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- Proprietario e gestore del sito https://ilmondodeltennis.com/ - Scrivo articoli sul tennis in diversi ambiti: recensione del materiale, tecnica, peculiarità dei tennisti, evoluzione del gioco, mentalità, interviste e altro. - Collaboro con la App per i tennisti https://www.joinset.it/

I pregi tecnici e i limiti di Camila Giorgi

                                                                   Dritto della Giorgi – Semi western grip

Camila Giorgi, tennista marchigiana classe ’91, è dotata di un tennis istintivo ed aggressivo, caratteristiche che le consentono di far uscire dal piatto corde palle tese e penetranti. Camila è capace di chiudere un punto tirando subito il vincente, il che tuttavia non esclude che la Giorgi sia sfavorita sugli scambi prolungati; la marchigiana, infatti, non rinuncia mai a fare braccio di ferro con le proprie avversarie pur di portare a casa il punto.
Ha un tipo di gioco che si adatta specialmente alle superfici rapide essendo molto veloce e prevalentemente piatto sebbene non disdegni la terra battuta.

                                       Rovescio della Giorgi – Presa bimane

Tecnicamente il tennis di Camila è monotematico e conosce pochissime se non inesistenti variazioni: servizio, dritto e rovescio sono giocati sempre allo stesso modo e forse è proprio questa la sua grande forza. Quando arriva nel suo territorio una palla morbida, senza peso o in top spin, ci si appoggia meravigliosamente lasciando partire dalle corde traiettorie imprendibili per le sue colleghe del circuito.
Se da un lato Camila è in grado di giocare ad altissima intensità su tutte le palle, che siano in top, piatte, in back o corte, dall’altro soffre molto la percentuale di errore che aumenta in proporzione alla foga e alla voglia di attaccare.
Il suo grande limite è la difesa; Camila, qualora sia chiamata a remare da fondo campo, fa non poca fatica a trovare i giusti colpi in quanto il suo gioco è basato essenzialmente sulla spinta a tutto braccio che le fa trascurare completamente altri tipi di soluzione come il back o una palla un po’ più carica di spin volta a variare il ritmo durante il palleggio.
Mentalmente la Giorgi è dotata di una spiccata forza di volontà oltre che di un’ottima prestanza atletica, pregi che le hanno regalato vittorie importanti contro giocatrici del calibro di Maria Sharapova e Victoria Azarenka ma al tempo stesso sconfitte del tutto inaspettate contro tenniste non irresistibili a causa di una foga di vincere i match fuori dall’ordinario. Per quel che concerne i risultati, per il momento Camila ha raggiunto una sola finale nel circuito Wta nel torneo polacco di Katowice perdendo in rimonta dalla transalpina Alizé Cornet.
Nonostante i risultati tennistici debbano ancora farsi vedere, questa ragazza ha tutti i requisiti per imporsi in tornei su superfici a lei consone come il cemento o l’erba sulle quali si trova particolarmente a suo agio e perchè no, raggiungere l’ultimo atto di un torneo del grande Slam…

Federico Bazan © produzione riservata

I punti di forza e i limiti tecnici di John Isner

                        Il servizio, un’arma devastante del gioco di Isner

John Isner, tennista americano classe ’85, con i suoi 206 cm di altezza, è il secondo giocatore più alto della storia del tennis, preceduto solo dal croato Ivo Karlovic che raggiunge la vetta di 2 metri e 0,8 cm.
Isner, quando era piccolo, giocava sia a basket che a tennis ed era indeciso se diventare un cestista o un tennista. Optò per la seconda strada, in quanto ottenne maggiori successi sebbene resti comunque un grande appassionato della pallacanestro e dell’NBA, in particolare.
L’ascesa tennistica del gigante di Greensboro avvenne nel 2007, anno in cui Isner esordì nel circuito Atp e sfiorò il suo primo titolo, sottrattogli dal connazionale Andy Roddick nella finale del torneo Atp 500 di Washington D.C. vinta dall’ex campione americano per 6-4 7-6.
John Isner è un giocatore che si esprime al meglio sul veloce, specialmente su cemento indoor e outdoor, superfici adatte al suo tipo di gioco. L’americano è dotato di un servizio devastante, di una prima palla che non di rado raggiunge e supera i 220 km/h e di una seconda non molto più tenera rispetto alla prima. Lo statunitense ha un tennis che dipende molto dal rendimento al servizio perchè grazie alla velocità impressa alla palla, bombarda i giocatori a suon di ace o di prime palle difficilmente gestibili in risposta dagli avversari.

