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- Proprietario e gestore del sito https://ilmondodeltennis.com/ - Scrivo articoli sul tennis in diversi ambiti: recensione del materiale, tecnica, peculiarità dei tennisti, evoluzione del gioco, mentalità, interviste e altro. - Collaboro con la App per i tennisti https://www.joinset.it/

Roberta Vinci, nuova regina di Palermo

                                       Roberta vince gli Internazionali femminili di Palermo

Finale attesissima quella che oggi ha visto opposte una delle coppie più forti al mondo di doppio, vale a dire Sara Errani e Roberta Vinci negli Internazionali Femminili di Palermo. 5 a 2 i precedenti in favore della romagnola.
Partita molto lottata, grande livello di adrenalina e di agonismo tra le due azzurre che hanno dato il massimo per cercare di intrattenere il pubblico attraverso le proprie giocate. Accelerazioni, colpi carichi di spin, rovesci in back, palle corte, lob, volèe stoppate, smash, insomma… un alto livello di gioco, un tennis completo e variegato, un derby tra due lottatrici e anche tra due grandi amiche. Il primo set se lo è aggiudicato la tarantina con il punteggio di 6-3. Ottime risposte da parte di Roberta che ha spesso preso l’iniziativa aggredendo la seconda palla di servizio della romagnola. Sara ha interpretato egregiamente l’andamento del secondo parziale spuntandola per 6-3, agevolata in parte da un calo fisico e mentale di Roberta che non è riuscita ad attaccare e a muovere la propria avversaria. Nel terzo e decisivo set ha prevalso la tarantina che si è imposta a sua volta per 6-3, di fronte ad una Errani fallosa e anche leggermente nervosa. Il match si è concluso dopo più di due ore di gioco con lo score finale di 6-3 3-6 6-3 in favore della giocatrice pugliese.
A fine match la Vinci ha così affermato di fronte al pubblico ed alle telecamere: << sono contenta perché sognavo questo momento da tanto; vivendo qui a Palermo ed allenandomi in questo circolo ci tenevo molto a vincere finalmente il titolo. Sono felice di aver affrontato Sara, che non è solo una grande amica ma è una delle più forti giocatrici sulla terra rossa. Batterla è stata durissima >>. Si è concluso con l’elogio sincero e devoto di Roberta Vinci l’ultimo atto degli Internazionali Femminili di Palermo che hanno regalato al pubblico azzurro una settimana meravigliosa di tennis grazie anche ad un derby Errani-Vinci tanto atteso e alla fine avverato.

Federico Bazan © produzione riservata

Fabio Fognini vince il suo primo torneo a livello Atp

Oggi è un grande giorno per il tennis italiano: Fabio Fognini solleva al cielo il suo primo trofeo in un torneo Atp e conferma di poter competere con i migliori tennisti al mondo, dapprima battendo Tommy Haas in semifinale, in seguito liquidando Philippe Kohlschreiber nell’atto conclusivo del torneo di Stoccarda.

                                    Fogna con la sua nuova Mercedes

E’ stata meravigliosa la settimana trascorsa da Fabio, resa impeccabile da un gioco estremamente solido e concreto che ha fatto gioire gli italiani e ha lasciato di stucco il pubblico tedesco di fronte ai propri beniamini. Quest’oggi la finale si è disputata alle ore 16.00 in una giornata di sole, molto calda sia in termini di atmosfera sia di tifo. Tutto lo stadio sosteneva a gran voce Kohlschreiber ma nonostante ciò Fognini è sempre rimasto proiettato nel match evitando distrazioni e reclami di ogni tipo. Il primo set si è concluso per 7-5 in favore del tennista bavarese. Sul 6-5, Fabio non è riuscito a tenere il proprio turno di battuta a causa di un errore di dritto e dopo aver tentato un serve and volley piuttosto azzardato sul set point per il tedesco. Il secondo set è andato per il verso giusto grazie ad un immediato break ottenuto dal ligure e ad un rendimento costante in tutto il parziale; 6-4 per Fabio.
Si decide tutto al terzo set e Fognini sembra essere in completo possesso delle operazioni sul 4-1. Malgrado un piccolo calo di concentrazione del giocatore azzurro ed un gioco più offensivo di Kohlschreiber che consentono al tedesco di accorciare le distanze ed issarsi sul 4-3, Fognini non si disunisce e tiene il servizio per due volte in maniera autoritaria. Il terzo parziale si conclude con lo score di 6-4 in favore del tennista di Sanremo.
Nel torneo di Stuttgart Fabio ha dimostrato di essere un giocatore tecnicamente superiore e mentalmente maturato. Il ligure ha interpretato in modo straordinario il suo gioco adottando schemi offensivi ove era quasi sempre lui a prendere il comando dello scambio riuscendo a guadagnare spesso la rete. La solidità è un aspetto importantissimo del gioco di Fabio. Con il rovescio difende pur tenendo una discreta profondità di palla; con il dritto, il cui movimento di braccio è molto veloce, attacca e si procura lo spazio vuoto dove poter punire il proprio avversario.
Sotto il profilo psicologico, se prima non di rado si vedeva un Fognini sbuffare e spazientirsi con tanto di urla e racchette a terra, adesso non si assiste a niente di tutto questo. Infatti per tutto l’arco del torneo il ligure ha sempre tenuto i nervi saldi comandando con aggressività e caparbietà tutti gli scambi, dal primo all’ultimo. Il coraggio, la tenacia, la concentrazione e soprattutto un grande cuore sono state le chiavi di volta che hanno reso Fabio vincitore.
A fine match Fognini ha voluto innanzitutto fare gli auguri di buon compleanno alla propria fidanzata, dopodichè passare ai ringraziamenti rivolti al coach, allo staff, agli organizzatori del torneo e ad il pubblico di Stoccarda. In palio per Fognini 75.000 mila euro di montepremi e una Mercedes A 45.

