Archivio mensile:Maggio 2014

I punti di forza e i limiti tecnici di John Isner

                        Il servizio, un’arma devastante del gioco di Isner

John Isner, tennista americano classe ’85, con i suoi 206 cm di altezza, è il secondo giocatore più alto della storia del tennis, preceduto solo dal croato Ivo Karlovic che raggiunge la vetta di 2 metri e 0,8 cm.
Isner, quando era piccolo, giocava sia a basket che a tennis ed era indeciso se diventare un cestista o un tennista. Optò per la seconda strada, in quanto ottenne maggiori successi sebbene resti comunque un grande appassionato della pallacanestro e dell’NBA, in particolare.
L’ascesa tennistica del gigante di Greensboro avvenne nel 2007, anno in cui Isner esordì nel circuito Atp e sfiorò il suo primo titolo, sottrattogli dal connazionale Andy Roddick nella finale del torneo Atp 500 di Washington D.C. vinta dall’ex campione americano per 6-4 7-6.
John Isner è un giocatore che si esprime al meglio sul veloce, specialmente su cemento indoor e outdoor, superfici adatte al suo tipo di gioco. L’americano è dotato di un servizio devastante, di una prima palla che non di rado raggiunge e supera i 220 km/h e di una seconda non molto più tenera rispetto alla prima. Lo statunitense ha un tennis che dipende molto dal rendimento al servizio perchè grazie alla velocità impressa alla palla, bombarda i giocatori a suon di ace o di prime palle difficilmente gestibili in risposta dagli avversari.

                                      Dritto di Isner – Western grip

Isner, oltre al servizio che è la chiave di volta del suo tennis, è dotato di un dritto molto potente e profondo con il quale spesso cerca e trova il vincente. Se da un lato, l’altezza e l’abbondante mole rappresentano due fattori positivi che aiutano l’americano a servire delle prime equivalenti praticamente a dei proiettili per la rapidità di esecuzione e per la velocità di palla, dall’altro, tuttavia, contribuiscono a peggiorare e a limitare fortemente gli spostamenti laterali e gli scatti brevi verso la rete.
Isner, qualora non sia in grado di comandare lo scambio, è sistematicamente svantaggiato perchè non è un giocatore abituato a giocare in difesa e perchè si muove in modo piuttosto macchinoso per via della stazza. Un altro limite dell’americano è il rovescio, un colpo piuttosto attaccabile e non efficace quanto il dritto. Isner utilizza il rovescio per palleggiare da fondo campo e mai per cercare il vincente.
Il suo miglior piazzamento nella classifica Atp è stata la nona posizione raggiunta nel 2012, anno in cui Isner divenne un top ten. Attualmente è comunque saldo all’undicesimo posto della race nonostante il 2014 si confermi per ora una stagione non particolarmente positiva in termini di risultati in quanto il tennista di Greensboro ha giocato molti tornei uscendo di scena ai primi turni, eccezion fatta per il mese di gennaio nel quale Isner vinse il torneo Atp 250 di Auckland. Per quel che concerne i risultati, l’americano vanta 8 titoli Atp 250 in attivo tra cui 5 conquistati su cemento, 2 su erba e 1 su terra rossa, a dimostrazione che Isner è un giocatore maggiormente temibile per i suoi colleghi del circuito sulle superfici rapide.

Federico Bazan © produzione riservata

I vantaggi e i pregi tecnici di Tommy Robredo

                                 Dritto di Robredo – Western grip

Tommy Robredo, tennista iberico classe ’82, può essere considerato un veterano del circuito Atp. Debuttò nel 1998, anno nel quale esordirono peraltro quelli che poi sarebbero diventati e sono tutt’ora alcuni tra i più grandi giocatori del tennis contemporaneo ovvero Roger Federer, Lleyton Hewitt, Juan Carlos Ferrero e i gemelli Bryan. Nel ’98, a soli sedici anni, Robredo si fece notare giocando e vincendo tornei challenger e due Orange Bowl under 16.
Nel 2001 ottenne il suo primo trofeo nel torneo Atp 250 di Sopot in un derby spagnolo contro Albert Portas, vinto per 1-6 7-5 7-6. Robredo sin da giovanissimo ha sempre dimostrato una grande personalità, resa evidente da una notevole solidità da fondo campo e soprattutto dalla voglia di ribattere ogni palla, specialmente sulla terra battuta dove lo spagnolo si trova molto a suo agio ed esprime il suo miglior tennis. Non è un caso che Robredo, su 12 tornei vinti, ne abbia archiviati 11 sul rosso e solamente 1 su cemento indoor.