                                      Dritto di Isner – Western grip

Isner, oltre al servizio che è la chiave di volta del suo tennis, è dotato di un dritto molto potente e profondo con il quale spesso cerca e trova il vincente. Se da un lato, l’altezza e l’abbondante mole rappresentano due fattori positivi che aiutano l’americano a servire delle prime equivalenti praticamente a dei proiettili per la rapidità di esecuzione e per la velocità di palla, dall’altro, tuttavia, contribuiscono a peggiorare e a limitare fortemente gli spostamenti laterali e gli scatti brevi verso la rete.
Isner, qualora non sia in grado di comandare lo scambio, è sistematicamente svantaggiato perchè non è un giocatore abituato a giocare in difesa e perchè si muove in modo piuttosto macchinoso per via della stazza. Un altro limite dell’americano è il rovescio, un colpo piuttosto attaccabile e non efficace quanto il dritto. Isner utilizza il rovescio per palleggiare da fondo campo e mai per cercare il vincente.
Il suo miglior piazzamento nella classifica Atp è stata la nona posizione raggiunta nel 2012, anno in cui Isner divenne un top ten. Attualmente è comunque saldo all’undicesimo posto della race nonostante il 2014 si confermi per ora una stagione non particolarmente positiva in termini di risultati in quanto il tennista di Greensboro ha giocato molti tornei uscendo di scena ai primi turni, eccezion fatta per il mese di gennaio nel quale Isner vinse il torneo Atp 250 di Auckland. Per quel che concerne i risultati, l’americano vanta 8 titoli Atp 250 in attivo tra cui 5 conquistati su cemento, 2 su erba e 1 su terra rossa, a dimostrazione che Isner è un giocatore maggiormente temibile per i suoi colleghi del circuito sulle superfici rapide.

Federico Bazan © produzione riservata

I vantaggi e i pregi tecnici di Tommy Robredo

                                 Dritto di Robredo – Western grip

Tommy Robredo, tennista iberico classe ’82, può essere considerato un veterano del circuito Atp. Debuttò nel 1998, anno nel quale esordirono peraltro quelli che poi sarebbero diventati e sono tutt’ora alcuni tra i più grandi giocatori del tennis contemporaneo ovvero Roger Federer, Lleyton Hewitt, Juan Carlos Ferrero e i gemelli Bryan. Nel ’98, a soli sedici anni, Robredo si fece notare giocando e vincendo tornei challenger e due Orange Bowl under 16.
Nel 2001 ottenne il suo primo trofeo nel torneo Atp 250 di Sopot in un derby spagnolo contro Albert Portas, vinto per 1-6 7-5 7-6. Robredo sin da giovanissimo ha sempre dimostrato una grande personalità, resa evidente da una notevole solidità da fondo campo e soprattutto dalla voglia di ribattere ogni palla, specialmente sulla terra battuta dove lo spagnolo si trova molto a suo agio ed esprime il suo miglior tennis. Non è un caso che Robredo, su 12 tornei vinti, ne abbia archiviati 11 sul rosso e solamente 1 su cemento indoor.

