Finali Wimbledon 7/07/13

Quello di Wimbledon è sembrato più un interminabile film horror che una settimana di tennis…
Quest’anno la prematura uscita di scena dei migliori giocatori al mondo ha suscitato grande scalpore e incredibili sorprese tra gli appassionati di tennis: la sconfitta all’esordio di Rafa Nadal contro Steve Darcis; l’infortunio di Vika Azarenka e l’uscita al primo turno contro Maria João Köhler (numero 191 della classifica Wta); la disfatta della tigre siberiana Maria Sharapova accentuata da alcune cadute sul rettangolo di gioco; l’eliminazione inimmaginabile di Roger Federer al secondo turno; infine l’uscita di scena di Serena Williams agli ottavi.

                       Sogno diventato realtà per la Bartoli

In pochi si aspettavano e auspicavano che una Marion Bartoli potesse arrivare in finale nel torneo più prestigioso della storia del tennis… eppure la tennista francese ha macinato vittorie su vittorie riuscendo ad aggiudicarsi la finale contro la tedesca Sabine Lisicki. L’ultimo atto del torneo inglese si è svolto sabato 6 luglio nel primo pomeriggio. La Bartoli è entrata in campo molto decisa, pochi errori, ottima resa al servizio e gran numero di vincenti. La Lisicki, al contrario, molto tesa, non è riuscita a gestire l’emozione e ha subito l’aggressività di una Bartoli davvero sorprendente. Il primo set si è concluso rapidamente con il punteggio di 6-1 in favore della tennista transalpina. Nel secondo set la Bartoli, ancor più convinta e determinata, ha preso il largo nel punteggio contro una Lisicki sempre più sofferente e, a sprazzi, in lacrime per la tensione. La giovane ventitrenne di Troisdorf, durante il secondo parziale, si è assentata dal campo vistosamente preoccupata ma è rientrata più tardi non appena le lacrime sembravano essere passate. Quando la Bartoli si era portata sul 5-1, la Lisicki ha recuperato una situazione molto delicata riuscendo ad issarsi sul 5-4.

    Lacrime di tensione evolutiva della Lisicki

La fatica e il sacrificio di rientrare in partita non hanno tuttavia pagato il rendimento della tedesca che ha ceduto alla sua avversaria con lo score finale di 6-1 6-4. La Bartoli, incredula a fine partita, ha così alzato al cielo per la prima volta in carriera un trofeo del Grande Slam tra le foto ed i freddi applausi del pubblico londinese.

In campo maschile la finale, stavolta più attesa e sperata dai supporters britannici, è stata quella che ha visto opposti il padrone di casa Andy Murray, numero due del seeding, contro il numero uno del mondo Nole Djokovic. Il giocatore di Dunblane è riuscito ad arrivare per la seconda volta in carriera nella finale di Wimbledon. L’anno prima era stato Roger Federer a trionfare nei confronti dello scozzese; quest’anno però Andy Murray è riuscito ad affermarsi per la prima volta nel torneo di casa, aggiungendo al bottino di vittorie, il secondo titolo in un Grande Slam dopo quello di Flushing Meawdos archiviato nel 2012.
Si direbbe dallo score una partita a senso unico sebbene la durata effettiva del gioco racconti tutt’altro. La partita, svoltasi a Londra in un pomeriggio di splendido sole, si è conclusa dopo circa 3 ore e mezza con il punteggio finale di 6-4 7-5 6-4 in favore di Andy Murray.

E’ stata una finale difficile per Novak Djokovic il quale, pur lottando come un leone per aggiudicarsi la semifinale contro Juan Martin Del Potro durata più di 4 ore e mezza, ha avuto torto nei confronti del tennista di Dunblane. Un Djokovic visibilmente provato ha comunque cercato di dare il massimo provando a comandare gli scambi da fondo campo ma, spesso, incappando nell’errore, merito peraltro di una difesa impeccabile del suo avversario che correva come una lepre da una parte all’altra del campo.
Lo scozzese non dava quasi mai punti di riferimento al serbo grazie ad un gioco di gambe straordinario, di recuperi profondi ed angolati e di prime di servizio consistenti. Djokovic, in parte anche nervoso, ha provato nel terzo set a portarsi in vantaggio. Era sotto 2-0 ma è riuscito con grande autorità a prevalere nei seguenti quattro game di servizio e si è issato sul 4-2. Murray, però, non si è dato per vinto e, superato il serbo per 5-4, ha servito per il match tremando dall’emozione in un game rocambolesco dove sul 40 a 0 si è fatto recuperare e ha rischiato di farsi breakkare sul più bello. Lo scozzese, nonostante la pressione del momento, ha tenuto i nervi saldi sul match point e, dopo aver annullato 2 palle break, è andato ad abbracciare il suo angolo tra le ovazioni del supporters britannici.
Definitela come volete quest’edizione di Wimbledon: strana, inedita, sfortunata, assurda, surrealista… sta di fatto che oggi Andy Murray ha scritto un pezzo di storia sportiva risultando il primo inglese dopo Fred Perry a sollevare a distanza di 77 anni il trofeo del torneo di casa… e che trofeo!

Federico Bazan © produzione riservata

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