I tipi di incordatura: monofilamento, multifilamento, ibrido o budello?

                     I calibri delle corde: i parametri variano a seconda del peso

Così come non esiste un tipo di gioco invulnerabile (basti pensare alle leggende della storia del tennis che hanno raggiunto i vertici delle classifiche mondiali proponendo agli spettatori, nel corso degli anni, un tennis sempre diverso; dai giocatori serve & volley, ai picchiatori da fondo campo, ai ribattitori ecc.), allo stesso modo, non c’è un tipo di corda più conveniente di un’altra, almeno nel senso assoluto del termine. Questo perchè ogni giocatore, affinchè possa trovare un buon rendimento, ha bisogno di un’incordatura che più si addice al suo stile di gioco.

Il rapporto che il giocatore instaura con la propria racchetta (modello, peso e bilanciamento) è fondamentale; sembra banale affermarlo, eppure, persino i più grandi campioni necessitano del materiale più consono alle loro esigenze, sebbene possano spingere tranquillamente la palla con qualsiasi telaio. Anzi, più è alto il livello di gioco, tanto più i professionisti giocheranno con racchette e incordature di pregevole fattura.
Prendere confidenza con determinate incordature (tipologia, spessore e tiratura delle corde) è uno degli aspetti chiave ai fini di un buon allenamento e/o prestazione.
Tutte le corde hanno caratteristiche diverse tra loro ed è per questo che è necessario trovare la sintonia ideale con esse. Sintonia ideale, in quanto non esiste la corda perfetta in velocità, rotazione e controllo.
Del resto, chi è che non vorrebbe disporre di un’incordatura che lo aiuti a riprodurre alla perfezione il servizio, il colpo piatto, il back spin, il top spin, la volèe, i colpi di fino e che lo incentivi ad avere, al tempo stesso, un controllo e una spinta ottimali sulla palla?
Eppure, ci si deve adeguare a seconda del proprio gioco…

Per quanto riguarda le tipologie, ve ne sono molteplici: il monofilo, il multifilo, l’ibrido e il budello di bue.

                         Racchetta d’epoca in budello

Qualsiasi tipo di corda ha dei pregi e dei limiti, esattamente come i punti di forza e di debolezza di ogni singolo giocatore.
Se state per comprare del materiale e vi rivolgete per chiedere informazioni, la gran parte dei rivenditori vi descriverà le caratteristiche delle incordature, esaltandone, spesso e volentieri i vantaggi e i motivi per i quali acquistarle.

Prima di cedere nella tentazione di comprarle o sostituirle con quelle vecchie, è sempre bene testarle sul campo stando attenti alla tiratura, alla stabilità e allo spessore delle corde, onde evitare di incappare nella trappola della scarsità del prodotto.
Per esempio le corde in nylon, tirate male o troppo morbide, dopo pochissimo tempo di utilizzo, si allentano, perdendo aderenza sulla palla.
Le corde in nylon, dette anche “multifilamento”, non sono difatti adatte per chi gioca in top spin, per chi colpisce con violenza arrotando la palla, in quanto perdono molto in stabilità ed efficacia. Sono l’ideale per chi vuole più comfort e meno potenza sulla palla; ad esempio, vanno bene per i maestri che fanno i cesti e tirano palle morbide.

Il monofilamento e l’ibrido sono i due tipi di corda maggiormente usati da chi ama arrotare la palla, essere aggressivo con colpi carichi di spin; si tratta di corde tendenzialmente stabili, anche nel lungo periodo.

Il budello è invece quello che si adoperava un tempo, oggi sempre più in disuso, le corde per eccellenza dei giocatori serve & volley come McEnroe, Panatta, Edberg o di quei tennisti che prediligono il gioco piatto.

Alla domanda se è meglio il monofilo, il multifilo, l’ibrido o il budello, non c’è una risposta precisa.
La scelta dell’incordatura dipende, infatti, dal proprio tipo di gioco, da sensazioni soggettive che si hanno quando si colpisce la palla, dal peso, bilanciamento e da tanti altri fattori. Ciò che è importante, è trovarsi bene con una racchetta e delle corde specifiche, perchè, solo abituandosi a sentire la palla con gli attrezzi giusti, si può auspicare ad ottenere risultati migliori.

Federico Bazan © produzione riservata

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