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Finali Wimbledon 7/07/13

Quello di Wimbledon è sembrato più un interminabile film horror che una settimana di tennis…
Quest’anno la prematura uscita di scena dei migliori giocatori al mondo ha suscitato grande scalpore e incredibili sorprese tra gli appassionati di tennis: la sconfitta all’esordio di Rafa Nadal contro Steve Darcis; l’infortunio di Vika Azarenka e l’uscita al primo turno contro Maria João Köhler (numero 191 della classifica Wta); la disfatta della tigre siberiana Maria Sharapova accentuata da alcune cadute sul rettangolo di gioco; l’eliminazione inimmaginabile di Roger Federer al secondo turno; infine l’uscita di scena di Serena Williams agli ottavi.

                       Sogno diventato realtà per la Bartoli

In pochi si aspettavano e auspicavano che una Marion Bartoli potesse arrivare in finale nel torneo più prestigioso della storia del tennis… eppure la tennista francese ha macinato vittorie su vittorie riuscendo ad aggiudicarsi la finale contro la tedesca Sabine Lisicki. L’ultimo atto del torneo inglese si è svolto sabato 6 luglio nel primo pomeriggio. La Bartoli è entrata in campo molto decisa, pochi errori, ottima resa al servizio e gran numero di vincenti. La Lisicki, al contrario, molto tesa, non è riuscita a gestire l’emozione e ha subito l’aggressività di una Bartoli davvero sorprendente. Il primo set si è concluso rapidamente con il punteggio di 6-1 in favore della tennista transalpina. Nel secondo set la Bartoli, ancor più convinta e determinata, ha preso il largo nel punteggio contro una Lisicki sempre più sofferente e, a sprazzi, in lacrime per la tensione. La giovane ventitrenne di Troisdorf, durante il secondo parziale, si è assentata dal campo vistosamente preoccupata ma è rientrata più tardi non appena le lacrime sembravano essere passate. Quando la Bartoli si era portata sul 5-1, la Lisicki ha recuperato una situazione molto delicata riuscendo ad issarsi sul 5-4.

    Lacrime di tensione evolutiva della Lisicki

La fatica e il sacrificio di rientrare in partita non hanno tuttavia pagato il rendimento della tedesca che ha ceduto alla sua avversaria con lo score finale di 6-1 6-4. La Bartoli, incredula a fine partita, ha così alzato al cielo per la prima volta in carriera un trofeo del Grande Slam tra le foto ed i freddi applausi del pubblico londinese.

In campo maschile la finale, stavolta più attesa e sperata dai supporters britannici, è stata quella che ha visto opposti il padrone di casa Andy Murray, numero due del seeding, contro il numero uno del mondo Nole Djokovic. Il giocatore di Dunblane è riuscito ad arrivare per la seconda volta in carriera nella finale di Wimbledon. L’anno prima era stato Roger Federer a trionfare nei confronti dello scozzese; quest’anno però Andy Murray è riuscito ad affermarsi per la prima volta nel torneo di casa, aggiungendo al bottino di vittorie, il secondo titolo in un Grande Slam dopo quello di Flushing Meawdos archiviato nel 2012.
Si direbbe dallo score una partita a senso unico sebbene la durata effettiva del gioco racconti tutt’altro. La partita, svoltasi a Londra in un pomeriggio di splendido sole, si è conclusa dopo circa 3 ore e mezza con il punteggio finale di 6-4 7-5 6-4 in favore di Andy Murray.

E’ stata una finale difficile per Novak Djokovic il quale, pur lottando come un leone per aggiudicarsi la semifinale contro Juan Martin Del Potro durata più di 4 ore e mezza, ha avuto torto nei confronti del tennista di Dunblane. Un Djokovic visibilmente provato ha comunque cercato di dare il massimo provando a comandare gli scambi da fondo campo ma, spesso, incappando nell’errore, merito peraltro di una difesa impeccabile del suo avversario che correva come una lepre da una parte all’altra del campo.
Lo scozzese non dava quasi mai punti di riferimento al serbo grazie ad un gioco di gambe straordinario, di recuperi profondi ed angolati e di prime di servizio consistenti. Djokovic, in parte anche nervoso, ha provato nel terzo set a portarsi in vantaggio. Era sotto 2-0 ma è riuscito con grande autorità a prevalere nei seguenti quattro game di servizio e si è issato sul 4-2. Murray, però, non si è dato per vinto e, superato il serbo per 5-4, ha servito per il match tremando dall’emozione in un game rocambolesco dove sul 40 a 0 si è fatto recuperare e ha rischiato di farsi breakkare sul più bello. Lo scozzese, nonostante la pressione del momento, ha tenuto i nervi saldi sul match point e, dopo aver annullato 2 palle break, è andato ad abbracciare il suo angolo tra le ovazioni del supporters britannici.
Definitela come volete quest’edizione di Wimbledon: strana, inedita, sfortunata, assurda, surrealista… sta di fatto che oggi Andy Murray ha scritto un pezzo di storia sportiva risultando il primo inglese dopo Fred Perry a sollevare a distanza di 77 anni il trofeo del torneo di casa… e che trofeo!

