Il ritiro di Nikolay Davydenko dal circuito professionistico

All’età di 33 anni, Nikolay Davydenko ha annunciato il ritiro dal circuito ATP decidendo di porre fine, proprio in terra nativa, ad una carriera strepitosa e ricca di successi, in occasione della Kremlin Cup, il tradizionale appuntamento che vede i migliori giocatori del mondo sfidarsi sul cemento indoor dello Stadio Olimpico di Mosca ogni anno nel mese di ottobre.
L’ultimo match della carriera del russo risale all’incontro di primo turno del Roland Garros di quest’anno nel quale perse contro Robin Haase. Da quel momento in poi un probabile ritiro del campione di Sjevjerodonec’k era comprensibile ed era già nell’aria dal momento che la stagione odierna si è rivelata per Davydenko la fase discendente in termini di rendimento e di risultati.
Il miglior traguardo raggiunto da Davydenko nel 2014 recita massimo e non oltre un secondo turno di un torneo; il russo, che registrava una classifica tra i primi 50 del mondo solo l’anno scorso, è sprofondato in quest’ultima parte di stagione addirittura alla posizione numero 244 del ranking ATP.
Per quanto riguarda i trionfi e i bottini conquistati, Nikolay Davydenko rappresenta senz’altro uno dei massimi esponenti del tennis est europeo. Insieme a Kafelnikov e Safin, Davydenko può essere annoverato tra i tennisti russi più forti di tutti i tempi per diversi fattori:

  • per numero di trofei ottenuti: 21 sono i titoli conquistati dal campione russo di cui 1 ATP World Tour Finals vinta in quel di Londra battendo niente popò di meno che Juan Martin Del Potro; 3 tornei ATP 500 archiviati e nei quali ha sempre concesso le briciole a Nadal, peraltro in ben due occasioni, la prima a Miami e la seconda e Shanghai;
  • per il gioco espresso e migliorato di anno in anno. Davydenko ha dato prova che con il sacrificio e l’applicazione si possono raggiungere grandi risultati. All’inizio della sua carriera, difatti, il russo non riusciva ad esprimersi al meglio per via di colpi giocati in modo piuttosto macchinoso ed innaturale. Con il tempo, però, Davydenko ha perfezionato molto il suo gioco compiendo passi da gigante e il suo rovescio ne è l’autentica dimostrazione;
  • per esser riuscito a tenere testa e a prevalere sui big del tennis come Rafa Nadal contro il quale conduce 6 a 5 negli head to head, come Juan Martin Del Potro, eliminato nella finale di Londra o ancora Stanislas Wawrinka contro il quale conduce per 2 a 1 negli scontri diretti e Tomas Berdych, dominato 9 a 4 dal tennista russo.
    Davydenko verrà ricordato dai suoi fan per uno straordinario rovescio bimane, fondamentale con il quale ha sempre fatto la differenza. Il russo trovava angoli quasi impossibili con questo colpo e riusciva molto spesso a mettere alle corde gli avversari grazie ad accelerazioni incrociate e lungolinea devastanti. E Nadal ne sa qualcosa…

    Qui di seguito è riportato un tributo che ricorda il campione russo nei momenti topici della sua carriera tra i quali il successo importante conquistato nella finale dell’ATP World Tour Finals di Londra contro Juan Martin Del Potro.

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L’importanza della moviola e del challenge

 Gol fantasma di Lampard – Germania contro Inghilterra al Mondiale in Sudafrica del 2010

Nel mondo del calcio si parla continuamente della moviola in campo come possibile soluzione e rimedio a tutti gli errori arbitrali commessi, alcuni gravissimi come nella partita dei Mondiali sudafricani del 2010 tra Germania e Inghilterra sul gol non convalidato di Frank Lampard con il pallone che superò nettamente la linea di porta e che avrebbe decretato il 2 pari (partita poi terminata 4 a 1 per la Germania).

                         Rissa sfiorata nella partita di campionato tra Juventus e Roma

Un’altra svista clamorosa si verificò nella partita di campionato tra Milan e Juventus quando Muntari buttò vistosamente la palla dentro e Buffon parò oltre la riga; gol non convalidato al Milan che, dopo aver dominato la partita per un’ora e mezza sul risultato di 1 a 0 (e con il gol fantasma i rossoneri avrebbero agguantato giustamente il 2 a 0), subì la rete della Juve allo scadere del secondo tempo.
Dei tre errori grossolani e inediti commessi dalla terna arbitrale nella partita Juve-Roma terminata 3 a 2 per i bianconeri di Allegri, gli italiani, tifosi della Roma e non (persino alcuni laziali e juventini) ne hanno fatto un caso nazionale.
Il giorno dopo la partita, nessun giornalista si è risparmiato nel raccontare l’accaduto; molte testate giornalistiche recitavano partita falsata e palese ingiustizia sportiva nei confronti della Roma. Anche politici del Pdl e del Pd hanno evidenziato, ai telegiornali, le irresponsabilità e i gravi errori commessi da parte dei giudici di gara nelle scelte arbitrali e la necessità dell’utilizzo della moviola in campo per rendere più giusti ed equi i risultati delle partite.

