Archivi categoria: Peculiarità dei tennisti

L’ascesa di Simona Halep

                          Trofeo di Sofia conquistato da Simona Halep nel 2013

Sino alla passata stagione, poco prima della grande ascesa, quasi nessuno era a conoscenza di Simona Halep, giocatrice rumena classe 1991, fin quando la tennista di Costanza sfoggiò tutto il suo talento iniziando a collezionare vittorie partita dopo partita, torneo dopo torneo e cominciando pian piano una scalata considerevole del ranking WTA che l’ha vista di fatto affermarsi progressivamente nelle competizioni e che la vede attualmente stabile al secondo posto della classifica mondiale.
La Halep, nel Master di Roma del 2013, riuscì ad imporsi in sei incontri consecutivi eliminando, partendo peraltro dal girone di qualificazione, Alice Balducci, Daniela Hantuchova, Svetlana Kuznetsova, Agnieska Radwanska, la nostra Roberta Vinci e Jelena Jankovic prima di perdere in due set dalla vincitrice del torneo, ovvero Serena Williams; torneo nel quale la giocatrice di Costanza, da numero 64, battè ben due top 10 come la Radwanska e la Jankovic e due ex top 10, vale a dire la Hantuchova e la Kuznetsova.

                      La rumena in azione agli Internazionali Bnl di Roma

La rumena ha fatto faville tanto nel 2013 conquistando 6 titoli a livello WTA, ovvero Norimberga, S’Hertogenbosch, Budapest, New Haven, Mosca e Sofia, tanto nel 2014 aggiungendo al suo bottino di trofei Doha e Bucarest. In seguito a queste brillanti vittorie, la Halep ha dimostrato di sapersi adattare molto bene su tutte le superfici: per lei 4 tornei archiaviti sul cemento, 1 sull’ erba e 3 sulla terra battuta.
Non è un caso che il tipo di tennis della Halep sia piuttosto versatile e compatibile con tutti i campi. La rumena, infatti, è dotata di un gioco aggressivo che le permette di lavorare molto bene ai fianchi le proprie avversarie prima di colpirle a suon di accelerazioni lungolinea. Il suo colpo migliore è il rovescio, con il quale trova grande profondità di palla e con cui riesce a variare maggiormente gli angoli. Il dritto è un colpo piuttosto lavorato e che le fornisce i maggiori frutti specialmente nei cambi in lungolinea. Non ha nel servizio la sua arma migliore. Anche per via della stazza, la si vede piuttosto raramente scagliare ace ma, qualora la assista la prima palla di servizio, non riscontra grandi patemi nella costruzione dei punti.
La Halep è progredita molto negli anni tirando fuori dal cilindro capacità notevoli, tanto sotto il profilo tecnico quanto sotto quello caratteriale. Se dal 2010, anno di esordio nel circuito WTA, fino al 2012 la rumena ha sempre fatto molta fatica nel superare i primi turni di un torneo, dal 2013 ad oggi la Halep risulta una delle giocatrici più pericolose ed ostiche del circuito insieme alle big del tennis contemporaneo come Serena Williams, Maria Sharapova e Li Na.
Quest’anno ha raggiunto, per la sua prima volta in carriera, la finale di un torneo del Grande Slam, ovvero il Roland Garros perdendo, in tre parziali molto tirati, dalla russa Maria Sharapova che le ha sottratto il titolo per 6-4, 6-7- 6-4.
Considerata la giovane età, per la Halep è solo l’inizio di una lunga carriera… e che inizio!

