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I punti di forza e i limiti tecnici di John Isner

                        Il servizio, un’arma devastante del gioco di Isner

John Isner, tennista americano classe ’85, con i suoi 206 cm di altezza, è il secondo giocatore più alto della storia del tennis, preceduto solo dal croato Ivo Karlovic che raggiunge la vetta di 2 metri e 0,8 cm.
Isner, quando era piccolo, giocava sia a basket che a tennis ed era indeciso se diventare un cestista o un tennista. Optò per la seconda strada, in quanto ottenne maggiori successi sebbene resti comunque un grande appassionato della pallacanestro e dell’NBA, in particolare.
L’ascesa tennistica del gigante di Greensboro avvenne nel 2007, anno in cui Isner esordì nel circuito Atp e sfiorò il suo primo titolo, sottrattogli dal connazionale Andy Roddick nella finale del torneo Atp 500 di Washington D.C. vinta dall’ex campione americano per 6-4 7-6.
John Isner è un giocatore che si esprime al meglio sul veloce, specialmente su cemento indoor e outdoor, superfici adatte al suo tipo di gioco. L’americano è dotato di un servizio devastante, di una prima palla che non di rado raggiunge e supera i 220 km/h e di una seconda non molto più tenera rispetto alla prima. Lo statunitense ha un tennis che dipende molto dal rendimento al servizio perchè grazie alla velocità impressa alla palla, bombarda i giocatori a suon di ace o di prime palle difficilmente gestibili in risposta dagli avversari.

                                      Dritto di Isner – Western grip

Isner, oltre al servizio che è la chiave di volta del suo tennis, è dotato di un dritto molto potente e profondo con il quale spesso cerca e trova il vincente. Se da un lato, l’altezza e l’abbondante mole rappresentano due fattori positivi che aiutano l’americano a servire delle prime equivalenti praticamente a dei proiettili per la rapidità di esecuzione e per la velocità di palla, dall’altro, tuttavia, contribuiscono a peggiorare e a limitare fortemente gli spostamenti laterali e gli scatti brevi verso la rete.
Isner, qualora non sia in grado di comandare lo scambio, è sistematicamente svantaggiato perchè non è un giocatore abituato a giocare in difesa e perchè si muove in modo piuttosto macchinoso per via della stazza. Un altro limite dell’americano è il rovescio, un colpo piuttosto attaccabile e non efficace quanto il dritto. Isner utilizza il rovescio per palleggiare da fondo campo e mai per cercare il vincente.
Il suo miglior piazzamento nella classifica Atp è stata la nona posizione raggiunta nel 2012, anno in cui Isner divenne un top ten. Attualmente è comunque saldo all’undicesimo posto della race nonostante il 2014 si confermi per ora una stagione non particolarmente positiva in termini di risultati in quanto il tennista di Greensboro ha giocato molti tornei uscendo di scena ai primi turni, eccezion fatta per il mese di gennaio nel quale Isner vinse il torneo Atp 250 di Auckland. Per quel che concerne i risultati, l’americano vanta 8 titoli Atp 250 in attivo tra cui 5 conquistati su cemento, 2 su erba e 1 su terra rossa, a dimostrazione che Isner è un giocatore maggiormente temibile per i suoi colleghi del circuito sulle superfici rapide.

Federico Bazan © produzione riservata

I vantaggi e i pregi tecnici di Tommy Robredo

                                 Dritto di Robredo – Western grip

Tommy Robredo, tennista iberico classe ’82, può essere considerato un veterano del circuito Atp. Debuttò nel 1998, anno nel quale esordirono peraltro quelli che poi sarebbero diventati e sono tutt’ora alcuni tra i più grandi giocatori del tennis contemporaneo ovvero Roger Federer, Lleyton Hewitt, Juan Carlos Ferrero e i gemelli Bryan. Nel ’98, a soli sedici anni, Robredo si fece notare giocando e vincendo tornei challenger e due Orange Bowl under 16.
Nel 2001 ottenne il suo primo trofeo nel torneo Atp 250 di Sopot in un derby spagnolo contro Albert Portas, vinto per 1-6 7-5 7-6. Robredo sin da giovanissimo ha sempre dimostrato una grande personalità, resa evidente da una notevole solidità da fondo campo e soprattutto dalla voglia di ribattere ogni palla, specialmente sulla terra battuta dove lo spagnolo si trova molto a suo agio ed esprime il suo miglior tennis. Non è un caso che Robredo, su 12 tornei vinti, ne abbia archiviati 11 sul rosso e solamente 1 su cemento indoor.