Nel mondo del tennis, per fortuna, esiste una moviola in campo che prende il nome di Hawk-Eye (letteralmente occhio di falco) e che serve ai giocatori in preda al dubbio o alla curiosità per verificare se la palla chiamata o non chiamata da parte dei giudici di sedia e di linea, sia effettivamente buona o fuori. Mentre nel calcio la decisione arbitrale è indiscutibile una volta presa ed è il giudice di gara ad avere sempre ragione a dispetto delle proteste dei giocatori, nel tennis, così come nella pallavolo, il giocatore (nel caso del tennis) o la squadra (nel caso della pallavolo) può appellarsi al challenge un determinato numero di volte nell’intento di cambiare la decisione arbitrale ed ottenere un beneficio che sia il punto o la ripetizione dello stesso.
Nel tennis, in particolare, numerosi sono stati i casi di lunghe e vivaci discussioni tra gli arbitri e i giocatori per una palla chiamata o non chiamata. Dagli anni 80′ John Mcenroe e Jimmy Connors passando per Serena Williams, Victoria Azarenka, Roger Federer, Rafael Nadal, Viktor Troicki, Marat Safin e Fabio Fognini hanno avuto diverse conversazioni anche piuttosto colorite con i giudici di sedia.

La Williams violò il codice sportivo offendendo ed aggredendo Eva Asderaki nella partita contro la Stosur agli Us Open; l’americana fu sanzionata e dovette pagare 2000 dollari alla ITF.

La Azarenka insultò la giudice di gara senza troppe esitazioni dicendole che cosa ci stesse a fare seduta su quella sedia.

O ancora Fognini, per il quale i battibecchi con gli arbitri sono una consuetudine, si lasciò andare a qualche parolaccia e imprecazione di troppo nella famosa partita di Wimbledon contro Melzer arbitrata da Pascal Maria, nella quale il ligure, con il suo atteggiamento non propriamente fine, fece ridere il pubblico inglese e lo stesso Maria.

Federer, che di Hawk-Eye nella sua carriera ne ha chiamati tanti sebbene non l’abbiano spesso assistito, ha avuto diverse discussioni con i giudici di sedia sulle scelte arbitrali.

Nadal che è senz’altro uno dei giocatori meno polemici del circuito, ha avuto il suo bel da fare con Carlos Bernardes, considerato da molti insieme a Kader Nouni e Mohamed Lahyani, uno dei migliori arbitri in circolazione per quel che concerne il circuito ATP. Bernardes in quella circostanza diede il punto a Berdych malgrado il colpo del ceco non fosse definitivo, anche perchè Nadal vi era arrivato. Lo spagnolo si innervosì per la decisione presa dal giudice di sedia brasiliano e gli disse: << Carlos mi stai dicendo una barbarità, mi stai dicendo una pazzia >>.

Safin e Troicki si comportarono in modo esuberante in seguito alle chiamate dei giudici di sedia. Entrambi i casi si verificarono sulla terra battuta dove l’occhio di falco non è disponibile. Safin salì addirittura sul seggiolone di Mergus Murphy provando a fargli capire quale fosse il problema della chiamata e cercando di valorizzare le proprie ragioni.

Troicki perse il lume della ragione accusando per circa tre minuti le pignolerie di Cedric Mourier. L’arbitro francese, nonostante i reclami del serbo, rimase fermo sulla sua decisione e Troicki replicò: << No, non ci credo. Voglio ritirarmi >>. Prese la videocamera del cameraman per mostrare in diretta che la palla era buona e disse con tono ironico a Cedric Mourier che anche dallo spazio si poteva vedere che non c’era spazio tra la palla e la riga.

La lista dei giudici di sedia coinvolti in discussioni e controversie è lunghissima visti gli innumervoli casi di disaccordo e di incompatibilità tra i giocatori e gli stessi ufficiali di gara.
Svolgere una professione come quella di arbitro è più difficile di quanto si pensi perchè egli è un giudice e se è il giudice il primo a sbagliare, ne verrà aspramente criticato l’operato tanto da chi è sottoposto ai giudizi abituali come i giocatori quanto dall’esterno e quindi da coloro i quali assistono alla partita.