Federico Bazan © produzione riservata

Fabio Fognini superlativo: supera il beniamino di casa Tommy Haas nell’Atp 250 di Stoccarda

         Il tedesco in difficoltà contro il nostro Fabio

Si è svolto quest’oggi il quarto di finale dell’Atp 250 di Stuttgart tra il nostro Fabio Fognini e il padrone di casa Tommy Haas in un match entusiasmante disputato dal tennista ligure. Fabio ha giocato come meglio non avrebbe potuto grazie ad una solidità e ad una concentrazione mai viste prima. Il tennista tedesco si è trovato più volte a ricorrere ai ripari di fronte alle bordate del suo avversario e a dover fare i chilometri per tenere a bada l’impeto del ligure; il nostro azzurro ha quasi sempre preso l’iniziativa comandando in maniera esemplare gli scambi da fondo campo. La concentrazione, la solidità e l’anticipo sulla palla sono state le armi grazie alle quali quest’oggi Fognini ha prevalso con grande autorità ed efficacia nei confronti di Tommy Haas, il quale non sapeva davvero cosa fare se non ricorrere ad un timido back difensivo o ad un gioco basato su recuperi disperati in corsa.
Fabio Fognini ha interpretato l’incontro nel modo migliore riducendo notevolmente gli errori gratuiti ed eliminando totalmente qualsiasi forma di distrazione, problema che in più circostanze della sua carriera lo ha tradito; dall’altro lato della rete, Tommy Haas, oltre ad aver espresso un gioco non irresistibile, ha commesso tanti errori con i fondamentali… errori piuttosto inaspettati da un giocatore esperto e di levatura come il tedesco.

           L’esultanza liberatoria di Fabio Fognini dopo la vittoria contro Tommy Haas

L’incontro ha dato adito a giocate sensazionali del nostro Fabio che si è espresso alla perfezione sia in termini di velocità grazie ad ottime accellerazioni che hanno lasciato di stucco Haas, sia grazie ad un tocco da manuale nei pressi della rete.
Su ogni punto ottenuto dal ligure è interessante sottolineare come il pubblico tedesco rimanesse nel più lungo e tormentato silenzio, un po’ perchè incredulo nel vedere il proprio beniamino così tanto in difficoltà, un po’ perchè non si aspettavano una lezione così severa impartita da Fabio nei confronti del campione bavarese.

Oggi, dunque, è un giorno nel quale probabilmente noi italiani appassionati di tennis dovremmo brindare rendendo omaggio ai progressi e ad i passi da gigante realizzati dal nostro tennista azzurro che è sempre stato lodato per le capacità tecniche ma spesso condannato ingiustamente per i problemi legati al fattore emotivo. Solo alcuni di noi non ha fatto altro che sperare nel momento in cui un giocatore così talentuoso come Fognini desse una risposta di quel che egli vale veramente. Oggi Fabio ha cercato di mandare un messaggio positivo a tutti i tifosi azzurri battendo con lo score finale di 6-2 6-4 Tommy Haas e dimostrando così di ribaltare anche i pronostici apparentemente più scontati.

Federico Bazan © produzione riservata

Finali Wimbledon 7/07/13

Quello di Wimbledon è sembrato più un interminabile film horror che una settimana di tennis…
Quest’anno la prematura uscita di scena dei migliori giocatori al mondo ha suscitato grande scalpore e incredibili sorprese tra gli appassionati di tennis: la sconfitta all’esordio di Rafa Nadal contro Steve Darcis; l’infortunio di Vika Azarenka e l’uscita al primo turno contro Maria João Köhler (numero 191 della classifica Wta); la disfatta della tigre siberiana Maria Sharapova accentuata da alcune cadute sul rettangolo di gioco; l’eliminazione inimmaginabile di Roger Federer al secondo turno; infine l’uscita di scena di Serena Williams agli ottavi.