                    Rovescio di Robredo – Eastern grip

Tecnicamente, è catalogabile nella lista dei giocatori spagnoli, non solo naturalmente per la nazionalità ma anche per il tipo di gioco “spagnoleggiante”; il suo tennis infatti, parimenti a quello di giocatori come Nadal, Ferrer, Granollers e Andujar, è basato principalmente su scambi prolungati da fondo campo con colpi carichi di spin, poche se non inesistenti sono le variazioni con il back e i colpi di fino e le prime palle di servizio risultano molto consistenti, non sempre dirette a cercare l’ace bensì finalizzate al palleggio da fondo campo. Il dritto è eseguito con una western grip mentre il rovescio ad una mano ha una presa più chiusa che equivale ad una eastern. Nonostante la differenza di impugnatura, le traiettorie di palla prodotte da Robredo sono abbastanza simili con entrambi i fondamentali sebbene con il dritto risulti più incisivo.
Il dritto è il colpo che fa la differenza nel gioco dell’iberico perchè, oltre a dargli tanti vincenti, è quello con il quale costruisce e comanda gli scambi. Robredo evita di ricorrere al rovescio ad una mano pur essendo un colpo ben eseguito e sfrutta molto il dritto a sventaglio, tattica di gioco spesso premiata per la profondità che lo spagnolo riesce a trovare e per la velocità che imprime alla palla ma talvolta limitata per lo spazio sguarnito alla sua destra che lo vede costretto a recuperare in difesa o, nel peggiore dei casi, a subire un vincente lungo linea da parte dell’avversario. Come la stragrande maggioranza dei giocatori spagnoli, Robredo non predilige il gioco a rete e di fatto non lo si vede quasi mai in quella zona di campo durante un match se non in casi eccezionali in cui debba chiudere il punto al volo o sia chiamato a rete dal proprio avversario.
Le chiavi di volta del gioco di Tommy Robredo sono la solidità, la regolarità e la costanza, tre elementi fondamentali che gli hanno permesso di vincere partite molto lottate tra cui, da menzionare, quella contro il connazionale Nicolas Almagro nel quarto turno del Roland Garros dell’anno scorso, match in cui Almagro era avanti 7-6 6-3 4-2 e servizio, poi fu rimontato e sconfitto dal tennista di Hostalric con lo score finale di 7-6, 6-3, 4-6, 4-6, 4-6. A fine match, ci furono le lacrime di commozione di Robredo, lacrime di chi ci mise la faccia e il cuore per vincere quella partita.
Il suo best ranking risale al 2006 quando ha raggiunto il quinto posto della race.

Federico Bazan © produzione riservata

I vantaggi e i pregi tecnici di Philipp Kohlschreiber

Philipp Kohlschreiber, tennista tedesco classe ’83, benchè non sia un giocatore particolarmente robusto ed imponente (1.78 cm x 70 kg), è dotato di una grande spinta sulla palla e di un braccio molto veloce, aspetti che gli consentono di far uscire dalle corde accelerazioni impressionanti con il rovescio ad una mano, giocato prevalentemente in top spin ma anche con traiettoria piatta e a fil di rete. Il suo rovescio, oltre ad avere un notevole impatto sulla palla, è spesso giocato in anticipo; ciò permette a Kohlschreiber di togliere il tempo all’avversario e tirare vincenti incrociati e lungo linea.

                            Dritto di Kohlschreiber – Western grip

Il dritto, al contrario del rovescio la cui impugnatura è una eastern, è un colpo eseguito con una presa più aperta (una western grip) della quale il tedesco usufruisce per giocare colpi arrotati sulla diagonale del dritto e dei cross stretti che spediscono fuori campo l’avversario ed offrono la possibilità al bavarese di venire a rete a prendersi il punto.
Kohlschreiber, nonostante un fisico longilineo ed esiguo, è in grado di tirare fuori dal cilindro passanti fulminanti di rovescio che viaggiano ad una velocità pazzesca anche quando si trova 2 o 3 metri distante dalla linea di fondo campo. I suoi passanti ricordano per esecuzione ed impatto sulla palla, quelli di altri giocatori dotati di un rovescio ad una mano come Gasquet, Almagro e Dimitrov i quali eseguono colpi a tutto braccio ed esteticamente molto eleganti.