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La biomeccanica del dritto di Rafael Nadal

  Dritto reverse di Nadal – carico e scarico dinamico sull’arto inferiore sinistro

Uno dei fondamentali, giudicato da molti esperti, il migliore della storia del tennis per la rotazione devastante impressa alla palla e per l’efficacia prodotta dal topspin, è il dritto di Rafael Nadal, colpo con il quale il campione di Manacor ha sempre messo in serie difficoltà i suoi avversari.
Nadal, grazie ad una biomeccanica molto complessa del busto, delle gambe e del braccio sinistro adottata in fase di preparazione del colpo e nel momento dell’impatto, è capace di imprimere una velocità pazzesca alla palla e, allo stesso tempo, godere di una rotazione incredibile che molto spesso raggiunge e supera i 4900 giri al minuto.
Ogni volta che gioca il dritto sia in situazioni offensive che difensive, Nadal disegna traiettorie in topspin molto accentuate e la palla, dopo aver rimbalzato, schizza via rapidamente costringendo l’avversario a rispondere lontano dalla riga di fondo campo e a rigiocarla in topspin o in recupero “choppato”. I dritti arrotati dello spagnolo possono anche essere anticipati in fase ascensionale, cioè quando la palla non raggiunge ancora la massima altezza ma solo nei casi in cui i colpi di Nadal sono più corti perchè, qualora risultino profondi, rispondere vorrebbe dire giocare in controbalzo e giocare in controbalzo sulle rotazioni di Nadal è molto complicato.
Tennisti come Federer, Djokovic e Berdych adottano spesso una tattica aggressiva quando giocano contro Nadal cercando di colpire la palla in fase ascensionale in modo da impedire al campione iberico di sfruttare al meglio le rotazioni e di mirare agli angoli estremi del campo. E’ una delle poche se non l’unica strategia efficace per contrastare il gioco dello spagnolo.

La tecnica e la biomeccanica del dritto di Nadal sono state attentamente ed accuratamente analizzate da Raffaele Tataranni, tecnico nazionale della Federazione Italiana Tennis, specializzato nella videoanalisi dei giocatori di tutti i livelli. Tataranni, nello studiare ogni minimo particolare del dritto del campione iberico, ha riscontrato come Nadal tenda ad esasperare il movimento di esecuzione del colpo da un punto di vista biomeccanico e compia un notevole dispendio di energie a causa dell’ampia escursione del braccio. Inoltre Tataranni ha sottolineato che la tecnica del cosiddetto “reverse forehand” (dritto reverse), acquisita e praticata da Nadal, è sconsigliata nell’apprendimento del diritto nelle scuole tennis, non solo perchè è molto complessa da imparare, ma anche perchè può rivelarsi particolarmente nociva per i tendini e le articolazioni delle ginocchia. Non è un caso, infatti, che Nadal abbia sofferto e tutt’ora soffra di problemi non indifferenti ai tendini e alle articolazioni delle ginocchia. La sindrome di Hoffa contratta dal giocatore di Manacor nel 2013 potrebbe derivare dallo sforzo prolungato e dalle continue sollecitazioni degli arti inferiori, proprio perchè Nadal, durante l’esecuzione del dritto, fa leva sul ginocchio sinistro (vedi video dartfish.tv).

Qui di seguito, è riportata la videoanalisi effettuata da Raffaele Tataranni sulle diverse fasi di esecuzione del dritto da parte di Nadal, con particolare attenzione al lavoro compiuto dal braccio sinistro, dal tronco e dagli arti inferiori.
http://www.dartfish.tv/Player.aspx?CR=p98473c79255m2249484

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No es el tipo de agarre que decreta el golpe sino la correcta antelación y el impacto ideal en la pelota

Derecha de Kvitova – semi western grip. Sus golpes son completamente planos gracias a una antelación y a un impacto impecables.

Cada tenista tiene diferentes configuración y tipo de juego. Por eso, la técnica de preparación de los golpes varia de jugador en jugador y las trayectorias que la pelota puede tomar son una multitud.
La distancia entre el cuerpo y la pelota, el impacto y la función de las piernas son los principales factores que determinan un golpe optimal. La solución es débil y vulnerable todas las veces que el jugador encuentre a la pelota demasiado lejano del brazo o cada vez el peso del cuerpo es desequilibrado hacia atrás; de lo contrario, si el jugador tiene una posición correcta de los pies, adopta una apropiada flexión de las piernas antes de golpear la pelota y toma la delantera anticipando los movimientos del adversario, el tiro será seguramente más profundo, eficazdifícil de manejar para el adversario.

Derecha de Roddick – western grip. El tenista yankee jugò con una excelente combinación de rotación y de empuje en la pelota.

