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I vantaggi e i pregi tecnici di Tommy Robredo

                                 Dritto di Robredo – Western grip

Tommy Robredo, tennista iberico classe ’82, può essere considerato un veterano del circuito Atp. Debuttò nel 1998, anno nel quale esordirono peraltro quelli che poi sarebbero diventati e sono tutt’ora alcuni tra i più grandi giocatori del tennis contemporaneo ovvero Roger Federer, Lleyton Hewitt, Juan Carlos Ferrero e i gemelli Bryan. Nel ’98, a soli sedici anni, Robredo si fece notare giocando e vincendo tornei challenger e due Orange Bowl under 16.
Nel 2001 ottenne il suo primo trofeo nel torneo Atp 250 di Sopot in un derby spagnolo contro Albert Portas, vinto per 1-6 7-5 7-6. Robredo sin da giovanissimo ha sempre dimostrato una grande personalità, resa evidente da una notevole solidità da fondo campo e soprattutto dalla voglia di ribattere ogni palla, specialmente sulla terra battuta dove lo spagnolo si trova molto a suo agio ed esprime il suo miglior tennis. Non è un caso che Robredo, su 12 tornei vinti, ne abbia archiviati 11 sul rosso e solamente 1 su cemento indoor.

                    Rovescio di Robredo – Eastern grip

Tecnicamente, è catalogabile nella lista dei giocatori spagnoli, non solo naturalmente per la nazionalità ma anche per il tipo di gioco “spagnoleggiante”; il suo tennis infatti, parimenti a quello di giocatori come Nadal, Ferrer, Granollers e Andujar, è basato principalmente su scambi prolungati da fondo campo con colpi carichi di spin, poche se non inesistenti sono le variazioni con il back e i colpi di fino e le prime palle di servizio risultano molto consistenti, non sempre dirette a cercare l’ace bensì finalizzate al palleggio da fondo campo. Il dritto è eseguito con una western grip mentre il rovescio ad una mano ha una presa più chiusa che equivale ad una eastern. Nonostante la differenza di impugnatura, le traiettorie di palla prodotte da Robredo sono abbastanza simili con entrambi i fondamentali sebbene con il dritto risulti più incisivo.
Il dritto è il colpo che fa la differenza nel gioco dell’iberico perchè, oltre a dargli tanti vincenti, è quello con il quale costruisce e comanda gli scambi. Robredo evita di ricorrere al rovescio ad una mano pur essendo un colpo ben eseguito e sfrutta molto il dritto a sventaglio, tattica di gioco spesso premiata per la profondità che lo spagnolo riesce a trovare e per la velocità che imprime alla palla ma talvolta limitata per lo spazio sguarnito alla sua destra che lo vede costretto a recuperare in difesa o, nel peggiore dei casi, a subire un vincente lungo linea da parte dell’avversario. Come la stragrande maggioranza dei giocatori spagnoli, Robredo non predilige il gioco a rete e di fatto non lo si vede quasi mai in quella zona di campo durante un match se non in casi eccezionali in cui debba chiudere il punto al volo o sia chiamato a rete dal proprio avversario.
Le chiavi di volta del gioco di Tommy Robredo sono la solidità, la regolarità e la costanza, tre elementi fondamentali che gli hanno permesso di vincere partite molto lottate tra cui, da menzionare, quella contro il connazionale Nicolas Almagro nel quarto turno del Roland Garros dell’anno scorso, match in cui Almagro era avanti 7-6 6-3 4-2 e servizio, poi fu rimontato e sconfitto dal tennista di Hostalric con lo score finale di 7-6, 6-3, 4-6, 4-6, 4-6. A fine match, ci furono le lacrime di commozione di Robredo, lacrime di chi ci mise la faccia e il cuore per vincere quella partita.
Il suo best ranking risale al 2006 quando ha raggiunto il quinto posto della race.

Federico Bazan © produzione riservata

I vantaggi e i pregi tecnici di Philipp Kohlschreiber

Philipp Kohlschreiber, tennista tedesco classe ’83, benchè non sia un giocatore particolarmente robusto ed imponente (1.78 cm x 70 kg), è dotato di una grande spinta sulla palla e di un braccio molto veloce, aspetti che gli consentono di far uscire dalle corde accelerazioni impressionanti con il rovescio ad una mano, giocato prevalentemente in top spin ma anche con traiettoria piatta e a fil di rete. Il suo rovescio, oltre ad avere un notevole impatto sulla palla, è spesso giocato in anticipo; ciò permette a Kohlschreiber di togliere il tempo all’avversario e tirare vincenti incrociati e lungo linea.