                    Rovescio di Robredo – Eastern grip

Tecnicamente, è catalogabile nella lista dei giocatori spagnoli, non solo naturalmente per la nazionalità ma anche per il tipo di gioco “spagnoleggiante”; il suo tennis infatti, parimenti a quello di giocatori come Nadal, Ferrer, Granollers e Andujar, è basato principalmente su scambi prolungati da fondo campo con colpi carichi di spin, poche se non inesistenti sono le variazioni con il back e i colpi di fino e le prime palle di servizio risultano molto consistenti, non sempre dirette a cercare l’ace bensì finalizzate al palleggio da fondo campo. Il dritto è eseguito con una western grip mentre il rovescio ad una mano ha una presa più chiusa che equivale ad una eastern. Nonostante la differenza di impugnatura, le traiettorie di palla prodotte da Robredo sono abbastanza simili con entrambi i fondamentali sebbene con il dritto risulti più incisivo.
Il dritto è il colpo che fa la differenza nel gioco dell’iberico perchè, oltre a dargli tanti vincenti, è quello con il quale costruisce e comanda gli scambi. Robredo evita di ricorrere al rovescio ad una mano pur essendo un colpo ben eseguito e sfrutta molto il dritto a sventaglio, tattica di gioco spesso premiata per la profondità che lo spagnolo riesce a trovare e per la velocità che imprime alla palla ma talvolta limitata per lo spazio sguarnito alla sua destra che lo vede costretto a recuperare in difesa o, nel peggiore dei casi, a subire un vincente lungo linea da parte dell’avversario. Come la stragrande maggioranza dei giocatori spagnoli, Robredo non predilige il gioco a rete e di fatto non lo si vede quasi mai in quella zona di campo durante un match se non in casi eccezionali in cui debba chiudere il punto al volo o sia chiamato a rete dal proprio avversario.
Le chiavi di volta del gioco di Tommy Robredo sono la solidità, la regolarità e la costanza, tre elementi fondamentali che gli hanno permesso di vincere partite molto lottate tra cui, da menzionare, quella contro il connazionale Nicolas Almagro nel quarto turno del Roland Garros dell’anno scorso, match in cui Almagro era avanti 7-6 6-3 4-2 e servizio, poi fu rimontato e sconfitto dal tennista di Hostalric con lo score finale di 7-6, 6-3, 4-6, 4-6, 4-6. A fine match, ci furono le lacrime di commozione di Robredo, lacrime di chi ci mise la faccia e il cuore per vincere quella partita.
Il suo best ranking risale al 2006 quando ha raggiunto il quinto posto della race.

Federico Bazan © produzione riservata

I vantaggi e i pregi tecnici di Philipp Kohlschreiber

Philipp Kohlschreiber, tennista tedesco classe ’83, benchè non sia un giocatore particolarmente robusto ed imponente (1.78 cm x 70 kg), è dotato di una grande spinta sulla palla e di un braccio molto veloce, aspetti che gli consentono di far uscire dalle corde accelerazioni impressionanti con il rovescio ad una mano, giocato prevalentemente in top spin ma anche con traiettoria piatta e a fil di rete. Il suo rovescio, oltre ad avere un notevole impatto sulla palla, è spesso giocato in anticipo; ciò permette a Kohlschreiber di togliere il tempo all’avversario e tirare vincenti incrociati e lungo linea.

                            Dritto di Kohlschreiber – Western grip

Il dritto, al contrario del rovescio la cui impugnatura è una eastern, è un colpo eseguito con una presa più aperta (una western grip) della quale il tedesco usufruisce per giocare colpi arrotati sulla diagonale del dritto e dei cross stretti che spediscono fuori campo l’avversario ed offrono la possibilità al bavarese di venire a rete a prendersi il punto.
Kohlschreiber, nonostante un fisico longilineo ed esiguo, è in grado di tirare fuori dal cilindro passanti fulminanti di rovescio che viaggiano ad una velocità pazzesca anche quando si trova 2 o 3 metri distante dalla linea di fondo campo. I suoi passanti ricordano per esecuzione ed impatto sulla palla, quelli di altri giocatori dotati di un rovescio ad una mano come Gasquet, Almagro e Dimitrov i quali eseguono colpi a tutto braccio ed esteticamente molto eleganti.