                             Rovescio di Kohlschreiber – Eastern grip

La battuta, infine, è un fondamentale molto lavorato da parte del tedesco che esegue una prima di servizio più veloce e leggermente con effetto slice e una seconda più lenta ma molto carica di spin. La seconda di servizio in kick di Kohlschreiber risulta notevolmente efficace sulla terra battuta in quanto il rimbalzo della pallina è molto alto e l’avversario è costretto a rispondere fuori dal campo. A quel punto il tedesco può costruirsi il gioco entrando con i piedi dentro al campo ed affondando con il dritto ed il rovescio o, in alternativa, optando per un serve and volley.
Kohlschreiber, malgrado lo spiccato talento e delle caratteristiche tecniche temibili per altri giocatori, non ha mai ottenuto risultati particolarmente importanti fino ad ora se non quattro tornei Atp 250 in singolare di cui uno vinto peraltro a causa del ritiro del connazionale Philipp Petzschner che si infortunò nella finale del torneo bavarese di Halle, datato 2011. Il tennista di Augsburg ha raggiunto, come miglior piazzamento nella race in carriera, la sedicesima posizione ed è attualmente numero 29 del mondo.

Federico Bazan © produzione riservata

Atp 250 di Monaco di Baviera 2014

Martin Klizan s’impone in rimonta per 2-6, 6-1, 6-2 su Fabio Fognini nella finale dell’ Atp 250 di Monaco di Baviera

L’Atp 250 di Monaco, noto anche come BMW Open, ha visto protagonisti, nell’ultimo atto del torneo bavarese, il ligure Fabio Fognini, numero 13 del mondo opposto allo slovacco Martin Klizan, numero 111 del ranking Atp. Seppur considerata una competizione minore rispetto a tornei del calibro di Monte Carlo, Madrid e Roma, quella di Monaco è stata una tappa importante per Fognini, il quale in caso di vittoria, non solo si sarebbe portato a casa un montepremi di 70.000 euro e una BMW, ma avrebbe anche conquistato punti preziosi in classifica. A togliere il sogno di un ottavo posto nella race al ligure ci ha pensato Martin Klizan, giocatore proveniente dalle qualificazioni che ha eliminato in sequenza: Dudi Sela, Mikhail Youzhny, Denis Istomin e, in semifinale, il detentore del torneo bavarese dello scorso anno, vale a dire Tommy Haas. Un cammino superlativo quello compiuto dallo slovacco che quest’oggi, nella finale contro Fognini, è riuscito a prendere il sopravvento nel secondo set nonostante accusasse spesso malesseri fisici. Il body language di Klizan, durante tutto l’incontro, era molto negativo: testa verso il basso, mani sul volto, spalle curve e andatura lenta. Il tutto avveniva curiosamente ai cambi di campo e a gioco fermo ogniqualvolta il tennista di Bratislava veniva inquadrato dalle telecamere.
Fognini ha comandato alla perfezione il primo set sin dalle prime battute strappando più volte il servizio al suo avversario e prendendo il largo nel parziale. Klizan è partito titubante alla battuta e piuttosto falloso da fondo campo. Da una parte tanti gli errori commessi dallo slovacco, dall’altra molta concretezza ed aggressività nel gioco del ligure.
Il secondo set ha preso completamente un’altra piaga: Klizan ha innalzato il livello di gioco iniziando a spingere e a trovare vincenti. Fognini si è disunito improvvisamente ed è sembrato uscito dal match. Lo slovacco ne ha approfittato tirando accelerazioni molto veloci con il dritto che non hanno permesso a Fabio di difendersi. Il secondo parziale si è rivelato uguale al primo ma a parti invertite.
Nel terzo non c’è stata storia: Fognini, innervosito per un warning chiamato dal giudice di sedia, ha perso un game al servizio e ha gettato con rabbia la racchetta a terra. L’arbitro gli ha inflitto un penalty point per il gesto compiuto e il ligure, per concludere, ha disintegrato in due pezzi la racchetta.
Fabio, aldilà della frustrazione dettata in parte dalla scelta arbitrale ma soprattutto dalla crescita inaspettata del gioco di Klizan, non è più riuscito ad esprimersi al meglio come aveva fatto nel primo set e non ha mai trovato armi efficaci per contrastare il gioco dello slovacco.
Al contrario del primo set in cui ha dominato, nel secondo e terzo parziale il ligure ha giocato in modo molto conservativo, sulla difensiva e non di rado due o tre metri fuori dal campo consentendo a Klizan di spingere ed affondare con il dritto ed il rovescio.
A fine partita, i ringraziamenti di Fabio rivolti agli organizzatori del torneo e al pubblico non sono mancati così come non è mancato quel pizzico di malizia nel dire a Klizan: “spero che adesso ti senta bene”. Lo slovacco ha replicato con un sorriso beffardo di fronte al ligure e a sua volta ha risposto ai microfoni: “mi scuso con il pubblico e con Fabio ma oggi stavo male, ad ogni modo grazie a tutti per il supporto e senza il vostro sostegno non ce l’avrei fatta”.