                       Sogno diventato realtà per la Bartoli

In pochi si aspettavano e auspicavano che una Marion Bartoli potesse arrivare in finale nel torneo più prestigioso della storia del tennis… eppure la tennista francese ha macinato vittorie su vittorie riuscendo ad aggiudicarsi la finale contro la tedesca Sabine Lisicki. L’ultimo atto del torneo inglese si è svolto sabato 6 luglio nel primo pomeriggio. La Bartoli è entrata in campo molto decisa, pochi errori, ottima resa al servizio e gran numero di vincenti. La Lisicki, al contrario, molto tesa, non è riuscita a gestire l’emozione e ha subito l’aggressività di una Bartoli davvero sorprendente. Il primo set si è concluso rapidamente con il punteggio di 6-1 in favore della tennista transalpina. Nel secondo set la Bartoli, ancor più convinta e determinata, ha preso il largo nel punteggio contro una Lisicki sempre più sofferente e, a sprazzi, in lacrime per la tensione. La giovane ventitrenne di Troisdorf, durante il secondo parziale, si è assentata dal campo vistosamente preoccupata ma è rientrata più tardi non appena le lacrime sembravano essere passate. Quando la Bartoli si era portata sul 5-1, la Lisicki ha recuperato una situazione molto delicata riuscendo ad issarsi sul 5-4.

    Lacrime di tensione evolutiva della Lisicki

La fatica e il sacrificio di rientrare in partita non hanno tuttavia pagato il rendimento della tedesca che ha ceduto alla sua avversaria con lo score finale di 6-1 6-4. La Bartoli, incredula a fine partita, ha così alzato al cielo per la prima volta in carriera un trofeo del Grande Slam tra le foto ed i freddi applausi del pubblico londinese.

In campo maschile la finale, stavolta più attesa e sperata dai supporters britannici, è stata quella che ha visto opposti il padrone di casa Andy Murray, numero due del seeding, contro il numero uno del mondo Nole Djokovic. Il giocatore di Dunblane è riuscito ad arrivare per la seconda volta in carriera nella finale di Wimbledon. L’anno prima era stato Roger Federer a trionfare nei confronti dello scozzese; quest’anno però Andy Murray è riuscito ad affermarsi per la prima volta nel torneo di casa, aggiungendo al bottino di vittorie, il secondo titolo in un Grande Slam dopo quello di Flushing Meawdos archiviato nel 2012.
Si direbbe dallo score una partita a senso unico sebbene la durata effettiva del gioco racconti tutt’altro. La partita, svoltasi a Londra in un pomeriggio di splendido sole, si è conclusa dopo circa 3 ore e mezza con il punteggio finale di 6-4 7-5 6-4 in favore di Andy Murray.

E’ stata una finale difficile per Novak Djokovic il quale, pur lottando come un leone per aggiudicarsi la semifinale contro Juan Martin Del Potro durata più di 4 ore e mezza, ha avuto torto nei confronti del tennista di Dunblane. Un Djokovic visibilmente provato ha comunque cercato di dare il massimo provando a comandare gli scambi da fondo campo ma, spesso, incappando nell’errore, merito peraltro di una difesa impeccabile del suo avversario che correva come una lepre da una parte all’altra del campo.
Lo scozzese non dava quasi mai punti di riferimento al serbo grazie ad un gioco di gambe straordinario, di recuperi profondi ed angolati e di prime di servizio consistenti. Djokovic, in parte anche nervoso, ha provato nel terzo set a portarsi in vantaggio. Era sotto 2-0 ma è riuscito con grande autorità a prevalere nei seguenti quattro game di servizio e si è issato sul 4-2. Murray, però, non si è dato per vinto e, superato il serbo per 5-4, ha servito per il match tremando dall’emozione in un game rocambolesco dove sul 40 a 0 si è fatto recuperare e ha rischiato di farsi breakkare sul più bello. Lo scozzese, nonostante la pressione del momento, ha tenuto i nervi saldi sul match point e, dopo aver annullato 2 palle break, è andato ad abbracciare il suo angolo tra le ovazioni del supporters britannici.
Definitela come volete quest’edizione di Wimbledon: strana, inedita, sfortunata, assurda, surrealista… sta di fatto che oggi Andy Murray ha scritto un pezzo di storia sportiva risultando il primo inglese dopo Fred Perry a sollevare a distanza di 77 anni il trofeo del torneo di casa… e che trofeo!