                             Rovescio di Kohlschreiber – Eastern grip

La battuta, infine, è un fondamentale molto lavorato da parte del tedesco che esegue una prima di servizio più veloce e leggermente con effetto slice e una seconda più lenta ma molto carica di spin. La seconda di servizio in kick di Kohlschreiber risulta notevolmente efficace sulla terra battuta in quanto il rimbalzo della pallina è molto alto e l’avversario è costretto a rispondere fuori dal campo. A quel punto il tedesco può costruirsi il gioco entrando con i piedi dentro al campo ed affondando con il dritto ed il rovescio o, in alternativa, optando per un serve and volley.
Kohlschreiber, malgrado lo spiccato talento e delle caratteristiche tecniche temibili per altri giocatori, non ha mai ottenuto risultati particolarmente importanti fino ad ora se non quattro tornei Atp 250 in singolare di cui uno vinto peraltro a causa del ritiro del connazionale Philipp Petzschner che si infortunò nella finale del torneo bavarese di Halle, datato 2011. Il tennista di Augsburg ha raggiunto, come miglior piazzamento nella race in carriera, la sedicesima posizione ed è attualmente numero 29 del mondo.

Federico Bazan © produzione riservata

La simpatia e la comicità di Novak Djokovic

                                                                               Nole imita la Sharapova

Novak Djokovic è celebre per essere uno dei giocatori più divertenti del circuito grazie alle imitazioni di Nadal e della Sharapova; è un ragazzo simpatico, solare e sempre amichevole con tutti, tennisti, giornalisti e supporters. Sa come stupire il pubblico e soprattutto come intrattenerlo. Durante alcune esibizioni in giro per il mondo non ha mai rinunciato ad imitare i modi di fare della Sharapova, i tic nervosi di Nadal e si è sempre messo alla prova in alcuni balli come il Gangnam Style davanti ai propri fans. Ogni volta che si esibisce in modo scherzoso sul campo riproducendo i vizi e le routine dei giocatori, il pubblico si esalta e risponde a gran voce attraverso urla e risate.
Parla inglese alla perfezione ma anche molto bene l’italiano; Fiorello, per questo, ha invitato il tennista serbo a partecipare alla prima puntata dello show serale “Il più grande spettacolo dopo il weekend” condotto dal comico di Catania nel 2011 affinchè Nole potesse mostrare tutte le sue qualità in veste di imitatore e di intrattenitore.

Djokovic ha affermato di amare l’Italia e Roma in particolare, non solo per i titoli vinti nelle edizioni del 2008 e del 2011 degli Internazionali Bnl d’Italia che gli hanno regalato grandi soddisfazioni, ma anche per la fede calcistica legata all’AC Milan. Djokovic è stato svariate volte in Italia ed è grazie ai suoi soggiorni e alla grande voglia di imparare che attualmente è in grado di parlare un italiano corrente. Inoltre il serbo ha rilasciato belle parole in un’intervista nei confronti del Milan quando ha fatto visita alla formazione rossonera di Allegri a Milanello; così ha detto: << Mio padre tifava Milan e la passione è nata così >>. Qui in Italia Djokovic è conosciuto come uno dei migliori tennisti e come showman allo stesso modo del centometrista jamaicano Usain Bolt, anch’egli numero 1 per i risultati e per una simpatia fuori dall’ordinario di fronte agli spettatori ed alle telecamere.