Federico Bazan © produzione riservata

La maledizione dei big nel torneo di Wimbledon 2013

                                          L’infortunio di Vika

Segnali allertanti per i big del tennis che hanno avuto un esordio negativo ed inedito nel prestigioso torneo inglese.
In campo femminile Victoria Azarenka, attuale numero 2 del mondo, ha dato forfait dopo la vittoria al primo turno contro la portoghese Kohler a causa di una caduta violenta sul campo che si è riversata in pieno sul ginocchio della bielorussa. La povera Vika è stata costretta a ritirarsi e a rinunciare così alla grande occasione di potersi portare avanti in un torneo che sarebbe stato probabilmente alla sua portata fino alle semifinali.
Azarenka sventurata, Sharapova irriconoscibile… la russa ha perso al primo turno con il punteggio netto di 6-3 6-4 contro la giovane portoghese Michelle Larcher de Brito, numero 131 del ranking Wta. Masha non ha mai dato l’impressione di entrare in partita commettendo errori banali per una campionessa come lei e subendo il gioco della propria avversaria.

             La disperazione di Nadal di fronte ala grinta di Darcis

In campo maschile Rafa Nadal, per la seconda volta in carriera, cede al primo turno contro un giocatore sulla carta apparentemente abbordabile. L’anno scorso il maiorchino fu estromesso dal tennista ceco Lukáš Rosol dopo un match estremamente lottato con il punteggio di 6-7, 6-4, 6-4, 2-6, 6-4; quest’anno è stata la volta del belga Steve Darcis che si è imposto nei confronti del pluricampione iberico addirittura in tre set. Nonostante l’amaro in bocca per la sconfitta, Nadal non si è abbattuto ne tanto meno meravigliato dichiarando in conferenza stampa che questo è lo sport e che può succedere a chiunque di avere la giornata “no”; ha fatto intuire ai giornalisti che anche lui, pur essendo Principe delle Asturie per capacità e talento nello sport mondiale, può peccare una tantum nei risultati. E’ risaputo, aldilà di questo, che la superficie migliore di Rafa sia la terra battuta e infatti lo spagnolo ha affermato che dopo la vittoria al Roland Garros non era al top delle condizioni avendo giocato tante partite sulla terra; inoltre non ha disputato nessun torneo preparatorio in vista di Wimbledon come il Gerry Weber Open o il Queen’s ed è arrivato a Londra scarico ed impreparato. Solo 5 giorni di allenamento a Londra per Rafa, dopo un anno che non toccava l’erba con le proprie scarpe…

                       Momento buio per The King of Grass

Il malcapitato più inedito in assoluto è stato colui che questo torneo l’ha vinto per 7 volte in carriera e cioè sua maestà Roger Federer. A condannare al secondo turno lo svizzero ci ha pensato l’ucraino Sergiy Stakhovsky, numero 116 del mondo, cha ha trionfato per 6-7 7-6 7-5 7-6 in 3 ore di gioco.
Un risultato davvero inaspettato da parte dell’elvetico che si espresso tutt’altro che bene questa volta ma non dimentichiamoci che anche lui come Rafa, per quanto possa vincere, è un essere umano e può avere i suoi momenti di vulnerabilità.
Sembra esser stata una maledizione collettiva quella che ha punito i migliori tennisti al mondo in questa edizione di Wimbledon, eppure, malgrado gli ostacoli presentatisi, Rafa, Roger, Victoria e Maria hanno rilasciato interviste positive, con un sorriso stavolta amaro e sofferto, ma con una gran voglia di rivalsa e di conquista.

Federico Bazan © produzione riservata

 

Atp 250 Halle: torneo in preparazione all’erba inglese di Wimbledon

                                      Panoramica del Gerry Weber Stadion

Come ogni anno, nella settimana di giugno che viene subito dopo il Roland Garros, si disputa ad Halle, una città della regione settentrionale della Renania, il torneo Atp 250 del Gerry Weber Open che ospita i migliori tennisti sull’erba in vista di Wimbledon. Quest’anno il vero protagonista inaspettato è stato il russo Michail Youzhny che ha dato atto ad un’ottima prova resa da una sfilza di risultati positivi. Il tennista di Mosca ha eliminato in sequenza lo spagnolo Gimeno Traver, il nipponico Kei Nishikori, il tennista di casa Philippe Kohlschreiber e il talento francese Richard Gasquet ma, arrivato in finale, si è dovuto piegare alla tecnica e all’esperienza del pluricampione svizzero Roger Federer, il quale ha combattuto vincendo in rimonta con il punteggio di 6-7 6-3 6-4. La finale ha dato vita ad un bel match perchè il primo set, oltre ad esser stato molto equilibrato, ha dato adito a giocate spettacolari da entrambe le parti. Youzhny e Federer, giocatori con il rovescio ad una mano, hanno mostrato un tennis di vecchio stampo, basato sulla classe e l’eleganza. Il russo ha chiuso il primo parziale interpretando un tipo di gioco concreto, efficace e anche coraggioso grazie a rovesci ben calibrati sia sulla diagonale che in lungolinea e dritti con i quali si costruiva l’attacco e che costringevano l’avversario a rispondere spesso in back spin.
La reazione di Federer è arrivata dopo quando lo svizzero ha comandato l’andamento del secondo e terzo set, merito di una resa al servizio eccellente e di un gioco più offensivo e regolare. La battuta è risultata impeccabile perchè lo slice prodotto consentiva a Federer di aprirsi il campo e di comandare lo scambio. Youzhny non è stato capace di contrastare il dominio e l’esperienza dell’elvetico che, malgrado una forma fisica non eccellente, è riuscito a spuntarla al terzo e decisivo parziale.
La partita è stata molto bella perchè ha regalato un pomeriggio di buon tennis a tutti gli spettatori e ha confermato per la sesta volta in carriera il trionfo del campione svizzero nel torneo di Halle, dopo che questi non alzava un trofeo da un lontano agosto del 2012 in quel di Cincinnati contro Novak Djokovic.
Potrà mai essere questo titolo archiviato dal campione di Basilea un possibile segnale e un’eventuale conferma del migliore Roger che tutti conoscono? Chi lo sa…