Federico Bazan © produzione riservata

La bellezza estetica del gioco di Carla Suarez Navarro

                                    Rovescio della Navarro: eastern grip

Carla Suarez Navarro, tennista iberica classe ’88, può essere considerata una rarità in quanto è una delle pochissime giocatrici appartenenti al circuito WTA che esegue il rovescio classico ad una mano, colpo sempre più in disuso nel panorama del tennis moderno e specialmente nel circuito femminile.
Pur essendo piuttosto bassa e non avendo un fisico imponente (162 cm x 60 kg circa), la Suarez Navarro riesce a servire prime palle consistenti e a giocare traccianti incrociati e lungolinea di rovescio molto incisivi che la agevolano nell’attaccare la profondità e nel trovare il vincente. Il dritto della spagnola è carico di spin ed è meno penetrante del rovescio ma è un colpo comunque efficace poichè permette alla Navarro di giocarlo anche a sventaglio qualora si trovi a comandare lo scambio.
La bellezza estetica del suo tennis risiede nel rovescio, colpo naturale e pulito nell’esecuzione e tecnicamente molto solido; la spagnola è capace di giocarlo profondo sulla diagonale, corto ad uscire (il cosiddetto “cross stretto”) e non disdegna di cambi di direzione in lungo linea.
Lateralmente si muove molto bene ed, infatti, lei stessa definisce gli spostamenti laterali e i recuperi suoi punti di forza. Non è un caso che la tennista iberica si esprima bene anche in fase difensiva ricorrendo spesso al back con il rovescio o a recuperi in top spin.
Come tutte le giocatrici e i giocatori spagnoli, predilige la terra battuta, superficie dove s’impone con più facilità e l’unica sulla quale ha vinto, per il momento, un solo titolo WTA in carriera ovvero il torneo International di Oeiras nel quale battè in tre set la russa Svetlana Kuznetsova.
Attualmente vanta una classifica considerevole (num. 15 del ranking WTA) malgrado abbia vinto un solo torneo; questo perchè ha un bilancio di vittorie positivo che corrisponde circa al 60% e poichè conserva tanti successi sul rosso negli scontri diretti con le sue avversarie.

Federico Bazan © produzione riservata

I pregi tecnici e i limiti di Camila Giorgi

                                                                   Dritto della Giorgi – Semi western grip

Camila Giorgi, tennista marchigiana classe ’91, è dotata di un tennis istintivo ed aggressivo, caratteristiche che le consentono di far uscire dal piatto corde palle tese e penetranti. Camila è capace di chiudere un punto tirando subito il vincente, il che tuttavia non esclude che la Giorgi sia sfavorita sugli scambi prolungati; la marchigiana, infatti, non rinuncia mai a fare braccio di ferro con le proprie avversarie pur di portare a casa il punto.
Ha un tipo di gioco che si adatta specialmente alle superfici rapide essendo molto veloce e prevalentemente piatto sebbene non disdegni la terra battuta.

                                       Rovescio della Giorgi – Presa bimane

Tecnicamente il tennis di Camila è monotematico e conosce pochissime se non inesistenti variazioni: servizio, dritto e rovescio sono giocati sempre allo stesso modo e forse è proprio questa la sua grande forza. Quando arriva nel suo territorio una palla morbida, senza peso o in top spin, ci si appoggia meravigliosamente lasciando partire dalle corde traiettorie imprendibili per le sue colleghe del circuito.
Se da un lato Camila è in grado di giocare ad altissima intensità su tutte le palle, che siano in top, piatte, in back o corte, dall’altro soffre molto la percentuale di errore che aumenta in proporzione alla foga e alla voglia di attaccare.
Il suo grande limite è la difesa; Camila, qualora sia chiamata a remare da fondo campo, fa non poca fatica a trovare i giusti colpi in quanto il suo gioco è basato essenzialmente sulla spinta a tutto braccio che le fa trascurare completamente altri tipi di soluzione come il back o una palla un po’ più carica di spin volta a variare il ritmo durante il palleggio.
Mentalmente la Giorgi è dotata di una spiccata forza di volontà oltre che di un’ottima prestanza atletica, pregi che le hanno regalato vittorie importanti contro giocatrici del calibro di Maria Sharapova e Victoria Azarenka ma al tempo stesso sconfitte del tutto inaspettate contro tenniste non irresistibili a causa di una foga di vincere i match fuori dall’ordinario. Per quel che concerne i risultati, per il momento Camila ha raggiunto una sola finale nel circuito Wta nel torneo polacco di Katowice perdendo in rimonta dalla transalpina Alizé Cornet.
Nonostante i risultati tennistici debbano ancora farsi vedere, questa ragazza ha tutti i requisiti per imporsi in tornei su superfici a lei consone come il cemento o l’erba sulle quali si trova particolarmente a suo agio e perchè no, raggiungere l’ultimo atto di un torneo del grande Slam…

