Le Next Generation a confronto con i talenti dei primi anni 2000

vecchie glorieC’è un dato che distingue i successi di due generazioni diverse del circuito ATP: da un lato, quella dei primi anni 2000 (i nati tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80) e, dall’altro, le cosiddette “Next Gen” (i nati negli anni ’90), che rappresentano le giovani leve del momento.
Facendo infatti una comparazione riguardo alle conquiste dei tornei del Grande Slam in giovane età, si può affermare che “la vecchia guardia” ha totalizzato complessivamente risultati migliori. Pensiamo, solo per citarne alcuni, a Kuerten, Moyá, Hewitt, Safin e Roddick che, tra i 20 e i 21 anni d’età, vinsero almeno un torneo del Grande Slam ciascuno. La stessa cosa non si può dire, allo stato attuale, per i giovani talenti del circuito odierno come Zverev, Kyrgios, Chačanov, Medvedev e Rublev che, pur avendo la possibilità futura di imporsi nelle competizioni di maggiore prestigio (le prove del Grande Slam, la Coppa Davis e le Olimpiadi), ad oggi, nessuno di loro ha vinto un torneo del Grande Slam, a differenza dei predecessori.
C’è da chiedersi, dunque, il motivo di questa disparità di successi tra le due generazioni tennistiche, manifestatasi, in entrambi i casi, nei primi anni del professionismo. Gli interrogativi possibili a riguardo sono principalmente due, peraltro in contrapposizione tra loro. Il primo è: il livello generale del tennis junior potrebbe essere sceso rispetto a qualche anno fa? Oppure, e forse è l’interrogativo più verosimile, il livello complessivo del tennis odierno è cresciuto esponenzialmente tale per cui la supremazia dei Fab Four (Federer, Nadal, Djokovic e Murray) ha impedito alle vecchie generazioni e sta impedendo alle nuove generazioni di emergere negli appuntamenti più importanti?
In effetti, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, il circuito ATP aveva una varietà notevole di campioni cosparsi, ma mancavano ancora dei veri grandi dominatori della classifica mondiale al livello di Federer, Nadal e Djokovic. Dominatori, in termini di vittorie, statistiche e tempo trascorso in vetta al ranking.
Lo strapotere di Federer e Nadal, infatti, ha cominciato ad affermarsi a partire dal 2004-2005, proprio negli anni in cui i vari Kuerten, Moyá, Hewitt, Roddick e Ferrero avevano interrotto la serie positiva negli Slam (se si esclude l’exploit di Safin agli Australian Open nel 2005).

next gen

Il contesto è diverso per quanto riguarda invece le stelle del futuro: oggi le Next Gen devono fare i conti, non solo con un Federer in condizioni superlative e un Nadal tutt’altro che alle porte, ma anche con una serie di top player che si trovano da anni stabilmente tra i primi 15 del mondo: i vari Wawrinka, Tsonga, Cilic, Nishikori, Berdych sono infatti quei tipi di avversari che hanno l’esperienza e il gioco per prevalere sulle giovani leve. Senza considerare poi Murray e Djokovic che, al momento, sono un punto interrogativo: potrebbero sprofondare così come risalire in cattedra quando meno ce lo si aspetta.
La sensazione è dunque quella che lo spazio per le Next Gen nei grandi palcoscenici arriverà non appena i campioni nati negli anni ’80 chiuderanno i battenti. E non avverrà a breve.

Federico Bazan © produzione riservata

Tra i primati di Roger Federer vi è la longevità

Day Eleven: The Championships - Wimbledon 2017

Sono molteplici i fattori che, ad oggi, rendono Roger Federer il miglior giocatore della storia del tennis: primo fra tutti, le 19 prove del Grande Slam conquistate, come nessun altro nell’era Open e prima dell’era Open.
Alle spalle del campione elvetico, tra i tennisti più vincenti nelle quattro competizioni più prestigiose di questo sport, vi sono Rafael Nadal, con 15 tornei del Grande Slam vinti; Pete Sampras, a quota 14; i 12 di Roy Emerson a parità con Novak Djokovic; Rod Laver (che da molti è ritenuto il migliore della storia per aver completato il Career Grand Slam in un solo anno, nel 1962) e Bjorn Borg, con 11 prove del Grande Slam archiviate.