Federico Bazan © produzione riservata

Finali Roland Garros 9/06/13

Quest’oggi Rafa Nadal ha ribadito il titolo del Roland Garros superando i miti del tennis moderno Björn Borg, Ivan Lendl e Gustavo Kuerten per numero di trofei ottenuti sulla terra rossa di Parigi. Nella finale attesissima il maiorchino ha sfidato David Ferrer il quale, pur disputando un’ottima prova nella 122esima edizione del torneo parigino, si è dovuto piegare alla forza inaudita del ventisettenne di Manacor. La partita è stata a senso unico: Nadal ha vinto con il punteggio di 6-3 6-2 6-3 in due ore e mezza di gioco. Ferrer, numero 5 del mondo, ha espresso, aldilà del punteggio, un buon tennis ma il Nadal visto oggi, è un giocatore che domina sulla terra battuta con estrema facilità e ha la meglio su qualsiasi avversario abbia davanti a sè. La potenza del maiorchino è inarrestabile perchè è impeccabile sia in fase di attacco che in fase difensiva ed è uno dei pochi, se non l’unico, ad aver la capacità di controbattere con maggiore velocità l’attacco dell’avversario. Nadal è un giocatore in grado di ribaltare l’inerzia dello scambio grazie ad una tenuta fisica e mentale strabilianti. Fisica perchè si muove con rapidità e arriva sempre bene sulla palla; mentale perchè si costruisce il punto con intelligenza tattica, sia che debba attaccare, sia che debba difendere. Oggi Nadal ha scritto la storia e se continua così, ne scriverà altra aggiungendo ancora più volte il suo nome nell’albo dei vincitori del Roland Garros. Non si pone alcun limite perchè non si stanca mai di lottare e non si stanca mai di vincere. In campo femminile è Serena Williams quest’anno ad essere la detentrice del titolo. L’americana ha sconfitto con un doppio 6-4 la russa Maria Sharapova in una partita piuttosto agevole per la campionessa statunitense. Era dal 2002 che Serena non vinceva una prova del grande slam di Parigi e, all’età di 32 anni, ne ha vinta un’altra. Che dire, se non elogiare una grande campionessa, un’atleta che non si ferma davanti a niente e a nessuno, una giocatrice che vince con la potenza dei colpi ma anche col cuore e grazie ad un’infermabile convinzione mentale. Serena, simbolo del tennis femminile, forma insieme a Rafa, eroe del tennis maschile, una coppia umile e vincente nel tennis e due esempi nello sport mondiale.

Federico Bazan © produzione riservata

Elogio a Marat Safin

Genio e sregolatezza, simpatia e semplicità, classe e versatilità… in una parola sola: Marat Safin.
Probabilmente non uno di quelli che ha scritto la storia del tennis come i vari Mcenroe, Borg, Becker, Lendl ai più recenti Sampras ed Agassi ma indubbiamente uno da ricordare. Marat era un ragazzo dalle mille risorse sia sul campo, sia davanti al pubblico: solare, giocherellone e sempre con la battuta pronta, ci teneva molto a fare bella figura e ci riusciva spesso sebbene qualche volta il nervosismo lo inducesse a disintegrare le racchette e, a dirla tutta, in 13 anni di carriera ne ha rotte abbastanza…
Soprannominato dai fans “Safinator”, chissà se per le donne che si portava appresso in tribuna e che frequentava intimamente (le cosiddette “Safinettes”, splendide ragazze vestite accuratamente e sedute in prima fila ad ammirare il moscovita) o per il gioco di potenza, Safin era un tennista completo: servizio veloce, rovescio devastante e raro ma discreto gioco di volo; sapeva fare un pò tutto specialmente sul cemento, superficie a lui più congeniale. Il suo gioco era basato sull’esplosività e sui colpi potenti da fondo campo, caratteristiche che lo rendevano un avversario davvero ostico per i regolaristi come Hewitt, Djokovic, Youzhny, Gasquet ecc. Marat, nonostante il grande talento, non ha mai dato l’impressione di essere il migliore sul campo; uno dei suoi problemi maggiori era la sfida contro se stesso. Urla, racchette in frantumi, palline prese a calci e spedite in tribuna e reclami contro gli arbitri erano atteggiamenti che evidenziavano l’immaturità e il difficile controllo emotivo del russo.