Jugando con un agarre abierto como la semi western o la western grip esto no implica necesariamente que el golpe serà cargado de efecto. De la misma manera, si el agarre es más cerrado, el golpe podría tomar una trayectoria plana así como un topspin porque es el impacto a una determinada altura del rebote que produce lo que el jugador intenta hacer. La pelota, en efecto, puede ser golpeada en fase ascensional o cuando descende; en otras palabras, en avance o esperándola.

Con respecto al golpe de derecha, hay diferentes ejemplos que explican esta teoría.
Consideremos la derecha de Tomas Berdych: el checo juega con una empuñadura semi western. Teóricamente este agarre da la posibilidad de empujar bien hacia adelante y, al mismo tiempo, disfrutar de una buena rotación de la pelota. En realidad, los tiros de Berdych son completamente planos porque el checo tiene un movimiento fluido de la raqueta en el momento de la preparación, perfectamente horizontal durante el impacto y su avance en la pelota es prácticamente impecable.

Derecha de Federer – eastern grip. El campeón suizo juega todos los tipos de golpes gracias a su naturaleza y precisión en la ejecución.

Ernests Gulbis utiliza un agarre western que produce más rotación y menos velocidad. En efecto, el latvio es capaz de jugar cargado de efecto sino también profundo y penetrante. Gulbis es un jugador muy sólido y, cada vez prepare su apertura anómala con la derecha, confiere un efecto notable a la pelota.
Rafa Nadal, que es el máximo exponente del topspin, no utiliza una full western (agarre completamente rodado) o una western, al contrario de lo que la mayoría de la gente cree.
El mallorquín juega con la semi western (el mismo agarre moderno de Berdych, Del Potro, Safin, Sharapova, Ivanovic, Kvitova y muchos otros jugadores profesionales que juegan prevalentemente plano y tenso gracias a un movimiento horizontal perfecto de la raqueta y a un correcto “timing”). Aunque la mayoría de los jugadores que prefieren a una semi western grip juega plano, tenistas como Nadal y Verdasco producen una rotación increíble porque tienen una biomecánica particular de las piernas, del brazo izquierdo y del cuerpo antes del impacto.
Andy Roddick, Kei Nishikori y Ivo Karlovic, por ejemplo, que se valen de una western para jugar el topspin, aunque utilizen un agarre más exasperado en comparación a tenistas como Nadal y Verdasco que juegan con una semi western, producen una rotación menos acentuada de la pelota con respecto de los campeones españoles.
Fernando González gozaba de uno de los mejores golpes de derecha en la historia del tenis. Su semi western le dio la combinación ideal de velocidad y topspin. Por esta razón fue llamado Mano de Piedra” por sus amigos y colegas del circuito profesional.
Roger Federer representa sin la s ligera duda el jugador profesional s completo y versátil. Ecampeón suizo es capaz de reproducir todos los tipos de golpes que quiere jugar con un agarre bastante cerrado como la eastern grip: golpes sin giro, topspin, trayectorias largas, cortas, planas, etc
La lista de los tenistas podría continuar aunque, en todo caso, la correcta antelación y el impacto ideal, la posición de los pies antes de la ejecución y la flexión de las piernas son los factores técnicos y biomecánicos que influyen considerablemente en la eficacia del golpe pasando por alto del grip con el cual se juega.

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Il talento cristallino di Kei Nishikori

Il massimo rappresentante del tennis nipponico è Kei Nishikori, un’autentica icona nel panorama degli sport con la racchetta per quel che riguarda il continente asiatico. Nishikori è il primo detentore della storia tra le file dei tennisti giapponesi ad essersi aggiudicato quattro tornei ATP 500 e tre ATP 250, eliminando peraltro avversari di un certo spessore come Feliciano Lopez e Ivo Karlovic.

Il 5 ottobre 2014 il giapponese ha archiviato il suo settimo titolo in carriera battendo in finale Milos Raonic nel torneo di casa, a Tokyo, vincendolo per la seconda volta dopo la conquista nel 2012 dove aveva sconfitto sempre il canadese, su quello stesso campo. Da lì, in pochi anni, il giapponese ha scalato tantissime posizioni nel ranking, diventando uno dei giovani più promettenti del circuito ATP.