                            Dritto di Kohlschreiber – Western grip

Il dritto, al contrario del rovescio la cui impugnatura è una eastern, è un colpo eseguito con una presa più aperta (una western grip) della quale il tedesco usufruisce per giocare colpi arrotati sulla diagonale del dritto e dei cross stretti che spediscono fuori campo l’avversario ed offrono la possibilità al bavarese di venire a rete a prendersi il punto.
Kohlschreiber, nonostante un fisico longilineo ed esiguo, è in grado di tirare fuori dal cilindro passanti fulminanti di rovescio che viaggiano ad una velocità pazzesca anche quando si trova 2 o 3 metri distante dalla linea di fondo campo. I suoi passanti ricordano per esecuzione ed impatto sulla palla, quelli di altri giocatori dotati di un rovescio ad una mano come Gasquet, Almagro e Dimitrov i quali eseguono colpi a tutto braccio ed esteticamente molto eleganti.

                             Rovescio di Kohlschreiber – Eastern grip

La battuta, infine, è un fondamentale molto lavorato da parte del tedesco che esegue una prima di servizio più veloce e leggermente con effetto slice e una seconda più lenta ma molto carica di spin. La seconda di servizio in kick di Kohlschreiber risulta notevolmente efficace sulla terra battuta in quanto il rimbalzo della pallina è molto alto e l’avversario è costretto a rispondere fuori dal campo. A quel punto il tedesco può costruirsi il gioco entrando con i piedi dentro al campo ed affondando con il dritto ed il rovescio o, in alternativa, optando per un serve and volley.
Kohlschreiber, malgrado lo spiccato talento e delle caratteristiche tecniche temibili per altri giocatori, non ha mai ottenuto risultati particolarmente importanti fino ad ora se non quattro tornei Atp 250 in singolare di cui uno vinto peraltro a causa del ritiro del connazionale Philipp Petzschner che si infortunò nella finale del torneo bavarese di Halle, datato 2011. Il tennista di Augsburg ha raggiunto, come miglior piazzamento nella race in carriera, la sedicesima posizione ed è attualmente numero 29 del mondo.

Federico Bazan © produzione riservata

Atp 250 di Monaco di Baviera 2014

Martin Klizan s’impone in rimonta per 2-6, 6-1, 6-2 su Fabio Fognini nella finale dell’ Atp 250 di Monaco di Baviera

L’Atp 250 di Monaco, noto anche come BMW Open, ha visto protagonisti, nell’ultimo atto del torneo bavarese, il ligure Fabio Fognini, numero 13 del mondo opposto allo slovacco Martin Klizan, numero 111 del ranking Atp. Seppur considerata una competizione minore rispetto a tornei del calibro di Monte Carlo, Madrid e Roma, quella di Monaco è stata una tappa importante per Fognini, il quale in caso di vittoria, non solo si sarebbe portato a casa un montepremi di 70.000 euro e una BMW, ma avrebbe anche conquistato punti preziosi in classifica. A togliere il sogno di un ottavo posto nella race al ligure ci ha pensato Martin Klizan, giocatore proveniente dalle qualificazioni che ha eliminato in sequenza: Dudi Sela, Mikhail Youzhny, Denis Istomin e, in semifinale, il detentore del torneo bavarese dello scorso anno, vale a dire Tommy Haas. Un cammino superlativo quello compiuto dallo slovacco che quest’oggi, nella finale contro Fognini, è riuscito a prendere il sopravvento nel secondo set nonostante accusasse spesso malesseri fisici. Il body language di Klizan, durante tutto l’incontro, era molto negativo: testa verso il basso, mani sul volto, spalle curve e andatura lenta. Il tutto avveniva curiosamente ai cambi di campo e a gioco fermo ogniqualvolta il tennista di Bratislava veniva inquadrato dalle telecamere.
Fognini ha comandato alla perfezione il primo set sin dalle prime battute strappando più volte il servizio al suo avversario e prendendo il largo nel parziale. Klizan è partito titubante alla battuta e piuttosto falloso da fondo campo. Da una parte tanti gli errori commessi dallo slovacco, dall’altra molta concretezza ed aggressività nel gioco del ligure.
Il secondo set ha preso completamente un’altra piaga: Klizan ha innalzato il livello di gioco iniziando a spingere e a trovare vincenti. Fognini si è disunito improvvisamente ed è sembrato uscito dal match. Lo slovacco ne ha approfittato tirando accelerazioni molto veloci con il dritto che non hanno permesso a Fabio di difendersi. Il secondo parziale si è rivelato uguale al primo ma a parti invertite.
Nel terzo non c’è stata storia: Fognini, innervosito per un warning chiamato dal giudice di sedia, ha perso un game al servizio e ha gettato con rabbia la racchetta a terra. L’arbitro gli ha inflitto un penalty point per il gesto compiuto e il ligure, per concludere, ha disintegrato in due pezzi la racchetta.
Fabio, aldilà della frustrazione dettata in parte dalla scelta arbitrale ma soprattutto dalla crescita inaspettata del gioco di Klizan, non è più riuscito ad esprimersi al meglio come aveva fatto nel primo set e non ha mai trovato armi efficaci per contrastare il gioco dello slovacco.
Al contrario del primo set in cui ha dominato, nel secondo e terzo parziale il ligure ha giocato in modo molto conservativo, sulla difensiva e non di rado due o tre metri fuori dal campo consentendo a Klizan di spingere ed affondare con il dritto ed il rovescio.
A fine partita, i ringraziamenti di Fabio rivolti agli organizzatori del torneo e al pubblico non sono mancati così come non è mancato quel pizzico di malizia nel dire a Klizan: “spero che adesso ti senta bene”. Lo slovacco ha replicato con un sorriso beffardo di fronte al ligure e a sua volta ha risposto ai microfoni: “mi scuso con il pubblico e con Fabio ma oggi stavo male, ad ogni modo grazie a tutti per il supporto e senza il vostro sostegno non ce l’avrei fatta”.

