Il tifoso italiano sale sul carro del vincitore ma scende non appena la sua squadra perde

                                 Un’Italia di Barazzutti in crisi

La prima trasferta italiana di Coppa Davis dell’anno si è svolta ad Astana, in Kazakistan, sul cemento indoor del National Tennis Centre della capitale kazaka. Il capitano della squadra di casa, Dias Doskarayev, ha schierato una formazione apparentemente abbordabile per l’Italia di Corrado Barazzutti, considerate le classifiche dei giocatori kazaki convocati in campo; se da un lato apparentemente abbordabile confrontando il ranking e i bottini dei singoli elementi di entrambe le squadre, in realtà, complicata da affrontare per il tipo di clima, di superficie e di gioco che i kazaki ci hanno riservato; il tennis di Golubev, Nedovyesov e Kukushkin, tipico dei giocatori dell’Europa orientale, basato sull’esplosività al servizio e su pochissimi scambi da fondo campo, si è rivelato un gioco più ostico del previsto per la Nazionale di Capitan Corrado Barazzutti.

Nella specialità del doppio l’Italia continua a primeggiare grazie alla coppia Fognini-Bolelli ma le difficoltà maggiori le riscontriamo nei singolari. Indicativo è il bilancio relativo alle sconfitte: tre punti persi rispettivamente da Bolelli, Seppi e Fognini a fronte di una sola vittoria conquistata dal tennista altoatesino (nel singolare).
Un Kazakistan motivatissimo e generoso fino alla fine, ha lottato su ogni palla, concedendo meno di quanto ci si aspettasse; una squadra che ha meritato la vittoria se non altro per la dedizione e il sacrificio di portare a casa il risultato, sebbene, da sottolineare, con l’ausilio dalla terna arbitrale, giudici di linea e di sedia compresi.

                                          Fognini incredulo per le scelte arbitrali

Errori gravissimi commessi da arbitri più kazaki che super partes hanno, purtroppo, inciso sul morale dell’Italia di Barazzutti in maniera non indifferente.
Lo stesso capitano, immobile in panchina, era da un lato sorpreso e dall’altro piuttosto irritato; Fognini alla fine di alcuni game e in più occasioni ha scagliato a terra con foga le palline, anch’egli fortemente frustrato per le scelte arbitrali, obiettivamente del tutto discutibili; la panchina azzurra era in piedi tra il delirio e l’incredulità delle tante palle chiamate fuori e che invece erano dentro, dei tanti ace fantasma non concessi ai nostri.

Si può discutere sulle scelte, sui meriti o demeriti, sulla sfortuna e tanti altri fattori entrati a far parte del gioco.
E’ vero che il risultato finale è 3 a 2 per il Kazakistan, un 3 a 2 che costringe la Nazionale italiana allo spareggio per tentare di rimanere in vita nel World Group, ma bisognerebbe anche considerare che non sempre il successo è servito su un piatto d’argento, specialmente in una competizione beffarda come la Coppa Davis nella quale, come si è visto più volte, la classifica dei singoli giocatori è relativa.

                                 Bolelli in difficoltà contro Kukushkin

Quando il nostro Fabio Fognini battè Andy Murray in quel di Napoli, nei quarti di finale di Coppa Davis, consentendo alla formazione azzurra l’accesso per le semifinali nel World Group, tutti i tifosi italiani spesero parole di elogio nei confronti del giocatore ligure, del lavoro svolto da capitan Corrado Barazzutti, dei successi in progressione archiviati dalla squadra italiana nelle partite lottate e vinte.
Nel momento in cui è avvenuto il contrario, quando l’Italia di Barazzutti non ce l’ha fatta a raggiungere l’obiettivo, quando è stata ad un passo dal traguardo ma questo è sfuggito di un soffio, vuoi per la bravura degli avversari, vuoi per i demeriti degli azzurri e vuoi anche per un arbitraggio totalmente a nostro sfavore, ecco qua che i giudizi si sono rovesciati radicalmente.

L’Italia ha perso e non c’è dubbio, sebbene i commenti che si sono scatenati nel dopo partita nei riguardi dei tennisti azzurri e di Barazzutti, sono stati decisamente severi.
Basti leggere qualche critica sui social network, sotto alcuni post, per farsi un’idea di come molti tifosi italiani, probabilmente gli stessi che gioirono l’anno scorso della vittoria dell’Italia contro la Gran Bretagna di Andy Murray, abbiano inveito, senza scrupoli, nei confronti dei giocatori e di Barazzutti stesso.

Una sconfitta è sempre una sconfitta ma ci vorrebbe più umiltà e comprensione da parte di chi, evidentemente, non si è messo nei panni di coloro i quali ci hanno provato. E provarci, purtroppo, non garantisce sempre una vittoria.

Federico Bazan © produzione riservata

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