Nishikori è il primo tennista asiatico della storia ad aver raggiunto una finale in un torneo del Grande Slam, agli Us Open 2014, dove fu fermato da un fenomenale Marin Cilic. E’ stato uno dei pochi, e non solo tra i tennisti asiatici, ad aver messo in serie difficoltà Rafael Nadal sulla terra battuta in una partita poi vinta dal maiorchino a causa del ritiro del giocatore di Matsue, sempre quest’anno, nel turno conclusivo di Madrid. Nishikori interpretò alla grande quella finale conducendo 6-2 nel primo parziale e dominando un Nadal indifeso di fronte alla tenacia e alla preponderanza del gioco del nipponico; Nishikori nel terzo set accusò un problema di natura muscolare e consentì di fatto a Nadal, seppur tra innumerevoli ed inaspettate difficoltà patite contro un avversario davvero ostico come il giapponese, di sollevare il trofeo del Mutua Madrid Open.

                                             Dritto di Nishikori – western grip

Dal punto di vista tecnico, Nishikori ha diverse qualità tra le quali la velocità di esecuzione e la rapidità negli spostamenti laterali. Il suo tennis è straordinariamente dinamico: il rovescio è un colpo sul quale fa affidamento dal momento che è un fondamentale con cui trova profondità e angoli stretti del campo mentre il dritto gli esce dalle corde meno teso e leggermente più carico anche per via del grip piuttosto aperto (vedi foto a sinistra). Pur non essendo un giocatore altissimo, serve molto bene e, grazie al servizio, si costruisce al meglio gli scambi da fondo campo con l’obiettivo di togliere il tempo all’avversario. Inoltre Nishikori ha nella risposta al servizio un’arma sulla quale contare visto che non è un giocatore attendista o al quale piace palleggiare aspettando un eventuale errore da parte dell’avversario ma è un giocatore piuttosto offensivo e che cerca il punto muovendo molto la palla.

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It’s not the grip that decrees the hit but the correct advance and impact on the ball

Ana Ivanovic – forehand semi western grip. Look at the good impact and the right position of the string pattern before the hit.

Each tennis player has his own game settings. These settings may be different considerably and it implies that the trajectories of the ball are not always the same.
The distance between the body and the ball, the impact and the role of the legs are the main factors that decree the shot. If the player hits the ball when he is too far from it or his body weight goes backwards, the shot will be weak and vulnerable; otherwise, if the player hits the ball finding the right position of the feet and the optimal knee bend, the shot will be deeper and more effective.
Playing with an opened hold as a semi western or a western grip doesn’t imply that the shot will be necessarily full of spin. Similarly, if the grip is more closed, the hit could take a rotational trajectory.
With regard to the forehand, there are many examples that explain this theory.

Tomas Berdych – forehand semi western grip. He plays flat and penetrating thanks to a great advance on the ball.

Let’s consider Tomas Berdych’s forehand: the Czech has a semi western grip. This grip gives him the possibility to push well forward and simultaneously to take advantage of a good rotation of the ball. Berdych’s shots are completely flat because his impact is considerable and the advance on the ball is flawless.
Ernests Gulbis uses a western grip that theoretically produces more spin and less speed. Instead the Latvian is able to play really fast and penetrating. He’s a really good player from the base line and every time he prepares a huge backswing he can load up the ball with a marked rotation.
Rafa Nadal, who is the greatest exponent of topspin, doesn’t use a full western (grip fully 
turned) or a western, to the contrary of what most of the people think. The Spanish plays with a semi western on the forehand (the same modern grip of Berdych, Del Potro, Safin, Sharapova, Ivanovic, Kvitova and many others who play prevalently flat thanks to a perfect horizontal movement of the string pattern before the impact). Despite this, Nadal produces an incredible spin because he has a very elaborate biomechanics of the legs, the left arm and the body.

           Rafael Nadal, one of the best exponent of topspin in tennis history.

David Ferrer and Andy Roddick, for example, who prefer a western and play topspin, though they use a more exasperated grip than players such as Nadal and Verdasco, they produce a less pronounced spin on the ball.
Fernando Gonzalez hit one of the best forehands ever in tennis. His semi western grip gave him an ideal combination of impact and topspin. For this reason he was called “Stone Hand” by his friends and tennis colleagues.
Roger Federer mainly uses an eastern (classic grip). He is able to play every kind of hit he wants: shots without spin, top spin, long, short, flat hits etc.
The players list could continue but, anyway, the correct advance and impact on the ball, the position of the feet before the backswing and the knee bend are more important than the grip used by the player during the knock-up.