Federico Bazan © produzione riservata

Atp 500 di Barcellona 2014

Il torneo Godò di Barcellona ospita ogni anno, su terra battuta, i migliori giocatori del rosso nel Real Club de Tenis Barcelona che da tradizione è terreno di conquista spagnola. Quest’anno a rompere la lunga serie di trionfi di Rafa Nadal, che si è imposto in questo torneo per ben 8 volte consecutive, dal 2005 al 2013 (ad eccezione del 2010 in cui non giocò il torneo), è stato il nipponico Kei Nishikori, testa di serie numero 4 del tabellone. Il giapponese è riuscito ad arrivare in finale battendo tra gli altri Marin Cilic e Ernests Gulbis ed eliminando nell’ultimo atto, con un comodo 6-2 6-2, Santiago Giraldo.

                        Primo successo sul rosso per il nipponico Kei Nishikori

Giraldo, numero 65 del ranking Atp, ha giocato un buon torneo proveniendo dal primo turno. In semifinale il colombiano ha estromesso il numero 24 del mondo Nicolas Almagro, dopo che quest’ultimo era riuscito nell’impresa di battere per la prima volta in carriera Rafael Nadal su ben 10 scontri diretti vinti dal maiorchino.
Torneo strano per l’esito finale e per il fatto che nessuna tra le prime 3 teste di serie del tabellone sia arrivata in semifinale: Fognini, testa di serie numero 3, si è infortunato e ritirato; Ferrer, testa di serie numero 2, è stato eliminato sorprendentemente al secondo turno da Gabashvili; Nadal, numero 1 del torneo e del mondo, è stato sconfitto del tutto inaspettatamente dal connazionale Almagro.
Il campione di Manacor ha detto in conferenza stampa che non è riuscito a sfruttare le chance e i break point a sua disposizione e che, nonostante abbia comandato il match per tutto il primo set, ha perso l’occasione di superare Almagro nel secondo set al tie break ed aggiudicarsi così l’incontro. Risultato finale: 2-6 7-6 6-4 per Almagro.

Il murciano, nonostante il successo brillante archiviato contro Nadal, continua ad avere problemi quando si tratta di giocare partite decisive come la semifinale contro Giraldo, giocatore nettamente inferiore rispetto ad Almagro in classifica. Resta un tabù per lo spagnolo, chissà se perchè si accontenta dei propri risultati o perchè proprio non riesce a trovare la continuità necessaria nel rendimento…
Giraldo ha raggiunto la sua seconda finale in carriera dopo quella a Santiago del Cile nel 2011 dove perse da Tommy Robredo e, grazie a questa progressione realizzata nel torneo di Barcellona, si piazza alla 47esima posizione del ranking Atp.
Grande passo in avanti per Kei Nishikori che vince il torneo Godò e che conquista il suo primo titolo Atp sulla terra battuta guadagnando la posizione numero 12 della classifica mondiale.

                                                                                                                                                                                                    Federico Bazan © produzione riservata

Wta Premier di Stoccarda 2014

                                                       Locandina del Premier Wta di Stuttgart

Il Porsche Tennis Grand Prix è il torneo femminile che ogni anno, in vista del Roland Garros e prima degli Internazionali di Roma, si disputa nella Porsche Arena di Stoccarda su terra battuta indoor.
La campionessa in carica è Maria Sharapova che si è imposta tre volte consecutive, dal 2012 ad oggi battendo in finale Victoria Azarenka (2012), Li Na (2013) e Ana Ivanovic (2014).
Quest’anno la russa ha affrontato nell’ultimo atto del torneo Ana Ivanovic, numero 12 del mondo che, nonostante la sconfitta, ha dato filo da torcere alla siberiana.
Il primo set se l’è aggiudicato agevolmente la Ivanovic per 6-3. Molto consistente il gioco della serba: ace e prime di servizio in slice a costruire, ottimo controllo e gestione di palla con il dritto, rovesci lungolinea vincenti e colpi in back molto insidiosi da parte della Ivanovic, non hanno permesso alla Sharapova di comandare gli scambi da fondo campo nell’arco del primo set e parte del secondo.