          L’esuberanza del tennista russo

In tanti pensavano che, dopo aver battuto giocatori come Sampras, Agassi, Hewitt e un giovanissimo Djokovic, Safin sarebbe stato per anni numero 1 al mondo. In realtà, le previsioni comuni si rivelarono troppo avventate e Safin difatti dimostrò di non poter competere contro Nadal con il quale perse 2 volte su 2 e Federer contro cui cedette 11 volte su ben 13 scontri diretti, ad eccezione di un quarto di finale a Mosca nel lontano 2002 e della semifinale degli Australian Open nel 2005 in cui il russo giocò un tennis sublime annullando un match point allo svizzero e superandolo 9-7 al quinto; exploit che poi non si sarebbe mai più ripetuto nella carriera di Safin…
Le caratteristiche positive del carattere di Marat si riscontravano più fuori dal campo che dentro. Era un ragazzo semplice, sorridente, non uno di quelli che a fine carriera si è lasciato andare ad un fiume di lacrime come tanti altri bensì uno dei pochi in grado di gestire al meglio le proprie emozioni e di lasciar trasparire fino all’ultimo giorno da professionista positività e carisma. Infatti Safin affermò con serenità e senza alcun rimpianto nel suo ultimo match giocato che tutti i ricordi vissuti sul campo andavano messi in una scatola e che il tennis è stata la chiave della propria gioventù, capace di aprirgli le porte e di spianargli la strada per una nuova vita da affrontare. Ha ringraziato tutti per l’ultima volta, organizzatori, arbitri, raccattapalle e pubblico, ha salutato i colleghi ed amici tennisti venuti a trovarlo per celebrare gli ultimi momenti sul campo e ha voltato pagina senza dare, almeno a parole, troppo peso ad un passato ricco di gioie e di trionfi.

L’addio di Marat Safin al tennis

Era apprezzato da tutti perchè ogni tanto si concedeva in campo momenti scherzosi e che richiamavano l’attenzione del pubblico; sapeva come stupirlo: sia con bordate di rovescio e dunque grazie al talento cristallino, sia con scenette comiche nonchè con la simpatia. Da menzionare, fra queste, quella con la tennista Elena Dementieva la quale, durante un’esibizione in ricordo dei terremotati, si assentò per un attimo dal campo insieme al russo; Marat, per scherzo, si calò i pantaloncini e se li rialzò davanti agli spettatori, con a fianco a sè la giocatrice moscovita. Il pubblico rispose con una risata a crepapelle. Altri momenti da ricordare sono l’occhio di falco sul servizio di Federer. La palla era dentro di metri e Safin chiamò il challenge facendo l’occhiolino al giudice di sedia. Federer, sempre serissimo in campo, reagì sorridendo e gli spettatori replicarono a loro volta. E come non dimenticare, poi, l’intervista di Mariano Zabaleta che chiese al russo cosa avrebbe fatto dopo il tennis e che opinione aveva di sua sorella Dinara Safina. Lui rispose scherzosamente che avrebbe venduto volentieri tutte le macchine (quelle vinte nei vari tornei) e che era molto contento dei risultati della sorella: << La mujer tiene que trabajar y lo està haciendo muy bien >> (tradotto: la donna deve lavorare e lo sta facendo molto bene).
Tutti i tifosi di Safin erano divertiti e colpiti dalla simpatia, dall’ironia e dalla positività caratteriale che egli dimostrava con ogni persona, tennisti e non.
Era davvero un ragazzo d’oro, quel simpaticone e mattacchione di Marat.

Federico Bazan © produzione riservata

Nel tennis odierno la versatilità è un valore aggiunto

Un campo prenotato, due amici, un barattolo di palline, una racchetta a testa e via: il tennis, inteso in questo modo, è uno sport semplice, divertente, una di quelle attività che si praticano per trascorrere del tempo insieme e per distaccarsi momentaneamente dalla routine quotidiana.

Lo sport con la racchetta è una delle attività più praticate al mondo, probabilmente al terzo posto dopo il calcio e la pallacanestro, sia a livello ricreativo ed amatoriale sia a livello agonistico e professionale da giocatori di tutte le età. Il fattore che decreta la differenza tra giocare a tennis per divertimento e praticarlo a livello agonistico è che da amatori l’importante è tenere la palla in campo seppur non ottenendo grandissimi risultati; da professionista, oltre naturalmente a tenere la palla in campo che è la base senza la quale è impossibile giocare, si applica quanto appreso ad intensità elevate e con una profondità di palla più o meno stabile.

Il livello cambia da giocatore a giocatore e da categoria a categoria. Le classifiche, da questo punto di vista, sono piuttosto relative. Esistono innumerevoli casi di giocatori con classifica inferiore ma con qualità tecniche superiori rispetto a chi ha una classifica migliore. Questo accade specialmente in quelle serie in cui il livello di gioco è basso, come la quarta categoria italiana nella quale ex giocatori di terza o di seconda categoria riprendono a giocare, ripartendo dalla quarta.

                               Andy Murray esegue un rovescio in back

Il tennis praticato a livello amatoriale non conosce responsabilità in quanto sono la passione e il divertimento a fare da padroni.

A livello professionale la musica cambia; c’è più competizione, la tensione della gara può farsi sentire in maniera non indifferente, l’attenzione verso i colpi giocati è sempre molto meticolosa.
Trascorrendo ore e ore sul campo, oltre ai fondamentali, si imparano diversi colpi che poi si tentano di riprodurre in partita.

Il tennis non è uno sport monotono. Chi pensa che lo sia, probabilmente non l’ha mai vissuto sul campo o, se l’ha giocato, l’ha vissuto male.
E’ vero che il tennis si potrebbe paragonare ad un tic tac, ad un tirare e ricevere, un domandare e un rispondere continuo. Se però ci si soffermasse sulle modalità e cioè sul come colpire la palla, lo sport con la racchetta ne offrirebbe davvero tante: oltre ai rudimenti che sono dritto, rovescio, servizio e volèe, esistono diverse soluzioni che rientrano nella categoria dei colpi avanzati: il drop shot (palla corta), il lob (pallonetto), il passante, la demi-volèe (colpo a rimbalzo), il back (colpo tagliato), la veronica (girata) e il tweener (colpo sotto le gambe). Ognuno di questi colpi, oltre ad avere un grado di spettacolarità variabile a seconda della difficoltà di esecuzione, ha una sua finalità.