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Il ritiro di Li Na dal circuito WTA

                                                   Li Na – Australian Open 2014

Li Na, dopo aver vissuto una carriera durata quindici anni e costellata da profonde gioie e sventure, ha annunciato il 19 settembre 2014 il ritiro dal tennis professionistico tramite una lettera ricchissima di parole toccanti nella quale ha ricordato tutti i momenti più belli vissuti sul campo, le emozioni provate, le vittorie e i sigilli di una carriera intensa ma anche tutti quei momenti ricoperti dai tanti infortuni al ginocchio che l’hanno tormentata, l’hanno vista operarsi quattro volte (tre al ginocchio destro e una al sinistro come ha affermato nella lettera la stessa giocatrice cinese) e l’hanno costretta al ritiro dalle competizioni.
La giocatrice di Wuhan ha dichiarato: << rappresentare la Cina sul campo da tennis è stato un privilegio straordinario e un vero onore. Avere l’opportunità unica di trasmettere con maggiore attenzione lo sport del tennis in Cina e in tutta l’Asia è qualcosa di veramente straordinario. Ma nello sport, come nella vita, tutte le grandi cose devono finire.
Il 2014 è diventato uno degli anni più importanti della mia carriera e della mia vita. Quest’anno è stato ricco di momenti incredibili, sono riuscita a vincere il mio secondo titolo del Grande Slam agli Australian Open e ho condiviso questa esperienza straordinaria con il mio Paese, la mia squadra, mio marito e i miei fan. E’ stato anche un anno pieno di momenti difficili, come quello di avere a che fare con l’inevitabile e che mi ha costretta a porre fine alla mia carriera da professionista >>.

                                                 Nadal ricorda la Li

La Li, a prescindere da come sia andato il 2014 che per lei si è aperto meravigliosamente grazie alla conquista degli Australian Open e si è poi concluso infelicemente a causa dei continui problemi al ginocchio, ha tenuto altissimo l’onore e l’orgoglio di una Nazione composta da 1,4 miliardi di abitanti come la Cina, nella quale il tennis non ha mai goduto di una grande tradizione al contrario, ad esempio, di altri sport come le arti marziali e il tennistavolo. La giocatrice di Wuhan è stata infatti la prima nella storia del tennis cinese ed asiatico ad essersi aggiudicata due titoli del Grande Slam, il Roland Garros e l’Australian Open e la prima ad aver rappresentato la Cina nella Fed Cup, la competizione mondiale a squadre del circuito WTA.
Nonostante i ripetuti incovenienti fisici, la carriera della Li non è stata poi così breve; la cinese, infatti, entrò a far parte del circuito ITF nel 1999 iniziando a gareggiare in tornei minori per poi esordire nel circuito WTA un anno dopo.
Nel 2004 la cinese archiviò il suo primo titolo, peraltro ottenuto in casa, nel torneo di Guangzhou dove si impose ai danni della slovacca Martina Suchà per 6-3, 6-4 ma, dopo questa vittoria, i suoi supporters hanno dovuto attendere quattro anni per rivederla all’opera nella conquista di un torneo WTA e ben sette anni per assistere al boom tennistico che l’ha vista affermarsi nell’Open di Francia contro Francesca Schiavone per 6-4, 7-6 e, più tardi, nell’Open d’Australia contro Dominika Cibulkova per 7-6, 6-0.
Contrariamente a molte altre sue colleghe del circuito, la Li non ha brillato in una primissima maturità tennistica visto che, oltre al torneo di Guangzhou che risale ad un lontano 2004, non ha vinto nient’altro dal 99′, anno dell’esordio, fino al 2008. La seconda parte e il finale di carriera hanno fatto la differenza evidenziandone tutte le qualità, inizialmente inespresse, che le hanno consentito di entrare nella top 10 e di competere alla pari con le migliori giocatrici del mondo.
Tecnicamente era una giocatrice molto pulita nei colpi e capace di tirare fuori dalle corde colpi inusuali per altre tenniste come il rovescio dal centro del campo a sventaglio, giocato in diagonale e in lungolinea oltre ad un servizio molto veloce e preciso. Le accelerazioni della Li erano notevoli in termini di velocità in quanto dotata di un grande impatto ed anticipo sulla palla.
A livello di correttezza in campo, la cinese è sempre stata ineccepibile tanto con le avversarie quanto con i giudici di sedia. A detta di alcune colleghe, la Li è una delle giocatrici più sportive ed educate del circuito: mai una parolaccia, mai una parola fuori luogo, mai un’arrabbiatura eccessiva… insomma, una vera signora!
Dopo il ritiro, tantissime colleghe della cinese tra cui Serena Williams, Caroline Wozniacki, Ana Ivanovic, Angelique Kerber, Sara Errani, Jelena Jankovic e Julia Goerges hanno ricordato la Li con dei tweet e con delle foto. Anche nel circuito maschile Rafa Nadal e Fabio Fognini hanno reso omaggio alla campionessa cinese.

