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Nel tennis odierno la versatilità è un valore aggiunto

Un campo prenotato, due amici, un barattolo di palline, una racchetta a testa e via: il tennis, inteso in questo modo, è uno sport semplice, divertente, una di quelle attività che si praticano per trascorrere del tempo insieme e per distaccarsi momentaneamente dalla routine quotidiana.

Lo sport con la racchetta è una delle attività più praticate al mondo, probabilmente al terzo posto dopo il calcio e la pallacanestro, sia a livello ricreativo ed amatoriale sia a livello agonistico e professionale da giocatori di tutte le età. Il fattore che decreta la differenza tra giocare a tennis per divertimento e praticarlo a livello agonistico è che da amatori l’importante è tenere la palla in campo seppur non ottenendo grandissimi risultati; da professionista, oltre naturalmente a tenere la palla in campo che è la base senza la quale è impossibile giocare, si applica quanto appreso ad intensità elevate e con una profondità di palla più o meno stabile.

Il livello cambia da giocatore a giocatore e da categoria a categoria. Le classifiche, da questo punto di vista, sono piuttosto relative. Esistono innumerevoli casi di giocatori con classifica inferiore ma con qualità tecniche superiori rispetto a chi ha una classifica migliore. Questo accade specialmente in quelle serie in cui il livello di gioco è basso, come la quarta categoria italiana nella quale ex giocatori di terza o di seconda categoria riprendono a giocare, ripartendo dalla quarta.

                               Andy Murray esegue un rovescio in back

Il tennis praticato a livello amatoriale non conosce responsabilità in quanto sono la passione e il divertimento a fare da padroni.

A livello professionale la musica cambia; c’è più competizione, la tensione della gara può farsi sentire in maniera non indifferente, l’attenzione verso i colpi giocati è sempre molto meticolosa.
Trascorrendo ore e ore sul campo, oltre ai fondamentali, si imparano diversi colpi che poi si tentano di riprodurre in partita.

Il tennis non è uno sport monotono. Chi pensa che lo sia, probabilmente non l’ha mai vissuto sul campo o, se l’ha giocato, l’ha vissuto male.
E’ vero che il tennis si potrebbe paragonare ad un tic tac, ad un tirare e ricevere, un domandare e un rispondere continuo. Se però ci si soffermasse sulle modalità e cioè sul come colpire la palla, lo sport con la racchetta ne offrirebbe davvero tante: oltre ai rudimenti che sono dritto, rovescio, servizio e volèe, esistono diverse soluzioni che rientrano nella categoria dei colpi avanzati: il drop shot (palla corta), il lob (pallonetto), il passante, la demi-volèe (colpo a rimbalzo), il back (colpo tagliato), la veronica (girata) e il tweener (colpo sotto le gambe). Ognuno di questi colpi, oltre ad avere un grado di spettacolarità variabile a seconda della difficoltà di esecuzione, ha una sua finalità.

                                          Justine Henin gioca una palla corta

La palla corta, ad esempio, ha un duplice vantaggio perchè, se eseguita correttamente, consente di aprirsi il campo, di scavalcare con un lob l’avversario chiamato a rete o anche di infilarlo con un passante; se eseguita perfettamente, è imprendibile e può rivelarsi una soluzione che “taglia le gambe all’avversario” poichè tende a spiazzarlo.
Il drop shot serve, generalmente, nelle circostanze in cui si è al comando dello scambio e l’avversario si trova oltre la linea di fondo o in una porzione di campo dove un tentato recupero sarebbe un’impresa; tuttavia è meglio non abusarne poichè potrebbe rivelarsi una strategia troppo prevedibile.

Anche il back, che nasce come soluzione difensiva, è un altro colpo molto utile perchè permette di riprendere la posizione centrale e di recuperare così i centimetri di campo persi in seguito ad un’accelerazione del proprio avversario. Il back, tuttavia, può essere sfruttato anche per attaccare. Il cosiddetto chip and charge o, più comunemente detto approccio a rete, è giocato con il back spin ed ha la funzione di far guadagnare, al giocatore che lo esegue, la via della rete.
Lo stesso colpo sotto le gambe, seppur altamente spettacolare, ha una sua finalità: se ci si trova in situazione disperata spalle alla rete e con davanti a sè la palla, il tweener è la soluzione ideale per cercare di ribaltare le sorti dello scambio.

Il pallonetto, che ha lo scopo di scavalcare l’avversario a rete, deve ricadere nella parte finale del campo onde evitare che questi ricorra allo smash o ad un possibile recupero in corsa. Il passante è letale ma solo se ben angolato; qualora sia troppo centrale, a meno che venga giocato a velocità molto elevata, risulterebbe controproducente perchè l’avversario sarebbe pronto a rispondere con la volèe.
Infine il servizio, che nel panorama del tennis maschile è probabilmente il fondamentale più influente, può essere eseguito in diversi modi a seconda dello schema tattico che si vuole adottare, del momento della partita, se si tratta di una prima o di una seconda. Esistono tre varianti: il servizio piatto (quello classico), slice (con effetto ad uscire o a rientrare) e in kick (in top spin). Quello in kick, per esempio, è molto utile se eseguito sulla seconda perchè la palla è più lenta ma gira di più. Se il servizio è efficace e la palla gira molto, può spedire l’avversario molto distante dalla linea di fondo ed è l’ideale per costruirsi il punto poichè consente di entrare con i piedi dentro al campo e, di conseguenza, spingere.