                                          Justine Henin gioca una palla corta

La palla corta, ad esempio, ha un duplice vantaggio perchè, se eseguita correttamente, consente di aprirsi il campo, di scavalcare con un lob l’avversario chiamato a rete o anche di infilarlo con un passante; se eseguita perfettamente, è imprendibile e può rivelarsi una soluzione che “taglia le gambe all’avversario” poichè tende a spiazzarlo.
Il drop shot serve, generalmente, nelle circostanze in cui si è al comando dello scambio e l’avversario si trova oltre la linea di fondo o in una porzione di campo dove un tentato recupero sarebbe un’impresa; tuttavia è meglio non abusarne poichè potrebbe rivelarsi una strategia troppo prevedibile.

Anche il back, che nasce come soluzione difensiva, è un altro colpo molto utile perchè permette di riprendere la posizione centrale e di recuperare così i centimetri di campo persi in seguito ad un’accelerazione del proprio avversario. Il back, tuttavia, può essere sfruttato anche per attaccare. Il cosiddetto chip and charge o, più comunemente detto approccio a rete, è giocato con il back spin ed ha la funzione di far guadagnare, al giocatore che lo esegue, la via della rete.
Lo stesso colpo sotto le gambe, seppur altamente spettacolare, ha una sua finalità: se ci si trova in situazione disperata spalle alla rete e con davanti a sè la palla, il tweener è la soluzione ideale per cercare di ribaltare le sorti dello scambio.

Il pallonetto, che ha lo scopo di scavalcare l’avversario a rete, deve ricadere nella parte finale del campo onde evitare che questi ricorra allo smash o ad un possibile recupero in corsa. Il passante è letale ma solo se ben angolato; qualora sia troppo centrale, a meno che venga giocato a velocità molto elevata, risulterebbe controproducente perchè l’avversario sarebbe pronto a rispondere con la volèe.
Infine il servizio, che nel panorama del tennis maschile è probabilmente il fondamentale più influente, può essere eseguito in diversi modi a seconda dello schema tattico che si vuole adottare, del momento della partita, se si tratta di una prima o di una seconda. Esistono tre varianti: il servizio piatto (quello classico), slice (con effetto ad uscire o a rientrare) e in kick (in top spin). Quello in kick, per esempio, è molto utile se eseguito sulla seconda perchè la palla è più lenta ma gira di più. Se il servizio è efficace e la palla gira molto, può spedire l’avversario molto distante dalla linea di fondo ed è l’ideale per costruirsi il punto poichè consente di entrare con i piedi dentro al campo e, di conseguenza, spingere.

Il servizio fa la differenza anche perchè, qualora non si riesca ad essere incisivi da fondo campo, è l’unico fondamentale che può dare al giocatore quella marcia in più. A Federer, e non è un esempio qualunque, è capitato di attraversare un periodo buio della propria carriera per via della schiena, nel 2013. Da fondo campo sbagliava più del solito ma, malgrado non fosse al 100%, vinceva molte partite proprio grazie alla battuta, trovando spesso l’ace o comunque costruendosi il punto con un servizio efficace.
Il servizio, dunque, fa sempre da padrone, in qualsiasi circostanza, specie nel tennis maschile. Sono rarissimi i professionisti, tra i primi 100 del mondo, non provvisti di una buona battuta.

Nel tennis le soluzioni da adottare sono infinite, come già accennato in precedenza. La differenza la rende il momento che precede l’incontro con la palla, quel momento nel quale si ha una manciata di secondi per pensare come colpirla e dove indirizzarla.
Ci sono situazioni nelle quali conviene essere più conservativi ricorrendo al palleggio, altre in cui è preferibile spezzare il ritmo variando il gioco e altre ancora che invitano a forzare e a prendersi qualche rischio in più.
Per ogni professionista vincere è l’unica cosa che conta ma se è vero che il fine giustifica i mezzi, allora è bene giocarsi nel modo migliore tutte le carte a propria disposizione.

Federico Bazan © produzione riservata

La tecnica del serve & volley scompare con l’evoluzione del materiale e del gioco

                    John McEnroe si appresta a chiudere un punto a rete utilizzando la tecnica del serve & volley