Federico Bazan © produzione riservata

I punti di forza e i limiti tecnici di John Isner

                        Il servizio, un’arma devastante del gioco di Isner

John Isner, tennista americano classe ’85, con i suoi 206 cm di altezza, è il secondo giocatore più alto della storia del tennis, preceduto solo dal croato Ivo Karlovic che raggiunge la vetta di 2 metri e 0,8 cm.
Isner, quando era piccolo, giocava sia a basket che a tennis ed era indeciso se diventare un cestista o un tennista. Optò per la seconda strada, in quanto ottenne maggiori successi sebbene resti comunque un grande appassionato della pallacanestro e dell’NBA, in particolare.
L’ascesa tennistica del gigante di Greensboro avvenne nel 2007, anno in cui Isner esordì nel circuito Atp e sfiorò il suo primo titolo, sottrattogli dal connazionale Andy Roddick nella finale del torneo Atp 500 di Washington D.C. vinta dall’ex campione americano per 6-4 7-6.
John Isner è un giocatore che si esprime al meglio sul veloce, specialmente su cemento indoor e outdoor, superfici adatte al suo tipo di gioco. L’americano è dotato di un servizio devastante, di una prima palla che non di rado raggiunge e supera i 220 km/h e di una seconda non molto più tenera rispetto alla prima. Lo statunitense ha un tennis che dipende molto dal rendimento al servizio perchè grazie alla velocità impressa alla palla, bombarda i giocatori a suon di ace o di prime palle difficilmente gestibili in risposta dagli avversari.

                                      Dritto di Isner – Western grip

Isner, oltre al servizio che è la chiave di volta del suo tennis, è dotato di un dritto molto potente e profondo con il quale spesso cerca e trova il vincente. Se da un lato, l’altezza e l’abbondante mole rappresentano due fattori positivi che aiutano l’americano a servire delle prime equivalenti praticamente a dei proiettili per la rapidità di esecuzione e per la velocità di palla, dall’altro, tuttavia, contribuiscono a peggiorare e a limitare fortemente gli spostamenti laterali e gli scatti brevi verso la rete.
Isner, qualora non sia in grado di comandare lo scambio, è sistematicamente svantaggiato perchè non è un giocatore abituato a giocare in difesa e perchè si muove in modo piuttosto macchinoso per via della stazza. Un altro limite dell’americano è il rovescio, un colpo piuttosto attaccabile e non efficace quanto il dritto. Isner utilizza il rovescio per palleggiare da fondo campo e mai per cercare il vincente.
Il suo miglior piazzamento nella classifica Atp è stata la nona posizione raggiunta nel 2012, anno in cui Isner divenne un top ten. Attualmente è comunque saldo all’undicesimo posto della race nonostante il 2014 si confermi per ora una stagione non particolarmente positiva in termini di risultati in quanto il tennista di Greensboro ha giocato molti tornei uscendo di scena ai primi turni, eccezion fatta per il mese di gennaio nel quale Isner vinse il torneo Atp 250 di Auckland. Per quel che concerne i risultati, l’americano vanta 8 titoli Atp 250 in attivo tra cui 5 conquistati su cemento, 2 su erba e 1 su terra rossa, a dimostrazione che Isner è un giocatore maggiormente temibile per i suoi colleghi del circuito sulle superfici rapide.

Federico Bazan © produzione riservata

I vantaggi e i pregi tecnici di Tommy Robredo

                                 Dritto di Robredo – Western grip

Tommy Robredo, tennista iberico classe ’82, può essere considerato un veterano del circuito Atp. Debuttò nel 1998, anno nel quale esordirono peraltro quelli che poi sarebbero diventati e sono tutt’ora alcuni tra i più grandi giocatori del tennis contemporaneo ovvero Roger Federer, Lleyton Hewitt, Juan Carlos Ferrero e i gemelli Bryan. Nel ’98, a soli sedici anni, Robredo si fece notare giocando e vincendo tornei challenger e due Orange Bowl under 16.
Nel 2001 ottenne il suo primo trofeo nel torneo Atp 250 di Sopot in un derby spagnolo contro Albert Portas, vinto per 1-6 7-5 7-6. Robredo sin da giovanissimo ha sempre dimostrato una grande personalità, resa evidente da una notevole solidità da fondo campo e soprattutto dalla voglia di ribattere ogni palla, specialmente sulla terra battuta dove lo spagnolo si trova molto a suo agio ed esprime il suo miglior tennis. Non è un caso che Robredo, su 12 tornei vinti, ne abbia archiviati 11 sul rosso e solamente 1 su cemento indoor.