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Semifinale di Coppa Davis 2014: Federer inarrivabile per Fognini

 Il successo di Roger Federer consegna alla Svizzera il punto decisivo per l’accesso alla finale

Sulla situazione di 2 a 1 per la Svizzera, Roger Federer ha avuto tutto il peso sulle spalle di vincere l’ultimo incontro, quello che avrebbe consentito alla Svizzera di approdare in finale contro la Francia. L’elvetico si è assunto egregiamente le proprie responsabilità superando in tre set Fabio Fognini per 6-2, 6-3, 7-6 e firmando così il punto del 3 a 1 che vale alla formazione di Severin Luthi l’accesso all’ultimo atto di questa appassionante competizione mondiale a squadre.
Il match ha visto un Fognini altalenante nel rendimento: nei primi due parziali il ligure è stato alle prese, come nei giorni precedenti, con la prima di servizio e il dritto, due fondamentali con i quali Fognini non ha propriamente brillato, almeno per i primi due parziali. Il giocatore di Imperia ha comunque innalzato il proprio livello di gioco, forse un po’ troppo tardi quando Federer conduceva 2-0. Nel terzo set, infatti, Fognini ha ritrovato la prima di servizio, ha mosso maggiormente Federer da una parte all’altra del campo optando per combinazioni di dritto incrociate e lungolinea ben calibrate. Lo svizzero nel terzo set ha faticato non poco contro gli attacchi tatticamente molto intelligenti di Fognini e che lo costringevano a giocare in difesa e, non di rado, a ricorrere al back di rovescio per placare le rotazioni in top del ligure.
L’unica cosa che forse Fognini avrebbe dovuto fare una volta trovatosi 4-3 al tie-break quando Federer serviva, era chiamare il challenge sulla prima di servizio dell’elvetico che era stata giudicata buona da Pascal Maria ma in realtà era fuori. Se Federer avesse servito una seconda sul 4-3 per Fognini, probabilmente sarebbe stata un’altra partita.
Fognini, al punto successivo, ha mancato un passante di dritto per una questione di millimetri e si è appellato all’ultimo falco disponibile, perdendo il punto e consentendo a Federer di andare 4-4, strappare nuovamente il servizio al ligure e passare al comando 5-4 per poi avere due servizi a favore e chiudere la partita.
Capitan Corrado Barazzutti ha affermato ai microfoni che Fognini, seppur a tratti, ha giocato anche meglio di Federer ma alla fine non è riuscito a prevalere di fronte all’esperienza e alla classe dello svizzero.
Risultato finale a parte, il cammino dei nostri in tutta la Coppa Davis è stato meraviglioso, un’avventura ricca di emozioni e che ha visto Fognini imporsi contro Andy Murray in un match storico tanto per il ligure, quanto per la sua panchina. Inoltre sono da elogiare i progressi compiuti da Simone Bolelli, un ragazzo che, nonostante gli infiniti ostacoli fronteggiati e superati in carriera come ha sottolineato peraltro il suo coach Umberto Rianna, ha dimostrato di metterci il cuore e di voler tenere testa a un campione come Roger Federer.

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Semifinale di Coppa Davis 2014: Fognini e Bolelli accorciano le distanze nel doppio contro Wawrinka e Chiudinelli

Fognini e Bolelli vincono 7-5, 3-6, 5-7, 6-3, 6-2 contro Wawrinka e Chiudinelli, risultato che scuote l’umore della Nazionale italiana