Con l’avvento del progresso industriale e scientifico verificatosi nel ventesimo secolo, lo sport si è evoluto ed il tennis è mutato in ogni suo aspetto. Lo sviluppo dei materiali ha determinato maggiore funzionalità ed efficienza, caratteristiche che hanno consentito ad intere generazioni di tennisti di affermarsi e di ottenere risultati importanti in carriera.
Il tennis nacque ufficialmente nel 1874 e, a partire da quella data fino ad arrivare ad un non lontano 900, era praticato con le racchette di legno ed il gioco prodotto da esse aveva una velocità medio-bassa poichè non esistevano rotazioni e colpi potenti o carichi di spin ma soprattutto perchè i materiali non permettevano di farlo. Solo grazie alla nascita delle racchette in grafite e in carbonio, dotate di corde monofilamento dure, si è giunti a risultati notevoli. I tennisti, infatti, qualora non centrino in modo perfetto il piattocorde, hanno più possibilità di tenere la palla in campo utilizzando racchette costituite da questi materiali piuttosto che adoperando racchette di legno, decisamente più dure e meno manegevoli rispetto alle prime.
Parallelamente al cambiamento radicale del materiale, lo stile di gioco “serve and volley”, che consiste nel servire e spingersi verso la rete per ottenere il punto con una volèe o con uno smash, si è a poco a poco estinto. Il serve and volley era una tecnica molto praticata fino alla fine degli anni ’90 dalle più svariate celebrità del tennis come John Newcomb, John McEnroe, Stefan Edberg, Boris Becker e Pete Sampras. Questi giocatori erano soliti avanzare verso la rete subito dopo aver eseguito un servizio veloce, preciso ed angolato che consentiva loro di poter attaccare. Il metodo del serve and volley, seppur altamente spettacolare nell’esecuzione e nella realizzazione ed efficace solo grazie ad un impeccabile servizio, presenta molteplici svantaggi: il primo limite è poter trovare di fronte a sè un avversario solido da fondo campo o forte in fase difensiva che sia in grado di fare passanti e lob; il secondo è il notevole dispendio delle energie di colui che esegue questo schema a causa dei continui ed improvvisi scatti in avanti; il terzo è la superficie: il serve and volley risulta inefficace sulla terra battuta ed, in generale, sulle superfici più lente ove il rimbalzo della pallina è tale da poterla ribattere nel campo avversario.

                  Rafa Nadal è uno dei simboli del tennis odierno

Nel tennis attuale il gioco è prevalentemente basato sugli scambi da fondo campo, persino sull’erba che è la superficie per eccellenza dei giocatori serve and volley. E’ raro al giorno d’oggi vedere un giocatore scattare verso la rete subito dopo il servizio e chiudere direttamente lo scambio al volo; questo avviene perchè o si ottiene il punto direttamente col servizio o si preferisce ricorrere alla potenza attraverso un palleggio serrato da fondo campo.
Il tennis contemporaneo è uno spettacolo assicurato perchè si assiste a scambi interminabili ed avvincenti (basti vedere un match tra Nadal e Djokovic) ma il tennis classico, basato sull’eleganza, la disinvoltura e il tocco di fino è qualcosa di indimenticabile per coloro che hanno ammirato le imprese dei campioni del passato.

Federico Bazan © produzione riservata

Sara Errani e Roberta Vinci: un’accoppiata vincente

                                Il valore dell’amicizia nello sport

Le nostre tenniste azzurre Sara Errani e Roberta Vinci formano attualmente la coppia di doppio più competitiva ed affiatata in circolazione. Stabili alla prima posizione del ranking mondiale, le “Chichis” hanno trionfato nel 2012 e 2013 vincendo Roland Garros, Us Open e Australian Open ed ottenendo ben 16 titoli a livello WTA.
Errani e Vinci, essendo giocatrici tecnicamente molto diverse, si compensano alla grande: Roberta predilige il gioco a rete e più improntato all’attacco avendo un rovescio in back molto insidioso oltre ad un’eccellente sensibilità nel tocco e nelle volèe; Sara è molto solida da fondo campo e ha nella fase difensiva il suo punto di forza.
Nel doppio la compensazione tecnica dei due compagni, l’intesa e l’unione sono la chiave di volta per una buona riuscita ed è quello che le nostre giocatrici hanno in comune. Sara e Roberta si conoscono bene non solo per aver giocato in singolare e in doppio più volte, ma anche per aver vissuto insieme alle altre tenniste italiane e con il coach della Nazionale Corrado Barazzutti, la Fed Cup, il prestigioso campionato che si disputa ogni anno tra le contendenti migliori di tutti i Paesi.

                   Tennis come gioco di squadra

Le due azzurre hanno un rapporto di amicizia che le lega profondamente e questo contribuisce a generare un’accoppiata vincente sul campo. Ogni volta che giocano il doppio si parlano, si danno consigli, si incoraggiano e soprattutto sono consapevoli che senza spirito di squadra non potrebbero vincere.

Sara Errani e Roberta Vinci dimostrano, dunque, che il tennis non è uno sport interamente individuale come erroneamente si tende a pensare, ma grazie ai risultati conseguiti nel doppio e in Fed Cup, ci comunicano che in questo meraviglioso sport le emozioni sono anche quelle che si provano insieme, giocando di squadra.

Federico Bazan © produzione riservata

Roger Federer e Rafael Nadal: due campioni a confronto

                                                                              Rivalità storica tra RF e RN

Roger Federer e Rafael Nadal, oltre ad essere due icone dello sport mondiale, rappresentano una tra le rivalità più celebri della storia del tennis. L’elvetico e il maiorchino si sono affrontati innumerevoli volte su tutte le superfici e, per quanto concerne gli scontri diretti, è Rafa attualmente a condurre per 23 a 10 (Nadal è avanti 13-2 su terra e 8-2 su cemento outdoor mentre Federer conduce 4-1 su cemento indoor e 2-1 su erba).
Confrontando però il numero dei trofei collezionati, ad eccezione della Coppa Davis che Nadal ha vinto in quattro occasioni mentre Federer in una, lo svizzero è superiore poichè vanta, nel palmarès, 88 titoli a fronte dei 69 dello spagnolo.