Il secondo motivo per cui Federer, allo stato attuale, può essere valutato come il più grande di tutti i tempi, sono le 237 settimane consecutive in vetta al ranking ATP (numero 1 del mondo ininterrotto per circa 4 anni e mezzo, da febbraio 2004 ad agosto 2008), primato fin’ora ineguagliato nel tennis maschile. Secondo a Federer, Jimmy Connors, numero 1 per 160 settimane.

Il terzo fattore che decreta la maestosità di Federer sono gli 8 tornei di Wimbledon vinti, i cui successi vanno ad affermare la supremazia dell’elvetico su tutti gli altri tennisti della storia, tra cui anche Pete Sampras, il secondo giocatore più titolato sull’erba inglese dell’All England Tennis Club, che di Wimbledon ne ha vinti 7.

Trofei Federer

Un’altra componente evidente in favore del campione nativo di Basilea è il Career Grande Slam: Federer risulta, infatti, uno dei pochi tennisti ad averlo completato e uno dei pochi ad aver vinto su tutte le superfici, pur essendo la terra battuta il terreno di gioco meno congeniale al tennis dello svizzero.

Vi è inoltre un dato singolare che accomuna la rivalità “Fedal”: Federer, nel corso del torneo di Wimbledon del 2017, non ha mai perso nemmeno un set in un totale di 7 partite disputate al meglio dei 3 set su 5. Come lui, è riuscito nell’impresa di non concedere set agli avversari soltanto un altro giocatore dell’Era Open, ovvero Rafael Nadal, che ha vinto il Roland Garros del 2017, non perdendo neanche un set.

L’elemento, però, che forse lo sta distinguendo più di tutti dagli altri giocatori è la longevità: nessun altro top player del passato, compresi i campioni degli anni ’70, ’80 e ’90, salvo l’eccezione rappresentata dall’australiano Ken Rosewell, ha vinto un torneo del Grande Slam in singolare, superati quasi i 35 anni di età. Nemmeno Jimmy Connors, ritiratosi dal circuito professionistico a 44 anni e detentore del record di tornei vinti (109 in totale), è riuscito ad alzare un trofeo del Grande Slam all’età in cui l’ha fatto Federer, ovvero a 35 anni. In quanto a longevità, dunque, il tennista elvetico rimane e rimarrà uno dei migliori.

Nel palmarès dello svizzero mancherebbero solo Montecarlo e Roma a coronarne ulteriormente una bacheca infinita, a completare una carriera unica, di chi ha scritto la storia dello sport.
Storia che però si fa ricordare anche per i periodi bui della carriera dell’elvetico nei quali era facile e tendenzioso affermare che Federer fosse ormai sul viale del tramonto, dopo l’infortunio alla schiena che non lo portò più a vincere in determinate annate (2013, per esempio). E invece, ad oggi, lo svizzero torna ad essere il tennista più longevo del circuito ATP, a quasi 36 anni. La vera sfida del Federer odierno, in fin dei conti, è con la sua età.

Federico Bazan © produzione riservata

Novak Djokovic volta pagina e sceglie Andre Agassi come nuova spalla destra

Dopo aver conquistato il Career Grande Slam con la vittoria del tanto agognato RolandDjokovic e Agassi 1 Garros, in Novak Djokovic è cambiato qualcosa. Come ha evidenziato la nostra ex campionessa italiana Flavia Pennetta in un’intervista per Sky Sport, nel periodo del torneo ATP 1000 di Miami, quello che ha determinato un regresso nella fiducia del serbo, è proprio l’aver completato il Grande Slam. La Pennetta, in qualità di opinionista, aveva logicamente affermato che un giocatore che vince tutte le prove del Grande Slam, possa in qualche modo perdere gli stimoli in modo del tutto naturale. Ed è quello che effettivamente è successo a Djokovic, il quale, dopo risultati sotto le sue aspettative, ha deciso di interrompere la collaborazione con il team che lo ha accompagnato in tutti questi anni, composto dall’allenatore ed ex tennista slovacco Marian Vajda, il preparatore atletico Gebhard Phil Gritsch e il fisioterapista Miljan Amanovic.