Federico Bazan © produzione riservata

Elogio a Marat Safin

Genio e sregolatezza, simpatia e semplicità, classe e versatilità… in una parola sola: Marat Safin.
Probabilmente non uno di quelli che ha scritto la storia del tennis come i vari Mcenroe, Borg, Becker, Lendl ai più recenti Sampras ed Agassi ma indubbiamente uno da ricordare. Marat era un ragazzo dalle mille risorse sia sul campo, sia davanti al pubblico: solare, giocherellone e sempre con la battuta pronta, ci teneva molto a fare bella figura e ci riusciva spesso sebbene qualche volta il nervosismo lo inducesse a disintegrare le racchette e, a dirla tutta, in 13 anni di carriera ne ha rotte abbastanza…
Soprannominato dai fans “Safinator”, chissà se per le donne che si portava appresso in tribuna e che frequentava intimamente (le cosiddette “Safinettes”, splendide ragazze vestite accuratamente e sedute in prima fila ad ammirare il moscovita) o per il gioco di potenza, Safin era un tennista completo: servizio veloce, rovescio devastante e raro ma discreto gioco di volo; sapeva fare un pò tutto specialmente sul cemento, superficie a lui più congeniale. Il suo gioco era basato sull’esplosività e sui colpi potenti da fondo campo, caratteristiche che lo rendevano un avversario davvero ostico per i regolaristi come Hewitt, Djokovic, Youzhny, Gasquet ecc. Marat, nonostante il grande talento, non ha mai dato l’impressione di essere il migliore sul campo; uno dei suoi problemi maggiori era la sfida contro se stesso. Urla, racchette in frantumi, palline prese a calci e spedite in tribuna e reclami contro gli arbitri erano atteggiamenti che evidenziavano l’immaturità e il difficile controllo emotivo del russo.

          L’esuberanza del tennista russo

In tanti pensavano che, dopo aver battuto giocatori come Sampras, Agassi, Hewitt e un giovanissimo Djokovic, Safin sarebbe stato per anni numero 1 al mondo. In realtà, le previsioni comuni si rivelarono troppo avventate e Safin difatti dimostrò di non poter competere contro Nadal con il quale perse 2 volte su 2 e Federer contro cui cedette 11 volte su ben 13 scontri diretti, ad eccezione di un quarto di finale a Mosca nel lontano 2002 e della semifinale degli Australian Open nel 2005 in cui il russo giocò un tennis sublime annullando un match point allo svizzero e superandolo 9-7 al quinto; exploit che poi non si sarebbe mai più ripetuto nella carriera di Safin…
Le caratteristiche positive del carattere di Marat si riscontravano più fuori dal campo che dentro. Era un ragazzo semplice, sorridente, non uno di quelli che a fine carriera si è lasciato andare ad un fiume di lacrime come tanti altri bensì uno dei pochi in grado di gestire al meglio le proprie emozioni e di lasciar trasparire fino all’ultimo giorno da professionista positività e carisma. Infatti Safin affermò con serenità e senza alcun rimpianto nel suo ultimo match giocato che tutti i ricordi vissuti sul campo andavano messi in una scatola e che il tennis è stata la chiave della propria gioventù, capace di aprirgli le porte e di spianargli la strada per una nuova vita da affrontare. Ha ringraziato tutti per l’ultima volta, organizzatori, arbitri, raccattapalle e pubblico, ha salutato i colleghi ed amici tennisti venuti a trovarlo per celebrare gli ultimi momenti sul campo e ha voltato pagina senza dare, almeno a parole, troppo peso ad un passato ricco di gioie e di trionfi.

L’addio di Marat Safin al tennis

Era apprezzato da tutti perchè ogni tanto si concedeva in campo momenti scherzosi e che richiamavano l’attenzione del pubblico; sapeva come stupirlo: sia con bordate di rovescio e dunque grazie al talento cristallino, sia con scenette comiche nonchè con la simpatia. Da menzionare, fra queste, quella con la tennista Elena Dementieva la quale, durante un’esibizione in ricordo dei terremotati, si assentò per un attimo dal campo insieme al russo; Marat, per scherzo, si calò i pantaloncini e se li rialzò davanti agli spettatori, con a fianco a sè la giocatrice moscovita. Il pubblico rispose con una risata a crepapelle. Altri momenti da ricordare sono l’occhio di falco sul servizio di Federer. La palla era dentro di metri e Safin chiamò il challenge facendo l’occhiolino al giudice di sedia. Federer, sempre serissimo in campo, reagì sorridendo e gli spettatori replicarono a loro volta. E come non dimenticare, poi, l’intervista di Mariano Zabaleta che chiese al russo cosa avrebbe fatto dopo il tennis e che opinione aveva di sua sorella Dinara Safina. Lui rispose scherzosamente che avrebbe venduto volentieri tutte le macchine (quelle vinte nei vari tornei) e che era molto contento dei risultati della sorella: << La mujer tiene que trabajar y lo està haciendo muy bien >> (tradotto: la donna deve lavorare e lo sta facendo molto bene).
Tutti i tifosi di Safin erano divertiti e colpiti dalla simpatia, dall’ironia e dalla positività caratteriale che egli dimostrava con ogni persona, tennisti e non.
Era davvero un ragazzo d’oro, quel simpaticone e mattacchione di Marat.