Federico Bazan © produzione riservata

La maledizione dei big nel torneo di Wimbledon 2013

                                          L’infortunio di Vika

Segnali allertanti per i big del tennis che hanno avuto un esordio negativo ed inedito nel prestigioso torneo inglese.
In campo femminile Victoria Azarenka, attuale numero 2 del mondo, ha dato forfait dopo la vittoria al primo turno contro la portoghese Kohler a causa di una caduta violenta sul campo che si è riversata in pieno sul ginocchio della bielorussa. La povera Vika è stata costretta a ritirarsi e a rinunciare così alla grande occasione di potersi portare avanti in un torneo che sarebbe stato probabilmente alla sua portata fino alle semifinali.
Azarenka sventurata, Sharapova irriconoscibile… la russa ha perso al primo turno con il punteggio netto di 6-3 6-4 contro la giovane portoghese Michelle Larcher de Brito, numero 131 del ranking Wta. Masha non ha mai dato l’impressione di entrare in partita commettendo errori banali per una campionessa come lei e subendo il gioco della propria avversaria.

             La disperazione di Nadal di fronte ala grinta di Darcis

In campo maschile Rafa Nadal, per la seconda volta in carriera, cede al primo turno contro un giocatore sulla carta apparentemente abbordabile. L’anno scorso il maiorchino fu estromesso dal tennista ceco Lukáš Rosol dopo un match estremamente lottato con il punteggio di 6-7, 6-4, 6-4, 2-6, 6-4; quest’anno è stata la volta del belga Steve Darcis che si è imposto nei confronti del pluricampione iberico addirittura in tre set. Nonostante l’amaro in bocca per la sconfitta, Nadal non si è abbattuto ne tanto meno meravigliato dichiarando in conferenza stampa che questo è lo sport e che può succedere a chiunque di avere la giornata “no”; ha fatto intuire ai giornalisti che anche lui, pur essendo Principe delle Asturie per capacità e talento nello sport mondiale, può peccare una tantum nei risultati. E’ risaputo, aldilà di questo, che la superficie migliore di Rafa sia la terra battuta e infatti lo spagnolo ha affermato che dopo la vittoria al Roland Garros non era al top delle condizioni avendo giocato tante partite sulla terra; inoltre non ha disputato nessun torneo preparatorio in vista di Wimbledon come il Gerry Weber Open o il Queen’s ed è arrivato a Londra scarico ed impreparato. Solo 5 giorni di allenamento a Londra per Rafa, dopo un anno che non toccava l’erba con le proprie scarpe…

                       Momento buio per The King of Grass

Il malcapitato più inedito in assoluto è stato colui che questo torneo l’ha vinto per 7 volte in carriera e cioè sua maestà Roger Federer. A condannare al secondo turno lo svizzero ci ha pensato l’ucraino Sergiy Stakhovsky, numero 116 del mondo, cha ha trionfato per 6-7 7-6 7-5 7-6 in 3 ore di gioco.
Un risultato davvero inaspettato da parte dell’elvetico che si espresso tutt’altro che bene questa volta ma non dimentichiamoci che anche lui come Rafa, per quanto possa vincere, è un essere umano e può avere i suoi momenti di vulnerabilità.
Sembra esser stata una maledizione collettiva quella che ha punito i migliori tennisti al mondo in questa edizione di Wimbledon, eppure, malgrado gli ostacoli presentatisi, Rafa, Roger, Victoria e Maria hanno rilasciato interviste positive, con un sorriso stavolta amaro e sofferto, ma con una gran voglia di rivalsa e di conquista.

Federico Bazan © produzione riservata

 

Atp 250 Halle: torneo in preparazione all’erba inglese di Wimbledon

                                      Panoramica del Gerry Weber Stadion

Come ogni anno, nella settimana di giugno che viene subito dopo il Roland Garros, si disputa ad Halle, una città della regione settentrionale della Renania, il torneo Atp 250 del Gerry Weber Open che ospita i migliori tennisti sull’erba in vista di Wimbledon. Quest’anno il vero protagonista inaspettato è stato il russo Michail Youzhny che ha dato atto ad un’ottima prova resa da una sfilza di risultati positivi. Il tennista di Mosca ha eliminato in sequenza lo spagnolo Gimeno Traver, il nipponico Kei Nishikori, il tennista di casa Philippe Kohlschreiber e il talento francese Richard Gasquet ma, arrivato in finale, si è dovuto piegare alla tecnica e all’esperienza del pluricampione svizzero Roger Federer, il quale ha combattuto vincendo in rimonta con il punteggio di 6-7 6-3 6-4. La finale ha dato vita ad un bel match perchè il primo set, oltre ad esser stato molto equilibrato, ha dato adito a giocate spettacolari da entrambe le parti. Youzhny e Federer, giocatori con il rovescio ad una mano, hanno mostrato un tennis di vecchio stampo, basato sulla classe e l’eleganza. Il russo ha chiuso il primo parziale interpretando un tipo di gioco concreto, efficace e anche coraggioso grazie a rovesci ben calibrati sia sulla diagonale che in lungolinea e dritti con i quali si costruiva l’attacco e che costringevano l’avversario a rispondere spesso in back spin.
La reazione di Federer è arrivata dopo quando lo svizzero ha comandato l’andamento del secondo e terzo set, merito di una resa al servizio eccellente e di un gioco più offensivo e regolare. La battuta è risultata impeccabile perchè lo slice prodotto consentiva a Federer di aprirsi il campo e di comandare lo scambio. Youzhny non è stato capace di contrastare il dominio e l’esperienza dell’elvetico che, malgrado una forma fisica non eccellente, è riuscito a spuntarla al terzo e decisivo parziale.
La partita è stata molto bella perchè ha regalato un pomeriggio di buon tennis a tutti gli spettatori e ha confermato per la sesta volta in carriera il trionfo del campione svizzero nel torneo di Halle, dopo che questi non alzava un trofeo da un lontano agosto del 2012 in quel di Cincinnati contro Novak Djokovic.
Potrà mai essere questo titolo archiviato dal campione di Basilea un possibile segnale e un’eventuale conferma del migliore Roger che tutti conoscono? Chi lo sa…