Questa decisione di voltare pagina, come ha spiegato lo stesso Djokovic, è dovuta all’esaurimento progressivo delle motivazioni che lo avevano portato in vetta al ranking ATP e lasciato lì indisturbato per stagioni intere (dal 2011 al 2016 in maniera più o meno costante grazie ai punti accumulati nei tornei del Grande Slam e nei Masters). Se prima il serbo riusciva a vincere agevolmente contro la maggior parte degli avversari senza concedere set (fatta eccezione per i top 5), nell’ultimo periodo, Djokovic ha accusato molta più fatica in partite contro giocatori dalla classifica nettamente inferiore alla sua, arrivando a giocarsela ai tie-break e perdendo dei set. Agli Australian Open è uscito fuori al secondo turno per mano di Denis Istomin; ad Acapulco e Indian Wells è stato liquidato in due set da Nick Kyrgios; a Montecarlo fuori ai quarti contro David Goffin; a Madrid eliminato facilmente da Rafael Nadal; mentre, a Roma, dopo due partite in cui sembrava essere tornato il Djokovic imbattibile surclassando Juan Martin Del Potro prima e Dominic Thiem dopo, ha perso in finale contro un grande Alexander Zverev. Dopo questa serie di risultati buona ma non certo figlia del miglior Djokovic, il campione serbo ha capito che, per trovare nuovi stimoli, è stato indispensabile ripartire da zero, scegliendo una figura totalmente diversa, almeno per somiglianza di gioco, da Boris Becker, che affiancava il serbo nel coaching.
Djokovic e Agassi 3Al posto del tedesco, che tutti ricorderanno come un grande esponente del serve and volley, della volèe e del gioco piatto, Djokovic ha puntato su il Kid di Las Vegas, Andre Agassi, maestro del controbalzo, del gioco d’anticipo e di un tennis da fondo campo.

Quel che Agassi potrà dare o aggiungere al bagaglio tecnico di Djokovic è un insieme di fattori, primo fra tutti un gioco maggiormente improntato all’attacco e meno attendista, meno prevedibile. Se ad oggi molti giocatori come Kyrgios, Goffin e Zverev hanno messo in difficoltà Djokovic è perchè hanno capito come giocargli e come batterlo. Il serbo, probabilmente, risulta un po’ monotematico nelle scelte tattiche, per esempio nel dritto a sventaglio, nel rovescio incrociato e nella palla corta. Agassi può aiutare Djokovic a giocare più vicino alla linea di fondo cercando di non perdere campo e di non subire dunque il gioco dell’avversario. Il Kid di Las Vegas, inoltre, potrebbe far lavorare il serbo sulle accelerazioni e sulla confidenza nel tirare il vincente. Se Nole, un tempo, lasciava andare il dritto e il rovescio a velocità impressionanti, oggi forse è leggermente meno incisivo nei colpi da fondo campo.
L’ex campione americano potrà infine mostrare al suo allievo come si gioca il controbalzo ma chissà se Djokovic riuscirà ad emulare il suo maestro in quella che per Agassi era una specialità unica…

Federico Bazan © produzione riservata

Fabio Fognini e quei colpi da primi 10 del mondo

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Si parla spesso di come l’attuale numero 1 del tennis italiano, Fabio Fognini, possa valere una classifica tra i primi 10 giocatori del mondo, per l’immenso talento e i progressi raggiunti nel corso degli anni. Sono supposizioni fondate se consideriamo che Fognini è il primo tennista italiano, solo dopo Adriano Panatta, a vantare un bilancio di almeno 3 vittorie a livello ATP contro due top ten: contro Rafael Nadal, battuto al terzo turno agli Us Open, nella semifinale del torneo di Rio e agli ottavi del torneo di Barcellona (2015); contro Andy Murray, liquidato nettamente dal ligure, con un doppio 6-2 all’allora Masters Series del Canada (2007, quando entrambi avevano 20 anni), nei quarti di finale di Coppa Davis a Napoli (2014) e al secondo turno degli Internazionali di Roma (2017). Curioso notare come Fognini, le tre volte che ha battuto Murray, non gli abbia mai concesso nemmeno un set.