                    Rovescio di Robredo – Eastern grip

Tecnicamente, è catalogabile nella lista dei giocatori spagnoli, non solo naturalmente per la nazionalità ma anche per il tipo di gioco “spagnoleggiante”; il suo tennis infatti, parimenti a quello di giocatori come Nadal, Ferrer, Granollers e Andujar, è basato principalmente su scambi prolungati da fondo campo con colpi carichi di spin, poche se non inesistenti sono le variazioni con il back e i colpi di fino e le prime palle di servizio risultano molto consistenti, non sempre dirette a cercare l’ace bensì finalizzate al palleggio da fondo campo. Il dritto è eseguito con una western grip mentre il rovescio ad una mano ha una presa più chiusa che equivale ad una eastern. Nonostante la differenza di impugnatura, le traiettorie di palla prodotte da Robredo sono abbastanza simili con entrambi i fondamentali sebbene con il dritto risulti più incisivo.
Il dritto è il colpo che fa la differenza nel gioco dell’iberico perchè, oltre a dargli tanti vincenti, è quello con il quale costruisce e comanda gli scambi. Robredo evita di ricorrere al rovescio ad una mano pur essendo un colpo ben eseguito e sfrutta molto il dritto a sventaglio, tattica di gioco spesso premiata per la profondità che lo spagnolo riesce a trovare e per la velocità che imprime alla palla ma talvolta limitata per lo spazio sguarnito alla sua destra che lo vede costretto a recuperare in difesa o, nel peggiore dei casi, a subire un vincente lungo linea da parte dell’avversario. Come la stragrande maggioranza dei giocatori spagnoli, Robredo non predilige il gioco a rete e di fatto non lo si vede quasi mai in quella zona di campo durante un match se non in casi eccezionali in cui debba chiudere il punto al volo o sia chiamato a rete dal proprio avversario.
Le chiavi di volta del gioco di Tommy Robredo sono la solidità, la regolarità e la costanza, tre elementi fondamentali che gli hanno permesso di vincere partite molto lottate tra cui, da menzionare, quella contro il connazionale Nicolas Almagro nel quarto turno del Roland Garros dell’anno scorso, match in cui Almagro era avanti 7-6 6-3 4-2 e servizio, poi fu rimontato e sconfitto dal tennista di Hostalric con lo score finale di 7-6, 6-3, 4-6, 4-6, 4-6. A fine match, ci furono le lacrime di commozione di Robredo, lacrime di chi ci mise la faccia e il cuore per vincere quella partita.
Il suo best ranking risale al 2006 quando ha raggiunto il quinto posto della race.

Federico Bazan © produzione riservata

I vantaggi e i pregi tecnici di Philipp Kohlschreiber

Philipp Kohlschreiber, tennista tedesco classe ’83, benchè non sia un giocatore particolarmente robusto ed imponente (1.78 cm x 70 kg), è dotato di una grande spinta sulla palla e di un braccio molto veloce, aspetti che gli consentono di far uscire dalle corde accelerazioni impressionanti con il rovescio ad una mano, giocato prevalentemente in top spin ma anche con traiettoria piatta e a fil di rete. Il suo rovescio, oltre ad avere un notevole impatto sulla palla, è spesso giocato in anticipo; ciò permette a Kohlschreiber di togliere il tempo all’avversario e tirare vincenti incrociati e lungo linea.

                            Dritto di Kohlschreiber – Western grip

Il dritto, al contrario del rovescio la cui impugnatura è una eastern, è un colpo eseguito con una presa più aperta (una western grip) della quale il tedesco usufruisce per giocare colpi arrotati sulla diagonale del dritto e dei cross stretti che spediscono fuori campo l’avversario ed offrono la possibilità al bavarese di venire a rete a prendersi il punto.
Kohlschreiber, nonostante un fisico longilineo ed esiguo, è in grado di tirare fuori dal cilindro passanti fulminanti di rovescio che viaggiano ad una velocità pazzesca anche quando si trova 2 o 3 metri distante dalla linea di fondo campo. I suoi passanti ricordano per esecuzione ed impatto sulla palla, quelli di altri giocatori dotati di un rovescio ad una mano come Gasquet, Almagro e Dimitrov i quali eseguono colpi a tutto braccio ed esteticamente molto eleganti.