                    Rovescio di Robredo – Eastern grip

Tecnicamente, è catalogabile nella lista dei giocatori spagnoli, non solo naturalmente per la nazionalità ma anche per il tipo di gioco “spagnoleggiante”; il suo tennis infatti, parimenti a quello di giocatori come Nadal, Ferrer, Granollers e Andujar, è basato principalmente su scambi prolungati da fondo campo con colpi carichi di spin, poche se non inesistenti sono le variazioni con il back e i colpi di fino e le prime palle di servizio risultano molto consistenti, non sempre dirette a cercare l’ace bensì finalizzate al palleggio da fondo campo. Il dritto è eseguito con una western grip mentre il rovescio ad una mano ha una presa più chiusa che equivale ad una eastern. Nonostante la differenza di impugnatura, le traiettorie di palla prodotte da Robredo sono abbastanza simili con entrambi i fondamentali sebbene con il dritto risulti più incisivo.
Il dritto è il colpo che fa la differenza nel gioco dell’iberico perchè, oltre a dargli tanti vincenti, è quello con il quale costruisce e comanda gli scambi. Robredo evita di ricorrere al rovescio ad una mano pur essendo un colpo ben eseguito e sfrutta molto il dritto a sventaglio, tattica di gioco spesso premiata per la profondità che lo spagnolo riesce a trovare e per la velocità che imprime alla palla ma talvolta limitata per lo spazio sguarnito alla sua destra che lo vede costretto a recuperare in difesa o, nel peggiore dei casi, a subire un vincente lungo linea da parte dell’avversario. Come la stragrande maggioranza dei giocatori spagnoli, Robredo non predilige il gioco a rete e di fatto non lo si vede quasi mai in quella zona di campo durante un match se non in casi eccezionali in cui debba chiudere il punto al volo o sia chiamato a rete dal proprio avversario.
Le chiavi di volta del gioco di Tommy Robredo sono la solidità, la regolarità e la costanza, tre elementi fondamentali che gli hanno permesso di vincere partite molto lottate tra cui, da menzionare, quella contro il connazionale Nicolas Almagro nel quarto turno del Roland Garros dell’anno scorso, match in cui Almagro era avanti 7-6 6-3 4-2 e servizio, poi fu rimontato e sconfitto dal tennista di Hostalric con lo score finale di 7-6, 6-3, 4-6, 4-6, 4-6. A fine match, ci furono le lacrime di commozione di Robredo, lacrime di chi ci mise la faccia e il cuore per vincere quella partita.
Il suo best ranking risale al 2006 quando ha raggiunto il quinto posto della race.

Federico Bazan © produzione riservata

I vantaggi e i pregi tecnici di Philipp Kohlschreiber

Philipp Kohlschreiber, tennista tedesco classe ’83, benchè non sia un giocatore particolarmente robusto ed imponente (1.78 cm x 70 kg), è dotato di una grande spinta sulla palla e di un braccio molto veloce, aspetti che gli consentono di far uscire dalle corde accelerazioni impressionanti con il rovescio ad una mano, giocato prevalentemente in top spin ma anche con traiettoria piatta e a fil di rete. Il suo rovescio, oltre ad avere un notevole impatto sulla palla, è spesso giocato in anticipo; ciò permette a Kohlschreiber di togliere il tempo all’avversario e tirare vincenti incrociati e lungo linea.

                            Dritto di Kohlschreiber – Western grip

Il dritto, al contrario del rovescio la cui impugnatura è una eastern, è un colpo eseguito con una presa più aperta (una western grip) della quale il tedesco usufruisce per giocare colpi arrotati sulla diagonale del dritto e dei cross stretti che spediscono fuori campo l’avversario ed offrono la possibilità al bavarese di venire a rete a prendersi il punto.
Kohlschreiber, nonostante un fisico longilineo ed esiguo, è in grado di tirare fuori dal cilindro passanti fulminanti di rovescio che viaggiano ad una velocità pazzesca anche quando si trova 2 o 3 metri distante dalla linea di fondo campo. I suoi passanti ricordano per esecuzione ed impatto sulla palla, quelli di altri giocatori dotati di un rovescio ad una mano come Gasquet, Almagro e Dimitrov i quali eseguono colpi a tutto braccio ed esteticamente molto eleganti.