Federico Bazan © produzione riservata

Finali Roland Garros 9/06/13

Quest’oggi Rafa Nadal ha ribadito il titolo del Roland Garros superando i miti del tennis moderno Björn Borg, Ivan Lendl e Gustavo Kuerten per numero di trofei ottenuti sulla terra rossa di Parigi. Nella finale attesissima il maiorchino ha sfidato David Ferrer il quale, pur disputando un’ottima prova nella 122esima edizione del torneo parigino, si è dovuto piegare alla forza inaudita del ventisettenne di Manacor. La partita è stata a senso unico: Nadal ha vinto con il punteggio di 6-3 6-2 6-3 in due ore e mezza di gioco. Ferrer, numero 5 del mondo, ha espresso, aldilà del punteggio, un buon tennis ma il Nadal visto oggi, è un giocatore che domina sulla terra battuta con estrema facilità e ha la meglio su qualsiasi avversario abbia davanti a sè. La potenza del maiorchino è inarrestabile perchè è impeccabile sia in fase di attacco che in fase difensiva ed è uno dei pochi, se non l’unico, ad aver la capacità di controbattere con maggiore velocità l’attacco dell’avversario. Nadal è un giocatore in grado di ribaltare l’inerzia dello scambio grazie ad una tenuta fisica e mentale strabilianti. Fisica perchè si muove con rapidità e arriva sempre bene sulla palla; mentale perchè si costruisce il punto con intelligenza tattica, sia che debba attaccare, sia che debba difendere. Oggi Nadal ha scritto la storia e se continua così, ne scriverà altra aggiungendo ancora più volte il suo nome nell’albo dei vincitori del Roland Garros. Non si pone alcun limite perchè non si stanca mai di lottare e non si stanca mai di vincere. In campo femminile è Serena Williams quest’anno ad essere la detentrice del titolo. L’americana ha sconfitto con un doppio 6-4 la russa Maria Sharapova in una partita piuttosto agevole per la campionessa statunitense. Era dal 2002 che Serena non vinceva una prova del grande slam di Parigi e, all’età di 32 anni, ne ha vinta un’altra. Che dire, se non elogiare una grande campionessa, un’atleta che non si ferma davanti a niente e a nessuno, una giocatrice che vince con la potenza dei colpi ma anche col cuore e grazie ad un’infermabile convinzione mentale. Serena, simbolo del tennis femminile, forma insieme a Rafa, eroe del tennis maschile, una coppia umile e vincente nel tennis e due esempi nello sport mondiale.

Federico Bazan © produzione riservata

Elogio a Marat Safin

Genio e sregolatezza, simpatia e semplicità, classe e versatilità… in una parola sola: Marat Safin.
Probabilmente non uno di quelli che ha scritto la storia del tennis come i vari Mcenroe, Borg, Becker, Lendl ai più recenti Sampras ed Agassi ma indubbiamente uno da ricordare. Marat era un ragazzo dalle mille risorse sia sul campo, sia davanti al pubblico: solare, giocherellone e sempre con la battuta pronta, ci teneva molto a fare bella figura e ci riusciva spesso sebbene qualche volta il nervosismo lo inducesse a disintegrare le racchette e, a dirla tutta, in 13 anni di carriera ne ha rotte abbastanza…
Soprannominato dai fans “Safinator”, chissà se per le donne che si portava appresso in tribuna e che frequentava intimamente (le cosiddette “Safinettes”, splendide ragazze vestite accuratamente e sedute in prima fila ad ammirare il moscovita) o per il gioco di potenza, Safin era un tennista completo: servizio veloce, rovescio devastante e raro ma discreto gioco di volo; sapeva fare un pò tutto specialmente sul cemento, superficie a lui più congeniale. Il suo gioco era basato sull’esplosività e sui colpi potenti da fondo campo, caratteristiche che lo rendevano un avversario davvero ostico per i regolaristi come Hewitt, Djokovic, Youzhny, Gasquet ecc. Marat, nonostante il grande talento, non ha mai dato l’impressione di essere il migliore sul campo; uno dei suoi problemi maggiori era la sfida contro se stesso. Urla, racchette in frantumi, palline prese a calci e spedite in tribuna e reclami contro gli arbitri erano atteggiamenti che evidenziavano l’immaturità e il difficile controllo emotivo del russo.