Tecnicamente Federer e Nadal sono l’opposto a 360 gradi: impugnatura eastern sul dritto, rovescio ad una mano, classe sopraffina, eleganza stilistica e vasto repertorio di colpi, rendono Roger Federer il giocatore classico per eccellenza.
Trovare un difetto a Federer è quasi impossibile, anche perchè, dal punto di vista estetico, è considerato il tennista più elegante del circuito per la naturalezza fuori dal comune con la quale colpisce la palla e, dal punto di vista tecnico, perchè è uno dei più completi.

Federer è anche un giocatore versatile: questo vuol dire che, oltre a saper eseguire tutti i tipi di colpi, sa spezzare il ritmo variando il gioco con soluzioni sempre diverse: piatte, in top, tagliate, senza peso, lente, veloci, profonde, corte…
Il servizio lo tira in tutti i modi e in maniera spesso illeggibile per gli avversari: piatto, slice e in kick, a seconda dei casi. A detta di molti suoi colleghi del circuito, tra i quali Tim Henman, ex tennista inglese, il lancio di palla che Federer compie disorienta gli avversari.
“C’è chi serve più forte di 10 o 15 miglia orarie rispetto a Federer, come Roddick per esempio, ma Federer offre un servizio a cui è molto più difficile rispondere. Non sto dicendo che chi opta per la velocità non sappia o non possa mai variare, ma che Federer sulla variazione delle direttrici è insuperabile. Non ci sono tendenze o schemi ricorrenti nel servizio di Federer dal punto di vista della direzione, anche perché varia persino nelle modalità di lancio della palla. Per esempio, se il lancio di palla vira leggermente a destra o a sinistra, noi pensiamo sia alto il rischio di fault. Ma Federer riesce a fintare già dal lancio della palla, rendendo ancora più indecifrabile la direzione prescelta” (T. Henman).

Il tennista di Basilea sa costruirsi il punto con tutti i fondamentali e riesce ad adattare i propri schemi anche ad un gioco più difensivo, con il back di rovescio, che gli consente di recuperare la posizione al centro del campo; sa giocare al volo e a rete in modo egregio, a dimostrazione del fatto che Federer è provvisto di una mano fatata in tutte le zone del campo e non solo nei pressi della rete; adotta, talvolta, soluzioni alternative al palleggio da fondo campo come la palla corta, il lob, il cross stretto, il tweener, il passante.
Ecco le parole elogiative di Goran Ivanisevic, un altro grande esponente del tennis degli anni ’90, in merito al bagaglio tecnico di Federer: “Sì, ho davvero giocato con lui quando aveva quindici anni, durante un torneo a Basilea, e sapevo che sarebbe diventato bravo, ma non così bravo. Se rimane in salute, a meno di clamorose sorprese vincerà più Slam di Pete. Il modo in cui sceglie i suoi colpi è incredibile. È veloce, ha un gran voleé, un gran servizio, un gran rovescio, tutti grandi colpi. Se fossi il suo coach, cosa potrei dirgli? È un mago con la racchetta. Anche quando gioca male, cosa molto rara, può comunque fare cose con la sua racchetta che nessun altro è in grado di fare.”

L’unico limite di Federer, se proprio volessimo trovargliene uno, è che ha perso partite nella sua carriera in cui aveva dei match point che avrebbe potuto sfruttare senza troppi patemi, considerando anche il netto vantaggio nel punteggio del quale lo svizzero disponeva.
Esempi di match persi dall’elvetico sono: contro Safin, semifinale Australian Open 2005 o contro lo stesso Nadal, finale degli Internazionali di Roma del 2006, incontri nei quali Federer ebbe dei match point a propria disposizione, non riusciti a concretizzare.

Passiamo a Nadal.
Impugnatura semi-western sul dritto (impostazione moderna), rovescio bimane, gioco improntato sulle rotazioni, sullo scatto e sulla prestanza atletica sono le peculiarità del tennis di Rafael Nadal, uno dei giocatori tecnicamente più costruiti della storia di questo sport; lo dimostra il fatto che, quando era ancora bambino, Rafa aveva iniziato a giocare a tennis giocando il rovescio ad una mano. Il suo coach Toni Nadal decise di insegnargli il rovescio bimane con l’obiettivo di rendere il suo gioco più incisivo e maggiormente adattabile alle condizioni imposte dal tennis moderno. Effettivamente, il lavoro svolto con lo zio, ha dato i suoi frutti anche perchè il rovescio incrociato di Nadal è un’arma sulla quale il maiorchino può contare, pur rimanendo il dritto il suo cavallo di battaglia per eccellenza.

Ciò che Nadal ha modificato negli anni, tra i fondamentali, sono il dritto e il servizio. Da giovanissimo lo spagnolo lasciava partire il dritto con più velocità e meno rotazione chiudendo l’avambraccio sotto la spalla; con il tempo, Nadal ha cambiato l’esecuzione di questo colpo finendo il movimento dell’avambraccio sopra la testa e imprimendo così maggiore rotazione in top spin.
Anche il servizio è un fondamentale con il quale il campione di Manacor è progredito notevolmente negli anni.
Se, quando era agli albori, Nadal serviva una prima palla consistente ma non rapidissima, al giorno d’oggi, la velocità del suo servizio è cresciuta, tale da consentirgli un tennis più offensivo.
Essendo mancino, il campione iberico ha il vantaggio di invertire gli schemi di gioco che vedono i destrimani, spostarsi sul lato del rovescio per giocare lo sventaglio di dritto; giocando contro Nadal, questa tattica può rivelarsi errata in quanto lo spagnolo è pronto ad attaccare con il dritto sul lungolinea.
Nadal cerca molto gli angoli del campo con un gioco prevalentemente arrotato. Questo non vuol dire che non adotti soluzioni diverse, come ad esempio il back, utilizzato soprattutto sulle superfici veloci, e la volèe. Lo spagnolo, che è tutto fuorchè un giocatore di volo, ha compiuto passi da gigante con questo fondamentale; le sue volèe, seppur non esteticamente impeccabili, sono molto efficaci. E durante i match ne gioca…

