Esclusiva: intervista a Corinna Dentoni, quindicesima giocatrice azzurra e numero 444 WTA

                                                             Il dritto di Corinna, suo colpo migliore

Ciao Corinna, grazie per il tempo che mi dedichi. È un privilegio per me poter intervistare una tennista professionista, numero 15 tra le giocatrici azzurre attualmente in attività.

Ciao Federico, figurati, lo faccio volentieri. 


Iniziamo dal tuo sogno.

– Com’è nata in te la passione per il tennis?

–  La passione per il tennis è nata quando avevo 7 anni e ho preso per la prima volta la racchetta in mano. Ho praticato molti sport da bambina ma l’unico che mi ha sempre entusiasmato è stato il tennis, diciamo come un amore a prima vista. 


– Sei nativa di Pietrasanta, un piccolo comune in provincia di Lucca. In che circolo hai imparato i fondamentali e chi sono stati i maestri che ti hanno vista crescere?

– Ho iniziato a giocare a Marina di Carrara dove ho sempre vissuto, mi sono spostata a Forte dei Marmi e, successivamente, a Lido di Camaiore per poi trasferirmi, all’età di 17 anni, a Milano, da Laura Golarsa. Grazie a lei, ho imparato i fondamentali del tennis che mi hanno permesso di raggiungere un buon livello tennistico. 


– A proposito di piccole realtà come Pietrasanta… credi sia indispensabile per un talento emergente, magari cresciuto in un comune piuttosto che in una grande città, trasferirsi in un contesto di più ampio raggio, come può essere un circolo di una metropoli o una delle note scuole tennis riconosciute a livello internazionale, affinchè trovi la chiave del successo?

Qual’è stata la tua scelta a riguardo?

– Penso che non sia importante tanto dove ti alleni, quanto con chi ti alleni.
La provincia di Lucca conta numericamente più campi da tennis rispetto al resto d’Italia; quello che manca è una struttura attrezzata e il tennis non lo si vive in maniera professionistica pensando alla crescita dell’atleta, ma più come uno sport dilettantistico. Io mi sono trasferita a Milano e lì ho trovato il contesto di cui avevo bisogno. 


– Ad un certo punto bisogna prendere una decisione importante. A che età hai capito che il tennis sarebbe diventato il tuo futuro? La consapevolezza di voler intraprendere la strada del professionismo è stato un processo graduale?

– Ho deciso e capito che il tennis sarebbe stato il mio futuro quando, con la mia famiglia, abbiamo preso la decisione di trasferirmi a Milano e intraprendere questo lungo percorso. Ho sempre ottenuto ottimi risultati sia da bambina che a livello junior, quindi diciamo che è stato un processo graduale ma comunque pianificato.


Facciamo un tuffo nel passato.

– Hai raggiunto una finale Slam agli Australian Open in doppio, a livello Junior. Sei entrata nel tabellone principale al Roland Garros. Hai vinto 4 tornei ITF nel corso della carriera. Sei stata 132 del mondo, il che significa anni di duro lavoro. Quali sono i tuoi ricordi più belli?

– Di ricordi ne ho tantissimi; la soddisfazione più grande che ho avuto è stata giocare due volte nel tabellone del Roland Garros; è inspiegabile quello che si prova ad entrare da protagonista in un campo come quello dei tornei del Grande Slam. Ci sono stati tanti altri bei ricordi come la finale del 100.000$ in Cina, dopo un grosso infortunio alla caviglia.


Arriviamo al presente.

– Per diventare ciò che sei adesso, ti sei sempre dedicata regolarmente alla pratica sul campo. Com’è strutturato il tuo programma giornaliero di allenamento?

– Mi alleno sei giorni alla settimana, normalmente gioco due ore a tennis al mattino più stretching e, nel pomeriggio, dedico circa tre ore alla preparazione atletica. 


– Sei la quindicesima giocatrice italiana. Cosa si prova ad essere la numero 15 nella tua Nazione?

– Neanche lo sapevo, mi stai informando tu. Comunque, quando si gioca a livello professionistico, non si bada alla classifica italiana perché le mie avversarie sono ragazze di tutto il mondo quindi mi concentro sulla mia attività e la classifica è solo una conseguenza del lavoro svolto. 


– Giochi diversi tornei ITF. Secondo te cambia molto rispetto ai Tier, International e Premier, aldilà del montepremi? C’è molta disparità di livello tra le giocatrici?

– In termini di organizzazione dei tornei c’è una differenza abissale mentre il livello delle ragazze, più che sul campo, cambia per un discorso legato alla gestione della partita con un mental coach. Non tutte possono avvalersene, per i costi che l’allenatore stesso comporta e per il fatto che, alcune di loro, si perdano nel tempo.
Secondo me, comunque, il livello medio si è alzato moltissimo negli ultimi anni; adesso le giocatrici iniziano ad essere professioniste a 15 anni e a 30 continuano a giocare… ci sono meno tornei per l’Europa e meno sponsor, quindi tutte si raggruppano negli stessi tornei e la competizione si fa più accanita. 


– Parliamo un po’ del tuo profilo tecnico. Hai vinto 4 tornei a livello ITF, tutti quanti su terra battuta. Ti definiresti una terraiola?

Hai un colpo che reputi più incisivo, tra i fondamentali? C’è qualcosa, invece, del tuo gioco, che senti di dover migliorare?

– La terra mi piace molto ma, non per questo, mi mette a disagio il fatto di giocare sulle superfici rapide. Per quanto riguarda i miei fondamentali, il dritto, sicuramente, è il colpo con cui faccio più male all’avversario. Sto lavorando sulla seconda di servizio ma forse la cosa che ancora mi manca è la continuità nel gioco… ho avuto parecchi alti e bassi in questi ultimi due anni ed è un aspetto su cui devo migliorare.


Uno sguardo al futuro.

– Obiettivi per il finale di stagione e per il 2016?

– Obiettivi di classifica per la fine dell’anno non ne ho, voglio giocare più tornei possibili. Invece per il 2016, tornare a giocare le qualificazioni dei tornei del Grande Slam. 


– Qualche idea dopo il tennis?

– Quando finirò la mia carriera mi piacerebbe riprendere gli studi e conseguire una laurea. 


Sperando possa continuare sulla scia dei successi e dei traguardi, ti auguro il meglio Corinna.

Grazie.

 A presto,

Federico

Federico Bazan © produzione riservata

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