          L’esuberanza del tennista russo

In tanti pensavano che, dopo aver battuto giocatori come Sampras, Agassi, Hewitt e un giovanissimo Djokovic, Safin sarebbe stato per anni numero 1 al mondo. In realtà, le previsioni comuni si rivelarono troppo avventate e Safin difatti dimostrò di non poter competere contro Nadal con il quale perse 2 volte su 2 e Federer contro cui cedette 11 volte su ben 13 scontri diretti, ad eccezione di un quarto di finale a Mosca nel lontano 2002 e della semifinale degli Australian Open nel 2005 in cui il russo giocò un tennis sublime annullando un match point allo svizzero e superandolo 9-7 al quinto; exploit che poi non si sarebbe mai più ripetuto nella carriera di Safin…
Le caratteristiche positive del carattere di Marat si riscontravano più fuori dal campo che dentro. Era un ragazzo semplice, sorridente, non uno di quelli che a fine carriera si è lasciato andare ad un fiume di lacrime come tanti altri bensì uno dei pochi in grado di gestire al meglio le proprie emozioni e di lasciar trasparire fino all’ultimo giorno da professionista positività e carisma. Infatti Safin affermò con serenità e senza alcun rimpianto nel suo ultimo match giocato che tutti i ricordi vissuti sul campo andavano messi in una scatola e che il tennis è stata la chiave della propria gioventù, capace di aprirgli le porte e di spianargli la strada per una nuova vita da affrontare. Ha ringraziato tutti per l’ultima volta, organizzatori, arbitri, raccattapalle e pubblico, ha salutato i colleghi ed amici tennisti venuti a trovarlo per celebrare gli ultimi momenti sul campo e ha voltato pagina senza dare, almeno a parole, troppo peso ad un passato ricco di gioie e di trionfi.

L’addio di Marat Safin al tennis

Era apprezzato da tutti perchè ogni tanto si concedeva in campo momenti scherzosi e che richiamavano l’attenzione del pubblico; sapeva come stupirlo: sia con bordate di rovescio e dunque grazie al talento cristallino, sia con scenette comiche nonchè con la simpatia. Da menzionare, fra queste, quella con la tennista Elena Dementieva la quale, durante un’esibizione in ricordo dei terremotati, si assentò per un attimo dal campo insieme al russo; Marat, per scherzo, si calò i pantaloncini e se li rialzò davanti agli spettatori, con a fianco a sè la giocatrice moscovita. Il pubblico rispose con una risata a crepapelle. Altri momenti da ricordare sono l’occhio di falco sul servizio di Federer. La palla era dentro di metri e Safin chiamò il challenge facendo l’occhiolino al giudice di sedia. Federer, sempre serissimo in campo, reagì sorridendo e gli spettatori replicarono a loro volta. E come non dimenticare, poi, l’intervista di Mariano Zabaleta che chiese al russo cosa avrebbe fatto dopo il tennis e che opinione aveva di sua sorella Dinara Safina. Lui rispose scherzosamente che avrebbe venduto volentieri tutte le macchine (quelle vinte nei vari tornei) e che era molto contento dei risultati della sorella: << La mujer tiene que trabajar y lo està haciendo muy bien >> (tradotto: la donna deve lavorare e lo sta facendo molto bene).
Tutti i tifosi di Safin erano divertiti e colpiti dalla simpatia, dall’ironia e dalla positività caratteriale che egli dimostrava con ogni persona, tennisti e non.
Era davvero un ragazzo d’oro, quel simpaticone e mattacchione di Marat.

Federico Bazan © produzione riservata

Nel tennis odierno la versatilità è un valore aggiunto

Un campo prenotato, due amici, un barattolo di palline, una racchetta a testa e via: il tennis, inteso in questo modo, è uno sport semplice, divertente, una di quelle attività che si praticano per trascorrere del tempo insieme e per distaccarsi momentaneamente dalla routine quotidiana.

Lo sport con la racchetta è una delle attività più praticate al mondo, probabilmente al terzo posto dopo il calcio e la pallacanestro, sia a livello ricreativo ed amatoriale sia a livello agonistico e professionale da giocatori di tutte le età. Il fattore che decreta la differenza tra giocare a tennis per divertimento e praticarlo a livello agonistico è che da amatori l’importante è tenere la palla in campo seppur non ottenendo grandissimi risultati; da professionista, oltre naturalmente a tenere la palla in campo che è la base senza la quale è impossibile giocare, si applica quanto appreso ad intensità elevate e con una profondità di palla più o meno stabile.