Federico Bazan © produzione riservata

Atp 500 di Barcellona 2014

Il torneo Godò di Barcellona ospita ogni anno, su terra battuta, i migliori giocatori del rosso nel Real Club de Tenis Barcelona che da tradizione è terreno di conquista spagnola. Quest’anno a rompere la lunga serie di trionfi di Rafa Nadal, che si è imposto in questo torneo per ben 8 volte consecutive, dal 2005 al 2013 (ad eccezione del 2010 in cui non giocò il torneo), è stato il nipponico Kei Nishikori, testa di serie numero 4 del tabellone. Il giapponese è riuscito ad arrivare in finale battendo tra gli altri Marin Cilic e Ernests Gulbis ed eliminando nell’ultimo atto, con un comodo 6-2 6-2, Santiago Giraldo.

                        Primo successo sul rosso per il nipponico Kei Nishikori

Giraldo, numero 65 del ranking Atp, ha giocato un buon torneo proveniendo dal primo turno. In semifinale il colombiano ha estromesso il numero 24 del mondo Nicolas Almagro, dopo che quest’ultimo era riuscito nell’impresa di battere per la prima volta in carriera Rafael Nadal su ben 10 scontri diretti vinti dal maiorchino.
Torneo strano per l’esito finale e per il fatto che nessuna tra le prime 3 teste di serie del tabellone sia arrivata in semifinale: Fognini, testa di serie numero 3, si è infortunato e ritirato; Ferrer, testa di serie numero 2, è stato eliminato sorprendentemente al secondo turno da Gabashvili; Nadal, numero 1 del torneo e del mondo, è stato sconfitto del tutto inaspettatamente dal connazionale Almagro.
Il campione di Manacor ha detto in conferenza stampa che non è riuscito a sfruttare le chance e i break point a sua disposizione e che, nonostante abbia comandato il match per tutto il primo set, ha perso l’occasione di superare Almagro nel secondo set al tie break ed aggiudicarsi così l’incontro. Risultato finale: 2-6 7-6 6-4 per Almagro.

Il murciano, nonostante il successo brillante archiviato contro Nadal, continua ad avere problemi quando si tratta di giocare partite decisive come la semifinale contro Giraldo, giocatore nettamente inferiore rispetto ad Almagro in classifica. Resta un tabù per lo spagnolo, chissà se perchè si accontenta dei propri risultati o perchè proprio non riesce a trovare la continuità necessaria nel rendimento…
Giraldo ha raggiunto la sua seconda finale in carriera dopo quella a Santiago del Cile nel 2011 dove perse da Tommy Robredo e, grazie a questa progressione realizzata nel torneo di Barcellona, si piazza alla 47esima posizione del ranking Atp.
Grande passo in avanti per Kei Nishikori che vince il torneo Godò e che conquista il suo primo titolo Atp sulla terra battuta guadagnando la posizione numero 12 della classifica mondiale.

                                                                                                                                                                                                    Federico Bazan © produzione riservata

Wta Premier di Stoccarda 2014

                                                       Locandina del Premier Wta di Stuttgart

Il Porsche Tennis Grand Prix è il torneo femminile che ogni anno, in vista del Roland Garros e prima degli Internazionali di Roma, si disputa nella Porsche Arena di Stoccarda su terra battuta indoor.
La campionessa in carica è Maria Sharapova che si è imposta tre volte consecutive, dal 2012 ad oggi battendo in finale Victoria Azarenka (2012), Li Na (2013) e Ana Ivanovic (2014).
Quest’anno la russa ha affrontato nell’ultimo atto del torneo Ana Ivanovic, numero 12 del mondo che, nonostante la sconfitta, ha dato filo da torcere alla siberiana.
Il primo set se l’è aggiudicato agevolmente la Ivanovic per 6-3. Molto consistente il gioco della serba: ace e prime di servizio in slice a costruire, ottimo controllo e gestione di palla con il dritto, rovesci lungolinea vincenti e colpi in back molto insidiosi da parte della Ivanovic, non hanno permesso alla Sharapova di comandare gli scambi da fondo campo nell’arco del primo set e parte del secondo.