La seconda giornata della semifinale di Coppa Davis si è aperta nel migliore dei modi per l’Italia di capitan Corrado Barazzutti. Fabio Fognini e Simone Bolelli hanno portato a casa il match di doppio con gli artigli e con il cuore contro la coppia elvetica formata da Stanislas Wawrinka e Marco Chiudinelli. Partita lunghissima, durata oltre le tre ore e mezza di gioco, ha visto affermarsi la coppia azzurra al termine di un incontro in cui gli svizzeri sembravano aver preso il sopravvento dopo essersi portati sul punteggio di 2 a 1.
Bolelli e Fognini sono partiti molto bene nel primo set non fornendo ai propri avversari chance di break; nel secondo e nel terzo parziale la Svizzera ha avuto la meglio per diverse ragioni: in primis grazie al rendimento eccellente di Stanislas Wawrinka al servizio che come sempre gli regala tantissimi punti soprattutto ogniqualvolta adotti soluzioni centrali da destra all’altezza della T del servizio, delle autentiche sassate imprendibili per l’avversario; Chiudinelli è salito in cattedra mettendo a segno tanti vincenti nei game di risposta e coprendo in modo egregio il campo nei game di battuta ogni volta che Wawrinka si trovava a rete per lo schema I-Formation; Bolelli è leggermente calato nel rendimento, complice di una maggiore discontinuità e Fognini ha sempre fatto una fatica enorme nel tenere i propri turni di battuta e nel confermare il vantaggio.
Mentre i turni di servizio di Wawrinka, Chiudinelli e Bolelli scorrevano più rapidamente, quelli di Fognini erano sempre piuttosto lenti e tirati, un po’ perchè il ligure si vedeva costretto il più delle volte a ricorrere alla seconda di servizio dal momento che la prima proprio non ne voleva sapere di entrare e un po’ perchè alternava fasi di riuscita ad errori che per un giocatore del suo livello sono abbastanza elementari: dritti affossati in rete da metà campo, volèe sbagliate a campo vuoto e doppi falli hanno compromesso a più riprese il gioco di Fabio, non consentedogli di trovare la giusta continuità. Come ha correttamente evidenziato al termine della partita ai microfoni di Supertennis il suo compagno di doppio, Simone Bolelli, il match ha vissuto fasi alterne in cui si andava a segno con i colpi ma si sbagliava anche tanto.
Bolelli, al contrario di un Fognini che, ultimamente, non si trova nella sua miglior condizione di forma, è stato molto solido sin dall’inizio della gara, ha giocato molto bene sia al servizio, trovando prime palle consistenti, sia in fase di risposta, giocando dritti, rovesci e voleè vincenti. E’ stato tra i due colui che ha condotto la coppia alla gestione e alla vittoria dei punti nei momenti cruciali e colui che ha dato una scossa positiva all’Italia di Barazzutti, se non altro per un rendimento impeccabile al servizio.
L’importante, aldilà dei singoli aspetti tecnici rivedibili da parte di Fognini e lodevoli da parte di Bolelli, è l’aver conquistato il punto del 2 a 1 che, non solo va ad accorciare e dimezzare le distanze in termini di punteggio, ma può inoltre lanciare un segnale di allerta alla formazione di Severin Luthi che si vede costretto, vista la situazione, a puntare tutto su Federer onde evitare che l’Italia pareggi e a quel punto, diventi la possibile favorita per un posto in finale. Era fondamentale vincere il doppio, senz’altro per dare un’iniezione di fiducia alla panchina azzurra.

Federico Bazan © produzione riservata

Semifinale di Coppa Davis 2014: Fabio Fognini dominato da un brillante Stanislas Wawrinka

 Stretta di mano tra Stan Wawrinka e Fabio Fognini prima dell’inizio della gara di Davis Cup

Il secondo incontro in programma al Palexpo di Ginevra ha dato atto alla contesa tra il numero 4 del mondo Stanislas Wawrinka, a caccia del secondo punto giornaliero dopo il trionfo di Roger Federer su Simone Bolelli, e il nostro Fabio Fognini. Il match è volato via in poco più di un’ora e mezzo di gioco in favore di un Wawrinka molto convincente sin da inizio gara: tanti ace messi a referto dallo svizzero e rovesci lungolinea devastanti hanno completamente messo fuori causa il tennista di Arma di Taggia.
Continua la striscia negativa di risultati per Fognini e pare non attenuarsi, per il momento. Percentuale bassissima di prime palle di servizio e seconde piuttosto lente ed attaccabili hanno confermato una prestazione sotto tono da parte del ligure.
Wawrinka ha sempre preso in mano l’iniziativa dello scambio concedendo le briciole a un Fognini che ha riscontrato, peraltro, diversi problemi nel trovare la giusta profondità con il dritto. La partita è stata facilmente vinta dalla Svizzera con lo score finale di 6-2, 6-3, 6-2 grazie ad un Wawrinka che ha disputato una prova  da autentico numero 4 del mondo e che ha regalato alla sua squadra il punto del 2 a 0.

              Lo svizzero domina Fognini 6-2, 6-3, 6-2

Fognini, oltre ai problemi tecnici dimostrati al servizio e con il dritto, ha riscontrato notevolidifficoltà nella gestione degli scambi su una superficie veloce e dal rimbalzo piuttosto alto come quella del centrale del Palexpo di Ginevra, come ha giustamente evidenziato ai microfoni di Supertennis Corrado Barazzutti. Il capitano della formazione azzurra ha precisato che il cemento, contrariamente alla terra battuta, non è una superficie che si adatta bene al gioco di Fabio e che la sconfitta era pronosticabile contro uno dei giocatori attualmente più forti del circuito come Stanislas Wawrinka.
A questo punto, eccetto miracolo sportivo da parte dell’Italia che comporterebbe una vittoria in doppio, un ipotetico successo di Bolelli su Wawrinka e una disfatta più unica che rara di Federer contro Fognini, la formazione di Severin Lüthi si è aggiudicata un posto in finale e attenderebbe dunque la vincente tra Francia e Repubblica Ceca.

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