Non ci sono solo le statistiche a confermare il fatto che Fognini possa realmente ambire a grandi traguardi contro grandi campioni, non che lo abbia già fatto… il tennista di Arma di Taggia dispone, infatti, di diverse frecce al proprio arco dal punto di vista tecnico-tattico che potrebbero portarlo ad essere stabilmente un top ten: il talento, inteso come l’insieme delle qualità innate del gioco di Fabio: di base Fognini è un artista della racchetta, il che vuol dire che ha un’inventiva e un repertorio di colpi molto vasto; la capacità di adattarsi al gioco dell’avversario: Fognini è in grado di spingere la palla quando attacca ma anche di contenere in fase difensiva le accelerazioni dell’avversario, grazie ad una grande mobilità negli spostamenti laterali e frontali (vi invito a cliccare sotto sul link “video di elogio” e guardare i punti contro Federico Delbonis, dove vedrete la velocità di gambe di Fognini); la no chalance nel portamento del colpo, il che rende Fognini un giocatore particolarmente duttile alle circostanze.
Non solo. Potremmo parlare della facilità con la quale il ligure accelera la palla, attraverso un’apertura breve, secca, veloce del diritto, quasi come se mascherasse le direzioni e di un rovescio bimane che va da solo nella sua naturalezza.
Tra le altre doti del tennista di Arma di Taggia vi è la sensibilità nel tocco: Fabio è un maestro delle palle corte e delle volèe stoppate.

In questo video di elogio al tennista ligure, abbiamo la dimostrazione di quanto appena descritto del gioco di Fognini.

Le qualità del numero 1 del tennis italiano non finiscono qui. Un’altra caratteristica importante di Fognini è l’intelligenza tattica. Guardate attentamente i punti dove Fabio comanda gli scambi. La logica di gioco nella conquista di un qualsiasi punto vinto dal ligure è corretta. Fa correre gli avversari per poi procurarsi il colpo a chiudere.

Se Fognini fosse stato un giocatore acerbo, immaturo, privo di testa, non sarebbe mai arrivato dove si trova attualmente, non sarebbe mai stato 13 del mondo, non avrebbe mai potuto battere Nadal e Murray. È altrettanto vero, però, che Fognini, per il tipo di gioco che ha, potrebbe fare molto meglio di chi invece, nel circuito ATP, ha dei limiti tecnici e mentali a causa dei quali non può emergere ai vertici. Il fattore che probabilmente fa la differenza a quei livelli sta nella testa, ovvero nella convinzione e nella capacità di sapersi gestire. Ma Fabio è così: lui è o prendere o lasciare.

Federico Bazan © produzione riservata

L’acquisizione degli automatismi

Il tennis è uno sport che fornisce al giocatore un obiettivo tattico, attraverso diverse soluzioni possibili da adottare in partita. Nulla avviene per caso (salvo eventi sporadici come una “stecca”, una riga, un cattivo rimbalzo e un nastro), in quanto la costruzione del punto dipende in gran parte dalle scelte che il giocatore mette in atto.