                                         Maria Sharapova e la sua Porsche

La russa, inizialmente titubante e poco incisiva, ha ribaltato in suo favore l’inerzia del match non appena la Ivanovic ha cominciato a servire più seconde palle e a fare continuamente “il tergicristallo” sulle accelerazioni dell’avversaria.
Il secondo set ha decretato l’andamento finale. La Sharapova ha ritrovato il suo tennis, ha innalzato il livello di gioco mettendo a segno più vincenti e ha brekkato la serba incamerando il secondo set per 6-4.
Nel terzo parziale la Ivanovic si è disunita, consapevole della crescita piuttosto evidente della sua avversaria, consentendo così alla russa di prendere il volo, vincere comodamente il terzo set per 6-1, alzare al cielo il trofeo dopo un anno di distanza e soprattutto confermare quel periodo di forma che tanto le è mancato nel 2013 dopo il Roland Garros, un anno critico per la Sharapova in termini di infortuni.
Il penultimo torneo vinto dalla russa risaliva proprio al Premier di Stoccarda del 2013, nel quale battè per 6-4 6-3 l’attuale numero 2 del mondo, Li Na.
La campionessa di Njagan, oltre al montepremi, ha avuto in regalo una Porsche che l’anno scorso regalò al fidanzato Grigor Dimitrov. Chissà che se ne farà quest’anno…
Da sottolineare comunque, oltre ad una Sharapova rinata e ritrovata nel suo gioco, una Ivanovic che esce a testa alta da un torneo in cui ha eliminato in sequenza Lisicki, Goerges, Kuznetsova e Jankovic dando la sensazione di tornare a sprazzi la campionessa del 2008, anno nel quale la serba vinse il suo primo e, fin’ora, unico torneo del grande slam sulla terra rossa di Parigi.

                                                                                                                                                                                                     Federico Bazan © produzione riservata

L’Italia di Barazzutti batte la Gran Bretagna e approda in semifinale

Il quarto di finale di Coppa Davis tra Italia e Gran Bretagna, disputatosi nel Tennis Club Open di Napoli, ha offerto un grande spettacolo in tre giornate nelle quali i tifosi azzurri hanno sofferto per la propria squadra e gioito uniti alla propria squadra e soprattutto tre giornate nelle quali i nostri giocatori hanno dato il massimo per portare a casa un punto fondamentale, quello che ci consentirà di approdare in semifinale a settembre contro la Svizzera.
Da subito si sapeva che sarebbe stata dura vincere contro la formazione britannica composta dall’ex numero due del mondo Andy Murray, campione indiscusso e vincitore di Wimbledon nel 2013 ma la nostra Italia capitanata da Corrado Barazzutti ha dimostrato con il carattere che i dettagli non contano specialmente in una competizione tanto affascinante quanto stravagante come la Coppa Davis, nella quale i pronostici apparentemente più scontati possono esser facilmente ribaltati. Sul discorso relativo ai pronostici e alle cifre, basti pensare alla prima giornata del quarto di finale tra Francia e Germania nella quale il numero 50 del mondo Julien Benneteau è stato liquidato in soli tre set dal numero 96 Tobias Kamke o all’incontro tra Svizzera e Kazakistan in cui il fresco vincitore dell’Open d’Australia, nonchè numero 3 del mondo, Stanislas Wawrinka ha perso in modo piuttosto netto dal numero 64 del mondo Andrey Golubev per 7-6 6-2 3-6 7-6.
La Coppa Davis ha una storia a sè e le differenze in classifica tra i giocatori disputanti sono spesso ininfluenti. Al contrario, la superficie e il tifo sono due aspetti fondamentali per i tennisti: la superficie perchè fornisce al giocatore in campo un tennis più incisivo a seconda delle proprie caratteristiche tecniche; il tifo perchè rappresenta una carica emotiva in più per il giocatore stesso.

                                                 L’Italia in semifinale

Fognini ha portato a casa due punti “mettendoci la faccia”, come egli stesso ha affermato ai microfoni di Supertennis, e non due punti qualsiasi ma due vittorie una più vitale dell’altra. La prima contro James Ward, vinta in quattro set; la seconda contro il numero 1 della formazione britannica ovvero Andy Murray, match che alla vigilia sarebbe stato il più difficile e, per certi versi, quello decisivo in quanto avrebbe decretato pareggio italiano o vittoria inglese.
Il punteggio conclusivo della partita più importante di questo quarto di finale parla chiaro: 6-3 6-3 6-4 per Fogna sebbene la partita, aldilà dello score, abbia avuto sprazzi di grande tennis, scambi estenuanti da fondo campo e emozioni a mai finire per entrambi i giocatori, dalla rabbia incontrollabile dello scozzese alla gioia incontenibile del ligure a fine match.
Per adesso sono tre i titoli in carriera conquistati da Fabio ma la vittoria schiacciante contro Murray dimostra che Fognini ha tutti i requisiti per continuare a vincere tornei e diventare il migliore giocatore al mondo su terra battuta dietro Nadal e Ferrer.
Anche Seppi ha disputato un’ottima Coppa Davis e ha affermato, infatti, di aver trovato il suo miglior tennis dopo un periodo non positivo trascorso su cemento indoor e outdoor. Seppi ha avuto tutta la pressione sulle spalle nell’ultimo match contro Ward, quello che avrebbe decretato la vittoria di una delle due formazioni. Andreas non si è lasciato impensierire dal gioco dell’inglese e ha chiuso la pratica con un secco 3-0 regalando, così, all’Italia di Barazzutti un’altra vittoria importante, una vittoria che ci consente di volare in Svizzera e di affrontare nel prossimo mese di settembre la Nazione di Roger Federer.