Federico Bazan © produzione riservata

Roger Federer e Rafael Nadal: due campioni a confronto

                                                                              Rivalità storica tra RF e RN

Roger Federer e Rafael Nadal, oltre ad essere due icone dello sport mondiale, rappresentano una tra le rivalità più celebri della storia del tennis. L’elvetico e il maiorchino si sono affrontati innumerevoli volte su tutte le superfici e, per quanto concerne gli scontri diretti, è Rafa attualmente a condurre per 23 a 10 (Nadal è avanti 13-2 su terra e 8-2 su cemento outdoor mentre Federer conduce 4-1 su cemento indoor e 2-1 su erba).
Confrontando però il numero dei trofei collezionati, ad eccezione della Coppa Davis che Nadal ha vinto in quattro occasioni mentre Federer in una, lo svizzero è superiore poichè vanta, nel palmarès, 88 titoli a fronte dei 69 dello spagnolo.

Tecnicamente Federer e Nadal sono l’opposto a 360 gradi: impugnatura eastern sul dritto, rovescio ad una mano, classe sopraffina, eleganza stilistica e vasto repertorio di colpi, rendono Roger Federer il giocatore classico per eccellenza.
Trovare un difetto a Federer è quasi impossibile, anche perchè, dal punto di vista estetico, è considerato il tennista più elegante del circuito per la naturalezza fuori dal comune con la quale colpisce la palla e, dal punto di vista tecnico, perchè è uno dei più completi.

Federer è anche un giocatore versatile: questo vuol dire che, oltre a saper eseguire tutti i tipi di colpi, sa spezzare il ritmo variando il gioco con soluzioni sempre diverse: piatte, in top, tagliate, senza peso, lente, veloci, profonde, corte…
Il servizio lo tira in tutti i modi e in maniera spesso illeggibile per gli avversari: piatto, slice e in kick, a seconda dei casi. A detta di molti suoi colleghi del circuito, tra i quali Tim Henman, ex tennista inglese, il lancio di palla che Federer compie disorienta gli avversari.
“C’è chi serve più forte di 10 o 15 miglia orarie rispetto a Federer, come Roddick per esempio, ma Federer offre un servizio a cui è molto più difficile rispondere. Non sto dicendo che chi opta per la velocità non sappia o non possa mai variare, ma che Federer sulla variazione delle direttrici è insuperabile. Non ci sono tendenze o schemi ricorrenti nel servizio di Federer dal punto di vista della direzione, anche perché varia persino nelle modalità di lancio della palla. Per esempio, se il lancio di palla vira leggermente a destra o a sinistra, noi pensiamo sia alto il rischio di fault. Ma Federer riesce a fintare già dal lancio della palla, rendendo ancora più indecifrabile la direzione prescelta” (T. Henman).

Il tennista di Basilea sa costruirsi il punto con tutti i fondamentali e riesce ad adattare i propri schemi anche ad un gioco più difensivo, con il back di rovescio, che gli consente di recuperare la posizione al centro del campo; sa giocare al volo e a rete in modo egregio, a dimostrazione del fatto che Federer è provvisto di una mano fatata in tutte le zone del campo e non solo nei pressi della rete; adotta, talvolta, soluzioni alternative al palleggio da fondo campo come la palla corta, il lob, il cross stretto, il tweener, il passante.
Ecco le parole elogiative di Goran Ivanisevic, un altro grande esponente del tennis degli anni ’90, in merito al bagaglio tecnico di Federer: “Sì, ho davvero giocato con lui quando aveva quindici anni, durante un torneo a Basilea, e sapevo che sarebbe diventato bravo, ma non così bravo. Se rimane in salute, a meno di clamorose sorprese vincerà più Slam di Pete. Il modo in cui sceglie i suoi colpi è incredibile. È veloce, ha un gran voleé, un gran servizio, un gran rovescio, tutti grandi colpi. Se fossi il suo coach, cosa potrei dirgli? È un mago con la racchetta. Anche quando gioca male, cosa molto rara, può comunque fare cose con la sua racchetta che nessun altro è in grado di fare.”