Il livello cambia da giocatore a giocatore e da categoria a categoria. Le classifiche, da questo punto di vista, sono piuttosto relative. Esistono innumerevoli casi di giocatori con classifica inferiore ma con qualità tecniche superiori rispetto a chi ha una classifica migliore. Questo accade specialmente in quelle serie in cui il livello di gioco è basso, come la quarta categoria italiana nella quale ex giocatori di terza o di seconda categoria riprendono a giocare, ripartendo dalla quarta.

                               Andy Murray esegue un rovescio in back

Il tennis praticato a livello amatoriale non conosce responsabilità in quanto sono la passione e il divertimento a fare da padroni.

A livello professionale la musica cambia; c’è più competizione, la tensione della gara può farsi sentire in maniera non indifferente, l’attenzione verso i colpi giocati è sempre molto meticolosa.
Trascorrendo ore e ore sul campo, oltre ai fondamentali, si imparano diversi colpi che poi si tentano di riprodurre in partita.

Il tennis non è uno sport monotono. Chi pensa che lo sia, probabilmente non l’ha mai vissuto sul campo o, se l’ha giocato, l’ha vissuto male.
E’ vero che il tennis si potrebbe paragonare ad un tic tac, ad un tirare e ricevere, un domandare e un rispondere continuo. Se però ci si soffermasse sulle modalità e cioè sul come colpire la palla, lo sport con la racchetta ne offrirebbe davvero tante: oltre ai rudimenti che sono dritto, rovescio, servizio e volèe, esistono diverse soluzioni che rientrano nella categoria dei colpi avanzati: il drop shot (palla corta), il lob (pallonetto), il passante, la demi-volèe (colpo a rimbalzo), il back (colpo tagliato), la veronica (girata) e il tweener (colpo sotto le gambe). Ognuno di questi colpi, oltre ad avere un grado di spettacolarità variabile a seconda della difficoltà di esecuzione, ha una sua finalità.

                                          Justine Henin gioca una palla corta

La palla corta, ad esempio, ha un duplice vantaggio perchè, se eseguita correttamente, consente di aprirsi il campo, di scavalcare con un lob l’avversario chiamato a rete o anche di infilarlo con un passante; se eseguita perfettamente, è imprendibile e può rivelarsi una soluzione che “taglia le gambe all’avversario” poichè tende a spiazzarlo.
Il drop shot serve, generalmente, nelle circostanze in cui si è al comando dello scambio e l’avversario si trova oltre la linea di fondo o in una porzione di campo dove un tentato recupero sarebbe un’impresa; tuttavia è meglio non abusarne poichè potrebbe rivelarsi una strategia troppo prevedibile.

Anche il back, che nasce come soluzione difensiva, è un altro colpo molto utile perchè permette di riprendere la posizione centrale e di recuperare così i centimetri di campo persi in seguito ad un’accelerazione del proprio avversario. Il back, tuttavia, può essere sfruttato anche per attaccare. Il cosiddetto chip and charge o, più comunemente detto approccio a rete, è giocato con il back spin ed ha la funzione di far guadagnare, al giocatore che lo esegue, la via della rete.
Lo stesso colpo sotto le gambe, seppur altamente spettacolare, ha una sua finalità: se ci si trova in situazione disperata spalle alla rete e con davanti a sè la palla, il tweener è la soluzione ideale per cercare di ribaltare le sorti dello scambio.

Il pallonetto, che ha lo scopo di scavalcare l’avversario a rete, deve ricadere nella parte finale del campo onde evitare che questi ricorra allo smash o ad un possibile recupero in corsa. Il passante è letale ma solo se ben angolato; qualora sia troppo centrale, a meno che venga giocato a velocità molto elevata, risulterebbe controproducente perchè l’avversario sarebbe pronto a rispondere con la volèe.
Infine il servizio, che nel panorama del tennis maschile è probabilmente il fondamentale più influente, può essere eseguito in diversi modi a seconda dello schema tattico che si vuole adottare, del momento della partita, se si tratta di una prima o di una seconda. Esistono tre varianti: il servizio piatto (quello classico), slice (con effetto ad uscire o a rientrare) e in kick (in top spin). Quello in kick, per esempio, è molto utile se eseguito sulla seconda perchè la palla è più lenta ma gira di più. Se il servizio è efficace e la palla gira molto, può spedire l’avversario molto distante dalla linea di fondo ed è l’ideale per costruirsi il punto poichè consente di entrare con i piedi dentro al campo e, di conseguenza, spingere.