                             Rovescio di Kohlschreiber – Eastern grip

La battuta, infine, è un fondamentale molto lavorato da parte del tedesco che esegue una prima di servizio più veloce e leggermente con effetto slice e una seconda più lenta ma molto carica di spin. La seconda di servizio in kick di Kohlschreiber risulta notevolmente efficace sulla terra battuta in quanto il rimbalzo della pallina è molto alto e l’avversario è costretto a rispondere fuori dal campo. A quel punto il tedesco può costruirsi il gioco entrando con i piedi dentro al campo ed affondando con il dritto ed il rovescio o, in alternativa, optando per un serve and volley.
Kohlschreiber, malgrado lo spiccato talento e delle caratteristiche tecniche temibili per altri giocatori, non ha mai ottenuto risultati particolarmente importanti fino ad ora se non quattro tornei Atp 250 in singolare di cui uno vinto peraltro a causa del ritiro del connazionale Philipp Petzschner che si infortunò nella finale del torneo bavarese di Halle, datato 2011. Il tennista di Augsburg ha raggiunto, come miglior piazzamento nella race in carriera, la sedicesima posizione ed è attualmente numero 29 del mondo.

Federico Bazan © produzione riservata

I vantaggi e i pregi tecnici di Maria Sharapova

                                Il rovescio in corsa della Sharapova

Il gioco di Maria Sharapova è costituito da quattro fondamentali: servizio, dritto, rovescio e schiaffo al volo. Seppur basato sempre e solo su questi colpi, il tennis di Maria Sharapova racchiude delle strategie tecnico-tattiche molto complesse nel loro insieme. Uno dei vantaggi della siberiana è senz’altro dato dall’altezza (1.88 cm) che le consente di piazzare colpi profondi agli angoli del campo, spesso imprendibili per le avversarie. Altri vantaggi sono la fluidità negli spostamenti laterali che le permettono di recuperare e di giocare bene sia in fase difensiva sia in quella offensiva e l’eccellente impatto sulla palla che determina traiettorie di palla tese e veloci.
Per quanto riguarda i pregi, la Sharapova ha la grande capacità di spingere la palla con il rovescio a velocità pazzesca anche in situazioni difensive, ogniqualvolta è lontana da essa o anche quando le braccia sono molto distanti dal corpo (vedi foto a destra). Nella stragrande maggioranza dei casi, per quanto concerne i giocatori e le giocatrici che hanno il rovescio bimane, più si è distanti con le braccia dal corpo e più il colpo prodotto sarà debole, inefficace ed attaccabile dal proprio avversario.

     Trionfo della siberiana agli Internazionali Bnl d’Italia (2012)

Maria Sharapova sfata questo mito e non è un caso che lasci partire dalle corde accelerazioni devastanti in corsa riuscendo, non di rado, a ribaltare l’inerzia degli scambi.
Il dritto è, parimenti al rovescio, un colpo molto efficace: penetrante, con molta spinta e poca rotazione. La russa, grazie alla potenza e alla precisione del proprio dritto, è in grado di costruirsi al meglio i punti e di trarre i migliori benefici nei momenti chiave dei match. Oggi, nella semifinale del Wta 1000 di Miami contro Serena Williams, la siberiana si è trovata molteplici volte sotto il punteggio di 15-40 in 2 o 3 game e, malgrado ciò, è riuscita a vincerli grazie a notevoli progressioni con il dritto.
Il servizio non è certamente il marchio di fabbrica della russa sebbene il taglio slice prodotto dalla battuta si riveli spesso una mossa vincente per aprirsi il campo e per cercare di comandare lo scambio.
Maria Sharapova è una campionessa a 360 gradi, una giocatrice che combatte con il cuore e con i nervi, una ragazza, e non una qualunque, che sa quello che vuole e che sul campo si comporta di conseguenza. I 29 titoli ottenuti in carriera (inclusi Wimbledon 2004, Us Open 2006 e Australian Open 2008) ne sono l’autentica dimostrazione.

                                                                                                                                                                                                    Federico Bazan © produzione riservata

La simpatia e la comicità di Novak Djokovic

                                                                               Nole imita la Sharapova

Novak Djokovic è celebre per essere uno dei giocatori più divertenti del circuito grazie alle imitazioni di Nadal e della Sharapova; è un ragazzo simpatico, solare e sempre amichevole con tutti, tennisti, giornalisti e supporters. Sa come stupire il pubblico e soprattutto come intrattenerlo. Durante alcune esibizioni in giro per il mondo non ha mai rinunciato ad imitare i modi di fare della Sharapova, i tic nervosi di Nadal e si è sempre messo alla prova in alcuni balli come il Gangnam Style davanti ai propri fans. Ogni volta che si esibisce in modo scherzoso sul campo riproducendo i vizi e le routine dei giocatori, il pubblico si esalta e risponde a gran voce attraverso urla e risate.
Parla inglese alla perfezione ma anche molto bene l’italiano; Fiorello, per questo, ha invitato il tennista serbo a partecipare alla prima puntata dello show serale “Il più grande spettacolo dopo il weekend” condotto dal comico di Catania nel 2011 affinchè Nole potesse mostrare tutte le sue qualità in veste di imitatore e di intrattenitore.