L’unico limite di Federer, se proprio volessimo trovargliene uno, è che ha perso partite nella sua carriera in cui aveva dei match point che avrebbe potuto sfruttare senza troppi patemi, considerando anche il netto vantaggio nel punteggio del quale lo svizzero disponeva.
Esempi di match persi dall’elvetico sono: contro Safin, semifinale Australian Open 2005 o contro lo stesso Nadal, finale degli Internazionali di Roma del 2006, incontri nei quali Federer ebbe dei match point a propria disposizione, non riusciti a concretizzare.

Passiamo a Nadal.
Impugnatura semi-western sul dritto (impostazione moderna), rovescio bimane, gioco improntato sulle rotazioni, sullo scatto e sulla prestanza atletica sono le peculiarità del tennis di Rafael Nadal, uno dei giocatori tecnicamente più costruiti della storia di questo sport; lo dimostra il fatto che, quando era ancora bambino, Rafa aveva iniziato a giocare a tennis giocando il rovescio ad una mano. Il suo coach Toni Nadal decise di insegnargli il rovescio bimane con l’obiettivo di rendere il suo gioco più incisivo e maggiormente adattabile alle condizioni imposte dal tennis moderno. Effettivamente, il lavoro svolto con lo zio, ha dato i suoi frutti anche perchè il rovescio incrociato di Nadal è un’arma sulla quale il maiorchino può contare, pur rimanendo il dritto il suo cavallo di battaglia per eccellenza.

Ciò che Nadal ha modificato negli anni, tra i fondamentali, sono il dritto e il servizio. Da giovanissimo lo spagnolo lasciava partire il dritto con più velocità e meno rotazione chiudendo l’avambraccio sotto la spalla; con il tempo, Nadal ha cambiato l’esecuzione di questo colpo finendo il movimento dell’avambraccio sopra la testa e imprimendo così maggiore rotazione in top spin.
Anche il servizio è un fondamentale con il quale il campione di Manacor è progredito notevolmente negli anni.
Se, quando era agli albori, Nadal serviva una prima palla consistente ma non rapidissima, al giorno d’oggi, la velocità del suo servizio è cresciuta, tale da consentirgli un tennis più offensivo.
Essendo mancino, il campione iberico ha il vantaggio di invertire gli schemi di gioco che vedono i destrimani, spostarsi sul lato del rovescio per giocare lo sventaglio di dritto; giocando contro Nadal, questa tattica può rivelarsi errata in quanto lo spagnolo è pronto ad attaccare con il dritto sul lungolinea.
Nadal cerca molto gli angoli del campo con un gioco prevalentemente arrotato. Questo non vuol dire che non adotti soluzioni diverse, come ad esempio il back, utilizzato soprattutto sulle superfici veloci, e la volèe. Lo spagnolo, che è tutto fuorchè un giocatore di volo, ha compiuto passi da gigante con questo fondamentale; le sue volèe, seppur non esteticamente impeccabili, sono molto efficaci. E durante i match ne gioca…

Qui di seguito è riportato un video di Nadal quando aveva 16 anni. Durante l’allenamento, è possibile vedere come il maiorchino colpisca molto in avanti il dritto e come la palla viaggi poco sopra la rete, caratteristica non riscontrabile nel suo tennis attuale in quanto la palla del Nadal che conosciamo oggi, viaggia abbondantemente alta sopra la rete e, al momento del rimbalzo, si alza e schizza via.
Vi è stata dunque un’evoluzione del suo dritto nel corso degli anni.

Grazie ad una collaborazione che va avanti ormai da decenni con lo zio Toni, il maiorchino risulta fino ad oggi un giocatore praticamente invulnerabile sulla terra battuta e molto temibile sulle altre superfici, non solo per il gioco di gambe, la rapidità e i colpi da fondo, ma anche grazie al servizio, un fondamentale nettamente migliorato dallo stesso Nadal nel corso degli anni e che ha consentito al maiorchino di imporsi su superfici diverse dalla terra battuta, dove gli altri tennisti spagnoli, in linea di massima, hanno mal figurato.
Anche Marat Safin, ex giocatore ed ex numero 1 del mondo, ha parlato di questi due grandi campioni con parole che effettivamente racchiudono in pieno il loro potenziale: “Per poter battere Federer bisogna essere… Nadal, correre con la velocità di un coniglio e colpire vincenti da ogni angolo del campo”.