                                                                                                                                                                                                    Federico Bazan © produzione riservata

I vantaggi e i pregi tecnici di Maria Sharapova

                                Il rovescio in corsa della Sharapova

Il gioco di Maria Sharapova è costituito da quattro fondamentali: servizio, dritto, rovescio e schiaffo al volo. Seppur basato sempre e solo su questi colpi, il tennis di Maria Sharapova racchiude delle strategie tecnico-tattiche molto complesse nel loro insieme. Uno dei vantaggi della siberiana è senz’altro dato dall’altezza (1.88 cm) che le consente di piazzare colpi profondi agli angoli del campo, spesso imprendibili per le avversarie. Altri vantaggi sono la fluidità negli spostamenti laterali che le permettono di recuperare e di giocare bene sia in fase difensiva sia in quella offensiva e l’eccellente impatto sulla palla che determina traiettorie di palla tese e veloci.
Per quanto riguarda i pregi, la Sharapova ha la grande capacità di spingere la palla con il rovescio a velocità pazzesca anche in situazioni difensive, ogniqualvolta è lontana da essa o anche quando le braccia sono molto distanti dal corpo (vedi foto a destra). Nella stragrande maggioranza dei casi, per quanto concerne i giocatori e le giocatrici che hanno il rovescio bimane, più si è distanti con le braccia dal corpo e più il colpo prodotto sarà debole, inefficace ed attaccabile dal proprio avversario.

     Trionfo della siberiana agli Internazionali Bnl d’Italia (2012)

Maria Sharapova sfata questo mito e non è un caso che lasci partire dalle corde accelerazioni devastanti in corsa riuscendo, non di rado, a ribaltare l’inerzia degli scambi.
Il dritto è, parimenti al rovescio, un colpo molto efficace: penetrante, con molta spinta e poca rotazione. La russa, grazie alla potenza e alla precisione del proprio dritto, è in grado di costruirsi al meglio i punti e di trarre i migliori benefici nei momenti chiave dei match. Oggi, nella semifinale del Wta 1000 di Miami contro Serena Williams, la siberiana si è trovata molteplici volte sotto il punteggio di 15-40 in 2 o 3 game e, malgrado ciò, è riuscita a vincerli grazie a notevoli progressioni con il dritto.
Il servizio non è certamente il marchio di fabbrica della russa sebbene il taglio slice prodotto dalla battuta si riveli spesso una mossa vincente per aprirsi il campo e per cercare di comandare lo scambio.
Maria Sharapova è una campionessa a 360 gradi, una giocatrice che combatte con il cuore e con i nervi, una ragazza, e non una qualunque, che sa quello che vuole e che sul campo si comporta di conseguenza. I 29 titoli ottenuti in carriera (inclusi Wimbledon 2004, Us Open 2006 e Australian Open 2008) ne sono l’autentica dimostrazione.

                                                                                                                                                                                                    Federico Bazan © produzione riservata

Il ritorno del miglior Federer: lo svizzero vince l’Atp 500 di Dubai

                 78esimo titolo in carriera e primo del 2014 per Roger Federer

Dopo un 2013 negativo in termini di risultati nel quale Federer è riuscito ad aggiungere al bottino di conquiste solo l’Atp 250 di Halle, il 2014 per lo svizzero si riapre nel migliore dei modi con gli Australian Open dove ha raggiunto la semifinale perdendo da Rafael Nadal e con la vittoria dell’Atp 500 di Dubai, entrambi tornei in cui l’elvetico ha dimostrato di poter competere fisicamente ad alti livelli nonostante i 33 anni di età e nei quali ha fatto vedere tutto il suo repertorio tennistico, quello che per buona parte del 2013 è mancato a causa di una forma fisica poco brillante e del cambio di racchetta. Federer sembra esser risorto in tutto il suo splendore tennistico e lo spiega il fatto che ha estromesso dapprima il numero 2 del mondo Novak Djokovic in semifinale e poi Tomas Berdych nell’ultimo atto del torneo arabo.
La partita ha visto lo svizzero perdere il primo parziale 6-3 così come lo aveva perso contro il serbo e poi rimontare ad entrambi un set fino a conquistare la vittoria.
Tomas Berdych ha ancora una volta riscontrato difficoltà non indifferenti nel giocare la finale di un torneo come quello di Dubai nonostante peraltro un vantaggio iniziale piuttosto netto su Federer, il quale era indietro di un set e di un game nel secondo parziale. Difficoltà del ceco testimoniate, non a caso, da un bilancio di finali negativo: 9 vinte e 12 perse.