Il servizio fa la differenza anche perchè, qualora non si riesca ad essere incisivi da fondo campo, è l’unico fondamentale che può dare al giocatore quella marcia in più. A Federer, e non è un esempio qualunque, è capitato di attraversare un periodo buio della propria carriera per via della schiena, nel 2013. Da fondo campo sbagliava più del solito ma, malgrado non fosse al 100%, vinceva molte partite proprio grazie alla battuta, trovando spesso l’ace o comunque costruendosi il punto con un servizio efficace.
Il servizio, dunque, fa sempre da padrone, in qualsiasi circostanza, specie nel tennis maschile. Sono rarissimi i professionisti, tra i primi 100 del mondo, non provvisti di una buona battuta.

Nel tennis le soluzioni da adottare sono infinite, come già accennato in precedenza. La differenza la rende il momento che precede l’incontro con la palla, quel momento nel quale si ha una manciata di secondi per pensare come colpirla e dove indirizzarla.
Ci sono situazioni nelle quali conviene essere più conservativi ricorrendo al palleggio, altre in cui è preferibile spezzare il ritmo variando il gioco e altre ancora che invitano a forzare e a prendersi qualche rischio in più.
Per ogni professionista vincere è l’unica cosa che conta ma se è vero che il fine giustifica i mezzi, allora è bene giocarsi nel modo migliore tutte le carte a propria disposizione.

Federico Bazan © produzione riservata

La tecnica del serve & volley scompare con l’evoluzione del materiale e del gioco

                    John McEnroe si appresta a chiudere un punto a rete utilizzando la tecnica del serve & volley

Con l’avvento del progresso industriale e scientifico verificatosi nel ventesimo secolo, lo sport si è evoluto ed il tennis è mutato in ogni suo aspetto. Lo sviluppo dei materiali ha determinato maggiore funzionalità ed efficienza, caratteristiche che hanno consentito ad intere generazioni di tennisti di affermarsi e di ottenere risultati importanti in carriera.
Il tennis nacque ufficialmente nel 1874 e, a partire da quella data fino ad arrivare ad un non lontano 900, era praticato con le racchette di legno ed il gioco prodotto da esse aveva una velocità medio-bassa poichè non esistevano rotazioni e colpi potenti o carichi di spin ma soprattutto perchè i materiali non permettevano di farlo. Solo grazie alla nascita delle racchette in grafite e in carbonio, dotate di corde monofilamento dure, si è giunti a risultati notevoli. I tennisti, infatti, qualora non centrino in modo perfetto il piattocorde, hanno più possibilità di tenere la palla in campo utilizzando racchette costituite da questi materiali piuttosto che adoperando racchette di legno, decisamente più dure e meno manegevoli rispetto alle prime.
Parallelamente al cambiamento radicale del materiale, lo stile di gioco “serve and volley”, che consiste nel servire e spingersi verso la rete per ottenere il punto con una volèe o con uno smash, si è a poco a poco estinto. Il serve and volley era una tecnica molto praticata fino alla fine degli anni ’90 dalle più svariate celebrità del tennis come John Newcomb, John McEnroe, Stefan Edberg, Boris Becker e Pete Sampras. Questi giocatori erano soliti avanzare verso la rete subito dopo aver eseguito un servizio veloce, preciso ed angolato che consentiva loro di poter attaccare. Il metodo del serve and volley, seppur altamente spettacolare nell’esecuzione e nella realizzazione ed efficace solo grazie ad un impeccabile servizio, presenta molteplici svantaggi: il primo limite è poter trovare di fronte a sè un avversario solido da fondo campo o forte in fase difensiva che sia in grado di fare passanti e lob; il secondo è il notevole dispendio delle energie di colui che esegue questo schema a causa dei continui ed improvvisi scatti in avanti; il terzo è la superficie: il serve and volley risulta inefficace sulla terra battuta ed, in generale, sulle superfici più lente ove il rimbalzo della pallina è tale da poterla ribattere nel campo avversario.

                  Rafa Nadal è uno dei simboli del tennis odierno

Nel tennis attuale il gioco è prevalentemente basato sugli scambi da fondo campo, persino sull’erba che è la superficie per eccellenza dei giocatori serve and volley. E’ raro al giorno d’oggi vedere un giocatore scattare verso la rete subito dopo il servizio e chiudere direttamente lo scambio al volo; questo avviene perchè o si ottiene il punto direttamente col servizio o si preferisce ricorrere alla potenza attraverso un palleggio serrato da fondo campo.
Il tennis contemporaneo è uno spettacolo assicurato perchè si assiste a scambi interminabili ed avvincenti (basti vedere un match tra Nadal e Djokovic) ma il tennis classico, basato sull’eleganza, la disinvoltura e il tocco di fino è qualcosa di indimenticabile per coloro che hanno ammirato le imprese dei campioni del passato.

Federico Bazan © produzione riservata