Il servizio fa la differenza anche perchè, qualora non si riesca ad essere incisivi da fondo campo, è l’unico fondamentale che può dare al giocatore quella marcia in più. A Federer, e non è un esempio qualunque, è capitato di attraversare un periodo buio della propria carriera per via della schiena, nel 2013. Da fondo campo sbagliava più del solito ma, malgrado non fosse al 100%, vinceva molte partite proprio grazie alla battuta, trovando spesso l’ace o comunque costruendosi il punto con un servizio efficace.
Il servizio, dunque, fa sempre da padrone, in qualsiasi circostanza, specie nel tennis maschile. Sono rarissimi i professionisti, tra i primi 100 del mondo, non provvisti di una buona battuta.

Nel tennis le soluzioni da adottare sono infinite, come già accennato in precedenza. La differenza la rende il momento che precede l’incontro con la palla, quel momento nel quale si ha una manciata di secondi per pensare come colpirla e dove indirizzarla.
Ci sono situazioni nelle quali conviene essere più conservativi ricorrendo al palleggio, altre in cui è preferibile spezzare il ritmo variando il gioco e altre ancora che invitano a forzare e a prendersi qualche rischio in più.
Per ogni professionista vincere è l’unica cosa che conta ma se è vero che il fine giustifica i mezzi, allora è bene giocarsi nel modo migliore tutte le carte a propria disposizione.

Federico Bazan © produzione riservata

La tecnica del serve & volley scompare con l’evoluzione del materiale e del gioco

                    John McEnroe si appresta a chiudere un punto a rete utilizzando la tecnica del serve & volley

Con l’avvento del progresso industriale e scientifico verificatosi nel ventesimo secolo, lo sport si è evoluto ed il tennis è mutato in ogni suo aspetto. Lo sviluppo dei materiali ha determinato maggiore funzionalità ed efficienza, caratteristiche che hanno consentito ad intere generazioni di tennisti di affermarsi e di ottenere risultati importanti in carriera.
Il tennis nacque ufficialmente nel 1874 e, a partire da quella data fino ad arrivare ad un non lontano 900, era praticato con le racchette di legno ed il gioco prodotto da esse aveva una velocità medio-bassa poichè non esistevano rotazioni e colpi potenti o carichi di spin ma soprattutto perchè i materiali non permettevano di farlo. Solo grazie alla nascita delle racchette in grafite e in carbonio, dotate di corde monofilamento dure, si è giunti a risultati notevoli. I tennisti, infatti, qualora non centrino in modo perfetto il piattocorde, hanno più possibilità di tenere la palla in campo utilizzando racchette costituite da questi materiali piuttosto che adoperando racchette di legno, decisamente più dure e meno manegevoli rispetto alle prime.
Parallelamente al cambiamento radicale del materiale, lo stile di gioco “serve and volley”, che consiste nel servire e spingersi verso la rete per ottenere il punto con una volèe o con uno smash, si è a poco a poco estinto. Il serve and volley era una tecnica molto praticata fino alla fine degli anni ’90 dalle più svariate celebrità del tennis come John Newcomb, John McEnroe, Stefan Edberg, Boris Becker e Pete Sampras. Questi giocatori erano soliti avanzare verso la rete subito dopo aver eseguito un servizio veloce, preciso ed angolato che consentiva loro di poter attaccare. Il metodo del serve and volley, seppur altamente spettacolare nell’esecuzione e nella realizzazione ed efficace solo grazie ad un impeccabile servizio, presenta molteplici svantaggi: il primo limite è poter trovare di fronte a sè un avversario solido da fondo campo o forte in fase difensiva che sia in grado di fare passanti e lob; il secondo è il notevole dispendio delle energie di colui che esegue questo schema a causa dei continui ed improvvisi scatti in avanti; il terzo è la superficie: il serve and volley risulta inefficace sulla terra battuta ed, in generale, sulle superfici più lente ove il rimbalzo della pallina è tale da poterla ribattere nel campo avversario.

                  Rafa Nadal è uno dei simboli del tennis odierno

Nel tennis attuale il gioco è prevalentemente basato sugli scambi da fondo campo, persino sull’erba che è la superficie per eccellenza dei giocatori serve and volley. E’ raro al giorno d’oggi vedere un giocatore scattare verso la rete subito dopo il servizio e chiudere direttamente lo scambio al volo; questo avviene perchè o si ottiene il punto direttamente col servizio o si preferisce ricorrere alla potenza attraverso un palleggio serrato da fondo campo.
Il tennis contemporaneo è uno spettacolo assicurato perchè si assiste a scambi interminabili ed avvincenti (basti vedere un match tra Nadal e Djokovic) ma il tennis classico, basato sull’eleganza, la disinvoltura e il tocco di fino è qualcosa di indimenticabile per coloro che hanno ammirato le imprese dei campioni del passato.

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