Novak Djokovic vs Jerzy Janowicz

                      Novak Djokovic gioca un dritto a sventaglio

Il tennis presenta dunque una parte riflessiva che consiste nella logica di gioco finalizzata al conseguimento di un obiettivo, attraverso delle geometrie e delle trame di gioco che si possono mettere in pratica, riprodurre, allenare. Una di queste, ad esempio, è il dritto a sventaglio (dritto giocato dalla parte del rovescio), molto in uso nel tennis odierno, che consente, a chi lo gioca, di coprire il campo e spiazzare l’avversario nella scelta delle diagonali; è normalmente un colpo d’attacco, con il quale si indirizza lo scambio in proprio favore.
Il dritto a sventaglio, anche detto “dritto anomalo”, viene giocato da molti giocatori, sia a livelli di gioco relativamente bassi che ad altissimi livelli (pensiamo, solo per citarne alcuni, a Roger Federer, Novak Djokovic, Andy Murray, Fabio Fognini, David Ferrer, che, durante uno scambio da fondo, si spostano spesso sul lato del rovescio per giocare questo tipo di soluzione).
Per eseguire un buon dritto “inside in” (dritto indirizzato sul lungo linea) o “inside out” (dritto giocato sulla diagonale) è necessario anticipare le mosse dell’avversario e, soprattutto, girare intorno alla palla con un certo anticipo, onde evitare di arrivare in ritardo e trovarsela troppo addosso o lontana dal corpo. Questo colpo risulta una strategia producente nel momento in cui si tiene l’avversario nell’angolo del rovescio e questi è costretto a ribattere la palla in maniera approssimativa o più corta, offrendo dunque la possibilità a chi gioca il dritto a sventaglio di attaccare (a meno che, naturalmente, il rovescio dell’avversario sia superiore).

2017 Australian Open - Day 11

                                        Gli automatismi nel tennis: Federer esegue un rovescio tirato a tutto braccio

Un’altra tattica efficace, non meno comune, è il colpo incrociato stretto che permette a, chi lo gioca, di spedire fuori dal campo l’avversario e, di conseguenza, aprirsi gli spazi per attaccare con il colpo successivo o, nella migliore delle ipotesi, scendere a rete per chiudere con la volèe o lo smash. L’incrociato stretto, chiamato anche cross stretto o strettino, è una soluzione che richiede precisione, mano ed una buona velocità di braccio, specialmente nel finale del colpo. Marat Safin e David Nalbandian erano due maestri dei colpi incrociati stretti, in particolare con il rovescio bimane, colpo spesso decisivo nella conquista di un punto, in quanto consentiva loro di aprirsi il campo.

Oggi il tennis si gioca per un buon 90% da fondo campo, in quanto, seppur per certi versi monotono, risulta essere il tipo di gioco più incisivo, vuoi per la fisicità dei giocatori, vuoi per la velocità di palla e le poderose accelerazioni in top spin. Se è vero che il tennis attuale è impostato sull’esplosività, sulla velocità e sulle accelerazioni, è altrettanto vero che le varianti di gioco possibili, rispetto al palleggio serrato da fondo campo, sono comunque molteplici. Solo per citarne alcune:
lo schema servizio e dritto: per metterlo in atto, è necessario servire una prima palla di servizio rapida o, se non velocissima, molto angolata, mettendo l’avversario nelle condizioni di rigiocare una palla attaccabile. È lo schema utilizzato soprattutto dai grandi servitori (Milos Raonic, John Isner, Juan Martin Del Potro ecc.);
l’accelerazione angolata (o serie di accelerazioni angolate) e conseguente discesa a rete: è la trama offensiva per eccellenza nella quale il giocatore mira agli angoli cercando di mettere alle strette l’avversario, per poi venire a rete sulla palla più invitante e tentare la chiusura al volo;
la palla corta e il pallonetto/passante: ci vuole mano. Tattica efficace sulla terra battuta e, in generale, sulle superfici lente dove il rimbalzo della palla si spegne più facilmente. Una palla corta, se eseguita nel modo e al momento giusto, può “tagliare le gambe” all’avversario; la si gioca tendenzialmente quando si è al comando dello scambio e ci si trova con i piedi dentro al campo. Il pallonetto e il passante sono le due soluzioni possibili, successive alla smorzata, qualora l’avversario riesca ad arrivarci ma non sia in grado di giocare un colpo definitivo;
il serve and volley (servizio e volèe): tattica piuttosto inusuale nel tennis odierno, a volte utilizzata per sorprendere l’avversario. Dopo il servizio, si scende subito a rete cercando di chiudere al volo. Risulta più efficace sulle superfici rapide e nei doppi (per coprire meglio la rete);
il chip and charge (approccio a rete e volèe): altro schema, sempre più in disuso nel tennis odierno, che vede il giocatore guadagnare la via della rete dopo un approccio in back. Più il colpo di approccio è profondo e angolato, e più la copertura della rete risulterà producente. Esponenti celebri del chip and charge erano Pete Sampras e Tim Henman, giocatori dal tocco e dalla volèe di grazia.

