinale perdendo da Rafael Nadal e con la vittoria dell’Atp 500 di Dubai, entrambi tornei in cui l’elvetico ha dimostrato di poter competere fisicamente ad alti livelli nonostante i 33 anni di età e nei quali ha fatto vedere tutto il suo repertorio tennistico, quello che per buona parte del 2013 è mancato a causa di una forma fisica poco brillante e del cambio di racchetta. Federer sembra esser risorto in tutto il suo splendore tennistico e lo spiega il fatto che ha estromesso dapprima il numero 2 del mondo Novak Djokovic in semifinale e poi Tomas Berdych nell’ultimo atto del torneo arabo.
La partita ha visto lo svizzero perdere il primo parziale 6-3 così come lo aveva perso contro il serbo e poi rimontare ad entrambi un set fino a conquistare la vittoria.
Tomas Berdych ha ancora una volta riscontrato difficoltà non indifferenti nel giocare la finale di un torneo come quello di Dubai nonostante peraltro un vantaggio iniziale piuttosto netto su Federer, il quale era indietro di un set e di un game nel secondo parziale. Difficoltà del ceco testimoniate, non a caso, da un bilancio di finali negativo: 9 vinte e 12 perse.

La frustrazione di Berdych nella finale contro Federer

Berdych è uno dei pochi giocatori se non l’unico ad essere un top ten da almeno 2 anni consecutivi malgrado il suo penultimo torneo vinto sia datato ottobre 2012 e l’ultimo febbraio 2014, quindi a distanza di quasi un anno e mezzo; questo perchè il ceco colleziona tante vittorie nelle partite di ogni torneo ma fa sempre molta fatica ad arrivare fino in fondo; com’è spesso accaduto nella sua carriera, e l’Atp di Dubai ne è un esempio calzante, Berdych ha perso finali nelle quali si trovava avanti di un set e di un break o partite anche alla sua portata come quella di Winston-Salem contro Isner o quella di Marsiglia contro Tsonga, match nei quali Berdych conduceva l’incontro per un buon set e mezzo apparentemente senza problemi.
Per quanto riguarda il campione di Basilea, adilà del rendimento ottimale e delle giocate alla Federer che non passano mai inosservate, ciò che ha colpito dell’ex numero 1 del mondo è stata la capacità di ribaltare l’inerzia della partita e degli scambi: non di rado si sono visti passanti fulminanti di dritto e di rovescio da due metri fuori dal campo quando il punto era nelle mani dell’avversario e quando lo svizzero si trovava in difesa. Sia Djokovic che Berdych si presentavano a rete quando trovavano angoli penetranti ed interessanti, ma contro un Federer così ispirato, era difficile se non impossibile ottenere il punto con una volèe vincente.
Grazie alla vittoria dell’Atp 500 di Dubai, lo svizzero si aggiudica il settantottesimo titolo in carriera confermando l’ottimo periodo di forma stagionale. Chissà se Federer continuerà ad entusiasmare i suoi fan con qualche altra straordinaria prova tennistica e arrivare così a quota 80 titoli in carriera…

Federico Bazan © produzione riservata