                                         Maria Sharapova e la sua Porsche

La russa, inizialmente titubante e poco incisiva, ha ribaltato in suo favore l’inerzia del match non appena la Ivanovic ha cominciato a servire più seconde palle e a fare continuamente “il tergicristallo” sulle accelerazioni dell’avversaria.
Il secondo set ha decretato l’andamento finale. La Sharapova ha ritrovato il suo tennis, ha innalzato il livello di gioco mettendo a segno più vincenti e ha brekkato la serba incamerando il secondo set per 6-4.
Nel terzo parziale la Ivanovic si è disunita, consapevole della crescita piuttosto evidente della sua avversaria, consentendo così alla russa di prendere il volo, vincere comodamente il terzo set per 6-1, alzare al cielo il trofeo dopo un anno di distanza e soprattutto confermare quel periodo di forma che tanto le è mancato nel 2013 dopo il Roland Garros, un anno critico per la Sharapova in termini di infortuni.
Il penultimo torneo vinto dalla russa risaliva proprio al Premier di Stoccarda del 2013, nel quale battè per 6-4 6-3 l’attuale numero 2 del mondo, Li Na.
La campionessa di Njagan, oltre al montepremi, ha avuto in regalo una Porsche che l’anno scorso regalò al fidanzato Grigor Dimitrov. Chissà che se ne farà quest’anno…
Da sottolineare comunque, oltre ad una Sharapova rinata e ritrovata nel suo gioco, una Ivanovic che esce a testa alta da un torneo in cui ha eliminato in sequenza Lisicki, Goerges, Kuznetsova e Jankovic dando la sensazione di tornare a sprazzi la campionessa del 2008, anno nel quale la serba vinse il suo primo e, fin’ora, unico torneo del grande slam sulla terra rossa di Parigi.

                                                                                                                                                                                                     Federico Bazan © produzione riservata

L’Italia di Barazzutti batte la Gran Bretagna e approda in semifinale

Il quarto di finale di Coppa Davis tra Italia e Gran Bretagna, disputatosi nel Tennis Club Open di Napoli, ha offerto un grande spettacolo in tre giornate nelle quali i tifosi azzurri hanno sofferto per la propria squadra e gioito uniti alla propria squadra e soprattutto tre giornate nelle quali i nostri giocatori hanno dato il massimo per portare a casa un punto fondamentale, quello che ci consentirà di approdare in semifinale a settembre contro la Svizzera.
Da subito si sapeva che sarebbe stata dura vincere contro la formazione britannica composta dall’ex numero due del mondo Andy Murray, campione indiscusso e vincitore di Wimbledon nel 2013 ma la nostra Italia capitanata da Corrado Barazzutti ha dimostrato con il carattere che i dettagli non contano specialmente in una competizione tanto affascinante quanto stravagante come la Coppa Davis, nella quale i pronostici apparentemente più scontati possono esser facilmente ribaltati. Sul discorso relativo ai pronostici e alle cifre, basti pensare alla prima giornata del quarto di finale tra Francia e Germania nella quale il numero 50 del mondo Julien Benneteau è stato liquidato in soli tre set dal numero 96 Tobias Kamke o all’incontro tra Svizzera e Kazakistan in cui il fresco vincitore dell’Open d’Australia, nonchè numero 3 del mondo, Stanislas Wawrinka ha perso in modo piuttosto netto dal numero 64 del mondo Andrey Golubev per 7-6 6-2 3-6 7-6.
La Coppa Davis ha una storia a sè e le differenze in classifica tra i giocatori disputanti sono spesso ininfluenti. Al contrario, la superficie e il tifo sono due aspetti fondamentali per i tennisti: la superficie perchè fornisce al giocatore in campo un tennis più incisivo a seconda delle proprie caratteristiche tecniche; il tifo perchè rappresenta una carica emotiva in più per il giocatore stesso.