La frustrazione di Berdych nella finale contro Federer

Berdych è uno dei pochi giocatori se non l’unico ad essere un top ten da almeno 2 anni consecutivi malgrado il suo penultimo torneo vinto sia datato ottobre 2012 e l’ultimo febbraio 2014, quindi a distanza di quasi un anno e mezzo; questo perchè il ceco colleziona tante vittorie nelle partite di ogni torneo ma fa sempre molta fatica ad arrivare fino in fondo; com’è spesso accaduto nella sua carriera, e l’Atp di Dubai ne è un esempio calzante, Berdych ha perso finali nelle quali si trovava avanti di un set e di un break o partite anche alla sua portata come quella di Winston-Salem contro Isner o quella di Marsiglia contro Tsonga, match nei quali Berdych conduceva l’incontro per un buon set e mezzo apparentemente senza problemi.
Per quanto riguarda il campione di Basilea, adilà del rendimento ottimale e delle giocate alla Federer che non passano mai inosservate, ciò che ha colpito dell’ex numero 1 del mondo è stata la capacità di ribaltare l’inerzia della partita e degli scambi: non di rado si sono visti passanti fulminanti di dritto e di rovescio da due metri fuori dal campo quando il punto era nelle mani dell’avversario e quando lo svizzero si trovava in difesa. Sia Djokovic che Berdych si presentavano a rete quando trovavano angoli penetranti ed interessanti, ma contro un Federer così ispirato, era difficile se non impossibile ottenere il punto con una volèe vincente.
Grazie alla vittoria dell’Atp 500 di Dubai, lo svizzero si aggiudica il settantottesimo titolo in carriera confermando l’ottimo periodo di forma stagionale. Chissà se Federer continuerà ad entusiasmare i suoi fan con qualche altra straordinaria prova tennistica e arrivare così a quota 80 titoli in carriera…

Federico Bazan © produzione riservata

Capitan Corrado Barazzutti: una figura vincente per il tennis italiano

Corrado Barazzutti ricopre il ruolo di capitano della Nazionale Italiana di Davis e di Fed Cup e, in quanto tale, ha la responsabilità di guidare la squadra maschile e femminile verso la vittoria. Il contributo di Barazzutti è fondamentale in funzione di tre aspetti:

  • dal punto di vista tecnico, poichè allena e prepara i giocatori in vista delle gare ufficiali. Capire su quale superficie si giochi e prendere di conseguenza confidenza con il campo serve per acquisire continuità nei colpi. I campi non sono tutti uguali ed è per questo che l’allenamento pre-gara serve per avere un’idea generale della superficie sulla quale si andrà a giocare;
  • dal punto di vista emotivo, tanto che, non di rado, si vede il capitano alzarsi dalla panchina ed incitare i suoi gridando: “Forza Fogna, dai!” o “Bravo Simone, grande!” e la cosa più bella è che le sue parole, per quanto forti e piene di grinta, rimbombano nelle cuffie dei telecronisti e si sentono da casa, indice del fatto che Corrado è anche un grande motivatore oltre che un tecnico di questo sport;
  • dal punto di vista strategico, in quanto per vincere non basta avere i talenti ma è necessario anche saperli sfruttare, ovvero indovinare la formazione migliore da schierare nei singolari e nei doppi. Contro l’Argentina di Jaite si è rivelata una mossa vincente far giocare a Fognini e a Bolelli il doppio, i quali ci hanno regalato tante emozioni e soprattutto il punto che ha consentito agli azzurri il sorpasso del 2 a 1; sfida che poi abbiamo vinto per 3-1 grazie a Fabio che ha avuto la meglio su Berlocq in 4 set.

                                                             Atmosfera Davis

L’atmosfera della coppa Davis e della Fed Cup ricorda molto quella che si respira nelle partite tra le Nazionali di calcio. L’incitamento è sempre molto sentito da tutti gli spettatori, i tifosi sostengono a gran voce i propri beniamini ed il bello di questo avvenimento sportivo è che i supporters di ogni Nazione conservano le proprie tradizioni anche nel tifo, oltre che nei colori della bandiera: gli australiani battono le mani congiuntamente e gridano: “Let’s go Rusty, let’s go!” (riferito a Lleyton Hewitt), gli argentini suonano i tamburi ed usano i fischietti, i cechi producono suoni d’incitamento con le trombette ecc.
L’aspetto tipico di un evento così importante come la Davis, ovvero il supporto dei tifosi nei confronti delle due squadre, fa sempre molto bene al tennis ma anche allo sport in generale perchè dona un’immagine positiva e sana della competizione; il tifo per la propria squadra non va tuttavia confuso con i fischi e gli insulti, atteggiamenti nocivi che nello sport spesso si verificano e che devono essere, in qualche modo, affrontati da chi li subisce. Non è un caso che nella prima trasferta per l’Italia disputatasi in Argentina a Mar Del Plata, il nostro Fabio Fognini abbia dovuto fare i conti con i fischi dei supporters albicelesti; il ligure è stato spesso stuzzicato dai tifosi argentini durante i propri turni di battuta e in tutte quelle occasioni in cui si apprestava a servire; per Fabio dunque era davvero complicato rimanere concentrato nel match.