                             Rovescio di Kohlschreiber – Eastern grip

La battuta, infine, è un fondamentale molto lavorato da parte del tedesco che esegue una prima di servizio più veloce e leggermente con effetto slice e una seconda più lenta ma molto carica di spin. La seconda di servizio in kick di Kohlschreiber risulta notevolmente efficace sulla terra battuta in quanto il rimbalzo della pallina è molto alto e l’avversario è costretto a rispondere fuori dal campo. A quel punto il tedesco può costruirsi il gioco entrando con i piedi dentro al campo ed affondando con il dritto ed il rovescio o, in alternativa, optando per un serve and volley.
Kohlschreiber, malgrado lo spiccato talento e delle caratteristiche tecniche temibili per altri giocatori, non ha mai ottenuto risultati particolarmente importanti fino ad ora se non quattro tornei Atp 250 in singolare di cui uno vinto peraltro a causa del ritiro del connazionale Philipp Petzschner che si infortunò nella finale del torneo bavarese di Halle, datato 2011. Il tennista di Augsburg ha raggiunto, come miglior piazzamento nella race in carriera, la sedicesima posizione ed è attualmente numero 29 del mondo.

Federico Bazan © produzione riservata

Atp 250 di Monaco di Baviera 2014

Martin Klizan s’impone in rimonta per 2-6, 6-1, 6-2 su Fabio Fognini nella finale dell’ Atp 250 di Monaco di Baviera

L’Atp 250 di Monaco, noto anche come BMW Open, ha visto protagonisti, nell’ultimo atto del torneo bavarese, il ligure Fabio Fognini, numero 13 del mondo opposto allo slovacco Martin Klizan, numero 111 del ranking Atp. Seppur considerata una competizione minore rispetto a tornei del calibro di Monte Carlo, Madrid e Roma, quella di Monaco è stata una tappa importante per Fognini, il quale in caso di vittoria, non solo si sarebbe portato a casa un montepremi di 70.000 euro e una BMW, ma avrebbe anche conquistato punti preziosi in classifica. A togliere il sogno di un ottavo posto nella race al ligure ci ha pensato Martin Klizan, giocatore proveniente dalle qualificazioni che ha eliminato in sequenza: Dudi Sela, Mikhail Youzhny, Denis Istomin e, in semifinale, il detentore del torneo bavarese dello scorso anno, vale a dire Tommy Haas. Un cammino superlativo quello compiuto dallo slovacco che quest’oggi, nella finale contro Fognini, è riuscito a prendere il sopravvento nel secondo set nonostante accusasse spesso malesseri fisici. Il body language di Klizan, durante tutto l’incontro, era molto negativo: testa verso il basso, mani sul volto, spalle curve e andatura lenta. Il tutto avveniva curiosamente ai cambi di campo e a gioco fermo ogniqualvolta il tennista di Bratislava veniva inquadrato dalle telecamere.
Fognini ha comandato alla perfezione il primo set sin dalle prime battute strappando più volte il servizio al suo avversario e prendendo il largo nel parziale. Klizan è partito titubante alla battuta e piuttosto falloso da fondo campo. Da una parte tanti gli errori commessi dallo slovacco, dall’altra molta concretezza ed aggressività nel gioco del ligure.
Il secondo set ha preso completamente un’altra piaga: Klizan ha innalzato il livello di gioco iniziando a spingere e a trovare vincenti. Fognini si è disunito improvvisamente ed è sembrato uscito dal match. Lo slovacco ne ha approfittato tirando accelerazioni molto veloci con il dritto che non hanno permesso a Fabio di difendersi. Il secondo parziale si è rivelato uguale al primo ma a parti invertite.
Nel terzo non c’è stata storia: Fognini, innervosito per un warning chiamato dal giudice di sedia, ha perso un game al servizio e ha gettato con rabbia la racchetta a terra. L’arbitro gli ha inflitto un penalty point per il gesto compiuto e il ligure, per concludere, ha disintegrato in due pezzi la racchetta.
Fabio, aldilà della frustrazione dettata in parte dalla scelta arbitrale ma soprattutto dalla crescita inaspettata del gioco di Klizan, non è più riuscito ad esprimersi al meglio come aveva fatto nel primo set e non ha mai trovato armi efficaci per contrastare il gioco dello slovacco.
Al contrario del primo set in cui ha dominato, nel secondo e terzo parziale il ligure ha giocato in modo molto conservativo, sulla difensiva e non di rado due o tre metri fuori dal campo consentendo a Klizan di spingere ed affondare con il dritto ed il rovescio.
A fine partita, i ringraziamenti di Fabio rivolti agli organizzatori del torneo e al pubblico non sono mancati così come non è mancato quel pizzico di malizia nel dire a Klizan: “spero che adesso ti senta bene”. Lo slovacco ha replicato con un sorriso beffardo di fronte al ligure e a sua volta ha risposto ai microfoni: “mi scuso con il pubblico e con Fabio ma oggi stavo male, ad ogni modo grazie a tutti per il supporto e senza il vostro sostegno non ce l’avrei fatta”.

Federico Bazan © produzione riservata