Qui di seguito è riportato un video di Nadal quando aveva 16 anni. Durante l’allenamento, è possibile vedere come il maiorchino colpisca molto in avanti il dritto e come la palla viaggi poco sopra la rete, caratteristica non riscontrabile nel suo tennis attuale in quanto la palla del Nadal che conosciamo oggi, viaggia abbondantemente alta sopra la rete e, al momento del rimbalzo, si alza e schizza via.
Vi è stata dunque un’evoluzione del suo dritto nel corso degli anni.

Grazie ad una collaborazione che va avanti ormai da decenni con lo zio Toni, il maiorchino risulta fino ad oggi un giocatore praticamente invulnerabile sulla terra battuta e molto temibile sulle altre superfici, non solo per il gioco di gambe, la rapidità e i colpi da fondo, ma anche grazie al servizio, un fondamentale nettamente migliorato dallo stesso Nadal nel corso degli anni e che ha consentito al maiorchino di imporsi su superfici diverse dalla terra battuta, dove gli altri tennisti spagnoli, in linea di massima, hanno mal figurato.
Anche Marat Safin, ex giocatore ed ex numero 1 del mondo, ha parlato di questi due grandi campioni con parole che effettivamente racchiudono in pieno il loro potenziale: “Per poter battere Federer bisogna essere… Nadal, correre con la velocità di un coniglio e colpire vincenti da ogni angolo del campo”.

Roger e Rafa costituiscono la terza grande rivalità nella storia del tennis maschile moderno dopo Mcenroe/Borg degli anni ’80 e Sampras/Agassi degli anni ’90.
Entrambi sono stati in grado di trasmettere a migliaia di persone in tutto il mondo il loro tennis a tal punto da creare due grossi blocchi di tifosi: uno che sostiene The King of Grass (Federer) e l’altro che tifa per The King of Clay (Nadal). C’è chi elogia Federer per stile e unicità dei colpi, chi esalta Nadal per concretezza, grinta e gioco di gambe. Questo non esclude, naturalmente, che ci sia chi tifi e simpatizzi per entrambi proprio per i diversi pregi e le peculiarità differenti che li contraddistinguono.
Pur risultando, dal punto di vista tecnico e stilistico, giocatori completamente diversi e, caratterialmente, due avversari competitivi a loro modo (a loro modo perchè entrambi hanno un atteggiamento del tutto singolare come i tic di Nadal e la mano nei capelli di Federer), ciò che li accomuna profondamente sono due aspetti: il fatto di chiamarsi “Campioni” con la C maiuscola e il fatto di impersonificare la sportività in persona; Rafa e Roger, infatti, oltre ad essere due professionisti che hanno lasciato, lasciano e lasceranno per sempre un segno indelebile nella storia del tennis per le gesta compiute, sono due grandissimi signori sia dentro che fuori dal campo.

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                          Ritratto di due campioni: Roger, esempio di generosità; Rafa, esempio di umiltà

Federico Bazan © produzione riservata

Qualificazioni Internazionali Bnl D’Italia 2013 (domenica 12 maggio)

Domenica 12 maggio, giornata del turno decisivo delle qualificazioni agli Internazionali Bnl D’Italia, l’avventura dei nostri azzurri è terminata per mano di due top 100, ossia il talento lettone Ernest Gulbis che ha eliminato con un netto 6-3 6-2 Gianluca Naso e il colombiano Santiago Giraldo che ha avuto la meglio su Marco Cecchinato con il punteggio di 7-5 6-2.
Il tennista di Trapani ha giocato al meglio delle sue possibilità ma hanno prevalso la completezza e la solidità di Gulbis, giocatore molto discontinuo nei risultati ma capace di dare spettacolo con colpi magistrali. Partita dagli scambi molto lunghi e basata sulla forza fisica, ha dato ragione al lettone che ha vinto così il turno decisivo delle qualificazioni e si è garantito il posto per il primo turno degli Internazionali.
Dopo il match tra Naso e Gulbis, è sceso in campo nel primo pomeriggio Marco Cecchinato, numero 358 del ranking, che ha affrontato il numero 78 del mondo Santiago Giraldo.
Il primo set è stato molto combattuto ma alla fine è riuscito a spuntarla il colombiano per 7 giochi a 5. Nel secondo set Cecchinato è calato vistosamente e Giraldo ne ha approfittato issandosi 6-2 senza troppi problemi, complice di alcuni errori commessi dal giovane palermitano.
ll tennista azzurro ha avuto talvolta reazioni spropositate durante il match: racchetta a terra, parole rivolte al suo angolo e a se stesso e qualche parolaccia di troppo. Saranno segnali di immaturità o di semplice nervosismo?
Se Cecchinato ha perso, dunque, più che rivedere il suo gioco espresso durante il match, forse dovrebbe riflettere su come affrontare nel modo migliore le partite cercando di correggere il suo atteggiamento in campo.

Federico Bazan © produzione riservata