Il tennis è dunque geometria, creatività. Gli schemi di gioco possibili, difatti, sono tanti (ne ho citati sopra solo alcuni), anche se, come spesso accade durante gli scambi in una partita, non esistono strategie di gioco univoche, in quanto ogni punto ha un andamento diverso e non sempre il colpo desiderato è quello realmente prodotto. Il tennista, infatti, mette in atto degli automatismi, ovvero una serie di movimenti istintivi che si acquisiscono giocando e che si riproducono nel tempo con le stesse modalità. Chi gioca a tennis sa bene che pensare troppo prima di colpire la palla o cambiare idea all’ultimo momento sono scelte controproducenti. Questo perché gli automatismi fanno da padrone in questo sport. Una volta acquisita una tecnica che consenta di avere fluidità, regolarità e profondità dei colpi, è bene cercare di ripetere la stessa meccanica del movimento senza perdersi in esitazioni, esecuzioni snaturate. Da questo punto di vista il tennis è sinonimo di semplicità.

Federico Bazan © produzione riservata

Babolat Pure Drive – Edizione di Wimbledon 2016

Fabio Fognini of Italy in action during Wimbledon, 2014

Fabio Fognini gioca con diversi tipi di Babolat Pure Drive: per i tornei in erba ha utilizzato spesso la Pure Drive Limited Edition – Edizione di Wimbledon 2016 (in foto)

Descrizione:
La Pure Drive Limited Edition è la racchetta ideata per i giocatori che cercano un compromesso tra potenza e controllo. È stata lanciata sul mercato in occasione di Wimbledon 2016, con un nuovo design in grafite, verde e bianco, che ricorda proprio i colori dello Slam di Londra.
Il telaio consente di realizzare tutti i colpi con facilità e di avere dei vantaggi non indifferenti grazie alla particolare tecnologia GT Technology che fornisce un’eccellente stabilità al momento dell’impatto con la palla.
La Pure Drive è una linea di racchette innovativa che offre al giocatore la giusta combinazione di potenza, rotazione e controllo. Il tutto, al costo di euro 149,90.

Caratteristiche tecniche:
Peso: 300 gr.
Bilanciamento: 32 cm
Piatto corde:
16 x 19 
Lunghezza: 68,5 cm
Taglie manico:
2, 3 e 4
Indice rigidità (RA): 
72

Tecnologie innovative:
Gt technology babolat
– GT Technology:
Si basa su un nuovo materiale formato da fibre di grafite intrecciate con filamenti di tungsteno.
Il tungsteno, ripartito in punti strategici del telaio, garantisce una rigidità maggiore rispetto al carbonio standard e assicura al giocatore più potenza, con una restituzione di energia superiore al 10%.

– FSI Technology: 
La tecnologia FSI, riscontrabile nei telai Pure Drive, offre al tennista due importanti vantaggi:
– un sistema ottimizzato per conferire un miglior controllo dei colpi;
Babolat-Pure-Drive-2015-FSI– uno schema di incordatura più elaborato nello “sweet spot” (zona del piatto corde dove viene colpita la palla).
Lo sweet spot della Pure Drive Limited Edition aiuta il giocatore a mantenere una buona regolarità nella profondità dei colpi, malgrado il punto di impatto non sia eccellente.

Geometria ellittica:
Per incrementare la resistenza alla torsione e alla flessione, Babolat ha reso il telaio del 20% più rigido rispetto alle racchette tradizionali, così che i giocatori possano godere di una spinta più incisiva sulla palla. Maggiore è la rigidità del telaio e minore è la tiratura delle corde, maggiore sarà la possibilità di aumentare la velocità della palla. 