     La vittoria in doppio degli azzurri a Mar Del Plata contro l’Argentina

Barazzutti sa benissimo che in questi casi occorre vedere il bicchiere mezzo pieno per dominare al meglio la situazione ed è bene, perciò, che il giocatore in campo non si lasci condizionare da fattori esterni, come può essere il mormorio continuo degli spettatori, un fallo di piede in un momento delicato, un warning inspiegabile ecc…
Di fronte ad un pubblico fastidioso generalmente si reagisce in due modi: ci si può innervosire, pur rischiando di perdere il match oppure, scelta migliore, si decide di affrontare a testa alta la situazione e di continuare a lottare per vincere. Fognini è stato superlativo da questo punto di vista, merito anche dei consigli di Capitan Barazzutti, perchè ha continuato a giocare bene fino alla fine andando a conquistare i due punti in singolare e anche quello in doppio con Bolelli che hanno consentito all’Italia di approdare ai quarti di finale.

Per quanto riguarda la Fed Cup, nel recente incontro con gli Stati Uniti, Barazzutti ha deciso di far giocare nel singolare Karin Knapp e Camila Giorgi mentre nel doppio Nastassja Burnett e Alice Matteucci, giovani e valide leve sulle quali contare. La gara di Fed Cup si è conclusa 3-1 per le nostre giocatrici che hanno disputato una grande prova sul cemento americano di Cleveland. Adesso ad attenderle ci sarà la Repubblica Ceca.
Congratulazioni dunque a Corrado Barazzutti, non solo per aver schierato in campo le formazioni giuste ma anche per aver dato spazio a giocatrici come la Giorgi e la Knapp che, nonostante l’inesperienza in Fed Cup, si sono fatte ben valere conquistando un punto importante e consentendo così all’Italia l’accesso alle semifinali di questa meravigliosa competizione mondiale a squadre.

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Il peggior avversario del giocatore è la tensione non gestita

                                                   Il rammarico nel volto di Andy Murray

Scendere in campo e giocare una partita non è sempre cosa facile da un punto di vista emotivo perchè il nervosismo e la tensione possono farsi sentire in determinate situazioni, specie in eventi tennistici importanti.

Ci sono momenti prima o durante il match in cui è necessario fronteggiare degli stati di tensione, consci o inconsci. Una situazione delicata da affrontare, nella quale si è consapevoli dei propri ostacoli, è il tie-break, ad esempio.
Nel tie-break perdere il servizio o vanificare eventuali occasioni offerte dall’avversario possono costare caro in quanto la posta in palio è un set (e non è poco…) ed il punteggio di quel parziale è fondamentale per l’economia del match.
In altre parole, è il tie-break a decretare se sarà uno dei due giocatori a perdere il set o l’incontro. E’ proprio per questo motivo che bisogna fare quello sforzo emotivo in più per provare a vincerlo. A differenza dei set che hanno una storia a sè in quanto si possono sempre capovolgere in proprio favore anche se si è sotto nel punteggio, nel tie-break il contesto è diverso. E’ il momento topico per eccellenza nel quale non ci sono molte alternative se non vincerlo o perderlo per cercare di confermare il set in proprio favore.

Un’altra situazione potenzialmente delicata è rappresentata da un punto importante che potrebbe far pendere l’andamento del match in favore di uno dei due giocatori; ad esempio, una palla break in situazione di parità è fondamentale tanto per il giocatore al servizio quanto per quello in risposta ed è motivo di maggiore concentrazione per entrambi; è il momento di cogliere l’attimo perchè si è consapevoli che, qualora il giocatore in risposta strappi il servizio all’avversario, andrebbe a servire per prendere il largo nel set o addirittura nel match (aspetto positivo);
nel caso in cui, però, egli non riesca a sfruttare il vantaggio o la palla break, rischierebbe di vanificare tutto allungando, così, la partita (aspetto negativo).

Prolungare la partita (non riuscire a vincerla malgrado il vantaggio) è un aspetto negativo nel gioco del tennis perchè sfavorisce il giocatore che ha avuto le chance di vincere il set, se non addirittura l’incontro ma che, a suo malgrado, non è riuscito a sfruttare. E’ una questione mentale, quasi come se si trattasse di un contraccolpo subito dal rientro in carreggiata da parte dell’avversario.