                                                 L’Italia in semifinale

Fognini ha portato a casa due punti “mettendoci la faccia”, come egli stesso ha affermato ai microfoni di Supertennis, e non due punti qualsiasi ma due vittorie una più vitale dell’altra. La prima contro James Ward, vinta in quattro set; la seconda contro il numero 1 della formazione britannica ovvero Andy Murray, match che alla vigilia sarebbe stato il più difficile e, per certi versi, quello decisivo in quanto avrebbe decretato pareggio italiano o vittoria inglese.
Il punteggio conclusivo della partita più importante di questo quarto di finale parla chiaro: 6-3 6-3 6-4 per Fogna sebbene la partita, aldilà dello score, abbia avuto sprazzi di grande tennis, scambi estenuanti da fondo campo e emozioni a mai finire per entrambi i giocatori, dalla rabbia incontrollabile dello scozzese alla gioia incontenibile del ligure a fine match.
Per adesso sono tre i titoli in carriera conquistati da Fabio ma la vittoria schiacciante contro Murray dimostra che Fognini ha tutti i requisiti per continuare a vincere tornei e diventare il migliore giocatore al mondo su terra battuta dietro Nadal e Ferrer.
Anche Seppi ha disputato un’ottima Coppa Davis e ha affermato, infatti, di aver trovato il suo miglior tennis dopo un periodo non positivo trascorso su cemento indoor e outdoor. Seppi ha avuto tutta la pressione sulle spalle nell’ultimo match contro Ward, quello che avrebbe decretato la vittoria di una delle due formazioni. Andreas non si è lasciato impensierire dal gioco dell’inglese e ha chiuso la pratica con un secco 3-0 regalando, così, all’Italia di Barazzutti un’altra vittoria importante, una vittoria che ci consente di volare in Svizzera e di affrontare nel prossimo mese di settembre la Nazione di Roger Federer.

                                                                                                                                                                                                    Federico Bazan © produzione riservata

I vantaggi e i pregi tecnici di Maria Sharapova

                                Il rovescio in corsa della Sharapova

Il gioco di Maria Sharapova è costituito da quattro fondamentali: servizio, dritto, rovescio e schiaffo al volo. Seppur basato sempre e solo su questi colpi, il tennis di Maria Sharapova racchiude delle strategie tecnico-tattiche molto complesse nel loro insieme. Uno dei vantaggi della siberiana è senz’altro dato dall’altezza (1.88 cm) che le consente di piazzare colpi profondi agli angoli del campo, spesso imprendibili per le avversarie. Altri vantaggi sono la fluidità negli spostamenti laterali che le permettono di recuperare e di giocare bene sia in fase difensiva sia in quella offensiva e l’eccellente impatto sulla palla che determina traiettorie di palla tese e veloci.
Per quanto riguarda i pregi, la Sharapova ha la grande capacità di spingere la palla con il rovescio a velocità pazzesca anche in situazioni difensive, ogniqualvolta è lontana da essa o anche quando le braccia sono molto distanti dal corpo (vedi foto a destra). Nella stragrande maggioranza dei casi, per quanto concerne i giocatori e le giocatrici che hanno il rovescio bimane, più si è distanti con le braccia dal corpo e più il colpo prodotto sarà debole, inefficace ed attaccabile dal proprio avversario.

     Trionfo della siberiana agli Internazionali Bnl d’Italia (2012)

Maria Sharapova sfata questo mito e non è un caso che lasci partire dalle corde accelerazioni devastanti in corsa riuscendo, non di rado, a ribaltare l’inerzia degli scambi.
Il dritto è, parimenti al rovescio, un colpo molto efficace: penetrante, con molta spinta e poca rotazione. La russa, grazie alla potenza e alla precisione del proprio dritto, è in grado di costruirsi al meglio i punti e di trarre i migliori benefici nei momenti chiave dei match. Oggi, nella semifinale del Wta 1000 di Miami contro Serena Williams, la siberiana si è trovata molteplici volte sotto il punteggio di 15-40 in 2 o 3 game e, malgrado ciò, è riuscita a vincerli grazie a notevoli progressioni con il dritto.
Il servizio non è certamente il marchio di fabbrica della russa sebbene il taglio slice prodotto dalla battuta si riveli spesso una mossa vincente per aprirsi il campo e per cercare di comandare lo scambio.
Maria Sharapova è una campionessa a 360 gradi, una giocatrice che combatte con il cuore e con i nervi, una ragazza, e non una qualunque, che sa quello che vuole e che sul campo si comporta di conseguenza. I 29 titoli ottenuti in carriera (inclusi Wimbledon 2004, Us Open 2006 e Australian Open 2008) ne sono l’autentica dimostrazione.