Djokovic ha affermato di amare l’Italia e Roma in particolare, non solo per i titoli vinti nelle edizioni del 2008 e del 2011 degli Internazionali Bnl d’Italia che gli hanno regalato grandi soddisfazioni, ma anche per la fede calcistica legata all’AC Milan. Djokovic è stato svariate volte in Italia ed è grazie ai suoi soggiorni e alla grande voglia di imparare che attualmente è in grado di parlare un italiano corrente. Inoltre il serbo ha rilasciato belle parole in un’intervista nei confronti del Milan quando ha fatto visita alla formazione rossonera di Allegri a Milanello; così ha detto: << Mio padre tifava Milan e la passione è nata così >>. Qui in Italia Djokovic è conosciuto come uno dei migliori tennisti e come showman allo stesso modo del centometrista jamaicano Usain Bolt, anch’egli numero 1 per i risultati e per una simpatia fuori dall’ordinario di fronte agli spettatori ed alle telecamere.

Federico Bazan © produzione riservata

Elogio a Marat Safin

Genio e sregolatezza, simpatia e semplicità, classe e versatilità… in una parola sola: Marat Safin.
Probabilmente non uno di quelli che ha scritto la storia del tennis come i vari Mcenroe, Borg, Becker, Lendl ai più recenti Sampras ed Agassi ma indubbiamente uno da ricordare. Marat era un ragazzo dalle mille risorse sia sul campo, sia davanti al pubblico: solare, giocherellone e sempre con la battuta pronta, ci teneva molto a fare bella figura e ci riusciva spesso sebbene qualche volta il nervosismo lo inducesse a disintegrare le racchette e, a dirla tutta, in 13 anni di carriera ne ha rotte abbastanza…
Soprannominato dai fans “Safinator”, chissà se per le donne che si portava appresso in tribuna e che frequentava intimamente (le cosiddette “Safinettes”, splendide ragazze vestite accuratamente e sedute in prima fila ad ammirare il moscovita) o per il gioco di potenza, Safin era un tennista completo: servizio veloce, rovescio devastante e raro ma discreto gioco di volo; sapeva fare un pò tutto specialmente sul cemento, superficie a lui più congeniale. Il suo gioco era basato sull’esplosività e sui colpi potenti da fondo campo, caratteristiche che lo rendevano un avversario davvero ostico per i regolaristi come Hewitt, Djokovic, Youzhny, Gasquet ecc. Marat, nonostante il grande talento, non ha mai dato l’impressione di essere il migliore sul campo; uno dei suoi problemi maggiori era la sfida contro se stesso. Urla, racchette in frantumi, palline prese a calci e spedite in tribuna e reclami contro gli arbitri erano atteggiamenti che evidenziavano l’immaturità e il difficile controllo emotivo del russo.

          L’esuberanza del tennista russo

In tanti pensavano che, dopo aver battuto giocatori come Sampras, Agassi, Hewitt e un giovanissimo Djokovic, Safin sarebbe stato per anni numero 1 al mondo. In realtà, le previsioni comuni si rivelarono troppo avventate e Safin difatti dimostrò di non poter competere contro Nadal con il quale perse 2 volte su 2 e Federer contro cui cedette 11 volte su ben 13 scontri diretti, ad eccezione di un quarto di finale a Mosca nel lontano 2002 e della semifinale degli Australian Open nel 2005 in cui il russo giocò un tennis sublime annullando un match point allo svizzero e superandolo 9-7 al quinto; exploit che poi non si sarebbe mai più ripetuto nella carriera di Safin…
Le caratteristiche positive del carattere di Marat si riscontravano più fuori dal campo che dentro. Era un ragazzo semplice, sorridente, non uno di quelli che a fine carriera si è lasciato andare ad un fiume di lacrime come tanti altri bensì uno dei pochi in grado di gestire al meglio le proprie emozioni e di lasciar trasparire fino all’ultimo giorno da professionista positività e carisma. Infatti Safin affermò con serenità e senza alcun rimpianto nel suo ultimo match giocato che tutti i ricordi vissuti sul campo andavano messi in una scatola e che il tennis è stata la chiave della propria gioventù, capace di aprirgli le porte e di spianargli la strada per una nuova vita da affrontare. Ha ringraziato tutti per l’ultima volta, organizzatori, arbitri, raccattapalle e pubblico, ha salutato i colleghi ed amici tennisti venuti a trovarlo per celebrare gli ultimi momenti sul campo e ha voltato pagina senza dare, almeno a parole, troppo peso ad un passato ricco di gioie e di trionfi.