Roger e Rafa costituiscono la terza grande rivalità nella storia del tennis maschile moderno dopo Mcenroe/Borg degli anni ’80 e Sampras/Agassi degli anni ’90.
Entrambi sono stati in grado di trasmettere a migliaia di persone in tutto il mondo il loro tennis a tal punto da creare due grossi blocchi di tifosi: uno che sostiene The King of Grass (Federer) e l’altro che tifa per The King of Clay (Nadal). C’è chi elogia Federer per stile e unicità dei colpi, chi esalta Nadal per concretezza, grinta e gioco di gambe. Questo non esclude, naturalmente, che ci sia chi tifi e simpatizzi per entrambi proprio per i diversi pregi e le peculiarità differenti che li contraddistinguono.
Pur risultando, dal punto di vista tecnico e stilistico, giocatori completamente diversi e, caratterialmente, due avversari competitivi a loro modo (a loro modo perchè entrambi hanno un atteggiamento del tutto singolare come i tic di Nadal e la mano nei capelli di Federer), ciò che li accomuna profondamente sono due aspetti: il fatto di chiamarsi “Campioni” con la C maiuscola e il fatto di impersonificare la sportività in persona; Rafa e Roger, infatti, oltre ad essere due professionisti che hanno lasciato, lasciano e lasceranno per sempre un segno indelebile nella storia del tennis per le gesta compiute, sono due grandissimi signori sia dentro che fuori dal campo.

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                          Ritratto di due campioni: Roger, esempio di generosità; Rafa, esempio di umiltà

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I campioni non hanno età: Roger Federer e Tommy Haas ne sono il puro esempio

Si fa tanta fatica solo a pensare che superata una certa età si possa continuare a giocare a tennis. Figuratevi se ci sia qualcuno a 31 anni capace di vincere Wimbledon…
Ebbene si, questo qualcuno è il signor Roger Federer, il quale sull’erba londinese detiene ben sette titoli, l’ultimo dei quali ottenuto nell’edizione del 2012 in finale contro il padrone di casa Andy Murray.
Il tennista elvetico è stato uno dei pochi a vincere un grande slam superata la soglia dei 30 anni ed è stato l’unico giocatore dell’era Open a raggiungere per l’ottava volta la finale del torneo inglese. Se Federer non è sui libri di storia, poco ci manca: lo svizzero è una vera e propria icona del tennis sia per completezza tecnica e bellezza stilistica, sia per numero di risultati conseguiti e tempo trascorso in vetta al ranking mondiale.
Terminata la carriera di Pete Sampras, l’opinione comune della gente era quella che nessun altro tennista sarebbe stato in grado di superare il campione americano. Tuttavia, un giovanissimo Federer iniziò a stupire tutti già per i colpi che era capace di realizzare; nel 2002, quando lo svizzero non aveva ancora trionfato in nessun grande slam, giocò un game storicamente e tecnicamente perfetto contro un inerme Andy Roddick in quel di Basilea: si inventò un controsmash fuori dal campo e spalle alla rete, un lob tagliato calibrato al millimetro, un rovescio vincente in risposta su una prima di servizio e, per finire, un passante di dritto in equilibrio precario. A distanza di undici anni dal game perfetto e all’età di 32 anni, RF continua ad escogitare colpi da manuale del tennis con la stessa serenità e sicurezza che lo hanno caratterizzato per l’intero arco della sua carriera e che gli hanno permesso di ottenere una quantità ingente di trofei.
Non è da meno il tennista di Amburgo Tommy Haas che, sebbene il suo bottino di vittorie non sia minimamente comparabile a quello dello svizzero, ha avuto la faccia tosta di tornare ad esprimere un tennis di altissimo livello nonostante l’infortunio grave subito al ginocchio che lo ha costretto ad allontanarsi dai campi per molto tempo. Da numero 18, Haas era sprofondato addirittura alla posizione 373 del ranking Atp. Nel 2012, due anni dopo l’infortunio, il tedesco è tornato numero 21 ed attualmente è stabile alla quattordicesima posizione della classifica mondiale all’età di 35 anni!
Federer e Haas testimoniano, dunque, che i veri campioni non hanno età e che in questo sport si continua a dare il massimo seppur invecchiando.

Federico Bazan © produzione riservata