Nel tennis, non esser in grado di chiudere una partita alla propria portata, vuoi per calo fisiologico, vuoi per mancanza di grinta e concentrazione, vuol dire rimetterla in discussione e spesso può comportare una sconfitta cocente. E’ come una trappola, un blocco che cresce in proporzione agli errori commessi e, parallelamente, ai punti dell’avversario, il quale, a sua volta, acquista fiducia e rientra in partita.

Durante un incontro capita che, all’improvviso, si incappi ripetutamente nell’errore o si commettano ingenuità che in precedenza non si sarebbero mai compiute, i cosiddetti “blackout”.
Lo sport con la racchetta, da questo punto di vista, può essere molto crudele perchè quando si pensa di avere in pugno l’incontro solo perchè si è avanti nel punteggio, si possono vanificare tutti gli sforzi prodotti fino a perdere la partita, a causa di una mancanza di concentrazione, anche momentanea.

Oltre ai cali di concentrazione che si verificano, in particolar modo, nella psiche dei giocatori discontinui, le variabili a sfavore che subentrano sono molteplici: innanzitutto, la sopravvalutazione e la sottovalutazione dell’avversario.
Nel tennis, come in qualsiasi altro sport, non esiste errore più grave che partire prevenuti sulle condizioni di gioco, sulla superficie e sull’avversario.

Sopravvalutare l’avversario comporta maggiore insicurezza, un tennis difensivo, più remissivo. Si ha paura di affrontarlo per delle doti che pensiamo egli abbia ma che in realtà non ha o che comunque sono vulnerabili; sottovalutarlo, al contrario, vuol dire giocare con la presunzione di vincere, difetto che accomuna i giocatori che credono eccessivamente in loro stessi senza rendersi conto che hanno qualcuno da battere di fronte a sè.

Altre variabili che incidono negativamente sul rendimento sono la stanchezza fisica e mentale.
La stanchezza può essere causata dalle ore di sonno arretrate, da un’alimentazione scorretta o insufficiente, da quanto si è allenati, dal numero di partite giocate prima di scendere in campo. Sono tutti una serie di fattori che hanno un impatto notevole se non decisivo sul rendimento dell’atleta.

Tra gli ultimi fattori, non tra i meno importanti, c’è il “braccino”, un difetto piuttosto diffuso che accomuna i giocatori inesperti e poco allenati. Avere paura di osare nei momenti in cui è necessario, può determinare in un’altra direzione l’andamento dell’incontro.
La differenza tra un giocatore inesperto e uno esperto risiede proprio nella capacità di gestire i momenti chiave di una partita, osare nei momenti giusti ed essere più conservativi in altri.

A differenza dei giocatori mediocri, infatti, i campioni trasformano il negativo in positivo, non si lasciano impensierire dai dettagli, nè tantomeno da eventuali scuse (come può essere il vento, la palla non chiamata, il pubblico rumoroso ecc.) ma lottano game dopo game, punto dopo punto.
Al campione non basta vincere partite su partite e collezionare trofei; egli deve essere sempre pronto e disposto a contrastare efficacemente tutte le difficoltà che la vita pone davanti a sè: i giudizi, gli insulti, le critiche della gente, i cambi di allenatore, gli infortuni, le insicurezze.

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                                 Djokovic rompe in due la racchetta per il nervosismo

In merito alla componente psicologica nel tennis, numerose sono le citazioni dei grandi di questo sport:
“Il tennis è complicato, imprevedibile, magari piove e ti rimandano il match. Non è solo correre e colpire. È strategia, testa. E non c’è droga per migliorare l’intelligenza” (Boris Becker) ;
“Il 1989, dal momento in cui ho vinto il Roland Garros, è stato l’anno più duro della mia vita. Ho scoperto che vincere nel tennis non porta gioia, porta pressione” (Michael Chang) ;
“Nel tennis ti trovi mille volte indietro, 5-4, 6-5, ma devi lottare, diventare ancor più aggressivo, non avere paura” (Rafael Nadal) ;
“Il tennis è mentale per il 50%, fisico per il 45% e tennistico per il 5%” (Juan Carlos Ferrero) ;
“Il tennis non è solo una questione fisica, sono due cervelli che si scontrano” (Marat Safin).
Uno dei due cervelli rappresenta la parte razionale mentre l’altra è rappresentata dalla parte emotiva. Allenare e migliorarsi su entrambi i “cervelli” non può che giovare al giocatore in quanto se la parte emotiva prevalesse su quella razionale e cioè se l’ansia dominasse lo scenario, diventerebbe stressante, frustrante e di conseguenza impossibile giocare; al contrario, se quella razionale prevaricasse quella emotiva, probabilmente non saremmo essere umani con i nostri pregi e difetti ma solo macchine da scontro.
Imparare a gestire l’ansia prima o durante una partita è possibile. Se ciò verrà appreso ed applicato, la tensione diminuirà fino a scomparire e contemporaneamente le performance miglioreranno.

                                                                                                                                                                                          Federico Bazan © produzione riservata