L’addio di Marat Safin al tennis

Era apprezzato da tutti perchè ogni tanto si concedeva in campo momenti scherzosi e che richiamavano l’attenzione del pubblico; sapeva come stupirlo: sia con bordate di rovescio e dunque grazie al talento cristallino, sia con scenette comiche nonchè con la simpatia. Da menzionare, fra queste, quella con la tennista Elena Dementieva la quale, durante un’esibizione in ricordo dei terremotati, si assentò per un attimo dal campo insieme al russo; Marat, per scherzo, si calò i pantaloncini e se li rialzò davanti agli spettatori, con a fianco a sè la giocatrice moscovita. Il pubblico rispose con una risata a crepapelle. Altri momenti da ricordare sono l’occhio di falco sul servizio di Federer. La palla era dentro di metri e Safin chiamò il challenge facendo l’occhiolino al giudice di sedia. Federer, sempre serissimo in campo, reagì sorridendo e gli spettatori replicarono a loro volta. E come non dimenticare, poi, l’intervista di Mariano Zabaleta che chiese al russo cosa avrebbe fatto dopo il tennis e che opinione aveva di sua sorella Dinara Safina. Lui rispose scherzosamente che avrebbe venduto volentieri tutte le macchine (quelle vinte nei vari tornei) e che era molto contento dei risultati della sorella: << La mujer tiene que trabajar y lo està haciendo muy bien >> (tradotto: la donna deve lavorare e lo sta facendo molto bene).
Tutti i tifosi di Safin erano divertiti e colpiti dalla simpatia, dall’ironia e dalla positività caratteriale che egli dimostrava con ogni persona, tennisti e non.
Era davvero un ragazzo d’oro, quel simpaticone e mattacchione di Marat.

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Sara Errani e Roberta Vinci: un’accoppiata vincente

                                Il valore dell’amicizia nello sport

Le nostre tenniste azzurre Sara Errani e Roberta Vinci formano attualmente la coppia di doppio più competitiva ed affiatata in circolazione. Stabili alla prima posizione del ranking mondiale, le “Chichis” hanno trionfato nel 2012 e 2013 vincendo Roland Garros, Us Open e Australian Open ed ottenendo ben 16 titoli a livello WTA.
Errani e Vinci, essendo giocatrici tecnicamente molto diverse, si compensano alla grande: Roberta predilige il gioco a rete e più improntato all’attacco avendo un rovescio in back molto insidioso oltre ad un’eccellente sensibilità nel tocco e nelle volèe; Sara è molto solida da fondo campo e ha nella fase difensiva il suo punto di forza.
Nel doppio la compensazione tecnica dei due compagni, l’intesa e l’unione sono la chiave di volta per una buona riuscita ed è quello che le nostre giocatrici hanno in comune. Sara e Roberta si conoscono bene non solo per aver giocato in singolare e in doppio più volte, ma anche per aver vissuto insieme alle altre tenniste italiane e con il coach della Nazionale Corrado Barazzutti, la Fed Cup, il prestigioso campionato che si disputa ogni anno tra le contendenti migliori di tutti i Paesi.

                   Tennis come gioco di squadra

Le due azzurre hanno un rapporto di amicizia che le lega profondamente e questo contribuisce a generare un’accoppiata vincente sul campo. Ogni volta che giocano il doppio si parlano, si danno consigli, si incoraggiano e soprattutto sono consapevoli che senza spirito di squadra non potrebbero vincere.

Sara Errani e Roberta Vinci dimostrano, dunque, che il tennis non è uno sport interamente individuale come erroneamente si tende a pensare, ma grazie ai risultati conseguiti nel doppio e in Fed Cup, ci comunicano che in questo meraviglioso sport le emozioni sono anche quelle che si provano insieme, giocando di squadra.

Federico Bazan © produzione riservata