                                                                                                                                                                                                    Federico Bazan © produzione riservata

Il ritorno del miglior Federer: lo svizzero vince l’Atp 500 di Dubai

                 78esimo titolo in carriera e primo del 2014 per Roger Federer

Dopo un 2013 negativo in termini di risultati nel quale Federer è riuscito ad aggiungere al bottino di conquiste solo l’Atp 250 di Halle, il 2014 per lo svizzero si riapre nel migliore dei modi con gli Australian Open dove ha raggiunto la semifinale perdendo da Rafael Nadal e con la vittoria dell’Atp 500 di Dubai, entrambi tornei in cui l’elvetico ha dimostrato di poter competere fisicamente ad alti livelli nonostante i 33 anni di età e nei quali ha fatto vedere tutto il suo repertorio tennistico, quello che per buona parte del 2013 è mancato a causa di una forma fisica poco brillante e del cambio di racchetta. Federer sembra esser risorto in tutto il suo splendore tennistico e lo spiega il fatto che ha estromesso dapprima il numero 2 del mondo Novak Djokovic in semifinale e poi Tomas Berdych nell’ultimo atto del torneo arabo.
La partita ha visto lo svizzero perdere il primo parziale 6-3 così come lo aveva perso contro il serbo e poi rimontare ad entrambi un set fino a conquistare la vittoria.
Tomas Berdych ha ancora una volta riscontrato difficoltà non indifferenti nel giocare la finale di un torneo come quello di Dubai nonostante peraltro un vantaggio iniziale piuttosto netto su Federer, il quale era indietro di un set e di un game nel secondo parziale. Difficoltà del ceco testimoniate, non a caso, da un bilancio di finali negativo: 9 vinte e 12 perse.

La frustrazione di Berdych nella finale contro Federer

Berdych è uno dei pochi giocatori se non l’unico ad essere un top ten da almeno 2 anni consecutivi malgrado il suo penultimo torneo vinto sia datato ottobre 2012 e l’ultimo febbraio 2014, quindi a distanza di quasi un anno e mezzo; questo perchè il ceco colleziona tante vittorie nelle partite di ogni torneo ma fa sempre molta fatica ad arrivare fino in fondo; com’è spesso accaduto nella sua carriera, e l’Atp di Dubai ne è un esempio calzante, Berdych ha perso finali nelle quali si trovava avanti di un set e di un break o partite anche alla sua portata come quella di Winston-Salem contro Isner o quella di Marsiglia contro Tsonga, match nei quali Berdych conduceva l’incontro per un buon set e mezzo apparentemente senza problemi.
Per quanto riguarda il campione di Basilea, adilà del rendimento ottimale e delle giocate alla Federer che non passano mai inosservate, ciò che ha colpito dell’ex numero 1 del mondo è stata la capacità di ribaltare l’inerzia della partita e degli scambi: non di rado si sono visti passanti fulminanti di dritto e di rovescio da due metri fuori dal campo quando il punto era nelle mani dell’avversario e quando lo svizzero si trovava in difesa. Sia Djokovic che Berdych si presentavano a rete quando trovavano angoli penetranti ed interessanti, ma contro un Federer così ispirato, era difficile se non impossibile ottenere il punto con una volèe vincente.
Grazie alla vittoria dell’Atp 500 di Dubai, lo svizzero si aggiudica il settantottesimo titolo in carriera confermando l’ottimo periodo di forma stagionale. Chissà se Federer continuerà ad entusiasmare i suoi fan con qualche altra straordinaria prova tennistica e arrivare così a quota 80 titoli in carriera…

Federico Bazan © produzione riservata