Forma ellittica babolat

Valutazione personale:
La Pure Drive è un tipo di racchetta che tende a perdonare i colpi impattati in maniera imprecisa. Questo è un grande vantaggio per chi, pur avendo un buon braccio, muove poco le gambe e che, quindi, difetta nella ricerca corretta della palla. Anche qualora il tennista arrivi in ritardo prima di colpire, la Pure Drive consente comunque di giocare un colpo abbastanza soddisfacente e di mandarlo aldilà della rete; è difficile infatti steccare la palla con questo telaio. Il piatto corde permette di decentrare la palla, o comunque, di non impattarla perfettamente al centro, e, malgrado questo, è possibile trovare delle buone accelerazioni che risulterebbero improbabili utilizzando telai dal piatto corde più piccolo.
Giocando personalmente con la Pure Drive Wimbledon, mi ci sono affezionato dopo pochi giorni di prova sul campo, perché rispecchia esattamente il mio tipo di gioco. Con la Pure Drive, non eccello in nessuno dei fondamentali, ma posso dire di avere una combinazione ideale di spinta, rotazione, controllo e direzionalità del colpo.
Tutto questo è reso ottimale dalle nuove tecnologie GT e FSI che danno un valore aggiunto ad uno dei marchi più celebri del tennis.

Federico Bazan © produzione riservata

 

Scarpe TS 990 – Artengo

Descrizione:artengo tennis shoes ts990 clay ember red - 001 --- Expires on 09-09-2020
Il modello di scarpe Artengo TS 990 (modello da uomo) è stato ideato per il tennista alla ricerca di un tipo di scarpa morbida e flessibile.
Al costo di euro 49,99, le TS 990 sono acquistabili presso i negozi Decathlon.
Hanno una suola, in gomma, specifica per la terra battuta e con una tomaia rinforzata nelle zone sottoposte ad usura. Il tutto, per offrire al giocatore un mix di resistenza e leggerezza.


Caratteristiche tecniche:
Colore: arancione fluo
Misure: dal 39 al 48
Peso: circa 355 gr.
Materiale esterno: 
40% poliuretano (PU), 60% poliestere (PES)
Materiale interno: 100% poliestere (PES)
Suola: a spina di pesce specifica per un’ottima aderenza sulla terra battuta. Formata da: 10% poliuretano termoplastico (TPU), 50% gomma sintetica, 40% etilene vinil acetato (EVA).


artengo tennis shoes ts990 clay ember red - 008 --- Expires on 10-10-2023Vantaggi:
– Calzata confortevole:
Tomaia in mesh 3D e memory foam (tipo di “materasso cuscinetto”) sul malleolo.

– Ammortizzamento:
Suola intermedia in etilene vinil acetato (EVA), inserto “Diapad 3” sul tallone per l’ammortizzamento.

 – Resistenza all’abrasione:
Suola in gomma RUBLAST con rinforzi sulle zone d’usura.

artengo tennis shoes ts990 clay ember red - 007 --- Expires on 10-10-2023

Valutazione personale:
Una volta trovata la propria misura, indossati dei buoni calzerotti e allacciate le scarpe, il piede si abitua alla calzata in pochissimo tempo; non occorre nemmeno camminare più di tanto per sentire se il piede, eventualmente, prema sulla punta o sulla parte posteriore. Questo perchè la qualità del prodotto è eccellente. La TS 990 è, infatti, un tipo di scarpa flessibile, confortevole, progettata per giocare sulla terra battuta: consente al tennista di scivolare bene sulla terra per eseguire recuperi in corsa senza che la scarpa subisca abrasioni, ammaccature e via dicendo. Non è un caso che la suola in gomma RUBLAST offra la massima protezione nelle zone soggette ad usura. Adesione buonissima con il terreno. Sudorazione del piede ridotta rispetto ad una scarpa tradizionale. Lunghezza dei lacci ottimale.

Federico Bazan © produzione riservata